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Il testo integrale di
Minuti di sabbia
di Genoveffa Pomina

la Scheda del libro

Giugno 2005, sono passati tre anni! Per me quasi fuori del tempo e fuori dello spazio! Fuori del tempo per come mi sono sentita in colpa per essere potuta sopravvivere e fuori dello spazio…ma quale spazio, se non quello di sentire come muoversi in acque gelide e guardare il mondo da lì sotto? Il dolore non è come l’inizio di una canzone, uno svolgimento o una fine, bensì una interminabile sinfonia che ripete lo stesso tema innumerevoli volte e in tante variazioni. Ogni parte é stemperata in quella successiva e in quella ancora e intanto il sole percorre il suo cammino…c’è sempre un cuore che batte in una marea o in un pomeriggio estivo, o un cancro terminale come c’è sempre un bimbo che ride! Dio non è vendicativo ma nemmeno clemente; non è crudele ma nemmeno giusto e non è ingiusto ma nemmeno misericordioso…è Dio! La mia casa, che è quella di sempre, è ancora piena del sussurro e dei passetti di piccoli piedi, del trascorrere di piccole vite ora cresciute, dove la confusione stava anche in un posto profondo e segreto in me, dove la memoria stava esistendo nella vita come inizio e non conosceva fine e dove tutto era “per sempre”.

I nostri comportamenti sono condizionati moltissimo oltre che dal passato, anche da ciò che ci sarebbe piaciuto essere e così la mia vita risulta come un lungometraggio un po’ sbiadito e custodisco nel cuore un cantuccio chiuso al mondo… è come se questo cuore lo avessi lanciato come un sasso in uno stagno e fosse rimasto lì tra i suoni e i silenzi della tua vita che é scomparsa! Faccio un lavoro da detective su me stessa: mi ascolto, cerco tracce, indizi, crepe e cerco soprattutto di penetrare la corazza che per troppo tempo ha tenuto sulla mia essenza. E allora odo ancora i bisbigli di chi prima c’era e ora non più che mi ricordano di sogni prigionieri; di sogni soltanto sognati; di dolori mai abbastanza acuti o gioie mai abbastanza felici; di sogni mai abbastanza grandiosi o realtà mai abbastanza importanti; di sogni negati e che contino qualunque cosa per altri. Questi ricordi sono piccole cose e sono da sempre convinta che un Essere Supremo, piccolo o grande, per queste ci sia ancora! Questa mia vita ha iniziato ad avere una forma e una dimensione con i suoi margini, confini, bordi, limiti, orli e frontiere, quando alcune leggi (quelle dell’amore) hanno stabilito per me chi dovevo amare, quanto dovevo amare e come e perché! Tutto questo è comparso nella mia vita e spesso come folletti maligni! Poi in certe persone si contendono il primato diversi tipi di disperazione; un tumulto che ti abbandona sfinita davanti al tempio della violenza incalzante delle malattie, dove un Dio maggiore sconfigge quello minore per la sua irrilevanza e la sua fragile sicurezza. Ti fa credere in un tempo dove l’impensabile diventa pensabile e l’impossibile succede davvero. Dove poche manciate di piccolissimi minuti, come minuti di sabbia, ti cambiano l’esito di tutta una vita; piccoli minuti, ma quel piccolissimo tempo poi dovrai spiegarlo a te stessa, esaminarlo e seppellirlo come rovine. Si impara a osservare, a formulare pensieri senza dar loro voce, a formulare domande senza aspettarsi risposte. Poi pensi che tutti abbiamo un angolo nascosto: un angolo per dormire, un angolo per cucinare, per tenere le nostre cose, un angolo per i pensieri, uno per i sorrisi e uno per morire! Alla fine del nostro percorso terrestre o alla fine della nostra strada non vi è più nulla: né alberi in fiore, nessuna curva o rettilineo, nessuna ombra cangiante, nessun cielo azzurro, nessuna foschia, ma soltanto un desiderio, non sapere come sarà il nostro futuro, cosa ci riserverà il destino! Come i disegni nascosti della nostra vita tramutati in immagini, le immagini dell’amore, della paura e della rabbia ecco queste rimangono, perché la nostra mente non trasmette immagini del futuro ma soltanto impressioni. Cerco di ricomporre il mondo incrinato per evitare che vada in frantumi come fragile cristallo. Ho sempre avuto una concezione troppo romantica della vita e quando ho cercato una rivalutazione del mio passato, una rivendicazione dei miei sentimenti con la ragione, ho cercato anche con la fantasia di dare un poco di esaltazione a questa vita per continuare a viverla. Questo modo di sentirla è intessuto di sentimenti contradditori in cui mescolo passato e presente, malinconie e, finalmente, anche un poco di amore per me con l’esplorazione interiore. Cerco di privilegiare questa spontaneità come in una bella pittura in cui il senso della bellezza ti sfugge ma ti suscita dolore, piacere o anche terrore. Il terrore che ti suscita anche il senso dell’infinito in un paesaggio o il senso della paura dallo scatenare degli eventi, o il senso della meraviglia attonita di fronte a qualcosa di speciale e assoluto. “Siamo dotati di una facoltà di apprezzamento immediato che guida le nostre azioni e la riflessione razionale può chiarirci a priori il significato delle scelte che facciamo, anche se chi è immerso nella vita non ha bisogno di riflessioni per distinguere il giusto dall’ingiusto”. Questo mondo che adesso è dipinto con i colori del tempo che intinge il suo pennello nella tavolozza dei colori più scuri: bruno, grigio, nero…silenzi e vuoto! Tornano ancora troppo spesso questi demoni del passato che parecchie volte rubano e uccidono l’anima, questi venti che non riescono a respingere le nebbie che confondono occhi e cuore…poi arrivano anche sorgenti d’acqua cristallina che ne cancellano la memoria. E quando arrivano queste sensazioni mi sento a volte imprigionata in quel torpore gelido; ma poi la realtà è riuscita a fare breccia nel cuore per lasciare posto all’angoscia, alla negazione, all’accettazione. Mi sono creata un nido su misura ed ho provato a far diventare reale l’idea che da qualche tempo mi ruotava in testa…scrivere. Fin da allora sapevo che scrivere qualcosa sulla morte era triste, ma dover descriverne i pensieri su questa muta flagellatrice presto pensai di non saper fare nulla se non quello che appariva nel mio essere e ingigantiva. Messo su carta poi perdeva tutta l’importanza esagerata che le addebitavo per far apparire la cosa meno angosciante e questa rassicurazione mi ci voleva! Era come un balletto che con i suoi piccoli passi danzanti e amichevoli e con le mosse delicate, forse non mi avrebbe fatto tornare dal neurologo! Non mi sono arresa anche perché scrivere le cose aiuta a capirle e poi a seppellirle e mettere un guinzaglio intorno al cuore! Ho cominciato a scrivere come in un diario facendolo adagio e con cautela perché se lo avessi fatto più in fretta la penna sarebbe potuta sfuggire al mio controllo a mi avrebbe fatto scrivere cose che poi non avrei voluto certamente leggere.

E mentre questo buttare giù pensieri e pensieri, ritrovavo in una parte di me fiducia, l’altra metà ne veniva rinsaldata anche se spesso, ancora troppo spesso, avevo sferzate di angoscia…poi ho imparato a evitarla. Quando il dolore raggiunge stadi profondi, si può verificare anche una sorta di curioso sollievo…col tempo!

Ed è da allora che pregavo sempre più spesso Dio dicendogli “…Signore perdonami so che la tua conoscenza è illimitata, ma abbi la saggezza di fare qualcosa per me…ti supplico…non ti faccio promesse che poi forse non riuscirei a mantenere, ma aiutami a guarire!…”Sopraffatta da inquietudine pensavo che quello che più aveva valore per me mi era stato tolto. Dopo aver passato una vita con uno sgradevole senso di affetti instabili e precari, amavo una vecchiaia in tranquillità. Sono al cimitero e comincio a togliere i fiori dal vaso per mettere un enorme mazzo di rose! Mi avvio poi fuori dai cancelli e per un po’ rimango seduta in macchina senza fare nulla…spesso fuori da quel luogo vengo colta ancora dall’angoscia dell’essere sola…il vento è quasi freddo e grosse nuvole grigie passano veloci in cielo…poi mi domando come sempre…”perché qui dove ci sono le tue spoglie mortali penso non riesci a udirmi? Perché dovresti udirmi meglio da una fossa del terreno che da qualsiasi altra parte quando ti parlo?”

…una rosa scarlatta stretta come un pugno di seta intorno alla passione…
…un tulipano giallo per una gelosia così acuta da ferire gli occhi…
…un giro di margherite per l’amore e il non amore…
…un anemone bianco per le mille spine del cuore…
…viola il fiore della perfidia e del dolore…

Poi una mattina mentre mi pettino rimango con la mano sospesa a mezz’aria, lo sguardo nel vuoto…cerco di fissare lo sguardo allo specchio e sento che sono incapace di rispondere a una domanda che forse per troppo tempo è rimasta seppellita nella mia anima…”Sì…ma io dove sono?” Come se tutti questi gesti confortanti, ripetitivi e rassicuranti dentro la mia casa avessero controllato anche la mia anima. Questa purtroppo è una fra le mille realtà della vita che per me ora è fatta di piccoli ma grandi problemi da risolvere, compiti da adempiere, frustrazioni inghiottite, perché spesso la pace fra le mura domestiche è il rifugio più sicuro per chi ha perduto la gioia della vita. Una delle poche certezze che ho imparato è che bisogna saper “perdere”. Tutti sappiamo cosa merita oppure va scordato, dobbiamo mettere soltanto in moto la nostra bussola interiore. Qualcuno disse che “…se ci fidiamo dell’intuito siamo come una notte stellata: fissiamo il mondo con migliaia di occhi!:::”

Il sole sta calando e il cielo ha un colore d’oro con squarci di un rosa fosforescente: è splendido! Il tramonto è anche chiamato “luce sobria” ed è il momento più solitario e triste della giornata; però mi sento abbastanza serena anche perché ripercorrendo con la mente tutte le parti che hanno composto il quadro generale della mia vita, mi hanno convinto di qualcosa che il mio cuore aveva ritenuto essere sbagliato. So che sto cercando delle scuse, anche se in fondo so anche che non ce ne sono. Per troppo tempo mi sono detta: ancora un giorno, supera ancora un giorno e sopravvivrai agli altri. Questo era per me una specie di “mantra” che continuavo a ripetermi e in un certo qual modo ne mitigava il dolore. Per tanto tempo ho vissuto senza risposte come frammenti di un più grande arazzo della mia personalità su cui potevo far soltanto congetture. Come cercare di riparare uno specchio frantumato poiché ogni pezzo rifletteva me stessa, e se io mi muovevo il riflesso faceva lo stesso.

La notte mi perseguita ancor l’ombra dentro me che mi ha spinta a dubitare per la prima volta di te, la persona a cui volevo più bene di qualunque altra al mondo. E da quel piccolo dubbio che tutto è nato e si è ingigantito nella mia testa e come una giuria di una sola persona ne ho emesso il verdetto. Poi la parete spessa come un caveau blindato che separava le mie due vite, quella di prima e quella di adesso, mi diceva che tutto era inspiegabile e che non sarei mai riuscita a fare luce. Ma il seme era gettato e ancora adesso vorrei che questi pensieri fossero come panni appesi ad una corda da bucato mentre un fortissimo vento li gira e li rigira e li scompiglia fino a che a stento restano appesi a poche mollette e pronti per volare via.

Sono anche ostinata come l’onda del mare che si infrange su una roccia… tra l’onda e la roccia chi ci rimette è la roccia perché col tempo viene corrosa.

Fa ancora freddo nonostante giugno: vado alla finestra accostata, scosto le tende e appoggio la testa al vetro freddo. Una scia di auto con i fari accesi percorre lentamente la strada sotto le luci di lampioni che in lontananza luccicano come capocchie di spillo…respiro l’aria fresca e sento la tua mancanza…ora la mia vita segue un ritmo regolare che non esige certo alcun miglioramento e sento anche una qualche serenità. So che la mia vita sta precipitosamente scorrendo come le acque di un fiume a valle, fuori portata per sempre. Ancora adesso (meno frequentemente) rimango sveglia per ore nella confortante solitudine del mio letto finché non scivolo in un sonno agitato popolato da sogni quasi sempre inquietanti. Poi il senso di tranquillità acquisito durante i momenti sospesi tra la veglia e il sonno sono di breve durata, perché ben presto mi assale la familiare stretta allo stomaco, il dolore sordo e il senso di malessere . Ci vuole tanto tempo per ritrovare la pace: è come nuotare contro corrente e ti sfinisci e dopo un po’ devi soltanto lasciar perdere. C’è sempre una prima acuta puntura nel cuore cui fa seguito paura e dolore, ma poi col tempo si spera che i segni di quest’ago scompaiano per tornare tutto come prima. A volte penso non ci sia ragione scavare ancora in questo passato lontano dove siamo stati protagonisti in un copione incomprensibile anche perché uno dei due protagonisti non c’è più e io mi sento solo una comparsa. Vorrei lasciar in pace queste ombre e ricordare solo quello che ho più amato. Fidarsi di qualcuno è come tenere dell’acqua tra le mani chiuse a coppa: è facilissimo perderla irrimediabilmente!

Tutta la giornata è stata grigia e umida, come se una grande coperta fosse stata buttata giù dal cielo per far apparire tutto accaldato e suscettibile.

Trovo che il fascino del pensiero umano trasferito sulle pagine e espresso dopo anni di difficoltà e di sforzi, è forse il dono più grande per farci da guida al sollievo e alla serenità.

Fissarne ogni attimo prima che si perdano! Questa è stata senz’altro una scappatoia alla solitudine per trarre conforto; trasferire sulla carta le immagini di vita sulle ali dei ricordi, ma soprattutto le emozioni! Così ho scoperto di non essere così forte come credevo d’essere tornata perché nei periodi neri in cui porto ancora alla luce fatti dolorosi, non è questione di bianco o di nero, di giusto o sbagliato, ma è capire e interpretare quello che la morte può alterare la prospettiva delle cose facendomi essere dopo tanto tempo forse più comprensiva! Soprattutto non vorrei raccogliere ancora intorno a me cocci nascosti della mia vita! Per la prima volta non mi si ripresenta l’eventualità di essere sola senza nessuno che sia in grado di darmi conforto e soprattutto con nessuno con cui poter parlare! Mi ritorna in mente una preghiera fatta poco prima che tu morissi:”Dio ti prego so di essere egoista ma fammi morire prima!”…anche allora sentivo nelle orecchie un rumore in alto e molto lontano, dietro le nuvole e osservando il cielo aguzzavo lo sguardo per notare che le nuvole si aprivano un istante a lasciar intravedere un raggio di sole…lasciare il passato perché dopo un inverno si prepara l’arrivo di una nuova primavera. So che in vita ci sono situazioni che ti costringono a vedere tutto sotto altra luce e il senso di sicurezza che provi può lasciarti impreparata e vulnerabile di fronte agli improvvisi mutamenti della sorte. C’è a volte anche tanta pace nei ricordi più belli come fotografie conservate gelosamente, immagini nella tua mente di qualcosa di speciale e che non sbiadiscono mai ma mutano di minuto in minuto per la tenerezza. Ci sono altresì lati oscuri che siamo riluttanti a riportarli alla luce e facciamo in modo da lasciarli sempre più ben sepolti!

“Se io fossi una casa è qui che vorrei essere
su una roccia accanto al mare a sentire a sentire…”

…questa casa dove ero sicura che le sue pareti non lasciassero entrare le cose brutte della vita, ma trattenessero solo l’amore, le risa delle mie figlie piccoline e i piccoli passi precipitosi della mia nipotina quando mi correva incontro!…Poi ricordo i tuoi occhi entro i quali, anche se non più cosciente, si è raccolta un’ultima scintilla di vita, e poi questa vita dopo aver sostato ancora per un attimo il corpo che l’aveva ospitata, con un ultimo sguardo ha lasciato per sempre il bozzolo. Per anni era rimasta in qual guscio con le pene, i dolori e le gioie ed era rimasta fedele a quel corpo che l’ospitava e forse non avrebbe poi così voluto andarsene se solo avesse potuto rimanere: aveva lasciato lì vuoto e solitario quel povero corpo! Forse in quel momento sognavi uno di quei sogni che un angelo pietosamente concede all’uomo per trascorrere l’ultima notte sulla terra…un sogno bellissimo per compensare tutte le aurore e i tramonti che non vedrai più! Ricordo i tempi in cui ero felicissima con le mie bambine piccoline e mi dicevo “…prendi tutta la felicità che puoi, tienila ben stretta perché questa sarà la tua salvezza e una riserva a cui attingere quando verranno tempi duri, quando ti sembrerà che tutto ti venga strappato via…bisogna tenere sempre una riserva di cose belle!…” Qualche tempo dopo mi sono sentita come dentro una frana in cui ad ogni movimento provocava una cascata di pietre ed un nuovo crollo al mio mondo che avevo considerato stabile!

Adesso invece sono una pensionata avviata al definitivo declino, con la speranza che la salute non peggiori all’improvviso e con l’orrore dell’ospizio come ultima stazione facoltativa o definitiva, sono impegnata in uno di quei pioli di avvio allo scendere la scala. A un certo punto della vita non si sta vivendo quanto semplicemente esistendo, procedendo giorno dopo giorno e cercando continuamente, anche se a volte con scarso successo, a non ricordare ciò che di brutto ti è accaduto. Allora ancora adesso è una cosa che mi fa piangere e quando piango mi sento una persona come tante altre…Guardo il cielo e noto uno sfavillante mare di stelle che pare facciano l’occhiolino alla terra attraverso le tenebre…

Non vi è uomo che cerchi il male in quanto tale:
lo confonde semplicemente con la felicità,
con il bene cui egli anela.

(Mary Wollstonegraft)

C’è troppo silenzio in casa e il sonno stenta ad arrivare. La pendola in corridoio ticchetta rumorosamente nel silenzio, punteggiandolo sembra quasi tracciarlo. La fermo e torno a cercare il sonno. Devo rassegnarmi all’andamento della mia vita e infine mi rendo conto che riesco a tenere a bada le mie ansie e qualche volta anche le emozioni. Tra la mia vita di allora con te e adesso c’è un abisso; un abisso non attraversato d’un balzo, ma a piccoli passi quasi impercettibili, tanto da non accorgermi coscientemente di quanto successo. I fatti accadono in sequenza logica e vanno ad incastrarsi in modo tale da risultare ovvi.

Il passato è come una ruota girevole, una ruota gigantesca che facciamo girare sempre più veloce finché non comincia a sbandare priva di controllo per scagliare tutto nel vuoto. Penso agli anni che sono scivolati via silenziosi che somigliano vagamente a vasi di terracotta crudi che per quanto li immergi in mare per provare a prendere un po’ di quel refrigerio, ti ritrovi con una manciata di terra!

Non dobbiamo mai abbandonare i nostri sogni; dobbiamo solo cercare di rendere veri quelli più facili, quelli più possibili…

Le funzioni conoscitive dell’uomo, sensazione e pensiero hanno una continuità effettiva fra esse e la sensazione principalmente è l’origine delle nostre conoscenze …un grande filosofo Aristotele diceva che “…chi non percepisce sensazioni, non può apprendere né comprendere nulla…” Un corpo è solo materia, mentre il principio della vita è l’anima. Essa è l’atto perfetto primo di un corpo naturale organico che ha la vita in potenza. L’anima conoscitiva, sensitiva, motrice, generativa e intuitiva. Un altro filosofo inglese del 1600 (Hobbes Thomas) dice che tutte le conoscenze derivano dalle sensazioni che sono prodotte dai nostri organi del senso e il ragionamento è una combinazione o calcolo di tali segni. Bene e male si identificano con concetti di piacevole e doloroso e così si agisce condizionati da forze materiali che convergono su di noi e noi, istintivamente perseguiamo una istintiva conservazione. Un altro più recente del 1900 (Dewey) afferma che attraverso l’esperienza che è integrazione tra natura e pensiero, l’individuo coglie la situazione per modificarla al fine di crearne una a lui più favorevole. Nonostante tutte queste belle filosofie di vita diverse tra loro, adesso so che il tuo calvario è stata una prova riservatami dal destino…ora so che stai bene davvero…molte volte mi appari in sogno, altre nel buio della notte e allora chiudo gli occhi e mi pare d’incontrarti e poi piango. Il pianto è per me liberatorio e per te che non ci sei più la certezza che confini tra vita e morte non ce ne sono, li hanno creati soltanto chi vive male per morire ancora peggio. Quando ciò che ci è di più caro ci lascia per raggiungere il regno del silenzio, chi resta non guarda più al cielo con gli occhi di prima. Che cos’è la morte se non una mietitrice cieca? Cieca che però non sbaglia mai. Cosa importa a lei se qualcuno cade prima o dopo? A volte chi è stato risparmiato dal colpo ama credere d’essere stato deliberatamente salvato ma così non è: essa ha anche il brutto vizio di attingere al sacco di semi che tiene in mano…mette la mano nel sacco e ne toglie un po’…i semi che le sfuggono tra le dita hanno un po’ di respiro…

La morte ha paura di
Lui, perché lui ha il
Cuore di un leone. (proverbio arabo)

Per me i mesi tra marzo e giugno sono ancora adesso un continuo e terrificante vissuto, come una che sale su un luna park con montagne russe da paura o in un labirinto di specchi dove ti sei perso veramente…corse in ospedale, analisi speciali, operazioni non risolventi, attese di risposte e poi soltanto fili di speranza a cui aggrapparsi. Per strada mi accorgo sempre più come nei negozi si possono vedere cose soltanto inutili, come le persone che ti conoscono ti guardano col sorriso sulle labbra e il terrore negli occhi…nonostante respingessi tutte queste immagini inquietanti, vedevo lo stesso terrore anche in te. Qualche volta ti lasciavo per pochi minuti per concedermi pianti liberatori, poi pensavo che potessi rimproverarmi per quelle uscite…per poi accorgermi che tu nemmeno ne eri consapevole tanto eri intontito dagli antidolorifici. Sentivo come una voce, un ticchettio di un orologio dappertutto che mi diceva che stavi morendo. Da allora e forse prima più raramente ha cominciato l’insonnia. L’insonnia come sintomo, l’insonnia come malattia, l’insonnia come un’invenzione. Addormentarsi dopo due o tre ore per svegliarsi dopo qualche ora con memorie sfocate di sogni confusi o peggio incubi e con l’impressione d’essere rimasta sveglia sempre.

C’è una spaccatura fra coloro
che riescono a dormire e coloro
che non ci riescono. E’ una delle
grandi divisioni del genere umano.

(Iris Murdoch)

Quasi sempre ero seduta accanto a te. A volte poggiavo la testa sul tuo cuscino. Ascoltavo ancora quel ticchettio (ma del tuo cuore) e mi dicevo illudendomi “…forse un giorno quest’estate o quest’autunno o il prossimo inverno, torneremo in questa stanza, ma per ora non ancora per tanto…”Poi per pochissimo tornammo a casa e l’orologio della morte riprese a battere…il tuo cuore no! Stavi scivolando via…dicono che la morte arriva in silenzio di soppiatto, ma a me pareva invece che mano a mano che quell’orologio rallentava il rumore era più forte che mai!…

Se avessi le ali, in ogni dove ti volerei;
Se avessi soldi, la città intera ti comprerei;
Se avessi la forza, forse allora te ne tirerei fuori;
Se avessi una lanterna, illuminerei la via per te.

(Michel MC Dermott)

Anche se la tua morte era attesa credevo di aver consumato gran parte del dolore quando eri ancora in vita...ma l’angoscia è un’altra cosa.

Chissà perché a coronamento del nostro declino, negli ospedali riaffiorano i vecchi guai dell’infanzia: l’incapacità di trattenere i bisogni naturali e la necessità di piangere…

Uno scrittore spagnolo Quevedo Y Villegas del 1600 immagina che in un’ora determinata di un giorno fissato dalla Fortuna tutti veniamo a trovarci all’improvviso nel posto che meritiamo veramente; ma ha anche scoperto l’illusorietà delle virtù umane…”… si andrà creando un mondo proprio smisurato e crudelmente grottesco…” Come in una favola racconta le peripezie e il dramma di un poveraccio che inseguendo un’ascesa sociale a lui negata, si perde e rincorre ingannevoli apparenze!

Quando nasciamo c’è sempre qualcuno che si china sulla nostra culla (essere materiale o non) e traccia segni sui nostri destini. Ci augura coraggio e intelligenza nelle ingiustizie, matrimonio con una brava persona e figli…sarai felice!!! Anni dopo, ovvero adesso mi chiedo: dove sono le parole più difficili che con i loro angoli aguzzi bruciano e fanno piangere? E l’ultima parola, la più angosciante…il dolore…dov’è il dolore?

C’è una leggenda che dice :”Quando due persone si incontrano, un uomo e una donna e si guardano negli occhi, le anime si uniscono perché il loro sguardo li lega l’uno all’altra con una corda d’oro. Anche se i due in futuro non si incontreranno più, porteranno con loro qualcosa dell’altro e non riusciranno mai più ad essere completamente felici.”

In fondo ciascuno di noi è un essere distinto e in fondo ciascuno di noi è solo. E quando talora siamo scaraventati negli abissi delle nostre vite nessuno può venire con noi, nemmeno chi ci vuole bene. E’ una riflessione che mi coglie sempre di sorpresa ma che fa avvolgere il mio tempo su se stesso nella mente e mi lascia ancora nella confusione. Ho creduto nei miei sogni, ma come una folata di vento sono spariti nel nulla lasciandomi indifesa e con una grande voglia di affetto che come molte madri lo trasferisco sulle mie figlie, perché tutti abbiamo un cuore ma non sempre siamo così fortunati da leggervi dentro. Devo però non cercare di poter riscattare la mia vita attraverso loro; ognuno è responsabile del proprio destino, delle proprie azioni e di vivere in modo concreto tutti i colori della vita. Sono così tante le immagini intessute nei sottili filamenti dei ricordi: alcune sono grigie, altre nere, ma anche tante con colori radiosi ed è per questo che scrivendo perdono un po’ della loro forma complicata, perché si riducano alle proporzioni di pagine e poi queste si possono idealizzare come foto che abbiano subito ritocchi. Allora qualche volta la morsa del dolore a cui mi sono aggrappata come una zattera si allenta e penso che Dio forse mi aiuterà nonostante queste insicurezze. Poi cerco di pensare ad altro poiché noto che sono davvero diventata più capace a evitare pensieri insopportabili. So anche che questi pensieri non sono andati via del tutto e ancora tornano sempre nei momenti in cui devo affrontare la solitudine in cui mi sento sprofondare. Stringo le palpebre per non piangere perché per troppo tempo ho tenuto in fondo all’anima speranze irragionevoli di serenità. Poi mi dico …”Non rimpiangere ciò che non puoi cambiare!” Ma in realtà sarebbe bello se potessi ridurre in cenere quello che più mi fa star male…quanto tempo perdiamo cercando di rimanere aggrappati a cose che non ci sono più e non ci accorgiamo che piccoli o minimi cambiamenti possono avere effetti sorprendenti, come un soffio di vento può portare via la polvere annidata nella nostra mente.

Noi due eravamo un insieme alla rovescia…un …gestalt…un insieme molto meno della somma di noi due! Eravamo come un’accozzaglia di musicisti che strombazzavano, stridevano e rullavano alla ricerca disperata di un direttore d’orchestra…però anche se abbiamo vissuto una vita insieme su colline e scalato montagne e se non eri troppo presente le decisioni importanti le prendevamo insieme.

Com’è rapida la notte
infrange in un attimo
i sogni dell’uomo,
e sfugge via al buio.

Ho sorpassato le varie fasi della vita: la fase del rifiuto, quella della paura e della collera. A volte la collera alla Morte fa paura: ma lei ha vinto! Quando una tragedia ti colpisce ti senti come se fossi stato scaricato nel bel mezzo di un oceano in tempesta, con l’acqua che sbatacchiandoti da una parte e dall’altra ti sommerge. Puoi solo cercare di stare a galla anche se una gran parte di te vorrebbe buttare anche la testa sott’acqua…vorresti smettere di lottare per affondare, ma hai lo spirito di sopravvivenza e che ti piaccia o meno resti a galla. Dopo un po’ la fase tempesta si esaurisce ed è ancora peggio perché ti trovi sulla battigia con tutto quello sballottamento che le onde hanno provocato al tuo corpo e con danni irreversibili…a quel punto devi affrontare delle incognite aggirando il dolore, cercando di dimenticare oppure ricordare e tirare avanti perché la persona era reale, esisteva e faceva parte della tua vita!

Il mio è un amore immutabile,
più alto delle remote alture
più profondo delle profondità oscure,
libero e sincero, forte come la Morte!

(William Cowper)

Un filosofo italiano del 1900 Ardigò Roberto afferma che ogni tipo di realtà dal mondo fisico a quello psichico è una “formazione naturale”. Quest’evoluzione è intesa in termini psicologici dal continuo passaggio dall’indistinto al distinto. Esso avviene secondo un ritmo costante dominato dalle leggi della “casualità” o dalla dottrina del “caso”, cioè dalle innumerevoli serie casuali dal cui intersecarsi in un dato punto del tempo è prodotto ciascun fenomeno, perché l’inconoscibile non è qualcosa che trascende l’esperienza, ma soltanto ignoto, cioè qualcosa non ancora chiarito o risolto.

Nonostante tutto, cerco di guardare alla realtà elementare dei sentimenti e delle cose con la semplice saggezza delle mie riflessioni…e anche i sentimenti di delusione e amarezza cerco di farli assorbire da questa mia meditata e disincantata maturità perché…

Ingannare se stessi sull’amore
é un errore terribile,
è un danno eterno per il quale
non c’è rimedio,
nel tempo o nell’eternità.

(Soren Kierkegaard)

I miei giorni passano a volte vuoti e immobili, a volte tra pause, paure e scossoni improvvisi scaraventandomi avanti con dentro gli occhi lacrime che so non devono scendere. Prendo la mia gattina in grembo e il mio cuore batte anche per lei: minuta dall’aspetto e fragile e indifesa, ma bisognosa di affetto. E’ pigra e abitudinaria e le piace stare in relax rimanendo per ore in braccio…fa le fusa…Se potessi ospiterei tutti gli animali randagi che incontro, ma tre gattine bastano! Con loro accanto ho compagnia anche se parecchie volte approfittano della mia disponibilità. Ora Mimì si tira su, si pettina i baffi e poi si appallottola nuovamente componendosi nel sonno accanto a me. So che tutte e tre hanno vissuto già una lunga vita, ma sempre troppo breve per me!

Troppe volte in vita mia ho imparato a rialzarmi dopo una caduta e a rialzarmi ancora, quindi ce la farò anche adesso…ho visto in tutte queste occasioni il mio futuro incerto con cambiamenti repentini, con responsabilità e priorità, con energie vitali bruciate, con prostrazioni e angosce alterne a sentimenti difficili da esprimere come rabbia o rifiuto verso la persona che ci fa star male. Sono stata anche per parecchio tempo dal neurologo e da chi mi ha dato aiuto e mi ha regalato una lanterna e qualche goccia di petrolio per dare chiarore ai miei angoli bui. Poi un po’ è passato ma torna questa sofferenza come chi deve confrontarsi in un campo di battaglia e deve stare in trincea per non cadere…le trappole della vita sono tantissime! Alcuni dicono che il bello del vivere è proprio qui…sfidarsi, misurare le nostre forze per attendere al buio un domani…perché ogni domani è diverso dagli altri! Come in una verità di Socrate noi siamo gli unici a “sapere di non sapere” a essere consapevoli dei nostri limiti, perché il “conosci te stesso” è inteso come invito a prendere coscienza dei nostri limiti. Con questo non si distruggono le opinioni nostre seminando dubbi, ma per scoprirne le verità o aiutarci meglio a trovare in noi stessi la verità!

Lettore convinto di riconoscerti
Sappi che ti sbagli:
questo è il ritratto del tuo vicino…

E’ meglio usare il tempo per realizzare
I propri progetti che per raccontarli.

(Choderlos De Laclos)

A volte faccio sogni stranissimi: sogno d’essere sull’orlo di un abisso e ne sono aggrappata con le sole mani. Aspetto che tu venga a salvarmi, ma inutilmente…poi lasciata la presa precipito giù ma con uno strano sollievo…tutti noi abbiamo poteri nascosti! So che la via di guarigione passa attraverso tutte le fasi della sofferenza. Il cielo con le sue stelle sembra mi guidino. Nella stella più lucente abbiamo un amico tutto nostro pronto a guidarci quando più siamo tormentati e quando più ne abbiamo bisogno. E la devo guardare sovente questa stella amica perché quando penso di aver voltato tutte le pagine buie più esse si ripresentano a intervalli come un post-scriptum, o come un “movie” di un déja-vu. Ho una concezione della vita non sempre filosoficamente profonda, ma di volta in volta vivida, morbida o cupamente risentita. Tutto questo forse per esprimere in qualche modo la mia inquietudine interiore anche se misura, equilibrio e tolleranza sarebbe il mio ideale! Come in un film viaggio con la memoria a diversi livelli: prese di coscienza, morte che si cela dietro apparenze di vita, ricerca nel mio subconscio del tempo perduto. Nel breve arco degli avvenimenti di una giornata (reali, sognati o ricordati) tutto si tinge di volta in volta di tenerezza, pietà, lucida o impietosa meditazione sulla mia vita. Fin dalla tenera infanzia sono stata alla ricerca della felicità e della tranquillità e devo dire che sono riuscita ad afferrare entrambe in tutte le loro molteplicità per breve tempo: la felicità e tranquillità nell’amore, nella famiglia e nel lavoro; anche se alcuni dicono che sono beni fittizi hanno dato ragione perché il tempo, vero protagonista della vita, ha distrutto in parte speranze e illusioni. Così per troppo tempo ho pensato alla nullità dell’esistenza, ma con la forza della memoria ho rianimato il tempo passato e ho ritrovato quella felicità vissuta per fissarla meglio nella lotta quotidiana del tempo che fugge.

Nei tuoi occhi
c’era il mare
nel mare un pesce,
nel pesce un sogno,
nel sogno un nocciolo,
nel nocciolo il seme
del fiore che spezza
la pietra.

(da un libro di John Farris)

Vorrei poter stringere le tue mani in memoria dei miei sogni e dei tuoi che ci hanno unito per tanto tempo; sogni così assoluti che dubito riuscirò a far rivivere anche solo sognandoli! Vorrei tornare a essere quella che guardava al futuro con certezze e riuscivo sempre a tenere il passo con quell’aspetto del mio carattere. Quando, le poche volte che mi sfuggiva di mano, ne acquisivo quasi subito il dominio nonostante il caos… Il passato continua a dipanarsi come un gomitolo e a aggrovigliarsi ad un presente interminabile e instabile…”Togli ogni scoria dal tuo cuore e resterà soltanto serenità…” Scrivo quello che alcuni chiamano “arte difficile della rivelazione di noi stessi!” Ma la mente è ferma e a volte rileggo gli scritti senza alcuna difficoltà, pensieri e pensieri senza quel gelido vuoto iniziale, senza quel sentirsi sempre in bilico e sul punto di cadere giù in un baratro. Continuo a scrivere saltando qua e là ma senza esitare…tutto quello che a volte è inspiegabile. Mi sento come sospesa in quella valle incantata tra passato e presente, con ombre e inquietudini che qualche volta non riesco a capire. E allora è come se qualcuno spingesse la mente dove preferirei non andasse, per aprire una breccia nelle mie difese e con tutto che si riversa all’interno come una marea che sale… Ho letto una frase che dovrebbe far pensare…

“Gli onori aiutano a vivere o la vita è un onore?”

Tutto questo ha un senso? Eppure sono parole che arrivano facilmente al cuore e sono sole e perfette, sincere, indispensabili che fanno pensare a una “polaroid” di emozioni di vita! Dopotutto è il caso di vivere un po’ meglio questa vita, scoprendone la bellezza dei dettagli, la libertà, la voglia di essere ancora qualcosa o qualcuno senza soffrire condizionamenti o aspettative. Certo ognuno può leggere in essa quello che vuole però non ha senso scappare da “lei”, bisogna invece accoglierla in un grande abbraccio!

Pensieri positivi in una notte d’estate
per non farsi inguaiare dalle pene!
Non dimenticarmi mai anche se
non sono abbastanza serena.
Vengo da te come un compositore di nuvole
dedicate a te su un altro pianeta!

Soltanto un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato perché ogni storia attuale è storia, ma quando manca l’interesse attuale ci si rivolge al passato solo con l’intento di conservarne i segni, i “documenti” e allora è cronaca, perché “cronaca” è la storia nostra passata. Tutti questi conflitti interiori trovano di volta in volta la loro soluzione nell’evasione, qualche volta nell’umorismo…tante volte nella nostalgia!

Questi conflitti tra bene e male, tutti i problemi della predestinazione della nostalgia e del rimpianto! Alle tragiche ambiguità della vita con la sua assurda realtà demolitrice a volte frappongo la religione (come la vedo io)…è una risposta della natura umana per tutti gli aspetti sconcertanti di questa.

Anche nell’oscurità in cui ero piombata ho ritrovato infine una scintilla di speranza e delle verità; questa “rugosa verità”, come scrisse qualcuno. Una presa di coscienza in un altalenarsi di speranze, sconforti, esaltazioni! Questa mia sensibilità irrequieta che a volte cerca anche un qualche rapporto con l’universo.

Lascio me stesso alla terra per nascere dall’erba che amo,
Se ancora mi vuoi cercami sotto le suole delle scarpe.
Difficilmente saprai chi io sia o che cosa significhi,
E tuttavia sarò per te salutare,
E filtrerò e darò forza al tuo sangue.
Se non mi trovi subito non scoraggiarti,
Se non mi trovi in un posto cerca in un altro,
da qualche parte sarò fermo ad aspettare te.

Per curare i disturbi dell’anima e colorarla di energia c’è una terapia “La terapia con i Mandala”. Sono disegni di tipo caleidoscopio con cerchi, quadrati concentrici, petali, fiori e simboli. Questi disegni tantrici, buddisti e induisti rappresentano l’universo: colorandoli a piacere irraggiano la forma più alta di energia. L’anima ha una sua età fin dalla nostra nascita e quasi mai corrisponde con la nostra età…si può avere un’anima millenaria oppure un’anima di fanciullo. Poi l’anima è diversa dai sentimenti perché ci sono persone che hanno molti sentimenti e poca anima. L’anima dura fatta di fuoco, l’anima fragile e dolce come ciglia di bimbo!

“Soffrire è un fatto della vita,
la sofferenza è provocata dall’attaccamento.”

(nobili verità del Buddismo)

Per vincere le paure ci sono tutta una serie di esercizi che sviluppano pensieri positivi, calma e autostima, perché coraggio e paura sono emozioni opposte eppure indicano una relazione tra loro. La prima è la molla che catalizza le nostre energie e le fa esplodere in una dimostrazione di ardimento per farci restare esterrefatte. Inconsapevolmente è il frutto della paura. Al contrario l’emozione provata è paralizzante ed è il caso di dire “…niente paura…” Non bisogna porsi obiettivi irraggiungibili; andare incontro alle proprie paure galvanizzandoci su piccole battaglie un pochino ai nostri limiti. L’ingrediente necessario è l’autostima, perché amare noi stessi è accettare i nostri errori senza colpevolizzarsi altrimenti innescheremo un pericoloso circuito di insicurezze. Commettere errori che con un po’ più di riflessione si sarebbero evitati. Questo ho letto e ho trovato confortante, ma in pratica?… La stessa vita a volte è considerata una brutta commedia, dove trovi attori di pregio che,sempre padroni delle situazioni manipolano altri attori, improvvisano situazioni brillantemente e danno indicazioni sbagliate a chi gli sta intorno perché così possono far risaltare la loro bravura. Poi ce ne sono altri che creano enigma dentro enigma con applausi che sentono soltanto loro e lasciano poi le scene esitanti e impacciati davanti ad un pubblico ben più crudele in attesa che diano spiegazioni che non sono quasi mai in grado di fornire.

“Basta lasciar perdere e non remare contro corrente, e il fiume ti riporta a casa.”

Chissà perché gli anni vissuti con te (e sono stati tanti) sembrano a volte quasi un vuoto nella mia vita, come le strane chiazze di mare calmo che si trovano nell’infuriare di una tempesta in pieno oceano. Rievoco quegli anni come tempi perduti, andati e ritrovati in quel punto del cuore dove ancora fa male! Rompi il vaso e quello che c’è dentro ti sfugge via! Tutto inghiottito come una grande gola di buio affamata!

“Il dolore riempie la stanza del mio figlio assente,
Giace nel suo letto, cammina avanti e indietro con me;
Assume il suo bell’aspetto, ripete le sue parole,
Mi ricorda tutti i suoi graziosi atteggiamenti,
Colma gli indumenti vuoti con la sua forma.
Quindi ho ragione ad essere affezionato al dolore.
Siine certo: se tu subissi una perdita come la mia
Potrei offrire conforto meglio di te.”

