Servizi
Contatti

Eventi


D’oro d’argento d’ombra

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.

Protagonista assoluto della raccolta di poesie D’oro d’argento d’ombra è il tempo che acquista una connotazione drammatica e materica quando la poetessa usa espressioni come frustare le ore o inghiottire l’istante che fugace ti frega giocandosi di te e dispettoso evade tra le lacere maglie dell’infima tua rete.

Le ore pur fermate per strada non si possono mettere in trappola e Edith, descrivendo il tutto che scorre nella durata lascia intravedere un barlume di speranza nel sottendere nei versi la possibilità dell’attimo teorizzato da Heidegger, feritoia tra passato e futuro nel quale si ferma il tempo stesso.

Per l’unitarietà formale, contenutistica e tematica il libro può essere letto come un poemetto che trova la sua fluida continuità anche nel fatto che tutti i componimenti sono senza titolo elemento che tende ad amalgamarli in un unico denso fluire.

Un pessimismo di fondo pare sedimentarsi nei tessuti linguistici ben raffinati e ben cesellati e tutte le poesie sono elegantemente risolte secondo un notevole controllo, elemento veramente positivo.

La tripartizione del volume pare alludere alle tre tappe della vita: infanzia e gioventù, maturità e vecchiaia.

Di raccolta in raccolta la poetessa sa sorprenderci, con la sua fertile penna, nel sapere rinnovare continuamente le tematiche di fondo dei suoi libri, sempre nella stabile tensione della ricerca del senso della vita. sia che l’argomento trattato sia l’addio alla persona amata, sia che sia quello di un bestiario bizzarro, sia che sia la ricerca ontologica dell’essere o dell’esserci sotto specie umana, sia che privilegi la forma dell’haiku.

Nel libro che prendiamo in considerazione in questa sede prevale la struttura verticale della versificazione e tutte le poesie risultano suddivise in agili strofe.

Lo stesso tema del tempo come filo rosso per una raccolta di poesie sottende un’idea alta ed un’intelligente e scaltrita coscienza letteraria e il riferimento dell’autrice sembra essere Eliot.

E si ritrova inevitabilmente un’inquietudine intrinseca nelle poesie sottese alla caducità delle cose mentre si rievoca costantemente l’idea del limite della morte.

Quindi un testo affascinante e originalissimo nel nostro panorama che conferma la poeta tra le voci più alte italiane della contemporaneità.

Ed emerge spesso un tu come nella poesia dedicata a Michele: da notare che qui l’autrice si apre all’ottimismo, anche se dura solo un momento, quando, rivolgendosi all’uomo gli dice con versi di grande bellezza di avere captato di lui uno sfumare di luce trattenuta dalle dita di neve.

L’artista nel suo rinnovarsi, di componimento in componimento, con una cifra distintiva che in questo caso è definibile vagamente neolirica e attraverso l’esprimersi con una forte densità metaforica e sinestesica, ci consegna pagine memorabili sotto il segno del dono del turbamento che in ogni caso implica una possibile redenzione di gioia che è connaturata a quella del suo poiein stesso che è magistrale e articolato.

Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza