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Il canzoniere dell’angelo di terra

Poesia. Con una premessa di ‘escerti’ angelici, non finisce di stupire la poetica dell’autore: un cambiamento di stato, per dirla con lui, che ora si riflette sulla recente raccolta la cui tematica è evidente fin dal titolo. Questo perché già dall’inizio il dettato mostra una precisione supportata dalla capillare dimensione del senso, per cui ogni testo – tutti anepigrafi – incide nell’insieme, quasi che si trattasse di un poema in più parti ove si svolgono le ‘azioni’ dell’angelo di terra. Poiché ci sovviene dell’angelo della finestra d’occidente (Meyrink) un paragone non è inutile: là vi è la mutazione per via alchemica, qui invece è la forza espressiva della scrittura a rendere metamorfico il segno, fino a estenderlo in tutte le propaggini testuali, ossia nei versi, con un moto ascensionale dalla condizione in cui si trova.

L’aspetto lessicale è tutt’altro che secondario: la inesausta inventiva del poeta fa emergere nuovi e vecchi vocaboli, altri li crea, sempre con un significato comprensibile. Nell’insieme però la grazia e il sentimento che ne consegue non vengono mai meno: La compenetrazione spirituale segue un ritmo versale mobile e in continuo divenire, adeguandosi all’occasione, rivelando di volta in volta tutte le pieghe di immagini e intuizioni originali, pronte a ogni passo a modificarsi, benché rimanga centrale il soggetto a cui vengono rapportate. Rimane intatta la semplicità del logos, infatti “in verbo non conosco altri nomi” e dunque le cose vanno designate con la loro intrinseca purezza e situate nei punti necessari. Non si potrebbe meglio capire l’andamento cadenzale di un testo come “Sul ramo spento l’albero è una gemma”: in poche parole, Sato si muove con estrema perizia tra le forme poetiche suscitandole da un’idea che è già forma mentis ma mai si adagia sul dejà vu.

Si tocca l’oltre, che profila una proiezione metafisica, forse a tratti mistica (una citazione probabile dal Parsifal), ma increata nella sua sostanza. Certo, il dato religioso – né il tema poteva eluderlo – è più presente che in altre sillogi: Dio è figura che nessuno potrebbe definire, va preso nella sua profondità emblematica, essere che travalica il tempo, nel limiti in cui si conclude l’apparenza fisica. Il poeta ci propone la parola inedita, il non detto, il mai esplorato: impossibile non citare la lirica a p. 150, in cui lunescenti suoni ci dicono tutto ancor prima di comprendere, essendo tale la magia del linguaggio poetico.

Recensione
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