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Haiku

Al marito, Paolo, nei cinquant’anni di matrimonio, Lilia Slomp ha quindi dedicato la sua ultima silloge («Dieci settembre / cinquant’anni d’amore./ Ancora insieme») Haiku (Biblioteca dei Leoni, 2022), scegliendo la forma metrica tradizionale giapponese dell’ haiku, genere di poesia breve giapponese di 17 morae (l’unità di misura in giapponese della durata delle sillabe) formato da 3 versi di 5, 7 e 5 morae, derivato dal Tanka (31 morae, così disposte: 5, 7, 5, 7, 7; un genere nato nel V se. a.C.).

Oltre 200 pennellate di haikai (plurale di haiku) spalmate in tre sezioni (Amore-Natura-Sensazioni), dal confine invisibile, brevi lingue di terra emerse nel sedime delle emozioni e dei sentimenti, sempre nella tensione slompiana fra sfogliare di ombrìe e desiderio, mai sopito, di brividi-sgrìsoi vitali, nella freudiana dialettica endemica fra le pulsioni di thanatos ed eros.

Paolo Toniolatti, nella sua rispettosa e delicata introduzione, parla, per la prima sezione (Amore) di «un’attendibile fenomenologia dell’amarsi» nella quale gli haikai tratteggiano «un moderno, veritiero canzoniere d’amore, venato da una non edulcorata tenerezza». Un legame nel quale al riso della crepa, al vacillare e franare lieve, bisogna rispondere nella complicità di darsi la mano, per uscire dall’affanno del tempo che imperterrito minaccia i passi della vita; un legame affettivo nel quale si continua a seminare.

Nella seconda sezione la Natura si fa tavolozza cromatica diffusa e, olisticamente, pervade il vissuto in versi brevi della poetessa: come in una rinascimentale alchemica connessione ciò che è sopra è anche sotto, l’esteriore è come l’interiore, il piccolo come il grande: la visio analogica pervade gli haikai e lo sguardo di Dio fa capolino in tutte le cose create, viventi allo sguardo divino e a quello della poetessa che sa percepire il linguaggio vegetale e micro animale che la circonda. Nella terza sezione le Sensazioni, spesso collegate metonimicamente da idee ed emozioni, gli affetti (di nuovo la madre), il sogno e l’immersione nella natura). Fiori, piante ed animali si fanno ancora simboli di corrispondenze analogiche chiare e tenebrose, profonde in superficie. Le formiche di parole instancabili sul foglio bianco portano il messaggio della propria destinazione salvifica: la poesia è «lacrima celata / sparsa alle righe» ma allo stesso tempo «Carezza lieve / data in solitudine».

Recensione
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