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Variae historiae fragmenta

“Originale e accattivante questo lavoro di Michele Manfredi-Gigliotti. Il titolo «Variae historiae fragmenta» ben si addice al contenuto dell’opera che è una miscellanea di argomenti vari sulla storia di alcuni centri del Messinese ricadenti nella zona che comprende la costa nord-est e parte del territorio dei Nebrodi fino ai confini della provincia del catanese alle falde dell’Etna.

Il termine «miscellanea» fu usato per la prima volta dal Poliziano nel 1489 per indicare un insieme di scritti, nel suo caso, di carattere filologico, inerenti a varie tematiche.

Questa interessante raccolta, apparentemente eterogenea, è guidata da un filo conduttore che rappresenta il percorso attraverso la storia di una parte della Sicilia meno conosciuta dove, comunque, si sono succeduti avvenimenti e fatti storici di grande rilevanza.

I Nebrodi rappresentano un mondo sconosciuto e inesplorato, ma che nascondono un fascino impareggiabile. L’autore tenta di introdurre il lettore in questi luoghi, e ci riesce molto bene,attraverso una serie di resoconti storici, anche appassionati, di alcuni di questi paesi ubicati sul cordone di territorio del Messinese posto di fronte all’arcipelago delle Eolie, che in un modo o nell’altro, nel corso dei secoli, ha interferito con questa parte della Sicilia.

La descrizione di San Marco d’Alunzio, ad esempio, offre la possibilità a chi legge di intraprendere un’interessante passeggiata in un ridente paese impregnato di antichità e di storia, ancora oggi integro, nelle sue bellezze architettoniche di chiese, palazzi, strade, resti archeologici.

Il merito dello scrittore-saggista è quello di seguire un metodo storico-filologico, con la consultazione diretta e attenta di documenti d’epoca, e attraverso di essi pervenire alla verità storica, o perlomeno a ipotesi sostenute da prove attendibili. L’analisi storico-documentaria, condotta con rigore scientifico, non appesantisce lo stile che appare fluido e sciolto.

Una ricerca molto accurata è stata condotta per un caso che riguarda Alcara Li Fusi, dove l’autore illustra con dovizia di informazioni dettagliate, tutte supportate da documenti originali dell’epoca, una lite giudiziaria tra il comune di Alcara li Fusi e alcuni ricchi feudatari, per il possesso di vari appezzamenti di terre alla fine del secolo XIX. Inoltre, per una migliore comprensione di tutta la vicenda, Manfredi-Gigliotti spiega le motivazioni storiche e giuridiche che avevano causato quella situazione sfociata poi in contenzioso.

Molto interessanti sono le testimonianze storiche che riguardano l’arrivo di Garibaldi in Sicilia, specialmente le efferatezze commesse ad Alcara Li Fusi, quando dopo lo sbarco dell’eroe dei due mondi, e la rapida conquista dell’isola, un notevole numero di facinorosi, corroborati dalla sconfitta del regime borbonico, commise una serie di orribili nefandezze come scorrerie, furti, estorsioni, omicidi. tra queste nefandezze vi fu l’esecrando eccidio avvenuto all’interno del circolo dei nobili, dove furono trucidati in modo orrendo alcuni rappresentanti del ceto più abbiente, tra i quali anche dei ragazzi, giustiziati sommariamente a colpi di accetta. Tutti gli assassini furono catturati e condannati a morte.

Un capitolo molto intrigante è quello dedicato ai moti di Bronte dell’agosto del 1860, una pagina di storia siciliana ben nota a tutti. In questa città, come in altre del territorio isolano, si erano verificate sommosse , dopo la sconfitta dei Borbone, con grave spargimento di sangue, per vendette trasversali contro i filo borbonici. I rivoltosi che avevano commesso i vari atti delittuosi furono identificati e condannati per direttissima, dopo essere stati processati sommariamente da parte della Commissione eccezionale mista di guerra nominata da Garibaldi per cercare di sedare qualsiasi nefandezza perpetrata ai danni dei cittadini in nome e per conto dell’azione liberatrice dei Mille a seguito del rovesciamento del regime borbonico. L’autore, con una analisi accuratissima degli atti processuali, ricostruisce tutta la vicenda passando in esame le testimonianze, i verbali, le perquisizioni e quant’altro potesse essere esaminato ai fini della ricostruzione storica quanto più fedele possibile, in riferimento agli avvenimenti inerenti a quell’episodio.

Un altro capitolo che senza dubbio offre un approfondimento e un quadro esaustivo sulle origini della toponomastica di alcuni paesi ricadenti nella zona così detta di Valdemone, che comprendeva appunto una larga fascia della provincia di Messina, è quello intitolato «Dizionarietto di alcuni toponimi del Valdemone», dove brevi annotazioni forniscono interessanti e sintetiche notizie sui più importanti siti del posto.

Il saggio dedicato alla mafia offre una sintesi chiara ed efficace del significato di questo fenomeno, fin dalle sue origini,, con dati di riferimento storico-documentari ed approfondimenti sulle ripercussioni in tempi recenti, con illuminanti informazioni sulla normativa che regola oggi questa piaga criminale, con interessanti osservazioni giuridiche sull’applicazione di tale legislazione.

Infine, una menzione particolare meritano i due capitoli dedicati a Cicerone. Il primo tratta della venuta del grande oratore romano nella zona dei Nebrodi, in occasione della sua raccolta di prove nel processo contro Verre e delle spoliazioni che quest’ultimo aveva perpetrato nei confronti di molte città siciliane, commettendo anche atti sacrileghi. Qui vengono riportati brani della splendida requisitoria ciceroniana tratti appunto dalle Verrine, dove si parla della città di Tindari, Calacte, Halaesa, Haluntium, oggetto di furti e devastazioni da parte di Verre.

Originale e insolito è, infine, l’altro capitolo dedicato a Cicerone e precisamente quello in cui disquisisce della sua «dichiarazione dei redditi». Quanto guadagnava un avvocato famoso e influente come Cicerone? Manfredi-Gigliotti riesce a dimostrare con acume, attenzione, attenta analisi finanziaria, quale fosse la situazione economica di uno dei più importanti avvocati dell’antica Roma.

Curiosità, aneddotica, storia, analisi storico-documentaria, il tutto narrato con brio e scioltezza, senza inciampo nel linguaggio e nello stile dinamico e coinvolgente.

Questo, in sintesi, quello che ispira il contenuto di questo interessante lavoro.

Completano tutta l’opera un’appendice con i documenti di archivio citati nel contesto della trattazione, che è molto importante per una maggiore comprensione di tutta la ricerca svolta, e un accurato apparato bibliografico, curati entrambi da Giovanna Manfredi-Gigliotti”.

Recensione
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