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Carmen
da Mérimée a Bizet

Testo per la lettura
Testo originale di Alessandro Pierfederici
con traduzione e riduzione di stralci da “Carmen” di Mérimée
a cura di Alessandro Pierfederici

Prima Parte

Attrice: Una ragazza giovane con abito anni Cinquanta

Entra col libro in mano, va a posizionarsi e inizia a leggere

Me ne andavo in giro per la Spagna meridionale... Sapete: sono un grande appassionato di storia... Ebbene, mentre mi trattenevo in quei luoghi alla ricerca di un importante sito archeologico, ebbi la ventura di conoscere gli sfortunati protagonisti di questa storia...

Richiude il libro e si rivolge al pubblico

(Ho trovato questo vecchio libro fra gli oggetti della nonna. Dovete sapere che mi raccontava sempre, quand’ero bambina, che un famoso scrittore francese, un certo Mérimée, le aveva donato una sorta di diario in cui narrava le proprie vicende di viaggiatore e, fra queste, una storia accadutagli molti anni fa, e di cui mai avrebbe immaginato che sarebbe diventata un’opera lirica, anzi... la più famosa ed eseguita opera lirica al mondo... Ma ora che ho ritrovato questo tesoro, voglio lasciarmi trasportare in questo mondo avventuroso che da piccola potevo solo immaginare e sognare...)

Riprende a leggere

Infatti, quando ero giovane, durante uno dei miei numerosi viaggi, incontrai prima un temuto bandito, che - obbedendo ad uno strano istinto - aiutai a sfuggire all’arresto, e poi una giovane gitana che mi derubò del mio orologio... E quando, mesi dopo, rividi quell’uomo, di cui non avevo dimenticato i nobili tratti, egli era in carcere, condannato a morte per aver ucciso quella stessa zingara...

Sono ancor oggi turbato per la triste sorte di questi due sventurati... Già, perché due esistenze così tragicamente segnate da un’imperscrutabile, superiore volontà meritano la profonda pietà dovuta alle vittime di quell’inesplicabile mistero che è il destino.

Il destino: parola che tornerà spesso nelle vicissitudini di questi due amanti, come qualcosa di fronte al quale tutto è misero e impotente, qualcosa che ci pone di fronte alla vanità di ogni agire che non lo assecondi... Il destino: la vita e la morte, il tutto e il nulla...

Quell’uomo prigioniero iniziò dunque a raccontarmi questa cruda vicenda.

Entra Don Josè

Mi chiamo Don José Lizzarabengoa e sono basco. La mia famiglia mi fece studiare ma non mi fruttò granché. Mi piaceva troppo giocare alla pallacorda e questo mi ha rovinato. Infatti, quando noi navarresi giochiamo, dimentichiamo tutto, ed un giorno in cui avevo vinto, un tale attaccò lite con me; ebbi la meglio... ma fui costretto ad abbandonare il paese.

Mi arruolai nella cavalleria dei dragoni e divenni subito brigadiere quando, per mia sfortuna, mi misero di guardia alla manifattura di tabacchi di Siviglia.

Là occupate vi sono quattro o cinquecento donne e, nell’ora in cui tornano al lavoro dopo il pranzo, molti giovani vanno a vederle. Io invece restavo sempre sulla mia panca e pensavo al mio paese: non credevo che potessero esistere graziose fanciulle senza gonne azzurre e trecce sulle spalle.

D’improvviso sento dire: - Ecco la gitanilla! - Alzai gli occhi e la vidi. Era un venerdì e non lo dimenticherò mai.

Entrano Frasquita, Mercedes e Carmen

Habanera - Carmen
(sulla scena anche le due ragazze secondo la regia prevista)

Ella, com’è abitudine delle donne e dei gatti, che non vengono quando li chiami e quando non li chiami arrivano, si fermò davanti a me e, preso il fiore che aveva in bocca, me lo gettò fra gli occhi.

Scena del fiore sulla musica

Quando fu entrata nella manifattura, vidi il fiore che era caduto a terra: non so cosa mi prese, ma lo raccolsi e lo appuntai sulla mia giacca.

Don José aveva ricordato con nostalgia le graziose fanciulle del suo paese: quali dovettero essere allora la sua sorpresa e la sua gioia quando improvvisamente, in un paese così lontano, vide apparire la giovane Micaela, cresciuta assieme a lui e di lui innamorata, che aveva affrontato da sola un tragitto tanto lungo e pericoloso per portargli i doni e i saluti, nonché una lettera della madre lontana.

Duetto - Josè, Micaela

Due o tre mesi più tardi, arriva al corpo di guardia un usciere trafelato, con la faccia sconvolta. Dice che nello stanzone dei sigari c’era una donna assassinata. Il maresciallo mi ordina di prendere due uomini e andare a vedere.

