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L'invasione degli storni

Dopo Luoghi del mito e Aquiloni, Roberto Mosi presenta una silloge articolata in tre parti, partendo dalla “Valle dell’Inferno” per passare alla “Via del Purgatorio” e giungere al “Nuovo Cinema Paradiso”.

E’ un viaggio ideale che il poeta compie, nel quale si staglia come protagonista la Natura, capace di offrire manifestazioni, espressioni e canti non di spessore ed acutezza clamorosi quanto di quieto e sereno andare (“l’acqua canta tra il muschio | dei massi, si disperde in correnti, | si compone in pozze | sommerse da cespugli”). Non si tratta, però, di ritratti, resi a parole con l’estro del pittore, per restare in estasiata ammirazione, in cui immergersi per allontanarsi dal quotidiano incedere del cammino dell’esistenza in quanto si delinea da subito un rapporto antitetico tra la natura e l’uomo (“le rocce parlano dell’essere | le acque giocano con l’apparire).

Mosi avvia un percorso che vede come guida e musa ispiratrice Gabriella, la sorella, la cui vita è durata il volo di un giorno, cui è dedicata la raccolta. L’Inferno viene presentato come la perfetta antinomia dei sentimenti della lealtà, della genuinità e dell’armonia, mentre il Purgatorio viene delineato come un luogo di cura necessario per mondare le colpe e guarire dal male (“Nella sala d’attesa”, “Lo squallore del reparto”, “La poltrona mi accoglie”).

Come per l’Inferno la cornacchia, è ancora un animale, il ragno, ad essere presente nella seconda “sosta”. Il ragno tesse la tela del destino cui non si può sfuggire, tranne a voler rifugiarsi nel sogno. Nel Paradiso la vita è illusione, trasfigurazione, sogno ed il viaggio finisce con un avvicinamento tra Natura e uomo , che sa di complicità.

I versi hanno forza espressiva, catturano l’interesse del lettore anche per la loro fluidità e la facilità di comprensione.
Recensione
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