Servizi
Contatti

Eventi


Il mio pinocchio

Il mio pinocchio, la raccolta di poesie dello psicologo Pasquale Montalto che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Daniele Giancane acuta, sensibile e ben centrata.

Il testo non è scandito e per la sua unitarietà contenutistica e stilistica potrebbe essere considerato un poemetto e fa parte della collana di poesia in trenta volumi I fiori di Macabor, diretta da Bonifacio Vincenzi.

Il personaggio Pinocchio si presta a divenire un archetipo della condizione umana, attraverso la notissima vicenda nell’immaginario collettivo del burattino di legno che, dopo prove quasi iniziatiche, (con l’entrata nella sua vita di personaggi di pura fantasia che potrebbero divenire simbolici e che sono il gatto e la volpe, Lucignolo, Mangiafuoco e la Fata dai capelli turchini, nonché il tremendo pescecane) diviene un bambino in carne e ossa.

Al fondamento della sua essenza umana, c’è stato inizialmente, come creatore o demiurgo Mastro Geppetto, che ha scolpito il burattino da un pezzo di legno e che diviene per Pinocchio un padre putativo.

Ovviamente le suddette circostanze sono cose che s’inverano, a livello eidetico, solo nelle favole e non nella realtà.

C’è da sottolineare che l’aggettivo mio nel titolo della raccolta sembrerebbe indicare la consapevolezza di Montalto di voler dare in versi un’interpretazione del tutto personale e soggettiva del fenomeno Pinocchio.

Il suddetto tema è stato già oggetto dell’interesse di scrittori e artisti come il narratore per l’infanzia, poeta e musicista Nino Velotti con il suo Pinocchio 2000, che è un romanzo fantasy nel quale la figura si ritrova a vivere nella nostra contemporaneità nella quale non sono assenti fenomeni come quello della droga e dell’attività degli assistenti sociali.

Anche il noto cantautore Edoardo Bennato con il disco L.P. Burattino senza fili ha dato alla fine degli anni settanta la sua testimonianza a livello musicale del celebre personaggio di Collodi contornato dalle altre figure del libro.

Un tono di sogno ad occhi aperti pare connotare stabilmente i componimenti di questa densa e intrigante raccolta e l’io-poetante si rivolge spesso a Pinocchio con un tono affettuoso e accorato nella sua vicenda nel suo affrontare ostacoli, ma è implicito il lieto fine e non a caso è detto un Angelo.

Altre poesie non vedono la proiezione dell’io-poetante sul personaggio ma sembrano riflettere sul senso di una vita in generale che nasce creaturale, esistenza nella quale non si perde minimamente la capacità di meravigliarsi soprattutto dinanzi ad una natura incantevole con lo stupore di un bambino.

Ci sono chiarezza, nitore e luminosità in questi versi che potrebbero essere definiti tout court come neo lirici frutto di un lavoro raffinato e ben cesellato del poeta che senza apparente sforzo produce un’opera del tutto originale.

Non mancano liriche amorose che hanno per destinatario un tu presumibilmente femminile del quale ogni riferimento resta taciuto e se si avverte la presenza del male come nei metaforici lupi detti con urgenza, sembrano vincere i sentimenti nobili come l’Amore e il perdono.

A volte è lo stesso Pinocchio a parlare a manifestare in poesia l’oscuro fascino della sua condizione che esce fuori da ogni catalogazione possibile nella realtà e tutto il testo è permeato da una grandissima e vaga bellezza.

Nel componimento Un angolo di cielo del tutto descrittivo è detta la condizione dell’individuo gettato nell’occhio del ciclone, della quotidiana ressa, per dirla con Montale, ma nel rivolgersi al tu che non è necessariamente Pinocchio l’io poetante, con un affetto, simile ad un’amicizia, dice che in ogni terrena tribolazione troverà un angolo di cielo a consolarlo o un bacio che potrebbe essere quello dell’amata o nel caso del burattino della fata.

Quindi a partire dal tema Pinocchio vengono toccati molti ambiti dell’esperienza umana che tende a uscire dalla solitudine che potrebbe essere anche quella a due o quella che si prova anche stando insieme agli altri in ogni frangente della vita.

In VIVI non chiedere viene affrontata una tematica filosofeggiante quando il poeta afferma che a forza di domandare stiamo costruendo un mondo interrogativo dove tutti chiedono e a domanda si risponde con domanda creando un universo statico colmo d’ansia e frenesia perplesso e non capace d’ascoltare.

Si è preda dell’efficientismo e dell’intelligenza artificiale e si vorrebbe costruire un cosmo a misura di essere umano nel tentativo di un cominciamento e allora si può inventare il mondo e con piacere denominarlo in modo tale da produrre un nuovo mondo e questo si può raggiungere solo attraverso il medium della poesia.

In Il falco avanguardista il poeta esorta il tu ad abbandonarsi al lento incedere del falco avanguardista che plana lentamente e con dolcezza e il tema del volo si fa simbolo di riuscita e vittoria nella vita stessa e nell’immensità di un angolo di cielo si può ancora volare, sognare e compiere prodigi.

Una certa magmatica magia pare pervadere questi versi avvertiti e che hanno spesso una valenza anche didascalica e programmatica nel loro diventare esercizio di conoscenza a partire dalla figura di Pinocchio burattino – bambino nel quale possiamo tutti noi identificarci in un salutare elogio dell’immaturità.

Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza