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Leggi alcune poesie da
Tibet degli ultimi

la Scheda del libro

Haiku tibetani

Lieve d’anima
a spaziare preghiere
in cima al sole

Vento d’angelo
tende una mano ai bimbi
api dell’alba

Virgola il cielo
un nitido di luna
scerpa gentile

Mutano foglie
all’inconciliabile
le sacre nevi

Morir di lingua
al gesto di piccone
sul tuo destino

Due gocce gli occhi
oltre il bordo del dubbio
a segnalare

Eterni i lumi
dove il passo è un restare
e le preghiere

Al vuoto e buio
non sopravvive il tempo
e più non chiama

Sbiancati gli occhi
di neve e spazio attendo
l’atteso sempre

Giardino di sorrisi
assassinati,
donne e bambini

Basta un respiro
periferia del mondo
ed è massacro

Oltre la soglia
a generare il grano
gente di luce

Pianto di fiume
a strofinare sangue
d’anni stracciati

Le mani appese
a maniglie di cielo
la neve ai piedi

Uno su cinque
d’origine e perduto
il tuo valore

Di conoscenza
picchi capovolti
sopra la morte

A scandagliare
su ruote di tormenti
i Suoi precetti

Di un’altra sete
il buio scavalcato
la tua sorgente

Del tuo profumo
il sangue si fa ladro
e rughe scuce

Un batter d’occhi
un po’ di sogno forse
o di paura

Libera d’anni
dove s’allarga il tempo
e sviene l’io

Profumo d’erba
tra quiete caviglie
a rovistare

Schivo parole
intricate di mondo
voci stonate

Calmo è il respiro
della distanza fra te
e il mio dolore

Dentro il mio corpo
trasfusione di sole:
è primavera

Nubi di maggio
girano gli occhi verso
il sole assente

Sono una donna
che sul ciglio del fiume
mangia il suo pane

Sull’alta vetta
gioia d’esser vicina
posa la luna

Fra le mie braccia
un silenzio di luna
ruotando il Tempio

Qui sottocielo
risponderà il mio cuore
al no cinese?

Mani congiunte
oltre il tempo e l’inganno
oltre la fine

Sono i tuoi occhi
nel vasto di montagna
angeli soli

Sebbene il sole
mi bruchi sulla testa
non ti abbandono

Un raggio batte
a segnare il percorso
sulle tue labbra

Con le mie dita
accompagno la luna
sui tuoi capelli

Stelle cadono
sul tuo cuore che prega
e non ha altro

Ho visto l’alba
aprirsi come giglio
e farsi morte

Leggero il peso
sulla via di montagna
senza presente

Si distendono
rintocchi di campane
su morti e dei

Scende la sera
sul rosso del Potala
piovono luci

Gli occhi ostinati
lo sfigurato mondo
scrollano via

Ondeggia l’io
sugli orli del vivere
vento di fiume

Lungo la neve
tra il gelo delle vette
orme d’infanzia

Una luce in me
guidata dal tuo sguardo
si fa percorso

Qui dentro il Tempio
in luminosa morte
ho sconfinato

Questo infinito
che silenzia parole
e mi rinnova

Non dirò più no
nessuna distinzione
unirmi al tu

Con le nuvole
danzo e la luna così
senza orizzonte

Dove remota
a me e al mio corpo
priva di spade

Si stacca e cade
un tranello di neve
ultimo frutto

Forse dormendo
odo senza sapere
così sorrido

Caldi i giorni
ora che vivo di te
ch’eri nascosto

Era l’anima
un corteo di dubbi
un morso lento

Essere nube
o monte dimmi cos’è?
L’io che vi guarda?

Verso il dove che
mi siede a fianco e attende
vanno i gradini

Anima mia
dalla tua idea del mondo
cadi felice

Fra me e il fiume
c’è un filo che mi lega
e chi lo vede?

