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Cristalli di neve. Il senso dell’altrove

Poesia. La citazione da Lorenzo Calogero anteposta alla sezione Natura ci fa rievocare la figura di questo straordinario poeta che conoscemmo proprio l’anno della sua morte (1961): una introduzione che fa della natura tra i due poeti un trait d’union particolarmente significativo.

La ricerca di armonia conduce anche a paragoni che trascendono l’aspetto figurativo: “stella lontana, purezza degli occhi” — qui vorremmo precisare come la natura si sia estesa su due dimensione, l’una astrale e l’altra su una qualità che risalta in senso visivo. Se pure accade un eventuale Canto disarmonico, ciò non incrina la bellezza sottesa al paesaggio, ancor più quando è un luogo limitato come il giardino, che diviene simbolo spirituale di una riflessione, in precedenza raffigurata dalla stella. La seconda sezione si riferisce alle aporie.

È un termine la cui radice greca rappresenta difficoltà o incertezza, ed è su questo dato che la ricerca filosofica spesso si scontra su contraddizioni che risultano non eliminabili: la vita stessa, portata su un piano più vasto, è composta di aporie, tra l’essere nella sua identità e il mondo che segue linee derivate da un accumulo di eventi. Già la frase “Da dove arriva la poesia?” (L’androgino) pone una domanda la cui risposta è alquanto ardua. C’è chi dice provenga dall’ispirazione di un ente superiore, ma chi esercita la critica quale indagine oggettiva incontra non pochi problemi ad accettare simile soluzione, puntando piuttosto a una specie di conoscenze che sedimentate attraverso la memoria alla fine producono un risultato creativo; probabilmente la verità sta nel mezzo, ma anche tale indicazione non è priva di punti incerti. Come allora giustificare l’espansione del testo al limite della prosa poetica? Pare che l’autore non segua una linea metrica consolidata dalle norme, ma piuttosto un suo afflato che rompe tutte le barriere formali per rivelare invece l’estro poetico nelle sue potenzialità.

La terza parte (Uomo) istituisce un rapporto che coinvolge l’io e lo raffronta alle strutture esterne, sia sociali che morali. L’inciso di Quasimodo non fa sperare bene: si direbbe che l’uomo nei secoli abbia continuato a commettere gli stessi errori, quasi impossibilitato a evitarli, per istituire come direbbe il buon senso un principio etico fondato sulla tolleranza e la comprensione dell’altro. Qui il lessico assume una valenza che è correlata al soggetto, e presenta elementi ‘tecnologici’ d’un linguaggio avanzato sotto il profilo diacronico: “untori rabbiosi, | donna deturpata, | omuncolo fetale” — il testo si connota per il lessico, che acquista un’importanza determinante. I cristalli di neve possono assurgere a un duplice senso, se intensi come cristallizzazione del pensiero oppure figura che scompare allorché cambiano le condizioni in cui si trova: dimostrazione, ancora una volta, che la poesia deve venir analizzata secondo diversi strumenti conoscitivi. La follia della guerra non poteva mancare, tanto che oggi la stiamo vivendo e con il dubbio di un futuro ignoto, ma certamente inquieto poiché non sappiamo dove ci porterà. Ma il poeta ritrova la sua vena evocativa in Canto di pace.

La quarta sezione Affetti spesso ci appare come una trasposizione dall’amore alla natura, che ne è l’origine: affiorano simboli sotto forma di piante, e viceversa piante che diventano simboli: chi conosce la letteratura poetica dei secoli scorsi viene a trovarsi nel solco di una fantasia che, memore di taluni fattori, preserva la bellezza che sta dietro le apparenze, e la mette in piena luce utilizzando parole già di per sé armoniose, ma ad esempio una parola la cui oscurità perviene all’idea del distacco. Tutt’altro che da sottovalutare sono le composizioni dell’ultima parte (Bambini). Non è facile, come si pensa, scrivere per i bambini senza cadere nel banale: l’autore è riuscito a farlo, con gusto e una certa arguzia, come si vede dal Limerick, una filastrocca dal contenuto spesso paradossale, e tuttavia si ha l’impressione che nel nonsenso si nasconda una verità, quella che la vita può rivelarci se avremo uno sguardo profondo.

Recensione
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