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L’incontro con Vermeer, il pittore del silenzio

L’enigmatico Johannes Vermeer, nato in Olanda, a Delft nel 1632, è stato presentato recentemente dallo storico dell’arte Tomaso Montanari, docente a Siena, con un taglio personale, affascinante, lontano dalla banalità, in quattro incontri su Rai 5. Le quattro puntate, “I silenzi di Vermeer” – regia di Luca Criscenti – sono reperibili su Rai Play all’indirizzo: https://www.raiplay.it/programmi/isilenzidivermeer/puntate.

Johannes Vermeer, Ragazza col turbante.

Johannes Vermeer, La lattaia.

“Lo dicono il pittore della luce”, “un velo di silenzio” riveste i suoi quadri ma “è un silenzio terribilmente capace di parlare”, ha sostenuto Montanari nel corso delle trasmissioni davanti ai quadri del pittore olandese: la ragazza che legge una lettera, la donna che versa il latte, l’uomo che studia il globo e così di seguito.

Johannes Vermeer, La merlettaia.
Particolare dell’opera.

Nel 1921, quando a Parigi viene organizzata una grande esposizione sulla pittura olandese, Johannes Vermeer è poco più di uno sconosciuto. A consacrarlo sarà Marcel Proust, che aveva visitato la mostra. Folgorato da una sua tela, La veduta di Delft, dedica a quell’opera una pagina memorabile de La Recherche. Da quel momento la fama del pittore non conosce sosta: è amato dalle avanguardie, dai collezionisti del primo Novecento e dal mercato.

La veduta di Delft.

Per raccontarne la vicenda artistica, Tomaso Montanari ne segue le tracce tra l’Olanda e gli Stati Uniti, a partire dalle sue prime prove (Diana e le ninfe; Cristo in casa di Marta e Maria) e dai piccoli quadri che il pittore teneva nel suo atelier: la Ragazza col cappello rosso, la Ragazza col flauto e la Ragazza con l’orecchino di perla.

Si immerge, in particolare nelle sale del Rijksmuseum di Amsterdam, in uno dei suoi capolavori, La ragazza che versa il latte. Un quadro che esprime nel modo più compiuto la poetica della vita quotidiana. Un’opera cui una grande poetessa del secolo scorso, la polacca Wislava Szymborska, ha dedicato dei memorabili versi:

“Finché quella donna del Rijksmuseum / nel silenzio dipinto e in raccoglimento / giorno dopo giorno versa il latte / dalla brocca nella scodella / il mondo non merita / la fine del mondo”.

Interpretazioni a cura di Enrico Guerrini.

Ci siamo avvicinati, personalmente, più volte con la nostra poesia all’opera di Vermeer. Ci colpì la mostra tenuta a Bologna nel 1914, a Palazzo Fava, L’età d’oro della pittura olandese”. Al centro della Mostra “La ragazza con l’orecchino di perla”. Si propose (1 maggio 2016) a Poetrydream, il Blog di Antonio Spagnolo, la poesia che riportiamo di seguito:

Per la ragazza con l’orecchino di perla

Lontano il rumore barocco,
le trionfanti tentazioni
dall’assorto pittore di Delft.
Vive una religiosa atmosfera
castamente medievale
bagnata del silenzioso
azzurro mistero della morte.

Cattura l’attimo del trapasso
rende eterno il fare quotidiano
lo sguardo trepido, fuggevole
il luccicare della perla. Il raggio
intenso del sole immobilizza
l’aneddoto del giorno
rende imperitura l’apparenza.

Ossessiva conquista del bello,
paesaggi, angoli della casa,
sottile dubbio sulla realtà
nascosta dalla precisione
dei dettagli, da un ossessivo
immergersi nel colore della luce
nella trama del silenzio.

(…)

Particolare attenzione all’opera di Vermeer rivolge l’antologia “Poesie 2009-2016”, Roberto Mosi, Ladolfi, 2016 (vedi You Tube di V. Bazzechi: https://www.youtube.com/watch?v=FuSecM_Ox8E)

La celebrazione dell’arte pittorica trova, in generale, il suo clou nella terza parte del volume che omaggia Proust con sei testi sulla sua vita che si chiudono con La veduta di Delft, descrizione del quadro di Vermeer, un omaggio alla passione dello scrittore francese per l’opera del pittore olandese, dunque un omaggio che potremmo definire ecfrastico, dove l’autore sembra addirittura identificarsi in Proust parlando proprio di immagini per poesia o di poesia per immagini. “L’autore è in questo caso soprattutto fotografo, e, come dicevamo, il talento per la fotografia ha sviluppato nel poeta proprio questa predisposizione espressiva, poiché l’ècfrasi, come la fotografia, può mettere in evidenza il significato o una particolarità di un’altra opera visuale. Il poeta simula un processo visivo e il lettore può prendere spunto dal verso poetico per ricordare l’opera d’arte che si materializza come una visione, oppure, nell’ipotesi non conosca l’opera in questione, è spronato a cercarla e a riconoscerla e ad addentrarvisi non senza meraviglia” Gianna Pinotti in “Testimonianze” n. 514, pag. 107. Il pittore Enrico Guerrini con i suoi lavori ha approfondito i temi, le emozioni suscitate dalla poesia.

Antologia Poesie 2009-2016.

Roberto Mosi presenta le sue poesie.

Il quadro scelto e raccontato dai versi – La veduta di Delft – si amplifica dunque in diversi modi: dai versi è analizzato, trasfigurato e raccontato ad altri che attraverso il dipinto possono cogliere anche le intenzioni spirituali dell’autore.

La veduta di Delft

La mutevole luce degli alti
cieli ventosi d’Olanda
respira di metafisica fissità
unisce il tempo e lo spazio
incontra la striscia delle case
di Delft, contrappunto
alla vastità del cielo nuvoloso.

La luce disegna chiaroscuri
riflessi d’acqua nel bacino
presso la striscia di sabbia:
il primo piano nell’ombra,
nel grigio della nube più alta,
lo sfondo dei tetti illuminati
interrotto da torri, campanili.

La veduta di Delft” per Proust
“il quadro più bello del mondo”:
Bergotte cerca al Jeu de Paume
“il lembo di muro giallo oltre
la tettoia
” tra i tetti illuminati.
Crolla ansimante sul divano
davanti al quadro di Vermeer.

“La stradina” selciata di Delft
porge il silenzio del cortile
nella luce del cielo nuvoloso
sui tetti degradanti delle case
sul colore rosso dei mattoni
sul bianco animato dei muri
inciso da figure affaccendate.

La luce illumina la donna,
il bianco assoluto del latte
versato nella ciotola sul tavolo.
la fascia azzurra sui capelli,
la luce incontra il colore,
il vero diventa metafisico
diviene il silenzio della morte.

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