Fra ciò che dico
e faccio s’ è arricchito
questo mio fiume

In vicinanza
qua dove scorre il sangue
mi riconosco

Quanti passati
nel mio folto destino
e qui il racconto

O sensazioni
che un tempo non lontano
vedeste Dio

Come tua figlia
prendimi fra le braccia
eterna notte

Tutto è nascosto
nel tuo grembo di luce
Buddha cammino

Sono un po’ stanca
m’allungo su un gradino
mi balza un sutra

Lungo le braccia
del monte Kailas gli dei
svolgono scale

Mi annulla quest’Om
mi scioglie come neve
al vivo sole

Dà fiamma e vento
quest’Om in lontananza
ai nudi piedi

Il mondo altro
dove il mio piede poggia
corpo risorto

Lingua silente
per conservare il Suono
emanazione

Per questa luce
che dentro mi respira
tutta una vita

Al corpo basta
a te Om consacrato
dell’acqua e frutta

Il fiore dell’Om
al centro della Storia
e della vita

Gli scalzi occhi
della notte che i sensi
oltrepassano

Stecchi di bosco
oltre il camino offerta
fumo e sospiri

Se mai il Fato,
non lo distinguerei
tra mille luci

Ti sono accanto
a scucire parole
logore e vuote

Planano i giorni
d’angeli solitari
ricamo antico

Donna di scura
creta vorrei il tuo sogno
accarezzare

Pulsa la fiamma
nelle vene del collo
stella nascente

Vorresti dirmi
qualcosa senza lingua
che già conosco

Occhi ingoiati
con l’attesa per vita
d’alba pallore

Fumo del rito
albero che mai muore
su, lungo il cielo

Non so cucire
ma bottoni di stelle
mi trapuntano

Canti smarriti
tra le erbe del prato
vuoi che li cerchi?

Due occhi neri
i miei come bandiere
volano in alto

Vento di neve
che mi levighi il viso
mi fai giovane

Il miotuo
è tornato di cuore
in cuore a Te

Le bandierine
come cavalli al vento
alte di cuore

Inginocchiata
dove in preghiera altri
là sempre un Dio

Un’eternità
sfogliare l’Himalaya
ciliegio in fiore

Bimbo che chiedi
d’adagiare l’anima
sul mio sorriso

Hai già imparato
a spazzar via la vita
bimbo fantasma

Ho fatto il nido
su una lingua che muore
ramo spezzato

Vuole nascere
come bimbo dal ventre
la vera morte

Il corpo smesso
tra le onde d’eterno
s’apre il mistero

Vorrei tu fossi
un figlio della spada
e non fantasma

Fra gli dei sospesa

Calpestata di vento
mi rinchiudo
nel bozzolo preghiera

Il tuo volto secco
si sgretola
insieme alle montagne

Il braccio gira
l’ultima ruota
della sera.
Sanguina la preghiera
sulla sferza cinese

Fra gli dei sospesa.
Di chi le tagliole
in basso

Tra noi un ruscello
mentre il grembiule
teso
mi chiede un po’ del pane
che su un prato spezzo.
Il tuo volto ha crepe
di tempo magro.
Eccoci insieme
in un solo luogo
di pena

Ruotando lo Stupa
t’inciampo distratta
mi guardi
libero dal corpo

Il tuo cielo a Lhasa,
ora ti vive dentro.
Qualcuno lo sa
da sempre
ti calpesta
lui il bastone
tu il grano
che alimenta

Il confine
nel tuo sguardo
lo colgo al volo
l’India è laggiù
sotto le buie nuvole
che parlano monsone

Quei capelli intrecciati
di colori
s’addormentano al sole
sognano
d’essere sciolti al vento
e di far solletico
alla morte

Eppure so
non dovrei essere qui
guardarti negli occhi
leggervi
la deriva

Un tibetano
non può che morire
cinese

A brandelli la tua lingua
a sangue combattuta
ma tu devi il cinese
un sasso di tempo
dovrà colpire
i nostri ricordi

