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Il dialetto della vita. Il sogno la vita la bellezza

Ho letto, e riletto a dire il vero, il libro di poesie di Pasquale Montalto e Domenico Tucci, con sincero interesse, prendendo coscienziosi appunti, ed ho gustato, dalla forza timbrica della foriera copertina in avanti, pagina per pagina, godendomi i versi e la grafica, i colori tutti, quelli teneramente pittorici, cui danno accento le abili maestrie settoriali, siano esse di erudita formazione piuttosto che di estrazione naturalmente geniale (vedi le ingegnose espressioni di Alice Pinto e Giulio Tucci), sapienti coordinatori d’immagine, e quelli strenuamente letterari, intagliati da sincroni cesellatori quali Montalto e Tucci, assaporando perfino gli spazi ed i silenzi che emergono quieti dai tratti ora d’un pennello ora dalla penna.

Ho molto imparato, ho tanto pensato. Certo, bisogna ammetterlo, una delle difficoltà più serie per uno psicologo, vieppiù psicoterapeuta, è quella di “interpretare” una espressione artistica, sia essa composizione pittorica o pagina letteraria: il rischio che si corre infatti è quello di evidenziare i resoconti secondo la peculiare linea del proprio lavoro, trascurandone di contro altri potenzialmente più importanti, e andando a mortificare così, secondo appunto eventuali letture “di parte”, la concreta ricchezza artistica che, in questo intelligente sinergico caso soprattutto, deriva dall’individuale esperienza vissuta nelle situazioni interpersonali via via registrate.

Qui ci troviamo di fronte a caute e rispettose “proposte” che vanno dalla mera quanto godibile lettura alla più cosciente e meditata riflessione.

Potere dell’artista Domenico Tucci (”artista  d’anime”, bisognerebbe etichettarlo) risulta saper assemblare, con strutture e mezzi variegati nella pur semplice esplicitazione, una informazione riguardosa, sebbene efficace, sulle plurime situazioni interattive via via considerate nel caleidoscopico ventaglio della loro complessità.

In una funzione di “pedagogo”, Tucci, nella definizione di “guida spirituale”, incarna (talvolta “arditamente”, lasciatemelo dire) tale figura e porge “lezioni di vita” attraverso la magistrale offerta del suo intero essere, tramite l’utilizzo generoso e sapiente del suo policromo sapere. Sappiamo tutti che stiamo parlando di un medico, che ha ricoperto cariche importanti nelle varie istituzioni pubbliche e private, quale clinico preparato e arguto; sappiamo della sua attività di psicoterapeuta, che nell’altruismo mirato sviscera e indirizza positività; sappiamo del sensibile poeta, abile tessitore di versi che mirabilmente raccontano una poesia, financo voluttuosa, oppure carezza l’animo: è il dettaglio che la rende innovativa elemento di rottura, un canto che squarcia e ricompone l’immagine, che con i suoi insoliti tagli sposta con sottile acume le lettere creando così una moderna, rivoluzionaria idea di spazio e conferendo levatura e dignità ai sentimenti, ai sentimenti tutti.

            Comprimario ecco troviamo Pasquale Montalto, magnificamente delineato. Pasquale Montalto si definisce sempre più come poeta e artista, asserisce la valente nota biografica, sebbene la sua esemplare specialistica formazione di clinico psicologo psicoterapeuta risulti veramente encomiabile. Il cuore che qui esibisce impudico è quello dell’uomo, non solo l’uomo di cultura che validamente incarna quanto oserei dire quello “della strada”, laddove chiunque può riconoscersi e viversi nel positivo cambiamento progettuale prospettato.

I suoi componimenti suggeriscono un sotteso elemento di lacerazione, e di sublime rinascita; e nel suo essere il contrario del didascalico, restituisce in maniera perfetta l’immaginario delle storie; crea sensazioni, regala un’atmosfera. La sinfonia polifonica della lingua utilizzata non deve distrarre dalla serietà d’intenti che questo paladino della vita sa porgere, con acume e prodigalità, sebbene disciplinato nel suo “versarsi” dentro a qualunque tipologia di lettore. Trovo che questo stratega raffinato proponga e riproponga antichi principi attraverso una sua personale coerente dirittura.

 In generale, quindi, l’esortazione accorata, sebbene rigorosa, che in questo libro viene nitidamente fuori, impone al lettore, puntuale coprotagonista elevato alla splendida, dotta, avventura letteraria, e non solo, di non spegnersi e di proiettarsi in avanti. A questi sagaci alfieri della cultura tout court, cavalieri indomiti d’una umanità ferita, va tutta la mia gratitudine, per avermi offerto, attraverso i loro versi, l’opportunità di crescere, riflettere e ancora sognare.

Recensione
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