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I graffi della luna

In una prefazione breve, ma che riesce a scandagliare a fondo sia i sentimenti sia le tecniche formali sia la forza evocativa e creativa di Roberta degl'Innocenti, Paolo Ruffilli ci offre una panoramica essenziale, ma ben definita, di quest'autrice e ne mette a nudo la coerenza personale e l'originalità poetica. In effetti, tutta la nuova silloge di questa brava poetessa pone in evidenza queste caratteristiche di unitarietà e di varietà di stile, oltre che di creatività vera e propria.

Solitamente, nel leggere un libro da recensire, annoto le pagine migliori, le segno, le commento: qui le pagine sarebbero tutte da segnalare, poiché in ognuna di esse trovi l'eccellenza sia formate sia contenutistica della parola. E tutte le pagine, nel contempo, sono legate da caratteristiche comuni, quali lo sprigionarsi delle sensazioni, trionfo dei sogni e dei desideri, la dolcezza e la malia della notte, l'incanto della sera, l'attrattiva esercitata dal fiume e dalle città amate e, sopra tutto e tutti, fascino della luna.

Il titolo stesso lo richiama, cosi come la significativa illustrazione di copertina in cui "i graffi della luna si confondono | in capricciose linee sulla pelle", mentre respiro si fa "prigioniero", i pensieri stessi si tramutano in "desideri", i battiti della notte sono "soffi" e i sogni si sprigionano come "ombre chiare d'azzurro". Questa che dà titolo all'intera silloge è una poesia d'una musicalità estrema, densa d'immagini aeree e sensuali alto stesso tempo, colma di sogni e di abbandoni. Sogni che la poetessa coltiva, sogni che non l'abbandoneranno mai, pur nel correre del tempo, sogni che, come una "gazzella che freme dentro gli occhi", corrono e scorrono nel suo essere "come flato pellegrino" (Scrivevo sempre sogni). Sogni che, in realtà, vivono imperituri in noi donne, "esseri di vento", "fronde", "farfalle stanche sui colori accesi" (Ogni donna).

E, su questi ultimi, quante osservazioni si potrebbero avanzare? Che dire dello "sfinimento pervinca" della sera, del "giallo oro" del silenzio, del "profilo verde" dell'ora, delle "voci turchine", dei "passi rossi", della "discesa indaco della luce", della memoria intesa quale "incantesimo rosa", delle carezze come "ombra viola discreta", dei "passi verdi", del "mormorio cobalto sulle labbra", del pensiero "multicolore", della "festa bruna del cioccolato"? Che dire di altre sensazioni tattili e uditive (il fruscio umido della luna), espresse con una scioltezza indescrivibile, oppure delle sinestesie (il "colore rauco") o degli ossimori, quali "il fragore del nulla", "gli anni liquidi"? Sono, peraltro, immagini ben definite e bene inserite nei vari contesti, per cui si leggono con una certa disinvoltura, nonostante l'originalità, e si rileggono, poi, ancora, per coglierne a fondo lo spirito creativo.

Anche "la penna", "le parole", "i sono part! essenziale di questa silloge: la penna che "fruga gli anfratti, modella le lenzuola", "rima battito quasi fosse un volo"; le parole, "un sussulto pervinca", "pergamena del tempo", "cartoline di luce"; i libri, "fogli del respiro": tutte "orme celesti dove muove cielo".

Così, di graffio in graffio e di sussulto in sussulto, si giunge al termine della silloge con il desiderio di ricominciare, riconoscendo appieno la raggiunta maturità artistica di Roberta Degl'Innocenti, la fecondità e la solennità delle immagini create e l'essenza magistralmente calibrata della sua parola.

Recensione
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