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In viaggio. Poesie di vita e di dolore

Poesia. Allorché si crea un ‘gemellaggio’ tra due autori che condividono lo stesso libro, viene quasi inevitabile il confronto per rilevare differenze e affinità. Nel caso presente molte sono le affinità – diremmo un feeling – tra i due poeti.

Stanislao Donadio è nato a Bisignano (Cosenza) nel 1957. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, a iniziare dal 1984. La sua raccolta si intitola Poesie Dal Calvario (2020) Atto primo... e ultimo. Nella sua introduzione avverte che le poesie (il termine poesia viene ripetuto a ogni testo) “risentono della sorpresa covid” e probabilmente ne portano il senso. Sembra dircelo la prima lirica, ultimo verso, essendosi “Rotta la linea che chiudeva il cerchio”.

Nei versi, a tratti, affiorano rime e consonanze: è praticamente un dato istintivo che nasce nel poeta avendo alle spalle secoli di autori che hanno rigorosamente seguito le rime. Il verseggiare dunque si può estendere e divenire breve, a seconda dei momenti di ispirazione e della logica che la forma impone. La realtà mostra diversi aspetti e si congiunge in un connubio originale e mai scontato alle figure dell’immaginario tradotte nella scrittura, come ci attesta la poesia “dei chiodi e delle maschere o del mio mestiere”. Si potrebbe definire il suo stile – in cui i testi si concatenano – simbolico e figurativo, nel quale si avverte una religiosità che appare a misura d’uomo.

Pasquale Montalto è nato nel 1954 ad Acri (Cosenza). La sua prima pubblicazione risale al 1981, cui segue un percorso letterario ricco di titoli. La sua raccolta Vita del Sole. Poesie dell’Arco viene introdotta da un brano di Luis Sepúlveda che, si potrebbe dire, informa la poetica di Montalto.

Nel nostro poeta non di rado ritroviamo uno spirito ‘romantico’, ma idoneo a penetrare la realtà quotidiana, aprendosi a un mondo spirituale che tende a trasfigurare la parola in atto creativo, anzi, in atto d’amore: “Ci sono presenze-nobiltà corporee e di spirito, | nel centro del credo dell’amore”. Ciò nulla toglie alla forma, per quanto estremamente libera di seguire l’intimo sentire, arrivando a strutture con punte sperimentali: ne sia probante esempio Confini violati, un ‘poemetto’ diviso in quattro parti la cui incidenza versale appare perfino visiva.

In sostanza, però, la sua poetica nasce sovente da cadenze, da quel segnare l’equilibrio tra l’idea che esprime e l’aspetto formale che la racchiude. Il significato è sempre accessibile, di una chiarezza che nei tratti incisivi assume una notevole forza icastica e comunicativa: “Codarde | cadono le maschere”. Anche la musica trova un suo vigore, connaturata al messaggio, “musica di vento | e di protesta”. Inutile aggiungere come Montalto sia vicino a un impegno sociale che è, anzitutto, umano.

Recensione
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