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Puntuale, arrivante l'esegesi di Richter sull'attività poetica della Toffanin. Un saggio di una cifra culturale e direi filologica di grande interesse, da prendere come modello nella trattazione di tale genere letterario. Vi sono presenti tutti i tasti salienti ispirativi della poetessa: il commosso stupore di fronte alle cose; la ricreazione, stile Recherche, del passato; l'importanza del memoriale "riconsegnato alla vita entro un tiepido orizzonte di speranza e eternità"; la fusione di sentimenti e cose, soprattutto nell'opera Per colli e cieli insieme, mia euganea terra, percorso d'autunno; il rapporto icastico con la natura, per cui tutto il percorso poetico è folgorato da questa interazione anima-luce; lo stile semplice e al contempo complesso, per l'arricchimento di figure meditate o estemporanee altamente stilizzate da far brillare lampi di cielo su acque chiare: tratti essenziali dell'essere e dell'esistere in invenzioni creative. Aggiungere altro a questo saggio così esemplificativo, frutto di una firma di tanto valore critico, è quasi cosa ardua. Se qualcosa si può aggiungere però, lo si può fare sul tema dell' esistenzialismo panico che, con un crescendo avvincente, determina l'organicità e l'originalità di tutto il percorso poetico della Toffanin. Tutto per merito di questo amore viscerale corrisposto si fa visivo e al contempo da soggettivo universale, da esemplificativo ideate. E ogni tasto toccato dalla vena della poetessa, pur soggettivo è strettamente personale, sublima in una sfera che tocca il sentire di tutti. Ed è proprio questa ricerca puntuale di sé stessa, frutto di esperienza poetica e spontaneità, a sfociare in uno stilema il cui dire, per l'autrice, mai è sufficiente a coprire tanta intensità creativa.

Esistenzialismo panico abbiamo detto. Sì! Perché l'esplosione dell'interiorità della Toffanin non si concretizza tramite un aveu direct, ma tramite le cose. Sono le cose a parlare per l'autrice. La poetessa affida il suo mondo al risveglio delle nuvole, a bacche di sole, al chiostro del silenzio, ad acque di prato, al verde del melo, ad albe, a tramonti, a sussurri brevi di primavere, a maschere d'argilla perché queste configurazioni naturali si facciano corteccia dell'anima, ed esternino così un esistenzialismo lucido di sole, che ombroso di notte. Da questo la compattezza del suo stile e la piena corrispondenza fra le scansioni dell'essere e il suono della parola, dove il memoriale, non di rado alcova in cui l'autrice crea il suo nirvana edenico, spesso corpo che grida una sua realtà a vita nuova.

Come già ebbi a scrivere in una motivazione a L'azzurro e altro, la poesia della Toffanin "è uno spartito di musica che incastona sul pentagramma colori, sensazioni, impressioni, intuizioni e che realizza nella totalità un quadro di composta plasticità che mai sfugge a un'armonia di tessitura classica".

Recensione
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