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Il tuo sacerdote

Sempre nella poesia di Stefanoni i versi sembrano scheggiare da un decalogo interiore. Il lavoro di uno scultore dell’anima che coglie la venatura giusta della sua “tavola” per spezzarla, e poterla poi verbalizzare. Diventa qui un atto che potremmo definire, con un azzardo, eucaristico. Attraverso la sacralità della poesia farsi egli stesso sacerdote, guida della sua guida (“Così tu non sai chi / è / il salvatore e il salvato / nella liturgia di essere e sfamare”).

L’attenzione cade sui titoli di alcune sezioni del testo (La Funzione, Lo Spirito, il Sigillo, il Nome) e ci porta forse al nucleo di questo discorso sulla figura del Sacerdote (“Passa da una solitudine accesa / la trasmissione che viene dalla notte / il gemere di Dio alla sua nuova nascita”).

E se tutto passasse attraverso la “pietruzza bianca” ? Quella manna nascosta, quella fonte di vita che diventa nutrimento e dono. Ti nutre perché alla fine tu possa riconoscerti nel nuovo nome. Ed è con quel nome che verrai chiamato.
Recensione
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