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Semaforo nero. Antologia di "italico horror"

Ancora una volta il caro amico Ferruccio è riuscito a sorprendermi.

A suo tempo mi presentò quest’ opera come una mera raccolta di fole , un po’ noir, recuperata dal folklore popolare regionale italico.

D’altronde non ci sarebbe da stupirsene, a prima vista, già osservando la copertina, indovinatissima, che raffigura una nera oscura selva, già presagio di per sé di inquietanti orripilanti racconti fantastici.

Senonchè di ben altro si tratta.

Si tratta in realtà di un viaggio antropologico che parte dal racconto nero per far emergere la cultura profonda, nascosta, del popolo che ha prodotto quella storia.

Lo si evince già dal folklore miracolistico festaiolo delle ricorrenze patronali religiose, emanazione evidenti di quelle pagane idolatriche precristiane.

Non solo: il racconto fantastico, irreale, mitico, disvela il lato oscuro irrazionale, inconscio,che l’essere umano, inteso sia come singolo che come umanità si porta dentro. Diventa quindi una sorta di viaggio onirico, metafora di angosce profonde, da interpretare secondo i canoni della psicoanalisi in modo da illuminarne i significati reconditi.

Ne consegue che già l’analisi del lessico è parte integrante per iniziare a capire.

Come l’origine semantica di determinati lemmi.

Il racconto fantastico germoglia su un fondo più o meno denso di accadimenti in parte reali, e lo scrittore , a guisa di archeologo, ne trae linfa ispiratrice, scava e fa emergere il fossile sepolto.

La Parola si intreccia con la Storia, quella con la “S” maiuscola, là dove le vicende umane sono reali e nella quale il perseguimento o l’ espansione del Potere e di ricchezze sempre maggiori diventano il primum movens dell’ azione e sovente senza alcun orpello di ordine etico; come efferati delitti, torbidi intrighi, tradimenti, atroci congiure.

Ecco che la narrazione fantastico-favolistica-mitica rappresenta la metafora dell’animo umano ingabbiato dalle contingenze della vita.

L’ estensore di queste righe rifugge da ogni intromissione esoterica nelle cose terrene, ritenendo che nelle umane vicende non esistano fatti soprannaturali magici inspiegabili arcani ma al più misteri irrisolti non decifrati dalla ragione per suoi limiti.

Compito della Ragione sia semmai affrancare l’Umanità dalle nebbie della superstizione.

Vaste programme !

Se non fosse che il cervello umano è in perenne eterno conflitto intrinseco fra pensiero magico e pensiero scientifico.

Ne consegue che, dacché l’uomo ha preso coscienza della propria precaria condizione esistenziale, il terrore atavico verso l’ignoto e l’inconosciuto è risolto attraverso interpretazioni magico-soprannaturali agli enigmi della natura. Decodificazioni facili, tipici del fanciullo, che spiegano l’inspiegabile, il Mistero. Col vantaggio di dare interpretazioni facili a problemi complessi.

Per contro il Pensiero scientifico, arduo, espressione di un’umanità evoluta, adulta, osteggiato dai sacerdoti dell’ irrazionale, è peculiare di menti più lucide.

Inevitabile che l’immersione nel fantastico-favolistico popolare scateni l’intervento del magico misterioso. Come spezia fatale, ammaliante e fascinosa.

Ne deriva che l’estro narrativo rafforzato da intriganti spunti eruditi stimola l’interesse alla lettura, pur ardua, della pagina letteraria.

In altre parole, un’immersione affascinante nella cultura popolare sedimentata nei secoli.

Insomma, al solito, una scommessa vinta.

Un grazie di cuore all’autore per l’originalità creativa dell’Opera.

lettore critico - 20 agosto 2020

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