(W. Shakespeare)

Oggi 6 giugno,

Ho aperto un cassetto che cerco raramente di guardarvi dentro: fotografie…fotografie d’ogni genere, in bianco e nero, grandi e piccole…alcuni volti che non hanno alcun significato per me. Sposi, comunioni, foto di gruppo alcune con uno scritto dietro a ricordare lo scatto. Ci sono foto mie e con le bimbe piccoline…una in particolare in primo piano s’allunga l’ombra di chi ha scattato…un’ombra lunga…eri senz’altro tu e io la osservo più di quanto non faccia con le mie figlie.. Poi una foto di noi due, non ancora fidanzati, caduta da una busta ingiallita…è una foto che mi guarda da una distanza nebulosa: la mia vita, la nostra vita, il nostro ieri. E’ tutto così remoto e mi pare che le due persone racchiuse lì dentro siano in una sfera di cristallo, in movimento, vive ma incapaci di avvicinarsi a me. Eravamo allora due esistenze separate, nessun ponte ci univa solo un sottile filo di interesse che forse avrebbe potuto diventare amore. Mi chiedo se era possibile allora avere due esistenze diverse per poi averne due parallele l’uno accanto all’altra? Dov’è quel ponte che ci aveva unito? Li rimetto al loro posto…ritratti, siamo tutti ritratti incompleti! Ci sono anche le lettere. Le tue scritte a me quando andavi in qualche posto in vacanza. Alcune scritte con la penna stilografica…il cuore accelera i battiti, è come se tutto fosse avvenuto in un altra esistenza con avvenimenti tanto remoti ma tanto belli! Bei sogni, andati e svaniti, ma il loro ricordo adesso è dolce e tenero come una struggente melodia o come l’eco incantata delle ultime vibrazioni di una corda d’arpa! Melodie di un mondo radioso, luminoso, un mondo pieno di richiamo alla vita fatto come per incantare il mio giovane cuore. Tanti sono i pensieri che entrano e escono come attraverso una porta girevole. Spesso fantastico con i colori della realtà di allora e in una qualunque altra notte insonne avrei messo via il tutto per cercare sonno, ma questa notte tengo le lettere in mano. Sogno un parco silenzioso con un lungo raggio di luna che illumina un lago. Un cigno bianco naviga verso me, poi il cigno si sdoppia diventando doppio. Galleggiano tutti e due verso un ponticello e io li seguo con lo sguardo. Improvvisamente la coppia di cigni spiega le ali e mi invita a seguirli promettendomi aiuto…corro per raggiungerli ma più mi avvicino più essi si allontanano. Inciampo e sto per cadere con la sensazione di tuffarmi da una grande altezza in un vuoto infinito…ma non è male, è solo sollievo, un sollievo mai provato!

Sorge un nuovo giorno e rende più nitidi e chiari i contorni della mia stanza, e vorrei provare il sollievo di quel sogno appena finito, ma il nuovo giorno non si può fermare e il suo chiarore ancora incerto illumina lentamente tutto…corre lungo i muri, penetra negli angoli più nascosti come per accertarsi che nulla sfugga al trascorrere del tempo. I miei occhi si aprono e come sempre si spostano di lato per cercare il tuo viso familiare quello che durante la notte stava accanto a me! La sensazione che tu potessi ancora muoverti e vivere lì nella nostra casa è forte e annulla e fa dimenticare per un istante tutto ciò che mi circonda come se per il semplice fatto di averti lì, fosse una sorta di talismano per dimenticare la tristezza. Avremmo potuto sostenerci a vicenda aiutarci nel difficile cammino del vivere! Al momento gli occhi sono asciutti, ma poi anche il cuore che ha gli occhi, si mette a versare le sue lacrime!

La morte spesso ricama intorno a noi centinaia di illusioni, illusioni destinate a sciogliersi come fiori di gelo. Eppure ci sono persone che sanno reagire in queste situazioni terribili con tenacia risoluta e ostinata. Ma io ho visto in faccia la morte in diverse occasioni e in sua presenza mi sento come una bimba che minacciata chiede protezione silenziosamente e anche affetto e così mi sento scippata dalla sicurezza di un futuro, rassegnata e senza combattività. C’è una commedia bellissima di Indro Montanelli che ci ricorda …”I sogni muoiono all’alba…” Oggi come oggi penso non aver più sogni perché i miei sogni non sono nemmeno nati! So anche che la vita non ha mai assecondato voli fantasiosi, ideali da percorrere; la conquista dei traguardi per un’idea che c’infiamma trova nella realtà consolazione solo da piccole cose, piccoli sogni, circoscrive i nostri desideri a cose possibili facilmente raggiungibili. Quando però vedi che la tua vecchiaia serena e in pace effettivamente se ne è andata ecco il dramma…Chi è tanto illuminato da saper decifrare la segreta scrittura che ogni tanto un fato invisibile traccia per noi sulla fragile e illusoria visione con cui noi abbiamo intessuto i nostri sogni? Questi pensieri che la mia mente riunisce in un tenue nastro d’argento può far vagare liberamente la mia fantasia come percorrere da una sponda all’altra un ponte…il ponte delle illusioni!

Ogni dramma inventato
Riflette un dramma
Che non si inventa.

Anche se è una frase sciocca a volte mi dico …”Ci sono malattie che pare si innamorino di me e che non vogliono mollarmi più e mi fanno pensare che forse invecchiare non è un lavoro da rammolliti…” La teatrale frase appena pensata fa parte del nostro bagaglio personale su come affrontare la vecchiaia…che è come mangiare un dolce che non sa di niente, anzi “fa schifo” soprattutto dopo un pranzo con i fiocchi…

Il treno della fantasia corre e la visione del ponte si annulla per restare soltanto un filo sottilissimo come ragnatela; poi anche quello si fa più tenue per poi sparire nel nulla. E’ un senso di delusione poter pensare di riprendere questo viaggio interrotto forse perché ormai quel treno non passerà più e proseguirà il suo viaggio verso l’ignoto…

C’è un pensiero che da sempre ci arrovella: ha un senso la vita? C’è sempre un qualcosa che ci fa continuare a vivere nonostante fallimenti, sbagli, naufragi sentimentali, affetti, amicizie, figli…soprattutto i figli! Dovremmo poter spiegare loro il nostro ruolo nei loro confronti (anche se sovente ci danno della rompi scatole) e alle nipoti perché conoscano l’emozione provata il giorno in cui la nostra bambina ha avuto lei. Dovrebbe anche far capire che sì vale la pena di viverla a chi ci accompagna nella vita, ai nostri uomini, perché capiscano finalmente che quando una donna ama lui è il suo unico perché. Vale la pena di vivere per tutti i nostri sogni, i nostri desideri e le paure che abbiamo senza bisogno di esprimerle. Gioco essenziale in questo è la nostra anima, il nostro io più autentico; quello che si emoziona e agisce così per istinto. Oggi pensiamo di poter superare tutti gli ostacoli grazie alla volontà e al pensiero: così perdiamo la nostra anima perché per ritrovarla bisogna liberarci dell’ipoteca del passato, dagli assilli del futuro, dagli insuccessi e dallo sconfiggere le malattie, per vivere meglio il presente. L’anima è la nostra vita più cosciente che nasce e muore col nostro corpo quindi bisogna cercare in vita di non perderla mai. Per questo anche se in un momento pensiamo di averla smarrita, la nostra anima rischia di diventare prigioniera in noi. E’ anche un’impronta di Dio in ognuno credente o meno. Il nostro desiderio di oggi è di andare oltre noi stessi, così sprechiamo la nostra vita nel tentativo di soddisfare qualunque desiderio…cerchiamo di ritrovare nel silenzio questa scintilla che è sempre in noi anche quando la sua luce è offuscata. Prendersi un po’ di tempo per riflettere su tutto questo ma soprattutto su noi stessi!

Nel tardo pomeriggio, verso sera,
sparisce ogni speranza
s’accuccia ogni chimera.
Anche quella, banale,
di una telefonata casuale.
Come di un numero fatto per errore.
mentre ai naviganti
s’intenerisce il core,
conto le ore del tuo silenzio.
Abituarsi a non amarti.
Abituarsi a dimenticarti.
Abituarsi a non pensarti.
Abituarsi a non averti.
Abituarsi.

(Niccolò Straniero)

La morte è in ogni luogo la stessa, ma la vita varia fino al momento della morte. Su un viso che si è spento si cerca quasi sempre traccia di quello che ha vissuto: non è la morte che ci fa paura in un volto trapassato ma la vita che ne aveva animato i lineamenti. Quella vita che noi cerchiamo in lui, cerchiamo di visualizzarla e non trovandola ci riempie di paure. Si ha come la sensazione di aver oltrepassato anche noi quel confine…ma chi è lì che osserva può ancora guardarsi indietro, dal posto dove è e dove può vedere ancora ogni cosa. L’attimo fuggente e l’infinito eterno sono ora tutt’uno: il principio e la fine quasi si toccano, gli attimi si agganciano agli attimi come un filo d’acciaio forte e senza punti deboli. Non ci rendiamo quasi mai conto dell’ineluttabilità della vita, in questa vita dove pare vincano sempre chi sa premiare il proprio “IO” senza confrontarsi con gli umili e i saggi: sono come urla nel silenzio perché i premi che si ottengono sono temporanei e col tempo diventano tristi trofei che la mente esibisce. Anche il cammino inverso è difficile perché inciampiamo sempre nelle medesime trappole e vince sempre chi urla di più; ma chi urla è fragile, chi aggredisce è insicuro, chi calpesta gli altri sarà sempre scontento. Qualcuno ha detto che è molto meglio fare qualcosa di clamoroso in silenzio che scegliere clamore per finire in silenzio!

Ogni lettura è insuperabile: storie infinite, storie con tutti gli ingredienti essenziali per la vita, storie che aiutano a farci star bene, un modo intenso e profondo per aiutare la fantasia. Un atto di libertà, un’occasione per confrontarci. Sentire quanta resistenza poni al tuo cuore quando sei più o meno aperta alle emozioni e scoprire che sei, anche se vecchia, un’irriducibile romantica! Ma non possiamo restare legati a tutto…a volte non ci stacchiamo da certe cose perché le associamo testardamente alla nostra gioventù: bimbe piccole da adorare! Come i veterani della guerra che la ricordano come il periodo migliore della loro vita: il fatto è che a quell’epoca erano giovani e nonostante gli orrori e gli scempi della guerra non possono non provare nostalgia. Per me è ora di mettere i piedi per terra perché ricordare i bei tempi non serve anche perché non ci sarebbe più l’atmosfera giusta.

Trovo affascinante la mentalità orientale, perché in uno spontaneo simbolismo coglie dietro la realtà visibile oscuri e invisibili significati. Questi in contrapposizione con l’anima occidentale, impoverita dal realismo e dalle preoccupazioni fanatiche dell’esattezza e della misura! Ci sono “scuole della saggezza” che cercano di trasformare l’arida visione filosofica scientifica in una visione saggia e in un atteggiamento più mistico della concezione del mondo.

Il sole è una sfera di rame e incendia il cielo di rosa, rosso e arancio; colori violenti come i meravigliosi tramonti dei tropici (anche se si afferma che è lo smog a rendere così brillanti i colori). Ripiombo nei pensieri e ora ce ne sono altri che mi fanno riflettere sulle miei figlie e mia nipote…ricostruisco gli eventi, rivisito le parole e le scene e questo mi aiuta ad avere un quadro definitivo su di loro…ora quello che mi tormenta è il tentato beneficio che ho loro concesso da lungo tempo perché sono i miei affetti e voglio loro tantissimo bene, ma ciò non toglie che in questo momento sono poco comprensive, perché mi scaricano addosso i loro problemi…ma solo quelli negativi! Amo tantissimo tutte e tre, ma l’amore ho imparato che non è uguale quando parte e quando arriva a destinazione. Amiamo i nostri figli di un amore forse inadeguato, soffocante e talvolta imbarazzante…però credo di aver trovato finalmente quel buon equilibrio che mi ci voleva, anche se quel “credo” mi fa pensare di essermi parzialmente costretta a diventare un po’ più ottimista. Così cerco di non telefonare quasi più, di centellinare ogni cosa detta a loro per non lasciar trapelare troppo questo affetto. Sono ferite che graffiano l’anima e ci fanno male….la differenza è che ad alcuni queste ferite sono solamente graffi all’involucro che sta fuori! Ma non vorrei mai e poi mai diventare una di quelle persone che in nome della vecchiaia soffocano i figli e mietono vittime innocenti.

Quando ho perduto mia madre in poco tempo perché vecchia e malata lei non voleva disturbarci e avrebbe preferito andarsene di fretta. Forse adesso l’avrei preferita ancora più tiranna ma averla ancora accanto! Sento che il mio respiro è come un’eco nell’oscurità, ma come un’eco nera…e allora vorrei piangere, ma anche questo mi è impossibile perché per difendermi dalle trappole della vita, ho costretto il mio cuore a farsi più duro. La giustizia nelle cose che la vita ci addebita solo occasionalmente si accompagna col perdono per tutto l’amore che doniamo ai figli! Dovrei venire a patti con le mie paure perché non si curano i dispiaceri dell’anima ferita con dei semplici cerotti; quando nella tua vita pensi di avere un riferimento, un centro della tua esistenza, una base su cui appoggiarti, non puoi accettare alcune cose e lasciar perdere altre. Eri per me un albero sotto cui cercavo protezione, finché un giorno questo albero non dava più quella rassicurante e protettiva ombra ma soltanto un sole accecante…tutto quel tempo a credere in qualcosa e in qualcuno su cui hai poggiato le tue sicurezze e scoprire che hai alimentato soltanto sentimenti confusi e laceranti è come sprofondare nell’oscurità più totale. Purtroppo le cose accadono a basta…succede…è come la cometa di Halley che arriva ogni 72 anni ed è lì… Rabbia, frustrazione e dispiacere : come un pugno che dal petto si trasferisce in gola come se forze e cose misteriose si dessero appuntamento in un momento imprecisato…ma a suon di dare picconate sulla falda più fragile della mia anima, dove andrò a finire?

Il buio ci insegna tante cose…cercare una luce!

Sentirsi come una pattumiera o un sacco di rifiuti con irrisolutezze e sensi di inferiorità e con un vago desiderio di fare chiarezza dentro e fuori di te. Trovare pace, equilibrio; tuffarsi e rituffarsi nella realtà quotidiana…aver tempo per accogliere ciò che si incontra in questo difficilissimo cammino; lasciare le lotte e le sofferenze e non pensare scoraggiata che tanto ormai questa giornata è passata e non posso fare altro di recuperabile; non piagnucolare ma reagire! Vivere la vita con la sua carica di significati che pretende senza continuamente confrontarsi; venirne a capo dei fatti del vivere e dare risposte alle questioni di vita e morte. Non perdersi nelle cose, ma vederle perché la vita è tutta una contraddizione e non si può accettarne alcune e lasciar perdere le altre. Avvolgersi e scaldarsi nelle nuvole dei pensieri, dipanarli per sentirti protetta e sicura; accoccolarsi in un angolo che è dentro noi e ascoltarsi. Nonostante tutti questi ingorghi interiori cerco di ridurre tutto con un difficile processo ai minimi termini. Cercare per forza interesse in ogni cosa è difficile e relativa perché ogni cosa è in continuo movimento, dotata di infinite sfumature. Vado avanti per la mia strada perché è inutile affrettarsi per tutte le deviazioni che si deve affrontare, perché “la vita matura lentamente fino al suo compimento”. Prego anche Dio e te che mi prendiate per mano e così cercherò di non avere più paure esagerate se incontrerò altre difficoltà o cedimenti. Cercherò di non lasciarmi coinvolgere con troppa apprensione da quello che mi capiterà, per poter acquisire quella sicurezza per uscirne un po’ più indenne. …”Essere liberi dagli altri, lasciarli liberi!…” dico anche se molto spesso non la applico ai miei cari.

“Non abbracciare tutto quello che ti capita nella vita,
ma lasciati abbracciare dalla vita!”

Vorrei rifugiarmi dentro tutte queste parole senza farmi riprendere dal mio familiare disagio, anche se so che altri sono deboli, insicuri e impauriti e chi non lo dà a vedere finge, perché tutti siamo affidati a noi stessi. Come in una danza “Kabuki” mi immaginavo in allora un’attrice con le movenze di una marionetta, con drammi che avrebbero richiesto un’interpretazione più naturale per la ricchezza degli avvenimenti e di colpi di scena. C’erano dentro a questa danza anche aspetti comici (Kyogen) ovvero intermezzi tra drammi di serio contenuto. C’erano periodi in cui mi sentivo invincibile: volevo dimostrare a me stessa cosa ero in grado di fare e finivo sempre per fare cose che non potevo dare spiegazioni neanche a me stessa. Avrei voluto scrivere queste cose ma non per deludermi di più ma perché inconsciamente non avrei mai potuto mettere su carta tutta la vita di una persona con le cose che cambiano in continuazione, perché a volte è talmente sottile la linea che separa le scelte che facciamo che basta pochissimo per far girare le cose in tutt’altro modo.

Soffocare paure e tristezze con la forza di volontà è un esercizio doloroso, ma se hai qualcosa di bello e entusiasmante su cui concentrarti tutto diventa più facile; così cerchi di prendere sopravvento su quel piccolo demone che alberga in noi per allontanarlo dalla tua mente e dal tuo cuore. Con questi pensieri avverto stranamente un senso di pace come quando pensi d’essere sfiorata da qualcosa di assoluto e superiore, che scaccia inquietudine e angoscia e il tuo cuore riprende a battere più tranquillamente!

Socrate nel 423 a.c. ci insegna ad acquisire una consapevolezza sempre profonda dei significati attraverso la riflessione, cioè avere padronanza delle proprie capacità: virtù con il sapere; male come ignoranza o insufficiente conoscenza del bene. “Nessuno sbaglia di sua propria volontà”! Questo approfondimento della “ragion del nostro operare” implica realizzazione della natura vera dell’uomo cosicché nell’esercizio delle virtù si accompagni necessariamente la felicità. Il “demone” che parla dentro noi ci vieti di compiere in momenti decisivi scelte determinate: questo va inteso come una chiarezza in noi ad una nostra indagine interiore ben condotta.

Dopo un tramonto infuocato una palla di luna appare in cielo e il suo chiarore inonda la stanza e gioca con le ombre…sono rannicchiata contro la mia gattina (ovvero è lei che occupa tutto il mio spazio allungandosi smisuratamente) e la mia casa pare abbia ripreso vita con i rumori di allora: l’allegro vociare delle mie figlie, il quieto camminare di mio marito e la vocina dolce della mia nipotina che mi chiama sempre …nonna Babà… anche se ancora adesso mi chiama così anche lei ha i suoi problemi e so che un eccesso di comprensione o sostegno da parte mia potrebbe risultare anziché fortificante dannoso, quindi cerco d’esserle utile osservando i fatti con un po’ più di freddezza. Vorrei poterle dare appoggio pieno, ma non in questo momento! Purtroppo alcune di noi sono troppo mamme-canguro con un marsupio sempre pieno fino all’orlo di affetti per chi amiamo e per chi abbiamo amato. A volte mi pare d’essere stanca del fatto di portarmi sempre appresso tutti questi “gioielli del cuore”, ma sono sempre stata ansiosa per natura e a volte sto male anche se in fondo mi sento gratificata perché penso che questa ansia non sia considerata una minaccia a una serenità, ma piuttosto a una parte della mia sensibilità. Siamo vittime di una onnipotenza che ci spinge a cercare di gestire ogni situazione! In cielo si vede una falce di luna con entrambe le punte rivolte verso il basso, mentre il cielo notturno germoglia piano piano di stelle e le ombre si fanno meno profonde, io rimango nei miei pensieri in cui riaffiora ancora quell’orgoglio che mi ha sempre impedito di lasciarmi andare, sottopormi a critiche, accettare favori e riconoscere le mie manchevolezze! Ma non voglio compassione perciò accetto l’orgoglio della mia solitudine e speso dell’angoscia! Tutti vorremmo un mondo ideale quando le nostre aspettative vengono deluse dapprima da genitori a volte impegnativi e noiosi, poi da persone esigenti o egoiste, infine da persone che si ammalano e nonostante le nostre cure e devozioni “…si permettono di morire!…” Mi sento sempre in colpa per quanto mi accade e avrei bisogno di una sana rimozione da tutto questo marasma di emozioni, di essere spettatrice dei fatti, un po’ più allegra e quindi più saggia; ma non mi fido molto di queste emozioni che sono distribuite come su un otto volante impazzito e dove vedo ancora cadere la mia esistenza veloce sempre più veloce… poi mi vedo ancora a origliare tra i miei sogni di sfuggita e a ricordarmi che “ …non si lasciano morire del tutto i nostri morti se non vogliamo lasciarli andare…” Ti racconto mentalmente la mia giornata uguale a tutte le altre, come ombre proiettate sui muri alla stessa ora del giorno…i miei timori sono a volte sfuggenti a volte sprofondati nel fango come certi pesci che vivono nelle profondità. Si dice che nel nostro sguardo c’è la saggezza acquisita nelle vite precedenti anche se non ce ne ricordiamo. Se potessi mi chiederei: …”Eri stata felice in una vita precedente? E’ vero che al destino non si può sfuggire?” Tutti questi timori forse non li avrei se fossi ancora qui e mi aspetterei ancora quella serenità che fa della vecchiaia una cosa speciale. Queste sono tutte aspettative che servono soltanto agli illusi perché dai morti non si possono certamente pretendere preoccupazioni del genere. Attirarmi fuori da questa situazione, ma senza portare alla luce schegge sepolte della vita passata: di alcune ne ho coscienza, di altre solo congetture, ma le più brutte sono quelle che rodono l’anima per il mistero in cui sono intrappolate…ritagli preziosi, stoffe scadenti, punte di spillo acuminate…

C’è una bellissima fiaba di un povero giovane che vende la sua ombra a uno sconosciuto (il diavolo) in cambio di una borsa inestinguibile di felicità; ma presto s’accorge che viene messo al bando da tutti i suoi simili; getta via la borsa fatata, percorre il mondo con gli stivali delle sette leghe e ritrova la serenità se non la felicità…

Viviamo tutti come in un cerchio magico all’esterno del quale è preferibile non avventurarsi perché al di là ci aspetterebbe caos e dolore. La mia esistenza è come la pallina di un vecchio yo yo, tiro l’elastico e un po’ è su, un po’ è giù. Vorrei quasi capire la formula magica sussurratami all’orecchio da qualcuno per non lasciarsi investire dalla forza del tempo e per non lasciare andare lontano il mio spirito. Mi sento ancora tanto confusa in presenza delle linee segrete tracciate tra gli angoli più inaccessibili della storia della mia vita. I pensieri cerco di riassumerli anche se con fatica perché è un po’ come risvegliarsi da un brutto sogno o come ripiombare nel medesimo sogno ricorrente… Non sarà la sfiducia nel non vedere realizzare la serenità? Se fossimo capaci di immaginare storie a lieto fine, forse smetteremmo d’ inseguire la felicità per accontentarci di quello che abbiamo. Ma tutti abbiamo i nostri limiti e non è facile distinguerne i fatti così come sono avvenuti dall’inizio a quando finiscono perché si avvolgono uno sull’altro e poi ti si ripresentano alla rinfusa senza alcun concatenamento. Come un vortice impetuoso ti trascinano con loro fino a provare un senso di panico, di sfinimento e poi …il fallimento…ma il peggiore è quel senso di vuoto che è terribile e non si può dimenticare.

Dalle case sconosciute e dalle origini
verso fini sconosciute
nulla vale il logorio della volontà di vincere,
se non per conquistarsi l’allegria e l’amore degli amici.

(da un libro di Marcia Willett)

Dissapori riportati in luce, brezze inquietanti e dispettose. Silenzi repentini, porte sbattute, parole buttate l’una sull’altra, conflitti tra le mie e le tue aspirazioni destinate poi ad annullarsi vicendevolmente, battute violente come un’eruzione di un vulcano in profondità per trasformare tutto in cenere. Abissi di sofferenza che pensavo poter recuperare, parole non dette e ferite ancora aperte, aria respirata carica di tensioni, parole di una cortesia esagerata, caute; frasi interrotte e quasi formali, e poi…i silenzi!…La tua vita corre e tu sei impreparata a correre più veloce di lei per poterla riprendere e afferrarla! Poi un cielo limpido di una nitidezza indescrivibile dopo tante nuvole, attimi sospesi in nuvole dorate, calma assoluta dopo tante tensioni come in un oceano dove sotto la superficie calma si addensano correnti nascoste cercando di afferrare tutto ciò che incontrano. Albe radiose e dorate e tanto sollievo dopo essermi sentita aggrappata ad un precario appiglio sul ciglio di un burrone; sogni in cui mi sentivo leggera leggera… volavo galleggiando in aria senza sforzo e lontano. Come la vita che ha bisogno di certezze, sempre, per non rischiare di morire soffocata. Mi ero ripromessa un futuro di vecchiaia serena e felice e finalmente una vita come un’incredibile avventura…anche se non più giovane…e dov’è finita la mia avventura radiosa? Tutto in banalità e miraggi sempre più lontani da raggiungere. Ma io ci credevo perché ero uscita da poco da un’esperienza devastante…mi ero ammalata di tumore e fortunatamente avevo creduto alla guarigione sia del corpo che della mente…

In un libro ho letto che l’amore è come un codice stampato sulla sabbia: soffia il vento, volti lo sguardo e tutto cambia e il messaggio non è più lo stesso.

Ancora una volta il giorno, ancora la notte.
    Il crepuscolo e l’alba, l’inverno e la primavera.
        Nel gioco del tempo, la vita scivola via…
            Resta solo il desiderio.

Ancora nascita, ancora morte
    Ancora l’oscuro viaggio nel grembo.
        Niente dura a lungo in questo mondo labile
            Tranne le attorte spire dei desideri.

(Sri Shaukaracharya 788-82° d.c.)

E poi ecco cosa rimane: libri e le riviste preferite: Quattroruote, Focus, Airone; camice, abiti, biancheria tutto messo in scatoloni e dato in beneficenza…l’armadio vuoto dove le grucce vuote vengono sbattute una contro l’altra…le butto! II tuo profumo appena svitato per lasciar impregnare un poco l’aria della stanza… Ma come è mai possibile non dimenticare nonostante gli sforzi? E’ come una lampadina male avvitata…un po’ si accende e un po’ si spegne…

Fiume, ho una sola domanda da porti.
Fiume, nel tuo viaggio senza fine,
quando uno dei tuoi argini crolla, tu ne crei un altro.
Ma cosa posso fare io, ora che gli argini della mia vita
Sono stati tutti spazzati via?

Fiume. (da un libro di Chitra B. Divakuruni)

…poi quella terribile parola composta di cinque lettere nere come la pece, dolorose come punte di spada, acuminate come aghi che scendono sempre più in profondità. Siamo tutti prossimi alla morte appena nati, ma non ce ne rendiamo conto! Sogniamo e nei sogni abbiamo le nostre speranze: da vecchi si sogna di tornare giovani e felici, da giovani si sogna di mettere in scatole nascoste tutta la nostra vita e le nostre illusioni. Quando si è donna si sogna l’uomo della nostra vita, quello giusto per poi scegliere immancabilmente la persona sbagliata. Poi restati soli ci rivolgiamo ai morti anche se loro non danno mai risposte ma si limitano a guardarci fare sempre gli stessi errori…o forse siamo noi che non riusciamo a capirli nonostante anche loro e prima di noi siano stati giovani e ora sono come svuotati di parole senza il peso della vita, delle sue invidie e dei suoi trabocchetti! Se potessero ci aiuterebbero, ma non lo fanno. Spesso la vita ti obbliga a fare scelte, ti offre privilegi, ma altrettanto spesso rivuole tutto indietro. Certo col tempo…ma gioventù e privilegi sono cose che prima o poi devi restituire. Ho cercato per tutta la vita un rifugio tranquillo, la serenità nelle cose possibili…poi arrivano situazioni che credi poter gestire e invece ti dominano completamente. Ricordo l’ultimo giorno che eri ancora mezzo cosciente e dormicchiavi come sempre intontito dagli antidolorifici. Ad una certa ora della sera hai aperto gli occhi resi opachi dai medicinali e mi hai fatto un sorriso strascicato…e in quel momento mi sono sentita ricompensata di tutto, perché in quel sorriso mi pareva di vedere scritto “…dovunque andrò ricordati che ti aspetterò...da qualche parte…” Dopo quel sorriso che per un istante solo è rimasto sulle tue labbra sei nuovamente piombato nel luogo senza dolore dove la morfina ti permetteva di isolarti. In quel momento e per lo strano modo che ha di comportarsi la mente quando deve cogliere la concentrazione e le sue alternative sulla lotta fra la vita e la morte, tornavo a pensare alle piccole incombenze quotidiane e quelle risposte erano di importanza primaria. Purtroppo per noi la sorte ha però un sorriso di scherno a portata di mano per chi spera nel meglio! Bello sarebbe poter fluttuare nell’aria e liberarci di tutte le pene senza paure, senza ricordi di sogni legati all’infanzia, senza ricordare desideri non avverati, senza quelle illusioni di una vita lunga e serena con chi ami, ma soprattutto non ricordare il momento in cui un dottore ti informa che il chirurgo che ha operato il paziente lo ha richiuso senza poter fare nulla… non c’erano più speranze per un addome talmente invaso da cellule cancerogene, che non si sperava che qualche giorno di vita! Vorrei dimenticare tutto questo precipitare e affondare nel buio, ma fortunatamente mi sento ancora tirare su verso questa vita così ingarbugliata e imperfetta. Il dolore mi schiaccia ancora ma poi a poco passa e sparisce e mi aggrappo a ciò che ho sempre sentito dire…i morti se non li si lasciano andare via non muoiono del tutto! So che i medici, questi guerrieri contemporanei, hanno fatto tutto per te addestrati come sono a combattere il nemico che avevi dentro, perché quello è il loro compito, e con tutte le armi a loro disposizione. Ma a volte il paziente è un giudice che conosce l’esito meglio del medico, perciò penso che tu te ne rendevi conto, cosicché l’ultimo corpuscolo sano è stato inghiottito come pure la tua anima. Sono grata a quei bravi medici anche se tutto è stato inutile; occuparsi di un malato in fin di vita comporta difficoltà anche psicologiche. Si sgretola il nostro equilibrio e si deve imparare a gestire il dolore che è come un terremoto nel corso abituale delle cose che viene aggiunto al terremoto interiore. Però per superare il momento drammatico è dire ciò che si prova, perché ognuno mette in campo le sue difese personali che spesso escludono altri chiudendosi in se stessi. Con il conflitto interiore dei nostri sentimenti si passa dall’ottimismo all’angoscia e non accettando l’idea della morte si arriva a negare il problema. Così è successo in quei pochi giorni di tregua dove i momenti di illusione tipo “…domani guarirà…” erano alternati alla realtà dove è il corpo che parla, quel corpo che scopri fragile e ti senti il suo appiglio. La malattia terminale ti porta via tutto prima di prenderti la vita: le energie, la volontà e la dignità. Continuare la vita di sempre era come correre a due velocità: il mondo esterno sempre uguale incurante delle tue angosce con un ritmo accelerato al massimo, quello vicino a te a contare i respiri di un corpo in balia dei suoi bisogni. La sola incertezza è se la morte ti può cogliere quando inspiri o espiri. Poi non c’è più nulla se non un cadavere con l’immagine, perché non sei più nel corpo…solo i viventi abitano il loro corpo involucro dell’anima. Chissà se sarai stato sorpreso dalla morte o se ne avevi sentito la presenza o se hai pregato e hai invitato questa morte a svuotare il tuo corpo…

Forse c’è davvero un Dio misericordioso o forse ha imparato anche lui per essere Onnipotente, un po’ di umiltà nell’illusione dell’umanità. O forse è come quando sei in trincea e ti trovi davanti la morte e proprio allora hai dei seri dubbi sulla sua presenza. Combatti per continuare a respirare perché vuoi continuare a vivere e allora invochi tutte le entità possibili. Anche se Dio è in diretto contatto con le forse cosmiche e quelle che operano in ogni persona sulla terra, in definitiva questo principio creativo è una parte di Lui; purtroppo a volte non abbiamo il coraggio di dirlo. Bisogna avere il coraggio, avere il coraggio di comunicare con questo Dio: guarisce le persone insegnando loro ad accettare il dolore; conosce tutte le contraddizioni e i pensieri; conosce tutte le nostre emozioni e sa cosa ci passa nella mente e nel cuore…l’unica vera verità che contiene la vita sono le contraddizioni e le cose o i momenti irrazionali, altrimenti si finisce col fare violenza alla nostra anima. Essa è come uno specchio interno, come un bel paesaggio ampio pieno di luci e sereno (se ben coltivata)!

Seneca diceva che “ Le cose umane sono brevi e caduche e non occupano alcuna parte del tempo infinito” Sai che dopo la morte è la fine dei tuoi giorni e che forse il paradiso è il nulla!

Quale minaccia per il mio equilibrio è stato tutto quanto, perché più siamo legati a chi sta male più la nostra vulnerabilità prende coscienza. La morte fa ancora più terrore e così entra in scena anche il pudore, il pudore che ci trattiene dall’abbracciare chi soffre, dal dichiarare ripetutamente il nostro bene per timore di sottolinearne la gravità. Spesso cerchiamo di sdrammatizzare le paure a chi sta male con la convinzione di porre loro conforto o peggio frastornandolo con indicazioni tecnico-mediche. Poi quando ti senti dire …”non ce la farò mai più, ma non vedi che sono già morto?…”, e allora sì che il tuo equilibrio sfugge e anche se c’è un poco di speranza dettata dalla disperazione tutto risulta vuoto e inutile. Per quanto la mente umana sia una creatura che spesso è in grado di agire davanti a particolari dolorosi come un gioco di specchi, a volte creare realtà separate in un universo parallelo, è meglio limitarsi ad allontanare temporaneamente la sofferenza anziché cancellarla, altrimenti si arriva alla disperazione, alla confusione e poi al caos. Però quando un medico ti fa leggere il suo verdetto di fallimento, mi chiedo come fa uno a decidere di dedicare una vita ad un lavoro di assistenza al trapasso dei più tanti dei suoi pazienti? Pazienti divorati dal cancro….purtroppo questi specialisti vanno in guerra contro questa calamità con armi a volte insufficienti contro questo agguerrito nemico che non conosce limiti né ostacoli: è come un terrorista perché senza il minimo preavviso distrugge tutto. Quando ti somministrano la morfina che rappresenta l’ultimo stadio, questa ti fa perdere il controllo, ti fa giacere immobile e a volte nemmeno cosciente per comunicare quello che ti passa per la testa e alla fine ti priva proprio di quello che tu cerchi di lasciar andare coraggiosamente… perché è a tutti gli effetti una droga ma senza alternative se non quella di morire di propria mano, oppure accettare il dolore. Sono una manciata di parole che però pesano come un macigno. La morte con ironica compassione e la morfina ti stavano già dando la stretta finale al cuore… dormivi quasi sempre…poi la rabbia comincia a consumarsi e a mescolarsi col dolore, questo dolore che dà vita a qualcosa che non ho più la forza di prenderne atto. Quando una vita si inclina oltre un certo grado nel verso sbagliato rimedi e cure diventano impossibili e al male presente ne arriva sempre uno peggiore…quello che non sapevo era quanto potesse essere lunga e sofferta questa strada! Sospetto che non ci sia nulla di peggio di un’attesa in ospedale per farci capire prima del tempo cosa sia l’inferno o, quantomeno il purgatorio. Ore e ore affranti, doloranti … Penso che la morte si può affrontare meglio la notte quando gli altri pazienti dormono o stanno tranquilli, quando le infermiere hanno il tempo necessario di distogliersi dalle battaglie incessanti della giornata per occuparsi di coloro che hanno perduto la battaglia. Si intravede l’attività nella corsia, i carrelli sospinti vicino ai letti e ai pazienti in attesa; infermieri che raddrizzano o cambiano fleboclisi, le voci, i passi. Il mondo forse in alcuni momenti per te era sereno, perché altrimenti saresti stato così immobile? Le espressioni fuggevoli del tuo viso erano ormai riflessi transitori delle tue emozioni che non provavi più: un sorriso per niente convincente! Provavo anche pietà ma solo come una diffusa e impersonale assenza di speranza a causa dell’inevitabile perdita. Poi il dolore che in fin dei conti è forse autocompiacimento e senza merito quando dura troppo a lungo… è stato razionato come gli spiccioli dati ai poveri perché si tratta di una merce che i più forti e sicuri di sé forse sono troppo orgogliosi per darlo a vedere. L’attesa era la cosa più terribile, quella che a volte ti fa afferrare il bordo di qualunque cosa per appoggiarti allo stesso modo in cui stai cercando riafferrare il tuo equilibrio a brandelli. Nello stesso tempo cercavo di non oltrepassare il livello di guardia delle mie emozioni perché non prendessero troppo presto il sopravvento…poi troppo presto ho chiuso gli occhi per evitare l’urgenza delle lacrime. Pur essendo disperata mi dicevo “niente nuove, buone nuove…” illudendomi per ancora pochi giorni. Nel nostro matrimonio c’erano ancora due incarichi da risolvere: tu morire e io guardarti morire! Il mondo non mi era mai apparso così squallido e desolato e il vuoto lo sentivo enorme. Poi tutto accadde e chiuse una porta del passato con un tonfo assordante per aprire la porta all’adesso con tutti i miei sensi coinvolti che soltanto respirare era fatica. La promessa fatta inconsciamente a te nel mio cuore di morire con te non è stata mantenuta…come si può mantenere una promessa ai nostri cari quando con l’atto stesso del morire qualsiasi cosa avessi fatto non avrebbe potuto né deluderti ne tanto meno ti avrebbe fatto tornare? Forse se non per l’essermi sentita una nullità per tutta la vita lo avrei fatto per dimostrare coraggio o azione? Un atto così terribile e irrevocabile non poteva avere ragione a un atto preordinato. Riguardo Dio figurato con un libro aperto …”Ego sum alpha et omega” e penso a coloro che possono perdere e trovare la loro identità in quella magnifica certezza!

Thomas Mann scrisse “Per il bene dell’umanità, per il bene dell’amore, che i pensieri di nessun uomo siano dominati dalla morte”

In questi momenti penso a quanto c’è di vero a come certe influenze infantili ti dominano. La paura che da piccina provavo per mio padre iroso e la paura di perderti, mi hanno fatto capire che anche se ho cercato mille modi per fingere che era passata, questa paura c’è sempre stata! Sarà per questo che in un futuro di ansie e incognite mi sento così impreparata? Mi pare di essere diventata una specie di documentarista del passato, una diarista o peggio aver passato anni pagando questo tributo.

Si ha sempre la sensazione che il destino sia una sorta di fatti che si innescano in successione ricche di significati…e penso a noi due più vecchi, maturati e inteneriti sul nostro passato, mano nella mano con tante cose da raccontarci ancora, lasciando però nel vago il momento in cui uno dei due avrebbe lasciato questo mondo…ricordo i tuoi capelli bianchissimi come un paesaggio innevato e antichissimo…un ricordo come questo e lo scivolare degli anni insieme forse non ha bisogno di tanti altri ricordi! Senza alternativa e senza preavviso mi sentivo presa fra due conseguenze di un’alternativa: il male e il peggio…

Il destino conduce per mano chi lo segue
Trascina a forza chi gli si oppone.

(Cleante)

Pitagora credeva nella metempsicosi, ovvero la trasmigrazione dell’anima e considerava anche la più piccola cosa alla stregua di feti in procinto di reincarnarsi. Vorrei credere alla mitologia del culto di Apollo in cui si dice che egli nacque di sette mesi e con le sette corde della sua lira emetteva una musica così soave che aveva l’effetto di dare salute alle genti mortali. Bisogna che faccio attenzione perché una banale frase detta da un eroe dei fumetti (mi pare si chiamasse Maltese), un avventuriero, dice: “…attenti, quando per caso si entra in una favola non si riesce più ad uscirne!”

Quando sarò ancora più vecchia forse se passerò più tempo con le mie figlie spiegherò loro cosa ho provato, come ho reagito, perché pian piano riesco a capirmi e a vedermi per come ero “combinata”. Qualche volta le cose vanno ancora per la loro strada e non in sintonia con la mia anima, ma con questo desiderio di armonia fra le due cose, vedo che la tristezza quando arriva è sempre diversa e noto una possibilità di ripresa quasi completa. Ho creduto in Dio come tutti i credenti; in un Dio benevolo, un Dio a cui non chiedevo più di quanto potesse dare. Poi non ho perdonato per averti lasciato morire. Il tempo non guarisce, ma anestetizza.

…di pietra diventano le nostre ossa dopo un cammino lungo e faticoso specie in malattia e così a poco a poco non esitiamo ad abbandonare la vita diventata un peso. Porre fine ai tuoi giorni e cominciare l’eternità levandosi su nuove ali…

Troppa realtà nessuno di noi può sopportare perché creiamo tutti un mondo in cui vivere sia sopportabile. Alla domanda “Ma che cos’è la verità?” fatta da qualcuno (mi pare Pilato) …non ci furono risposte. I fatti se riesci ad accettarli sono sacri fino a quando vengono confusi con i valori perché la vita deve essere semplice. Forse per me quel credo è un poco più presuntuoso ma non privo di conforto! Tante persone nascondono fardelli di pena e di ansie, ma tutte sopportiamo con facilità perché dolori e paure significano essere per sempre nella solitudine dell’IO.

Siamo figure transitorie, fugaci comparse sulla scacchiera della vita: alcuni sono veri giocatori stagionati e in caccia da tempo per comprenderne tutti i meccanismi, altri perdenti in qualsivoglia maniera quando entri in quel mondo ombra, un mondo in cui tutti i problemi ti arrivano addosso come treni merci e qualche volta, ma raramente, ti vengono elargite soluzioni con un mormorio appena udibile!

Sartre filosofo e scrittore francese nel 1929 scrisse che l’uomo deve rinunciare a garanzie di comodo come dell’idea di far parte di un piano provvidenziale o una serie tutta di accadimenti necessari. Egli, “…essendo condannato a essere libero porta il peso del mondo sulle spalle…” ed è quindi responsabile della realtà e di se stesso. La coscienza di sé stessi è il “per sé” e negazione dell’”in sé”. Il “per sé” è la tendenza, la predisposizione e le abitudini con coscienza di se stessi nei sentimenti di angoscia suscitati da questo potere di decisione assoluta. Spiega anche come nei progetti aventi come fine la conoscenza dell’altro, la realizzazione dei valori sia quella del fallimento e dello scacco!

