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La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin:
una ziqqurat in corso d'opera

Mario Richter pubblica uno studio monografico sulla poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin (Il Croco, quaderno letterario di Pomezia-Notizie, aprile 2009). In ultima di copertina, i cenni biografici dell'autore (Mario Richter: 1935) che scrive su un autore (Toffanin, come la Signora si è declinata nella nostra unica occasione d'incontro: data di nascita non specificata, secondo canonica riservatezza femminile). La monografia critica ha il pregio dei grandi lavori d'analisi: descrive l'autore esaminato (Toffanin) e, di riflesso, la personalità dell'autore esaminante (Richter).

Una indicazione in questo senso deriva dall'incipit della monografia: "Dopo aver passato i suoi più giovani e trepidi anni nell'ascolto, nel calore degli affetti familiari, nella contemplazione delle segrete liturgie nel grande tempio della realtà naturale, nello studio sensibile dei nostri maggiori poeti antichi e moderni oltre che nell'insegnamento vissuto con la responsabilità della più delicata delle missioni, Maria Luisa Daniele Toffanin ha quasi improvvisamente e imperiosamente sentito prorompere dentro di sé, dal profondo, come un'inattesa fioritura in stagione avanzata, tutto un mondo si sensazioni, di emozioni, di ricordi, di immagini, di luci, di suoni e di voci, di affetti". In realtà, è improbabile che tale nuova fioritura abbia un'origine "improvvisa" e "inattesa". Natura non facit saltus, figuriamoci se procedono a salti le nostre sensazioni e le nostre emozioni. Esse sono, in età avanzata, sullo stesso terreno che ha gettato le prime fioriture, perciò reso fertile dal calore di successive putrefazioni. Che l'essere umano possa concepire inattese fioriture à opinione avventurosa seppure possibile, ed è in ogni caso ciò che Richter proclama: descrivendo in questo modo forse I'itinerario della Toffanin, e nello stesso tempo sicuramente la propria fede nella capacità dell'uomo d'essere autore in itinere della propria esperienza di vita. Homo faber intellectualis: si può dire?

Essendo questo l'approccio, Richter descrive l'itinerario poetico della sua autrice procedendo per stratificazioni temporali, alla maniera che ricorda i piani sovrapposti delle maestose ziggurat sumere. Alla base (titolo d'esordio: Dell'azzurro ed altro, 1998) la sensibilità della Toffanin passerebbe attraverso un'osservazione impressionistica del mondo, ove colori e luci e movimenti sarebbero infatti colti nell'incanto di una immediata e fugace apparizione. Alla lettura, non posso fare a meno di pensare che impressionismo e anche "frammentazione", tanto e vero che a Monet risponde Seurat, in origine appartenente alla medesima scuola. La "meraviglia fuggente dell'attimo" avrà pure, come osserva Richter, già nella parola poetica prescelta un valore di eternità; ma, di per sé, qualsiasi visione immediata e fuggente della realtà non può esitare in altro che non sia una visione frammentaria del senso delle cose nel mondo. Il primo piano dello ziggurat, infatti, prevede stratificazioni successive. Nella raccolta seguente (A Tindari, 2000), frutto di un breve soggiorno siciliano, la percezione della Toffanin è mossa da una incantata immaginazione classica: non solo la natura, ma uomini e cose impreziosite dall'aura di una preziosa classicità. Una specie di impressionismo archeologico.

Con la raccolta successiva (Per colli e cieli insieme mia euganea terra, 2002) Daniele Toffanin pone il primo mattone al secondo piano della ziggurat: "Come è già bene annunciata dal titolo, la più rilevante caratteristica di questa nuova esperienza lirica è la fusione — favorita in modo determinante da particolari scansioni ritmiche — di sentimenti e cose". Sul piano della psicologia evolutiva, al periodo di ogni onnivora percezione segue l'elaborazione del materiale percepito, attraverso gli strumenti concettuali forniti dall'esperienza di vita. Si capisce che questa fusione ha radici salde nell'amore, suggerisce Richter, con esaurienti citazioni testuali; e, più avanti: "In tutto ciò c'è spesso anche, naturalmente, l'esperienza del dolore". Richter, elegante e discreto, annota senza indagare. Nelle raccolte successive (Dell'amicizia-my red hair, 2004; Iter figure, 2006) sembra che il tema emotivo della poesia consista nella dialettica, insieme classica e nevrotica (come dire: eterna) fra amore e dolore, volontà di vita e fascinazione dell'infinito assoluto suggerito dalla morte. L'esperienza del dolore, osserva Richter, nella Toffanin non prende mai il sopravvento. A questo, infatti, dovrebbe servire la poesia. In campo medico, a questo serve I'analisi, quando riesce. Il linguaggio è in equilibrio fra composta commozione e sussulti di sbigottimento panico. Citazione:

Mia natura variopinta regina
di rare essenze radiosa
puella eterna sempre nuova a festa
ed amicizia nel tuo arboreo vivere.

Al terzo e ultimo piano della ziggurat collochiamo Fragmenta (2006). Richter: non un'opera organica, ma soltanto dei 'pezzi', dei frammenti, o magari niente più che degli 'avanzi, dei 'rottami, o anche delle 'rovine', evidentemente di un oggetto unitario scomparso, di un'opera compiuta e organica andata appunto in frantumi. La Toffanin si confronta con gli Archetipi (ciò che permane dando senso alla vita) e le Attese (la Speranza). Dall'ultimo piano della piramide smussa, guardando ugualmente la terra ed il cielo, la Toffanin scopre d'essere attratta dalla verità intesa come categoria dello spirito: la verità che uno si trova dentro, per cosi dire, dalla nascita, come degli 'a priori'.

Dall'impressionismo del titolo d'esordio, alla filosofia platonica. Citazione:

[...]
Io petalo piuma fiore
ora in turbine pazzo di dolore.

Dimmi, ti prego,
nel tepore segreto
si potrà preparare ancora
nido di nuova gioia?

L'attuale ultimo piano della ziggurat è suscettibile di successive stratificazioni. Alla sommità, è bene ricordare, è sempre prevista la costruzione della cella di Dio.

* * *

Richter scrive una monografia onesta, coraggiosa e commossa.

Onesta: perché l'itinerario poetico della Toffanin è descritto nel suo oggettivo farsi attraverso la parola, senza inutili congetture o psicologismi intesi a comprendere le ragioni dell'itinerario. Coraggiosa: perché, non indagando sulle circostanze oggettive ed esterne che possano avere condizionato la parola, per ciò stesso infonde la fede che l'essere umano possa essere, appunto con la parola, artefice esclusivo del proprio sentire nel mondo. Commossa: per I'empatia percettiva con la quale Richter racconta.

E' ciò che accade quando un critico, evidente provvisto per conto suo di corredo lirico, incontra un autore nel quale riconosce se stesso.

Recensione
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