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Ascesa al regno degli immortali

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Alessandro Pierfederici, musicista, direttore d’orchestra nei “Wiener Meisterkurse” di Vienna, pianista accompagnatore di cantanti litici e docente, torna in libreria con il suo secondo romanzo, Ascesa al regno degli immortali, ed. Biblioteca dei Leoni,  dopo il successo di Ritorno al tempo che non fu del 2011. Nel primo racconta un viaggio esoterico, in questo la vita di Anton Giuliani musicista pianista e docente. In entrambi, in primo piano c’è la psicologia dei protagonisti, solo accennata nei personaggi secondari, immersi nella cruda realtà della vita vissuta per conoscere se stessi e sempre tesi alla ricerca di un ideale. Molto suggestivo il primo e quest’ultimo affascina perché racconta se stesso e la sua ascesa al successo che non è facile se non si è dotati di talento, di quel fuoco di amore per l’arte, di molta, ma molta fortuna.

Alessandro è artista. In quanto tale ama la poesia, la letteratura, la pittura, la filosofia, scienza del pensiero che rende l’uomo non animale. Che cos’è la musica? «L’istante irripetibile che racchiude la pienezza dell’eternità. La suoni tutta forte o tutta piano:rimane comunque bellissima». La poesia? «L’uomo ne ha avuto e sempre ne avrà bisogno». L’arte? «Scopre e rivela qualcosa dell’immensa ricchezza dell’anima umana. Ogni opera nuova è un mondo di cui tutti possono godere e in cui possono riconoscersi».

L’artista, servitore della sua arte, ha come maestra la vita e trasforma le sue emozioni, le gioie, le disillusioni, le speranze, i dolori, il guardarsi attorno, i turbamenti della propria vocazione, in musica forme colori versi. Ha sbalzi di umore. Si esalta per un caloroso applauso, per la presenza di un folto pubblico a una sua mostra o alla presentazione di un suo libro, per un commento positivo scritto, ma prova delusioni se tra i presenti manca chi a lui è più caro con cui dividere le proprie emozioni e l’attimo magico del successo. «Quell’esaltante sensazione di unire il trionfo dell’anima artistica a quello dell’amore. L’incantesimo misterioso che dona all’uomo la possibilità di scrivere le pagine immortali della storia e dell’arte». «La musica muore nell’istante in cui nasce» e per Anton «la sua felicità aveva sempre iniziato a morire nel momento in cui era nata».

La vita del vero artista è costellata di dolori, già dall’età più giovane. È il sacrificio di chi non vive per sé ma per la storia, l’umanità, l’eternità. L’autore esalta Bach: «era un genio:è da lui che si deve imparare». «Mozart, l’assoluta ambiguità, tanto divino quanto demoniaco! Compositore sublime, che ha saputo unire gli opposti inconciliabili. Ogni nota racchiude un mondo ed ognuno può sentirlo come proprio». «Beethoven interpretava una necessità interiore dell’uomo, quella di trovare una via per esprimere il desiderio di ascesa verso l’infinito. Rese immortale il suo messaggio di fratellanza universale».

Alessandro mostra anche di essere un pittore. «Sembrava una bambina; aveva la carnagione scura, gli occhi grandi e neri, e lunghi capelli, non ancora raccolti, color bronzo. Aspetto dimesso, sorriso soave, timida e modesta, aveva movenze delicate che rivelavano nel suo corpo leggero un’armoniosa eleganza ed un’inconsapevole sensualità». Descrive con le parole come se fossero segni leggere pennellate di colori tenui. Il pittore ritrae l’anima e la personalità. Nel ritratto di Marinetti di Rougena Zarkova sono evidenziati solo gli occhi immersi in spirali di vivaci colori. In “La pazza” di Giacomo Balla primeggia la scomposta gestualità della donna in ciabatte su uno sfondo di solitudine. In “Maternità” di Gino Severini è il seno turgido che offre il latte bianco come l’ampia camicia. Masaccio con il colore esprime vergogna e pentimento di Eva e Adamo.

La didattica di Pierfederici, oltre alle nozioni tecniche, al valore spirituale del brano, alla sua interpretazione, alla saggezza dell’autore, è protesa «a far scoprire ai suoi allievi l’artista vero che si celava in loro, talora dietro un autentico talento, talora dietro una passione o una dedizione profonda alla propria vocazione». Anton non parla mai dei suoi successi, poco degli elogi ricevuti da studente dai docenti, vive le ansie umane e il tormento delle non felici passioni per Marina, Maddalena, Eva, Katarina, Helene, Laura.

Passato, presente, futuro, nella vita spesso tormentata dei tanti personaggi giovani e vecchi, si mescolano nelle pagine in cui domina il destino, autore di illusioni e di vicende concatenate, spesso molto amare. Anton, afflitto, cerca nei ricordi il passato, le sue fughe in gioventù dai canti d’amore, sognando un futuro nel labirinto della vita. Rievoca un incontro: «Non soffrirai, te lo giuro!Io sarò tua per sempre! ». «No! non posso! Mi dispiace…Io sono votato alla mia arte! ». «La tua arte è anche la mia!Resta, non andartene! ».

L’autore si sofferma con rammarico su chi volta le spalle al destino. Sono giovani donne dotate di talento che abbandonano dopo anni di studio e di sacrifici un futuro di successi per sposarsi con chi non ama l’arte. Il romanzo è un inno alla creatività per scuotere la società superficiale incline a non voler cogliere i valori della cultura senza la quale si prospetta la decadenza di ogni valore etico e un futuro di volgare inciviltà. L’arte è il sacro fuoco che illumina l’umanità, rende più lieta la vita, crea la convivenza pacifica tra i popoli. In copertina, “Luce di suoni” di Lucia Mazzaria, foto di un bosco simbolo di vitalità su uno spartito musicale.

1 settembre 2014

Recensione
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