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Echi dall'Epiro

Un viaggio-vacanza con l’Auser di Cittadella (Padova) a Preveza, nella regione dell’Epiro, Grecia del nord vicino all’Albania, mi ha ispirato i seguenti due brani.

Il primo è dettato dall’emozione di poter visitare un luogo unico al mondo, come le Meteore; il secondo descrive uno stato d’animo particolare di ricerca interiore.

Le meteore
Spiritualità sospesa fra la terra e il cielo

Avevo da alcuni anni questo sogno: andare a visitare le Meteore, queste torri naturali su falesie di arenaria che emergono dalla terra della Tessaglia, nella Grecia settentrionale. Sono famose per i monasteri costruiti sui cocuzzoli di queste rocce, che sembrano sospesi in aria. Mi ero fatto un’idea di luoghi inaccessibili ai comuni mortali e vissuti da monaci eremiti che si erano ritirati in preghiera e meditazione oltre i confini della terra, là sulla roccia nella casa di Dio.

Il nome “Meteore” può derivare da “meteorite”, qualcosa che dal cielo è caduto sulla Terra; oppure un “passaggio” breve, una via che ascende la momentaneità della vita sulla Terra per portarla nell’eternità del Cielo. Solo gli asceti potevano albergare in un simile luogo per una vita di spiritualità sospesa fra la terra e il cielo. Anzi estraniata completamente dalla mondanità terrena per contemplare il mistero della vita che non muore: una vita di digiuno e di preghiera in comunione con lo spirito dei confratelli e in armonia con l’

Assoluto. Pensavo fossero pochi i monaci che si ritiravano nelle Meteore e, da quel poco che conoscevo, mi pareva che arrivassero in cima con una carrucola tirata con una fune dai confratelli, o dai parenti.

Invece arrivando in pullman sul posto mi hanno spiegato che erano molti i monasteri in quella zona caratterizzata da rocce che sembrano i denti di un pescecane (Kalampaka=gran botta se caschi). La vita alle Meteore trova origini lontane sviluppandosi soprattutto nel tardo Medio Evo, quando la vita di contemplazione era particolarmente diffusa. Molti monasteri sono stati distrutti durante l’ultima guerra mondiale perché i tedeschi ritenevano che vi fossero rifugiati i partigiani. Mi sono reso conto che attualmente questi luoghi hanno subito una grande trasformazione e sono stati “turisticizzati” con lavori di ripristino e completamento che favoriscono la salita ai visitatori.

Sono stato sorpreso dall’estensione notevole dell’area adibita a “monastero” con edificazioni certamente ampliate durante i secoli, fino alla dimensione attuale. I monaci vivevano e coltivavano varie piante. Torchiavano anche l’uva per fare il mosto. Mai avrei immaginato una così ricca attività diversificata oltre alla preghiera e abbellita nel tempo da quadri, pitture e oggetti di notevole pregio donati da facoltose famiglie cristiane. Un vero e proprio patrimonio non solo spirituale per l’umanità. Il cielo è bello, mi vien da dire, da sopra queste rocce si domina il mondo degli umani con un panorama mozzafiato, quasi sorvegliato da angeli che senza essere visti pregano e custodiscono l’umanità.

In questa escursione-pellegrinaggio, organizzata dall’Auser di Cittadella (Padova), abbiamo visitato due monasteri: il “Grand Meteoron”, veramente un complesso articolato e di notevoli dimensioni, e poi il “Monastero di Santa Barbara”, riservato alle monache. Ecco un’altra sorpresa: mai avrei immaginato che alle Meteore ci fosse anche la presenza femminile. Evidentemente nella spiritualità non c’è differenza fra maschio e femmina.

Preveza

Oggi, 17 Giugno 2014, è un giorno particolare. E’ un giorno dove il silenzio parla quando le parole tacciono. Voglio questo giorno senza programmi, senza obiettivi, senza essere prigioniero dei miei pensieri. Voglio un giorno di scarico dopo un ieri intenso alle Meteore e un domani con minicrociera a Paxos e Antipaxos. Dopo un pasto e un altro pasto voglio il digiuno per liberare il campo, per pulire la mente dallo stress, per liberarmi dagli altri e da me stesso. Rigenerazione.

Per questo dico no al gruppo che sta partendo per l’escursione in programma, dico no a chi va in passeggiata secondo una meta, dico no a qualsiasi obiettivo. Scarico le energie per qualsiasi lavoro, tolgo le cartucce che mirano a qualsiasi bersaglio. Non voglio essere legato a qualcosa che mi costringe e mi condiziona perché ho scelto (una volta tanto) di non scegliere.

Voglio anch’io la mia vittoria, anche se è la vittoria di Pirro.

Guardo il cielo grigio con il sole che si nasconde fra le nuvole e mi accorgo che mi assomiglia. Ascolto il mare che sospinge incessanti le sue onde contro gli scogli e mi invita a fare progetti nuovi. E rimprovera il mio dolce naufragar a far niente.

Ascolto ancora il mare e i suoi consigli, e gli prometto che da domani mi lascerò illuminare, ma oggi faccio sciopero perché oggi voglio essere libero anche da me stesso.

E così mi stendo su un lettino al bordo della piscina per prendere un sole che non c’è. Poi mi alzo e cammino lungo la spiaggia senza una meta, senza un tempo prestabilito. E poi ritorno quasi a cerchio muovendomi all’infinito, dove non c’è il punto di partenza e quello dell’arrivo.

E ascolto il mare che mi parla con labbra di spiaggia e l’onda che bacia i confini del cielo… e mi gabello a non fare ciò che mi consiglia. Contesto tutto e tutti perché non voglio condizionamenti e mi compiaccio a non essere prigioniero di ciò che altri vorrebbero che io fossi: a non essere prigioniero neppure di me stesso.

E tutto ciò che faccio in apparenza sembra senza senso, ma per me va bene lo stesso. Anzi scopro quasi per incanto che non sono io che prendo il sole e neppure lui mi fa alcun effetto. E con grande meraviglia scopro che vivo un tempo senza una scadenza. Sto in un mondo senza confini.

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