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"Per Giovanni Tavčar com'è dolce morire | d'eternità danzando su invisibili filì"
Fin dalle prime battute appare chiara la maturazione artistica dell'autore che attraverso metafore originali e incisive gioca con grande abilità versificatoria sui grandi quesiti dell'esistere. E le tendine dal tempo. il ruscello del vivere. saltellante freschezze, le pareti dell'allenata memoria. i circuiti ossidati del cuore sono tanti momenti di «un'ansia cosmica» che vive vibrante fino dai primi versi. Mi rifaccio proprio alla profonda indagine di una lettera di Tomizza sul Nostro. A proposito, in «Arte e Cultura» del luglio 2001. si legge: «il centro della lettera va ricercato nell'indicazione di "un'ansia cosmica", intesa come tema dominante della poesia di Tavčar, o come un'originale orchestrazione dell'universo.»

La mia appartenenza | alla vita –  scrive il poeta chiudendo la prima lirica – è ormai un vacuo gioco | con sempre memo varianti (Vacuo gioco). Tanti aggettivi a potenziare quel senso di caducità che accompagna la logorante inquietudine esistenziale. Cosa resta? Voci sbiadite a risuonare flebili nei circuiti ossidati del cuore.

La corposa silloge di Giovanni Tavčar si distende. su un percorso poetico in cui il passato, sedimentato nell'anima torna a tarsi presente con immagini cariche dl patema e sentimento nostalgico. Una volta | erano i sogni, | a illuminare | la velata tristezza | dei giorni. | ... | Ora | nulla più resta | a &dissipare | la nebbia | che preme densa | sulle distese | della mia | esangue attesa (Esangue attesa). Il tracciato intimistico e descrittivo, ondulatorio tra memoriale e presente, è tutto teso alla ricerca di una verità che da sempre inquieta il fatto di esistere. La vita è fatta | di piccole gocce amare | che il tempo | raccoglie | in minuscole e grezze | ampolle scrostate (Piccole gocce amare). Così introduce Graziella Parra nella bella plaquette Quel poco che ancora avanza, vincitrice del Premio Letterario Il Portone 2002. «L'anima del poeta è un vascello leggero, che naviga oltre "I pilastri del tempo" sballottato da continue tempeste alla ricerca della Luce, simbolo di una felicita che sia appagamento del corpo e dello spirito». Il percorso, distribuito su una tessitura di versi brevi e incisivi, si snoda su un pentagramma dove versificazione e contenuto si compenetrano con costrutti significanti per concretizzare le immagini. E la sensazione di solitudine e di stanchezza esistenziale è tutta in quel liso brandello | di vela | che il sole | e il vento | hanno lentamente | stinto | e consumato (Liso brandello)

Sono le immagini a parlare per il poeta, le figure esterne, i corpi, i fenomeni naturali che costituiscono un serbatoio a cui attingere per dare vita con un registro allegorico a riflessioni e meditazioni sul correre del tempo e i perché dell'esistere. E nebbiose spirali, sterili onde, una strada polverosa, arcobaleni di luce, imbarcazioni alla deriva non sono altro che i tanti momenti interiori oggettivati in raffigurazioni per dare ancora più valore icastico alle vibrazioni dell'anima. Perse creature, | lanciano | nel buio più profondo | le nostre deliranti | preghiere, | che lasciano indifferente | il gravido gonfiore | del cielo (Tutto è un groviglio)

L'ordito poetico si distende su un tessuto in cui versi più ampi si alternano a misure brevi e concise di appena due tre sillabe. È così che s'impennano con significati etimo fonici i termini come lanciamo, preghiere, del cielo per la loro essenzialità nei confronti delle misure che li precedono.

Ma il motivo principale, il tema conduttore dell'intera raccolta è un profondo senso di malinconia, di spleen, di angoscia che deriva dall'inadeguatezza delle ristrettezza del viatico umano a confronto delle aspirazioni all'assoluto, all'eterno, all'infinito.

