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L’Officina del mito

in “Orfeo in Fonte Santa”

Un gruppo di soci della Società delle Belle Arti – Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, riuniti nell’Officina del mito, hanno affrontato in varie occasioni il tema del mito, dalle forme espressive, alla trasformazione dei linguaggi, alla storia delle culture approfondendo molteplici aspetti. Due in particolare possono essere messi in risalto: il racconto mitico che si origina nel passato rivive oggi in forme rinnovate nelle nostre culture e le immagini e le narrazioni legate a esso danno vita in campo artistico ad una forte espressività, “ci aiutano a liberare le energie racchiuse nel mito e a dare forma e significato all’oggi” (Walter Benjamin).

L’Officina del mito ha realizzato, con queste intenzioni, una prima mostra intitolata “I Confini del mito” nell’autunno del 2016; una seconda, nel marzo del 2018: “Labirinto fra caos e cosmos”. L’ultima iniziativa, per l’anno 2019, è rivolta al poliedrico personaggio di Orfeo: “Orfeo chi? La metamorfosi di un mito”. Il poemetto Orfeo in Fonte Santa, riportato nella presente pubblicazione, è dedicato a questo impegno.

Quale Orfeo? Lo studio di James Hillman “Il complesso di Orfeo: presenza (e assenza) nel mondo contemporaneo” (da “Orfeo e le sue metamorfosi”, Carocci Editore) è alla base delle nostre scelte.

Nell’articolo di Hillman si sostiene che la figura di Orfeo può essere rappresentata dall’intreccio di otto tratti ricorrenti: (1) l’abitante della Tracia, discendente di una musa, (2) il compagno degli Argonauti sulla nave diretta alla conquista del vello d’oro, (3) il cantore “al quale gli alberi non disobbedivano e che le pietre seguivano, e i branchi delle belve della foresta”, (4) il sacerdote, (5) il poeta, (6) lo sposo di Euridice, (7) il misogino, (8) Orfeo, la cui testa cantante è portata, insieme alla lira, dalle onde, sull’isola di Lesbo.

L’aspetto che si è voluto approfondire e interpretare è l’ultimo fra quelli indicati: la testa di Orfeo che continua a cantare al suono della lira e il tema del canto e della poesia che conquistano la natura. Orfeo arriva al cuore della natura grazie alla sua arte, e attraverso quest’arte la natura entra nel linguaggio e diventa poesia.

Orfeo è il dio dell’umana malattia dellanostalgia, dello struggimento, della Sehnsucht, che ci tormenta con malinconici ricordi, il nostro desiderio per una bella assente, le teste a fior d’acqua sballottate da onde di emozioni incontrollate. “Orfeo canta ciò che non può essere e non è mai stato, perduto su una spiaggia remota lontano da qualsiasi casa e incapace di smettere di trasformare in poesia i dolori laceranti della vita umana” (vedi J. Hillman, cit.).

L’opera di Rainer Maria Rilke Sonetti a Orfeo segue questa linea di pensiero: ci insegna che l’esistenza è un canto ininterrotto, rievocazione del passato che si intona al presente, nel gioco di continue alternanze, come il respiro. La poesia col suo canto si assimila alle ritmiche cadenze dell’esistenza e il respiro equivale all’ispirazione poetica “Respiro, tu ineffabile poema” (2, I).

Il canto, dunque, è un equilibrio di contrapposizioni, come rievoca il sonetto conclusivo dell’opera di Rilke. Alla caducità si reagisce capovolgendo l’assenza in nuova possibilità di presenza, contrapponendosi a ciò che è immobile con la dinamica del superamento e alla rapidità del trascorrere con l’immanenza dell’essere: “E se il mondo di oblio ti ha ricoperto / alla terra immobile puoi dire: io scorro. / E all’acqua rapida ribattere: “Io sono”.

