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Viraggio

La parola viraggio ha due significati: manovra con la quale si fa cambiare direzione a una nave o a un aereo mentre in chimica per viraggio si definisce il passaggio di una soluzione da un colore a un altro in seguito a trasformazioni chimiche che avvengono in essa.

Perché il titolo del libro di poesia che prendiamo in considerazione in questa sede e che presenta un’acuta prefazione di Silvana Baroni è Viraggio?

Bisogna premettere che la raccolta ha per tema quello attualissimo della pandemia che ha colpito e continua a seminare morte su tutto il pianeta terra.

Con questo fenomeno è divenuto durissimo per tutti convivere quando le televisioni e tutti i media ci bombardano quotidianamente per informarci, e magari non lo vorremmo, sui numeri degli infettati e dei morti e sembrano le informazioni che tutti noi riceviamo dei bollettini di guerra.

Si è in attesa quasi messianica del vaccino contro il virus e del ritorno per tutti i superstiti alla vita di prima del devastante fenomeno.

Quindi viraggio per indicare la trasformazione radicale della rotta della vita dell’essere umano la sua mutazione di colore (purtroppo in negativo) nella convivenza con il Covid quando ora possono sembrare edeniche le ere, quella prima della pandemia e quella che verrà dopo la sua conclusione che storicamente e ciclicamente è verosimile visto che nel passato sono finite le epidemie della peste e della spagnola e del resto si potrebbe aggiungere che è raro che una persona molto prudente si ammali.

E se è come scrive la Baroni che il poeta fa la tela come Penelope ed è in perenne attesa e se rimbaudianamente il poeta è un veggente, Edith tra i tanti poeti e poetesse che hanno scritto sul fenomeno vuole trovarne simbolicamente il senso sotteso per comunicarcelo e riesce pienamente nel suo intento aiutandoci a convivere con esso riponendo la ferma fiducia in un prossimo periodo di normalizzazione dell’esistente.

E ancora una volta la poesia spalanca il salvifico varco della speranza con queste poesie di che colgono nel segno esteticamente e anche storicamente.

Il libro è strutturato nella sezione Serrata preceduta dalla parte Stupore con la poesia Muri quattro e seguita da Speranza? con Muri quattro 2.

Nella poesia che apre la raccolta protagonista è un’entità imprecisata che la poetessa denomina Uno e che potrebbe essere l’individuo che è simbolo della condizione di noi tutti, alle prese con l’autodifesa contro il Covid in uno scenario desolante in quattro mura imprecisate delle quali ha perso la chiave per l’uscita; l’Uno viene detto con urgenza anche in lotta contro l’angelo del quale volteggiano piume grigie e tutto è immerso in un’atmosfera di onirismo purgatoriale; alla fine della poesia Edith si chiede se avrà il coraggio Uno di uscire dalle quattro mura per consegnarsi alla realtà del fuori nel rischiare inevitabilmente il contagio.

In Serrata troviamo tutte poesie che hanno per titolo date e che sono del tutto antiliriche e anti elegiache e l’autrice in esse stabilisce una galleria di personaggi che metaforicamente con le loro sembianze i loro pensieri e le loro azioni incarnano le persone immerse inevitabilmente nell’incresciosa situazione e se Montale parlava di ressa cristiana in tempi prima della pandemia quelli attuale dove siamo tutti gettati più che ressa si potrebbe definire cruenta battaglia.

In Speranza in Muri quattro 2 rincontriamo l’ambigua e inquietante figura dell’Uno in un contesto ancora più drammatico e si parla di dolore, follia e morte per questo personaggio e complessivamente le due poesie sull’Uno possono costituire un unico poemetto originale e tragico.

Recensione
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