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Del sognato

per Antonella e mio figlio Marcello

° ° °

Mediterranea

Piacere

Aprile in verde esce di scena ci lascia
il tavolo di lavoro con le copie dell'anima
una mela addentata a dare una gioia rimasta
nel trasmigrare dei pensieri
Tu tocchi la mia solitudine e dalla ferita
viene fuori una combinazione di noi,
piante adesso sempreverdi nelle rigenerazione
tra i negozi del nutrimento per carpirne
pane e dischetti da ascoltare e visualizzare.
Poi il pacco-regalo della sera a sorpresa
per unire i corpi e goderne i pollini,
vaga nel chiaroscuro prealbare
della persiana, nella camera un piacere
di redenzione.

La messe nel deserto

Il tempo è armeggiare con gli umani strumenti,
le mani per recuperare un fiore
di conchiglia, una stella marina,
un ippocampo
Il panno del mare è il deserto più disabitato,
sulla riva si gioca a nascondersi
con le lame delle onde d'avorio.
E' facile accorgersi di essere vivi
raccogliendo una messe d'acque nel secchiello
del bambino.

Trittico a Capri

    I
Stanze della mente nel delta tra vita
e rinascita: si chiedevano i frutti di gioia
all'angelo a guidare i nostri passi:
e poi vengono i morti dagli albereti
al confine di orologi e clessidre
e meridiane aranciate da veroniche di cielo
cadute in ombre di luci
a intessere trame. La stanza si rinnova
pare accadere e viene il frutto
di una luna perfetta a levigare
tra i fossili e i film, prima che il domani
domani riaccada.

    II
Ripercorro passaggi di luce tunnel del tempo
di te se entro nella camera dell'adolescenza
ritrovo il tuo dono di ora, quella foglia o scheda
telefonica di futuro anteriore. Vado dove il mondo
finisce e il duemila reinizia.
Nell'angolo retto della stanza
geometrie di conchiglie o spirali, penetrarle in sogni
dormire ancorati alle parole mai dette
alla tua rosa tra pareti dei quattordici anni
ritrovare quaderni di scuola
le compagne Ida e Rossella, si devono seminare
fiori e disseppellire le monete d'oro,
si può a poco a poco addormentarsi
in una Cypraea alimentarsi di ossigeno e latte.
Le cicale ascolto nella musica di fragole
nella camera, vi si resta in date
importanti se ti fai musa prenatale

    III
Poi riscopri i greti una liquidità di pensieri
levigati: i diari li riprendono gli angeli
si deve elaborare l'attesa a delta
a delta, gioirne dopo e prima dell'incontro
raccoglierne il trofeo, raccogliere il gemmante verde
o il rosso delle foglie da te toccate,
rinnovare con sguardi i tuoi doni:
ora ho costruito una capanna di gioia sulla roccia
azzurra e tu disegni con il dito
tra polvere bianca
il non finito tempo di noi o su tronco di quercia
incidi in verde le iniziali.

Il mare che continua

Le ore passate a guardare
la perfezione dell'acqua del mare,
si scivola lungo l'infinità del sentiero
dei sogno e della veglia
per giungere all'azzurro degli scogli
leggeri a corrodersi al vento animato dalla salsedine,
osservi le ombre tese degli alberi
giungere alla dissoluzione
del tempo serale con un raggio di sole
aranciato che grida vita vegetale
da trasformarsi per noi in liquida
armonia di pensieri che si riproducono
esatti stampati da una mente con il materiale
degli anni attraversati come foreste dense di senso.
Il presagio di un pomeriggio passato
con l'acquario di pesci
corallini nella camera con le loro tinte
si fa naufragio in questo mistico mattino di lavoro,
si attendono le onde taglienti delle idee
nelle pareti della mente,
una nuova vita oltre la città e la campagna,
un respiro ad angolo con un frammento felice di tempo,
simile ad un residuo di mosaico parietale
su un rudere vicino
a questo mare che continua.

Messaggio dall'esilio

Tornano, giocano con parole di abete
e rondini gli amici: distanze abbreviate
di treno se ti aveva portata e non il tuo
iridato pensiero nell'intessersi il ritmo
del Mediterraneo a voci fuori campo:
vita ritrovata in esili stelle in lune
aranciate senza profeti sull'ordine
dei tuoi petali disposti ad angolo
dell'anima a fare scudo all'avvicinarsi
di atomi di giorni su questa carta:
ti scrivo per telefono: qui maturano
i limoni e il verde delle pere coltivato
a lungo nella serra della casa:
si spostano i muratori fuori campo
dalla finestra intravisti,
comparse di nulla su questo spazio
scenico di vita: immobile il cielo
decretava la fine del tempo di meridiane
e ricordi o la plastica dell'orologio al polso,
e metallico il meccanismo invisibile,
l'attesa della stella cadente
che tu sola hai visto e mi hai donato nei tuoi
petali: poi ragazze con la spesa
auto ad affollare il cortile dopo il turno
nelle farmacie o nei garage, stella
a tingere di melarance i volti:
era sera stavamo parlando a caso
e dai vetri insieme il miraggio.

La rotta del mare domestico

E poi ti accorgi tra sentieri
di quando la tua barca vince il mare
foglio di carta velina verde
resistentissimo
dove mai affondare nelle maree dell'anima.
Vedo te che entri nella stanza di materia
e ti porti il tuo mare di parole senza male,
non ci sono più naufragi (neanche buoni)
in questa estate di sogno
velocissimo e presente tra comete afferrabili
con la dolcezza delle mani.
Si spiana la distesa acquorea e rimaniamo
senza altre parole che quelle che solcano la liquidità
della percorrenza rinata tra le cose di sempre,
è il buon inizio che combacia con una gioia
di estive fragole.
Poi tutto inizia nella mente e si parte
nella sera che ha un cominciamento
e non una fine.

Soglie

una barriera di tramonto ha scosso la sete
di un mare nel solcarlo
con una barchetta del legno dei tuoi alberi:
hai trasportato la tua vita, venivano
e passavano le chimere di un segno di reminescenze
profane di telefonate: ai lati del golfo
mistico al ritorno per armonizzare i livelli in foglie
colte tra le piante del giardino del porto
a miscelare l’erbario della vita:
amore , riposo, lavoro, sentivi non inutile
coltivare il verde del filodendro in quella chiostra
di protezione, fare di tutti i minuti, gioire del telefono
che suona dopo il percorso

(Napoli 16/6/99)

* * *

se siamo rimasti su tante soglie di oceani
o abbiamo passato la barriera, di questo 2000
di edicole che sesso trasudano, trasgressioni
minime, o cultura nel cielo delle librerie,
se la stella del desiderio si ferma dove lei
piange o ride come una donna, sotto amniotica pioggia, mancano
18 semi di giorni da piantare
verde che respirerà la somma delle atmosfere
di sintesi di accadimenti tra Internet e segnali,
si starà ancora tra le stelle con figli ad accarezzare
tutte le foglie della gioia da portare a casa
in un filo prealbare di preghiera
(anche adesso che non è la gioia di una mattina
e si esce più tardi dalle commedie degli uffici).

(Napoli 14/12/99)

* * *

dietro brani di tramonti conche azzurre
di pensieri, il lago specchia il cielo delle gioie
dei diari inevitabili, delle nuvole di pesca
accarezzate con mani non inutili
tra il verde delle erbe ad aprire .
un cammino, un sogno tra Internet e telefono:
tra i libri liberi e le benedizioni
di pioggia: pare riunirsi
in quell’incanto di freddo di sorgente l’intensità
di un tempo in limine con il duemila
felicità calcolate in strie sfioccate di nuvole
tra quanto beve lei di
sensuale nella luce vicinissima ai presagi

(Napoli, 29/12/1999)

Pervasivo giardino

Dietro persiane d’isola
di quel verde illuminato d’edere
a ripetere l’estiva la storia, il corso
a riemergerne nel
ridestarsi dei templi e feritoia nei faraglioni
d’altri feriali percorsi
al colmo della grazia,
ora soltanto pari a rosa conchiglia
scaricata da Internet o dal mare per
vederla, per mano presa la rosa
d’acqua, la radice del tempo,
di quarta dimensione-salvezza
a esultarne i desideri senza spine
e gli innamoramenti, le loro tracce nella
sabbia, tolti dai castelli della bimba,
la sera di resina dei pini,
la resistenza vegetale, nel duemila
tolti dalle tende o dai letti
i desideri, si continua a Lacco Ameno
nella luce, nelle quattro
pareti.