Ecco, io credo di avercela fatta
A vivere in un mondo pulito: in fondo
Non è che a tanto il mondo t’invoglia.
Ma con fatica la mia vita è andata.

(R. Badarello)

Fare come un continuo viaggio interiore dalle sensazioni ai sentimenti e da questi alla memoria. Togliere quegli atteggiamenti attoniti di angosciata stupefazione per le forze oscure che governano la vita; quel sentimento drammatico che domina l’esistenza e quegli slanci irrazionali, quell’insofferenza alla coscienza disillusiva della natura umana. C’è nella poesia un regno per lo spirito ma non può certo curarsi di migliorare il mondo e di far sognare una felicità universale.

Fine giugno 2005

In piedi davanti alla finestra con un cielo azzurro in cui ciuffi di nuvole scivolano come vele sull’acqua, mi volto e torno a girare lo sguardo per casa osservando tutte le cose che abbiamo scelto con cura durante lunghissimi anni: i divani, le poltrone, i tavoli, gli armadi, il letto. Immagini di una qualche stabilità, affidabilità. Ora noto con nostalgia come tutto comincia a logorarsi: la pelle dei divani, i colori brillanti della mobilia e le foto…tutto sbiadito come i sogni… Lisa mi ha regalato un libro “L’arte della felicità” del Dalai Lama: combattere gli stadi mentali negativi come la rabbia o l’odio e coltivare quelli positivi come la gentilezza, la generosità, la tolleranza. E’ un esercizio quotidiano, difficile ma possibile per insegnarci a trasformare le avversità in occasioni di serenità interiore. Avevo aperto il pacchetto a Castel e una folata di vento lo ha fatto scricchiolare e volare via…un rumore vuoto…sarò in grado di mettere in pratica queste nobili verità?

I primi tempi mi ritrovavo a camminare per strada veloce e a testa bassa, voltando angoli senza direzioni distinte, perché ovunque andassi le lacrime trattenute a stento erano sempre pronte lì a sfuggire; poi trovandomi in mezzo alla gente, al traffico cittadino con i suoi flussi e riflussi, rallentavo e per un momento assaporavo l’attività delle persone, la vita. Il dolore svaniva e mi calmavo e il respiro si faceva normale e in quel momento provavo un senso di calma e di gratitudine andando senza scopo, spedita come se tutto scivolasse lontano da me, sempre più lontano! Non potevo parlarti, spiegarti le mie sensazioni e le mie paure, il mio isolarmi, però capivo che mi ascoltavi e sentendomi mi avresti aiutato a uscire dai luoghi bui dove rischiavo di perdermi. Avevo elaborato tutti i processi in una progressione forse conclusiva di quel ciclo devastante e speravo di tornare quasi alla normalità. Adesso direi che va abbastanza bene, ma in certi giorni non va affatto bene, per queste calde serate passate da sola, per le mie notti in cui mi sveglio ininterrottamente e vorrei chiudere fuori il mondo anche se c’è ancora un mondo che ha fine e un fine! Ognuno di noi ha la sua zattera personale da spingere anche nella disperazione perché anche se quel fragile guscio va alla deriva anche la nostra anima va e senza più speranza…

La parola magica a cui affido tutta la serenità che dovrei acquisire è …domani… ma anche questa è una parola vaga nel tempo perché averne risposta è composta da troppi ieri e oggi! Questo oggi con una continua alternanza di stati d’animo come una corsa ad ostacoli tra ottimismo e pessimismo. Devo ristabilire le giuste proporzioni, ritrovarmi da sola al sorgere di ogni giorno con tutta una serie di emozioni frammentate e con sempre tanti percorsi nell’inseguire i pensieri. Vorrei avere una vita normale, senza troppi pensieri che sono a volte come belve inferocite dentro noi, ma che dicono sta sempre a noi cercare di domarle giorno dopo giorno. Ci riuscirò? Sono a guardare la strada di notte e osservo come il silenzio e l’assenza di parole a volte ha più espressioni e dà più motivazioni alle parole stesse. Vedo anche tante immagini della mia vita , ma con forza cerco ricacciarle come distruggere un puzzle pezzo per pezzo. Queste immagini che ho costruito nella mia mente in un posto senza luogo e tempo dove si dice nascono pensieri insopportabili, oppure nel mondo fittizio degli incubi! Tornare alla realtà anche se a volte è peggiore dei sogni… Ma i ricordi dolorosi tornano a sprazzi, senza sequenza ordinata, alcuni nebulosi altri nitidi….poi mescolo in questi ricordi le immagini tue di quando hai preso per la prima volta la nostra bimba in braccio col suo corpicino piccolo piccolo, le palpebre appiccicose e il sorriso senza significato. Con lei e la nostra seconda bimba che camminava barcollante in riva al mare, ed infine con la nostra nipotina in un carnevale in città e mascherata da fatina… Platone diceva che il mondo che percepiamo intorno a noi con i sensi è solo una “copia” della vera realtà, perché l’originale sono le idee…ma lui è stato un grande filosofo! Galilei asseriva che la natura e quindi quello che proviamo in natura è soltanto un libro scritto in caratteri matematici…

La vita è trascorsa, come sempre fa, tra le righe e a volte fuori dai margini. I saggi dicono che è ciò che avviene quando facciamo progetti…ma all’inizio era soltanto vita trascorsa con qualche piccolo cambiamento, con litigate rarissime costellata di piccoli successi e altrettante piccole sconfitte…poi quella rabbia per come ho affrontato la vita; per come ho voluto andasse. Questa rabbia restata a lungo inesplosa appesa come a uno spaventapasseri con molle e imbottiture che escono da tutte le parti. Questa rabbia che mi balla attorno, eccitata nel vento come volesse dirmi:” beh, cos’è che tutto assieme sei così arrabbiata anche tu?” Inutilmente cerco tenerla alla larga, ma è come se il mondo si riversasse nel vuoto che sento. Forse dovrei imparare qualcosa qua e là…e di corsa…

Rimango sveglia a lungo e quando mi addormento faccio uno stranissimo sogno…sto guardando dal cielo le stelle e con una bacchetta magica ne faccio scendere una che cade sulla mia casa dissolvendola in uno scoppio di luce… i frammenti non cadono a terra, bensì vengono risucchiati dolcemente verso me, nell’universo stellato come se il mio tempo sulla terra fosse finito e Dio, più addolorato che contento, mi avesse tolto la sua protezione…sarò da neurologo? Per una come me che ha predisposto la sua vita su alcuni parametri e poi questi se ne sono saltati via e cercando di porvi un riparo sbatta di qua e di là… finché un giorno si alza con una bracciata di pezzi rotti e vede che il mondo è andato avanti ugualmente anche se non può raggiungere la sua vecchia vita, ma soltanto ricominciare. Il mondo è perfettibile come lo siamo noi tra una folla di devoti dell’apparire e quelli del nulla. Se elaboriamo con calma tutte le voci che sentiamo intorno, tutte le voci che abitano questo mondo con tutti i suoi pensieri, smetteremmo di giudicarci e vivremmo semplicemente senza rabbia. Il mondo cambierà colore e i colori saranno più nitidi e chiari. Poi ci sono i figli che amiamo tanto e più di tutto e vorremmo per loro il meglio. Smettere di accudire il male come un bimbo, coccolarlo, parlargli e nutrirlo e allora questo male non crescerà e non invaderà il cuore. Ma ho vissuto anche l’amore, vissuto pienamente come un bel libro che ho appena finito di leggere e adesso è tempo che ne apra un altro (ovviamente senza questo). L’amore è come una specie di scuola e non sempre capisci quando ti tocca l’esame e a volte succede di convincersi di quello che si vorrebbe accadesse…peccato che questo esame riguarda solo noi!

Non fare che diventi un’abitudine di quello che hai perso perché non riuscirai più a vedere quello che hai vicino!

Kant filosofo tedesco (1724-1804), dice che l’uomo conosce solo la realtà che sperimenta con i sensi: Dio e l’anima non sono prove certe, ma abbiamo bisogno di credere alla loro esistenza per non perdere la speranza che la vita continui dopo la morte. A tutte le azioni dell’uomo, di questo suo essere diviso fra le sue inclinazioni naturali e le sue razionalità, è sempre sotteso un comando imperativo della ragione; la ragione quando interviene come criterio di convenienza del mezzo rispetto al voluto. Lo schema è: “Se vuoi questo, fai quest’altro.”Poi la nostra facoltà di giudicare è una plausibile ricerca universale entro la quale c’è “la percezione sentimentale” di una dimensione del mondo. L’uomo in questo mondo ha un felice accordo con la propria libertà interiore.

Rousseau scrittore e filosofo svizzero 1871-1946 più moderno, scrive …” In una società dominata dalla aristocrazia dei filosofi e scienziati non essendo legato a nessuna scuola, ho rivendicato il primato dell’IO come sentimento e spontaneità. La natura degli scienziati è fredda e meccanica di materia in movimento e non parla al cuore dell’uomo. La natura vivente è un flusso che ribolle e si manifesta all’uomo nella infallibilità degli istinti e nella forza traballante dei sentimenti, dove col suo intrico di convenienze e di leggi rende l’uomo schiavo di bisogni e obblighi artificiali e perciò diventa egoista e malvagio, inquieto e infelice. Non si vuole certamente che l’uomo ritorni al mitico “stato di natura”, ma che manifesti nella pienezza della sua persona l’ingegno e lo schietto “amore di sé” che è proprio dell’egoistico “amor proprio”…perché un uomo educato anche secondo natura è capace di vivere con l’immediatezza e la spontaneità! Anche l’attività morale deve essere autonoma. L’obbligo si presenta al nostro spirito come legge che la ragione impone alla volontà. L’imperativo alla moralità è categorico e incondizionato e assoluto. “Agisci in modo tale che la massima delle tre azioni fondamentali di vita possa essere riassunta dalle tre volontà come leggi universali.” L’essere ragionevole si propone un fine razionale e come fine a sé: “Agisci in modo tale da trattare sempre l’umanità e te stesso come fine e mai come mezzo. Agisci come fossi legislatore e suddito di un regno delle volontà libere e ragionevoli!” Secondo Kant l’attività della ragione è al di là del sapere fornito dall’intelletto, nell’ambito dell’esperienza e mira a cogliere la totalità, l’insieme di tutti i fenomeni e la causa assoluta (Dio), con l’esistenza dell’anima.

Eraclito vissuto nel lontano 550-480 A.C. filosofo greco pensa che non può esistere bene senza male, caldo senza freddo, giusto senza ingiusto. Dove la maggior parte degli uomini vede dei conflitti, egli scorge l’eterna armonia dei contrari.

Nietzche pensatore dell’800 dice che la filosofia non si deve occupare del mondo o di Dio, ma delle passioni umane.

Rileggendo quello che ho scritto mi trovo di fronte a qualcosa che non esiste più; anche se ho scavato sempre nella realtà dei fatti riferisco cose che ho passato e cercare di comprendere oppure pensare di aver capito quello che succedeva nella vita quotidiana; di fatti ormai lontani ma rivisti con la vivacità e a volte l’opacità di allora, con le mille contraddizioni, ferite, nevrosi, illusioni slanci e problemi. Come scrittrice dei miei pensieri risulto essere una persona molto fragile ma soprattutto insicura e mi aggrappo alla penna forse per non averne tante conferme! Non sempre si può chiedere alla nostra anima d’essere forte! Perché tutti abbiamo bisogno di un riposo, un appoggio e un abbraccio. Così qualche volta mi sostengo da sola, altre mi compiango per sentire alla fine tutta l’ansia che c’è ancora e c’è stata. Prima le ansie del lavoro, dei figli, dei genitori diventati anziani, del mondo che non va mai come dovrebbe. L’ansia è un’ombra che ci abita e spesso ci fa sentire inadeguate; scappiamo da lei cercando di vivere il quotidiano che non ci metta in subbuglio. Poi c’è la rabbia, la frustrazione, la delusione che non si può buttare nascondendo il tutto sotto il tappeto della nostra anima come spazzatura. Rispetto enormemente chi per difendersi dalla vita adotta considerazioni eccellenti come riflessioni, analisi e azioni mentre io mi ritrovo ad essere una poveraccia con sempre più traballanti opinioni da difendere tranne quella accettata di cercare nelle persone calore e colore e intelligenza. Meno male che dentro noi abita sempre qualcuno che ogni tanto si agita, bussa nei nostri pensieri. E’ un altro noi che ci aiuta a sognare e qualche volta a realizzare i desideri, anche se ci hanno sempre insegnato a diffidare di questo tipo di sogni per muoversi nello stagno facile di quello che abbiamo già. Potrebbe essere saggezza oppure debolezza o rinuncia. Il mio sogno è arrivato quando i giri di boa della mia vita sono quasi conclusi. In questi anni lenti ho sollevato lo sguardo, ho tirato un po’ su la testa e ho cercato di afferrare qualcosa, quello che avevo dentro: potermi esprimere scrivendo. Ho realizzato questo forse anche soltanto per me stessa, come terapia perché mi fa vivere qualcosa che nel reale non sono capace di vivere e speriamo che questo qualcosa possa dare un aiuto al meglio nella mia esistenza.

Lacrime! Lacrime! Lacrime!
Lacrime notturno in solitudine,
cadono a goccia a goccia sulla bianca spiaggia,
e la sabbia le assorbe,
lacrime, non c’è luce di stelle, desolate tenebre soltanto,
umide lacrime dagli occhi di una testa velata.
Oh, chi è quello spettro? Quella figura che lacrima nel buio,
chi è mai? Che massa informe è quella, china acquattata
laggiù nella sabbia?
Flusso di lacrime, singhiozzi e lacrime,
spasimi, soffocati da grida selvagge.
Oh, tempesta dalle forme umane, che ti alzi e avanzi
A passo svelto lungo la spiaggia!
Oh, fosca e violenta bufera notturna oh, scoppio disperato!
Ombra così posata e dignitosa di giorno, col viso calmo e il passo regolare,
come ti lasci andare poi di notte, quando nessuno vede- oh, allora
l’oceano incontenibile, di lacrime! Lacrime! Lacrime!

(Walt Whitman)

Un poeta inglese nel 1907 “…la verità, vi prego sull’amore…” in quel “…vi prego…”, cattura già la voglia di scoprire cosa ci vuole raccontare…”…non servon più le stelle: spegnetele anche tutte…” Tra gli esseri umani accade come nelle poesie quando riconosci le parole predestinate per i versi: nella tua vita entra una persona che non avevi visto mai, ma è come se avessi sempre avuto il suo viso accanto… essa è valida quando ti comunica qualcosa o quando aumenta anche in maniera infinitesimale, l’emozione o altro. Le poesie che non dicono nulla ma che magari sottraggono qualcosa o rubano qualcosa dentro, non serve come in filosofia l’ingegneria del pensiero, ma un pensiero che serva alla tua vita.

Il mio cuore è come imbrigliato perché sebbene tutto il mio essere voglia essere sereno e nonostante le letture positive a volte vedo che è come un castello costruito sulla sabbia. So che la paura di non essere all’altezza di sopravvivere dovrebbe essere una sferzata salutare, ma forse mi obbliga anche a pretendere il massimo! Poi come sempre torna la calma e ascoltandola sento staccarsi le ore difficili, le giornate interminabili, le notti inutili, le tensioni esagerate e così facendo accetto quello che sono. Un tempo cercavo sempre di far uscire la persona che sentivo dentro me, una persona diversa, scalpitante, tesa verso il meglio della vita per accettare quello che offriva il mondo! E pateticamente credevo in un Dio misericordioso, al bene e al male, alla ricompensa e alla punizione. Il mio bisogno di irrazionali e disperate preghiere a Dio per qualsiasi cosa che a volte riuscivano discrete anche senza interventi divini, e le suppliche di richieste di risolvere problemi irrisolvibili, rimanevano inascoltate invariabilmente e la cosa non mi stupiva più di quel tanto perché non pensavo fino in fondo che le mie preghiere venissero esaudite, quando temevo ben di più il mio giudizio più di quanto non temessi Dio. “Si vive meglio quando si vive bene!”…Facile a dirsi perché vivere non è così semplice ma ci si rassegna. Ci si rassegna ai drammi che la vita ci impone, come ci si rassegna in fretta ai limiti, come ci si concede “tregue di comodo”. Così mi sono ritrovata per tanto tempo: incredula, sfasata, sofferente, arruffata. Non si cresce forse misurandosi con i nostri sogni o con la loro distruzione?

Troppo spesso tendiamo a credere che le brusche tirate di capelli del destino siano salutari, come quando ti ritrovi in testa un ritornello e non lo puoi cacciare via, o come quando vai in un posto dove non avresti mai sognato di andare e ti ci ritrovi ad andarci sempre più spesso; anche quando pensi a qualcuno non sentito da tempo e il telefono squilla ad opera di quel qualcuno. Coincidenze o opera del destino? Mi torna in mente quando è nata la mia nipotina “prematura” ed è rimasta per qualche giorno in incubatrice. Avevo in cuore una gioia confusa che non riuscivo a spiegare. Entro dopo essermi messa camice e mascherina e la vedo…è piccola, è tenera, è tutta grinzosa…e c’è qualcosa di straordinariamente magico nei neonati: lo sguardo carico di stupore; i pugnetti chiusi a forza; le pieghe del collo così fragili e il sorriso inconscio che si apre al mondo. Ed ecco il destino beffardo… accanto un’altra incubatrice con una minuscola bimba tutta tubi e una sonda che la alimenta. Ho il cuore stretto…ecco come si comporta il destino! Penso a questa “neonata triste” che non lotta per vivere, che reagisce appena appena agli stimoli e non piange. Vedo un’infermiera che infila una mano col guanto nell’oblò e le accarezza la guancia grinzosa. Il corpicino ha un piccolo sussulto ma poi la fiammella si spegne.. Ha gli occhi chiusi e pare non voglia proprio saperne di far parte del mondo. Nonostante tutte le cure, l’amore, le carezze, il silenzio, morirà…è questo il destino beffardo? So anche che nonostante si faccia “la voce grossa” quella dettata dall’angoscia e si combatta palmo palmo, e si pensi d’avere l’obiezione giusta da imporre a questo destino, lui fa sempre quello che più gli aggrada. Non possiamo fare nulla nemmeno con tutto l’oro del mondo, nemmeno con tante paure nel cuore e nemmeno con tutti i desideri esistenti. Tutto questo porta via il destino come un lampo accecante in cielo, finché il fulmine subito dopo schianta tutto!

Quando sono diventata mamma avevo un pensiero ricorrente…sarebbe stato meraviglioso girare ogni anno un video per dire alle mie figlie chi ero, quali erano le mie aspirazioni, le mie preoccupazioni, le cose che mi facevano piangere, emozionare o vedere il mondo diverso…ma le cose sono andate diversamente e allora avrei voluto scrivere un diario ma anche questo mi riusciva difficile! Quando prendevo o l’una o l’altra in braccio mi pareva tenere tra le braccia un pezzetto di paradiso…e poi ricordo il momento unico in cui ci siamo incontrate…so che ho avvicinato il corpicino al mio e nonostante il male patito ho pensato subito che mi pareva strano che bimbe così piccoline potessero ricambiare il mio sguardo ad appena pochi minuti di vita. Forse è quel “feeling” speciale e unisce due esseri speciali: mamma e figlia!

Anche quando le aspettative vanno deluse e destabilizzano la pace mentale come fossero delusioni calcolate, arriva la frustrazione e per questa non c’è una panacea qualunque ad azione rapidissima. Rimango distesa per ore ad occhi aperti cercando il sonno e mi giro e rigiro come sempre impossibilitata a dare una qualsivoglia spiegazione ai miei pensieri incomprensibili!

Scegliere le strade più battute perché più le cose cambiano più ti ritrovi a pensare che potrebbero andare peggio. Poi quando per qualsiasi evento cambia qualcosa ti ritrovi un terremoto interiore ben difficile da superare. Un malessere e un disagio che non ne sai dare il nome e che anziché scomparire si amplifica. Questi stadi svelano oltre a una sofferenza fisica anche una sofferenza dell’anima senza avere più energie per affrontare il tutto. Può aiutarti il medico ma di più noi stessi. Aver coraggio di interrogarsi e avviare il processo di acquistare fiducia per avere il tempo e la necessità di rimetterci in equilibrio. Quando la vita ti butta giù da quella collina dorata, per recuperane i pezzi bisogna sapere quali strutture dentro noi abbiamo per poter resistere.

Il tempo è una tempesta dentro cui tutti ci perdiamo…

“Nessuno ebbe mai gli Dei così favorevoli
Da potersi permettere un sicuro domani.”

(Seneca)

Domenica fine giugno 2005,

E’ estate proprio un’estate con la e maiuscola, bestiale per il sole che martella sulle teste di chi è sotto il suo campo e dominio e tutti attendiamo il crepuscolo per avere un posto dove non arrivino questi raggi impietosi e infuocati. Questo caldo umido come una coperta bollente anche se trovi un posto in ombra. Quando dal lettino ti porti in riva al mare rischi di fonderti i piedi…sono a galla in acqua supina e guardo il cielo di un azzurro smagliante dove la scia lunghissima di un jet si sta lentamente sfioccando in quell’azzurro intenso… C’è una leggenda indiana secondo cui Madre Natura creò la luce da un mondo di oscurità. Su una sabbia fece un segno bianco per l’alba, su questo l’azzurro per il mattino, il giallo per il tramonto e poi finalmente su questo il nero della notte. Poi pregò, ma la luce non venne ancora…allora aggiunse conchiglie e turchesi così apparve una debole luce…poi dodici persone sacre vennero ad aiutarla portando anche queste conchiglie e turchesi per formare un magico cerchio. Ponendo un cristallo alto sopra esso, apparve una luce calda e luminosa. Così in quel modo fu creata la luce. Sarà per questo che a Playa la sabbia è così bianca e soffice e fresca anche quando il sole picchia impietoso? Sono le conchiglie triturate dell’oceano…. Arriva la notte e porta con sé un leggerissimo vento dopo una giornata così rovente.

La vita è una storia d’infanzia che si ripete continuamente. La bambina testarda ma che non voleva che papà si arrabbiasse perché altrimenti dava di matto; la moglie che faceva l’orgogliosa e sopportava tutto piuttosto che andarsene… Bisogna essere in due per ritrovare la strada giusta…uno che parla e l’altro che ascolta…ma noi ci eravamo persi strada facendo mettendo i cuori in soffitta! Ricordo benissimo tutti i particolari di quando ci siamo conosciuti ed è così che ho sempre considerato l’amore che mi ha legato a te: catalogare meticolosamente tutte le pietruzze del sentiero che mi ha condotto a te…eri come una luce che cacciava via ogni ombra…non mi serve certamente una cartina per seguire l’itinerario interiore percorso con te! Prendo la foto che ci ritrae noi due fidanzati ed è come se vi entrassi dentro perché per tutta la vita una parte di noi rimane ai momenti unici come una parte di noi rimane in un angolo della nostra cameretta d’infanzia. Devo lasciar andare i fiotti d’angoscia, la collera e le paure. Per un momento il tuo viso mi appare e allora mi dico “…mi manchi proprio tanto…” e anche se sono frasi dette e ridette, sono anche logore a forza di essere vere!

Avere opportune capacità di vivere momento per momento con un messaggio sublimale secondo cui il passato può essere lasciato letteralmente alle spalle, è un aspetto raccomandabile. Sarebbe bastato inventare una nuova parola per definire la schietta serenità che ne deriva da una capacità così rassicurante. Qualcuno ha detto che “…il passato è un’altra regione e dipende da noi se vogliamo visitarla o no…”

La vita a volte si svolge in un modo estremo per sentirsi finalmente in pace con sé stessi: quando per ciò che si vorrebbe si cambiano continuamente idee. Per questo puoi trovarti nella condizione di sporgerti veramente troppo sull’orlo della fine del mondo e troppo tardi per tornartene indietro e perdonarsi la mancanza di scopi e di inserimenti. Ti ritrovi così in un posto vuoto, informe e inimmaginabile, un nulla da “mano bianca di Dio” Ciononostante in questa tavola bianca ognuno può avere nuovamente la possibilità di ridisegnare la sua vita, potrebbe essere un posto qualunque qualsiasi cosa decidesse d’essere. Tutti cerchiamo di inserirci in questo mondo istintivamente come le scimmie vogliamo far parte del gruppo…dall’età dell’asilo all’età del cimitero!

“Sono determinato a
diventare vecchio, perché
altrimenti non si conclude
nulla…”

(W. Nietzche filosofo 1844-1900)

Non ricordo chi afferma che la condizione dell’uomo portata all’esplorazione porta alla luce i contrasti e le contraddizioni dai quali essa è lacerata, e ci mostra che alla fine la fede alla trascendenza e in Cristo mediatore, danno un senso a un dramma altrimenti assurdo e senza esito. Penso sia un filosofo e matematico vissuto intorno al 1623 che dice:

“Tutta l’infelicità degli uomini
viene da una sola cosa:
il fatto di non saper
starsene a riposo in una stanza”

Ma c’è anche uno scrittore che afferma: “Quando non si trova il riposo in se stessi è inutile cercarlo altrove.” (mi pare La Rochefoucauld)

Un filosofo italiano vissuto nel 1500 (Pomponazzi) è stato il maggior critico di Aristotele anche se suo seguace: la filosofia per lui è aspra e coraggiosa ricerca che non si arresta di fronte a nessun dogma e non conosce altra guida che la ragione. “Conviene che sia eretico in filosofia colui che desidera trovare la verità” così afferma. Al contrario di Platone dice che l’esistenza separata dell’anima è una nozione assurda, dato che tutte le operazioni dell’anima implicano un lato sensibile. All’obiezione che i dubbi sull’immortalità vanifichino la vita morale, egli risponde che vizi e virtù hanno in sé premi e punizioni. E’ un artefice della filosofia moderna…

I sensi, la volontà, l’amore in sé, la ragione ci confondono e fuorviano; inoltre aspiriamo all’ordine e alla giustizia, ma siamo condannati a sottostare ai capricci dell’opinione e dell’arbitrio. L’anelito verso la felicità è perennemente deluso e al posto di questa troviamo “miseria e morte”, perché visto che siamo costituzionalmente insoddisfatti tentiamo di sfuggire alla nostra condizione con occupazioni e distrazioni. La coscienza è il sigillo della superiorità dell’uomo: enigma vivente, abisso di grandezza o piccolezza, né angelo né demone. La spiegazione la troviamo soltanto in noi stessi!

“Non c’è notte così lunga da impedire al sole di risorgere.”

(A. Manzoni)

“il riso e la pietà sono due buoni consiglieri: l’uno, sorridente, ci rende la vita amabile,
L’altra, con le sue lacrime, ce la rende sacra.”

(Anatole France scrittore)

Ci conosciamo ma non ci conosciamo perché se ammettiamo i nostri sentimenti si creerebbe un ingorgo psichico che ci inghiottirebbe tutti e per questo andiamo cauti nella vita; però ci sono anche persone che si buttano. Siamo così schiacciati sulla terra che non riusciamo a vedere molto lontano, poi quando il sole è tramontato siamo passati dal vedere poco a vedere niente…se ti allontani dalle luci non vedi nulla…sei nel nulla! Concentrandosi sull’insieme, sul modo in cui ci attacchiamo insieme o ci separiamo, quanto più cerchi di restare aggrappato agli altri, tanto più ti pare cadere in te stesso e lasciare indietro tutti gli altri. La morte va accettata come parte integrante della vita. Ti insegna il vero dolore, il prezzo del ricordo e la nostalgia di questo. Una voce lontana poco udibile ricorda che il tempo fa il suo cammino e la vita bene o male continua. Ma c’è sempre l’azzurro della vita e il verde della speranza. Passa oltre e dimentica le cose…il sole splenderà su un nuovo giorno. In questo viaggio pieno di inquietudine a volte si gioca ruoli da spettatori. Come la ruota in più di una bicicletta che caracolla verso l’ignoto, oppure come un surfista che ha sempre avuto paura degli squali e quando finalmente è riuscito ad allontanarsi abbastanza dalla riva, capisce cosa si trattava di fare: passare da uno stato di ansia ad un punto di vista mentale positivo, uno dei tanti “zen”. La strada è molto lunga perché a volte è come perdersi in una casa dove ci sono tante stanze e tutte senza luci. Però ad ogni piccolo passo è un’informazione che accende una scintilla, una piccola candela, così ritrovi la tua strada nonostante i tanti bastoni fra le ruote che mette il grande “Progetto Vita”. Ci si può affidare a Dio, ma poiché la ragione non è in grado di produrre prove decisive sulla sua esistenza o meno, scommettere è legittimo dal momento che si può scegliere. Chi punta sull’esistenza Superiore, mette come posta solo la propria ragione perché il premio è assolutamente insignificante poiché ogni giocatore rischia con certezze per vincere con incertezze. Ma quando si rischia in un gioco e le probabilità di vincere e perdere sono simili, si potrebbe anche pensare di vincere all’infinito…

Racconto me stessa e scopro che tutto si risolve in questo esercizio della ricerca di me e della comunicazione dei risultati…mi indago, mi analizzo senza posa…mi controllo e spesso mi giudico. Queste esplorazioni sono avviate come stimolo offertomi dalle letture e dalle occasioni di vita. Trovo che i miei pensieri forse si sono evoluti, fortificandomi con il dolore e con la morte…perché “vivere è un po’ come imparare a morire”… Le domande e le risposte che ci poniamo non devono essere suggerite da moralismi fondati sulle nostre esperienze, ma ispirati alla consuetudine e al buon senso. Essere consapevoli dei propri limiti nella vita disimpegnata e della solitudine…la premeditazione della morte è premeditazione della libertà perché “…chi ha imparato a morire ha imparato a vivere…” Essere saggi e avere la capacità di seguire la ragione nella condotta di vita, ma agire con prudenza e equilibrio, perché tutti le nostre idee derivano sia dall’esperienza (prima delle quali la mente è vuota) sia dalle sensazioni o dalle riflessioni. Le fonti principali dei nostri errori è non avere abitudine a scomporre le idee per individuarne le sensazioni. Altresì le nostre esperienze devono essere controllate con la massima cura perché sono soggette a errori e a “idoli”, Idoli come pregiudizi della specie umana, pregiudizi dello spirito individuale, pregiudizi sociali e pregiudizi dottrinali.

Luglio 2005,

stanotte ti ho sognato: dormivi accanto a me, e anche se non rispondevi alle mille domande che ti facevo tra le quali :”…perché sei stato via così tanto?…” era un sogno bellissimo…poi la mia grassona di Milly sbattendomi il suo codone peloso sul viso mi ha svegliata. Come ho aperto gli occhi mi sono ritrovata due enigmatici occhioni verdi che mi fissavano e a cui nulla importava tranne che …aveva appetito!

Si dice che le parole sono niente se non c’è qualcuno che le ascolta…e tutte le informazioni che i pensieri mi mandano aggiungono chiodo su chiodo e a volte mi infastidiscono, come se un frammento di questo grande puzzle che secondo me era di una certa forma, in realtà ne assume un’altra e poi altre ancora. A volte quello che pare giusto è completamente sbagliato per come giusto e sbagliato si confondono, per questo a volte non devo far altro che cercare di evitarli. Anche le mosse che faccio sono perdenti…come percorrere un tratto troppo breve su quella strada lunghissima delle speranze andate in frantumi! Non devo più portarmi appresso l’ingombro di questa grande tela riempita di aspirazioni che vi avevo dipinto. Come una grande scacchiera delle vita noi diventiamo pezzi di scacchi e c’è chi gioca bene, chi peggio è sempre perdente, perdente nato!

Non si può dire che l’anima è determinata da una passione se si considera che quella passione è talmente forte che è “tutta l’anima”! Così facendo il nostro “IO” è libero dal momento che è mosso soltanto dalla propria volontà autonoma, ma quando invece l’IO è condizionato dai sentimenti non coinvolti dal flusso della vita reale, allora sopravviene la determinazione e ciò che vi si sovrappone è un “IO parassitario” a un “IO fondamentale” Almeno così sosteneva H. Bergson (1889)

Quando una bella donna si abbassa alla follia
e troppo tardi scopre che l’uomo è traditore,
quale incontro può lenire la sua malinconia,
quale arte può lavare la colpa e il dolore?
La sola arte che cancelli il suo tormento,
che al mondo la vergogna riesca a coprire,
che il suo amante porti al pentimento
        e il suo cuore gli strazi – è morire.

(Oliver Goldsmith)

Anche Freud dice che niente capita per caso: siamo maledetti dall’amore, non ci dà pace; lo cerchiamo senza posa in migliaia di modi diversi. Se siamo fortunati, lo abbiamo per un istante e allora ci sentiamo liberi perfino anche se ne portiamo sulle spalle il suo fardello. Ma siamo noi che facciamo che le cose accadano, perché l’amore portato fino alla fine per un tempo indeterminato, senza fine, insopportabile e fino a quando in solitudine e soltanto allora ce lo lasciamo cadere alle spalle.

La vita è dura complicata e una lunga incerta scalata a una montagna ripidissima che se a volte non hai qualcuno che ti aiuta indicandotene la strada è facile sceglierne il versante sbagliato. E anche dopo aver scelto puoi camminare per chilometri, per anni prima di accorgerti se è quello giusto o sbagliato. Ciascuno ha la sua via da percorrere e il suo orario da rispettare, ma attenzione al versante che scegli, anche se è pieno di stelle… ci si stupisce sempre di fronte ad un cielo pieno di stelle e ne rimaniamo ingannati perché quei miliardi di soli rappresentano appena una minuscola frazione di quello che esiste lassù. Ce ne sono cento volte tante e forse ancora di più e allora cosa manca ci chiediamo? …Stelle buie…? Pianeti oscuri?… Non credo ci siano due persone che pensino allo stesso modo…il Dio dell’occidente è razionalità siamo d’accordo sulla realtà e seguiamo medesimi binari…ma ciascuno di noi è prigioniero delle credenze proprie, delle percezioni proprie e delle proprie paure. Ma se ad un certo punto della nostra rivelazione raggiungessimo un totale mistero, un pozzo indescrivibile o non conoscibile? Quindi scalare questa montagna è difficile, è pericoloso perché non sai se raggiungerai la meta o se arriverai in cima. Poi essa è anche rivelatrice…ti tira fuori tutte le verità perché il mondo si porta dietro anche i suoi “zoppi” o no? Il tumulto delle mie emozioni sta sistemandosi nella mia mente e il puzzle del passato, questo viaggio a ritroso nel tempo, è ormai fermo, comprensibile….ho messo tantissimo tempo per accorgermene come dopo un temporale cupo e furioso dove l’arcobaleno finalmente come un pennacchio di fumo sale verso quella luce! Sono i giorni più solitari ma anche forse i migliori perché le emozioni mi hanno rivoltato come un guanto per ritrovare la tranquillità della mia casa senza quel senso di solitudine! E’ importante il fatto di essere viva, sopravvivere, ricavarti uno spazio e fare da cavia a altri che ci seguiranno. Ci si deve adattare ciascuno a modo suo dalla persona importantissima e impegnata all’eremita…siamo nelle nostre piccole isole, nelle nostre oasi, il posto migliore che abbiamo e dato il nostro passato contorto, le emozioni confuse, le imperfette logiche e le speranze infondate, è importante aver fiducia in noi stessi. Qual è l’importanza della fiducia in se stessi? Guardando quello che ci capita e fronteggiando le avversità.

Un filosofo e storico scozzese (1711-1776) Hume afferma che i contenuti della mente umana si presentano come idee o come impressioni: le idee non sono impressioni illanguidite; le sostanze materiali o spirituali non esistono se non come associazioni mentali stabili di idee e impressioni! La natura umana è un complicato sistema di inclinazioni e istinti e la ragione, lungi dal dominarli deve riconoscersi come una friabile proiezione di quelli.

Metà luglio 2005,

E’ difficile parlare delle cose che si amano, per non parlare dei miei discorsi pessimistici, delle mie amarezze. Nonostante questi pensieri sto forse per arrivare all’affermazione contraria: mi sono resa conto dell’originalità della vita. E’ un dialogo profondo tra il mondo che mi circonda definito bizzarro, tra la contemplazione e la insostenibile brevità della vita. Cerchiamo di riempirla questa vita alla rinfusa con tante pieghe di malinconia, con luci sfumate di una camera mentale della memoria dove compiamo spesso viaggi a ritroso, con una forza interiore acquisita negli anni e forte come un vaso di coccio che viaggiando in mezzo ad altri vasi di ferro tuttavia non si rompe, ma si incrina solamente un pochino. Dal bianco e nero passo a sfumature di marrone e grigio per poi ritrovarmi su uno sfondo con strisce sovrapposte di varie tonalità di azzurro come cielo e mare, come una sfilata di cabine da spiaggia…tutto questo anziché il chiuso oppressivo dell’ambiente familiare dove tutto non è mai assolutamente azzurro! Questi pensieri mi fanno tornare ad un passato che è come una terra straniera dove vivere su un confine di mille cose ideali e fisiche. Quando ne sono ripresa al mille per mille mi ritrovo a fissare il pavimento come se in esso vi fosse scritto il segreto di una vita. Il carattere inconsistente e anche effimero delle nostre volontà e desideri non tolgono quella piccola carica di vitalità che abbiamo, anche se troppo spesso siamo sospesi sulla corda tesa come funamboli sopra il mistero della vita e della morte.

Quando scrivo mi pare non finire mai perché ritrovo sempre scomparti autonomi capaci di espandersi come per gemmazione di una lettura mai finita. A volte tendo ad ingrandire o idealizzare le cose, di ometterne alcune o di interpretarle male, ma ho anche la consapevolezza di avere troppa ironia che colora le cose occasionali della vita per le tragedie successemi, come passeggiare accanto a queste! In questo grande mosaico ho trovato posto a tutti i tasselli logici che credevo perduti e come tante scatole cinesi che però non entravano mai l’una nell’altra ma si accostavano soltanto, ecco che nella realtà si compongono con disegni sempre diversi, ma lasciano vedere anche se solo parzialmente le linee azzurre. Queste linee azzurre con diverse nuance fino al verde che forse è un mare ancora in burrasca o forse solamente un fondale dipinto, ma quando funziona ben vengano anche le illusioni!

Forse questo diario è una specie di training autogeno che avrebbe potuto consigliarmi un analista. Qui ho un perenne scontro desolato con i fatti della vita, inciampando sempre nelle stesse cose e sempre più maldestra nelle scelte. La guardo scorrere adesso questa mia vita e ne sono abbastanza soddisfatta per come ora ne prendo ogni possibile treno!

Nietzche teorico dell’accettazione eroica della vita: “La vita va presa con i suoi dolori, le lotte e la crudeltà”. Egli la guarda con pessimismo, ma altri che ne guardano la versione più positiva ci dicono che lo scacco e il fallimento non sono momenti necessari all’esistenza umana.

Oggi 15 luglio

La mia gattina Mimì non c’è: sono andata dal veterinario per un nodulo alla mammella che le ho trovato….le ha fatto la biopsia e domani saprò! Ho pianto e qualcuno mi ha rimproverato dicendomi che non si può piangere per un gatto… Mi è sembrata una piccola guerriera a riposo e quando è stata sedata mi ha fatto tantissima pena. Speriamo bene mia piccola Mimì! Quando il veterinario ha cercato di visitarla ne ha incontrato l’ostilità…”è aggressiva…” ha detto; ma io capisco che lei affronta la vita con le armi che ha, e io capisco anche come una persona possa affezionarsi a questi piccoli animali…anche perché è la gattina che mi ritrovo a mezzo metro da me nel letto (ora che fa caldo) dove intende dormire. Me la ritrovo sulla seggiola del computer ad avvolgersi su se stessa dove emette suoni come cigolii mentre forse sogna…Sognano i gatti? Lei ha un carattere a volta tenero ma anche pauroso. Mi segue quando preparo per me il pranzo e vorrebbe parteciparvi. Salta sul lavello di cucina e immagino che dovrei farla scendere…tutti dispensano consigli su come allevare un animale, ma io penso…”Dagli tanto amore e poi funzionerà…” Ma non funziona mai…riemerge dai suoi sogni sul letto, da sogni fatti di viaggi chissà dove, assalti a topini (ma ne sarebbe capace?), stragi a mosche e chissà cosa ancora. Col pelo arruffato e gli occhi verdissimi a palla e con due richieste pressanti…” dammi cibo…dammi affetto…” in che ordine non lo so perché sbaglio sempre: lo do una carezza e lei scappa correndo alla sua ciotolina! Riceve cibo che costa più del pane, il grattatoio ma non disdegna nemmeno le poltrone, i divani e il letto. La sua attenzione va anche alla lavatrice in funzione perché appena parte piega la testolina di lato e insegue indumenti che girano e cambiano colore! Ma prima che si arrivi alla centrifuga i suoi momenti di attenzione si spengono e se ne va in cerca di altre avventure nel suo riposo che dura all’incirca diciotto ore al giorno! Quando torno da fare spese mi accoglie con miagolii di protesta…poi però tradisce un infinito sbadiglio: ha ingannato l’attesa con un pisolo un po’ più lungo. Supera qualunque emozione in pochi secondi e se a volte in un salto fa una rovinosa caduta pare mascheri l’imbarazzo con una bella leccata al suo pelo come se quello fosse stato il suo primario intento. Quando la chiamo più volte col suo nome pare porre una domanda con i suoi enigmatici occhi e quando la sera mi sdraio sul divano per leggere o vedere la tv, o mi seggo sull’orlo della mia vita, lei si avvicina, si raccoglie sul mio grembo in silenzio in una posa elegante e semplicemente mi fa capire come è bello vivere con lei! Coraggio mia piccola Mimì!!!

18 Luglio 2005,

La mia gattina è tornata a casa, un po’ tagliuzzata ma niente di grave…per fortuna! Tiro un sospirone e la faccio salire dolcemente in grembo. Non ci sta molto comoda così la faccio andare dove vuole…sul lettone! Piccola mia bestiolina, anche tu te la sei vista brutta!

