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Freinademetz, il santo delle Dolomiti

La vita e le opere di Giuseppe Freinademetz sono state oggetto di una intensa ricerca storica, condotta da Antonio Chiades che, a Cortina, Pieve di Cadore e Treviso, ha presentato il frutto del suo ultimo impegno letterario: «Freinademetz, il santo delle Dolomiti» pubblicato dalla casa editrice universitaria Weger di Bressanone.

«L'ispirazione per questo mio nuovo lavoro – ci ha detto Chiades – mi è venuta in seguito alla mia partecipazione ad alcuni convegni sul mondo ladino, organizzati da mia moglie Maria Giacin, durante i quali ho avuto modo di avvicinarmi alla figura del santo, grazie anche all'incontro con l'insegnante Wilma Anvidalfarei, di Santo Stefano di Cadore, lontana parente di Freinademetz.

Mosso dalla curiosita, ho ulteriormente approfondito le mie conoscenze, visitando anche i luoghi e la casa natale del santo.

Nato a Oies, Val Badia, il 15 aprile 1852, Giuseppe Freinademetz ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza tra le Dolomiti nel maso dei genitori: Giovanmattia e Anna Maria Sottvalgiarei. Entrato nel seminario di Bressanone, studia filosofia e teologia; il 25 luglio 1875 viene ordinato sacerdote e nel 1878 si trasferisce in Olanda presso l'istituto dei Padri Verbiti (cioè del verbo di Dio) per divenire messaggero della parola divina, attraverso l'opera di diffusione dell'imperativo evangelico di amore, giustizia e pace.

Nel marzo 1879 si imbarca da Ancona per Hong Kong, in Cina.

Il viaggio per mare, durato più di un mese, affascina il giovane sacerdote, cresciuto tra i boschi e le montagne.

Freinademetz si reca successivamente a Puoli, nella regione dello Shantung meridionale e inizia a girare di villaggio in villaggio, imparando ad accettare le tradizioni e i valori della popolazione locale.

Basandosi sul materiale epistolare pubblicato dal padre Verbita Pietro Irsara, Chiades utilizza le lettere autografe inviate a familiari e amici d'infanzia per tracciare il profilo della personalità di Giuseppe Freinademetz, proclamato beato da Paolo VI nel 1975 e successivamente innalzato alla gloria degli altari da Giovanni Paolo II. Papa Wojtyla lo ha proclamato santo il 5 ottobre 2003, dopo il miracolo avvenuto a Nagoya della guarigione dello studente giapponese Jun Yamada.

L'autore guida con maestria il lettore alla conoscenza della spiritualità del santo, che attraverso le sue lettere invita a non permettere che la discordia entri nel cuore, ma a vivere per la pace e ancora a impedire .che i serpenti dell'ira, dell'invidia e dell'ingiustizia distruggano la vita. dell'uomo.

Freinademetz, nei suoi scritti, racconta le vicissitudini, le sofferenze e i patimenti subiti in Cina, dove viene bastonato, trascinato per strada, beffeggiato e minacciato di morte.

E' il periodo della lotta sanguinaria e aggressiva dei Boxer (1900).

Freinademetz non si allontana da Puoli per restare vicino ai missionari e alla comunità cristiana, che sono sotto il protettorato della Germania. Per il resto della vita rimane in Cina, dove muore di tifo nel 1908.

Dalle lettere di Freinademetz traspaiono anche la profonda nostalgia per la propria terra natia, per i familiari e gli amici rimasti nella splendida Val Badia, ma anche la difficoltà a inserirsi nel tessuto sociale della realtà cinese, in cui il santo era ed è conosciuto col home di Fu Shenfu, che significa sacerdote della felicità.

Le sue vicende esistenziali presentano notevoli agganci con le problematiche dei nostri giorni, in cui l'immigrazione, il razzismo sociale, le persecuzioni religiose e il rifiuto dell'accoglienza agli stranieri rimangono ancora irrisolti in molte parti del mondo.

13 aprile 2017

Recensione
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