Lontana dal tempo
libera di spazio
disoccidente

La direzione
è sempre quella,
nel più profondo

Le tue collane
sulla soglia del cielo
solo da te
donna del Tibet
compro
d’impeto mi doni
un bracciale corallo
e uno sguardo d’intesa

Le tue labbra
Annapurna
una musica
per me che sto
nascendo

Azzurro violino
di morte
che caldo scioglie
la montagna di neve
che da millenni
mi trabocca
l’anima

Forse non batte
il cuore
mentre ti guardo
luna di maggio
che scivoli come
lingua
sul ghiaccio del mio
corpo

Qui
nel caldo del tuo cuore
uccidimi
Annapurna
ora che il percorso
è cancellato

Nel veliero dell’Om
mi sono accecata
di sole

Ho approfondito l’anima
distesa
sulla luna

Nell’aria si espande
e spilla le sue tracce
l’Om mani padmehum

Ci lasciamo vivere
e morire
nei racconti
interminabili
dei nostri corpi

Il tempo ha cucito
un messaggio
sul bianco benvenuto
che sulle spalle mi deponi
universo di possibilità

Il mantello dell’alba
ricopre indiscreto
la voce notturna
dei monti
plasmata d’eterno

Ora che ho tolto le parole
al dolore
m’immergo in Te
calma dell’Om

Oscillavano i monaci
in preghiera
come fiori di campo
spinti dal vento

Si dice che l’arte
è un gesto di perdono
Potala
che arte sei
puntata verso il cielo

Il sorriso del Mandala
vasto come la vita
che racchiude
angeli e maschere

Guardo il Mandala
sul palmo delle mani
pista battuta
di cactus e rose

Qui
leggera è la mano
del dubbio
non mi sorprende
conoscermi
diversa

Non sono il corpo
né la mente che vaga
a dismisura
ma il pensiero amante
di Te
che sempre rinnova
la sua freschezza

Sembrava la neve
gemere
come mille oceani
le stelle chicchi di grano
calpestati
e l’umanità evasa
da se stessa

Ora
non voglio le cose
diverse
sono ora amica
dell’inevitabile.
Resta armonia
lasciamo fare
alla vita

Senza cammino
vado
al centro
del fallimento

Un altro tipo di notte
ai piedi del mondo
prima di
essere qui
un altro io
disperso di nomi

Sono una donna
che mangia il suo pane
sul ciglio del fiume

Non cercarmi solitudine
non cado
come una foglia d’albero

Profumo di neve
fra le montagne
che non raccolgono
la primavera

Riesco infine
ad afferrare
la piuma di vento
che mi rallegra

La gravità
ha messo le ali
e le parole sono volate via
senza danno

Scivolano via
nel fiume
le parti studiate
anime del mondo

Anime fosforescenti
bruciate di silenzio
della stessa sostanza
monaci
dei sogni

Ospitavo una voce
dentro me
dapprima vaga
dopo fu meta

Il nostro silenzio
che rende viatico
il tuo essere arte
e cammino

Il sole è rovente
sul bordo del fiume
così esteso
di sabbia e rovi
così
disarmato

Un istante
e la tua integrità divelta
come fiore da vento
un istante
e le mani troncate
congiunte di candele

A un passo dal cielo
un tempio antico
forse il più antico
dopo la strage
da qui anche i corvi
sono belli
tutti i corvi

Com’è lento il fiume
senza l’abbraccio
dei monsoni
com’è puro

Niente di più bello
ho visto mai
a luna spalancata
questi vecchi volti
rugosi
di compassione

Penetra la luna
negli occhi di un bambino
dove si moltiplicano
i fiori

Apro la finestra
alla luna
lei forse conosce
quel che conosce Dio

Ho pranzato
ai piedi di un albero
petali e foglie cadevano
sul piatto
le ho mangiate al posto
del cibo cinese

