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Discordanze intermittenti

"La parola e il silenzio"

La parola scintilla
vitale dell'essere,
mai sopraffatta
dalla furia delle immagini,
ma parabola, memoria
e sola dimora
d'ogni vita futura.
Soffio di brezza
su fuoco quasi spento,
osserva sentieri ordinati
sotto voli d'uccello.
Respira e vive
mentre il silenzio,
con le sue sfumature,
è dolore, è lago
che riflette ogni immagine,
ma nulla trattiene

“Il silenzio e la parola”

Parole di ghiaccio crepitante
Mutano il cielo in grigio peltro,
In questo tardo pomeriggio
Di domande senza risposte.
I silenzi aiutano a trovare
La strada, mentre le parole,
Col loro risuonare continuo,
Sbronzano.
I silenzi, unguento per l’anima
Ferita, addolciscono
La malinconia del cuore.
Non sento il bisogno
Di parole che stordiscono,
Solo calore e silenzio.
Stare solo, senza indecisioni,
Lo sguardo perso nel soffitto
Alla ricerca della soluzione
per vivere.

Mi accingo a fare un parallelo tra queste due liriche dell'autore Gianni Calamassi. Ciò che da subito mi colpisce è la dicotomia tra silenzio e la parola e subito dopo la trasposizione dei termini nel titolo della seconda lirica . Cosa si intende per dicotomia tra silenzio e parola ?

Filosoficamente potrei dire che sia il silenzio, sia la parola stiano dentro "l'universo umano" E' dal silenzio, infatti, che emerge la parola e nello stesso tempo è la parola che codifica il silenzio, quindi, a ben pensarci non c'è vera dicotomia , ma solo il tempo dell'attesa, il tempo che intercorre tra il silenzio e la parola e un'alternanza nell'essere funzionali l'uno all'altra. E' nel silenzio e dal silenzio che l' io emerge con le sue verità e sostanzia la parola. E la parola, badate bene, non deve per forza avere voce, perché in realtà è un'acquisizione di senso , il saper trovare "Una soluzione per vivere" come scrive Gianni nella chiusa di Silenzio e parola. Originariamente, la parola e il silenzio erano una cosa sola , ovvero il silenzio era già parola , evidenza del mondo, poi l'uomo ha inventato il linguaggio e da sempre cerca di farlo aderire il più possibile a quel silenzio originario che è dentro di noi, giacché noi siamo parte di quel mondo da cui esso proviene.

Sembra allora utile dire che sia al silenzio che alla parola, accorra l'ascolto. Gianni questo lo fa, lui si mette all'ascolto del mondo, quello circostante e quello dentro di sé. Va pur detto che a seconda degli stati d'animo il silenzio può diventare chiusura, dolore, sofferenza e la parola. essere un "soffio di brezza" su "fuoco quasi spento". E, ancora, la parola diventare disturbo, rumore che "stordisce" quando si vorrebbe restare solo nel calore del silenzio, " Stare solo, senza indecisioni, Lo sguardo perso nel soffitto Alla ricerca della soluzione per vivere" Cambiare la visuale ha posto in essere questa dicotomia, che a parer mio attiene agli stati d'animo e Gianni ha ben saputo rimarcarlo, mentre ha porto a suo modo, che è poi il modo che attiene alla poesia i suoi versi, che io personalmente ammiro.

Recensione
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