Poeta (un dono)

Doni azzurri tolgono il mal d’aurora:
nella luna, avanzano
in oasi e tutto esatto avviene
salvezza delle onde per il poeta:
appartiene a noi quella conchiglia di luce,
Cypraea o Marginella ai limiti della
sfera del tuo seno, dell’incanto
dell’anima o delle mani:
poesia germinata non a caso,
fuori nel delta delle panetterie avverrà
la storia delle nostre congiunzioni.

Dare

Dare il fiore della sera, giglio o crisalide
di orchidea, sparge ad Ovest, il senso.
Poi lei nuda descrive il risveglio in tele
e di diari: la foglia della magnolia
del 1987, quell’ago dall’abetaia, quel petalo
di rosa nell’erbario nella camera della
mente dopo le cose dell’amore.
Tazza di latte, sbrecciata verso il terso
mattino di lui, nel raccogliere i libri
e le scritture.
A poco a poco il battesimo amniotico
di pioggia irregolare, bagna il tempo:
lei ride come una donna sul bordo del Mediterraneo
lui è la sua eco, felice nello specchio.

Fondali

Sparsa nel sogno di marea attende lei,
fondali di scrittura, liberazione
di unità a farsi parole: testi
di telefonate da brivido di pesca,
film della vita nell’insieme
esatto nel senso di una voce che dà oltre
le liberazioni delle lune dei confini,
da Occidente alla Patagonia
al mondo alla fine
nel mondo: nell’oggetto che ne resta
di pietra (farsi sillaba).

del sognato

Camere per Internet

L’approccio con le onde
per scoperte abitate da poeta
a lettore ambulacri di senso dove
ad ogni passo una fragola
stimola il delta delle voglie per caso
lei passa avvolta da indumenti intonati
alla scena nell'asettico
spessore

se poi in duale desiderio
scherziamo, steli verdi e freddi
di questo senso dell'inverno che dà purezza
scompare nelle spire dell'incanto
di un candore di corridoio

e nella gioia ne scrivi il nome
accomunato a velocità di guarigioni
nel giocare al millennio:

si chiama Alessia sta nel file segreto il
suo nome nelle tasche a fotografie
di quanti saranno i suoi figli
come le linee della sua mano portano ceste
di fortuna lineare lungo presagi
di camminate vegetali da cliccare
in meraviglia di tinte dal carminio al giallo
alla purezza del cobalto

non posso scriverla
per indicare il giorno e la parete della storia
che avverrà dove tu leggi
mura, indumenti per terra...
senza rompere specchi
a rappresentarla fiore di pelle
dietro a quanti sempreverdi è riuscita a contare
nel Giubileo di sillabe sfiorate
onde dove se vuoi puoi recuperare
una conchiglia
e mettertela in casa sulla mensola.

Lei

Per ogni sera che torna a nascondersi
tra i pensieri lì negli albereti
al confine degli indumenti nei sogni
e a lavorare i limiti della rosa,
della vita, pare non difficile
cosa, se da lei fiore emerga una parola
in sillabe di petalo in trama
del suo jeans nel desiderio,
ora in auto con me nel trasferire chimere
in sangue e acqua sulla pelle
dal segno del suo volto a me che scrivo
della sua aura se si chiama Alessia,
nel platino della sua vittoria
nell’ottenermi adesso nel 1984,

in quel giro del pianeta a contemplare
sulla riva dei sensi suoi cosmetici e riviste
i suoi segreti
in quelle spire
di nostalgie dell’acqua, sua nascita:

ci danno ora la chiave
di finestra su Internet entriamo:
in te nella casa dove emerge sul campo
di gioco, il verde prato, il letto.

Salita delle muse

Scendere dove un volo (rondine
o angelo), e in vista della vita di sindone
o Graal, (per poi aprirsi in ripetizione
di amplessi), si intravede
del letto il campo di gioco tra presenze
e assenze, se a volte lo sguardo
vede solo lenzuola a panneggiare

o in quella stanza sempre fresca di lei
sul serio in quell'accendersi la trovi,
la tocchi di seta per ricominciare

se dall'albereto nel cortile, con ferro
d'ascensore, saliranno poi rose
a sfiorarle a donare
riposi di conchiglie.

