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Berlino-Roma: dall’Europa alla modernità

Berlino-Roma e viceversa, il nuovo romanzo di Antonietta Benagiano, è una cosa e molte cose insieme: innanzi tutto, un’analisi emozionale, attraverso l’amore narrato, della modernità, ripercorrendo temi cari all’autrice – in primis la baumaniana ‘liquidità’ del moderno, fatta dell’instabilità, del caos, della feroce fugacità, della paura (dalla velata e nebulosa consapevolezza?) che i barbari abbiamo già varcato i confini dell’Impero in inarrestabile décadence –; e poi la dulcedo, quasi stilnovistica, dell’amore che a volte può opporre all’effimero a tutti noi ben noto dei nostri giorni la sua categoria sovratemporale, From Here to Eternity, riprendendo il best seller di Jones (1951), dal quale fu tratto nel ’53 lo splendido famoso film omonimo di Freddie Zinnemann, con due indimenticabili star di allora e di sempre, Deborah Kerr e Donna Reed.

E poi: le fini annotazioni dei particolari, come barlumi da una realtà corrente e contingente ad una sempiterna, più alta e veritiera; l’avventura come metafora della vita nella ‘giungla d’asfalto’, per riandare ancóra al cinema, la Asphalt Jungle disperatamente disegnata nel ’50 (sempre quegli anni…) dal cineasta per eccellenza Huston e da uno Sterling Hayden al culmine del glamour e del carisma filmico; la bellezza, che per Antonietta è sempre una luce che illumina le nostre vite oscure, affinché il mondo torni «bello daccapo alla misura del cuore», ricordando i versi meravigliosi di Odìsseo Elitis in Sole, il primo (1943 – e torniamo qualche anno addietro…): «Gli uccelli verdi fendono i miei sogni / Parto con un’occhiata / Occhiata larga dove il mondo si rifà / Bello da capo a misura del cuore».

Recensione
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