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Saggistica. La frase posta a p. 3 “Siamo tutti diversi” costituisce una grande verità: se fossimo tutti uguali, quale varietà di idee, invenzioni, prodotti artistici ci sarebbe? Questa è una voce libera, “non dovendo grazie a Dio dipendere da protettori, parrocchie, partiti, scuole di pensiero e militanza”.

Infatti ogni artista, nel suo percorso creativo, deve essere libero, anche di sbagliare, affinché possa seguire la sua genuina via. La prefazione parla di “bruttezza” in Bosch, Rimbaud e Poe: è una “bruttezza”, se così vogliamo chiamarla, artistica e ovviamente non fine a sé stessa, ma per mostrare le tante sfaccettature della fantasia. Castelli riporta una sua poesia del 2019: in essa notiamo quella chiarezza concettuale che nasce da un principio di coscienza di fronte alla realtà, ma nell’ultima strofa emerge un delicato sentimento, come nella sua bellezza si presenta la stella alpina.

Di notevole interesse la prosa su Campigli (1895-1971), uno dei maestri del Novecento, noto per le sue figure che ricordano l’antica arte egizia e minoica: un pittore indipendente nel senso migliore del termine. C’è un gustoso aneddoto che lo riguarda.

Incontriamo poi Alfredo Espinoza, un jazzista dagli “assoli funamboleschi e sanguinari”. Diego Pequeño invece è un regista: lo vediamo a Parigi in una foto del 2008. Suo il film ispirato alla vita di Espinoza: Escape al silencio. Tra i vari personaggi e momenti ormai storici citeremo Bazar, una copia del 3 gennaio 1843: una vera rarità. Un giornalino con gli stessi fini di “novità artistiche” apparve nel maggio 1953, ma durò solo due anni. Il volume è una miniera di informazioni su un periodo culturale ancor oggi proficuo per chi vuole conoscere artisti che hanno fatto la storia e sono “una specie a sé”.

Recensione
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