In un’epoca precedente, le Metamorfosi di Ovidio, nella prima parte del Libro 11°, offrono uno sguardo pieno di fascino sulle capacità di Orfeo di ammaliare la natura, nelle sue varie forme di vita, raccontano la furia delle Mènadi sul suo corpo, il viaggio della testa trasportata dalle onde del mare, il ritorno dello stesso Orfeo agli inferi e il nuovo incontro con l’ombra della sempre amata Euridice. Con la sua poesia Ovidio ci ricorda che tutto muta, nulla muore; non si consuma nel tempo e come la duttile cera si plasma in nuove figure.

Ancora una volta, con il poemetto “Orfeo in Fonte Santa”, si vuol saggiare il tema di un mito, quello di Orfeo, partendo dalla convinzione della sua “attualità” per la nostra epoca. Il punto di partenza nella ricerca è, per un verso, la possibilità della poesia di cogliere le energie primarie racchiuse nel mito e, per un altro verso, il ricorso alla fotografia, capace di cogliere “l’aurea mitica” che circonda determinate forme della nostra vita quotidiana e dell’ambiente nel quale viviamo.

L’obiettivo della macchina fotografica si posa su un angolo “felice” delle colline che circondano la città di Firenze, l’ambiente che circonda Fonte Santa, presso San Donato in Collina. Le immagini fotografiche sono riportate a fianco del testo poetico.

Fonte Santa è posta al centro di un’area boschiva quasi unica in Italia per la presenza a sei-settecento metri di altitudine e a novanta chilometri dal mare, di una flora tipica del litorale che qui si conserva alimentata dalle correnti mediterranee che vi giungono lungo il corso dell’Arno. Questa particolarità e il conseguente clima temperato e dolce, rendono la zona “felice” in ogni stagione per la sua aria salubre e balsamica.

Il territorio, denominato anche Costa del sole, è stato sempre abitato dall’uomo, da popolazioni etrusche e romane come testimoniano vari segni della toponomastica e reperti archeologici. Il più noto il Sasso Scritto, un’iscrizione in caratteri etruschi scolpiti su una pietra che segnava il confine della giurisdizione amministrativa fra le città di Fiesole e Volterra. Nella zona sorsero nei secoli successivi castelli e ville, nonché case coloniche con poderi coltivati a ridosso del bosco; è stata frequentata nel Seicento da un gruppo di giovani poeti dell’Arcadia fiorentina: i “Pastori Antellesi” che avevano nominato Fonte Santa la “Fonte dei Baci”.

L’area è attraversata da un sentiero – la via Maremmana – percorso nelle varie epoche, da pastori, mercanti, pellegrini: oggi da turisti, amanti del trekking, ciclisti ed altri; qui vi sono stati, fra l’altro, aspri scontri nel periodo della lotta partigiana. Proprio la Fonte è stata testimone in tempi recentissimi di un sanguinoso fatto di cronaca, l’uccisione di una giovane donna per mano dell’ex fidanzato che poi si è tolto la vita.

La poesia, il canto, dagli accenti orfici, catturano i passaggi della storia di questa terra, il respiro della natura, le trasformazioni delle figure che l’hanno abitata e l’abitano oggi. Accanto alla ricerca fotografica è andata di pari passo la ricerca poetica, che ha trovato forma nei canti del poemetto denominato Orfeo in Fonte Santa. La pubblicazione presente alla mostra alla “Casa di Dante” riporta, per un lato, in copertina, l’immagine della lira e, per l’altro lato, una testa scolpita nel marmo, la bocca piena di ciuffi d’erba, che rappresenta, per metafora, la vita che è – e che scorre, con il suono delle acque – in Fonte Santa.

Materiale


In copertina: Mascherone di Ottaviano Giovannoni nella Grotta di Adamo ed Eva del Giardino di Boboli. Fotografie dell’autore: all’interno del libro sono dedicate al tema “Autunno in Fonte Santa”, l’ultima “Il Rifugio in Fonte Santa” - pp. 66
prezzo: € 12,00

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