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Discordanze intermittenti

Raccordi

Spingo la curva
Che insegue boschi
E libera spicchi
Di cieli nebbiosi
Nel caleidoscopio
Di paesaggi collinari
Dai nomi antichi

Schede di cammini
Coevi a lastricati
Sepolti dalla storia

Calzature non scarpe
Carri senza gomme
Rimbalzava il rumore
Acciottolando

Sfida il passante
Lo slancio roco
Del cane, il ringhio
Soffocato dal collare



Passeri incipriano
L’accogliente leccio
Di ghiande gettate
A porci assenti,
Fornelli di finte pipe
Nel gioco di ragazzo.

Nascondigli sicuri
Gli alberi nel giardino
Del re, nuvole di spore
Fungine e alloro profumato
Inondano busti marmorei
E pietra serena
I giochi d’acqua
Alla vasca dei cigni.

Scoprire ancora
Giorni perduti
Sui meandri fiesolani
Nella foschia di un film
Appena rievocato.

Nella prefazione alla sua raccolta poetica Discordanze Intermittenti è l’autore stesso, Gianni Calamassi a disegnarci la mappa del suo sentire, del suo modo di intendere la vita e di connotare l’uomo dentro la stessa. La vita per Gianni è un cammino in avanti, ma con lo sguardo, sempre, verso il passato dove risiedono le radice stesse del nostro esistere. Ed ecco la prima discordanza tra nostalgia del passato e meraviglia del presente per chi sa far tesoro di ogni accadimento, ricercare un monito, un insegnamento che valga, perché nel tempo non muta. E ancora sa: «scoprire giorni perduti…nella foschia di un fil appena rievocato».

Quella di Gianni è una scrittura sobria pur nella ricercatezza di termini atti a fissare un'immagine come a dipingerla. Ed ecco affiorare cieli nebbiosi, passeri ad incipriare l'accogliente leccio, nuvole di spore fungine e alloro profumato, colline dolcemente, da secoli, adagiate, mentre intorno tutto cambia e man mano perde il suo antico valore.

Leggere le liriche di Gianni non è cosa semplice; ogni parola è un'asola i cui bordi vanno indagati , sentiti, toccati per poterla far combaciare al suo sentire. Solo il lettore attento sa riempire quel vuoto , quello spazio mancante che è ciò che non ha vissuto direttamente, non ha toccato, bevuto con gli occhi , assaporato e goderne appieno, nel momento in cui, attraverso la parola, si rivela. In raccordi, tutto questo è possibile, dove il poeta raccorda tempo e spazio, dove il tempo è memoria e lo spazio si dilata in essa e perde i contorni pur non venendo mai meno l'aderenza al suolo che il piede calpesta, mentre spinge oltre la curva per inseguire paesaggi, luoghi della memoria " che hanno risonanze affettive quando diventano "nascondigli sicuri" per i giochi di bimbo, quando diventano scoperta nell'emulare un gesto adulto con "fornelli di finte pipe", le ghiande, "nel gioco da ragazzo".

Una poetica, la sua, mai banale che ci costringe a soffermarci su ogni parola dal suono antico , a volte, capace di recuperare il senso del "bello" e del "vero", come accade per i veri Poeti.

Recensione
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