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Tentazioni simboliche

Il ricordo è il protagonista del libro. Ogni cosa, ogni evento per l'autore non passa invano.

Lascia una traccia, un segno che nell'immaginario è nella fuga del tempo diventa un simbolo.

Il ricordo è rivissuto plasmato poeticamente nel presente: a una rievocazione in chiave autobiografica ma di impostazione squisitamente lirica che crea e ricrea tra dolcezza e meraviglia il passato lontano e vicino anche l'ieri che ha determinato in lui l'emozione di un incontro, che ha colpito il suo cuore, la sua fantasia di poeta e di uomo.

La memoria gli consente non solo di non perdere il passato, il suo valore esistenziale, ma anche di affrontare l'oggi e dargli un significato pregnante.

Per un poeta come Santinato, per chi come lui ha una grande fede, la storia dell'esistenza diventa sentimento del Tempo, si veste di simboli, di significati profondi che penetrano l'anima e danno una prospettiva umana e divina alle cose, alle vicende umane.

Il tempo che passa inesorabile è fermato miracolosamente dalla memoria poetica ma anche perché Dio è con lui uomo religiosus e lo accompagna nel cammino, gli apre il cuore alla meraviglia del mondo.

Non a caso, io credo, questo libro ha per titolo "Tentazioni simboliche". Ne bisogna dimenticare che il suo precedente libro di poesia aveva per titolo "Tentazioni mistiche".

Per Santinato, che sente Ia vita come un viaggio verso Dio, ogni vicenda che ci lega alla terra per quanto meravigliosa ed affascinante può avere o meglio può diventare, appunto per questo, tentazione, come del resto per Francesco Petrarca giudicato da Sant'Agostino nel suo "Secretum": ad Altro è rivolto il pensiero ultimo della vita che non bisogna mai dimenticare.

Non sono, è chiaro, tentazioni peccaminose del Diavolo, di Satana, ma sono tentazioni naturali, attrazioni umane, umanissime, di un sapore di immaginazione e di ispirazione sentimentale, incanti di bellezza e talora di nostalgia, di rimpianto delle vicende della sua vita che superano ogni interpretazione di peccato, di colpa per acquistare invece quello spontaneo, puro quasi innocente di "desiderio" di vivere nella pienezza del sentimento anche se il nostro destino umano e divino ci sospinge oltre come Santinato ben sa e nel profondo della sua anima credente segue tra passione e virtù

Santinato da alle vicende della sua storia una impostazione di voce sincera dell'anima e talora addirittura di confessione, ma sempre filtrata dalla saggezza etica cristiana e dalla colta esperienza letteraria.

Il suo linguaggio è semplice, chiaro di una classica eleganza con qualche civetteria espressiva.

I suoi versi si aprono con naturalezza all'ascolto, scorrono fluidi in un canto per lo più soffuso di affettuosa dolcezza e di incanto, talora più pacato e riflessivo, ma sempre legati dal filo suggestivo della narrazione.

II "sacro" esistenziale che e nel profondo dell'anima di Santinato è il lievito necessario che eleva ogni vicenda, la fa diventare simbolo: le vision' della natura, le rimembranze delle barene ("Oh mia terra / che nutri le barene / l'eco tu serbi di ciechi furori" pag 83), del mare, della laguna della sua Chioggia adorata ("Dolce mia terra / mi spunti nel cuore / ancora più dolce d'un raggio di sole" pag 40), gli affetti e soprattutto le amicizie, gli amori, sono sentiti come un legame sacrale perché fanno parte del suo mondo, sono i necessari compagni di strada della sua avventura esistenziale.

E' significativo che egli le sue poesie le doni e le dedichi alle persone che ama o a cui legato da amicizia. Le dediche multiple adoperate in maniera inusitata che contrassegnano ogni suo componimento avvalorano questo atteggiamento di unione, di partecipazione umana proprio dello spirito di Santinato. Addirittura in uno slancio cristiano, egli offre nel preambolo il suo libro "A tutti/ Amici e Nemici / perché siano nell'anima e nel cuore"

In questo libro egli è soprattutto un cantore d'amore.

L'amore che egli sente profondamente è per lui indispensabile. E' qualcosa di più forte di lui, di incontrastabile, una sete inestinguibile. Nel suo libro precedente "Salso delle barene" aveva confessato: "Ma più cerco di spegnere l'amore / di più l'amore m'accende la sete".

E' una condizione di vita necessaria insostituibile, valorizzatrice del tempo concesso all'uomo, anche se sa che a un sogno, ma a un sogno che è l'espressione più profonda del suo cuore :"L'orma segreta che torna nei sogni / e rivive nel cuore della vita" (pag. 44) e ancora: "sogno che spunti / sul poggio del cuore". (pag. 86)

La donna è vista di un velo candido adornata come nella interpretazione foscoliana della poetica amorosa del Petrarca, ma pur sempre in una viva calda presenza sentimentale (E' colei "che tiene le chiavi del cuore" pag 81), che compare in tante poesie, che talora si accende di turbamenti, di passioni ormai purificate nel ricordo: "Amore / mi chiamasti / stretto tra le dita / Di fuoco / allor si fece / questo mio cuore" (pag. 59) e ancora: "Fitti / tremavano / i sensi del cuore / Solo / di tanto in tanto / rocchio sbirciava fuori dal rigo" (pag. 63).

Tutto è proiettato quasi sempre nella rievocazione del passato "Dolce memorial d'un tempo lontano" (pag. 66), di cui sente il fascino fuggente e il vuoto che lascia. ("Non rivedrò mai più quel tuo sorriso / .../ Un vuoto hai lasciato nel mio cuore" pag.41).

Ora la donna amata non c'è più, e nasce la nostalgia, il rimpianto e insieme la consapevolezza che tutto è stato una dolce follia :"Spesso / ritorno / a quel punto / Ma tu / non ci sei / C'è / soltanto / la dolce follia dei ricordi" (pag. 63-64).

Qualche volta il desiderio della presenza femminile diventa un richiamo, un invito: "Torna colomba / l'albero t'aspetta" (pag.80) e ancora:"Torna bambina / / 'aurora t'aspetta / .../ Donna che tieni / le chiavi del cuore/ che il sonno sferzi nel fondo del sogno / non senti l'eco d'un grido lontano" (pag. 81). L'amore allora si trasforma in vagheggiamento di un ritorno, addirittura nel tentativo sentimentale di farlo rivivere :"Quel gemito che l'anima rapisce".

In Santinato, uomo e poeta, è inestinguibile iI bisogno d'amore soprattutto perché esso ha il potere di destare in lui "l'attesa di una visione". (pag.78) Cioè poesia e amore si intrecciano in un reciproco legame vivificatore.

L'amore umano terreno e la donna per Santinato nel suo canto simbolico sono intrisi di un amore più alto, quello divino, come aveva scritto in "Tentazioni mistiche": "Fa / che la croce richiami la voce / del Signore / Fa / che l'amore riempia d'amore / questo nostro fragile cuore" (pag.151).

Egli qui in "Tentazioni simboliche" ne sente il richiamo :"Dimmi Signore / dove si nasconde l'arca / che tiene i misteri del mondo" (pag. 48) e ancora: "E a me Signore / quando la tua Luce / quando la mano che tutto recinge / é forte e mi stringe al dolce tuo cuore"(pag. 86). Anche se sente la malinconia della vita che fugge, l'attrazione sempre rinascente dell'amore :"Come fuggi / mia dolce primavera / forse ti prende / angoscia di bora / fermati allora la presso quel fico / dove s'annida l'anatra di sera" (pag. 67), egli sa che è "meglio / non fermarsi / Signore" (pag. 60) e a lui, al Signore si rivolge :"Stendi / le tue braccia o dolce Signore / sul breve passo del nostro cammino / fuga le tenebre da ogni dolore / vesti d'amore lo scuro destino"(pag. 69).

Il canto poetico d'amore tra l'umano e il divino si fa sempre più intenso nello svolgimento del libro e trova la sua espressione nella forma più alta nel poemetto finale "Tinte d'inchiostro" che è esaltazione lirica suprema della donna e dell'amore, ma è anche invocazione, implorazione, aspirazione dell'uomo e del poeta ad una femminilità sublime e insieme ricca di bellezza: "Sei bella / figlia del cielo stellato / .../ Sei bella / più bella d'ogni creatura / l'ombra del colle ti veste d'incenso / fulgida scendi vestita di sole" (pag. 106 -107), centro di inestinguibile desiderio :"Tu m'hai rapito / col fresco morso dell'ape regina / presto t'aspetto sul far del mattino" (pag. 108), perché "E' pronta l'arpa per l'inno d'amore" (pag .109).

E' la testimonianza poetica di un ideale supremo esistenziale che il poeta sa irraggiungibile ("La mano che trema / sola mi lasci al buio della notte"..."Invano imploro". pag. 08), perché un "fantasma che passa" ma che ha il richiamo terreno e divino, che si ispira al cantico dei cantici, al libro sacro per eccellenza che raccoglie la parola di Dio.

E' un sogno, una simbolica tentazione ma che da una luce che illumina l'oscuro difficile cammino dell'uomo e gli da una ineffabile, irrepetibile elevazione spirituale.

E' forse il messaggio più significativo del libro di Santinato.

Recensione
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