Spleen e male di esistere e di essere per l'impossibilità di capire il senso. Tutto allora | si fa minaccioso | e la tristezza spalma | strati di denso grigiore | sull'anima impallidita (Denso grigiore). Tutto ciò | che un giorno | pareva luminoso e gaio | giace ora avvolto | in nebbiose | e dense spirali. È la poesia di Giovanni Tavčar, quasi in uno scorrere narrativo per la magistrale operazione di enjambements, si apre e si prolunga in un unico afflato espressivo, senza interruzioni, per dirci degli affanni e delle desolazioni, per predisporre l'anima alle purezze dell'infinito. Bisogna prima | saziarsi | di avvinghianti | desolazioni, | di nauseanti | e putride | macerazioni, | per poter | impunemente | desiderare | le scroscianti | purezze | dell'infinito (Scroscianti purezze)

C'è anche in Tavčar un profondo amore per la natura, una grande voglia di simbiosi, di amalgama con la solitudine e la sua idilliaca serenità per sottrarsi alla trama sottile del quotidiano. La trama sottile | del quotidiano | ci avvolge | e ci avvilisce (La trama sottile). Rimane la sola natura | con la sua | riposante dolcezza, | a lenire | il mio bruciante desiderio | di ritorni | senza speranza (Ritorno) Cerchiamo di cogliere | gli ultimi bagliori della natura | che si prepara a morire. | Riempiamoci i sensi | della purezza del cielo, | dei richiami che provengono | dai prati e dai boschi, | dei colori che s'addensano | nelle bacche  e nei frutti, | dei profumi che impastano | l carezza dell'aria | ... | Vorrei rimanere così, teneramente sdraiato al tuo fianco, | creatura intessuta | di sorrisi e di barbagli, sognando un mondo senza fine | e senza età (Riposiamoci qui)

Forse è questa serenità panica che porta l'oblio dello scorrere implacabile del tempo, del fardello incalzante dei ricordi che colpiscono e penetrano senza pietà fino a scardinare l'anima. Vivere oltre le nebbie | del quotidiano, | nella tersità dei cieli | senza confini | sulle ali leggere | di un'ovattata pienezza, | dimentico degli errori | del passato | indifferente a ogni | ruolo futuro (Seduzione)

Ed è la memoria altro motivo dominante dell'opera con tutte le sue immagini che tornano implacabili con la loro corporeità in un senso d'armonia soggettiva e cosmica come rifugio a vincere i nodi esistenziali. Sul sentiero antico | cosparso di profumi di | giovinezza, | sopravvivono i ricordi | di fresche voci argentate, | di volti luminosi, | di vividi ardori pulsanti. | Tutto s'addensa | nello scrigno vellutato | del cuore: | luci, voci, colori. | Ogni giorno racconta | del suo dolce, | gorgogliante fluire, | nell'immensità | del canto universale (Intuizione). Come è dolce morire | d'eternità, | danzando | su invisibili fili (Com'è dolce). Maturerà allora il magico tempo | delle avventure | e l'anima, rinfrancata, | salperà verso i lontani lidi | della giovinezza, verso le gorgoglianti fonti | della spensieratezza. | Respirando il profumo | delle memorie, | un'aura cosmica rivestirà | la nostra debole essenza | di un pulviscolo luminescente. | Una brama d'infinito | tremolerà | nel cuore illanguidito, | illuminando le solide e calde | banchine d'approdo (Il profumo delle memorie). Ma anche la memoria nella sua labilità, la memoria colpita  irrimediabilmente dal tempo che la vince e la assottiglia è altro motivo a creare un senso di caducità della stagione umana. Sfumano | le ore | con passo | impercettibile | e lieve, | lasciando | dietro di sé | scie | di sottili | armonie (Tramonto). In tanti anni | non ho ancora imparato | a difendermi | dalle improvvise pugnalate | della memoria. | Pericolosi fendenti | che il ricordo pesca, | a tradimento, | nei burrascosi mari | del passato (Pericolosi fendenti), il tempo ci assale | con ondate | devastatrici. | Tutto è un groviglio | di relitti, | di sogni spezzati (Tutto è un groviglio). I pensieri vagano stanchi | sui contorni sbocconcellati | della memoria (Il sordo rimestio dei giorni). Ricordi esacerbanti | premono con foga | sulle pareti | dell'allenata memoria (Vacuo gioco).

