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Grendel e il Poeta. Da Beowulf a Shakespeare

Daniela Quieti si presenta ai lettori con una nuova fatica letteraria di interesse sociale, storico, epico, saggistico e linguistico. Con tempi narrativi di attuale e proficua veste espositiva, affidandosi a pagine scelte di storia della letteratura inglese, riesce a tessere una tela di vite, ideali, dibattiti, incastonati in una sintesi dei maggiori movimenti letterari: saggi scritti a suo tempo e pubblicati su riviste o giornali specializzati ed ora raccolti in questa plaquette di 128 pagine con un titolo emblematico che già fa da prodromico ingresso al resto dell’opera: Grendel e il Poeta. Da Beowulf a Shakespeare.

Il tutto con una scrittura sciolta, fluente, apodittica che sa farsi vestito di un intelletto zeppo di sostanza, di humanitas, e di spirito scientifico-filologico, nel senso che ogni lavoro è convalidato da una ricerca attenta sulla lingua, intesa non solo come mezzo di comunicazione ma come risultato di un humus storico-sociale di cui essa è espressione. Credo sia utile fare riferimento ad alcuni richiami focali della acuta premessa per cogliere quel filo rosso che fa da legame ai 13 saggi determinandone compattezza,e originalità: un’opera di grande valenza speculativa per eventuali approfondimenti di lavori pluridisciplinari: “Questo saggio” inizia la premessa “raccoglie pagine scelte di storia della letteratura inglese, dall’età anglosassone fino a quella shakespeariana, con l’obiettivo di proporre un excursus attraverso le opere più significative di alcuni illustri autori che hanno influenzato lo sviluppo culturale e sociale della propria epoca e di quelle successive…

E’ stata dedicata una particolare attenzione all’influsso della vis tragica di Seneca sul teatro elisabettiano e sulla complessa trama di contenuto e struttura sviluppatasi sullo sfondo di una realtà fosca, attraversata da colpe arcaiche, e tuttavia sempre attuali, celate nei baratri della natura umana… serbando nel cuore la forza e il mistero di Beowulf in lotta contro il mostro Grendel e il drago dal soffio infuocato, ho attraversato ballate, guerre, conquiste, ideali, fede; e ho incontrato eccezionali nomi quali Geoffrey Chaucer, Christopher Marlowe, Thomas More, William Shakespeare, Ben Jonson, Francis Bacon, John Donne…”.

L’opera inizia con il primo saggio:Beowulf: gloria e morte di un eroe, in cui si mettono in risalto “il capolavoro di creatività eroica del poemaBeowulf”, l’appartenenza di esso ai diversi collezionisti, l’impresa dell’eroe nel liberare la reggia danese del Re Hrothgar dagli assalti di Grendel, enorme creatura umanoide. Si conclude coi riferimenti alla lingua usata, al suo elevato grado espressivo e ad una cultura che lascia convivere paganesimo classico e Bibbia, anima della sua forza creativa. Si prosegue con il secondo saggio:La conquista normanna: aspetti linguistici e letterariche, iniziando dall’occupazione normanna da parte di Guglielmo il Conquistatore, si protrae, attraverso ricami storico-linguistici, fino all’inizio dell’età moderna con il Rinascimento elisabettiano.

Seguono:Geoffey Chaucer e i racconti di Canterbury; La Barren Age e le ballate popolari; La fioritura del dramma inglese; L’Inghilterra dal Medioevo al Rinascimento; L’influsso di Seneca nel teatro elisabettiano; Marlowe e il tormento dell’essere; L’utopia di Thomas More tra ideali e fede; William Shakespeare: il Bardo immortale; O Rare Ben Jonson; Francis Bacon: la conoscenza del reale; per concludersi con l’ultimo saggio:John Donne: “Nessun uomo è un’isola”, in cui si analizzano la società del tempo di Shakespeare e di Donne suo contemporaneo, le nuove rivoluzioni scientifiche, la crisi delle antiche certezze; il contrasto tra la spontaneità ed il manierismo di Donne a cui faceva riferimento John Dryden, definendolo metafisico in senso negativo (tema molto attuale sull’origine dell’estetica, della poesia, e dell’arte in genere; sul rapporto fra spontaneità e sentimento, ragione e impegno), la sua vita, la sua poetica, l’influenza del Petrarca sulla sua poesia erotica, e la sua rivalutazione nel novecento da parte di Thomas Eliot; di grande significato umano, poetico, e filosofico la citazione di Nessun uomo è un’isola, e l’emblematico verso “per chi suona la campana”:

“Nessun uomo è un’isola / completo in se stesso;  / ogni uomo è un pezzo del continente, / una parte del tutto.  / se anche solo una nuvola / venisse lavata via dal mare, / l’Europa ne sarebbe diminuita, / come se le mancasse un promontorio, / come se venisse a mancare / una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. / La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, / perché io sono parte dell’umanità. / E dunque non chiedere mai / per chi suona la campana: / essa suona per te”. Tema molto presente in questi tempi non sempre favorevoli all’integrazione; alla visione di una società multiculturale, e universale, disposta a superare l’idea di conflittualità per approdare a quella della condivisione, della pace. Mi piace chiudere questo mio scritto con uno stralcio tratto dalla conclusione dell’autrice: «In questo saggio mi sono proposta di rinnovare l’attenzione sulla modernità, sulla creatività e sull’originalità espressiva di alcuni grandi scrittori britannici - Shakespeare in particolare – i quali, pur appartenendo a culture ed età lontane, esercitano ancora adesso con le loro opere un fascino senza tempo, derivante da una significativa sensibilità per la natura dell’uomo, l’ambiente che lo circonda e il cammino che le genti devono seguire per un progresso nel quale convergano “in una maestosa confluenza le acque di molti fiumi».

Un testo, quindi, di grande spessore pluridisciplinare da consigliare non solo agli addetti ai lavori ma ad ogni persona curiosa di conoscenza e di sapere, dacché la virtù prima di Daniela è quella di saper spicciolare, con perspicace intrusione, gli argomenti più ostici in un linguismo affabulante e coinvolgente.

Ad arricchire l’opera un grande e corposo apparato bibliografico.

Recensione
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