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…così con due gambe…

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.

La considerazione preliminare per entrare nel microcosmo del libro di poesia di Edith Dzieduszycka che prendiamo in considerazione in questa sede, volume non scandito, che per ognuno dei componimenti presenta una graziosa e intonata illustrazione di Paola Mazzetti, è sottesa proprio al suo titolo che non è casuale ma che è espressione dell’acuta coscienza letteraria dell’autrice.

Infatti, attraverso le poesie e i disegni con esse interagenti, la poeta crea una ironica e realistica galleria di tipi di figure maschili e femminili e l’essere umano è fornito di due gambe.

Espressione della quotidianità del nostro frenetico postmoderno occidentale i personaggi messi in scena dalla Dzieduszycka vivono un caleidoscopio di situazioni, di emozioni, sentimenti e aspirazioni tipici dell’era di internet, della TV, dell’e-mail, dell’SMS, ecc.

Con acume psicologico la poetessa dimostra di conoscere bene le pulsioni delle persone adulte nel bene e nel male e le loro sensibilità e penetra nell’ambito delle più svariate situazioni del mistero della vita.

Tutti i componimenti sono privi di titolo e sono strutturati ognuno in quattro quartine libere elemento che dà un senso d’armonia all’opera nel suo insieme.

Ci sono chiarezza e nitore nello stile della poetessa che ha qualcosa di narrativo e affabulante nel tratteggiare le sue creature con leggerezza e nello stesso tempo icasticità, con versi brevi, scattanti, luminosi e precisi.

I versi sono raffinati e ben cesellati sottesi ad una fantasia creativa spontanea e inesauribile nel puntare Edith la sua cinepresa sulla realtà nelle sue più svariate contingenze.

Il libro presenta un’acuta e puntuale prefazione di Lorenza Mazzetti e uno scritto di Sandro Gros-Piero sul risvolto di copertina esauriente e ricco di acribia.

Un’ironia serpeggiante connota tutti i lavori della poetessa e per l’interazione dinamica dei due livelli espressivi della letteratura e dell’arte figurativa il volume potrebbe essere considerato un ipertesto.

La vena introspettiva si amplifica in componimenti come quello in cui è detta con urgenza una figura indefinita che braccava il sapere e alla quale piaceva imparare, poesia dell’interiorità.

In più casi nelle composizioni emergono attori che compiono azioni e questo elemento accentua la sensazione di narratività di cui si diceva che pervade l’opera in toto.

Tra le descrizioni più svariate, da quella della donna depressa che trova gioia solo nel mangiare cioccolata a quella dell’avvenente e avveduta segretaria che denuncia il capufficio per il mobbing subito, da quella dell’eterea pattinatrice che sul ghiaccio scivolava al suono di una musica soave e dolce a quella del maschio narcisista che passava ore davanti allo specchio a rimirarsi, da quella di colui che trascorreva il tempo contando le sue monete e diceva di non essere avaro a quella della donna perseguitata dalla fisima dell’obesità che si pesava più volte al giorno, un catalogo di tipologie realizza con intelligenza l’autrice, figure nelle quali per qualche verso potremmo tutti identificarci.

Recensione
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