Oggi oltretutto soffia un vento terribile e il mare scuro e gonfio si frange sulla riva, perché in Riviera è quasi sempre così! Poi è tornato un vento di scirocco caldissimo e appiccicoso che ha ristabilito l’avvio ad una stagione presumo afosa e irrespirabile.

La mia gattina sta proprio meglio e nonostante la sua paura mi sta sempre accanto e riposa più del solito forse per smaltire il terrore che ha provato; io non ho strategie per lei, ma quel che penso è: …”dagli amore e coccole e tutto passerà…” Pronuncio il suo nome più volte e se capita che una delle tante sere che mi seggo sull’orlo del divano e sono scontenta per una ragione che non so se è capire di avere un’illuminazione che mi spinga ad andare avanti, o semplicemente per una ragione concreta, la vedo avvicinarsi e senza porsi domande, mi dimostra la sua compassione ronronando dolcemente. Tra pisolini e richieste di cibo intuisco un segreto che “noi altri” non conosciamo. Ed ecco che fa la sua pausa relax: le basse tonalità delle sue fusa provocano in me intensa emozione e se dicono che le fusa hanno un effetto calmante e distensivo…ecco è proprio vero!

C’è un filosofo tedesco Scheler 81874-\928) che mette in rilievo la funzione nella vita delle emozioni. Per l’incapacità di elaborare un sapere disinteressato, l’uomo resta sbilanciato e monco se non coltiva i valori nobili, con una gerarchia oggettiva dal livello più basso dei valori sensibili (gradevoli e sgradevoli) a quello supremo dei valori religiosi (l’amore, il sacro, la beatitudine).

E’ tornato un vento teso e decisamente freddo per la stagione che siamo. Guardo questo mare in tempesta e come sempre una sensazione di vuoto e paura mi prende a guardare queste onde imponenti che si susseguono e si inseguono. Il mare è gonfio e i gabbiani volteggiano nel cielo e sembrano spuntare dal nulla facendo stridii acuti in un punto dove l’acqua pare ribollire…saranno banchi di pesci? Non appena l’onda si infrange a riva, spruzzi bianchi si levano verso il cielo grigio e scuro. Intuisco da questi pensieri scuri in cui mi ritrovo che mi conviene tenere il timone ben saldo anche per superare le mie tempeste. Non devo farmi trascinare da correnti sotterranee dalla parte sbagliata….Mi piace scrivere e poi la sensazione trionfante di aver rivelato ciò che si nasconde in me, nei miei pensieri che potrebbero scomparire per poi cercarne invano un ricordo…dire quello che non sono stata capace di esprimere nella vita o nella routine di un giorno qualunque. Scrivere emozioni represse, slanci mortificati dalla timidezza, dalla paura di apparire eccessiva o esaltata, di comunicare impressioni, desideri esigenze. Avere sentimenti senza essere sentimentali, dire le cose come sono senza “vestiti”, dire di quel giorno speciale insostituibile in cui abbiamo intravisto la felicità, mai più ripetuto. In tanti modi posso leggere la mia vita insieme a te, perché tutti abbiamo bisogno di gratificazioni e riconoscimenti: magari in quel giorno di pioggia quando passeggiavamo mano nella mano incuranti del freddo o di quel paesaggio di tanti anni fa che ci ha meravigliato non poco…ricordi di risa e pianti, di amore dato e ricevuto. Sono grandi pensieri i figli e tanti problemi ma anche grande è il miracolo del loro amore, della meraviglia di quando abbiamo visto la nostra prima bimba, di quei piedini minuscoli con le dieci piccole dita perfette, la pelle rugosa sulle piante…di quei piedini da baciare, piccole dita da contare ogni giorno come un giardiniere conta i boccioli del suo roseto… aver potuto sospendere l’infanzia loro, obbligarmi a rifiutare il tempo che passa per fermarlo immobile in loro cosicché poter ricominciare! Le rare volte che si partiva in treno per quei pochissimi giorni di vacanza a trovare gli zii in un paesino piemontese; l’emozione che c’era ai saluti dal finestrino alla mamma rimasta in città e a come, lei che restava mano a mano che il treno correva, diventava sempre più piccina…. Ricordo il divieto di sporgersi dai finestrini del treno scritto in tre lingue, con le tendine che volavano e non si riusciva mai a fissarle e a come si diventava tutti pieni di fuliggine alla discesa … Le cornici delle fotografie con la luce che attraversa i loro visi da piccine sembrano vive, lì a portata di mano, ma quando le ombre cadono loro addosso, queste immagini sono come piene di segreti e nello stesso tempo appaiono vuote per come cambiano forma man mano che il sole si sposta…e al crepuscolo non dicono più nulla soltanto delle immagini!

Una delle immagini più belle che porto nel cuore è il ricordo di mia madre in una mattina di primavera col sole che inondava la cucina di casa e mia madre faceva gli gnocchi…la farina posata sul tavolo di marmo era soffice e io la guardavo incantata: pareva neve! Lei schiacciava le patate con un utensile vecchio e mi faceva rotolare le palline impastate su una forchetta….ricordo ancora adesso il sapore del sugo e, quando andava bene, il momento in cui poneva nel forno della stufa a legna la sua torta. Tengo ancora in casa quel vecchio utensile per schiacciare patate e quando mi sento giù, lo guardo e penso che con quello vorrei poter schiacciare anche la mia tristezza… Ricordo di quella mamma che ti fa magicamente pensare e realizzare che è stata lei la tua prima casetta, non quella sugli alberi che a volte ti costruiscono quando sei bambina, non la casa che hai avuto con tuo marito e i tuoi figli! Farei qualunque cosa pur di tornarci dentro per sentirmi sicura, protetta e al caldo. La stessa mamma che un giorno ti ha dato la vita, quella mamma che quando era invecchiata cucinavi per lei, lei che ad un certo punto è scivolata via da te in una strada senza ritorno! Prendo queste immagini di mia madre e me piccolina e avvolgo quel semplice momento di noi due…lo ripongo con cura in un posto del mio cuore e quel frammento di me che rievoca cose belle è una fessura in cui dovrei infilare un cuneo perché anche questa è dolorante! Ricordo l’odore che sentivo da ragazzina alla fioritura degli alberi nelle sera di giugno quando finalmente senza compiti per il giorno dopo, si poteva uscire con le amiche. I profumi in ognuno di noi si ricollegano a emozioni e a volte esiste un filo diretto con queste, con percezioni rimaste seppellite nell’inconscio per anni. Si dice che: “il profumo è la forma più intensa del ricordo…” Non c’è un solo giorno della mia vita senza un odore: i viaggi nelle campagne umbre con quel profumo di freschezza e vitalità, e le miei figlie…con esse ho un legame quasi odoroso…il borotalco con cui da piccine le infarinavo dopo il consueto bagnetto quotidiano! Ma un ricordo odoroso che può cambiare una vita è legato ai giorni della tua morte: troppi profumi di fiori, troppo profumo di candele, troppo odore per tutto. Quello più intenso ma non percepibile ad altri era quello della morte scesa su di te. Ti stavo accanto vicinissima e lo sentivo…oh come lo sentivo! Ti accarezzavo e avrei voluto mandare via quell’odore nauseabondo…per questo tengo sul comodino la boccettina del tuo dopobarba che ancora adesso centellinato al massimo, mi rimanda l’ultima profumo che ho di te… per farmi ricordare l’emozione dell’amore e riprovare in modo inconscio situazioni quasi dimenticate ma con la stessa emozione d’allora! Scappa l’odore della paura cattivo e da stare alla larga anche se in certi giorni mi invade il cuore sull’onda di questo ricordo…Anche l’olfatto arriva immediatamente al nostro cervello per restare nel nostro inconscio come un potente archivio. In questo archivio olfattivo fragranze e odori suscitano stati d’animo profondissimi; un profumo in armonia con noi stessi ha valori precisi nella nostra identità più profonda e sincera quella dove educazione o condizionamenti non hanno potuto modificare. Questa memoria olfattiva che non si cancella mai e ha sempre affascinato scrittori e poeti nonché guaritori.

Ho sempre avuto come i canguri un marsupio grande e pieno di affetti che porto con me…con dentro il passato e il mio presente molto diverso e molto meno pieno nel bilancio della giornata, ma prego Dio o con chiunque regga le redini del mondo, che per andare peggio vada pure così… C’è chi dice che “ quando nasci muori troppo presto e dopo una vita da stracci ti mettono il vestito buono per calarti nella fossa!”

Non temo
la gelida tua veste
di ghiaccio intrisa,
che nel solo sfiorar
l’uomo silente rende
e sull’altra riva
impietosa sospinge.
Penso allora
che sull’ignota sponda
in futuri, possibili incontri
con le persone amiche o amate
e da tempo scomparse,
un rifiorir s’accenderebbe ancora
d’antichi ricordi.
In fantastiche nuove visioni
raccolti, cui seguirebbe forse
ciò che ancora non conosciamo
del grande ultra terreno destino,
del quale noi fanciulli allora
narrar sentivamo, non senza vaganti
timori.

(A. Frumento)

Accade ancora ogni tanto che veda il mondo sfumarmi sotto ai piedi; scivolare nell’angoscia in cui mi pare ancora d’aver perso ogni punto di riferimento. Vorrei la mia vita di prima, il mio passato quando ero moglie e mamma felice; ma anche questo si sgretola mentre il muro di solitudine a volte appare come un fantasma odiato. E allora ho trovato un balsamo, io che non sono mai stata così credente tranne nel periodo della tua malattia. Non conta a chi è rivolta la mia preghiera, conta a quanto ci credo, conta l’intensità con cui prego, il trasporto della mia anima. Mi sento come ristorata quando mi rivolgo anche a te perché tu mi dia i giusti segnali: sorridere dei miei malanni per pensar a chi sta peggio; darmi il senso della vita e anche se gli anni rotolano farmi sentire i rumori dell’estate come fosse ieri; lasciarmi avere ancora un po’ di curiosità e lasciarmi soprattutto l’innocenza dell’anima! Più in là fammi un dono quando dovrò andarmene da questo mondo…fammi essere lassù dove il sole si tinge di fuoco quando muore e una piccola falce di luna comparirà nella mia ultima notte sulla terra! Fa che io sorrida, chiuda gli occhi e la tua mano mi prenda dal cielo…e tutto sarà un segreto fra te e me. Come ali di un grande Condor, simbolo dell’ascensione dell’anima umana, fammi volare via in pace.

“Calma e silenzi di mare, tempeste di acque infuriate.
Ricchezza e povertà, potere e disgrazia, vita e non vita.
Alterne sono le vicende, la natura. Relativo è l’apporto
dell’uomo.
Che cosa fare di ricchezze infinite se la fine è prossima?
Lasciare a chi verrà un indirizzo, una via per capire.
Adesso il mare è calmo e il silenzio avvolge tutto, anche
la fine.
E’ tanto grande il senso di pace da infondere paura.

(scritto su un antico papiro imperiale di Roma)

“Il passato è come una catena…provare a spezzarla per andare incontro al futuro con più serenità…”

Se la morte si esclude dalla nostra vita e se non le si offre un pezzetto di questa perché si teme o si rifiuta, la nostra stessa vita risulterebbe incompleta; altrimenti se la si accetta dovrebbe arricchirci e ampliarci perché lei è come una vecchia conoscenza semplice, grande e naturale, parte integrante di noi. Nella nostra tristezza o paura non siamo mai soli, ma insieme a milioni di altre persone vive o vissute. La vita così è piena di assurdità ma anche significati, nel saper accettare di non essere come si vorrebbe senza esagerate paure infantili di perdere l’amore degli altri se non si è in un certo modo. Nonostante tutto spesso ci indigniamo per le ingiustizie patite ma a guardarle bene ci indigniamo perché toccate proprio a noi. Quel che conta è come si porta, sopporta e si risolva il dolore per mantenere intatta un bel pezzo della nostra anima. Tutte le storie sono come pennellate su uno sfondo muto, ampio e intatto nel cosmo fatto di vita, di morte, di dolore e di eternità. Come un rullino fotografico ancor da stampare, immagini di vita nei minimi dettagli e nitidezza dei contorni che diventeranno sempre più nitidi forse molto più tardi e col tono giusto, per poi svilupparne e stamparne tutte le immagini. Tutti abbiamo sulle spalle un pezzetto di destino, quel pezzetto che dovremmo essere in grado di sopportare, senza proiettare angosce sulle cose che ci capitano per vietarne il suo sviluppo in modo disordinato.

Quando calerà lento
in scie scarlatte il tramonto…
Cercherò nelle pieghe leggere del mare
Ancora le tue risa…
E scorgendo alla deriva
Piume gabbiane pigre dormire,
capirò che sulla mia pelle
ancora una stagione è scivolata…
E lasciando liberi i miei capelli
al vento canterò antiche nenie.
E non udendo eco di risposta
capirò che più non ci sei
e il mio senso di vuoto
di rassegnazione diverrà…

E’ sempre qualcosa di straordinario quando il tempo si ferma un po’ e tu finalmente riesci a pensare a te stessa…anche se è pochissimo il tempo che ho avuto per incollare quasi tutti i cocci, perché di problemi ne ho ancora e tanti. Tutti fanno pressione sempre lì, in quel punto di rottura che c’è stato, dove ho sbattuto spesso la testa contro questo mondo non perfetto per accorgermi che esiste solamente così. Cerco di mettere tutte le contrarietà nascoste in una privatissima scatola ideale e nasconderla in fondo ad un armadio: la salute di mia figlia che vive lontano e scricchiola più del dovuto e talmente tanto che quando attendo notizie il cuore mi balla e rulla come un tamburo. La felicità dell’altra offuscata ogni tanto da vari gradi di rottura di una scala Richter di terremoto con il suo ragazzo e la stabilità del rapporto di mia nipote col suo ragazzo e con i loro eterni prendi e lascia…

Per troppo tempo la mia vita è andata da una parte e io dall’altra; poi ho deciso di volermi bene…non tutti i giorni però…si vive come zombie quelli che stanchi di cose che proprio non vanno, si ribellano e camminano piano piano, quasi barcollano perché così fanno più paura! Sembra facile evitarli, ma prima o poi ti raggiungono, basta abbassare un momento la guardia. Ma hanno anche ognuno una personalità, seppur grottesca o mostruosa e non fanno altro che imitare gli umani…quasi mi diventano simpatici anche se non si fa altro che massacrarli! Una volta questi mostri visti al cinema mi creavano terrore, anzi avevo proprio paura di tutto e ogni tanto mi rifugiavo nel mio personale giardino incantato che era l’unico e invincibile giardino fiorito dove stavo molto comoda. Era stata lunga la strada per raggiungerlo e dura percorrerla però adesso so che non tutti ci arrivano con forza o lucidità e tanti hanno anche bisogno di aiuto! Tempeste ce n’erano e c’è una pagina dove Seneca ci descrive come è dolce e bello vedere le tempeste sul mare al chiuso nella propria dimora, ma forse per lui è una costruzione simbolica letteraria per la grandezza e il rispetto che ha dell’uomo in assoluto. Anche se immagino la tempesta e una possibilità che abbiamo ciascuno di accettarla o sopportarla dentro noi o in casa, è rilevante questa situazione quando anche dall’interno della nostra casa ascoltiamo i fragori delle onde. Lui non voleva saperlo perché non era affare suo: la coscienza non è né calma né tempestosa…

Ho anche lasciato per troppo tempo che fallimento e dolore tenessero occupata la mia vita senza trovare una misura di comprensione e speranza che mi sfuggiva sempre in qualunque altro posto. Con questa grinta ritrovata cerco di ricucire le pezze scompagnate per non ritrovarmi più un punto debole sulla scacchiera della vita, uno di quei pezzi che altrimenti andrebbero protetti! Ho spazzato via quei frammenti dal tavolo da gioco per disporre con più spazio i pezzi rimasti anche se non proprio quelli vincenti! Per una strategia di vita i rimpianti hanno finalmente combattuto col sollievo…è non è cosa da poco!

Come una illuminazione mi vengono alla mente le mie lamentele e le mie richieste d’aiuto a te…ma ti ho mai sinceramente chiesto se tu avessi bisogno di me? Oggi che ragiono senza rancori, ire o rabbie represse e con avvedutezza mi chiedo che forse il tuo comportamento di allora non era un inconscio tentativo di chiedere comprensione, più affetto e più coinvolgimento da parte mia? Anche la mia tardiva gelosia mi ha fatto cadere in un baratro ancora più profondo e terrificante…anche in Marina la parola “gelosia” serve ad indicare un veliero che sbanda facilmente per la forza del vento o del mare. Si deve andare cauti nelle confessioni quando sopravviene la gelosia perché essa spinge ad entrare sempre più nei dettagli e quando si imbocca questo tunnel non c’è più via d’uscita!

“Non sarà che al matrimonio
di animi costanti
io ponga impedimenti;
non è amore quell’amore
che muta quando scopre mutamenti
o tende a ritirarsi se l’altro si ritira.
Oh no, esso è un faro per sempre fisso
che guarda alle tempeste
e mai ne è scosso;
è la stella polare per ogni nave errante,
e il suo valore resta ignoto,
anche se l’altezza ne sia presa.
L’amore non è lo zimbello del Tempo,
anche se rosee labbra e guance
cadono nel compasso
della sua falce ricurva;
l’amore non muta
con le sue brevi ore e settimane,
ma resiste fino all’orlo del Giudizio.
Se questo è errore e mi sia provato,
io non ho mai scritto,
e nessuno ha mai amato.”

(W. Schakespeare)

Oggi 19 luglio,

Sono al mare con mia sorella e le sue amiche: stessa spiaggia, stessi vicini di sdraio. Così vicino come le poltrone al cinema! Odori di creme solari non tutti piacevoli: non è esattamente come uno sogna il relax estivo. Bimbi che urlano e mamme che urlano altrettanto per richiamarli all’ordine, perché per i bimbi sabbia, mare, sole, acqua e libertà è il massimo. Anche le chiacchiere sono in libertà…senti per ore altre persone parlare di sé e tu …commenti mentalmente! Certo nel paradiso tropicale dove vado una volta all’anno da mia figlia e per circa due mesi, è diversissimo. Qui si trovano spiagge nascoste e selvagge dove non c’è quasi mai anima viva; dove sull’asciugamani steso sulla sabbia soffice, fresca e bianca a volte qualche insetto striscia…ma non fa paura, perché è segno di un ambiente puro e incontaminato. Guardo l’orizzonte e sembra che il mare tocchi il cielo e tu sei a un passo dal comprendere che ciò che vedi valica completamente il tuo sguardo e ti godi queste meraviglie della natura. Tutto ti lascia attonita e ti chiedi come mai se in matematica la x e la y hanno sempre risposte, qui in questi posti nessuno ha risposte ma soltanto meraviglia! L’unica cosa che trovi sul mare sono i surfisti oppure chi pratica windsurf. Tutti per mettersi alla prova, sviluppare intuito e per i principianti faticare…forse questo sport aiuta anche a sviluppare calma interiore e il coraggio di attendere l’onda giusta. Scivolare sulle onde non contro il mare o sul mare ma insieme a lui. E’ uno sport nato alla Hawai: infatti si chiama “He’ e nalu” He’ significa “scorrere come un liquido, fluire, sciogliersi”, e “Nalu” “l’onda nel suo formarsi, crescere e avanzare” La buona dose di coraggio è che sei lì tranquillo sulla tua tavola quando vedi molto lontano all’orizzonte una increspatura d’onda che avanza e non sai mai se riuscirai a prenderla o a farti travolgere e trascinarti giù! Penso bisogna avere il senso del tempo, trovarsi nel posto giusto al momento giusto! Tutto per pochissimi istanti preziosi, dove il tempo assume talora più significati delle più piccole e belle cose della vita. Come vedere un tramonto seduto in mezzo al mare. Ho visto anche ragazzi che un’onda un po’ troppo grossa si è scrollata loro addosso, li ha alzati, sbattuti e forse ha fatto loro anche male e li ha rimessi al loro posto nel mondo facendoli forse respirare l’aria più buona della loro vita, quando escono da quella colossale wipe-out (spazzolata).

A guardarli ti chiedi sempre se sono fanatici o semplicemente incoscienti…ma non ti stancheresti mai di osservarli!

Ed ecco che l’uragano Emily ha raggiunto il Golfo del Messico oggi stesso! I posti più colpiti dello Yucatan sono Cancun, Tulun e Playa del Carmen dove c’è mia figlia. Mi ha telefonato che sono in stato di allerta: chiudersi in casa con accorgimenti anticiclonici, fare provviste di cibo e candele per almeno tre giorni! Dalle notizie sui giornali e alla tv questo uragano ha soffiato a circa 260 km. all’ora, una vera forza della natura con nubifragi, inondazioni e distruzione.

“Immergersi in flutti infuocati, o risiedere
nella rabbrividente regione del ghiaccio perenne.
Essere imprigionato nei venti invisibili,
e soffiato via con furia implacabile intorno
al pendulo mondo!

(W. Shakespeare)

Poi tre giorni di stress e preoccupazione e la telefonata. “Siamo salvi con tanta paura a anche un poco di danni alla casa!…” L’uragano in questi posti non è un fenomeno ma uno stato d’animo…

Tutti questi stress mi fanno pensare alla psicologa russa Zeigarnik che ha scoperto come chi accumula tensioni quando si hanno problemi non conclusi chiama questo sintomo come lei: effetto Zeigarnik.

Oggi 21 luglio,

sento lo sferragliare del treno che corre e corre e segna confini di tempo e spazio per raggiungere…cosa? Parole che sono tante…tutte le parole del dolore, della gioia, dell’ansia e dell’amore e della pazienza! Queste parole che sono il segreto che contengono l’anima delle cose perché tutti noi abbiamo un “Aedo” che ci abita dentro! (Gli Aedo erano cantori dell’antica Grecia che con la loro cetra cantavano le gesta degli eroi). Nonostante la fretta del tempo ci abbia imbrigliato, dobbiamo imparare ad ascoltare nuovamente il nostro istinto, la nostra anima. Essa è un vento che fischia e canta le sue storie. Fischia in un camino spento, invade una casa impregnata dal profumo della legna. Questo vento-leggenda pettina i prati, scompiglia i cespugli, innervosisce gli uomini, costruisce turbini di polvere e di …pensieri! Vento come soffio vitale, animale, anima e anche distruzione. Penso al vento che cresce in quei posti tropicali, infuria, abbatte e distrugge per lasciare poi un paesaggio da aria spettrale e da “after day”! La tempesta si spegne e accende poi tutto di colori inverosimili: giallo, rosso e blu. Questo male come uragano è come un’evoluzione propria ed ha una sua propria intelligenza metamorfica. Come le cose viscide e velenose, come gli squali e i serpenti che vivono nel mare e non si sono evoluti con una propensione ordinata, ma con un balzo unico sono passati dal mare alla terra!

Oggi 23 luglio,

è passato tutto a Playa…finalmente posso riposare in pace, anche se è qualche mattina che dalle finestre della mia camera spalancate per lasciar entrare un po’ di refrigerio, sento un canto melodioso…qualcuno ha un canarino in gabbietta! Strano perché questi piccoli pennuti definiti “..la radio di una volta, dispensatori di allegria e musica e canzoni”, non se ne sentivano più. Mi piace questo cinguettare unico che tutte le mattine mi sveglia, anche perché non mi sembra mai il medesimo canto ma un canto improvvisato con melodie sempre nuove. Cantano diversamente da individuo a individuo ed è proprio per la bellezza di questo che hanno trasformato i canarini da uccelli selvatici in uccelli domestici. Nel 1400 gli spagnoli furono i primi a catturare questi pennuti nelle Isole Canarie e a portarli in Europa. Poi con incroci e selezioni nacquero razze sempre più abili nel canto. Il canarino tedesco (Harzen) emette un verso dolcissimo e profondo col becco chiuso; il belga Malinois ha la voce che assomiglia all’usignolo. Danno molta gioia e un tempo salvavano la vita ai minatori nelle miniere di carbone dove venivano portati per sapere immediatamente le eventuali perdite di gas tossici, perché questi prima uccidevano i piccoli amici e i minatori non udendoli più cantare avevano tempo per fuggire.

Invecchiare non è facile con questa società che considera questa una fase della vita da ritardare con la negazione, la rimozione, l’imbarazzo e la fatica! A tutto questo è consigliabile contrapporre approfondimenti, sincerità, saggezza per rallentarne il ritmo. Confrontarsi, scaricare tensioni e guardare alle cose da più punti di vista e cercare confronti anche se le soluzioni devi trovarle sempre da sola. Non collocarsi mai al limite esterno del “range” (fine della catena), non frenare le emozioni e manifestare sempre quello che si prova… Fare insomma come le scimmie che praticando la forma dello spidocchiamento, in un momento di pulizia, cura e confidenza, si occupano dei problemi del gruppo. Lo psicologo Robin Dunkar dice che tutto questo porta a trarre vantaggi soprattutto per sé stessi! Infatti i nostri antenati hanno perso il pelo ma non il vizio di “farsi le pulci” cioè parlando e sparlando fra di loro. Farà bene anche a me che ho sempre cercato soluzioni da sola e ho avuto un insieme di esperienze che mi hanno reso diffidente verso il mondo?

“Che tu possa avere il vento in poppa
che il sole ti risplenda in viso
che il vento del destino ti porti in alto
a danzare con le stelle!”

(Gorge Juny alias Johnny Depp)

24 luglio,

Stamattina mi sono svegliata tutta irrigidita quasi fossi inamidata: ho male a tutto quanto in armonia perfetta con le giunture: colpa della grande umidità o del mio ostinarmi a “fare la coltivatrice diretta” di quel pezzetto d’orto su a Castel? Ma pomodori, zucchine e altre verdure sono così buone… un giorno e tutto passa anche con l’aiuto di un analgesico. Questo giorno, uno alla settimana mi aiuta a non vedere il mondo come un’infinita variazione di delusioni a paure. La vita non è mai così semplice come la dipingono i libri di psicologia anche perché vorrei trovare delle soluzioni alle domanda che mi faccio. Poi il giorno finisce abbastanza in pace per me e torna il tramonto in quell’ora in cui tutti i colori del mondo come per magia si diluiscono fino a lasciar posto a cose che sembrano perdere la loro definizione per farle apparire con contorni sfumati. La benedizione sia con me e con l’aiuto di Morfeo cercherò di prendere sonno. Alla parola appena pensata di Morfeo, ecco che mi ritorna un ricordo…una delle ultime volte in cui andavi in vacanza da parenti in Toscana (allora eravamo fidanzati) mi scrivesti una bellissima lettera che conservo ingiallita e sbiadita che iniziava così “…mentre tu sarai già tra le braccia di Morfeo, io sono qui e penso a te…ti prometto che sarà l’ultima vacanza che farò da solo perché…” Sarà sempre lo stesso dio Morfeo, il dio dei sogni che appare a noi uomini addormentati sotto forma umana? O dato che io sogni belli ne ho pochissimi, sarà stato il dio di sogni dei miei diciotto anni?

“Amo chi sogna l’impossibile”

(J. Wolfang Goethe)

Ho visto l’alba sul mare
Ho visto tramonti infuocati
Ho visto l’amore e la tenerezza nei tuoi occhi
Ho visto per prima i visini grinzosi delle mie figlie
Ho udito le loro prime parole
        Ho visto i loro primi sorrisi e la felicità sui loro volti
        Ho visto la tristezza dei prima amori finiti male
        Ho visto gli occhi meravigliosi della mia nipotina
        Ho sentito quella piccola parola ripetuta all’infinito “Doda Babà” (nonna Babà)
        Ho visto la morte vicino quando mi sono ammalata di tumore e
        Ho visto poco dopo la morte sul tuo viso e nei tuoi occhi
        Ho visto Dio in tutte le maniere: buono, amoroso, affidabile e poi
        Ho visto quello stesso Dio: sordo, severo e incurante alle mie preghiere
        Ho visto il tuo viso spegnersi gradualmente e il tuo corpo farsi macilento
        Ho udito aumentare i battiti del mio cuore, mentre il tuo lentamente si spegneva
        Ho visto la serenità e l’abbandono del tuo viso quando finalmente in pace hai
                cessato di vivere, lasciandoti dietro terribili e devastanti dolori
Ho visto un buco nero nel quale sono caduta per tanto tempo
        E poi…
Ho visto un appiglio al quale mi sono disperatamente aggrappata e una piccola luce
                farsi vicina e sempre più vivida
Ho visto tutti i giorni che mi resteranno da vivere e
Ho visto il sole splendere ancora…
        Ma…

Soprattutto ho visto il tuo volto sorridente che tenendomi per mano mi ha riaccompagnata su questa terra e la tua voce ha sussurrato “…Coraggio, avremo ancora tempo per stare insieme…”

Voglio vedere ancora un po’ tramonti e albe e soprattutto voglio amare ancora tanto le tre persone da cui non vorrei mai staccarmi!

E’ ingiusto dire che…” La morte risolve ogni problema…via l’uomo via il problema…” (J.V. Stalin 1918)

Ancora la tua voce nella mia mente,
nel profondo del sogno
mi sembra di sentire il tuo camminare,
ma con l’idea sbalordita mi trovo nel vuoto.
        Nel silenzio dell’addio
        penso al disperato distacco,
        rimpianto nel mio cuore e nella mia mente,
quel tuo sorriso mi manca.
Spaventata cerco un segno di pace,
sempre di sicuro mi sei vicino,
combatto nel sogno tramortita
e come un’ombra mi sento svanire.
        Pensando notte e giorno a questa vita,
        la solitudine mi rende infelice,
        vedo l’ombra che va via verso il vento
        e il mio pensiero per le vie dell’infinito.
L’ombre oscure si perdono
Nel tormentoso gioco dei ricordi,
il sogno mi vibra in mente e pieno
di emozioni mi sveglio in quel momento.

(R. Schiavello)

La speranza sceglie colui che la porta e quella persona per tutta la vita è incaricata di trasmetterla ad altre. Se tutte queste persone avessero tenuta per sé la Speranza essa si spegnerebbe ed allora si muterebbe in disperazione e il male trionferebbe per trovarci di fronte al peggior nemico: la paura! La paura che con i suoi occhi da rapace accorerebbe per nutrirsene e spargerla dentro noi! Ma la speranza è anche dura a morire perché trasforma tutto in una pioggia dorata che invade il cuore. Continuando a lottare contro la rabbia, la paura e l’intolleranza che c’è a volte in noi troveremmo un piccolo seme di Speranza che crescerà come un albero col tronco di argento puro e luminoso dispiegando in poco tempo rami da cui oscillano scintillanti foglie. Ho tenuto anch’io nel palmo della mia mano la Speranza; ho lasciato che la mia malattia fosse sconfitta, ma per te non ha funzionato: la morte era lì pronta a prenderti per mano col suo fiato freddo e impaziente a portarti via. Forse hai avuto anche tu tanta paura di ciò che eri diventato e di quella morte che si aggira spesso nei corridoi degli ospedali. In quei momenti io continuavo a credere al mio sogno di speranza, all’impossibile…non mi è restato altro! La Speranza è un dono che ci permette di credere e può trasformare qualsiasi uomo!

Ancora adesso quando il dolore mi opprime pesantemente ricordo i miei giorni e so che non sono stati pochi, ma una stagione di vita! Adesso c’è anche conforto nel ricordarli e il mio cuore sussurra…”lasciati indietro tutto questo dolore e riprenditi la tua vita!” C’è sempre un posto dove tutto il tempo è presente e le scelte sono più semplici e sono sempre tue. Il tempo c’è dappertutto anche se per un po’ si vacilla in equilibrio fra due realtà come in una specie di sogno. E’ il nostro spirito che non vuole abbandonarci perché a volte resta ammalato per qualche tempo e i giorni sono difficili da superare. Ma adesso considero anche questo corpo che intrappola il mio spirito senza curarmi delle ferite e dei lividi diventati quasi vecchi. Era una lunga corsa tornare nel mio nascondiglio quando mi sentivo minacciata, adesso questo è molto più vicino, ma è anche la collina che ho lasciato dietro me, spoglia e priva di quel riparo cui davo importanza assoluta. “…Torna indietro…” mi sussurri da lontano…”…e non pensare che hai smesso di pensare al tuo passato! Troverai il presente, il tempo che c’è ancora, che è veramente l’unico tempo che c’è! Finalmente avrai tempo per te stessa”.

Kant filosofo tedesco del 1800 dice che quando la ragione interviene come criterio della convenienza del mezzo rispetto al fine voluto, lo schema è: “Se vuoi questo, fa quest’altro…”La ragione male impone le sue leggi al mondo e il mondo è dunque una costruzione dell’Io. Dell’ esistenza di Dio e dell’anima non abbiamo prove certe, ma abbiamo bisogno di crederci per non perdere la speranza che la vita continui dopo la morte. Nell’epoca in cui viviamo il pensiero filosofico ha messo l’accento sui suoi limiti dell’uomo “buttato” nel mondo e quindi sempre sottoposto a rischi di fallimento e naufragi. In queste realtà incerte può essere vero che nelle nostre possibilità possiamo dare un senso alla vita e alle cose, ma senza alcuna assicurazione che il dramma possa essere per forza a lieto fine…mi raffiguro una vita “equilibrata” io che nella mia vita ho sempre sentito mancanza di questo equilibrio…

Montale ci insegna:

“Il piacere di vivere nasce dalla ripetizione di certi gesti e di certe abitudini, dal fatto di potersi dire: …rifarò quello che ho fatto e sarà pressappoco lo stesso, ma non proprio esattamente lo stesso!… Nasce dal diverso nell’identico…

Gli afro-americani possiedono un incredibile patrimonio di magia e gioia di vivere che nessuno è mai riuscito a distruggere anche se tutti ci hanno provato…

Leopardi inizia così quel brano de “Lo Zibaldone”

“Tutto è male. Cioè, tutto quello che è, è male: che ciascuna cosa esista è male, l’esistenza è male…”

Ma lui era molto pessimista e tragico e io sorrido a tutto quanto con una massima di Le Rochefoucauld :” Tutti siamo abbastanza forti da sopportare i mali nostri e altrui…”

“Io sono! Eppure ciò che sono a nessuno importa. I miei amici mi dimenticano come un vago ricordo e io sono l’unico testimone dei miei crucci!” (John Clare)

Oggi 31 luglio,

questa mattina nonostante faccia tutto per tirarmi su, mi osservo e vedo che indosso la notte appena trascorsa con la stessa evidenza di un abito appena lavato e non stirato. Nonostante i miei primi tentativi di dormire, i secondi sono stati ancora meno simpatici per i sogni deprimenti …la malinconia mi riassale e con queste domande tipo. “…Cosa farò domani? E quello ancora? E quello a venire?” Sono pezzi di vita che mi si staccano di dosso…poi per rincuorarmi penso:”…Affronta il peggio che c’è, guardalo diritto in faccia e pensa…io ti conosco, sono rimasta ferita a lungo, ma sono ancora viva! Non ti sei comportata male con le carte che avevi in mano, sei sopravissuta!” Trovo la fragilità in cui sono avvolta innocente, perché invade il mio essere quando più insisto con lo sguardo verso il mondo. Cerchiamo sempre di aggrapparci a qualcosa fosse anche una luna in un secchio, mentre vorremmo cadere per atterrare altrove… Poi sopravviene la rabbia, come se si credesse di fermare il moto dell’universo semplicemente arrabbiandosi! Torno col pensiero a fine maggio di tre anni fa…una giornata buia e un cielo coperto e io tengo in grembo fin dalla mattinata presto in ospedale giornali e giornali che so non aprirò mai…ma forse anche quelli mi fanno compagnia come l’orologio della morte cha ha esaurito quasi tutti i suoi tic-tac. Volevo essere sempre lì vicino a te perché sapevo che prima o poi dovevi prendere quel treno e io volevo essere nel posto giusto per salutarti al momento della partenza. Questa era l’ultima occasione che c’era perché nell’accanito combattimento che ti vedevo affrontare il nemico cancro, campione mondiale di K.O., campione universale di incetta di corpi, il vincitore sicuramente era lui. Forse quel giorno quel treno speciale avrebbe avuto un unico passeggero perché sarebbe arrivato prestissimo, subito dopo la sconfitta. Piangevo e speravo di morire a mia volta, subito , mentre i soliti rumori ospedalieri li sentivo come attutiti: l’andirivieni delle infermiere a controllare i tuoi segnali vitali, un bisbiglio di un’altra che porta una lettiga, e in fondo al corridoio un televisore acceso che manda in onda un bollettino meteorologico. Hai aperto gli occhi per un secondo…guardavi la porta poi il soffitto con un’espressione smarrita…poi qualcuno tagliò il filo esile della tua vita…forse il medico misericordioso dell’ultima ora, quello che con amore e rispetto decide di eseguire la sua mansione e di porre fine a una disumana agonia. In quei momenti nessuno si è detto di stare zitto perché la morte in un ospedale non suscita mai animazione, ma ne è una visitatrice forse un pò troppo comune anche se mai la benvenuta tranne in queste circostanze. In un bellissimo libro di King ho letto che nell’arco di un’esistenza ci sono quattro costanti che si soprappongono: la Vita, la Morte, l’Intento e il Caso. Tutti questi sono agenti nella vita proprio nel senso globale. La Morte fa ancora paura perché viene sempre raffigurata come terribile scheletro o figura della quale rimane nascosto il volto. L’Intento è la casualità e anche la finalità di una vita, anche se ci sono persone che credono avvenga tutto secondo un disegno prestabilito e altre che tutto accade così per caso.

La vita è paragonata ad un cerchio o a un mazzo di carte di notevoli proporzioni con cuori, picche, quadri e fiori. Chi detiene i “jolly” è il Caso perché ad ogni creatura in terra è assegnato un periodo ma a volte con mutamenti o cambiamenti o anche sofferenze; il Caso dà sollievo, pace e riposo con la morte. Ci sono altresì morti insensate: persone che periscono tragicamente, neonati che muoiono incomprensibilmente lasciando sgomento e sorpresa per queste vite imprecisate e con definizioni poco chiare. Le grandi tragedie sono sempre opera del Caso…

Spazio e tempo: due entità nettamente separate!

A volte ci si chiede se sia più utile il sole o la luna…qualcuno definì la luna perché illumina quando è notte mentre il sole brilla quando già è giorno…fermarsi ai bordi di una strada, inoltrarci in un bosco…ecco una radura con una confusione di colori rosso, giallo, ocra. Sedersi al sole per guardare quelle poche nuvole…tu mi dici:”…Guarda quella nuvola…pare un angelo…” io ti risponderei:”…Quella laggiù pare un bimbo che prega!…” sarebbe bellissimo! Poi mi ritrovo a pensare a momenti della mia vita in cui ero lì che attraversavo una delle mie giornate a volte anche ottime, o buone o comunque in pace con me stessa. Senza nessun preavviso o senza una ragione apparente, mi sentivo come presa in una palla di fuoco o come essere gettata al suolo. Questa sensazione senza alcun avvenimento reale che la giustificasse, mi faceva venir voglia di nascondermi sotto le coperte compresa la testa! Forse questi pensieri provocano sensazioni tristi, come un dolore in attesa d’accadere oppure una tenda dove vorresti ripararti ma fatta di ragnatele anziché rassicuranti corde o teloni protettivi. Anche se accetto tutte le buone frasi che mi vengono in mente per rassicurarmi, nello stesso tempo ho sinceri dubbi quando penso che aprendo semplicemente le mani, i pensieri indesiderati vengono lasciati cadere… La mattinata è grigia e silenziosa e sta facendosi giorno; il giorno continuerà diventando sera e poi un nuovo giorno…e io invecchio sempre più con essi in questa stanza in penombra e familiare. Mi capita sempre più spesso d’ascoltarmi dentro senza lasciarmi guidare da quello che si avvicina da fuori, ma da quello che sento. Penso ancora a te e mi dico “…Sei tanto vicino a me, ma vorrei poter dividere ancor i miei giorni insieme…” Affermare che una persona possa determinare il suo destino è sbagliato ma una persona segue l’orientamento del suo “Io interiore” verso il destino. I fatti della vita sono rapportati con i sogni, la famiglia, la delusione, le malattie, gli stati d’animo ed infine l’amore e la morte. E’ inutile assillarci, tormentarci, impaurirci per come va la vita, perché il dolore è sempre vicinissimo e familiare e terrificante. Ti tiene stretto nella sua diabolica morsa e se non si reagisce si rischia di farci dominare, per crollarci addosso e seppellirci.

“Colui che ha occhi per vedere e orecchie per udire,
può convincersi che nessun mortale sia capace di
    tenere un segreto.
Se le sue labbra sono silenziose, egli discorre con
la punta delle dita; il tradimento trasuda da ogni poro!”

(Sigmund Freud)

Forse tutto questo scrivere e analizzare sensazioni e sentimenti, mi induce, come in un rapporto di fiducia tra medico e paziente, a raccontarmi ricordi, pensieri e impressioni collegate con l’esplorazione degli strati più remoti della mia coscienza. Uno psicoanalista (o strizzacervelli) direbbe che ho vissuto una situazione conflittuale, inconscia, che non riuscivo a comprendere. I processi di questa rimozione appartengo al mio “ Io” in gran parte cosciente; al Super-Io in parte cosciente ma soprattutto inconscia. L’angoscia vissuta non è altro che la paura del mio “Io” cosciente che è incapace di controllare le istanze e le proibizioni del Super-Io. Anche tutti i miei sogni traumatizzanti e terrorizzanti non sono altro che la ripetizione dei conflitti già verificatesi. (Diventerò anche un’esperta della psicoanalisi? A me serve così!)

“In ogni istante della nostra vita siamo ciò che saremo non meno di ciò che siamo stati”

(Oscar Wilde)

“Un’esperienza non ha alcun valore etico: è semplicemente il nome che gli uomini danno ai
propri errori!”