Faticai molto a capire l’accaduto. Pareva che la donna ferita si fosse vantata d’avere abbastanza denaro da potersi comprare un asino al mercato. E Carmen: “Ma non ti basta la scopa?” L’altra aveva replicato che non era un’esperta di scope ma che la signorina Carmencita avrebbe conosciuto il suo asino quando il Corregidor l’avrebbe fatta passeggiare con due lacché dietro di lei per scacciare le mosche dalle sue spalle. E Carmen, in men che non si dica, le traccia sul viso due croci col coltello per spuntare i sigari...

- Sorella, le dissi allora, deve seguirmi!-

Il maresciallo disse che la faccenda era grave e che bisognava condurla in prigione.

Seguidilla - Carmen

Mentiva: ha sempre mentito. Non so se quella ragazza abbia mai detto una parola di verità; ma quando parlava le credevo. Ero folle, non facevo più attenzione a nulla; cominciavo a dire delle sciocchezze ed ero sul punto di farne.

- Se io le dessi una spinta e lei cadesse, non sarebbero certo i suoi uomini a fermarmi... -

- Ebbene, amica mia, ci provi: e che la Nostra Signora del Monte la aiuti!

E Carmen fugge, invano inseguita; la gente la aiuta, distoglie gli inseguitori e il manipolo, tornato al corpo di guardia, viene interrogato.

Attacca Entr’Acte I

La verità emerge subito e Don José, degradato, viene gettato in prigione, dove non fa altro che pensare a quella zingarella che lo ha ammaliato e che - suo malgrado - non poteva sottrarsi al destino di incontrarlo e sedurlo, e di cui ha gelosamente conservato il fiore. (Breve pausa mentre prosegue la musica)

Così continuava il suo racconto:

Appena uscito di prigione, mi comandarono di servizio, mettendomi di guardia come soldato semplice alla porta del colonnello, un giovane ricco e gaudente. Quel giorno si trovavano da lui tutti i giovani ufficiali, molti borghesi ed anche delle attrici, a quanto si diceva. Ecco che arriva la carrozza del colonnello... e chi vedo scendere? La gitanilla. Aveva in mano un tamburello basco e con lei c’erano altre due zingare: in società ci si diverte spesso ad invitarle per farle danzare e spesso anche per ben altro. Carmen mi riconobbe e ci scambiammo uno sguardo... Da fuori, sentivo le nacchere, il tamburello, le risate e gli applausi; a volte scorgevo la testa di lei quando saltava...

Chanson Boheme - Carmen, Frasquita, Mercedes
(all’inizio della musica entrano le due ragazze secondo la regia prevista; poi Carmen, scena e ballo)

Il mio supplizio durò un’ora buona: poi gli zingari uscirono e la carrozza li riportò via. Carmen, passando, mi guardò ancora e mi disse a voce molto bassa: - Paesano, quando si ama il buon fritto di pesce, si va a mangiarlo da Lillas Pastia.

Lillas Pastia era un vecchio venditore di frittura, zingaro, nel cui locale Carmen aveva stabilito i suoi quartieri. Vi andavano in molti: soldati, borghesi, zingari e toreri...

si rivolge al pubblico, quasi affascinata, tenendo il libro aperto

(Già, è vero. Ricordo che la nonna mi disse che un giorno da Lillas Pastia capitò l’eroe del giorno, il torero Escamillo. Sapete: nel teatro musicale è importante che già il nome di un personaggio suoni imponente e non c’è proprio posto per figure mediocri... E così il picador Lucas, che era stato fra i veri protagonisti di quella storia, aveva forse un nome ed un ruolo troppo modesti. Fu così che nell’opera divenne il grande Escamillo, l’Espada, il trionfatore delle corride di Siviglia, colui che il destino fece entrare come la morte nella vita di Carmen, proprio come lei era entrata come la morte nella vita di José.)

Couplets di Escamillo - Escamillo, Carmen, Frasquita, Mercedes

(Riprende a leggere) Appena smontata la guardia andai da Lillas Pastia. Quando ella mi vide, disse: - Lillas, di questo giorno non ne farò più nulla. Domani sarà un altro giorno! Andiamo, paesano, andiamo a passeggiare!

Avevamo ripreso la strada di Siviglia e ci fermammo davanti a una vecchia casa. Venne ad aprirci una zingara; Carmen le mise la sua mantella sulle spalle e l’accompagnò alla porta. Appena fummo soli, si mise a ballare e a ridere come una pazza cantando.

Duetto - Josè, Carmen

Una sera stavo dalla vecchia zingara quando entrò Carmen, seguita da un tenente del nostro reggimento.

- Vattene subito - mi disse lei.

- Che fai qui? - intervenne il tenente. - Sloggia! Fuori di qui! - e, vedendo che non mi allontanavo, mi prese per il colletto e mi scrollò rudemente. Sguainammo le spade ed egli mi colpì alla fronte; quando stava per slanciarsi su di me, gli puntai l’arma al corpo ed egli vi s’infilzò. Fuggimmo di corsa, poi Carmen, che non m’aveva lasciato, mi disse: - Te l’ho detto che ti avrei portato sventura!