Amplesso nell’inverno

Le siepi sono sul sogno
d’inverno alle porte:
ognuno ha consumato sudore,
sangue, sperma, mente e altro,
se nella camera dei fotogrammi
dell’amore, privata, senza
flash,
consuma il rito che non sarà
tra neve di lenzuola
(eccola., dammi la vita).

Se ha un nome lo dimentico,
riconosco in un libro del ‘99
la foglia di siepe conservata
che mi dà prima procedere.

Argento nella sera dai cancelli:
dicono gli angeli che l’inverno sarà
e non dormiremo per viverlo.

Adolescenza di fragola

Poi, tra le vedute delle stanze
delle feste, le finestre dell’adolescenza
(senza sforzo per gioco le abbiamo consumate)
per vedere se ci sono ancora
(venite, parlate, non abbiate paura),
se sono o non sono loro disegneranno i morti
le camere, dimensioni,
il sogno nel tempo, appoggiati
alla spiaggia del mare di novembre;

o, se verso l’azzurro
che turba, rivedremo, amore mio,
la festa dei quattordicianni come semi,
il sesso nella pelle,
l’abbraccio di fuoco nel lento o altro
senza volerlo, gli attimi,
nell’abitare dove sconfina la traccia del libro,
ma poi si ritorna, con la fotografia in tasca
e la conchiglia s’intravede della nascita

sulla mensola che adesso dà parole
se non rifugio, casa del sogno a sfibrarlo
a raccoglierlo, archiviarlo ancora nell’albero
della notte, con occhi,
non importa:

tu sei Alessia, siamo nel 1984, sei nel tempo
al sapore della fragola: ti porto sul mare che risponderà,
aspetta un attimo di sale, il telefonino
devo rispondere,
poi regalami una goccia del tuo fiume,
pari a reliquia: e allora proseguiamo…

Pervasivo giardino (prologo)

La rosa, ovviamente,
entra in scena nell’attimo di tegole,
una goccia di adolescenza
cade in pioggia
o in acqua sul balcone:
dov’è il tempo?
O forse consumano i giorni
nei gualciti quaderni fanciulle
che non conosci,
traggono gioia da quanto avviene
n campus in paesaggi
ragazzine di rosa, sbocciate in linfe
insegnano a tessere trame
mosaici, arabeschi, il senso del tempo
della vita e il fiume si ferma: riproviamo
messaggio su internet interrotto

lei portava nel 1984 un jeans si
chiama Alessia, ama il mare, studiava
medicina, aveva avuto 21 ragazzi

non mi ha donato amuleti
voleva avere un bambino

Filo dall’abito da sposa

Se il sentiero tra vegetazione e desideri ti porta
dove non sai, nominare
non riesci la pianta della luce di lei

o se il filo dall’abito da sposa
rinvieni sul lago del sagrato per caso o meraviglia
senza biancore di freddo
(piove lo stesso neve nell’anima),

non chiedermi se ti conosco solo in velature
di sillabe se ho ascoltato il tuo sangue della storia
che nascondi nel legno e nel computer,

sorella dei miei passi negli acquari
o forse sono i morti dagli albereti

dimmi se sono abeti nel comporlo!!!

Collezione

Tra gli scenari di nulla, traccia
nell’acqua delle cose, e sai quali sono,
la città-contenitore di tutto
viene il mattino e il calendario,

o nel limbare a divenire meraviglia la luce
posata sulla polvere dei nostri
computer a collezionare le ore
e poi nella casa segnacolo o amuleto
se deterge il sudore il ricordo con le stelle
lo specchio ha resistito alle spade e ai sorrisi,

in ordine sulle mensole nei voli
delle conchiglie

il gioco di trasgredire, se poi è rimasto
il numero del telefono e un ricordo di un suo indumento

e il nome: si chiama Alessia ad attraversare il mare
con gli occhi ci pensa il 1984, si passa il limite
del sagrato, nella sua saliva
il seno nel film per due e ne ha memoria
di parete con un murales, geometrie
in anni come semi.