(Oscar Wilde)

Vivere come in una trincea per difenderci continuamente da noi stessi dalla difficoltà a volerci bene. La vita che si prende i suoi spazi e ti lascia disorientata a volte proprio non la capisci più; questo fa male ma il tempo migliora le ferite anche se il buco che hai nell’anima è scuro e profondo come lo spazio fra le stelle. Sono emozioni forti e l’unica rete che può trattenerci per non farci cadere nel nulla è credere in qualcosa di più …in una misericordia più grande. Il coraggio abita in ciascuno come fonte segreta e la paura a volte inaffrontabile è come una montagna che ci schiaccia. Ma il coraggio se non c’è, potrebbe crescere e trovare spazi perché zampilli fuori nonostante la successione di vittorie e sconfitte che la vita ci propina. Può curare la sincerità per vedere come stanno veramente le cose e se anche la paura scricchiola in noi e ci fa sentire come un carcerato che si avvicini alla finestra con le inferriate per respirare, ecco che ci fa respirare. Niente è dimenticato o senza significati o senza importanza, come nulla è importante. Le parti della mia vita sono come una collana di perle e io il filo che cercava di infilarle tutte…ma se solo mi fossi fermata un attimo per capire la fatica che facevo per tenere separate quelle vere dalle false, avrei visto che era tutto impossibile. Le ambizioni o le mete che abbiamo stabilito non sono altro che l’ombra di un albero gettato sulla neve. Col movimento del sole l’ombra cambia, la notte la inghiotte, il vento la fa vacillare, ma allo scomparire della neve giace a terra distorta. Nonostante questo, l’albero continuerà ad esistere. Questo è un valore di vita, ma sarebbe anche come avventurarsi su un ponte di ragnatele dove ogni frammento ordirà un nodo in più per rendere anche la ragnatela il più forte possibile.

Ho sempre cercato di raccogliere tutti i fili che il Fato mi metteva in mano: a volte ho cercato di tingerli o deviarli come meglio potevo nella speranza di influenzarne quello che sarebbe stato tessuto. Ma la storia è quella; è quella che facciamo e quella che creiamo mentre viviamo. Possiamo creare noi un telaio per tessere l’arazzo del nostro futuro più bello? Potremmo cambiare fili e colori e mutare così l’arazzo? Vita è continuare ogni giorno in cui il cuore batte perché finché esisti il futuro è con te…

“Sii come le onde
del mare che pur
infrangendosi contro
gli scogli hanno la
forza di ricominciare.”

(Sergio Bambéren scrittore e surfista peruviano)

2 agosto 2005,

La corsa delle nuvole finalmente si arresta e fa vedere la luce che sfugge o si riaffaccia fra di esse, come in uno specchio. Il sola scappa con un ultimo guizzo dietro le montagne ma per un attimo ancora dipinge sprazzi di luce nei punti più nascosti. Poi, oltre il profilo netto delle nubi, il cielo notturno è terso e stellato come se in quel momento il firmamento si fosse spaccato in due… Pensare non è sempre confortante. E’ sempre buona cosa , ma non sempre confortante. Ci vuole un grande dolore, un’estrema sofferenza per infrangere tutte le tue difese, anche se alcune diverranno meno inquietanti venendo correttamente affrontate. E’ come mancare un gradino nell’oscurità e quella sensazione infinitesimale di vacillare nel vuoto per poi trovare subito dopo un appiglio: un appiglio qualunque! E’ un’orribile ondata di paura di un attimo, una paura senza nome come un bambino che ha delle cose in agguato nel buio! Pensare in troppe direzioni contemporaneamente non va bene, perché se avessi la concentrazione necessaria su un solo problema forse lo risolverei e poi cercherei di risolvere altri…ma poi credo che abbattere quelli che si può quando si avvicinano, dopo un po’ ci si abitua a quelli che non si possono eliminare. A tutto ci si abitua anche a cose che un tempo avremmo giurato non poter sopportare. Forse il bisogno più impellente che sento adesso è soltanto quello di “mugugnare” dei miei problemi con qualcuno …

“Pensa alla dolcezza
d’andare là a vivere insieme…
là, dove tutto è ordine e bellezza
lusso, calma e voluttà.”

(Charles Baudelaire)

Cosa potrebbe venire a galla da una pentola rimescolata con troppo vigore? Cessare di rimescolare e lasciare che tutto si plachi. Ci sono centinaia di crocevia da prendere: alcuni chiari e ampi, altri soltanto ombre fra le ombre. Alcuni quasi certezze ed allora sarebbe stupido cambiare quei sentieri e anche illogico. Non seguire quelli avvolti in fitte nebbie perché non si saprebbe in quali strade uscirebbero e dove porterebbero. In queste zone escono pensieri foschi, neri e contorti…ma è anche sbagliato pensare soltanto a sentieri che vanno negli abissi e altri alle vette più alte, perché tutti abbiamo da scegliere sempre un sentiero mediano. Nei miei pensieri più tetri è come se io stessi fuori da un labirinto in attesa di essere chiusa lì dentro con il mostro che ti sta aspettando da qualche curva, avvolto nell’oscurità, pronto a pioverti addosso per prenderti la vita…peccato che non sai quando accadrà né dove… allora sento come un senso di perdita di me stessa: la bambina che ansima impaurita e la donna che ha raccolto la sua vita per stare con te nel bene e nel male. Sento anche una rassegnazione profonda, come un precipitare buono nella corrente del mondo; come una piuma trasportata dalle brezza in un vento gentile o un granello di polvere danzante in un raggio di sole. Ho scoperto anche un po’ di quel coraggio per girarmi a affrontare la vita con grinta e non come una volta in cui strisciandovi di soppiatto cercavo di tagliarle le gambe quando non mi guardava… Penso a come sarebbe bello essere due persone invecchiate assieme che hanno attraversato il tempo fino ai nostri giorni per parlare sottovoce e condividere ricordi. In grado di rassicurarsi a vicenda per il posto a venire…se davvero esiste! La vita condivisa è meglio e mi manca tutto terribilmente…

p e r ò…

…oggi sono cinque anni che ho debellato la mia malattia (almeno spero) ed ho smesso quella pastiglia giornaliera che mi ricordava tristemente ogni giorno del mio calvario…

…penso a te senza commuovermi o lacrimare (tranne occasionalmente); penso a te con dolcezza e tenerezza…

…penso ai miei problemi quotidiani senza stressarmi più di quel tanto…

…penso come è confortante alzarsi la mattina senza il groppo in gola per chiedersi cosa ne farò della vita rimasta,,,(il piede sinistro a volte incute ancora rispetto…)

…penso di venire a visitarti e a portarti fiori ma senza avere troppi rimorsi se il giorno che decido mi accorgo che proprio non ne ho voglia…

…penso di accettare ed essere grata a mia figlia per quella telefonata ogni 4 o 5 giorni…

…penso di sentirmi ugualmente serena quando l’altra mi propina striminzite e-mail ogni 10 giorni o giù di lì solo per raccontarmi i loro guai…

…penso che è meraviglioso avere tanto tempo per leggere, passeggiare, andare al mercato del lunedì a vedere tutti quei banchi con indumenti cinesi a prezzi stracciati…

…penso che è bellissimo stare un giorno intero per accorgermi che è passato senza essermi preoccupata minimamente dei problemi delle mie tre…pendici…che se li risolvano da sole!

…penso a cosa farmi di buono per pranzo o cena senza danni al mio colesterolo…

…penso a come sto bene (senza essere pacchiana) con quella gonna con gli orli non proprio simmetrici (ma non troppo!)

…penso a come è dolce e tenera la mia grande nipotina con i suoi “nonnina Babà”…

…penso a come è bello il tramonto e l’alba e a come sto bene anche sola in casa senza fare grandi cose…

…penso a ridurre le pastiglie per prendere sonno (ma questa è proprio una cosa difficile)…

…penso che vorrei non tingermi più i capelli…ma penso anche che rimanderò il tutto fra qualche anno…

…penso a come sto di lusso con la mia gattina Mimì accanto alle mie gambe e a quella grassona di Milly sull’altro cuscino che ogni tanto struscia il suo musetto peloso sul mio naso e allora…peli ovunque…

…penso che ho smesso di apparecchiare il tavolo meccanicamente per due per poi togliere un coperto con le lacrime che urgono in gola…

…penso che vorrei stare al mondo ancora per un po’…

…penso che forse questo diario mi avrà fatto da “strizzacervelli” e evitato costose sedute dallo psicoanalista…o sbaglio???

D’estate
E cresce, anche per noi
l’estate
vanitosa, coi nostri
verdissimi peccati;
ecco l’ospite secco
del vento,
che fa battibecco
tra le doglie della magnolia;
e suona la sua
serena
melodia, sulla prua
d’ogni foglia, e va via
e la foglia non stacca,
e lascia
l’albero verde. Ma spacca
il cuore dell’aria.

(Carlo Batocchi)

6 Agosto,

un pensiero…credo che quando il sole brucia e scalda le acque di laghi, dei fiumi, dei mari, e le acque salgono in cielo per formare nuvole che poi sotto forma di pioggia ingrosseranno fiumi, laghi e mari…ecco credo che la vita sia così…la forza che anima tutte le cose non va mai distrutta ma passa solamente da una forma all’altra. Come noi che in vita temiamo la morte…ma è vero che potremmo essere più felici se vivessimo in eterno? Dando un nome a tutte le cose del mondo, consideriamo anche il mondo come una cosa, così gli rubiamo quello che ha di più prezioso: il senso del mistero!

In cielo c’è una falce di luna contro il cielo nero, con le punte rivolte all’insù. Osservando meglio, pare che in ciascuna delle due punte si dipani una linea di luce sottile sottile che va a formare un cerchio perfetto, cosicché oltre la falce si distingue una vera luce…una luna piena! Ma la vedrò solo io? Poi la falce di luna diventa mezza luce e sorge tra le nubi come un gigantesco semicerchio splendido che brilla come una speranza…

Montagne dice…”Vivere è imparare a morire.”

Non sempre è facile portare il nostro fardello interiore, ma volendo potremmo scrollarcelo di dosso per ritrovare fiducia anche se abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci ricordi che non siamo così fragili come pensavamo. Non c’è speranza senza paura e non c’è paura senza speranza: andare oltre la paura, abbarbicarci ai nostri valori di sempre e soprattutto credere alla nostra quotidianità! Acquistare l’autostima come una disciplina da osservare tutti i giorni. Guardarsi allo specchio e non inorridire per quello che vi si trova; trovare motivi per cui valga la pena piacersi; cercare di amarsi per quello che si è e per il percorso scelto; affrontare la vita da guerriera con questo pensiero:”…anche oggi è fatta!…”

“Il sole splendeva, non potendo far altro, su nulla di nuovo.” (Samuel Beckett)

Come un corso diretto di una scuola fatta soprattutto da chi è stanco di ingiustizie e con docenti di qualità, ecco come si può uscire da quel sentirsi insicure, essere chiusi in sé stessi come un elemento penalizzante di una vita! Il nome di questa scuola eccellente é: reazione, vita, volontà, saggezza, consapevolezza e anche ironia!

Questa scuola la frequento con impegno e costanza perché se smettessi una volta superati gli esami, non vorrei ripiombare nel disinteresse e nell’incapacità di comunicare. Anche se gli artefici della vita siamo sempre noi questa laurea o filosofia di vita ci permetterà di valutare gli altri per ciò che sono veramente. Un filosofo disse che in vita dobbiamo tenere in mente due personalità ben precise identificandoci negli animali. Non striscianti o amanti del buio come i topi, ma aquile! Aquile fiere, pronte a volare in alto nel cielo anziché in basso…non importa se invece di essere in stormi siamo solitari basta essere fieri di noi!

Lo fuggii, nelle notti e nei giorni;
Lo fuggii, nell’arco degli anni;
Lo fuggii, nei labirinti
Della mia stessa mente.

(Samuel Thompson)

Diversi sono i sogni: i vecchi sognano il passato e i giorni in cui erano giovani; i giovani pensano al futuro e dove questo li porterà, con immagini di speranze e angosce.

Sognando ciascuno è immerso nelle sue riflessioni di amore, amicizia, volontà e paure di sopravvivere. Poi a una certa età quando non sei né troppo vecchio e neppure troppo giovane, ti trovi a inventarti la vita al momento a mano a mano che passa e in cuor tuo ti domandi da dove ti viene tutta quella strana voglia di inventare e dove ti porterà. Hai in mano la situazione e conosci l’esatta conclusione di tutto, ma poi ti ritrovi a pensare come se tu fossi tuo padre o il padre di tuo padre, o tutta una serie di voci e volti confusi. Come se stessi raccontandoti quello che vorresti sentirti dire. Ecco che allora mi torna in mente un ricordo che mi strinse e mi stringe tuttora il cuore: l’immagine di un uomo e una donna che si affrontano in una stanza accusandosi a vicenda di non aver dimostrato abbastanza amore…questo mi porta ad una notte sulle ali nere della paura. Cerco una voce un qualcosa per attirare verso me quel conforto che mi serve per contrastare questi tristi ricordi!

“Pregavan tutti d’essere primi al varco
e, le mani porgendo all’altra sponda,
mostravano il desìo della lor sede.”

(Eneide di Virgilio)

Assaggiare gli artigli affilati della vita e cercare di decifrare quelle sensazioni che ti colgono alla sprovvista e se ad un certo punto pensi di averle soltanto immaginate, cerca di togliertele di torno. Guardo questa splendida giornata d’agosto e sono come portata sulle ali del vento verso alberi, erba, aria, nuvole, fiori e tutte le cose che esistono e a tutto quello che segna il viaggio verso il futuro. Perché il futuro dipende forse da quello che ci è accaduto prima? Ma se si potesse tornare al passato e in qualche modo cambiarlo, allora anche il futuro forse sarebbe diverso? Non si può alterare quello che potrebbe succedere: guarire le ferite certamente! Guardo verso il cielo desiderando sapere cosa c’è lassù, da dove siamo venuti e dove stiamo andando, oltre la luce, il buio, oltre l’amore e l’odio e forse oltre l’eternità! Quando tutto intorno a noi sembra cospirare per avere cuore e mente lacerati, bisogna guardare alla luna o al cielo infinito. Così, al di là di ciò che noi siamo troppo ciechi o ignoranti per vedere, impariamo a guarire la nostra mente, uscendo dalla caverna dei nostri pensieri attraverso le nebbie delle montagne, fra le cascate dei fiumi tumultuosi e le grandi acque degli oceani. Abbiamo tutti bisogno di speranze e fede, come abbiamo bisogno di storie. Guardando alle tenebre della nostra natura saremo in grado di tornare alla luce. E quando ci sono momenti in cui si ha come l’impressione che nel mondo non abbiamo più speranze, allora bisogna sognare un’Arca di Noé che ci porti altrove…

Le fasi della vita con i percorsi del destino, l’inestricabile intreccio di felicità e dolore costituisce sempre la cifra di ogni esistenza, anche se le vicende di ognuno si rivelano comuni eppure uniche, irripetibili e personalissime: ci permettono di dare a un’unica voce isolata il modo di comporsi in un unico coro…

“le cose che temiamo di più ci sono già capitate…” (Chopra Deepak medico ayurvedico)

Oggi 10 agosto,

Tanti sono i venti della vita: i venti impetuosi della giovinezza che portano amore e passione, i venti leggeri e le brezze confortanti della vecchiaia, le raffiche che ti fanno vacillare delle malattie, i venti che fanno stormire le fronde e i venti che ti parlano per essere ascoltati; venti faticosi di parole inutili e venti che ti fanno cambiare idea continuamente; venti di delusione e venti impetuosi e violenti che ti portano via tutto; venti costanti e regolari, venti volubili e venti in poppa quando sei felice e soddisfatto; venti della pace e della discordia della saggezza e della tolleranza; venti di bonaccia dove tutto scorre quieto e dolce, venti di odio, paura e venti di disperazione…poi il peggiore in assoluto, il gelido vento della morte che ottenebra tutto…ma qualunque sia il vento della tua vita, vale la pena accoglierlo a piene mani! Nessuno può controllare i venti del destino perché soffiano sempre a loro piacimento!

L’amore è il tema più frequente che abbiamo in vita e accanto a questo altri sentimenti non meno sinceramente o intensamente espressi. Fedeltà e amicizia, devozione e gentilezza in cui si alternano gli opposti quali infedeltà, superbia e crudeltà…complessa rappresentazione di vita. Ma, nella varietà, anche capaci di cogliere quel segreto ordine della natura e dell’universo entro cui si conciliano, senza esclusioni di sorta, anche le opposizioni più irriducibili…La serenità, ricerca dell’equilibrio e della nostra compostezza, la scopriamo nel senso trepido alla vita, con quel sentimento di labilità e quel po’ di vanità che ci occorre. E’ una concessione inquieta di questo mondo diviso a volte fra fortuna e sfortuna: forze da cui uno attinge! Ma la fortuna, cieca e casuale, da sempre regola la nostra vita. Tutte queste sensazioni di forti emozioni riversate in quel mare molto mosso della mia anima, vorrei poterle mettere in un piccolo posto chiuso in fondo al cuore. Vorrei anche nascondervi tutti i pensieri distruttivi quando fanno i loro agguati, trovare un limite quando non sopporto più lo sconfinato dolore provato! Non bisognerebbe mai toccare i limiti, ma lasciare sempre qualcosa alla fantasia!

Rigagnoli, in cui la luna e il sole fanno
luccicare appena un filo d’argento o d’oro,
nascosto fra l’erba. (Palazzeschi)
Queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e di lontano rivela
serena ogni montagna.

(Leopardi)

Le cose che restano per sempre nel cuore sono quelle che vorremmo dire ma non diciamo…

Sentirsi padroni dell’universo pur avendo una sola persona accanto…questo è amore! Non metterlo mai su un piedestallo troppo in alto perché la caduta è più rovinosa!

La vita che ho
è quella che ho
e quello che ho
è’ la vita che ho.
L’amore che ho
per la vita che ho
è tuo…tuo…tuo…

Oggi 12 agosto,

stelle cadenti…vere e proprie “piogge di stelle” dette anche “lacrime di San Lorenzo”. Sembrano convergere tutte su una ristretta zona del cielo, come parti di un fuoco d’artificio dal punto dove è scoppiato. Certo per vederle ci vuole una buona dose di pazienza e costanza, seduti su una sedia a sdraio…ma ci vuole anche una persona accanto…e poi quest’anno il cielo è nuvoloso e non mi pare proprio il caso!

…”e quindi uscimmo a rivedere le stelle…”

Uscire finalmente per rivedere il cielo come senso di liberazione provato ad abbandonare un luogo chiuso…o come sfuggire a una situazione opprimente. Nel silenzio della mia casa c’è un che di fragile, fragile come una bolla di sapone e allora spesso penso a come sarebbe bello chiudere gli occhi, poggiare la testa sulla tua spalla e svanire nel nulla. In questi momenti parole e gesti sarebbero superflui perché sei irraggiungibile…oggi proprio non riesco a tenere sotto controllo i demoni della tristezza che mi avvolgono perché so che alla fine vincono sempre loro! Il mondo non esiste senza un sotto o un sopra, un davanti o un dietro, una luce o un buio, un bene o un male. Ci sono scuole di yoga che insegnano i “mantra “ della vita, ma so anche che ripetere per ore le cose che vorresti che si avverassero, non le rendono mai vere,,,mai! Pensieri della vita che non ci fanno capire da dove veniamo e dove siamo diretti; momenti magici in cui vorremmo fermare il tempo e per questi momenti siamo disposti anche (forse) a rinunciare al futuro. Alcuni di questi momenti poi ci faranno sempre guardare avanti senza mai voltarsi indietro. Poi c’è il mondo dei sogni che rappresenta il nostro mondo capovolto. Ecco perché sono tanto pericolosi! Ma i sogni non sono fatti per essere capiti, come le tragedie non possono essere evitate; quello che è sicuro è che la vita continua ugualmente e se i sogni sono molte volte incubi…sono solamente sogni! A ricordare i sogni ci sono anche le foto che ritraggono sempre episodi felici della nostra vita: matrimoni, nascite, compleanni. Volti sorridenti allo scatto, episodi di vita che poi ritroveremo in un futuro prossimo. Nessuno si sognerebbe di ritrarre o conservare le cose che non dicono nulla: scarpe abbandonate in un armadietto di una stanza d’ospedale, un abito appeso ad una gruccia, un cuscino stropicciato, una camicia al sole, un giocattolo rotto…cose di vita che apparentemente non significano niente!

Se vuoi essere felice un’ora bevi
una bottiglia di vino, se vuoi essere felice
un anno sposati, se vuoi essere
felice tutta la vita coltiva il tuo giardino…

(anonimo cinese del XIII sec)

L’Oriente ci propone un esercizio interiore per aumentare la consapevolezza di sé stessi: è una nuova disciplina ispirata alla “zen”, una tecnica di rilassamento che diventa meditazione. Mettere in equilibrio più pietre tra loro cosicché la concentrazione necessaria nel fare queste costruzioni di pietra o “balancing” risveglia la spiritualità, la sensibilità e l’attenzione. Questa è una metafora della vita e quando si devono mettere in equilibrio questi materiale reperibili in natura, ci si confronta con difficoltà concrete: il terreno, la forza di gravità e l’equilibrio. Queste cose suscitano emozioni come la rabbia quando cadono le pietre, impazienza se non stanno come abbiamo deciso, sorpresa e soddisfazione quando l’opera è completa. L’equilibrio sta per equilibrio interiore. Se non siamo presenti o concentrati la costruzione non viene e altrettanto se non liberiamo la mente o se ci facciamo troppi problemi. Ogni cosa è precaria in questo mondo proprio come quel fragile equilibrio di sassi. Ogni pietra scartata è come scartare cose inutili e quelle che alla fine creano qualcosa, a volte stanno su per pochi minuti, altre durano qualche tempo. Si possono fare sculture, torri e altre creazioni più complesse e quando tutto crolla bisogna prenderla con filosofia e ricominciare daccapo…come in vita!

Non rincorrere le
stagioni perdute
non pensare al futuro…
Afferra il presente…e godilo!

A volte combattiamo talmente tanto contro noi stessi che diventiamo analfabeti della nostra anima! Solo la parte più superficiale di noi vive nei pensieri, ma qualcosa di misteriose e profondo, il nostro “Sé”, realizza la nostra diversità e la nostra natura anche se abbiamo un modello per niente somigliante a noi stessi. Così il nostro “Sé” ci suggerisce di non inseguire le illusioni perché pericolose e servono soltanto per uccidere l’anima. Non combattere più per lasciare che il seme della pianta germogli e l’assenza di ragionamenti, obiettivi e pensieri rigenererà la nostra anima e con questa troveremo pace interiore! Lasciare al Super-Io il compito di valutare valori e ideali per distinguere il bene dal male. Freud è stato il primo a descriverlo come una rappresentazione in metafora teatrale con tre soli personaggi: il primo personaggio è mosso soltanto dal bisogno di soddisfare i suoi desideri senza badare agli altri; il secondo attore, più realistico e responsabile, tiene conto delle esigenze del primo senza assecondarle, con passività…e poi c’è il terzo, il Super-Io, quell’attore rigoroso che dà regole, che è attento e giudica ma anche disapprova. Questi tre personaggi che stanno contemporaneamente sulla scena della vita, non devono mai allontanarsi perché altrimenti costringerebbero uno dei due rimasti a prendere il sopravvento e fare il protagonista. Questo squilibrio può essere un malessere esistenziale, ma se lasciamo che il nostro Super-Io da attore vigile si trasformi in giudice severo, imbrigliamo la nostra voglia di sognare e allora vale rafforzare gli altri due personaggi…

Rousseau scrittore e filosofo svizzero (1712-1778) rivendica il primato dell’Io come sentimenti e spontaneità. La natura vivente è un flusso ribelle e si manifesta nella forza travolgente dei sentimenti. Si abbandona all’onda della parola che sgorga in noi sovrabbondante, con l’accavallarsi di effusioni e alterazioni improvvise e disordinate. In una sua opera “Meditazioni del passeggiare solitario…”, evoca per sé stesso solamente i ricordi più dolci del passato e le più forti impressioni del presente…la natura ci fa da sfondo e a contatto con questa ritroviamo l’armonia dello spirito e l’ingenuità nativa…

Conserviamo ancora un pergolato
di tranquillità, e un sonno pieno
di sogni dolci, e un respiro
forte e quieto!

(John Keats poeta inglese)

Nelle poesie ho spesso trovato elementi di consolazione, di chiarificazione e stupore, perché chi scrive queste sono grandi poeti e ci stupiscono sempre tanto. Attraverso le parole i poeti realizzano un’unica e lunghissima riflessione su cosa significa vivere e morire e queste sensazioni arrivano a tutte le persone, siano colte che persone semplici…

I greci usano due termini ben precisi per parlare del tempo: quello che mentre passa si porta via un po’ di vita (kronos); quello che, mentre passa ci arricchisce di esperienze e anche di vita (kayros). Paradossalmente viviamo fra queste due consapevolezze contrastanti fra loro: da una parte avvelenati, dall’altra arricchiti!

Un valore unico che abbiamo è osservare la natura con i suoi prodigi che compie quando meno te l’aspetti; quando da un piccolo seme nasce un germoglio; quando da un timido bocciolo puoi sentirti in contatto con spazi infiniti dentro e fuori te; quando senti il frusciare dei rami degli alberi o il canto degli uccelli. Respirando il profumo di un fiore abbiamo gli occhi pieni di questo colore perché tutti sentiamo il bisogno di superare quella nostra dimensione “selvatica” chiamata dagli psicologi “wilderness”, il posto dell’energia vitale, dei piaceri sensoriali, degli istinti. Guardare le nostre piante che hanno bisogno delle nostre cure e come in natura tutto è in continua trasformazione così da questa osservazione è più facile ricavare la consapevolezza che i nostri problemi sono passeggeri… e che presto o tardi arriverà anche alla pianta della nostra anima la linfa vitale, basta aspettare che a un inverno del cuore succeda una primavera di risorse e energie rinnovate e buonumore. Ci sono piante che ricordano tratti della nostra indole: il basilico con al sua forza nella semplicità; l’alloro elegante e regale per una persona seria e raffinata; la rosa luminosa e espansiva che usa le sue spine come unghie per lusingare e respingere per chi ha il dono dell’ironia; la felce, fresca che fa capolino dai cantucci più ombrosi e che è attraente proprio per questo e piacerà ai timidi; la camelia, semplicemente complicata, solida e robusta e non richiede molte attenzioni; la lavanda l’unica primadonna, proprio di quelle che hanno una macia in più; la gardenia, frivola e lucida che è una che sa il fatto suo e va per la sua strada.

China sul margine del tuo segreto, o rosa in veste diafana,
Mollezza di corpo ignudo, incrollabile tempio che in vigilanza d’amore mi tieni,
non so di che rilievi si componga la tua bellezza.
E all’onda dei profumi che col ritmo di un alito tu esali misuro il tuo pallore e il mio languore.
Mi tenta ogni tuo petalo concluso nel giro di una linea sensitiva,
mollemente incurvato e pino d’ombra.

(Giovanna Bemporad)

Si dice che bisogna parlare alle piante anche se è vero il contrario, perché sono loro che parlano a noi: “…guarda che ho sete…guarda che mi trascuri…” Loro alla paura di morire reagiscono con una fioritura esplosiva e in questo modo ci comunicano il timore di non riuscire più a moltiplicarsi. Come noi le “piante felici” sono generose e forti e ci insegnano pazienza e dedizione come regali straordinari. Occuparsi di loro può farci uscire da una malattia più grande di tutte le altre…la solitudine!

“Un giardino e il suo
giardiniere sono complici
e in qualche modo amici.”

(Paolo Perone)

Vecchio adagio:”Meglio aver amato e perduto che non avere amato affatto!”

Oggi 20 agosto,

Amara riflessione: mi sento e sono trascurata dalle mie figlie! So che i figli sono giudici che a volte nemmeno loro se ne accorgono! Pretendono da noi perfezione e serenità perché queste cose ci devono essere sempre per loro! I genitori devono mantenerli fino a che vanno per la loro strada e poi…addio! Sigmund Freud dice che “l’inferno è la famiglia”, una frase per la quale non possiamo far altro che proteggerci. Mi sento trascurata anche se fa malissimo scriverlo, ma è verissimo…diamo ai figli tutto in modo totalitario e assoluto, però dovrei proteggermi da loro e lasciare che le distanze che esigono siano così! Non chiamerò e non accetterò niente, né quelle poche feste che si presentano come Natale, Pasqua e qualche serata con pizza… in tutto contate sulle dita di una mano. Vorrei comprensione vera, amore vero…magari sbaglierò ma questa situazione la sento come una vera malattia…devo curarmi come sempre da sola!!! Ho anche scoperto una cosa cercando di liberarmi dal mio problema. Questo problema ha forse a che fare con la generosità. Questo atteggiamento che scopro in me (forse considerato lodevole e virtuoso), lo vedo controcorrente, ovvero penso che non posso fare a meno d’essere generosa, ma non perché mi piaccia esserlo, ma perché ho paura. Paura che le persone intorno a me smettano d’amarmi se non uso il gesto di donare, si tratti doni veri e propri o affetto; tutto come gesti propiziatori! Cerco inconsciamente presupposti per avere attenzioni, ma scopro che i miei gesti non sono “liberi”, al contrario sono strategie inconsce per “pilotare” i sentimenti d’amore degli altri.

Queste generosità col passare del tempo hanno rivelato i loro limiti e forse è per questo che anche la mia seconda figlia ha percepito la mia angoscia e la mia insicurezza e si è spaventata: si è ritratta per paura d’essere soffocata! Almeno credo sia così! Dopo un complesso lavorio cerco di convincermi che non ci si assicura l’attenzione degli altri con il sacrificio di sé, perché dare amore è importante, ma non senza riceverne. Mi ritrovo poi a pensare con tenerezza ai momenti magici vissuti che sono stati l’attesa delle mie figlie…a tutte le emozioni, ai coinvolgimenti emotivi di noi genitori mentre ci domandavamo se era maschio o femmina, che futuro avrebbero avuto, su che strade avrebbero camminato!! Penso anche ai miei genitori, a quando forse anche loro si ponevano le stesse domande prima della mia nascita!

Vivere la mia solitudine come un’occasione importante per dare un senso ai giorni che passano pensando a quanta gente si frequenta così tanto per fare! Ci si incontra solo per compiere rito convenevoli e allora guardo a questo più con tristezza e rammarico. La solitudine può essere preziosa, ci rende forti e ci permette di ritrovarci. Avere l’atteggiamento pericoloso del timore di restare soli fa avvicinare a noi le persone, ma poi le stesse lo fiutano e fuggono. Frequentare gente è rimpiazzare i nostri vuoti esistenziali se non si fa liberamente; la solitudine a volte è meglio di qualsiasi rimpiazzo!

La stagione dell’estate è quasi alla fine e cederà presto il posto a settembre. Chiederei al tempo di fermarsi…chi di noi non ha mai avuto un simile pensiero di fronte all’assottigliarsi di una stagione che coincide spesso con la stagione della nostra vita? Si dice sempre come sia importante per i figli avere genitori che si prendano cura di loro, ma è anche vero il contrario: è importantissimo per un genitore avere una famiglia! Sarà per questo che qualche volta al mio cuore innesto il pilota automatico del cervello? Ma non sempre funziona…

Estate, Estate mia, non declinare!
Fa’ che prima nel petto il cor mi scoppi
Come pomo granato a troppo ardore.
Estate, Estate, indugia a maturare
I grappoli dei tralci su per gli oppi.
Fa’ che il colchico dia più tardo il fiore.
Forte comprimi sul tuo sen rubesto
Il fin Settembre, che non sia sì lesto.
Soffoca, Estate, fra le tue mammelle
Il fabro di canestre e di tinelle.

(Gabriele D’Annunzio)

Ho letto in un libro una verità…verità. Siamo soltanto animali organizzati leggermente più complessi di un qualsiasi protozoo. Quando moriamo si scompare e pensare che noi umani siamo al di sopra della morte è da megalomani. In vita siamo una categoria speciale, dominante, forse la più forte e speciale. Ma credere che da morti siamo diversi agli occhi del Signore, non va bene, anche se pensiamo di ingraziarcelo in tutti i modi. Penso che questo è il meccanismo più perfido del quale i ricchi si sono serviti per tenere i poveri al loro posto…da sempre!

C’è una teoria secondo la quale, a ogni scelta che fai, dividi il mondo in universi alternativi e allora mi chiedo spesso se esistano mondi dove noi saremo diversi, oppure se, al contrario, eravamo destinati in ogni caso a vivere in questo. Senza voler essere sentimentali nei momenti di sincerità non posso fare a meno di chiedermi se le cose per me dovevano proprio andare così. Poi guardo questa serata, a quei bagliori che appaiono al crepuscolo specie in primavera o all’approssimarsi dell’autunno, e a queste favolose luci dette “a cavallo”, perché tagliano queste ultime luci del giorno per lasciare il posto alle ombre della sera, nell’ora più bella e anche più triste della giornata! Il dorato incanto svanisce e nell’aria c’è già il preannuncio di giorni più bui: stanotte ha piovuto tantissimo ed è una cosa tristissima questa vigilia d’autunno!

Oggi 22 agosto,

Mi addormento con difficoltà e come sempre faccio sogni inquietanti, ma per fortuna non spaventosi! Forse anche sogni gradevoli e con tante profonde e autentiche sensazioni legate alle mie figlie. Non le posso definire del tutto perché al risveglio le vedo assottigliarsi fino a svanire con la luce del mattino. Scopro che in sogno si vive l’impressione di gesti e parole che in realtà non ci sono mai stati e la familiarità che l’oggetto del sogno ha acquistato non ha corrispondenza con la realtà. Un tuono sembra scuotere la casa e fuori un lampo lacera il cielo. Piove con uno scroscio in diagonale che colpisce i vetri chiusi appena in tempo, come se tutta l’acqua chiedesse di entrare. Un po’ in anticipo questo freddo e questo acquazzone per il periodo che siamo. Ma la mattina quando alzo gli occhi al cielo osservo che la luce ha raggiunto quel momento perfetto in cui tutti gli oggetti hanno assunto una nitidezza particolare. Il cielo è nuovamente pulito e terso ed allora la mia mente vaga senza pensieri costruttivi ma come qualcosa che mira a produrre soluzioni più accettabili alla mia vita. Idee che frullano incontrollate senza ordine apparente e si soffermano su qualcosa, la esaminano e la lasciano lì come si fa con le cose che osservi sui banchi dei mercati. Spesso sono anche pensieri fastidiosi che non vogliono proprio smuoversi, poi come arriva la giornata mi sento in qualche modo un po’ più viva, cerco qualche incombenza che mi impedisca di lasciar vagare troppo e a lungo la mia mente.

Un discepolo di Buddha ha scritto:

“Tutti cerchiamo pace a armonia, perché è ciò che manca alla nostra vita!”

Dostojeski scrisse: “Ogni resurrezione, ogni salvazione da qualsivoglia perdita e ogni rigenerazione è racchiusa nell’amore…” Egli fu un maestro impareggiabile nel tratteggiare il carattere e i più profondi recessi dell’animo umano, gli aspetti patologici delle persone che smarriscono il dono di pensieri logici con la realistica rappresentazione della sofferenza umana.

23 agosto,

Dapprima la pioggia ha disegnato sui vetri minuscole punte di spillo, poi si è alzato un vento terribile e un acquazzone al pari. Il vento con le sue raffiche spazza via la schiuma dai cavalloni…un gabbiano sopra queste acque tumultuose cerca di risalire ma viene trascinato via. Il mare poi al pomeriggio, quasi avesse vinto la sua battaglia personale, continua maestoso e imperterrito la sua corsa sulla nuova linea della battigia, dopo che ampie zone di sabbia sono state erose. Dopo questa tempesta l’aria si è rinfrescata parecchio. Ora sono nella mia casa e in lontananza questo mare pare di un verde smeraldo scurissimo…dall’altra parte le montagne hanno un accenno sfumato per il grigiore della serata. Il cielo dove nasceranno le stelle è ancora più buio e ancora più lontano vedo i miei anni perduti che non torneranno più anche se la storia rimarrà scritta da qualche parte per sempre! Con la luce che si attenua sempre più sulle cose appaiono ombre che si allungano. Questo vento freddo e umido e il piccolo raggio di sole che per un momento ha fatto capolino fra le nubi, colpisce il vetro della finestra facendola brillare per un momento come fosse oro. Il cielo che pare indaco puro in polvere, mi fa rimanere per un attimo perplessa! La vita e la morte hanno qualcosa in sé che a volte non è né consueto né usuale, per come la natura sceglie entrate clamorose quando si nasce e uscite in sordina quando si muore… Però potrebbe succedere anche il contrario…giorni che scorrono dentro giorni…con un circolo chiuso che è simbolo dell’infinito!

25 agosto,

Il mare è tornato azzurrissimo e pare sospeso oltre i vetri. Forse soltanto al mare la natura è come una tavolozza mutevole di colori: col sole l’acqua è uno smagliante colore azzurro con chiazze sfumate che vanno dal blu al verde al grigio-azzurro. Quando il cielo è grigio il mare appare come slavato e lo stesso paesaggio ne acquista luci come spente. Nella medicina dolce della “cromoterapia” che cura problemi di sofferenza fisica e emotiva, attribuisce al blu proprietà rilassanti.

Vado al mare e in quell’infinito tappeto blu sto in acqua a farmi accarezzare e in quei momenti unici mi sento leggera e sospesa in una dimensione senza tempo! Questo mare che col suo rombo interrotto sa di vita e di infinito. Rompono il silenzio i richiami rauchi dei gabbiani…con la giornata tornata limpida, i residui delle piccole nuvole formano come un gioco di bianchi e azzurri! L’acqua mi spinge, mi culla, mi solleva e a volte trascina… Se non ne avessi così paura mi allontanerei su una zattera per lasciarmi trasportare. Mi pongo domande come: “Diamo credito a noi stessi? Siamo in gradi di fidarci? Sappiamo accettare tutto e alzare lo sguardo dal nostro “IO” e godere di quello che ci circonda?” Ognuno scopre le sue risposte guardando questa infinita distesa per ascoltare profondamente la voce dell’acqua. L’acqua o meglio il fiume è la metafora del percorso della nostra conoscenza.

Risalirlo all’origine e discenderlo arriviamo in vista di un mare nel quale tutto è destinato a confluire. In mare ci si sente un tutt’uno con l’acqua lasciandoci bagnare si “lavano” le negatività per lasciar defluire i pensieri opprimenti; lasciare il nostro spirito e il nostro corpo nella natura primordiale. Boschi, acqua, canto di uccelli, fruscii del vento tra gli alberi sono suoni e immagini che esulano dalla vita quotidiana, rigenerano mente e spirito. Si ha come la sensazione di essere in luoghi senza tempo. Gli orientali paragonano un fiume alla colonna vertebrale dove scorre la nostra energia vitale. Quindi a contatto con la natura il corpo è paragonato alle valli impervie e l’acqua alla vita. Però l’acqua può essere anche insidiosa e se non si affronta con cognizione e con i consigli di una buona guida, può far paura e terrore. Bisogna avere come nella vita sempre un giubbotto salvagente, quando ci si sente smarriti e poi tutto si risolve seppur con qualche difficoltà. Bisogna avere un qualcosa per accettare le paure, un qualcosa a cui aggrapparsi, trovare la forza per superare la corrente troppo forte che ti può spingere fuori portata. Scoprire la nostra forza interiore anche con tante difficoltà per scoprire i nostri limiti!

C’è un poeta che chiede all’estate di non mutare perché ci consente pause meravigliose. Ma ci racconta anche i suoi eccessi, il colore incendiario del sole, l’aridità che rende la terra assetata; proprio per questi suoi contrasti è bella, questi contrasti capaci di creare o distruggere l’estate…è energia vitale!

Estate

Estate tu non declinare.
Resta come sei, maestosa
e oppressiva, tu tiranna
di terraferma.
Porta le meduse sin
sulla sabbia.
Sei tu che hai bordato la rosa
di troppa luce, e pian piano
l’hai disfatta
e tu che alle vigne prometti
il vino lento e dolce.
Mi stendo nella tue bonacce.
Non declinare! Resta
come sei, nuda e
sola. Amare non è più
necessario.
Tu conosci l’immobilità del piacere.
Porta le meduse sin sulla sabbia,
decapita i giunchi, incendia
i ginepri. La costa tutte le sere
è come una carcassa bianca.
Sei tu che sospendi nubi
aride sopra le pianure e i carrubi
solitari, sopra le foreste
e le isole
assetate.
Mi stendo nelle tue asciutte
tempeste.

(Giuseppe Conte)

Col passare degli anni della vita che hai vissuto rimangono soltanto immagini vaghe, la sensazione di ciò che è stato ma non con contorni nitidi. La casa è il posto dove si sono accumulati i ricordi, anche se per avere qualcosa su cui fondare i ricordi, sopravviene l’immaginazione. La mente ha fame dell’immaginazione. Poi c’è il nostro spirito che, nonostante tutto individua presto una strada per lenire o placare il dolore. Il tracciato è complesso e disseminato di ostacoli come in un labirinto. Alcuni momenti trasformano completamente la nostra vita, la trascinano in direzioni imprevedibili, in direzioni troppo belle o troppo atroci perché la si possa prendere a lungo in considerazione. Momenti che arrivano spesso in circostanze banali o difficili. Cosa ancora più straordinaria il tempo, limitato all’arco di una vita. Quello più terribile è fissato per sempre in un punto impossibile da eliminare anche con tutto il desiderio di cancellarlo. I progetti appartengono al destino e l’unica cosa che si può fare è pensare che nulla è come hai immaginato. Cose che non possono mutare il loro corso come la pioggia che cade sempre e imprevedibilmente ma tu devi vestirti adeguatamente per affrontarla. Cose che non vuoi proprio, che non ti aspetti, ma che ti arrivano addosso, ti fanno deviare, ti fanno sempre impegnare a puntellare fondamenta e impalcature per non far crollare le robuste pareti di colpo. Cose che ti fanno pensare a un posto sorprendente…un posto che non avresti mai immaginato che esistesse, nella pace più assoluta.

