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Cantico d'amore e La città delle rose

Due "quasi romanzi" tra Bibbia e racconto

Non avevo preso troppo sul serio l'impegno di coloro che si occupano di teologia senza essere addetti ai lavori. Ho scoperto invece che dai loro sforzi possono nascere opere molto interessanti, che meritano di essere segnalate. Il teologo non ricerchi in questi contributi la perfezione della definizione, il biblista non sia troppo preso dalla passione filologica, si lascino piuttosto trasportare entrambi dalla musicalità e dalla forza di alcune immagini assai dense. Questo è anche il caso di due "quasi romanzi" della scrittrice e giornalista Nicla Morletti: Cantico d'amore e La città delle rose.

Sullo sfondo di un dialogo fra due innamorati troviamo nel primo testo il sublime Cantico dei Cantici. Apparso con la prefazione preziosa di Massimo Lucchesi, esso ci richiama al tentativo di un nuovo modo, narrativo, di accostarsi alla teologia. La città delle rose è l'ideale continuazione del primo. Evolvendo fra brevi meditazioni, storie ed aforismi, tale opera, oltre ad avere ancora una pregevole prefazione di Lucchesi, si fregia di una nota alquanto poetica di Mario Luzi.

Mi è particolarmente gradito segnalare tali eventi editoriali: ritengo sia importantissimo incoraggiare chi dal proprio ambito approfondisce la fede cristiana e quando la ricerca diventa canto allora possiamo essere veramente lieti. Ritengo che la comunità dei credenti possa approfondire il dato di fede per questa via narrativa, mantenendo alta l'attenzione alle discipline teologiche, le quali mirano anche a limitare il rischio di interpretazioni troppo private del dato biblico o di fede.

Recensione
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