Festa da sola

Poi per salite di marmo per la festa,
per un tocco della grazia del non tempo,
o forse solo del sole
della chiostra, lei saluta gli invitati
nell’emergere dal sogno di vetro,
attenta alle tinte di coperte,
il suo calore nell’aria.
Non conta gli anni, le mail, le pagine
squadernate sul mare
dello specchio, il millennio nelle solite
foglie di memoria.
Nella linea dell’immaginario colloca
gli oggetti: la piantina di fragola,
la noce, una ciocca dei capelli di lui
e altre cose che non mi ha raccontato.

L’icona (fotografia)

Sta sospesa, quasi nell’azzurro
nel canto dell’assenza della conca
d’alba nella camera in frantumi, icona
di te ad attraversarmi, a stendere
le mani, a compormi il sudario
di fibra della nebbia per gioco
di rinascite, per non sentire il male:

la posta è arrivata nel meridiano chiarore
sono altri angeli o nulla:
tra le dita la fotografia di te supera la tinta
dei mattini con i panni, non le divise,
e le piantine del rosso della fragola,
le conchiglie e altre cose dell’attesa.

Sera

    1
Nell’attendere il fuoco del
presagio al bivio con la sera, nella
vita
in verità come la veste,
e fuori non vuoi portarla (è troppo corta),
ad angolo con le fragole del bosco,
attendi la sentenza se per caso
lì, in quelle storie di sensazioni
eravamo già stati: e un attimo di sera è già
nell’ accadimento,
fonte o luce, dove entrare per le porte
dell’argento del tempo, la foglia di speranza
a farsi in un viatico per noi

    2
ma poi a rasentare quel limite
con l’incanto dei libri, con le tasche piene di minuti
e sillabe per rinverdire i giochi,
si fa pomeridiana la cosa
iil quadro di Picasso che ci
guarda,
dalla forza di una mail,
si capovolge l’attesa, sfioccano le lancette
sui prati del letto,
e di buono qualcosa ci trafigge,
in lucori nel cobalto
che toccano l’edera nelle
cose, di un’adolescenza.

Non ho mal d’aurora

non ho mai scritto un diario
diceva lei attonita in quel cerchio
virtuale di semi di silenzio,
neanche un archivio di mail
ho preservato nel presentire
le lettere di fragola

nuda dopo l’amore, pareva un
gioco ed era struttura di vita il
piacere
nel tempo del nero d’indumenti
sulla superficie del pavimento e dell’Eden,
quando poi si riparte per la vita
sulla materia d’asfalto e di
cemento, alla parete un quadro;

non trascrivo i miei sogni e dieci
anni fa avevo quattordici anni
e non ho mal d’aurora per quello
che ho fatto per la prima volta

Oltre il muro

Dal muro di materia di conchiglia
ti scrivo dei fatti dei fiori
del dono che conservo.
La città trasuda le verità,
le monete sull’asfalto fanno parte dei
regali (mi dici che portano fortuna).
Attrae il tuo muro degli sguardi il sorriso
e tu sei oltre un ostacolo che salta
la mente senza sforzo.
Mi chiedi la bellezza di un evento,
mi chiedi non distruggerla, pensaci:

il chiaroscuro a sfondo di un e-mail,
il fare cose, rispondere con lettere coltivate
per un giorno, poi nella bottiglia alle tue sponde,
a giungerti aggirando la spray-art
sui suoi mattoni.

Vedere

Vedi (e il vedere lacera tutti i fili
degli sguardi, il mare dopo la tempesta),
lontano l’accadimento, vive le nere durate,
la casa nel visore l’apprende
vivo. Non credere sia il tempo
la compassione nella storia
degli occhi
a guardare lo sfibrarsi del tavolo dei giorni.
E’ luce impura il viatico di platino,
l’indifferenza in una goccia d’ansia,
una goccia di sudore o sangue donata,
invisibilità dei mattini dei volatili.

