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Ultimata la lettura del libro suddetto che ella ha voluto gentilmente donarmi, mi sento di collocarlo nel solco della migliore tradizione lirica italiana. Il suo è un libro talmente ricco e denso di motivi, spunti, situazioni e presenze (cose, animali, persone) che lascia favorevolmente impressionati. Ruffilli nella bella prefazione parla a buon diritto di “epica della memoria”: c’è una memoria elegiaca sollecitata dal rigetto del presente, ce n’è un’altra – la sua – che invece lo alimenta e vivifica proiettandosi pure nel futuro.

Il lettore attento ascolta una voce che sperimenta tutte le modulazioni possibili che intercorrono tra la musica e il silenzio; ed è stupefacente che tale voce non conosca incrinature, pause o tantomeno cedimenti nonostante l’alto numero dei testi a cui si affida. Forse perché all’origine del suo gesto poetico c’è l’incanto, lo stupore per l’infinita varietà della vita e del mondo, abbracciata e cantata nei suoi risvolti lieti e dolorosi, esaltanti e deprimenti.

Con i miei più sentiti complimenti riceva tanti affettuosi saluti.

Recensione
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