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La bella plaquette di Giovanni Tavčar, divisa in quattro sezioni ciascuna col titolo di una poesia, tutta tesa, attraverso un percorso intimistico, alla ricerca di una verit che da sempre inquieta l'animo umano. Come introduce Graziella Parra: L'anima del poeta un vascello leggero, che naviga sballottato da continue tempeste alla ricerca di Luce, simbolo di una felicita che sia appagamento del corpo e dello spirito". La navigazione ha inizio dal bagaglio dei ricordi che, compagni fedeli di viaggio, ci seguono interrogandoci sul loro destino: Il passo | viene mantenuto in vita | dalla pratica della memoria scrive l'autore e Ogni ferita | torna a bruciare | ogni perso sorriso | ricrea vuoti | e smarrimenti...  intravedo per – continua il poeta – un denso germogliare di giorni | che il destino | deve ancora inventare... e Come posso | in tali circostanze, | srotolare | la sacra pergamena | dei sogni | e abbandonarmi | ali'estasi sorgiva | di una fertile | contemplazione?.

Un viatico di cadute e risalite, di sogni, speranze, illusioni, delusioni, il cui filo conduttore una ricerca spirituale che appaghi l'essere e l'esistere; un viatico dove l'anima vita, dove vita il mare – incessante prove dell'anima – vita un eterno ricominciare e lo la preghiera rivolta al Signore per la richiesta di un canto: Ora che hai sedato le tempeste...| fa' ch'io possa cantare per Te...  Non mi deludere, o Signore, come mi ha deluso questa affannata | e sterile umanit.

Recensione
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