E lo sboccare sinuoso di una rosa il mareggiare, l'universo intero, le esplosioni di luce, il sentiero antico, i giochi di colori, fondali di mari e i tanti titoli della silloge non sono altro che stadi di un esistere, oggettivazioni di un sentire, ora rivolti a ritrarre i momenti importanti del memoriale, ora a indagare profeticamente su un mondo di bellezza, mistero e infinito in cerca di soluzioni ai perché che tanto inquietano. La poesia è tutta in queste meditazioni concretizzate in metri piacevolmente musicali – la musica è nelle scelte lessicali, nell'intreccio dei contenuti – che fanno di ogni aspetto naturale un motivo di riflessione interiore.

E la felicità? La felicità è godere insieme gli incanti della vita. Ecco il vero segreto | della felicità – | godere insieme | gli incanti della vita: | lo sbocciare sinuoso | di ogni rosa, | il mareggiare | di un cielo cristallino, | il pulsare | di un canto intenso | e ardimentoso. | ... | Un continuo dare, | un condividere sereno | e fraterno, | un incessante offrire (Felicità). Ma per conseguirla costa immense fatiche. Per ogni | assaporato granello | di felicità | bisogna pagare | un pesante tributo, | perché nulla | ci è mai regalato. E basta un nonnulla a che tutto crolli e svanisca, finché L'infinito assorbe | ogni nostra tremula | effervescenza.

E la fede? È un dono, un dono che ci costringe a un continuo impegno di ricerca. A un alternarsi | di domande | e di risposte | che ci svela | l'essenza | della presenza | divina (La fede). E credere in Dio è un grande rischio: Il rischio | di un continuo smarrirci. | ... | Il rischio | di perdere affetti, comodità, | sicurezze. | ... | Il rischio | di trovarci sputacchiati, | umiliati e crocifissi. | Credere in Dio | è un rischio totale | che vale la pena provare! (Credere è un rischio). Lo stle anaforico della piéce rende ancora più forte e intenso lo spessore di liricità che coinvolge il lettore. Ma perché dice il poeta Dio ripone | i suoi gioielli | più scintillanti | e belli | in friabili vasi | di terracotta, | soggetti a continue | e vistose | incrinature? (Perché). Le metafore intense e visive, concretizzate in friabili vasi di terracotta, incrinature, danno idea della sensibilità del Nostro nel cesellare trame poetiche.

Il tutto è metafisico e umano in questo tentativo di risolvere dubbi esistenziali che ci coinvolge e si fa speculazione universale vicina ad ognuno di noi in questa avventura nello spazio ristretto di un soggiorno. I versi non raggiungono estensioni da raddoppiamenti, anzi vengono smezzati, con effetti di musicalità e incisività, in settenari, in quaternari, in trisillabi cosicché la liricità della cifra metrica contribuisce a potenziare il valore semantico del termine impiegato.

Lo stile è arrivante, comunicativo, coinvolgente e il sapiente uso dell'enjabement unito ad altri accorgimenti figurativi e alla brevità dei versi offre un sapore di certa impostazione moderna ai contenuti di marcata intonazione spirituale. E l'amore, la fede, l'aspirazione all'assoluto sembrano prevalere, alla fine, nell'opera, dove la parola è tutto e dove la profonda coscienza del'essere dà forza e spessore lirico al dettato poetico.

Recensione
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