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L’ occhio dei poeti

Aspirazioni di vita e di poesia

Scrive Paolo Ruffilli nella sua spassionata e penetrante Prefazione (Tra illuminazione e racconto civile) al libro di Patrizia Fazzi: «La storia di questi momenti di vita, riconsiderati a metà tra la memoria e la loro consistenza di realtà : ecco un’altra caratteristica della poesia di Patrizia Fazzi. Qualcosa di molto particolare e originale : l’oggetto che, nel flusso mentale, vive anche per una sua interna consistenza, per una sua fisicità che vince il tempo e il moto. E’ l’ingresso del fisiologico nell’immaginario. Quel fisiologico che sempre più si fa ossatura del filo onirico, riconquistando il simbolo alla sua consistenza fisica, materica» (p. 7).

Si tratta di uno spunto importante da cui partire. La vita, nella poesia della Fazzi, è fatta di illuminazioni e di lampi, di strappi di esistenza che si ricuciono lungo un percorso ravvivato dalla poesia. Rappresentano, nella loro volumetrica liricità, la volontà di dire se stessa e di ri-definirsi attraverso il tempo largo della scrittura poetica. Tutti i momenti che costituiscono il libro, infatti, trovano la loro ragion d’essere in occasioni particolari (in libri, opere monumentali come quella di Walter Valentini intitolata alla Memoria ed esposta a Milano nel 2004, viaggi più o meno lunghi, immagini di città come la natia Arezzo da cui la poetessa spesso parte ma dove poi ritorna sempre) e in momenti specifici (frantumati, distaccati e ricompattati) ma che poi si ricongiungono, sommessi e tuttavia conturbanti in un contesto unico, musicalmente armonioso, coinvolgente.

Diventano così la storia di una vita: «Sempre qualcosa ci divide / sempre qualcosa ci unisce / da ricercare nel vuoto, nello spazio muto / dei minuti assenti, privi di tatto… // Viviamo sospesi, / appesi all’amo / di parole perse nella galassia cibernetica, / per un attimo premiati da una stella, / microluce di messaggio // e poi di nuovo risucchiati, / chiusi, serrati nella stiva delle ore vere / e non virtuali // vitanauti senza volante / né patente…» (p. 23).

La vita si afferra a tutto quello che può per consegnarlo poi alla conferma della poesia.

E’ ad essa che si riserva ogni giudizio degno di nota, ricco di senso e capace poi di afferrarsi alla verità della parola piena che la afferra per trasformarla in un’ occasione di verità.

Patrizia Fazzi cerca di trovare nel mondo del virtuale la possibilità autentica di un progetto esistenziale compiutamente delibato e si arresta, stupita, di fronte alla flagranza conturbante dell’arte. Da qui nasce la sua espressività compiuta ma sempre aperta al possibile e al contingente, a quel farsi sogno della sua scrittura che accetta l’occasionalità del momento per farne strumento universale di confronto e di visione.

Recensione
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