Il destino mescola le
carte e noi giochiamo…

(Schopenhauer A. filosofo tedesco)

Egli dice anche che… “Chi si cala abbastanza a fondo di se stesso, scopre la vera natura della realtà” Alla radice di tutta l’esistenza c’è “ la volontà di vivere”, anche se questa implica il dolore. La vita si identifica con il desiderio, con la condizione di bisogno, di mancamento e di sofferenza; le comodità di consolazione sono: la conferma del volere e l’inappagabile di esso.

“Il pendolo della vita oscilla fra
il dolore e la noia”.

L’universo con tutti i suoi soli e le sue vie lattee, si rivela come il “nulla” è l’unico valore che emerge dal mondo ed è un’esperienza più appagante. La vita dell’uomo è fondata sull’inclinazione naturale a desiderare felicità e benessere, e credere in Dio o altro, deriva solamente dalla giustificazione di sentimenti, paure e speranze radicate. In natura abbiamo un complesso sistema di inclinazioni e di istinti e la ragione deve riconoscersi come una proiezione, seppur labile, di questi.

Schelling afferma che la filosofia, come ricerca delle possibilità dell’essere, è un sapere essenzialmente negativo, perché può determinare il “che cosa” dell’essere, le forme senza le quali nulla può esistere, ma non il “che” il fatto concreto dell’esistenza stessa. Nella sua personalità filosofica vediamo anche aspetti decadenti come l’inquietudine, la fragilità e la incoerenza.

Si può essere pragmatici, ovvero avere criteri di verità pratiche o proporzioni filosofiche o anche scientifiche soprattutto nei nostri punti di vista, ciò nonostante sono convinta che nelle nostre profondità sentiamo la bianca e incandescente impronta della mano di Dio.

I momenti d’amore o una storia d’amore con la somma dei suoi tantissimi elementi fra i quali: la fisicità, la gelosia o la perdita sono attimi che proprio non puoi prepararti. Non va mai tutto in linea retta e non è neppure una traiettoria, casomai un mazzo di carte da gioco rimescolate e poi posate su un tavolo: questa va con quella e quella con quell’altra! Ed ecco il “mantra” che mi ripeto …”io vado avanti comunque”. Cerco di dimenticare di parlare dei miei guai emotivi perché è un’ingratitudine alla vita che mi fanno a volte dimenticare le cose positive che ho. Faccio in modo da trarre piacere alle piccole attività, cerco di non accusare le mie figlie di non amarmi abbastanza, cerco di abbandonare la paura per il futuro e il rimpianto del passato; anche le amicizie cerco di curare… la salute del corpo e della mente è un bene da difendere e non sempre si può comprare in boccette! Si deve costruire giorno dopo giorno con buone abitudini e cercare risorse per guarire dei propri mali. Saper aspettare con calma come i surfisti valutano l’onda giusta; aiutare a valutare ciò che vale la pena scegliere o meno e se proprio ci si vuole aiutare chiudere gli occhi e pensare dove si vorrebbe essere, cosa si desidera di più. Viaggiare con sé stessi “senza pagare”, ascoltare le cose per comprenderne il passato, per il vissuto che trasmettono. Per la stessa ragione ho provato a guardarmi allo specchio e le mie rughe, i segni del tempo sulla pelle, in realtà denotano il mio vissuto. Mi piace ascoltare musica, sentirla e questo credo sia il modo più spontaneo per liberarmi del peso di una giornata!

Certe tribù di aborigeni credono nella libera volontà. L’anima decide di venire in terra e si impossessa di un corpo…come possono esistere allora delle regole per impedirle di tornare a casa? Più o meno a una età molto vecchia, quando una persona comincia a pensare sempre più spesso al ritorno, al “sempre”, la tribù organizza una festa, una celebrazione alla Vita, per chiedere al Tutto Supremo se può andarsene. La persona va a sedersi sulla sabbia, interrompe le sue attività corporee e in meno di due minuti il suo corpo cessa di vivere senza dolori né rimpianti. C’è tanta saggezza in queste persone da stupirci sempre!.

Tutti abbiamo un entroterra dove viviamo esperienze di vita, esperienze che toccano il cuore nel suo profondo. Crediamo che da soli non ce la faremo mai a tirare avanti. Spunta dallo stomaco per salire in gola l’ansia per le cose che cambiano, e si pensa di non essere in grado di reggere a questo mutamento. Le cose però, potrebbero andare peggio, e si resiste. Poi al pari delle rughe arrivano i rimpianti e lasciano lì sospese tutte le cose come su un baratro. Si lascia che tutto accada: la solitudine, la vita senza compagno e senza figli che ti coccolano; ma questa è la vita; soltanto la morte è ferma e non chiede nulla né alla vita né ai figli!

Tante sono le filosofie di vita che ti aiutano con domande e risposte…una domanda che mi pongo spesso è…”Qual’é la causa della sofferenza?” La risposta sta in …”Una visione sbagliata della realtà!” Ho letto i cinque poteri, per realizzare i quali occorrono: serenità, pace, amore, gioia. E’ una meditazione che si può sostituire al nostro stile di vita: Buddha da “risvegliato o illuminato” . E’ difficile diventare una persona “risvegliata o illuminata”, una persona che nella vita non si adira, non odia, non prova gelosia, invidia o rancore. Ma neppure tristezza, ansia, angoscia, egoismo o avidità. Significa anche che non è che non si provi questi sentimenti, ma non li si fanno crescere, non si esasperano e se ne fa schiavi. Alimentare soltanto quelli positivi come pace, serenità, gioia, armonia, amore.

Essere sereni dentro sé, con mente calma e corpo rilassato. La serenità non dipende dalle situazioni ma dal nostro modo di agire influenzato dall’esperienza acquisita nel nostro passato. Così ogni cosa che facciamo ora è condizionata da quello che ci è accaduto, quindi il presente è legato al passato; ma anche il futuro è condizionato dal presente perciò intervenendo ora siamo in grado di determinare il futuro. Con volontà possiamo fare in modo che le reazioni presenti siano libere dal condizionamento del passato, soprattutto positive e alimentate da serenità. Modificare il modo di vedere le cose, cioè diventare consapevoli che la realtà cambia continuamente. Osservare i nostri pensieri che sono la causa delle emozioni e quindi sofferenza; vivere nella realtà, essere presenti con tutti noi stessi nella vita quotidiana, anche nelle più piccole cose. Comprendere che tutto cambia perché occorre tener presente che la vita non è un film, non una fotografia che non è statica.

Tendiamo sempre a prendere fotogrammi del film della nostra vita e li archiviamo attribuendogli esistenze reali; così vediamo nella mente nostro padre, nostra madre, i nostri amici a noi stessi come fotogrammi fermi, fissi e ci infastidisce scoprire come sono cambiati e non sono più quelli di un tempo. Praticare il non attaccamento…visto che tutto è trasformazione non esiste nulla che rimanga immutato nel tempo…crederlo é illusione! La vita lo dimostra a volte con brutalità quando si perde una persona cara. Certo non avere punti di riferimento o sicurezze è tremendo, ma soltanto per un bimbo; un adulto dovrebbe fare riferimento solo a sé stesso. Come quando diventi genitore e non ti aspetti più nulla dagli altri, ma accetti ciò che hai. Le aspettative infatti sono causa prima di sofferenza. Diventare coscienti dei nostri attaccamenti che sono di due categorie: quelli materiale e quelli affettivi. Dai primi ci si può liberare facilmente, dai secondi invece ci si può liberare pensando alla loro precarietà o meglio della precarietà di ogni singola persona nella nostra esistenza. Questo non attaccamento e la consapevolezza delle precarietà faranno apprezzare mille volte più di prima tutte le cose per la loro unicità e bellezza.

Ho sofferto molto ma ho anche assorbito tutte le cose che mi sono piovute addosso con la coscienza di sapermela cavare da sola e constatare che i momenti in cui ancora sconforto e tristezza mi afferrano il cuore, mi rendono più forte e con tracce positive per lasciare sotto le macerie i sentieri ricollegati alla mia vita con te. Penso anche che forse ora è più facile pregare per te che vederti soffrire. Cerco di non appesantire l’oggi con i problemi del domani perché ogni giorno ha già la sua parte. Impiegare ogni minuto di ogni giorno serenamente per fare salde fondamenta su cui reggere i miei domani, se galleggerò ancora un po’ sull’oceano di questa vita. Anche se ogni tanto tornano in superficie uno dei miei tesori naufragati e sommersi che giacevano sul fondo, forse ho trovato gli strumenti adatti per portarli integri a galla.

Ho letto, riletto e meditato queste belle filosofie di vita e forse per oggi o domani o domani l’’altro ne sarò consapevole…ma fra qualche tempo cosa farò quando attenderò col cuore in gola una telefonata lampo di mia figlia, o una striminzita e-mai dall’altra o una visita da mia nipote? Queste reazioni devo tenerle in me, anche perché sono diventata una vera esperta nel celare le emozioni e fare i conti con una moltitudine diversa. Costringermi a non pensare, some se avessi il potere di entrare in una stanza e chiudere la mente fuori in un’altra. Viaggiare con la speranza nel cuore è sempre meglio che arrivare. Vado anche qualche volta in chiesa, ma raramente, tranne nei periodi di crisi o quando proprio la vita mi mette alle strette!

Scelgo di solito l’ultima fila di panche e mi inginocchio e resto in silenzio sentendo le tensioni allentarsi. Prego poi, nel mio angolo più nascosto e privato per le mie figlie e mia nipote. Tornare più sovente alla fede da qualunque cosa in passato io abbia tratto forza.

Comunque sia, il problema sono io, incapace di spegnere i rumori dei miei pensieri, perché la vita è sapere dove mettere i piedi e dove non fermarsi; soprattutto non rifiutare la realtà, anche se ci sono persone (soprattutto i figli) che hanno tratti mendeliani, quelli che regolano la trasmissione dei caratteri ereditari, le teorie genetiche, che impediscono loro di ricordare quello che per altre (qui i genitori) sono particolari importanti. Tutti dovremmo capire che non si è mai arrivati in nessun campo. L’uomo più ricco della terra è arrivato al culmine della ricchezza, ma rispetto a chi? L’uomo più colto si compiace di essere il più acculturato della terra, ma rispetto a chi? La donna o l’uomo più belli della terra sono felici di non avere rivali, ma rispetto a chi? L’uomo più innamorato o felice della terra vive con la consapevolezza d’avere le chiavi dell’amore più di altri, ma rispetto a chi? Soltanto il saggio sa che deve imparare ancora molto e che una vita intera non gli basterà per sapere ciò di cui, mare, terra e cielo sono stati e saranno testimoni. Lui umile e rammaricato ancora una volta non dirà mai “…sono arrivato!”, ma anche se stanco proseguirà il suo cammino senza porsi domande sul traguardo perché si sa che il mestiere del vivere è un viaggio estenuante e un viaggio con infinite stazioni!

Tutti noi siamo soggetti alla ferrea immutabilità del destino, a una legge di necessità e giustizia, alla ciclicità degli eventi perché tutti noi emergiamo da sostanze originarie e torniamo a dissolversi nel tutto.

Secondo Pitagora tutto ha un numero e il tre è il numero perfetto: il principio, il mezzo e la fine. Attraverso un dialogo con noi stessi, ne scopriamo le contraddizioni, le incoerenze e le superficiali giustificazioni. E tutta questa conoscenza funge da “pilota della nostra anima”. E’ questa l’esigenza unica per raggiungere un accordo con noi stessi: richiede fatica e impegno “conoscere se stessi” ma poi dal possesso di questo e dall’obbedienza nasce la virtù e la felicità.

Platone dice che il mondo intelligibile è il luogo naturale dell’anima caduta sulla terra e entrata nella prigione di un corpo. C’è anche una filosofia che fa della saggezza un “farmaco dell’anima, capace di liberarla dalle sua malattie” Il Fato, la ragione e la Provvidenza sono un ordine razionale premeditato di una legge immodificabile preposta alla vita del mondo. Tutti gli esseri sono aggregati casuali destinati a dissolversi per dare origine a nuove formazioni. Così la vita è l’aggregarsi, la morte la disgregazione e quando questa avverrà non saremo più noi. La felicità sono desideri non soddisfatti e le sofferenze delle malattie. Per prudenza è consigliabile liberarci dai primi, per insegnarci che la felicità è assenza di pene e le pene si eliminano sopprimendo i desideri. Le seconde si possono compensare al dolore presente il ricordo delle gioie passate. Solo dall’esperienze ricaviamo “ragione” delle cose.

E’ ben strana la vita: logica, illogica, semplice e complicata; logica per il modo in cui pensiamo; illogica per come ci comportiamo; semplice come la viviamo e complicata per come ce la costruiamo…la capacità di immaginare cose che non abbiamo davanti agli occhi…la capacità di ricordare…

La vita è proprio strana; vuoi avere sempre le cose che non puoi avere…e poi nessuno siamo uguali a questo mondo anche se a tutti spetta un po’ di felicità. Essa non smette mai di stupirti ; per questo ci fa diventare tutti più vecchi di quello che c’è scritto sulla nostra carta d’identità.

Noi eravamo sempre a due livelli differenti: uno superiore ed uno inferiore e se qualche volta riuscivamo ad essere a livelli paralleli, nonostante gli altalenanti su e giù, le cose più insignificanti facevano cambiare le prospettive per far nascere qualche giornata perfetta... e allora eravamo proprio una bella squadra, anche se le foschie mattutine dell’amore romantico per me si erano dissolte e la luce chiara della vita matrimoniale aveva rivelato il tuo egocentrismo, la tua inaffidabilità, il tuo troppo attaccamento materno! Poi quando decidevi di concentrare le tue attenzioni su di me riuscivi a farmi sentire unica; ma di questo non è difficile rispondere agli altri, il difficile sta rispondere a se stessi.

Poi succedono le cose, succedono ad un sacco di persone e non so proprio il perché… Non ti lasci mai andare nella vita di tutti i giorni: corri, ti arrampichi, cerchi di fare tutto per il meglio e poi…succede! La vita cerca sempre di insegnarti qualcosa ma non tutti vogliamo ascoltare: è come un “clic” di un interruttore che si accende o si spegne e tutto cambia. C’è sempre un fascino nel genere umano al quale non importa quale sia il tuo passato, ma può affrontare un futuro anche se la vita differenzia molto da come vorremmo fossero le cose se soltanto potessimo cambiarne le prospettive. La corrente dei ricordi mi trascina mio malgrado lasciandomi alla fine sprofondata nel silenzio e nel vuoto del mio angolo più nascosto. Se la gioventù promette felicità, la vita promette la realtà del dolore.

2 settembre,

Sono a Castel a fare la “coltivatrice”. Bello è settembre in campagna perché è il mese più scenografico per i boschi. Alberi e arbusti si incendiano con i colori dell’autunno: profondo rosso, ma anche arancio, ocra e oro ed è il “foliage”, quando cioè castagni, betulle e altri alberi cambiano colore; un’esplosione cromatica rapisce lo sguardo e la natura si rivela in tutta la sua purezza e con tante sorprese con i suoi paesaggi meravigliosi per la loro unicità. Tutte queste meraviglie lo scatto di una macchina fotografica le potrebbe cogliere. Il nitidore delle immagini e la presenza e precisione dei contorni che nella vita reale a volte non si possono osservare, le cogli come un momento unico in quello scatto. Ci sono altresì tanti aspetti che una fotografia non può catturare: la gioia, l’angoscia o anche soltanto lo sconforto e la solitudine. Un viso che magari è in ombra, o lo sguardo che non è fisso ti fa capire come le foto a volte abbiano capacità ingannevoli come un mare che offre a chi lo contempla una superficie benevola e meravigliosa, mentre negli abissi nasconde correnti infide e impetuose.

E’ molto meglio essere trascurati dal destino che sperare di avere il suo favore. Quello che colpisce sempre è il cuore che nonostante ciò continua a battere…quando questo destino pensi abbia smesso di maltrattarti possono arrivare anche le sorprese con argomenti e spunti di vita per arricchire l’anima e la mente. Quando si cade bisogna cercare di cadere non piegati o in ginocchio, ma col viso rivolto in alto e la testa reclinata all’indietro. Come quando soffia il vento che con le sue raffiche cerca di coglierci rannicchiati o vacillanti…bisogna farci cogliere a braccia aperte e in piedi! Quando si crolla non resta altro che la scelta di cadere con fierezza, perché la vita è tutta una gara competitiva, di trasmissione di messaggi affannosi in cerca di sicurezze, specialmente quando la campana ha cominciato a rintoccare anni maturi….e se ci sono da contare danni e insicurezze e gli uni e gli altri con conti fatti e saldati, raramente si avrà un bilancio positivo. Tutto quello che ho fatto, tutto quello che è stato ha avuto un corso tutto suo…dovrei cercare un po’ di ottimismo che conviene sempre. Non esistono né cure né rimedi per i rimpianti e potrei passare tutto il tempo che rimane per cercarli, ma conviene guardare avanti verso nuovi errori e nuovi ricordi.

3 settembre,

un libro per me come per altri è una compagnia ideale. In quelle pagine possiamo trovare un amico con cui affrontare un nuovo giorno; una risposta ai tanti perché; una guida verso nuovi sogni. Minuti o ore per essere lontani dalla giornata solitaria; per scacciare il buio, l’insonnia e trovare parole che ci facciano compagnia; per trovare il significato profondo dell’esistenza o per rincuorarci prima di rifugiarci nel cuore della notte. A volte servono per aspettare l’alba come se la lettura potesse rivelarci inattesi dettagli, imprevisti e significati nuovi; trovare la luce e la capacità di rivelarci a noi stessi sotto una nuova luce. Libri che affrontano i grandi temi della vita e della morte. E in quell’atmosfera irreale creata, gli spezzoni di vita narrati sembrano nostri ed è facile immedesimarsi nei personaggi con desideri rimossi, emozioni e speranze tradite. Come i bimbi che ascoltano prima di addormentarsi le fiabe, anche noi abbiamo bisogno di qualcosa che ci guidi al sonno. Il sonno che quando stenta ad arrivare ci fa avere paura del buio perché inconsciamente temiamo le nostre angosce e debolezze. E’ sconsigliato leggere poesie la sera perché diversamente da quello che si pensa, parlano più al cervello che al cuore, impedendoci di sprofondare nell’oscurità. Leggere di situazioni surreali è come iniziare a sognare prima di spegnere la luce. Leggere a volte mi costringe a insinuarmi nei labirinti della mia memoria, scoprire il mio diario privatissimo fatto di sentimenti che hanno generato il mio amore per te. Scopro le mie paure di allora e di adesso e tutto quello che non ci siamo detti; come ero a diciannove anni quando ti ho conosciuto e come ero, donna di quarant’anni con tante delusioni ma sempre col cuore di innamorata. Anche se da tempo ho imparato a vivere, vivo in maniera sottile come in due entità da quando non ci sei più: nella prima sono come morta anch’io, nella seconda sono ancora viva. Colui che tutta ha deciso ti fa rivivere ancora attraverso i sogni che è già tantissimo…ma se invece che nei sogni in cui elaboro pensieri talmente difficili da interpretare, potessi avere immagini tue dei giorni felici, non sarebbe meglio?

4 settembre,

forse sarà l’ultima giornata di spiaggia perché l’aria si sta notevolmente rinfrescando. Sono al mare con mia sorella e le sue amiche e come sempre sonnecchiando sotto questo sole ormai tiepido penso non ci sia nulla di più rinfrescante che seguire i gustosi “pettegolezzi” Mi serve molto a rinfrancare lo spirito. Infatti spettegolare è considerato un’arte in compagnia, migliora l’umore senza cadere nel pettegolezzo velenoso altrimenti è cattiveria, ed è divertente e consolatorio col suo taglia e cuci sulle persone sfortunate e poco colpevoli d’essere arrivate nella “top ten” dei rotolini di ciccia, dei due pezzi osé. E’ inutile resistere a questo perché se lo si fa, qualcuno normalmente starà sparlando di te… La vita da spiaggia negli ultimi anni è cambiata notevolmente, perché ai rumori tipici del mormorio delle onde, le grida dei bambini, i cinque minuti di canzoni e balli latini da una radio a tutto volume, i pianti dei bimbi piccolissimi sul loro passeggino, le risa dei più grandi che si avventurano vacillando sulla sabbia caldissima vestiti di solo pannolino, si mescola anche la voce del venditore di cocco, e le richieste dei “vu cumprà” che instancabili e puntuali si fanno la loro clientela indovinando i gusti . Se per caso capiscono la tua voglia di fare “shopping” il giorno dopo te li ritrovi addosso con altre cose ancora più allettanti…a tutto questo si aggiungono le varie suonerie dei cellulari…

“Lettore convinto di conoscerti,
sappi che ti sbagli questo è il ritratto del tuo vicino…”

5 settembre,

è un bel po’ che non gira bene…male alla cervicale, alle ossa, giramenti di testa e..


…ieri ero un rottame…
…oggi un rottame stanco…
e …con i miei acciacchi ora
…un rottame ammalato!
 

Cerco di non cedere all’autocommiserazione perché è questione di equilibrio, ma è anche vero che non posso ignorare i miei problemi perché tanto non scompaiono.

Siamo solo noi artefici della nostra vita o era già scritto? Nessuno sa cosa può fare o non fare Dio ed è per questo che a volte lo preghiamo…per qualche tempo lo possiamo anche ascoltare e veramente penso che qualche volta comunichi con noi, ma poi…quasi sempre si rivela sordo e muto.

“La vecchiaia è un’isola
circondata dalla morte.”

(Juan Montalvo scrittore ecuadoriano)

6 settembre,

in cielo si ammassano lividi nuvolosi presagio di pioggia. Dal punto in cui si addensano le nubi giunge un brontolio di tuono, dall’altra parte il sole che non vuole cedere il posto alle nuvole, le contorna con striature d’oro e rosso e nei rari momenti in cui riesce per un attimo a squarciare il tutto, punta i suoi raggi ancora caldissimi sulla terra come una proiezione gigantesca di un film. E’ settembre inoltrato e dovrei essere superfelice perché arriverà mia figlia dal Messico, ma spesso mi ritrovo in lacrime perché…non so è proprio strano, non penso sia depressione, né sofferenza particolare di solitudine (perché dovrei essere abituata), ma è così…mi commuovo a guardare qualcosa di stupido come un uccellino che sfreccia in volo nel cielo, un gattino randagio per strada, le mie gattine di casa che sono vecchiette, ed allora il cuore mi vibra di angoscia. Forse è normale sentirsi tristi quando sai che trascorrerai giornate felici con i tuoi figli? Una voce interiore, quella che mi parla quasi sempre con voce sconosciuta anche se non nemica nei momenti no, questa volta tace. Silenzio dal mio interiore…cercare di riprendere il controllo delle mie emozioni in subbuglio. Certo che nell’esercizio della malinconia sono una vera professionista…Ora il cielo è buio e come tormentato e cade un acquazzone terribile! I tuoni rombano e i fulmini si rincorrono creando sprazzi luminosi rosso e arancione e un frastuono incredibile rintrona in cielo. La mia malinconia non è così profonda come mi appare in questo momento, ma ampia e riempie gli spazi della mia mente lasciando dietro di sé uno strato friabile pronto a disgregarsi.

Soffro ancora di insonnia e nonostante prenda la pastiglia per dormire a volte mi sveglio talmente presto che cerco di riprendere sonno ma quasi sempre inutilmente e allora rinuncio e comincio a pensare a cose e luoghi dove in passato eravamo assieme..tutti assieme! Ai caldi pomeriggi della stagione estiva, dove seduti sotto l’ombrellone blu, ad un tavolino dei bagni, mangiavamo fritto di mare e poi entrambi in costume da bagno a prendere il sole sui lettini. L’ultima estate insieme è stata bellissima e potrei dire anche gratificante! Ricordare è come aprire le porte di un vecchio armadio, ma soltanto che non ne escono valanghe di abiti vecchi o cianfrusaglie, bensì vivide e bellissime immagini…interrompo l’onda dei pensieri e mi dico che “invecchiare è normale pensare”…si dorme meno. Ma se di giorno sono capacissima di accantonare il problema, non mi rendo conto di quanto sia importante il sonno, finché la sua mancanza si fa sentire.

“Abbiamo una piccola finestra di sonno, non grande come quella di una volta
e sembra si rimpicciolisca col passare degli anni, ma è meglio essere felici
di quello che si ha, perché meglio una finestra piccola che nessuna finestra!” O.k.

E’ anche vero che i nostri problemi non si risolvono come nella maggior parte delle soap-opera in tv. o nel film, ma continuano a riemergere in noi, a girarci attorno in cerchi sempre più brevi finché finalmente spariscono…soltanto in apparenza perché non scompaiono così semplicemente, ma ti prosciugano la vita, come pozzanghere sotto un sole cocente. A volte ti lasciano anche residui per i loro pasticci nei quali ci hai sguazzato per un bel po’ e ci vuole ancora qualche giro di montagna russa prima di chiuderli definitivamente. Anche se dicono che il sonno è il medico dei poveri, Shakespeare diceva che: “… il sonno è il filo con cui rammendare la manica sfilacciata delle nostre pene.”

Churchill diceva che “…il sonno è l’unico vero sollievo che trova nelle sue depressioni più profonde.”

Napoleone “…il sonno è la parte benedetta della notte.”

Prima butta giù col cuore e poi correggi con la mente e se ti dovessi sentire persa guarda in su e ritroverai la speranza…

Quando è il silenzio a dilatare il dolore, l‘inesprimibile diventa respiro dell’anima.

Il tempo e il silenzio sono le coordinare della vita: il tempo scandisce i sogni, i ricordi, la realtà di una vita che è “andata con fatica”; il silenzio è l’amico di sempre sia nella serenità, sia nel riposo che nella fatica.

10 settembre,

sono al mare e un rombo roco e macinante di onde che perdono l’equilibrio e si infrangono sulla spiaggia lasciano la riva luccicante al sole e con i granelli portati dalla spuma rendono il panorama unico. Sono sola e abbino questa giornata all’ultima trascorsa insieme in quell’estate di cui conservo ricordi come qualcosa di recente anche se la memoria sfuma le immagini come cose vecchissime. Immagini di cose come di una persona che, cacciatrice di occasioni, vada a “spulciare” nelle ceste dove sta scritto “affarissimi” alla ricerca di articoli pregiati ma non utili; almeno non nell’immediato. In questi giorni pare che tutto il mio tempo passi in una specie di lavatrice emotiva e allora mi chiedo…”perché non smetti di pensare a tutto quanto?” ; il pensiero è mio, ma la voce è la tua ed è proprio un buon consiglio da raccomandare.

“Ogni cosa che faccio, la faccio a precipizio, così posso fare
qualcos’altro. In tal maniera passano i giorni…
un fondersi in corsa di carri bestiame e
l’interminabile costruire di una cattedrale gotica.
Dai finestrini in corsa io vedo
Tutto ciò che amo restare indietro: libri non letti
Facezie non raccontate, paesaggi non visti…”

(da un libro di Stephen King)

Ancora adesso qualche volta ho la sensazione d’essere come sospinta da mani invisibili verso l’imboccatura di un tunnel, ma non è male perché laggiù c’è luce e poi ho imparato a non darmi troppa pena, perché quando siamo stati a contatto col dolore gioiamo anche delle più piccole cose; la perfezione nella vita non è mai così importante è più importante l’imperfezione. Anche mentire a se stessi troppo a lungo non funziona serve soltanto a fare stare le altre perone meglio.

Se pensi a me
non sprecare il tempo
nei rimpianti, goditi
il presente perché non
ne avrai mai uno uguale
e se ti senti triste
guarda in su, fai un bel
respiro e prosegui nel tuo
cammino…ritroverai pace.

Ricominciare a vivere senza te, anche se credevo fossimo arrivati alla fine del nostro libro; manca ancora (spero) qualche capitolo ma penso che lo leggerò da sola…

Le grigie cabine d’un mare d’inverno.
Parliamo ad occhi bassi di una storia finita
per chiacchere banali.
Tu dici una cosa, io ne dico un’altra
E poi un’altra e un’altra ancora.
Ci fanno ridere queste cose normali
e tu ti avvii e ti giri, e mi guardi
e sorridi e riprendi e ti giri di nuovo,
mentre stiamo ridendo.
Ma dicano quello che vogliono:
noi due ci amiamo, forse più di prima.
Un po’ di sole sulle cabine
che sembrano grigie,
ma grigie non sono!

(Niccolò Straniero)

12 settembre,

lo splendore azzurro del cielo è scomparso dietro una pioggia battente che pare una cortina. Un fortissimo vento soffia rabbioso come un vecchio arcigno e le foglie degli alberi appena cadute vengono incollate ai marciapiedi dall’acqua poi convogliate lungo i canali di scarico intasandoli. Visto che dormire è impossibile per via di tuoni e lampi, vado nella stanza dove in un armadio tengo oggetti affettivi, scampoli della mia vita. Lo apro e subito mi ritrovo in mano un pacchettino piccolo avvolto in carta velina: è una piccola scarpina di panno rosso e non c’è bisogno di pro-memoria scritti perché la ricordo benissimo nei piedini della mia prima bimba. Risento quei suoi passettini felpati e la rivedo corrermi incontro appena tornavo dal lavoro. Questi ricordi danno tanta commozione e mi si riempiono gli occhi di lacrime; li chiudo, respiro profondamente cercando immagini di altri oggetti perché so che una tecnica di rilassamento è quella di pensare a cose banali quando sono in corso pensieri tristi: cibi gustosi, un gelato, una bella fetta di torta, una buona brioche…intanto metto la valigia dei ricordi il più in alto possibile, in un posto disagiato, così non avrò bisogno di rimuovere il tutto con comodità. Passo poi alla finestra dove la pioggia ha smesso di cadere e tutto è silenzioso e immobile. Ci sono soltanto i lampioni della strada che creano surrealistici giochi di prospettiva: hanno attorno anelli di nebbiolina!

La mia gattina ha invaso anche il mio posto e pare allungata smisuratamente come un elastico. La sposto dolcemente e io e lei torniamo (spero) al sonno dei giusti e sogno…sogno le bimbe piccolissime e noi due ed è come se una piccola porta a muro si aprisse per fare volare via le cose indesiderate! La mattina i raggi del sole sembra asciughino anche le mie tristezze notturne; so che torneranno ancora, ma al momento approfitto di questa giornata fattasi splendida per fare una bella passeggiata. C’è un vecchissimo detto che fa:

“Stattene tranquilla e fa
buoni pensieri su un ippopotamo.” (cosa significa proprio non so)

Per strada osservo le persone: bimbi neonati, adolescenti, ragazzi, adulti e…vecchi:

…vecchi che portano a passeggio i loro amici animali che guardano al loro padrone con gratitudine e sollievo e pare sorridano quando sono felici, abbassano la testa se sono abbacchiati; hanno ansia negli occhi e tensione nelle spalle perché forse anche loro pensano (pensano?) che presto saranno abbandonati dal loro vecchio padrone; si lamentano e guaiscono quando hanno paura;

…vecchi seduti sulle panchine che parlano forse con Dio per avere da Lui un “occhio di riguardo”

…vecchi sereni e saggi in pace con se stessi e il mondo;

…vecchi con calcoli grossi come bottoni; quelli con la memoria che si accorcia sempre più, quelli che vivono discretamente della loro pensione e quelli che vivono di assistenza e scrutano le giornate con i loro occhi sempre più miopi e lacrimosi;

…vecchi che guardano con interesse i volantini dei supermercati a caccia delle offerte speciali;

…vecchi incurvati su inutili bastoni; vecchi che credono ancora nella loro buona stella, vecchi con sguardi tristissimi e atterriti; con dentiere ballerine; vecchi malandati su seggiole a rotelle trasportati da “badanti” a cui il più delle volte non importa proprio niente di loro;

…vecchi soli e con tanti ricordi per compagnia;

…vecchi a passeggio con la loro compagna che pare si sorreggano l’uno all’altra;

…vecchi che ricadono nel cancro senza possibilità di cavarsela dopo che anni prima vi avevano ingaggiato un feroce corpo a corpo, perché il cancro ha una sua perfidia: o ti fa morire o ti da una tregua e aspetta a tornare quando più sei vulnerabile…

…vecchi dirottati in qualche bella casa di riposo, dopo che ti hanno fatto un esame completo della tua salute e decidono la tua dieta dandoti le tue medicine puntualmente ogni giorno…niente gratificazioni di pizze, gelati o cose che piacciono tanto anche a loro: si gioca a carte in un unico stanzone dove ci sono anche giochi da tavolo a accattivanti puzzle (soltanto che non ci sono mai i pezzi giusti); dove si sintonizza la tv sempre su canali barbosi… in questi stanzoni che, per quanto curati e puliti, sanno sempre di qualità pessima e di disperazione.

…vecchi che vivono di tempo a prestito.

“I vecchi dovrebbero fare gli esploratori.”

(T.S.Eliot)

Shakespeare definiva i vecchi giunti al limite dell’età dell’uomo:”Buffoni in pantofole…” per essere una persona così prestigiosa, non era un po’ cattivello???

Col tempo alle nostre esperienze aggiungiamo sempre più mattoncini di tutto quello che assorbiamo e di ciò che ci pare interessante. Qualcosa, come mille anni fa prima, non sapevo se avrei potuto cavarmela perché nel mio cuore sentivo che non potevo illudermi di ricavarne deduzioni logiche e così è stata molto lunga la strada compiuta per ritrovare la mia identità, sentire e sapere d’essere ancora viva e non scaraventata sul ciglio del mondo. Come qualcuno su una barchetta in mezzo ad un fiume mi sento ancor trasportata in mezzo alla sua corrente; una corrente perfetta anche se ancora qualche volta ci sono sponde nascoste e avvolte dalle nebbie; ma è anche rassicurante e poi forse le cose non possono cambiare più di così. Mi chiedo se è quello a cui voglio credere: che una persona non possa sentirsi afflitta da una perdita per così tanto tempo? Che è un’idea allettante essere serena e abbastanza in pace con sé stessi e la vita? Ci credo anche se capita d’esserne spaventata, disorientata, confusa ma…anche convinta! Tiro un sospirone di sollievo e gratitudine per i giorni che trascorrerò con le mie figlie e se anche saranno pochi scopro una forma coerente in questi pensieri in qualcosa che non troppo tempo fa tutto era caotico,

“La vita è povera e triste senza la curiosità”

Le giornate adesso si fanno splendide con un venticello teso un po’ tropo fresco che fa srotolare nastri di ombre e luce fra le cose e stacca foglie dagli alberi, le spinge per le strade in allegri mulinelli, gioca scherzosamente fra i capelli lasciando cadere nei viali foglie friabili sul capo. Un piccolo passero becchetta alcune briciole poi vola via…come noi quando avendo finito di tracciare la nostra mappa in terra, esploriamo l’altro mondo…

Torno in casa e la magnifica giornata viene spazzata via con l’avanzare solenne di nuvolosi grevi e neri. Certo che l’inizio dell’autunno si prospetta un pochino brutto!! A notte il vento rinforzandosi fa tornare tutto limpido e l’arcata del cielo senza luna luccica di stelle come lumi gettati nel cosmo. Trovarsi lassù in alto e vedere le città con le sue luci e i lunghi reticoli stradali illuminati potrebbe esser splendido!

Il tempo passa veloce e scandisce le cose fondamentali di sempre come il battito lieve di un orologio: vita piena a volte di piccoli successi e altrettanti piccoli o grandi drammi; vita a volte insoddisfacente, spesso crudele, di solito definita noiosa e raramente molto bella ma di tanto in tanto particolarmente meravigliosa! Ma la vera bellezza della vita è come una vaga intuizione e sconosciuta al proprio IO cosciente; come un’opera che appartiene all’essere ma non al vedere e progredisce continuamente. Poi c’è la morte che vaga fra la gente spaventata e terrorizzata e recidere fili di vita…e ne ricava soddisfazione enorme dal proprio operato.

“Guardandomi alle spalle vedrò la sua forma
e allora vado avanti, come chi nel bosco
di notte oda passi che si avvicinano
e si fermi in ascolto; poi, invece del silenzio
sente una creatura che cerca di non farsi udire.
Che cos’altro può fare se non fuggire? Buttandosi alla cieca
Per il sentiero inciampando, sferzato in viso dai rami;
l’altro sempre più vicino e tuttavia senza veramente
affrettarsi o appesantirsi il fiato, giocando con la preda.”

(Stephen Dobyns)

Un augurio particolare, bello e che mi ha fatto sorridere non poco è questo:

“Che possiate vivere a lungo e meglio cento anni felici
e contenti senza conoscere un solo giorni di reumatismi
e..stitichezza!”

I boccioli di maggio che per tutta una estate hanno dato fiori profumati si trasformano adesso in fragili foglie spazzate da questo vento settembrino: è un allentarsi quasi impercettibile di questa estate per concedere all’autunno di intrufolarsi. Lo splendore dell’estate è finito e la città appare come coperta da un manto fosco cosicché cielo, strade e case assumono la medesima tinta indecisa. Gli alberi sbattuti dal vento gettano le foglie sulla strada e tutto ciò ci fa avvertire pensieri non proprio rosei. Se venisse a mancare la giocosità del calore delle nostre case, la luce artificiale dei negozi, se le strade non fossero affollate di passanti e dal frastuono del traffico, sentiremo ben presto una fredda mano stringere il cuore, uno scoraggiamento nei giorni in cui il sole ci priva del suo calore.

Verso sera è successa una cosa stranissima per una città sul mare, forse dovuta al repentino cambio di temperatura e del tempo tetro…una nebbia sottile si avvolge attorno ai lampioni delle strade, insinuandosi davanti alle case, quasi strisciando ai piedi degli alberi dei viali cosicché questi sembrano privi del tronco per avere un’assurda maestosità in alto!

Sarebbe bello scendere dolcemente in una buona nottata di sonno, scivolare nelle correnti dell’ignoto come una barca che si stacca dal molo…

“La notte buia dell’anima quando un’ora sola è lunga
abbastanza da costruire la grande piramide di Cheope.”

(F. Scott Fitzgerald)

13 settembre,

mia figlia, mio genero e la loro cagnolina Lily sono in aereo e vi resteranno per circa undici ore… Arrivano dal Messico e io che sono così apprensiva non riesco a prendere sonno…poi crollo e faccio un sogno terrorizzante… un Boening atterra d’emergenza in un campo fiorito ondeggiante per il percorso del vento…l’aereo poi scompare in una vampata di fuoco…mi desto confusa dal sogno e come all’erta e mentre stanno agendo le mie difese e con la mente cerco di allontanare l’immagine pazzesca, vedo tutto quanto rotolare come sul tappeto di un biliardo. Cerco di trasportare i pensieri su immagini più rassicuranti nonostante l’oscurità della mia casa con la sua storia e con questi fantasmi creati al di là della mia volontà. Cerco di pensare alle passioni della vita, queste passioni per una qualunque cosa che ci aiutano a vivere con sentimenti positivi, a sconfiggere quel “mal di vivere” che ci assale anche troppo spesso. Anche se adesso detesto mugugni o atteggiamenti pessimistici, intuisco che non serve essere grandi musicisti per capire come è la colonna sonora del mondo. Ho bisogno come tutti di compagnia, di gente ma anche di silenzio: forse ho uno spirito combattivo che credevo spento. Nonostante in momenti mi senta afflitta e malinconica, poche volte mi sento smarrita di fronte alla vecchiaia che avanza e che da tempo mi ha inviato la sua cartolina precetto. Cerco di affrontarla con armi in pugno, anche se il mio destino non so come sarà, perché siamo tutti in trasferta in questa vita! Spero avere ancora per tanto tempo il mio orgoglio e anche la mia fierezza e non essere strappata troppo bruscamente alla mia dignità. Pur avendo un grande rispetto e considerazione per la morte…io quasi vecchia la temo, anche se per contraddizione non ho una grande opinione della vita. Sento salire dentro me come una pesantezza opaca senza per questo essere arrabbiata con la vita e come da ragazzina e da donna cercavo di tenere a freno la mia rabbia, qualche volta ancora non ci riesco ed allora sono convinta che assumere determinate posizioni renda tutto più facile…lasciar correre! Mi abbandono spesso a dialoghi interiori durante le notti in cui stento a prendere sonno; sono altresì felice di aver rinforzato il mio fragile sistema di difese psicologiche che mi sono creata per vivere decentemente, riuscendo finalmente a unire perfettamente le due parti di me stessa che sempre mal si combaciavano. La donna che sono e quella che avrei voluto essere! Ci sono ancora tanti dialoghi mentali da sfoltire!!

“Quando nulla sembra esserti d’aiuto, osserva uno scalpellino che dà alla pietra cento martellate senza produrvi una sola crepa, ma, al centounesimo colpo, questa si spacca in due.

So che non è stato tanto quel colpo a romperla, quanto tutto ciò che è accaduto prima!”

Oggi 14 settembre,

sono arrivati…mia figlia, mio genero e la loro cagnolina Lily! Mia figlia è la mia bambina di sempre anche se un poco sciupata (forse dal lungo viaggio) e Marco è quel tesoro di sempre che ci voleva per lei con quel suo carattere forte! E Lily…lei è feeling naturale, amore a prima vista; occhi liquidi marroni che ti catturano il cuore; un cavallo tenuto a freno per quel suo essere cuccioletta; insomma un insieme che ti addolcisce il cuore il solo guardarla. E’ nata sfortunata ma…era una piccola randagia ammalata e tutte ossa che ha trovato amore e casa…

“Forse una vita ha il suo senso
e ci vuole una vita per trovarlo!”

