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Gli animali non ridono
                    Animali, «Persone» serie !

“L’ultima fatica letteraria di Michele Manfredi-Gigliotti unisce al talento narrativo una non comune introspezione psicologica. Si tratta di «Gli animali non ridono», un volumetto agile ambientato nella natia Calabria dell’autore, avvocato penalista da molti anni, trapiantato a Sant’Agata di Militello.

Bruzzano Zeffirio è un piccolo paese affollato da personaggi i cui caratteri risultano ben tratteggiati da Manfredi-Gigliotti, un campionario di varia umanità così tipica dei piccoli centri dall’impronta tradizionale. Esso fa da sfondo alla trama essenziale che ruota attorno ai due protagonisti, uniti da comuni trascorsi di studi universitari: il commissario Bruno Caccavari e il professor Rocco Canonico, apprezzato insegnante di lettere classiche nel liceo del paese. Le sue lezioni riscuotono un incredibile successo sì da attrarre anche gli studenti delle altre sezioni.

La vita sempre uguale di Bruzzano Zeffirio è improvvisamente turbata da un evento assolutamente inatteso. Il docente è uscito fuori di senno, si è barricato in casa e minaccia a colpi di fucile chiunque cerchi di avvicinarlo. Possibile- tutti si chiedono- un uomo così equilibrato…Che mai avrà potuto sconvolgere la sua mente? Viene rintracciato il commissario Caccavari, unica persona ritenuta in grado di poterlo fare ragionare. Ma neanche egli avrà immediato successo. Da buon investigatore decide allora di passare a setaccio la più recente attività didattica del professore, rintraccia il suo allievo preferito, Edgar alias Antonio Bilotta Furfaro: questi consegna al commissario le trascrizioni delle ultime lezioni del professore. Esse costituiscono le pagine più nitide del romanzo di Manfredi-Gigliotti, esemplari per semplicità di linguaggio ed efficacia descrittiva.

Alla ricerca del possibile movente che ha acceso la follia di Rocco Canonico, Caccavari si immerge in fascinose letture, le storie delle prime colonizzazioni greche, l’analisi esplicativa dei miti classici, il fremito autentico della poesia omerica, proprio nulla che possa preludere a dimensioni patologiche. Il commissario, più esperto nella scienza dei funghi, non trova alcun indizio. Né gli semplifica il compito l’inattesa richiesta del professor Canonico: “Portatemi subito il trattato di anatomia umana di Testut”. La vicenda sembra complicarsi fra varie digressioni e incontri che hanno la dignità e l’incedere di una proiezione filmica. A farla breve, come in tutti i gialli che si rispettino, la soluzione, sorprendente, giunge al termine delle letture di Caccavari. L’ultima lezione di Canonico svela il rebus, la domanda dell’allievo preferito alla quale il professore, per la prima volta nella sua esemplare carriera didattica, non ha saputo dare una risposta: perché gli animali non ridono?

Non è un quesito da poco, è anzi un interrogativo capace di far ammattire una bella mente. E per quanto anche il padre fosse un tempo, per ben altre ragioni, uscito di senno, nessuno avrebbe mai previsto che Rocco Canonico potesse piombare nel buio della follia. E per una semplice, mirata domanda.

Leggendo il trattato di anatomia umana, il professore scopre che anche gli animali sono dotati da madre natura di meccanismi muscolari azionando i quali essi potrebbero ridere, solo che preferiscono usare queste doti per mostrare i denti, a scopo difensivo.

Perché, dunque, non ridono?

Prima di perdere definitivamente il senno Canonico ne dà una spiegazione in una lettera indirizzata ad Edgar. Non vogliono ridere perché vi hanno rinunziato: sono essi la vera specie evoluta e non noi. Gli animali non inquinano, non disboscano, non uccidono per sport, non hanno eserciti né armi, non praticano la tortura, non sono degli alcolisti, né dei tagliaboschi, non si drogano, non praticano la sodomia, svolgono con coscienza e serietà il compito che la natura ha loro assegnato. Ecco perché non ridono: hanno capito che nella vita non c’è proprio nulla da ridere. Si può benissimo non condividere la tesi, ma certo essa offre spunti interessanti di riflessione. Del che dobbiamo essere grati a Michele Manfredi-Gigliotti che, oltre tutto, ci ha spiegato il mondo antico assai meglio di tanti paludati docenti da coinvolgente affabulatore”

Recensione
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