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Postfazione a
Canzoni nel mezzo dell'amore
Songs in the Middle of Love

di Giovanni Sato

Adeodato Piazza Nicolai

la Scheda del libro

Il poeta statunitense Robert Frost spesso insisteva che “la poesia è ciò che va perso in traduzione” (“poetry is what is lost in translation”), sia nel senso di travasarla da una lingua a un’altra, sia nel significato di trasformare un pensiero, una immagine, un sentimento, una intuizione in parole che in modo fedele li ricreano e li rispecchiano. Al poeta allora resta soltanto la sfida di minimizzare quella “perdita” e creare la massima fedeltà possibile fra ispirazione poetica e la sua traslazione in parola. Ê proprio questo che fa Giovanni Sato nella silloge poetica Canzoni nel mezzo dell’amore. Poeta ma anche appassionato di fotografia, riesce a ricreare attimi d’intimità indimenticabili, di sogni, desideri e sofferenze, di immagini iper-reali ma anche di una tenerezza romantica.

Senza dubbio il tema centrale di questa raccolta è l’amore, in tutte le molteplici sfaccettature: “Declamando assoli / di voci ascoltate appena / da amori che si guardano ancora. … / / Infine il bacio, / essenza, felice suono / d’intimità sospese. / / Finché sarà / o per sempre.” (Il sottosuolo in soliloquio). L’essenza, la fragilità e la fugacità dell’amore sono racchiusi in questi versi. In “Amore il tuo è un sospiro” la presenza-assenza della persona amata “toglie l’aria / al tempo che ripete / / le doglie del mattino,” muta cioè la monotonia quotidiana dell’amato in una vigile attesa: “Finché ti troverò,… / / guardando verso Est.”

I versi di “Amore Transiente” “alternante chiarore / lampada muta / nella luce delle cose” rispecchiano anche la passione per la fotografia del poeta Sato, ripescando immagini che sembrano viste attraverso l’occhio della camera fotografica. Lo stesso accade nella poesia “Una dolce ragazza nel mattino” che “ricambia con lo sguardo lungo il ponte / e unisce con un bacio le due sponde.”

Tante poesie di questa raccolta sono imbevute di una squisita conoscenza e sensibilità musicale. Dagli “assoli” della prima poesia citata, a “Canzone” che da il titolo alla silloge e diventa una “via di sensuali note,… / / Musica continua / in battiti toccanti, / mani su mani, / soffio sottile / di leggere notti pensanti.”

“Avrei voluto averti libera” è una preghiera che scandaglia la sensibilità raffinata del poeta e lo presenta quasi totalmente disarmato di fronte a “quella rete che raccoglie i sensi / e li racchiude in fondo / nella stiva vuota / lungo oceani di cieli.” Quanto dolore racchiuso nei versi: “E invece ora raccolgo / foglie abbandonate / di alberi sconsolati. / / E pensieri intrecciati / ai labirinti scuri / della mente” Riportano alla famosa poesia ungarettiana “Soldati” : “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie”. Amore / dolore è forse una delle rime più facili e difficili al mondo, sembrano i due poli tra cui s’inarca la poesia. Sia la presenza che l’assenza della persona amata fanno scaturire dai labirinti del poeta una varietà quasi infinita di sentimenti e di versi.

Con “Verità” si realizza una sintonia tra poesia e fotografia: immagini concrete, per esempio “i giorni come ramarri / cambiavano colore”, “la nebbia svaporava”, “le calli oltre la vera / del pozzo” fungono da oggettivo correlativo dove “tutta la verità / veniva ora a galla / riflessa dentro l’acqua.” Un concetto astratto, la verità, viene alla superficie attraverso il filtro-specchio dell’acqua, così come l’essenza della poesia viene tradotta usando la parola. Quasi un dialogo tra innamorati è “La notte” che “dorme / distesa sulle mie parole, / è sola e di me conosce / la parte che non mostro / se non alla luna.” Sembra la presenza di un’amante distesa sulle parole e perciò anche sul corpo del poeta, e di lui conosce la parte più segreta. Ê la notte / amante che “sogna / sulle lettere del mio nome / e ad ogni respiro / trova nuovi colori”; quella medesima presenza-assente che “da lì mi aspetta / con le braccia aperte.” Il buio notturno, illuminato dalla luna, sopra una collina, creano veramente un paesaggio poetico-fotografico indimenticabile. Alcuni versi di “Bacio d’acqua” creano lo stesso effetto: “Oggi un po’ d’aria è salita / dagli occhi di giada del mare” , “e labbra di cielo la nube, / s’avanza cercando nell’aria / / il tuo nome.”.

Una poesia più complessa e un po’ metafisica (nell’accezione classica di poeti come John Donne) è “Nel mio mondo c’è posto per te”. Presente il simbolo archetipo dell’amore, cioè la rosa – “quel fiore che porta / con sé lo sbocciare del giorno / e che si chiude alla sera, / sperando di non appassire.” Il significato metafisico si approfondisce nei versi che seguono: “Basta però / non toccare il suo stelo, / quando le labbra si uniscono al cielo,” poiché il contatto fisico potrebbe causare un cataclisma, dove “…una pioggia / di gocce e di sensi,  / d’incerti pensieri, / di nuvole scure / cadranno a rovescio / nel volto che guarda / di là dalla rete.” Esprime un paradosso esistenziale: contatto fisico significa potenziale sfacelo, forse per questo anche i poeti del dolce stil nuovo costruirono versi dedicati all’amata lontana e irraggiungibile, come Laura e Beatrice. Il poeta Sato insiste: “Nel mio mondo / c’è posto per te, / è un piccolo spazio / dove scrivo pensieri, / è un libro che tengo / in un posto segreto / dove nessuno / se non il tuo cuore / può arrivare.” Un piccolo spazio segreto dove soltanto alla donna amata è permesso visitare per leggere il libro e i pensieri del poeta. “Hai toccato il mio cuore” è sì una poesia d’amore che però potrebbe avere più di un destinatario: o la persona amata ma è anche possibile che qualche altra forte esperienza emotiva lo abbia spinto a dichiarare: “Hai toccato il mio cuore / con un uragano di parole…” La scoperta di un artista che parla profondamente al cuore del poeta, di una musica nuova e mai sentita che apre nuovi orizzonti, la nascita di un figlio, e chissà quante altre esperienze che ci rinnovano, divellano “gli alberi stanchi” della nostra solitudine. Però nella seconda strofa il poeta ci fa capire che è stata una persona a portare quei cambiamenti: “Hai toccato il mio cuore / con la tua voce tranquilla, / che penetra dentro / la corteccia del giorno. / / Hai toccato le corde / ormai silenziose / della mia notte” E il risultato di questa magica visita è indimenticabile: “Ed è uscito un nuovo suono / che ha trasformato in canto / / la disarmonia del cuore.” Una voce ha generato un suono capace di mutare in canto, e poi in sinfonia, la disarmonia del poeta. Ecco il mistero e il miracolo della poesia, anche se qualcosa va perso in traduzione.

Le Canzoni nel mezzo dell’amore sono illustrate dai splendidi acquerelli del pittore vicentino Romeo Altafini, con una originale tecnica espressiva che unisce alle particolari trasparenze dell’acquerello segni grafici, riferimenti testuali, elementi simbolici e figurativi spesso nettamente delineati con particolare utilizzo del collage. I testi sono stati tradotti (o meglio “travasati”) dall’italiano all’angloamericano da Adeodato Piazza Nicolai

© 2012 Adeodato Piazza Nicolai

Materiale
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