Penso a tutto questo in quell’ora in cui la luna tramonta e le cose disegnate nella luce incerta è come si preparassero a sostenere il peso di un nuovo giorno…e anch’io perché non ho chiuso occhio!

Oggi 18 settembre,

trovo la vita ugualmente ricca di significati e con questa convinzione acquisita spero che una sicurezza non sia indebolita o corrosa dall’altra. Accetto questa nuova certezza e abolisco la paura di vivere su tutta la linea e mancanza di fiducia in me, anche se si vorrebbe troppo spesso essere un balsamo per le nostre ferite. Ho ingaggiato una vera battaglia contro il mio IO. A volte mi rivolgo ancora a Dio inconsapevolmente e gli parlo anche per avere aiuto per chi mi è più caro e quindi questa parte profonda è anche la più ricca chiamata comodamente da me Dio. Del mondo non ho più visioni di illusioni o di fughe dalla realtà ma ne vedo le verità, le sopporto e vi trovo anche consolazione. Pensieri nitidi e chiari in testa o sentimenti profondi mi riesce difficile affidarli alla carta anche perché con tutta la chiarezza dei pensieri, sono ancora prigioniera di un aggrovigliato gomitolo e a volte ancora impaurita dai miei residui di problemi che si agitano e dibattono, come non potessi penetrare fino in fondo alle cose. Vivo in una maniera “più scorrevole” e nel mio IO c’è pace e un tantino d’ordine. Un poeta olandese Verwey dice che “Il mondo rotola melodiosamente dalla mano di Dio e canta alla vita nella sua totalità.” Sogni e fantasticherie non coesistono con la realtà e trovare parole giuste e semplici per far posto a questa realtà non è facile.

La vita non è sempre rinchiusa in uno schema determinato perché tutto ha prezzo: dolore, conflitti, offese, nervosismo. In tutto questo caos ci sei stato anche tu ed è passato qualche tempo, ma ora il tuo volto non lo colgo più con grande precisione. E’ diventato come un grande dipinto amato e familiare che sta su una parete, anche se i suoi tratti risultano sfumati. La nostalgia per questo irraggiungibile e doloroso desiderio di averti ancora vicino, adesso non è più così penosa: è come notare un bel crepuscolo con le sfumature del cielo, le sagome dei palazzi e alberi con l’ intreccio dei loro rami ed essere assorbita da quell’incanto che rimarrà impresso nell’anima come un abito calato su di essa. Scrivere è come attirare cose e emozioni e tenerle per me, l’impulso di nascondermi ad altri. Aggrapparmi a qualcosa, aggrapparmi fisicamente a qualcosa non fisica, aggrapparmi e respirare con l’anima: tutto ciò che ha fatto parte della mia vita, tutti i pezzi di puzzle messi alla rinfusa, sono quasi ricomposti assegnando alle cose il posto giusto. Ora sono pronta al combattimento perché la vita è difficile con le lotte quotidiane ma senza le immagini di quel caotico e incerto futuro che mi impediva di vivere l’istante prossimo. Il futuro è fatto di gradini, lotte, vittorie e cadute nel presente. La vita la conosciamo forse perché in spirito l’abbiamo già vissuta. Dopo giornate in cui mi ritrovavo a dover attraversare zone piene di ansie e tensioni vedo dinnanzi una zona sgombra, aree aperte, pianure percorribili. Quando nella vita provi un grande vuoto nelle cose, come ritrovarsi a dover attraversare rovi e arbusti intricati, rimescolii continui senza elementi costruttivi, essere intrappolati in paludi putride senza via d’uscita, quei significati positivi che danno alla vita delle persone dei valori unici, la realtà del mondo e quella concreta con immagini preziosissime è una ricerca bellissima. Passare dall’angoscia alla contemplazione del destino con una visione integra della realtà concreta della vita! Un poeta tedesco scrisse…” E sentì stranamente uno straniero dire: io sono come te…”

Il mondo va avanti ugualmente anche se ne restiamo a volte un po’ impoveriti: si deve trovare posto in questa realtà esterna a beneficio di quella interna; tenere il passo a quello che si fa con formule liberatorie e pensieri chiarificanti¸ chiarire con teorie semplicistiche quella che consideriamo “la nostra solitudine”.

“Non siamo altro che botti vuote in cui sciacquiamo la nostra storia e la storia del mondo.”

Quando il dolore non dà altro che la sensazione di “sfasciarsi” sotto quell’enorme peso, provi a guardare meglio questo dolore che è poi il dolore dell’intera umanità e se lo guardi bene in faccia con onestà e coraggio alla sua assurdità prenderà posto la coerenza e l’ordine. E’ come combattere in un piccolo campo di battaglia la tua battaglia personale; infatti qui si troveranno luoghi dove tutto si placa e dove noi siamo piccole cose al confronto e come piccole persone dobbiamo dare spazio al nostro interiore, alla nostra vita limitata. C’è una antica saggezza che fa: ”Chi riposa in se stesso non deve tener conto del tempo.” La vita che ho cercato di ricostruirmi è su ciò che ho appreso e il mio aiuto. Ho sempre avuto la tendenza ad una vita da pecora…ora preferisco l’aquila alla pecora e forse dovrò ancora strappare tanto terreno alle onde arrabbiate della mente e mettervi tanto ordine, ma sono sicura di avercela quasi fatta!

24 settembre,

torno a casa e sono stanca perché dopo il lungo periodo di “calma piatta”, essere frullata è un po’ troppo. A casa le miei micine mi aspettano e mi fanno festa con miagolii e mentre mi rilasso alla tv ecco la piccola Mimì che si accoccola in grembo: fa le fusa e in quel momento produce, come succede a noi quando ci rilassiamo, endorfine, i calmanti naturali. Il suo battito cardiaco rallenta e finisce per influenzare anche il mio: da qui totale rilassamento! La trovo una piccola “Guru” perché mi dà lezioni di autostima. Infatti nessuno come lei sa prendersi cura di sé quando passa ore a leccarsi il pelo o ronfa rilassata…e poi che dire delle sue posture da maestro di yoga? I suoi occhi che nella penombra brillano, avevano convinto gli antichi Egizi che fosse un dio: per me resta Mimì tutta da coccolare!

Se devo prepararmi ad un futuro in cui il declino e gli impedimenti fisici saranno parte integrante devo anche capire che non possono presentarsi come cose inaspettate e terrificanti e farmene una ragione ora, perché i cedimenti fanno parte del nostro percorso. Sono la classica persona che “gode” voler gonfiare sensazioni tragiche? A volte consolarsi con saggi ragionamenti sul nostro livello superiore non è che in quello inferiore ci sia ancora tanto da fare? Uno forse dovrebbe essere più semplice e non così tortuoso e se proprio vuole che così sia, non farne drammi…fare buon uso del tempo che ho senza derubarmi da sola della piacevolezza della vita, lavorare su me, perché tutti abbiamo un pezzetto d’eternità dentro noi e ce lo portiamo appresso. Cose imparate attraverso il dolore e lacrime per avviarmi nel viaggio verso il cielo e forse allora mi sentirò totalmente conciliata con la vita anche se dovrò lasciarla. (Mi escono dal profondo piccoli sospiri!) Vivere la vita mille volte al giorno per lasciare spazio al dolore che oggi potrà essere enorme, domani un poco più piccolo e dopodomani ancora meno anche se ha sempre preteso il suo posto in noi e i suoi diritti in una forma o nell’altra. Giorno dopo giorno la mia mente intreccia e riflette come in un gioco di specchi passato e presente accendendoli di nuovi significati, perché in tutto questo tempo ho cercato di sondare le due cose oltre la superficie scavando nel cuore. Queste emozioni che vi trovo sono nel cuore del mondo con tutte le loro storie… milioni di storie e una diversa dall’altra. Portare a galla vecchi ricordi non mi fanno sentire inquieta, ma danno la consapevolezza del tempo che pare irreale quando sento soltanto il tic-tac dell’orologio e chiudendo gli occhi sento gli anni scorrere a ritroso. Con questi pensieri vedo la stanza rischiararsi dalle luce della luna piena e cerco di lasciarmi scivolare nel sonno, mentre la terra ruota lentamente verso un nuovo giorno. Qualcuno scrisse :”Nessun uomo è un’isola!”

Se potessi registrare quello che penso e sento ho come l’impressione che le miei parole se non scritte sbiadirebbero e invecchierebbero in un baleno. In questa me stessa nuova, presumo imparerò molto da quello che vedo nella mia anima, come se ne leggessi dentro a un fondo limpido e cristallino Riprendo a volte la vecchia abitudine di dialogare con me stessa come una vecchia conoscitrice di animi umani: ascolto raccontarmi i sogni, i sensi di colpa, complessi d’inferiorità, la felicità e i dolori…ma ora non devo più piangere perché ho esaurito tutti i tagliandi disponibili. Tutto scivola via dolcemente giorno dopo giorno…rammento una vecchia fiaba dove un Re cercava ansiosamente la camicia del suo suddito più felice per scoprire che, trovato quell’uomo, non aveva camicie. Cercare aree di tranquillità sempre maggiori; “lavorare” alla nostra pace interiore; inginocchiarsi nell’angolo più tranquillo e remoto del nostro IO; percorrere tutti i vasti paesaggi del cuore; distruggere l’idea del dolore mentre il dolore vero impreziosisce la vita; per problemi e turbamenti che non trovano soluzione non avere atteggiamenti incomprensibili perché tutto ciò ci rende miopi e insensibili. Se vediamo attorno a noi paesaggi grigi, cieli bassi e neri e un cuore millenario, sono soltanto stati d’animo, perché se ci si provasse la prospettiva migliorerebbe, anche se alla sofferenza c’è un limite oltre il quale ogni essere muore da sé. In vita le cose cono completamente buone o completamente cattive cosicché si bilanciano sempre.

Ricordo d’aver letto in un libro bellissimo una metafora alla vita…”Un ragno quando tesse la sua tela non lancia forse avanti a sé i fili principali e poi vi si arrampica?” Quindi noi abbiamo già la nostra strada principale tracciata e se cerchiamo di arrampicarci su altre diramazioni avremo forse la sorpresa di cadere giù per non trovare più quegli invisibili fili. Gli aborigeni australiani nel rigenerarsi della luna, vedono come la vita continui oltre la morte. Adesso che ho finalmente tante risposte alla mia confusione e ciascuna delle mie parole non è che un frammento delle bugie e inganni che raccontavo a me stessa ho da tempo trovato risposte ai miei tanti perché. Potrò migliorare i miei difetti a questa età? Potrò dimenticare le cicatrici della mia anima? Allora mi ostinavo a negarlo per dimostrare che tutto non era che castelli in aria, alta marea in arrivo ma le risposte mi hanno finalmente trovato ! Quando è successo non ho costretto alla mia mente ripulita a combattere lasciandomi andare alla deriva, ma ho lasciato che la deriva mi avvolgesse per sperare che un domani, anche se il mio mondo non è stato perfetto, le cose sarebbero state migliori.

“Una volta aperto il vaso di Pandora non si può rimettere dentro nulla…” perché ne escono solamente tutti i mali e i malanni del mondo…anche se in fondo in fondo contiene anche la speranza. Far emergere il mio lato personale, quello al di là delle apparenze, quello che ho dentro e che non voglio mostrare; la mia quotidianità che è stata radicalmente modificata da paure e incertezze, perché le batoste mi hanno costretto a vivere in uno stato in cui i valori fondamentali della terra erano quotidianamente come minati anche se ad un certo punto mi sono detta “Basta!” Ho anche cercato inutilmente quei rapporti veri e forti della solidità della famiglia o delle amicizie, quel “poter contare su qualcuno…”

4 ottobre 2005,

oggi è proprio autunno e tra i riti cui ci dobbiamo occupare a malincuore , un posto di rilievo occupa il cambio degli armadi. Tutte le cose dell’estate spariscono per fare spazio agli abiti pesanti, meno luminosi, più seri e soprattutto monocromatici. Anche se i colori aiutano alla modifica dei nostri comportamenti e stati d’animo, esprimono emozioni, sensazioni e desideri; sono essi, con la scelta che ne facciamo, a darci tranquillità e affidabilità. La scelta dei colori è un modo per rafforzare volontà e desideri e anche comunicare tali volontà a coloro che ci circondano. Io ho sempre odiato il colore rosso anche se questo si dice trasmetta vitalità, estroversità e sicurezza di sé; ed ecco qui il mio ritratto: poca sicurezza, poca autostima e poca vitalità. Preferisco bianco o nero colori non presenti in natura ma solo percepiti dall’occhio umano. Rappresentano metaforicamente l’inizio e la fine e momenti di transizione emotiva e fisica. Ritrovare la propria identità, l’identità dell’IO. La nozione dell’identità come condizione ultima delle mie necessità sulla comprensione totale della vita per correggerne pensieri deformanti; non avvilirmi per i fallimenti; non impoverirla riducendo la mente ad un infecondo intelletto; unire senza conflitti spirito e corpo, umanità e divino, ragione e sentimento. Le esperienze vissute sono degne di una rigorosa riflessione per giungere alla conoscenza di sé. Attraverso una “autocoscienza infelice” si perviene a una conquista di libertà interiore per divenire poi ragione nella conquista della consapevolezza. Hegel diceva che la vita è un processo nel corso della quale le opposizioni si risolvono a livello elevato: dal fiore viene il frutto e questo presuppone la morte del fiore. La filosofia che si ripete in vita secondo lui si divide in tre parti: la logica scienza dell’idea in sé e per sé; filosofia della natura la scienza dell’idea nel suo alienarsi da sé; e la filosofia dello spirito scienza dell’idea che al suo alienarsi ritorni in sé. Logica come scienza della realtà necessaria; filosofia della natura che pone al di sopra di tutto l’individuo vivente e lo spirito che afferma l’idea in tutta la sua libertà. La realtà, auto-comprensione totale e tutto il reale tornato al suo principio perché “quello che è razionale è reale e quello che è reale è razionale. Questa non è una filosofia ma “la filosofia” per interpretare tutte le esigenze dell’uomo. Il bisogno di capire, le inquietudini morali e il desiderio dell’assoluto. Non c’è solo il bisogno umano di prevedere e dominare gli eventi, ma l’irrazionalità vince sulla ragione ed è per questo che la vita ci porta a continui successi parziali e dalle stesse conquiste di vita emergono nuove irrazionalità sempre più resistenti e difficilmente assimilate. L’illusione di raggiungere d’un balzo l’unità totale e eliminare del tutto i comportamenti irrazionali è frutto di impulsi e la scienza ci insegna a convivere e ad accettare in quello in cui l’esistenza si esprime: l’irrazionale irriducibile che dà sempre scacco alla ragione!

Ho letto queste idee filosofiche seduta sulla mia poltrona e mi guardo attorno vedendo nascere il giorno. Lo stridio dei gabbiani, il riverbero rosso che illumina piano piano il cielo ed infine il sole che si affaccia fra le nubi. Penso…”tutto è come allora quando eravamo insieme, ma adesso tutto è come svuotato di ogni cosa!” Sento una lacrima che si forma nell’angolo dell’occhio e la asciugo immediatamente con il doro della mano…ripenso ai momenti passati insieme e tendo l’orecchio al tic-tac dell’orologio. Le ore trascorrono lente, scandite dai secondi uno dopo l’altro, ricordo per ricordo… Mi alzo per affrontare un nuovo giorno. Quando si invecchia e ti guardi indietro ti accorgi che alcuni momenti della tua vita risaltano luminosi come stelle in una notte senza luna…e non sempre sono quelli che ti saresti aspettato. Come le stelle cadenti durano solo un momento, un secondo come noi che siamo qui per un fugace momento e poi scompariamo! I ricordi si affollano e si accavallano come sempre, poi una piena di sentimenti mi raggiunge il cuore e guardo le mie mani…le stesse con cui ho preso in braccio le mie figlie appena nate e la mia nipotina, le stesse che avevano chiesto a te amore e conforto e mi chiedo “…Cosa è stato della vita di due innamorati?” La vita è mistero e così dovrebbe rimanere…sarebbe facile scivolare via come un palloncino nelle mani di un bimbo strappandone l’esile filo, quel filo che separa la vita dalla morte. Poi un’altra domanda:” Qual’è il suono di un cuore che batte?” E’ tutto quello che vedo intorno e davanti a me…per il resto spero ci sia ancora un po’ di tempo. Non so se vi sia qualcosa oltre la morte; ciò che più conta è l’uso che facciamo di quello che ci è stato dato in vita; l’uso migliore è vivere i giorni come fossero ultimi, perché potrebbero esserlo davvero!

Ringrazio tantissimo anche te, perché questo ultimi anni hanno fatto sì che la mia vita avesse una svolta imprevista: hai fatto sì che la mia vita avesse uno scopo piccolo piccolo aiutandomi a scrivere di me, di te, dei miei pensieri, condividendoli spiritualmente con te; saper guardare alle cose, al dolore, penetrare nel cuore con la comprensione; scavare nel profondo per vedere come nessun altro può vedere e scrivere quello che vi ho trovato. E’ solo contraccambiando che mi sento appagata, è solo cercando di coltivare e stimolare quello che cerco di scrivere che trovo come tutto il mio vissuto sia importante…peccato non averlo avuto insieme! Forse però sarei rimasta una “zucca vuota” senza tutte quelle emozioni profonde, quel sentirti morta, quel sprofondare nel buio per poi risalire alla vita. Sarei rimasta con tutti i miei tortuosi pensieri, le mie rabbie represse, le mie rivisitazioni personali delle “ingiustizie patite” e nel “santuario delle mie beate giustificazioni”. Altra domanda: “Ora come ora cosa preferirei se soltanto potessi scegliere o tornare indietro?” Risposta da un miliardo di euro…

“Serenità che nasce da una contemplazione distaccata delle contraddizioni della vita!”

Seneca già nel quarto secolo A.C., ci illumina con i suoi sette trattati filosofici: sulla fermezza dell’essere saggio, sull’ira, sulla vera felicità, sulla provvidenza, sulla tranquillità dell’anima, sulla vita contemplativa e sulla brevità della vita. Egli fissa i nuovi rapporti dell’uomo con sé stesso, con il prossimo e con Dio. La sua filosofia portata dalla rigidezza teorica alla realtà pulsante della vita ci fornisce la spiegazione ai nostri mali per portarvi rimedi confacenti. Acquisire la virtù del sapere come credo per conseguire la vera felicità. Egli per l’elevatezza della morale e l’affinità del pensiero riscosse ammirazione in ogni tempo.

Credere in Dio non ha alcuna giustificazione razionale se non da sentimenti, paure e speranze radicate da sempre in noi. La natura umana è un complesso sistema di inclinazioni e istinti e la ragione non li può dominare del tutto, ma è soltanto una labile proiezione di questi.

“Quando c’è la determinazione,
tutto inizia a muoversi nella direzione che desiderate”.

(filosofo e saggista Daisaku Ikeda)

“La differenza tra il possibile e l’impossibile risiede
nella determinazione delle persone”.

(Tommy Lasarda)

C’è sempre la mente che ragiona e la mente che sente: dalla prima nascono uomini d’azione, dalla seconda i sognatori, i poeti e gli artisti. Non siamo ancora arrivati a capire i sognatori; per loro ci sono leggi severe intenti come sono ad ascoltare il canto della bellezza con un occhio assorto e pronto a portarsi sulle sue tracce con gran dispendio di forze che poi si logorano. Essi come il suono di un’arpa nel vento, rispondono ad ogni soffio della fantasia come loro mondo ideale, per andare nella porta dei sogni. Se il lavoro non è remunerativo ed è grande da sopportare, se la via che conduce al bello è lunga e non si raggiunge mai, se lo sforzo per inseguire un ideale per inseguire un ideale ci fa abbandonare la strada grande per seguire sentieri scabrosi, non è male ma a volte questa lunga strada ci conduce agli errori e fa illudere le menti non abituate alla ragione. Quando ti ho incontrato mi sono detta: ”Ora sono felice!” Avevi rappresentato per me la massima aspirazione della vita. Ma quando ho perso tutte le illusioni sul mondo ho scoperto che la felicità non esiste e così seduta nella mia poltrona in solitudine, penso a quante vie sbagliate hanno i sentimenti, a quando pur disillusa ero ancora in attesa del sereno giorno in cui parte dei sogni avrebbero potuto ancora avverarsi, perché il cammino che porta alle brillanti luci di felicità sulle distanti cime del mondo è infinito. Il cuore umano insegue sempre la pace trovata nella propria casa, il ricordo di un quieto paesaggio o la visione di un’anima, un cuore che non riprende più i suoi battiti e quando tutto questo si fa più arduo, la speranza pare svanire. Vicino alla finestra nella mia poltrona potrò sempre inseguire quella felicità che non avrò mai più. Bisognerebbe spiegare perché il cuore umano non accetta ragioni; bisognerebbe poter capire come mai alcune patetiche note si diffondono nel mondo senza morire; bisognerebbe spiegare perché i fiori dischiudono i loro petali sotto il sole o la pioggia…sempre si resta confusi e perplessi di fronte a tutto questo! Guardandomi come in uno specchio vedo due immagini confuse di me stessa: una al riparo dalle difficoltà affrontate e abbastanza serena; l’altra, quella della mia coscienza, un’immagine peggiore, un’immagine di me sospesa nelle incertezze sapendo ancora a chi dover credere fino in fondo. Come se le due persone fossero una in un recinto dove le sentinelle di guardia non lasciano entrare la seconda. Quella che è già dentro si cura più raramente di uscire per cercare l’altra fuori con i suoi drammi e le sue lacrime.

Ci sono persone realiste ed altre idealiste: le realiste dicono che l’essere è, esiste realmente; quelle idealiste al contrario l’essere non è altro che l’idea che noi ci siamo fatti col pensiero. Il realista dice “…Questa casa esiste perché è là che io sono nato, è là che la ritrovo ogni volta che torno e se anche ora morissi essa continuerebbe a esistere.” L’idealista afferma:”…Questa casa e il suo passato e i miei ritorni forse non sono altro che un sogno e forse anch’io non sono altro che un sogno. Chi potrà dimostrare che in questo momento non sto sognando e che tutta quanta la mia vita non sia che un lungo sogno? Non posso uscire da questo cerchio, perché tutto quello che vedo ed esperimento lo vedo attraverso la visione che mi rappresento. Forse anch’io non esisto che come pensiero”.

L’esistenza o l’esserci è essere “gettato nel mondo” e l’angoscia è una contraddizione di precarietà e di imperfezione; l’esistenza trova un suo fine nella morte, il suo fine! Per quanto ci si sforzi di unirsi agli altri, nella vita sociale o storica, ci si ritrova sempre soli e angosciati e si conquista il senso di sé soltanto accettando il proprio destino. Prendere coscienza del nostro “essere nel tempo” del “nulla” da cui siamo emersi e dell’accettazione “dell’essere per la morte”!

Aristotele nega la separazione tra il mondo delle idee universali e il mondo degli oggetti individuali. La vera e unica realtà è l’individuo e ciò che gli da attualità è l’universale come forma dell’essere reale e concreto. Usando la ragione chiunque può strisciare lentamente fuori dall’oscurità, tuttavia un viaggio simile ricorda una buona dose di coraggio!

Platone afferma che le idee in sé esistono eternamente in un mondo intelligibile di cui in mondo sensibile non è che un riflesso. Afferma che l’anima è immortale e rinasce più volte; egli sostiene che l’anima ha contemplato le idee in una vita anteriore, ma entrando nel corpo le dimentica; tuttavia poi nel venire a contatto con le cose naturali riesce a ricordarle e a ritrovarle entro sé, il vero sapere che non deriva quindi dall’esperienza ma da reminiscenze. Il corpo è quindi impedimento alla scienza e all’anima dove la vita acquista carattere di una preparazione alla morte che è poi liberazione dell’anima e del corpo. La sua attenzione è rivolta soprattutto alla revisione critica delle idee e a risolverne le interne difficoltà. Secondo lui un divino artefice ha plasmato e ordinato il mondo e con le idee a modello ha ridotto l’informe originario alla misura e alla regola; essendo tutto questo concepito organicamente e disposto a una realtà mista, afferma che tutto possiede una sua anima che è insieme molteplice e una. Egli è stato il primo a usare la forma del dialogo perché non ammette che si possa fermare e rinchiudere la vita del pensiero. Non mette a confronto solamente opinioni e dottrine, ma anche personalità e caratteri di coloro che discutono. Ammette l’esistenza di un mondo ideale avente una propria realtà oggettiva, distinta sia dal mondo sensibile che dalle concezioni della mente. Con il “Mito della caverna” dice…”gli uomini sono come prigionieri incatenati in una caverna con le spalle rivolte alla luce che viene di fuori e riescono così a vedere soltanto le ombre proiettate sulla parete da coloro che passano e dei loro fardelli . Gli oggetti della sensazione sono appunto queste ombre che i prigionieri scambiano per oggetti reali. Ma se essi riescono a liberarsi dalle catene e a uscire dalla caverna, possono vedere le cose corrispondenti a oggetti intelligibili.

E’ il processo conoscitivo attraverso il quale si risale dalle immagini delle cose alle cose singole nel mondo sensibile, e dalle nozioni e idee del mondo intelligibile. Perciò per lui il grado più alto della conoscenza è l’intelligenza intuitiva, l’unità assoluta dell’idea. Attraverso queste tappe l’uomo riesce a liberarsi della sua condizione originaria. Il mondo sensibile è come un tessuto di apparenze ingannevoli ombre che l’uomo scambia per oggetti reali. Questa realtà mutevole noi la conosciamo con i sensi o anche per sentito dire, con opinioni più o meno ingannevoli, come i ragionamenti del nostro inconscio per comprendere il mondo oggettivo. Questo può fuorviarci perché ciò che percepiamo con i sensi secondo lui è solamente la “copia” della vera realtà perché l’originale sono le idee e possiamo conoscerle solo con la filosofia per considerarle perfette e divine.

Per tutto quanto sono arrivata al punto di gettare dietro me stessa quel passato che conosco e riconosco, quella infelicità senza più paura di farmi pena o sforzarmi di ricordarle per come erano state tristi; senza ricordarmi la persona che pareva salisse su una scala mobile in discesa, che camminasse senza avanzare mentre il mondo di chi reputava felice ti sfilava davanti come vivide immagini di un altro mondo; fotografie ingrandite, montaggi di vita che si muovevano in senso opposto. Questi ricordi a volte mutevoli come i pensieri e gli stati d’animo sono nitidi e sfolgoranti come quelle farfalle che catturate e uccise vengono fissate su tavolette e così ne conservano tutti i particolari più delicati, le sfumature più preziose…anche se quel che ne resta non sono più farfalle, ma immagini pretenziose!

Mi piacerebbe enormemente comporre versi, ma proprio non lo so fare. Evocare e suggerire sensazioni provate, impressioni e emozioni con un’intima unione di suoni ritmici e armonie deve essere O.K. Creare suggestioni fantastiche con ciò che colpirebbe la nostra immaginazione, i sentimenti e che commuove e ispira la nostra anima. La poesia della solitudine, del cielo stellato e della luna; avere la capacità e la possibilità di sentimenti poetici. Perché se la prosa è un discorso libero anche se legato da esigenze di armonia, la poesia è un’arte di parole chiuse nel ritmo serrato dei versi. Descrivere il fascino del mare, l’incubo della morte e l’ignoto del destino; i dadi offerti dal Fato o quelli della fantasia. Descrivere il tormento di un dolore, il senso angoscioso dell’esistenza, quello costante della morte, del disfacimento, del nulla…Forse sto raccontandomi per affrontare ed esaurire quasi da “meccanico” uno dei temi dominanti “la morte”; l’attrazione degli abissi senza fondo e dei baratri in cui sono caduta…poi la mia capacità di analizzare i sentimenti con lucida consapevolezza dopo la sopravvivenza. Ma so anche che nella poesia deve essere tolto ogni sentimentalismo personale a favore di una bella fantasia, ma sempre dominata dall’intelletto. Lirica e cuore sono separate nel modo più netto! In un mondo dove si vede tutto come “una complessa e indivisibile totalità in cui le cose vengono spesso espresse per corrispondenze come i profumi, i suoni, i colori che si evocano reciprocamente, le poesie si orientano spesso verso simbolismi alla bellezza, all’armonia di un paesaggio, alla luce e all’ombra, al crepuscolo, alle foglie d’autunno, alla musica…e a una donna che piange…L’imperfezione è l’uomo sempre teso verso l’alto e, nello stesso tempo attratto e portato al male. La legge del mondo non è altro che giochi di antitesi: luci e ombre, bene e male che si contendono il dominio universale. Questo grandioso universo percorso da tutte le parti da coscienze che cercano di risalire con il bene fino a Dio. C’è sempre stato un contrasto tra essere e dover essere, tra possibilità e realtà, tra dimensione terrena e aspirazione universale! “Scoprire il nocciolo razionale sotto l’involucro mistico.” Non ricordo chi lo ha detto ma penso che non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma il loro essere che determina la coscienza. Quando l’evoluzione delle nostre idee si mettono in contrasto con le vecchie sopravviene in noi una rivoluzione che non ne deforma la complessità; ma il nuovo equilibrio raggiunto è a sua volta provvisorio, ma forse destinato a costituire un punto d’avvio a un punto d’arrivo equilibrato. C’è altresì in noi certe paure che limitano la voglia e la capacità di affrontare le difficoltà. E’ come se scattasse una specie di “salvaguardia delle competenze” vale a dire un bisogno inconscio di proteggersi da eventi e cambiamenti; sfide non previste che quasi sempre creano disagi e insicurezze paralizzanti dovute anche alla paura di non esser in grado di tenere tutto sotto controllo come un tempo; una sensazione di instabilità, questo timore aggravato anche dal calo fisiologico di energie dovuto all’avanzare dell’età.

Ci sono regole di vita che ci aiutano e ci dicono che quando c’è qualcosa che non va, con tutto il coraggio di cui siamo capaci o che magari ancora non conoscevamo, dobbiamo diffidare di chi si nasconde dietro atteggiamenti da vittima, perché siamo noi a creare il nostro destino ogni giorno. Quella voglia che avevamo di aprirci al mondo, quella voglia che avevamo da bambini; non sempre gli altri sono ostili perché spesso noi per primi li teniamo lontani. Per gli altri non siamo indispensabili, ma per noi sì e se anche non si nasce coraggiosi lo si può diventare combattendo. Come in un trasloco non vogliamo abbandonare la nostra cuccia di anni…proprio non vogliamo mollarla, mentre invece il consueto, il vecchio, l’antico ci fa pensare all’antico detto “…Meglio stretto ma l’abito di sempre!” Non ci si abitua mai a buttarsi la vita alle spalle, i propri anni e le proprie emozioni. Bisognerebbe invece mettere tutto in scatoloni, impacchettare e trasportare via… forse ci sarà uno strizzacervelli apposito che ti incarta le cellule dell’ordine senza seminare ansie e senza tanti subbugli emotivi?

Credo che amare gli animali, la natura, la musica, la lettura come esercizio fisico della mente è positivo. Se poi guardandomi allo specchio e analizzandomi vedo un viso che cede poco alla volta, con più rughe che sono come “navigatori automatici dell’esistenza” e se accendo i pensieri e mi riguardo, oltre alla memoria vedo che mi accompagnano verso nuove dimore anche queste rughe e allora cerco di difenderle perché penso che quando passerò a miglior vita, come è avvenuto per te in quegli ultimi istanti in cui tenevo le tue mani tra le mie, nel passaggio fra questa e forse altre vite, spero in quell’effetto finale…vedo distendersi il tuo viso per regalarti un’espressione più serena e in pace. Queste situazioni-limite attestano l’inevitabilità del nostro fallimento e la presenza ineliminabile di qualcosa che ci condiziona. Ci sono filosofie che ci spiegano lo “schiarimento dell’esistenza” come modo di vivere, impegno e rigore che dà accesso al nostro essere anche se si tratta di un accesso non razionale o scientifico. Le strutture fondamentali dell’esistenza sono: l’essere al mondo, il mondo come progetto e come esistenza, l’essere per la morte come esistenza autentica; l’angoscia come tonalità affettiva del nulla dell’esistenza; la temporalità, la storicità e il destino! “Il linguaggio è la casa dell’essere e in questa dimora abita l’uomo” dice un filosofo tedesco che nel suo modo di intendere la realtà e la verità ci rivela la difficoltà e l’oscurità del suo pensiero, poiché l’uomo si esprime e si rivolge con labilità e ambiguità di segni, che non si può fermare. La realtà come mistero è “essere” e questo può essere solo partecipato e vissuto, perché mistero è la nostra esistenza, mistero è Dio qualunque concetto si abbia di Lui e il tuo ultimo a cui i nostri rapporti con gli altri rimandano inevitabilmente.

Le fasi della vita con i percorsi del destino, inestricabile intreccio di felicità e dolore che costituisce la cifra di ogni esistenza. Le vicende che si rivelano uniche e irripetibili, personalissime a tante voci isolate che compongono un unico coro…e i momenti in cui si ha l’impressione che nel mondo non ci siano più speranze, allora basta sognare un’Arca di Noé che ci porti altrove…in qualunque altro posto!

8 ottobre,

E’ un sabato di una di queste giornate un po’ troppo fredde e sono le tredici…ho preparato un buon pranzo per i miei, perché finalmente dopo tanto tempo pranzeremo tutti insieme. C’è un poco di caos perché come sempre quando ci si ritrova tutti quanti si vorrebbe dire e parlare di tante cose in poco tempo. Pranziamo e io assillo sia l’uno che l’altro se vogliono ancora di questo o quello nonostante sia disposto tutto sulla tavola. Quasi non assaggio cibo per godermi la familiarità dei loro gesti: il sano appetito che fa loro gustare i cibi senza avere un filo di grasso. Le guardo queste mie due figlie: la più giovane la trovo serena e abbastanza in pace nonostante i periodi di assestamento avuti col suo ragazzo; è carina e direi anche una bella e giovane donna che se anche non ha conquistato gratifiche nel lavoro, mi pare abbastanza felice.

La più grande d’età è pur sempre una bella donna, un po’ più sciupata dell’anno prima per come la sua salute non è proprio al massimo e per le preoccupazioni del lavoro. Ha un carattere irruento e in vena di complicazioni e soltanto Marco, suo marito pur con le sue asperità e particolarità, la sa tenere un po’ a bada…insieme fanno un “team” azzeccato! Poi mi distraggo ad una parola di lei sempre trascinante e entusiasta di tutto. Sono diverse le mie figlie come l’alba e il tramonto, il giorno e la notte, ma voglio loro tantissimo bene e se di queste giornate ce ne saranno pochissime non importa me le godo sinceramente! Guardo queste tre belle persone, ma Lily mi distrae e viene a posare il suo muso nero sulle mie ginocchia…e nonostante gli avvertimenti di non darle cibo quando siamo a tavola, le allungo senza farmene accorgere un pezzetto di arrosto. I suoi occhi languidi marroni mi guardano felici, la coda sbatte qua e là e non disdegna nemmeno lavarmi mano e braccio con eloquenti leccate!

11 ottobre,

mi sveglio questa notte spaventata anzi peggio terrorizzata, il cuore che batte a mille, come dopo un incubo, solo che il risveglio non mi porta sollievo: nel sogno era avvenuto qualcosa di tremendo…perché i demoni arrivano sempre di notte, quando gli ultimi residui di colore lasciano i nostri occhi, quando la sicurezza della luce del giorno se ne va evaporata come acqua sotto un sole cocente e tutto è sostituito da ombre e umore buio. Quando l’ansia si tramuta in panico e poi il panico si placa sostituito da qualcosa di meno isterico e più ragionevole…nel sogno mia figlia era partita dicendomi che non sarebbe mai più tornata! In questi sogni dove la mente forse elabora le cose per noi spiacevoli, le distorce e le ingrandisce, peggio le ingigantisce! Ormai sono sveglia e il tempo intorno sembra come fermato e tutto appare lento e silenzioso, come ovattato. Tendo la mano al comodino e vedo dall’orologio che sono appena le quattro…incontro sulla sinistra un cuscino freddo e questo movimento sveglia la mia gattina che si siede vicino e mi guarda ansiosa. La osservo che cammina sul letto sopra i libri e i fogli sparsi dappertutto e le dico: “ Non è ancora ora di alzarsi!” Mi corico nuovamente col cuore felice perché la mia bimba è ancora qui e mi risveglio quando un sole pallidissimo gioca fra le nuvole alte e i colombi, regolari come metronomi, iniziano a tubare nei loro invisibili nidi. Sarà un’altra buona giornata da prendere così com’è…poi si vedrà!

Dopo poco la luce del sole, lenta e furtiva si impossessa della città…mi alzo e dalle finestra vedo che le persone per difendersi dal vento un po’ troppo freddo, si allontanano velocemente diretti forse verso il calore dei loro posti di lavoro. Guardo questa città e seguo mentalmente una precisa destinazione…poi lascio perdere perché non ho precise destinazioni; una strada vale l’altra e nessuna di queste mi porta in un angolo dove significhi qualcosa perché in vita mia in ogni angolo dove sostavo a riprendere fiato, si rivelava col tempo una delusione. Vagare però così col pensiero, senza meta non è buona strategia…risale il mio orgoglio che mette a tacere tutto e queste piccole vittorie ottenute con grande lavorio, mi procurano forse un’esagerata sensazione di trionfo e euforia. “Goditi questi giorni e vivili bene, perché non saprai mai quanti giorni avrai ancora da spendere…” E’ un vecchio detto o è stato appena inventato da me?

“Il Fato trascina a forza chi è riluttante,
guida chi crede di agire secondo la
propria volontà.”

Questa è una nota massima per individui che volenti o nolenti operano tutti nel suo ambito.

Oggi 15 ottobre,

Sono on aereo con mia figlia per Giardini Naxos ad una premiazione per i miei precedenti scritti: non pensavo meritare riconoscimenti…evidentemente sono piaciuti perché dettati più dal cuore che dalla mente! Certo che anche come memoria autobiografica forse non sono male: ho descritto gli avvenimenti accadutimi, quelli che ho vissuto con più intensità, quelli che ho catalogato…so che accedere alla memoria non è come aprire un frigorifero il cui contenuto è lì visibile agli occhi, ma è come consultare un catalogo di biblioteca: sapere cosa cercare in sé, leggervi le emozioni e i sentimenti. Come un romanzo che non sempre è un bel romanzo. Ma è anche come ordinare cose da questo catalogo; scegliere sempre quelle che piacciono o interessano per vederti arrivare sempre quelle sbagliate! Avrei voluto tanto che venisse anche l’altra mia figlia…essere per questi due giorni ancora noi tre insieme… Poi guardo questa mia figlia e la ringrazio mentalmente…grazie per questi due giorni passati insieme, grazie per la sicurezza che mi hai dato e grazie perché sei sempre la mia meravigliosa bimba a cui voglio tantissimo bene!

L’amore per i figli è l’elemento essenziale della vita e anche l’amore per il proprio partner! Adesso sono cresciuta abbastanza per capire che l’amore del principe azzurro non esiste, ma soltanto uomini con più o meno difetti. Vi sono tanti che hanno armature lucenti ai nostri occhi e che invariabilmente hanno anche parecchie macchie di ruggine! Tutti cerchiamo o abbiamo cercato l’amore in vita perché è l’unica cosa che rimarrà impressa in noi anche quando se ne sarà andato.

L’amore per chi è convinto d’averlo per tutta la vita; l’amore per chi non avrebbe mai voluto incontrarlo; amore per attrazione alla bellezza dell’anima e fino alla bellezza intelligibile che è la vera e unica bellezza in cui le persone del mondo terreno non sono che pallidi riflessi o abbozzi grossolani. L’amore come desiderio di qualcosa che non si ha, di qualcosa che manca o è insufficiente; amore nello stesso tempo inquietudine, ansia, aspirazione; amore come forza vitale e inteso come un principio che pervade e anima gli esseri della terra. Amore come sorgente di tutte le emozioni in cui due esseri sono una perfetta unità e in questa donano tutta la loro anima. Amore come approvazione e stima di sé inteso non come egoismo…quale tipo di amore mi ha legato a te???

24 ottobre,

Siamo da te al cimitero..e io ti chiedo:”Indurisci il mio cuore, perché presto Chicca ripartirà, fammi pensare ad altro, incatena la mente ma per favore…non farmi piangere!”

Pensare a qualcosa che ti addolcisca cuore e anima quando i pensieri si fanno tropo tristi e tetri. So che Aristotele affermava che l’anima è razionale ed è la stessa forma del composto umano; tuttavia penso che sia in grado di sussistere per suo conto esercitando operazioni proprie per le quali non ha bisogno di organi corporei.

“Anima che diverse cose tante
vedi, odi e leggi…e pensi…

(Petrarca)

Alcuni pensatori hanno l’idea di un’anima del mondo per spiegarne la sua organicità; altri che l’anima funziona da mediatrice verso Dio supremo e l’universo; altri che è una sostanza tra intelletto e cose sensibili. La teoria che preferisco è che l’anima costituisce il principale motore per indicare l’ideale morale dell’armonia tra dovere e inclinazione.

Quando siamo sotto pressione siamo portati a non confidarci con le persone che amiamo: soprattutto con loro perché per noi sono quelle che contano di più. Infatti raccontiamo la verità ai preti, agli strizzacervelli, agli estranei che incontriamo perché non li amiamo e quindi non ci interessa il loro giudizio.

