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La porta del tempo e l’infinito

Poesia e estetica, estetica e ricerca di un valore affidato a un genere: per questo, come sostenevano i classici, la poesia non è mai inutile” Ho voluto iniziare con un mio aforisma tratto da “Il Mestiere del poeta” (Amazon.it, Susanna Pelizza, costo 0,99, aforisma155) per spiegare la particolarità di questa ennesima prova del noto autore Pietro Nigro.

Il lavorio estetico rivolto sulle parole, i progetti intellettuali messi nei mezzi comuni dell’espressione, il richiamo a una costruzione testuale che non disdegna il rimando, tutto, in sostanza è indice di un’utilità poetica che ci accresce e arricchisce. Nella prefazione Giuseppe Manitta accentua “L’intenso simbolismo luministico e proprio la luce nelle sue declinazioni temporali (alba-tramonto, propendendo per una maggiore frequenza per il tramonto) indica un punto focale della riflessione: la meditatio finis o meditatio mortis: per questo l’immagine del tramonto è più frequente, per questo motivo il mistero dell’oltre il tramonto si fa necessario” (G. Manitta dalla Prefazione op. cit.)

La visione stoica del Seneca è presente nel verso successivo “Fugge il tempo così come il giorno / ma sia quest’attimo / che fermò sulle carte il verso / immutabile presente /pensiero immortale di un ordine primigenio” (idem). La poesia è “contemplazione della bellezza contro l’inutilità del post-moderno” (aforisma 167, da Il Mestiere del poeta, op. cit.).

Pietro Nigro sa creare un linguaggio originale che abolisce la relatività dell’attimo, ponendosi all’interno di un canone che diventa “memoria culturale”, fuori dalla decadenza del post-moderno.

Recensione
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