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Sągana

Il diario toccante di Lucio Zinna

Sągana (ed. Il Punto), di Lucio Zinna, č una raccolta antologica – circa vent’anni di poesia, ‘55-‘74 – che si articola in tre sezioni. L’impegno del poeta, qui, per molti aspetti perfettamente soddisfatto dagli esiti, pare proprio essere stato quello di realizzare un diario lirico con pagine di epistole in versi dove memoria e attualitą, passato e presente rappresentano i due poli di maggiore condensazione e tensione del discorso poetico e dove, pur attraverso la mediazione dell’io-autobiografico č tentato, nella maniera talora pił efficace e con l’insistenza tipica di una coscienza civile tenacemente ancorata alla necessitą dell’impegno sociale, il bilancio spessissimo magro e deludente della storia privata e universale dell’uomo.

Ne seguono una ricerca e contemplazione di luoghi e di stati d’animo sempre un po’ afflitti dalla pensositą e dalla solitudine, alle quali Zinna contrappone perņ una sofferta e inquieta sapienzialitą tutta mediterranea e isolana, come per esempio in Elide: « ...oggi | che rileviamo – amore – come il falso | vinca pił spesso e quanto perda il vero »; o come in Frammenti di una lettera a Monique, uno dei componimenti pił certi e brillanti, tra struggimento e ironia, della raccolta e dove alla condizione di solitudine si aggiunge la nostalgia di trascorsi momenti di spensieratezza o, all’opposto, l’angoscia di un presente sempre pił caduco e incerto, sul quale incomba il terrore della fine: «Qui č sempre Palermo e trasciniamo, | Monique, giornate di scirocco e rare | brezze tra celie d’osteria e repentine | sfuriate (...) | | Né Mondello né l’Aspra o San Marino | delle Scale possono pił illuderci né | l’estate che brucia (sempre meno – puņ | darsi – come credi tu provocatrice in toto) | Anche per noi esiste il fungo atomico | e fu stipulato il contratto e funziona | la banca e la tiroide va male...».

Sągana insomma finisce a essere il luogo, non pił toponomasticamente reale, ma dell’esistenza o dell’inquietudine esistenziale dove stagioni approdi affetti ininterrottamente si susseguono determinando talora laceranti contrasti tra l’illusorietą di una vita che si perde nel caduco e l’essenza di una realtą sempre pił inesorabilmente sfuggente. Da questo contrasto, lo struggimento e il melos del verso col quale il poeta leva un canto sommesso sugli inganni della vita e inclina, insistendo sull’intonazione intimista del discorso, all’accorato autobiografismo. Certo, senz’altro pił notevoli, invece, gli esiti lą dove il verso si fa pił secco, incisivo, aspro, lasciando maggiore spazio alla tensione del dire: č allora che il poeta esprime autentici momenti di captazione di una veritą quasi sempre esemplare e toccante.

Gennaio-Aprile 1979

Recensione
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