Uscita

Poi la mente accarezza cellule di buio
nelle campiture di tue lune e stelle
a entrare nella tua camera di parole
(e fai presto a raggiungere il garage
prima che chiuda anche il tempo di noi).
Si sono aperte tutte le transenne
negli angoli animati per salvarsi dalle vetrine
mute, il gioco del guidare tra le e-mail
stasera ci sarà il collegamento
dopo il viaggio ad eclissare il male:
vedo già te sulle sponde azzurre
del letto senza matrimonio la tua nudità
ed altro e dici bene, da bere te e poi
l’aria nella gola.

Le stanze (prologo)

Vedi i mattini tra le pareti di sogno
entrare di tinte verso il velo a trascriverne
l’apertura delle ante del giorno;
vita a coglierne il senso recuperato
un fiore d’erba tra copertine mai aperte e

invece oggi nell’agenda che è già
camera inauguri la radura che stava da anni:
le foglie per riandare nelle stanze
segrete come

poi serve ed è felice una casa per fare sesso
o mangiare, non solo:
scrivere di nuovo e poi chiamarlo
amore quel vagare di lettere in movimento:

il fondamento in oggetti da rivelare
che se poi continua in qualche
modo e sarà infinito qui è cominciato
in queste camere.

Poi vuoi sapere gli oggetti: il calendario
Pirelli duemiladue aggrappati a quel futuro di strada,
a dire poi nel duemilacinquecento o nel tremila,
si farà ancora? saremo ancora causati
in altre camere (vedremo ancora figure negli
arredamenti, l’oltrevita a consumarci
o il nulla).

Ma poi quello che siamo nella selva di piante
ed è il salotto tra i tanti amici,
e l’acquario e la mail stampata e nascosta.

Chiamo Alessia che ha deterso il letto
nella stanza più lontana dalla strada della polvere
o Santa Chiara,
qui da oggi non è più uguale il senso
la parola (squilla il telefono e tra i rami
immaginari prendi il frutto di una voce):
c’è anche una lettera (dicono)
e gioisce l’archivio.

Abita

Sera di neon e vetrine in
luoghi abita lei ricoperta dalla veste
della brina a poco a poco: si stende
nell’idioma duale fino al termine
nella chiarezza di tenda di sempre
a recuperare i mattini, memoria
di cometa involontaria, tra e-mail
nel velo del riposo attendi
di non fare errori.
Vedrai venire anche lei dal candore
di stoffa si salperà verso azioni
qui che il linguaggio
è nell’idea di vetro
a collimare in trame animate
di preghiera
e primavere verdi da rinominare.

Adolescenza

la vedi fiorire dall'acqua delle sere
leggere nella linea a tendere all'infinito
di un fiore d'erba: è
del tempo di Internet, la camera
dove scrivere pareti in serie
senza quadri e
calcinate, lei a scoprire con la mano
il senso di un vibrare, tinta mai vista
di fragola e ascoltata nel toccare
il non tempo, la cometa,

e poi rivede sul far della sera la ragazza
Alessia la vita
sul ramo, da cogliere nella meraviglia delle nuvole
tra le costellazioni a detergerla

Termometro

Tessono, in ogni momento, donne
libere canti ai bordi
del giorno liberato, ai blocchi di partenza:

le tele sono pronte per i vincitori del tempo
diseguali vesti:

e poi a comporre le lenzuola nella tensione
del letto, gli amanti, il mito, la corona:
mi ritrovo nel fulcro della stanza

dove il sorriso gioca a nascondino:
e all’aria
appartengono, giocano i bambini:

arriva Alessia nuda a misurare il grado della gioia
sale il mercurio rosa a trentasette
sullo schermo vicino al tempo poi …trentotto, trentanove….

resiste il vetro a poco a poco il segnale di vincita:
si riveste Alessia.

Alessia (in Francia)

Ora dietro al nido delle
ore dorme
nell’esattezza di una meraviglia
Alessia: porta il limite
della pelle nelle calze
dell’inverno francese,
di campagna nella polvere
di storia
ancora medita
sulla mistica sera, l’ora blu
a poco a poco
consumato in fughe di salvezza
(corse sulle cose della bicicletta),
vendemmie e vini d’aurora,
aspetta nella camera che ritiene
contenitore per fare amore
e trarre il senso nella sigaretta.

Ragazza Alessia

Si contempla, vive, sorride, va nella pelle
di luna, dopo la farmacia.

Si porta addosso le coperte ragazza Alessia,
in questa beatitudine di storia, Italia.

