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Il lato umano della Storia.
Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, donna decisa e appassionata

E’ sempre interessante cogliere dei personaggi storici, il loro lato umano osservato sia nella quotidianità della vita che al cospetto di eventi straordinari. Tenta questa operazione il libro Elisabetta Baciocchi e il fratello Napoleone. Storie francesi da Piombino a Parigi , R. Mosi (Edizioni Il Foglio 2013), che intraprende un viaggio nel tempo e nello spazio lungo la costa toscana, da Piombino a Carrara, sulle tracce di Napoleone Bonaparte e di Elisa, la sorella maggiore.

Il libro si presenta come una guida un po’ diversa dal solito, che illustra una serie di percorsi collegati tra loro. Passano davanti a noi le storie del Principato di Lucca, del Principato di Piombino, delle terre di Massa e Carrara nei primi anni dell’Ottocento, dal 1804 al 1814, attraverso la figura della principessa Elisa, donna forte e ambiziosa, formata nel turbine dei cambiamenti che scuote la Francia e l’Europa. Prima fra i membri della famiglia imperiale, ottiene in dote concessioni territoriali dall’Imperatore.

Passano davanti a noi momenti particolari della storia di Napoleone, dalla visita, nel 1796, a San Miniato, luogo di origine della famiglia, dove ancora viveva lo zio canonico Filippo Buonaparte, all’arrivo – 1814 – nel minuscolo regno dell’Elba, dopo che si è difeso come un leone sullo stesso suolo francese, attaccato dagli eserciti di mezza Europa.

E’ facile nelle province costiere della Toscana trovare oggi i segni del passaggio di Napoleone, di Elisa e dei loro familiari, si tratti di città d’arte, di dimore principesche o di luoghi dedicati alla villeggiatura del nuovo ceto borghese, o di nuove intraprese culturali, industriali e commerciali. Questi segni in alcuni casi sono concreti, ben visibili. In altri casi ci dobbiamo affidare alle suggestioni che una serie di luoghi suscitano ancora in noi, sensibili ai racconti di un’epoca, senza dubbio, importante per la Toscana e per l’Europa.

La guida di cui parliamo, illustra dunque i percorsi che seguono le tracce lasciate da questi racconti e richiama in maniera ravvicinata la situazione che fa da sfondo alle storie dei nostri personaggi. Sono illustrati i cambiamenti sia della vita quotidiana sotto l’influenza francese, con Parigi al centro delle novità, sia della cultura, della tecnologia e dell’ingegneria, aspetti importanti per comprendere gli straordinari cambiamenti emersi nel passaggio da un’epoca all’altra. Al centro però dei racconti vi è sempre la dimensione umana dei personaggi, la ricerca dei sentimenti, dei loro atteggiamenti, del modo di reagire davanti alle vittorie e alle sconfitte, com’è possibile cogliere dalle carte che ci sono rimaste. Aspetti che possono affascinare come romanzo.

Possiamo soffermarci, per il riscontro di queste impressioni, sul racconto dell’ultimo giorno che Elisa Baciocchi trascorre in terra di Toscana.

“Dall’imponente portone del Palazzo Pubblico di Lucca il 14 marzo del 1814, due carrozze scortate dalla Gendarmeria escono velocemente nella grande piazza “folta di tenebre”. Sulle carrozze hanno preso posto Elisa, la figlia Napoleona, il giovane Lucchesini, la nuova fiamma, e poche persone del seguito. Passata Porta San Donato, si dirigono verso Massa Apuania, il confine del Principato, ormai caduto per sempre. Sono trascorsi dieci anni dal giorno del trionfale ingresso nella città di Lucca.”

Le cose erano precipitate nei giorni precedenti. Dietro l’incalzare degli eserciti delle potenze alleate, Elisa aveva dovuto abbandonare Firenze, la capitale del Granducato, nella notte del 1 febbraio e i fiorentini in maschera, che uscivano dalle veglie del Carnevale, dopo aver fermato i cavalli, avevano ballato festanti intorno alla carrozza. Ritiratasi a Lucca, aveva coltivato la speranza di poter conservare l’amata città.

“L’ambasciata inviata a Livorno per perorare questa causa presso il comandante inglese, Lord Bentinck, aveva però avuto risultati disastrosi. “Dite a quella donna che se non fugge io la piglio !”, aveva mandato a dire il vecchio corsaro inglese. Non le rimase che prendere congedo, in un’atmosfera di grande commozione, dai ministri e dalla Corte. La ruota del destino anche fra le magiche mura della città, aveva cominciato a girare in senso contrario.”

Le carrozze di Elisa e del suo piccolo seguito, erano dirette a Genova per raggiungere poi, se le condizioni lo avessero consentito, Parigi. Il fratello Imperatore stava ancora combattendo in quei giorni come un leone, sul territorio francese contro gli eserciti delle potenze alleate.

“Proseguì verso il confine del Principato passando vicino a Carrara e ai magazzini degli artigiani e degli impresari, pieni fino all’inverosimile delle statue e dei busti di marmo, di ogni dimensione, di Napoleone e dei personaggi più illustri. Sarà di non poco conto l’impegno per liberare questi magazzini, come quelli sparsi per tutta l’Europa, predisposti per accogliere le immagini e i miti fissati nel marmo dei nuovi potenti. Al momento ci si aspetta che “il pifferaio magico” della favola nordica svegli dal loro torpore tutte queste statue e statuine e, con l’incanto del suono, le porti lontano nel paese dove si smontano e si rimontano i miti e i sogni degli uomini.”

“Un fine interprete dei pensieri di Elisa, l’erudito Eugenio Lazzareschi, che ha scritto la storia della sua vita, ci rassicura che passato il confine, Elisa riprese animo, svanì dopo tanti giorni di tribolazione, la “commozione dei ricordi”. Accarezzò i neri capelli della figlia Napoleona e sorrise “con gli occhi più splendidi, irrorati di lacrime”, al marchese Lucchesini, l’uomo “giovane e forte” che le stava a fianco nella carrozza.”

E’ il momento di riprendere il filo dei progetti per il futuro e di affrontare con determinazione le avversità del presente facendo forza sul suo carattere. Quest’atteggiamento la porterà a superare ancora infinite prove e ad approdare ai giorni felici di Villa Vicentina, presso Trieste, nell’ultima parte della vita, dal 1816 al 1820, l’anno della morte.

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