Nella cucina del tempio
dove il vento cigola
di carbone
e vampa sulle carni
e l’odore di burro
dentro il tè
non mi disperde l’anima

Mi attraversa improvviso
il suono delle trombe.
Dalla mia riva
lascio cadere le brutture
come immondizia

Quiete le stanze
d’incensi
offerte di acqua di mele
lumini al burro di yak.
In attesa le stanze.
Bisbigliano i tanka
sulle pareti
i Buddha i Lama fissi
nel tenue sorriso
di chi
ha raggiunto la meta.
Le stanze quiete in attesa
verrà dall’esilio
verrà

Soprattutto
là dove
s’inerpicano
preghiere

Cancellano i rumori
intorno al Tempio
le ruote di preghiera
nelle mani tortuose
di chi ormai cammina
da una vita

Questi occhi crepitanti
di mistero
occhi decisi di bimbo
che adornano
un futuro

Sparse nel cielo
si raccontano le nubi
la maestà delle vette
un ghiaccio le parole
se appena
schiudo le labbra

In cima al monte
un gran vento alle spalle
soffia
il senso del destino

Aggrappati ai monasteri
come alpinisti
i tibetani vivono
la rassegnazione
il dolore addomesticato

Non al di fuori di me
questo dolore
la storia cammina
uguali passi

Chi conosce la sua casa?
Chi l’anima?
E siamo già Altrove

Trama di millenni
i monasteri
là sulle alture
bersagliate di vento
e di bandiere cinesi
che bestemmiano il cielo

Si persero i richiami
di tante geografie
accovacciate d’impotenza
convoglio di volti
sbiaditi
incapaci di amare

Sentinelle
Buddha
le tue palpebre
di un mondo
che vede chiaro.
Tu sai dove
oltre lo spazio il tempo.
Tu sai per chi
il nostro andare

Si dilata come notte
la mano
sul tuo viso di certezze
la tua vita che troppo
ha capito
da lungo tempo

Com’è grande il mattino
in cima al monastero
oltre le nuvole
è qui che l’anima si spalanca
e il bene entra
a manciate di sole

I monti che invano premono
alle pareti
la tovaglia che ruba
bianche pagine
ancora inesplose
della mia rabbia
il fuoco che illumina
il tempo sottratto
in una gabbia

Non pesa il corpo
ora che non ho sogni
e non rumino la vita
ora che appena nata
sulle orme
della tua innocenza

Quest’alba
che mi esce dalle labbra
i fiori
sbocciati tra i respiri

Questa luce
dove sto nascendo
come mai
prima d’ora
dove so
senza sapere

Cammino sulla povertà
e affonderei se camminassi
sul mare

L’aquila svuotata
dello spirito
che volava alta
celata ai desideri
conficcata è su un palo
d’inesistenza

Piuttosto incavarsi
di lacrime
che infarinarsi
di maschere
e oblio

Ho incontrato di me
quanto ho perduto
e non c’era stupore
negli occhi del fiume

Solitudine
d’alberi gremiti
di vento che urla
un po’ più giù
del cielo

Stringiti alle pietre
di quel monte immortale
con le tue ossa di dolore
stringiti
tocca la fronte di quel regno
il domani è sempre lì a gettare
un’ombra sottile
di speranza

Ora che muore il giorno
deserto d’ombre
io sono te
senza necessità
di sguardi

Ondeggiano le montagne
nella grazia del fiume
cosparso di vento

Il quieto della morte
sotto i miei piedi incerti
libertà di monaci
non ancora mia

Non so se i sogni
annegano all’alba
nel fiume vedo il mondo
capovolto
e mi segna a dito

Io mi battezzo
nel nome del sangue
che scava le pietre
del pianto
che incide la carne
del grido
che strappa le nubi

E tu fiume
scorri sempre
verso l’Assoluto?

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