Buio, Sipario rapido

Seconda Parte

Attacca Entr’Acte II

José, salvato e curato da Carmen, non ebbe altra scelta che unirsi ai contrabbandieri che percorrevano l’Andalusia in sella a un buon cavallo, con l’amante in groppa e il fucile in pugno. Travestito, entrò nella banda del Dancairo ed iniziò la sua nuova vita. Ancora una volta il destino che, nelle sembianze di quella giovane zingara, lo stava precipitando poco a poco verso la rovina, decideva della sua esistenza. Come un tempo aveva lasciato il suo paese per aver ucciso un uomo, così anche ora dovette lasciare Siviglia e l’esercito per averne ucciso un secondo, senza alcuna possibilità di scampare a tale volontà superiore. E lì, fra i contrabbandieri, incontrò Garcia, marito di Carmen, nei confronti del quale possiamo solo immaginare quali sentimenti nutrisse...

Gli proposi di giocare a carte ed egli accettò. Alla seconda partita gli dissi che barava. Si mise a ridere ed io gli gettai in faccia le carte. Tentò di afferrare il fucile ma io vi misi un piede sopra e dissi: - Dicono che sei lesto di coltello: vuoi provarci con me? - Egli prese il suo coltello, io il mio. Garcia era piegato in due come un gatto pronto a lanciarsi contro un topo. Si gettò su di me come una saetta: io girai sul piede sinistro e lui non trovò più niente davanti; io invece lo colpii alla gola e rigirai la lama così forte che si spezzò. Era finita. Cadde col naso a terra, rigido come un palo.

L’indomani riconquistai Carmen e le dissi che era rimasta vedova. Quando seppe com’era andata, mi disse: - Tu sarai sempre un idiota! Garcia avrebbe dovuto ucciderti: ne aveva sbattuti nell’ombra di ben più abili di te. Il fatto è che la sua ora era venuta. Verrà anche la tua! - - E la tua, risposi, se non sarai per me una vera moglie! -

- E sia pure, mi disse, ho visto più di una volta nei fondi di caffè che dovremo finire insieme. Accada quel che deve accadere!

Trio - Carmen, Frasquita, Mercedes

Nel frattempo, una ragione ben forte aveva spinto la giovanissima Micaela, che aveva saputo della funesta decisione di José ed aveva perso con lui l’amore ma non la speranza, a rimettersi in cammino per trovare quell’uomo, ormai divenuto un bandito: la vecchia madre di lui stava morendo e avrebbe voluto rivederlo. Oppressa dal dolore, ma animata dal coraggio dell’onestà e della rettitudine, la contadina navarrese raggiunse le montagne andaluse per recare a José notizie della madre e supplicarlo di tornare alla sua vita di un tempo.

Aria “C’est des contrebandiers” - Micaela

Ma invano: la malia di Carmen aveva segnato il destino del suo amante e con esso anche il proprio. José abbandonò il gruppo dei contrabbandieri per correre dalla madre ma minacciosamente promise a Carmen che presto si sarebbero rivisti.

Poco ormai mancava al tragico esito di quella cruda storia.

Attacca Entr’Acte III

“Vi furono a Granada delle corride alle quali Camen si recò. Al suo ritorno, ella parlò molto di un picador molto bravo di nome Lucas.”

alza gli occhi dal libro

(Lo ricordate, vero? Si tratta di colui che divenne Escamillo, l’ultimo amante della zingara Carmen, l’ultima tappa della sua breve vita...)

Non vi diedi peso. Juanito, il compagno che m’era rimasto, qualche giorno dopo mi disse di aver visto Carmen con Lucas da un mercante. Questo fatto cominciò ad allarmarmi.

Fortunatamente il picador partì per Malaga, io lo dimenticai e forse lo dimenticò anche lei. Fu allora, signore, che vi incontrai e Carmen vi rubò l’orologio: voleva anche il vostro denaro e il vostro anello. Litigammo violentemente e la picchiai; ella impallidì e pianse: per la prima volta la vidi piangere e mi fece un effetto terribile. Tre giorni dopo tornò a trovarmi, con l’aspetto ridente e gaio. Tutto era dimenticato e sembravamo appena innamorati. Al momento di separarci, ella mi disse: - C’è una festa a Cordoba: ci vado! - La lasciai partire. Rimasto solo, pensai a quella festa ed al cambiamento di umore di Carmen. Un contadino mi disse che a Cordoba c’erano i tori. Ed ecco che il mio sangue ribolle e, come un pazzo, parto e vado all’arena...

Duetto finale e morte di Carmen - Don Josè, Carmen, Frasquita, Mercedes

(anche Micaela sulla scena secondo la regia prevista)

Fine

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Materiale
Carmen. Da Mérimée a Bizet
teatro 
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Pubblicato su:
Literary nr.1/2012
 

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