Si potrebbe vedere specchiata nel balcone
Tra mille rivoli di sudore, il vetro con un dito.

Poi esce dalla fonte di una doccia
Amniotica.

Aspetta Alessia la forza del ragazzo
Oggi alla cassa ha lavorato.

Truccata, veloce con lo smalto delle mani
Oggetto di rossore per chi acquista,

Di euro e beata Europa, la busta paga sicura,
il ragazzo che lavora nel cielo di una banca..

Si perde ragazza Alessia nel mentre di una via
Attende, attende, il bagliore di una stella al neon.

Quella delle venti del giorno precedente che non torna,
la scritta Coca Cola l’ ha impressa tatuata nel cuore.

Si apre l’auto della sera, entra poi è nuda al Parco coi giornali
dimentica tutto, tra liquidi d’amore, poi ricorda.

1984

Sera di primavera a sorgere dietro i vari
strati dell’aria a sorgere ed incielarsi il sogno
dell’arancia
a striare il cielo nella camera
escono i bambini dalle comete della scuola:
parole esatte tagliano gli attimi:
segnali, segnali: lì è la via, la trasgressione minima
nel numero di telefono,
tenerezze in erotismo.

Si chiama Alessia, siamo nel 1984, percorre l’ufficio,
lui si avvicina alla meta come un biglietto
per la vita: lei prende la penna rosa e gli scrive sulla pelle.

Adolescenze

Vita in un visore di monitor:
il tempo attende primavera del viale,
cancelli si aprono
in trasgressioni di minimo vantaggio:
sms di amica virtuale e presenza
del suo tempo all’Uni,
la sigaretta di Laura nella gola,
la presenza vibrante di comete di tastiera.

Si chiama Alessia, 1984,
la salita nella storia,
il Virgiliano del Parco dei giornali
a detergere i finestrini
a ricoprirli
quotidiani della sera:
la grazia dei pini di vittoria
le nostre linfe a non mescolarsi.

78. Ricordi amniotici

Luna ad alte frequenze reinizia il vortice
di Internet e mail rosapesca:
si accampa nel visore il sogno in vesti,

Pare candela illuminare le camere dei ricordi
le mutandine di Alessia 1998, giocate a Capodanno
quasi per scommesse vinte chiuse a chiave
nei cassetti dello studio:


le tegole senza pensiero,
quando scattano le mani su tastiera
e pare la preghiera universale
scendere nei vicoli di Napoli tra il popolo
a vociare e farsi troppa forza:
(questo ricordo sottende la selenica
luminaria e poi a poco a poco a delinearsi
il libro zen 1984, il bibelot che togliesti in quella stanza
che ti piacque: topo di corallo o altro
a giocare con delle sponde
l’ accadere di amplessi).


maree e mare giocano a nascondino nella casa
qualche cosa da bambino a fare classifiche delle baby sitter
rubare la fortuna di un magnete rosso

Domenica

Domenica di attimi di margherite
tra il prima e il dopo lo squillo del telefono


annuncia un’altra musa ceste
di fortuna nel delta della gioia

a percorrere il viale della essenza
si muovono

le polacche le ucraine
nell’Italia dell’euro

a poco a poco ricompongono dal nulla
a uscirne fuori

indumenti di gioia: giocano le amiche
le vite in prove di danza

vengono le teorie delle belle dell’Est
per fare molte cose: la natura le attende al varco

delle stazioni: siamo nel 1984: l’auto rasenta
il Virgiliano la carta dei quotidiani per coprire i vetri

poi Alessia fumerà una sigaretta.

Convalescenza

Poi, tra alberi sbattuti da un vento
di nulla, ad emergerne una parola
un nome di ragazza amata
(diresti Alessia tra le cose del mare):
si vede avvicinarsi dietro il gioco del sole
dietro i muri calcinati
dei pensieri verdi di linfa: la 127 costeggia piano
i numeri dell’asfalto,
i gradi senza tempo
di un correre la ruota delle gomme.

Si chiama Alessia, siamo nel 1984,
è nuda nell’estate nella macchina
fermata con parole da chi scrive: è pronta
per i liquidi d’amore
non vuole avere un bambino.

Tre doni di Alessia

1. Il tutto

Traspare, filigrana di greto
di Alessia immagine
nuda: fermata sequenza emerge, in camera foto
la bellezza dei seni amniotici,
la magia del sedere e poi verso la nuova
stanza con in mano il pane, la destra
e l'altra l'acqua. E'
il rito dell'amore, la stanza invasa dai Picasso:
non si mescolano: schizzano senza
bambini o bambine.

2. La parte

Bocca di rossetto rosso
nell'intensità di lingue che si toccano:
bocca con un'unica sensazione
liquida comunione ad unire le ragazze:
Garamond">rossetto da deglutire,
rossetto di Alessia
e intorno un cerchio scuro sul bordo
delle labbra: (sarà matita e poi usano fard e mascara
ombretti e creme, ma non mi è tutto chiaro).

3. La passeggiata nel bosco

Si sale sul bosco, albero:
Alessia in gonna dice
come una donna:-"Non si vedrà il nero delle
mutandine?". C'è un dio o un angelo e poi basta
nessuno in vista:-" e se ci perdiamo"?
La bussola nel film la trovo a poco a poco:
gli aghi di pino ma poi
è prato è il dio, l'angelo, il piacere, l'essenza
negli orgasmi.

Giugno 2002
ad Alessia

Nel divenire nel lucore
meridiano
e nell'appartamento
e poi: sarebbe bello uscire…
esatto navigare rosa sudore dei giorni
fino a Mergellina.
Estremo tratto nel cogliere
dal cielo un attimo di indaco o lettera di Maura,
busta di nuvola che le assomiglia.
Tratto poi dal privato al pubblico:
prima un frammento di spiaggia in infiniti
da contare di sabbia i granelli
per il castello
di questo postmoderno occidentale,
fare il bagno con gli altri
con le altre, la sensualità di
candele sulla pelle:

ascoltami, Alessia, in questa
rena dove entra in sogno sul megaschermo
il segno dei goals di Ronaldo:
per natura di storia distruggono le piante
i senza lavoro e la grazia del
povero con i cani e il consumo
della sua pagina delle multe subite
esposta come in feriale vetrina di carta..
a chiedere forme di centesimi.
Si deterge il male,
ci sei Alessia ad amarti,
qui tra parole, aria condizionata
the verde freddo.

Lì sopra una cicogna con cesta di fortuna
a cavalcare questo tempo
di male da conoscere (il bene).

Siamo nel 1984 Alessia è in macchina per il Virgiliano:
i quotidiani in forma
di vittoria una luce di elettrica anima:
si mettono ai finestrini: sei mia in quell'urlo
nel tramonto di linfe a non mescolarsi.

Tempo di stupore

Vedi venire sul ramo
dell’arancio del primo
risveglio la luce dell’ e-mail,
la storia a regalare frutti
in ceste di fortuna di albicocche

Vedi in quell’infinità dietro il cielo
il tempo del raccolto la rosa
la scansione di quando i ragni vengono fuori
nell’ombra di memoria

Vedi il prato, il gesto, il vestito
la pagina voltata per scaramanzia

La rosa ai lieti cavalli.
si chiama gioia felicità quell’incontro oltre la siepe
che tiene oltre il confine

E si chiama Alessia nel 1984,
porta la cometa la verità nel piercing
alla grazia dell’ombelico.

Tavoli di lavoro

Poi, tra i tavoli di lavoro
all’estate: lo scheletro
di un prato o della vita o di
un’ innamoramento 1985:
attendi l’epifania di pagine
dal tempo il sentiero nella città
che porta al mare.

I tavoli di lavoro si ridestano nel lunedì
feriale con le belle, felici ucraine
a portarci sogni di caffè o succhi di frutta
o la forza dell’acqua
la birra per inebriarci.

Siamo nel 1985: Alessia salta l’angoscia col bianco
del cavallo: adesso lunedì a sudare nell’antro
di un ufficio: i tavoli
nel corrodere memorie.

Alessia manderà la mail, non temere,
sarà entro il 31 agosto,
sulla spiaggia della città si ringrazierà
il dio connivente.

Materiale


Nota critica di Gabriela Fantato - pp 65

Pubblicato su:
Literary nr.12/2012



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