Si dice che “il nirvana dato dagli strizzacervelli” sia la tendenza della psiche a ridurre il più possibile le tensioni, ma se ci caliamo in noi stessi vediamo che in ogni nostra attività, c’è una forza inconsapevole, una volontà inimmaginabile e quindi la nostra stessa attività psichica non è che volontà a vari livelli. C’è sempre una via di riscatto nella volontà, nelle tensioni umane come bisogno, sentimento perenne di carenza e perciò dolore. Accettare i fallimenti, azzardare l’impossibile e poi tornare diritti alla nostra vita senza farci critiche. Esaminare le nostre mosse se vogliamo, ma cercare sempre di valutare se si intende affrontare il tutto o fuggire. Mi sento triste e sola quasi come “una barca alla deriva”. Come ho fatto da tempo cerco non ignorare questa sensazione e non scappare. Mi ritrovo ad ascoltare musica , brani che esprimano questo senso di vuoto e abbandono e così la sua struggente melodia, accompagnata da un violino fra rumori di vento e di mare, mi fa crescere un groppo in gola pronto a sfociare in un bel pianto liberatorio. Queste sofferenze che affiorano ancora tanto arrivano a farmi progredire verso qualcosa di più sulla comprensione di me e della mia vita. Da tempo ho accettato il fatto di sentirmi spesso sola e cerco trarre forza da questa sensazione e pensare che alla fine essere a contatto con le mie più vere emozioni non è poi così male, anche se so che tutti abbiamo bisogno di avere accanto qualcuno visto che la definizione “animali sociali” ci porta a stare male quando più siamo soli! Contano tanto gli amici, le vere amicizie che ti fanno riflettere con la sfida a metterti nelle mani degli altri. Ti fanno mettere in gioco e ti fanno rivelare quella te stessa che tieni nascosta. Con loro ognuno parla di sé, racconta cose di vita, esprime emozioni nascoste; con loro ti apri e ti riveli. Ci sono altresì quelli dai quali devi scappare, ma degli altri ci si fida ciecamente. Ti aiuta a non sentirti vecchia con loro, in questi tempi in cui la vecchiaia sfortunatamente è per pochi infelici!

Cerco ridiventare proprietaria della mia vita e così sogno d’aver nuovamente diciannove anni …è primavera inoltrata con gli alberi coperti di foglie nuove e una vita splendida mi si apre davanti come una grande strada sgombra…ovviamente non sapevo che dopo parecchi anni il lungo dramma costituito dall’intreccio delle nostre vite sarebbe giunto a conclusione. Socrate dice che la virtù è la vera sapienza e essa si risolve nella scienza del bene e del male e quindi come ricerca razionale; i suoi personaggi sono inizialmente sicuri di sé e delle proprie convinzioni ed egli finge di non sapere che se mostrando la loro unilateralità e mettendo in crisi tali sicurezze suscita anche dubbi e il desiderio di cose più approfondite. “L’ironia socratica” è quello che ciascuno di noi è in grado di vedere da sé stesso la verità. Platone ci dice invece che le necessità dei nostri concetti è costituita dalle “idee” ossia modelli eterni e immutabili e puramente intelligibili che sono la copia della vera realtà. Quando si cerca di stabilire scientificamente cosa sia il bello o il brutto, o cosa sia il giusto, non si riferisce soltanto al nostro mondo sensibile (anche mutevole), ma occorre guardare al bello in sé e al giusto in sé, cioè a qualcosa di sempre identico. Penso che la mia vita abbia seguito inconsapevolmente la filosofia platonica; essa ammette l’esistenza di un mondo ideale che è distinto dal mondo sensibile sia dal mondo che dalla mente. Ma il mondo ideale e perfetto esiste soltanto come creazione eterna di Dio, mentre il mondo materiale ne è solamente la degradazione e la caduta. Dopo la morte, l’anima continuerà a sopravvivere perché se dalla vita viene la morte, dalla morte deve venire vita; l’anima appartiene al mondo dell’invisibile ed eterno , l’anima è la vita stessa e quindi non può mai ricevere morte. Così mi domando…come abbiamo potuto permettere d’avere una vita così disastrosa? Con tutti quei conflitti che hanno portato rancore, malessere, momenti vissuti brutti ma anche bellissimi. Ai nostri progetti in cui abbiamo fortemente creduto, c’è da chiedersi…”Per amare e lottare così tanto era necessario stare insieme?” La vita è già di per sé combattimento quotidiano, e non sarebbe stato meglio smontare a poco a poco tutto quanto per mitigare poi il dolore futuro, così da essere più lucidi e analitici e non avere poi tanti “forse” e “perché” da domandarsi? E’ successo tutto un poco alla volta come un bimbo che si allontana sempre di più e smarrisce la via dia casa, oppure c’è stata una repentina svolta, un momento preciso in cui avevamo imboccato una strada sbagliata? Questi enigma da sciogliere sono ancora adesso una speranza vana perché il tempo non può fare più nulla…rimango seduta avvolta nell’oscurità senza vedere e sentire niente! Ho fallito quando credevo che la vita reale fosse fatta del filo sottile di cui sono intessuti i sogni. Per permettere a questi amori di sopravvivere è necessario “condannarli” a vivere nei sogni senza alternanza di disponibilità anche perché uno dei due non è più in grado di accorgersene. La nostalgia, il rimpianto, lo struggimento non si trova soltanto nei film strappalacrime. Ma cosa rende così indelebile e speciale il ricordo di un amore così? E’ la sua incompiutezza che ci permette di immaginare che se avesse avuto un seguito tutto sarebbe stato meraviglioso. Ed è intorno a quest’idea che finalmente, o quanto meno inconsciamente, ho costruito quel po’ di ottimismo nella mia memoria che mi permette di tirare avanti.

Questi amori spesso raccontano anche la nostra gioventù o comunque un tempo che, indipendentemente dal rapporto, è ricordato felice e con mille promesse. Nonostante si cerchino cose positive in questi amori, come intelligenza, simpatia e anche bellezza, ciò che alimenta il reale rimpianto non è solamente per la mancanza della persona, ma più specificamente la perdita di una parte di sé che in quel tempo ha saputo conquistare e meritare un così grande amore. Ci sono anche i casi della vita come errori, compromessi, frustrazioni e attese deluse che attaccano la nostra immagine, la ridimensionano e richiamano alla mente episodi di quei legami ai quali attingere di tanto in tanto, come ad un serbatoio emotivo per far vivere altre speranze o tenace ottimismo. So che è difficile l’ottimismo e quindi porto avanti la mia battaglia a favore di un approccio più facile alla vita, e a sostegno di questo penso sia molto meglio non avere eternamente una “faccia ingrugnita”, non guardare imbronciati ciò che ci circonda, non rimuginare all’infinito pensieri negativi e non farsi prendere troppo dalle “menate” della vita! I sogni tormentati fatti per tanto tempo sono stati sogni inconsci perché nei sogni, rimanendo inattivi i segni intellettuali che cessano di agire appena si prende sonno, i segni dei centri nervosi pongono l’accento sui processi inconsci e mettono in risalto i contenuti sensoriali, affettivi e emozionali…insomma i nostri disagi! Per consolazione getto, come i pescatori, un’infinità di reti dinnanzi, controllo in continuazione quello che prendo e, di tanto in tanto, trovo anche qualcosa di utile al mio caso.

…pensare a come ci si sentiva tranquilli nei periodi più duri da vivere, con difficoltà da sbrogliare e con gravi malattie che ci hanno afflitto…stringo gli occhi e mi costringo a respirare lentamente e a fondo…uno espira, due espira, tre espira…mi pare stare già meglio…anche se sento un piccolo senso di soffocamento!

La vita è paragonabile ad un giocoliere che usa sempre le quattro palle più importanti, chiamate: lavoro, famiglia, amore e amici! Mentre quella del lavoro spesso è considerata di gomma perché se te la lasci sfuggire di mano può rimbalzare e tornare, le altre palle sono fatte di vetro e, ovviamente se cascano rovinano! Se si è fortunati in particolare, alcune di queste anche se di vetro, potrebbero solamente scheggiarsi, ma il più delle volte si rompono in mille pezzi!

Sono a Castel e ho lavorato come una dannata a chiudere casa per l’inverno. C’è un clima ancora piuttosto mite, ma presto qui scenderà la neve. Osservo incantata il mio cespuglio di rosmarino, quest’erba aromatica cara persino agli dei. Il suo nome latino “Ros” per rugiada e “Marinus” mare, è poesia: infatti è stato per i romani simbolo dell’amore e della morte. Una leggenda narra che la Madonna avesse steso il suo mantello azzurro su un cespuglio di rosmarino durante la sua fuga in Egitto per salvarsi e i fiori della pianta, una volta bianchi, improvvisamente divennero azzurri.

Guardo anche questo cielo azzurro e privo di nubi, limpido e che si estende all’infinito in ogni direzione. Non comincia e non finisce mai! E’ come galleggiassi in questo azzurro senza un inizio e senza una fine. C’è pace e tranquillità assoluta, un senso di equilibrio e rilassamento dove vorrei lasciare i miei pensieri. Nel mio cespuglio di rose, un’ultima rosa con un bocciolo troppo chiuso, duro agli orli anneriti dal freddo é destinato a non sbocciare mai…come in una lezione di mantra-yoga, immagino che questi petali e tutta una serie di altri ancora si schiuderanno gradualmente, cresceranno e espanderanno invadendo il mio essere di gioia e pace interiore di cui si dice abbiamo tutti una riserva infinita! Non c’è fine allo schiudersi di questi petali della rosa…mi lascio andare e in questa immagine pacifica senza tempo, trovo che non c’è ieri né domani, non c’è futuro né passato in questo posto di non-pensiero. In noi troviamo sempre una risposta giusta ad una risposta sbagliata e questa è un’altra tacca nella graduatoria dell’accettazione di me stessa e della vita. La nostra vita è dettata e percepita attraverso schemi e quando qualcosa non ha uno schema, risulta caotica, così mi ritrovo a pensare alla reincarnazione, al nostro karma in cui si crede che due persone siano state insieme in molte, molte altre vite. Il forte amore fra noi che c’è stato, ci costringerà a tornare insieme per un po’ in ogni vita trascorsa? Voglio credere che tutti noi siamo spinti sempre più verso ciò che amiamo…perché le illusioni sono passi del nostro lungo cammino. Come un’acqua che scorre nel letto di un grande fiume e incontra un grande masso e naturalmente vi scorre attorno e non sopra. Ma se il flusso scorre a lungo attorno alla roccia, anche se questa è solida e grande, l’acqua limpida e inconsistente, comincerà a scavarla e a consumarla. Così alla fine il masso verrà lavato via e l’acqua scorrerà liberamente dove prima l’ostacolo ne sbarrava il passaggio. Negli approcci che facciamo alle nostre situazioni mentali, fisiche e emotive, incontriamo tanti massi nella vita. Abbiamo due scelte da fare: seguire la via indiretta o affrontare la vita a testa bassa! Affrontandole a testa bassa ci si esaurisce, ma prendendola da altre angolazioni e lasciare che siano loro ad esaurirsi forse sarebbe conveniente. E’ come in un’equazione difficile che non si riesce a risolvere e in preda a rabbia e frustrazione ne cerchiamo freneticamente una soluzione. Pur calcolando molte volte, se non si trova una differente angolazione non si fa altro che ricalcare lo stesso atteggiamento. Se non si è riusciti in passato perché si dovrebbe riuscire più tardi? Avere un approccio diverso e per un poco fare qualcos’altro; poi vedere l’equazione sotto una luce completamente nuova e con questo stato mentale nuovo sarà più facile e divertente riuscire.

Anch’io cercavo a “testa bassa” di affrontare le situazioni per cercarne le soluzioni! Quando ho smesso di combattere e ho visto tutto sotto luce diversa ho acquisito serenità quel tanto che bastava. Sono del segno dell’Ariete ma “prendere la vita a cornate” forse non fa al caso mio! Agendo con calma ho avuto la “risposta emotiva” al problema, quella che ai miei occhi il mondo non era più gestibile come luogo sicuro…e avevo così anche rinunciato a credere in qualcosa di più elevato e spirituale!

Un filosofo e teologo danese (1813-1855) Kierkegaard, è considerato il punto d’origine del movimento dell’esistenzialismo. Egli ci fa comprendere alcuni concetti chiave nella vita: l’esistenza del singolo che si scioglie nel genere e si illude di conciliare in una dialettica accomodante i paradossi e le contraddizioni del vivere; la filosofia soggettiva vissuta dal singolo in un drammatico processo di auto-chiarificazione; l’esistenza come possibilità: vale a dire come rischio reale e non solo pensato del fallimento e dell’insignificanza totale cioè il “nulla”. L’angoscia sentimento rivelato di questa esistenza; la disperazione manifestazione necessaria alla finitudine dell’uomo e come condizione di un suo possibile rapporto con Dio; il paradosso delle scelte religiose, parallela alla incomprensibile inserzione dell’eternità nel tempo.

Recuperare il nostro futuro, per averlo più rassicurante, perché è l’insieme di tutte le storie con le sue incapacità del vivere La vita è frutto di errori e quando ci aggrappiamo al passato ci “rimbambiamo un po’ troppo…” La nostra memoria non è altro che un riflettore che passa sul perduto entroterra dell’IO; illumina con chiarezza assoluta scene dai colori crudi o vistosi come fumetti di bimbi; illumina spigoli di cose stagliati nitidamente come giochi di “Lego”; illumina scene che potrebbero rimanere sepolte per anni in quel tenebroso entroterra, scene che non erano rimaste radicate come altre reminiscenze infantili in luoghi e tempo in cui erano radicate dall’amore. Affrontare i temi della vita di fronte alla nostra coscienza non con meno evidenza, ma con meno drammaticità…un continuo viaggio interiore delle sensazioni ai sentimenti e da questo alla memoria!

Guardo il manto stradale reso viscido dopo tutta la giornata di pioggia con gocce che cadono ancora con impeto portentoso e mi trovo a pensare che qui nella mia casa ho guardato la mia vita passare in un susseguirsi di piedi: dapprima frettolosi e impazienti per le troppe incombenze, ora lenti e pigri... ma ora so contenere un poco le mie emozioni in compartimenti separati in modo da evitare contaminazioni tra loro! Una parte di me, quella che vuole descrivere sentimenti e stati d’animo, sta ancora contemplando un’altra me stessa intenta a scegliere parole da pensare, intenta a decidere quali emozioni opportune posso provare…In questa casa ho vissuto un’intera “mitologia” della mia identità. Ora quel mondo a volte ingrato forse mi abbandonerà del tutto anche se sono la stessa persona,,,ma chi ero in effetti allora? Mi soffermo come da sempre faccio sulla foto di noi due che, nonostante tutto, mi parla ancora per dire che insieme abbiamo vissuto, sofferto, sopportato, amato ed infine uno dei due è morto come a suo tempo accadrà a me!

Sono intenta a distribuire cibo alle due delle tre miagolanti gattine: mi si strofinano contro e la più pelosa e grassa è sistemata in cima al frigorifero con le zampe ripiegate intenta a contemplare le altre due con occhi sprezzanti e socchiusi! È naturale…è la comandante! Quando le due hanno razziato il loro cibo, balza giù lieve e felpata e con un solo guizzo di coda, mangia beatamente il suo cibo poi risale sulla sua postazione…semplice: più sono in alto meglio controllano il territorio. A volte si esibisce in numeri di alta acrobazia…come quello di salire sulla ringhiera del terrazzo e passeggiare tranquilla. Ma abito al quinto piano e contrariamente a quanto si pensi, alcuni veterinari hanno sfatato vecchi luoghi comuni, poiché i mici hanno paura del vuoto, ma stanno molto attenti a non cadere; però anche loro a volte commettono errori per una errata valutazione delle distanze. E’ bene abituarli fin da piccoli a non fare acrobazie sulle finestre o balconi anche se un gatto ribelle e indipendente come lei è diventata, si diverte nel vedere la sua padrona che si agita e strilla…ho messo una barriera al mio balcone!

Il mondo è sempre più dominato da forze biologiche, sociali e economiche in lotta eterna fra loro e l’uomo fatalmente condizionato da fattori ambientali, dimostra che in vita soltanto il più forte trionfa, mentre il bene e il male sono quasi sempre soltanto nella nostra fantasia!

“Si vede andare e venire, camminare e muoversi,
sgomenta e terribile la civiltà fatta realtà!”

(Balzac)

Ero seduta vicino a te ogni giorno e a volte, quando ti aggravai anche la notte, e per tutti i giorni per quasi due mesi. Dal primo all’ultimo giorno a volte nulla sembrava reale, come vivere in un sogno orribile, chiusa in quella pulita e claustrofobica stanza, dove le comuni cose di vita, sono sostituite da uno svolgimento diverso, quasi surreale e dove nulla tranne i medici, hanno una qualche realtà.

Tutti eravamo parte di drammi grandi o piccoli e come attori ognuno conosceva la sua parte. La rabbia iniziale contro Dio che aveva voluto ridurti così e che mi aveva costretta a camminare senza posa avanti e indietro nei corridoi quando dormivi, si era mutata in una pena incontenibile, incondizionata. Sentivo che il dramma che si svolgeva in sordina e sommesso avrebbe continuato ugualmente nel tempo che pareva si allungasse come un elastico. La sentenza di una morte ingiusta non mi dava la sensazione del sollievo al tuo soffrire perché tutto era così drammatico e comune in quel posto che pareva la conclusione più ovvia. Avrei voluto urlare che non poteva finire così se non fossi stata così scioccata. Per i medici era finito tutto, per te anche, ma non per me perché tutto doveva cominciare. Il dolore scandito dagli scatti piccoli e regolari di un orologio a parete e poi il dileguarsi degli anni a ritroso per avere una volta in più la conferma che tutto quello che c’era stato in noi non esisteva più!

Un poeta inglese ha prestato voce ai conflitti a ai sentimenti legati alla morte con note autentiche di ispirazione. In realtà aveva scritto versi e inni alla immortalità e all’espressione dell’eterno conflitto dell’animo umano tra fede e dubbio. Queste poesie gli valsero un severo giudizio di Chesterton altro poeta del tempo:

“Ragiona come la regina Vittoria, solo che si esprime meglio!”

Realizzare una “vita estetica”, cioè cogliere l’attimo sempre nuovo e godere sapientemente della varietà della vita, delle sue occasioni…

“Ingannare se stessi sull’amore
è un errore terribile,
è un danno eterno per il quale
non c’è rimedio,
nel tempo o nell’eternità.

Le cose sono quelle che sono indipendentemente dall’essere presenti in una coscienza. I dubbi sulla loro attendibilità o dalle nostre illusioni o dai nostri sogni attraverso i quali alcune realtà vengono riconosciute come inesistenti. Con queste tendiamo a conferire all’immaginazione un valore di realtà superiore a quella del mondo dove si vive. C’è anche un universo ideale rivelato dalla ragione al quale togliamo del tutto incertezze, precarietà e morte. Pensieri ingannevoli e opinioni che potrebbero fuorviarci e ci fanno costruire ragionamenti che non hanno realtà per negare proprio la “realtà della vita”. Con evocazioni di esperienze e sensazioni che appartengono al mondo del puro sogno, e così non c’è alcun nesso con il reale. Conosciamo solamente realtà condizionate dalla sensibilità e dall’intelletto; la ragione umana del nostro IO. Anche l’accettazione di questa fede di reale e ideale, di finito e infinito, è un assoluto significato dell’universo e dell’uomo sottoposto a rischio di fallimenti e naufragi. L’uomo ha possibilità di dare un senso alla vita senza che nulla assicuri che il dramma debba essere per forza a lieto fine.

Attraverso le esperienze cogliamo le situazioni più spiacevoli cercandovi modifiche al fine di crearne una migliore e a noi più confacente, così si creano realtà mutevoli e fluide. Occorre far operare in questi casi la ragione che anche questa però non è strumento infallibile. Da questo possiamo dedurre che sia un mondo della cui realtà è solo per una “fede animale” , per la immediata certezza del nostro agire mentre lo spirito è un mediatore fra essenza e regno materiale. La liberazione del nostro spirito è data dalla sofferenza e dalla morte, ma non “nella” sofferenza e “nella” morte! Coltivare “valori nobili” dai più bassi a quelli supremi, alle funzioni trascendentali delle emozioni senza i quali resteremo per sempre sbilanciati. La realtà è atto del nostro spirito che non è altro che “il pensiero pensante”, mentre passato, natura e il molteplice in genere sono atti decaduti, pensieri degradati. La consapevolezza della volontà col sentimento del pensiero è l’imminenza assoluta. Lo spazio, il tempo e il mondo fisico vengono riassunti nella vita di chi li pensa.

Un poeta francese Paul Claudel scrisse: “Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data? E perché tormentarsi quando è più semplice obbedire? Cosa è l’amore? E cosa c’entra col sacrificio? Può un miracolo intervenire nei drammi della vita?

Un pensiero di sempre che mi agita la mente è: ”Sono tante le cose che vorrei condividere con te…” I ricordi di spazi e tempi mai più vissuti; spiagge piene di sole dove la nostra seconda piccola bimba corre incontro a questa vita col suo secchiello pieno di pietre colorate…queste innocenti pietre verdi e rosse e blu piene di speranze di tempi migliori. Qualcuna è andata perduta, altre le tengo racchiuse nel mio cuore. Ancora adesso quando vado al mare, mi chino a raccogliere queste lucenti pietroline che incuranti degli anni che passano catturano il gesto ora nuovo ma vecchio di speranze e mi sussurrano alle orecchie parole dolcissime. Altri giorni aspetto invano che “un sole” mi cresca dentro per poi trovare che l’unica luce che percepisco è la lampada nel buio della mia stanza.

E’ autunno inoltrato con giornate quasi sempre grigie e con luci e colori che si spengono al primo pomeriggio. Viene presto sera e poi notte! Le nubi si rincorrono spinte da un vento freddo portandosi via le ultime foglie degli alberi, lasciandoli tristi e spogli. Lente e monotone cadono le piogge e questa atmosfera sopisce tutto e anche se sono ancora in attesa di risposte è in questa attesa che ho imparato ad amare un po’ più la vita e a non desiderare cose inutilmente. Mi sento come un piccolo granello di sabbia…posso stare ovunque perché se frantumato sarei una ben piccola cosa nel mondo!

C’è una leggenda che narra che in un’anima ci sono sempre una donna e un uomo
che non fanno altro che cercarsi per tutta la vita…

Gli aspetti drammatici e deludenti della realtà danno un senso di nullità anche alle illusioni, ma dopo tanto tempo arriverà la quiete interiore con distacco lucido e più calmo. Un nuovo atteggiamento alla vita più teso e combattivo scava implacabilmente la nostra coscienza quasi fiera dell’infelicità umana…la scava nell’intimo. Percepiremo meglio il mondo con le sue manifestazioni animali e inanimate; per la sorte e le vicende della vita negli aspetti più vari e segreti; con il divino e con l’umano, il reale e il fantastico; con gli stati d’animo e la fantasia; con la terra e il mare, il cielo e l’oltretomba; la pienezza della vita con le sue passioni, i suoi valori etici e religiosi.

In cima alla montagna
Il cielo splende in alto.
Silenzio. Tutto tace.
Godo di questa pace.
Solo sussurra l’urlo
del vento minaccioso:
in terra getta l’uomo
che tenta di affrontarlo.
Non più posso avanzare
ma attendere che smetta.
Frattanto temo e penso
Alla mia fragilità.

(poesia dal “Convivio” 2000)

Ricordo quell’ultimo viaggio che abbiamo fatto: tu e i nostri amici a Venezia! Era lo stesso mese di marzo dove, pochi giorni dopo il ritorno da Venezia ti saresti ammalato! Viaggiavamo chiacchierando e poi stanchi per la levataccia mattutina, cominciammo a rilassarci cercando di appisolarci e così quasi non mi accorsi dello scorrere delle ore…guardavo dal finestrino i paesaggi che si susseguivano: alcuni tetri con campi inzuppati di pioggia e alberi gocciolanti; altri con piccole cittadine sconosciute e con le case annerite addossate le une alle altre. Poi il sole caldo e luminoso spuntò e fece scaturire dai campi tenui sbuffi di vapore, come affioramenti di rada ovatta. Per uno scherzo della luce, la carrozza del treno si rispecchiò nel finestrino e io vidi una fila di viaggiatori riflessi come trasportati a mezz’aria seduti nell’immobilità. E con queste immagini anche allora la mia mente correva e pensava che forse la mia vita adesso avrebbe avuto più gioia e tutto si sarebbe appianato…ero stata operata da poco meno di un anno da un tumore al seno e stavo facendo ancora chemioterapia. Mi osservavo nel vetro del finestrino e…però la parrucca mi donava molto, ma chissà perché io la odiavo così tanto! E mentre il treno si fermava e si aprivano le porte, un’altra porta lontana si dischiudeva nella mia mente rivelando possibilità nuove, rassicuranti! Ricordo e rivedo una me stessa più di quaranta anni prima: giovanissima, appena sposata e in viaggio per il mio favoloso viaggio di nozze! Eravamo anche allora in un treno ma nell’ultima carrozza ferroviaria e seduti contromano, cosicché a mano che il treno correva, i binari da paralleli si restringevano fino a diventare una unica riga per poi perdersi in una delle tante curve! Pensavo a noi due che dapprima eravamo due righe parallele poi una lunga linea unita. So che allora mi venne da piangere e tu mi dicesti: ”Dì un po’, non sarai già pentita?” Lo dicesti sorridendo e guardandomi con tanto amore…anche allora pensavo a cosa sarebbe stata la mia vita, se quelle due linee confluenti in un’unica linea parallela, si fossero improvvisamente separate col tempo…Poi il buio e un leggero soffio di vento ; in lontananza si intravede un punto luminoso nella profondità della galleria…il punto ingrandisce e diventa un fascio luminosissimo che si dilata all’arrivo del convoglio in stazione. Era una giornata splendida di marzo!

Ti ho ritrovato
tra le pagine sbiadite
della memoria.
Ci sei sempre stato.
Nelle attese. Nei silenzi.
Nelle speranze e
nei sogni. Negli ospedali
dove i fiori sapevano di calce e
le promesse avevano le lacrime.
Di piombo.
E mi chiedevo chi fossi.
Da dove provenissi
se era la preghiera…
o la paura…
e se tutto sarebbe finito così
come era iniziato.
Eri il mistero.
La risposta a tutto.
Senza nessuna domanda,
il cerchio supremo del vivere…
Mentre tra labirinti di dubbi
me ne stavo raggomitolata
arrabbiata
piegata in me stessa…
fino a quando mi accorsi
che da sempre mi tenevi nel Tuo grembo.

(S. Milisenna)

La poesia non è un modo per liberare l’emozione, ma una fuga dall’emozione;
non è una espressione della propria personalità, ma una fuga dalla personalità.

(Thomas S. Eliot)

Ho visto il passato volare via,
ho vissuto il presente guardando indietro,
vado nel futuro e ripenso a te…
C’eri, sei andato via,
non ci sarai…
Guardo nello specchio
Vedo il mio riflesso,
so che ci sei stato
perché ci sono io…

(L. Monteleone)

Come in sogno seduta vicino alla tua tomba, guardo alla tua vita che pensavo non avesse mai fine. Avremmo avuto un destino splendido e avvolta nella mia tristezza persistono oggi i ricordi del passato vissuto insieme. Ho il cuore pieno di illusioni mancate, sono già quasi al tramonto col mio destino ma rivedendo alla vita passata so che può ancora offrire mille perdoni, può far rivivere le emozioni passate per avere questi addii più sereni. Come la notte è completata dall’oscurità, la luna si nasconde, i sogni, la tristezza e i ricordi descrivono un silenzio di altri sogni che nascono, di idee che sorgono, di piante e fiori che crescono, di notti un po’ più quiete e finalmente di sogni spazzati più lontani…buio e silenzio che aiuti a capire finalmente chi sono, a risolvere l’enigma della mia vita…

La mia mente
aveva tirato giù il sipario
sulla sorte di un oggi
senza domani,
rassegnato a specchiarvi senza abiti,
corrugato dall’acqua
che lenta accompagna…
Mi sveglio tutto è buio
e aspetto aspetto
l’alba di un nuovo giorno.

Oggi 6 novembre,

Sono partiti!! Ecco che per tutta la mattinata ho riprovato quel disagio, quella solitudine che mi inghiotte come una palude. Quando si sta male si tende a vedere le cose come non sono e queste ci fanno stare peggio ancora…mi butto sull’ultima mia lettura e ne provo conforto perché ogni parola e ogni storia mi ricordano altre parole e altre storie, mi fanno riflettere e ripensare… Scavare nell’anima “sentire” i sentimenti…

Te ne sei andata bimba mia
e per tanto tempo:
cercherò di non piangere
perché questa è la tua vita.
Ma se aspetterai ancora
qualche momento
che ti voglio bene ti direi
anziché riferirlo al vento…
“Dalle case silenziose e dalle origini, verso fini sconosciute
nulla vale il logorio
della volontà di vincere, se non per conquistarsi l’allegria
e l’amore degli amici”

20 novembre,

in cielo ci sono certi nuvolosi che coprono l’azzurro come il grosso coperchio di una pentola. In un piccolo varco due o tre stelle spuntano piccole e fredde, come il vento che soffia pungente…guardo a tutto questo e penso sempre più che gli esseri umani sono il solo enigma che non si capisce con gli intrecciati animi che ogni volta, come un caleidoscopio, ridisegnano le loro vite: complicate, ingarbugliate, incomprensibili e con troppi casini! Ogni tanto si arriva ad un punto dove fare errori non è più permesso, può essere in ambito lavorativo o in una scelta d’amore, in un momento infinitesimale dove la scelta quando arriva, va fatta subito. In questi momenti non si deve agire in base ai tanti pensieri formatisi in precedenza, ma per istinto. Non ci si nasconde ai problemi della vita come uno stupido “misirizzi”, uno di quei giocattoli che, con una semplice pressione nella parte inferiore del corpo, in qualunque posizione si collochi, riprende appena lasciato libero la posizione verticale…questo non è onesto con se stessi! Oppure nascondendosi dietro la propria ombra avendo paura di sé stessi! Questa fotografia è di mia figlia! E io sono nuovamente con la mia psiche forse ancora troppo vulnerabile, piena di paure e angosce. Il giorno dopo cerco di riprendermi e mettere riposo all’inquietante falla della mia tranquillità!

La vita è simile a un tempio dove a volte escono parole confuse e l’uomo vi passa come attraverso una foresta dove il regno della ragione non supera mai quello del sentimento. Quindi i nostri pensieri sono caratterizzati dall’inconscio e dal linguaggio onirico, ovvero dai sogni, dai miti, dai sintomi nevrotici, dove svolge un’azione di censura. Questi atteggiamenti di pensieri che ritengono l’assoluto irraggiungibile, hanno un significato protettivo non mostrando la verità. Perché gli esseri umani sono un misto di reazioni fisiche e mentali. Facciamo atti di “Hybris” (l’orgoglio che precede la caduta); ma arriva sempre il “totem del male” ingiusto, pericoloso ma molto molto umano; come il disorientamento nervoso che segue un incubo é l’euforia emotiva dovuta al fatto che il panico a malapena controllato lascia posto ad un muto sollievo. Quanto di ciò che facciamo è geni oppure condizionamento oppure è libero arbitrio? Quanto siamo responsabili delle nostre azioni? Il mondo è una lotta intellettuale e emotiva di ego contro ego: vinci oppure ti sottometti, imponi la tua volontà o fatichi a seguire quella di un altro, comandi o ubbidisci in questa danza della vita… per i ribelli te ne stai semplicemente a metà strada o segui la via dell’esilio!

Tutti noi abbiamo una tensione metafisica che ci contraddistingue: il bisogno di andare oltre per cercare una dimensione diversa da quella materiale. Con la poesia ci si avvicina alla filosofia e ci fa riflettere sul senso dell’esistenza. Abbiamo tutti un disperato bisogno di benessere psicologico e non si trova in nessun posto se non in noi stessi. I rapporti umani sono difficilissimi salvo le cose superficiali come: cordialità nei saluti, simpatia sollecita, scambi di favori o piccoli aiuti nelle amicizie. Ma le barriere da infrangere più forzatamente sono quelle delle persone poco disposte ad aprire il cuore e a esternare i sentimenti. Nei gusci protettivi e solidi della “privacy”, le armature che ti fanno pensare che tu sola sei la “sfigata” o la “più tartassata”, loro esternano soltanto….”figli perfetti” o “mogli perfette” o “bimbi perfettissimi”. Si illudono o…? E tu sei lì sola su un altro pianeta che speri prima o poi vedere le tue colline dorate terrestri. Ancora adesso ho come un atteggiamento attonito, angosciato e stupefatto per le forze che dominano la vita: la drammaticità dell’esistenza, gli slanci irrazionali, l’insofferenza, le convenzioni e la coscienza disillusiva della natura umana. E’ tutto come un viaggio interiore, dalle sensazioni ai sentimenti e da questi alla memoria.

Ungaretti nelle suoi scritti citava…”…la poesia può essere il regno dello spirito, ma non può curarsi di migliorare il mondo per farci sognare una felicità universale”

Il Dalai Lama:

“Se vuoi che gli altri siano contenti, pratica la comprensione. Se vuoi essere contento, pratica la compassione”

“L’amore autentico è sempre compassione, e ogni amore che non sia compassione, è egoismo”.

(Artur Schopenhnauer)

Altri manifestano in “prosa spontanea” l’inquietudine, l’ansia e il desiderio di fare della vita un’esperienza sempre nuova alla ricerca della verità o “Dharma” tramite il buddismo zen.

Il dolore si manifesta e si identifica con la “condizione di mancamento e di bisogno” e anche con la “sofferenza”, anche se questa è proprio una triste comprensione. Ci vorrebbero sì anche chiarimenti verbali, ma anche “solitudine terapeutica”! Siamo tutti imperfetti ed è una continua dichiarazione di inesperienze, ma non si deve perdere la speranza, bisogna ritrovarla e portarla alla nostra vera casa, perché tutto è incomprensibile tranne quello che hai dentro te, fuori non c’è nulla, nessun angelo custode! Lo scopo è sopravvivere anche se è cosa dura, spietata e solitaria a dirsi. La maggior parte si lascia guidare da illusioni che le trascinano; poi ci sono i forti che scelgono questa dura realtà della sopravvivenza…tutto è selezione naturale! Siamo soli nella vita! Siamo isole fatte di roccia o di sabbia, e tutto il resto è illusione. Per quanto uno programmi bene le cose, si naviga sempre a vista; bisogna guardarsi dentro anziché fuori…guardare l’anima anziché le stelle e poi giustificare te a te stesso. O almeno spiegarti! Come il mago di Oz “burattinaio di anime” non agiamo parecchie volte di nostra volontà o per iniziativa personale, ma secondo la volontà o gli umori di persone vicino a noi con l’imposizione di agire secondo decisioni e voleri di queste!

Tutti cerchiamo di raggiungere tortuosamente delle mete elusive tentando di ottenere: la sicurezza, il riconoscimento, la libertà e la più ambita le risposte. Le risposte dell’amore, delle amicizie, la considerazione e il conforto.

“Un mago, il quale avrebbe saputo con certi canti richiamare le anime dall’inferno…”

(Leopardi)

“Si crede che i magi avessero il potere di trar giù dal cielo la luna con incantesimi.”

(Leopardi)

“Fa mestiere credere che vi abbia nella vita umana alcun che di grande e di bello vero, e che il poetico del mondo non sia tutto favola.”

(Leopardi)

E’ la ragione che ha come compito fondamentale di educarci a conseguire una equilibrata felicità attraverso la vittoria sui pregiudizi e la razionalizzazione delle passioni e dei desideri: dividere in tanti parti le difficoltà che incontriamo, quindi esaminarle perché siano più facili da risolvere. Svolgere ordinatamente i pensieri in modo che siano più facile conoscerli e a poco a poco gradualmente conoscere quelli più complessi. Ogni età ha la sua perfezione e fin da bambini si deve vivere sciogliendo le briglie dell’ esuberante energia in questa età fortunata, in attesa che la natura lo trasformi in uomo. La soggezione alla natura si manifesta come abbandono all’onda delle parole che sgorgano abbondanti con effusioni e intuizioni improvvise e disordinate.

“Come è grande il mondo alla luce delle lampade,
e come è piccolo agli occhi del ricordo.”

(Charles Baudelaire)

Ci avviciniamo a Natale…con una serie di immagini luminose e sconnesse come diapositive fatte balenare su uno schermo, ecco l’albero fatto da te: tante palline colorate e tante luci! Immagini di te che dai cibo alle gattine bisbigliando loro tenerezze a questa oasi miagolante…tu che ti alzi prestissimo per accompagnare la nostra Giada a scuola…tu che appisolato sul divano con la tua gattina preferita sulle gambe, ti risvegli e stiracchi le gambe intorpidite per la troppa immobilità e per non creare disagio alla bestiolina. Eri una persona amabile e buona… ed è inutile dire che calendari e feste sono stati fatti dagli uomini e che Capodanno è soltanto un’invenzione…il passare del tempo non è mai allegria soprattutto se soli! In queste giornate amo il candore della neve, anche se qui in città diventa subito grigia; ne amo il candore dei fiocchi che scendono; ne amo il silenzio e a come era candida circa un’eternità fa. Ero candida anch’io, non furba, non sospettosa , non arida ma solamente candida. Con i miei occhi di allora vedevo tutto luccicare e avrei voluto mettere sotto l’albero di Natale tanti pacchetti di lieti e quieti intervalli di vita per i miei anni a venire. Tutto è stato bruciato per correre la vita a più non posso e ora che, per forza di cose ho imparato la lentezza, forse la mia vita rimasta diventerà meno breve e non svanirà in un lampo come la neve. Questi giorni prima di Natale sono bui e deserti ed il mio cuore è come sfiorato da una carezza di gelo…Qual è il senso del Natale? Ci sono cose più importanti oltre le luci, gli auguri, i regali? Al pensiero mi tornano in mente tutte le persone care che ho perso in questi ultimi anni…troppe! Vorrei che ci fosse un grande albero di Natale in tutte le città e dove le persone, non soltanto bambini, possano appendere i loro bigliettini con i loro desideri: trovare lavoro, ritrovare la salute, incontrare la persona giusta, esprimere desideri e speranze, raccontare situazioni o invocare attenzioni scaturite da una realtà presente in tutta la vita di noi esseri umani. Così il mitico Babbo Natale ( che qualcuno si sforza di raccontare ai bimbi che non esiste) vivrà con i suoi tanti bigliettini, vivrà non soltanto come un rito collettivo da celebrare, ma per rompere solitudini, isolamenti, emarginazioni o diversità… e forse finalmente servirà a qualcosa! Seggo immobile e in silenzio volgo lo sguardo alle piante di ciclamini poste sul davanzale tra le doppie finestre. Ho sempre considerato questi fiori come vistosi espedienti di giardinieri, ma questi vasi che ho esigono proprio poche cure e sono un miracolo di bellezza…i petali di un rosa tenue e di un bianco abbagliante si stanno aprendo alla luce e le foglie con le loro sfumature di verde fanno tornare in mente alcune frasi di un poeta :” tutto ciò che vive è sacro…la vita si delizia della vita. Dove viviamo e ci muoviamo lì abbiamo il nostro essere.” Non ricordo quando nella mia vita sia mai stata in grado di esprimere quello che avevo in cuore…non lo sapevo fare! Cercavo di scrivere impressioni ma la vita era già talmente ingombra, il terreno talmente incolto tra l’immaginare cosa avrei voluto e la realtà, che strappavo sempre il tutto. Anche allora però pensavo che al mondo non vi era nulla di così confortante quanto la consapevolezza della felicità; nella capacità di dare alla persona che ci accompagna la felicità anche se tale capacità é una dote ben rara.

So che si dice che chi scrive deve subire tanti traumi quanto se ne potrebbero sopportare senza crollare…così mi viene da credere che forse il mio cuore è più saldo di altri e che forse ho più lembi di pelle e abiti per custodirlo. Tanto tempo fa pensavo di non meritare la felicità e allora facevo i dovuti scongiuri: accendi una candela, incrocia le dita, prega Dio che non si accorga che sei felice! Poi troppo presto ho imparato la lezione contraria: la diffidenza della felicità. Adesso mi dico che non voglio più spiegare il mondo con miracoli ma con la razionalità, anche se la superstizione vive in tutti noi perché è un modo istintivo di pensare. Spiegazioni, giustificazioni o parole non sembrano appropriate ormai a proposito dell’estrema negazione; non esiste nulla di nuovo da pensare, da dire davanti all’irreparabile. Sono in ricerca perenne di significati reconditi di vita, ma spesso finisco come un branco di cervi accecati dai fari di un’auto. Dimentica i fantasmi…sussurra una voce nel buio…ma tu dovresti essere qui con me!

Questa vita che si fa scialba mano a mano che diventa routine, abitudine. Le giornate diventano noiose a avanzano lentamente, facendosi strada verso la fine; anche se ho sempre cercato di vederne i quadri nel suo insieme tutti quanti etichettati e non. La gente fa così: nasce, cresce, mangia, ama, desidera, perde, è triste, invecchia, odia, muore. Anche se spesso non vedo un senso nell’andare avanti, vado avanti ugualmente cercando di vedere cosa ci sarà nel prossimo piatto o voltato il prossimo angolo.

Per vivere bene mi dico che basterebbe dimenticare fede e speranza…perché se si lasciano da parte queste due grandi cose si può continuare a vivere. Quello che ci butta giù è sempre la nostra speranza nel domani, la speranza nel futuro. E la fede? La fede come ricompensa in cielo? Ciascuno ha una sua fede e mai d’accordo con la fede di un altro. Penso che ci sia una sola probabilità che Dio s’interessi a me personalmente e novantanove probabilità su cento che non ci sia. Il mistero non so cosa è se non quello che qualcosa ci crea e poi ci distrugge; ma vorrei anche pesi giusti e misure giuste. Spesso la penso così anche se ci sono parecchi angoli che si sono come smussati: ho più rughe e sono molto meno sicura delle mie convinzioni. Non è che Dio ci dà e poi prende, ma le condizioni generali della vita: la prima è questa e la seconda é che se continuo a svegliarmi ogni mattina, posso anche continuare a vivere!

(Ho trovato le parole di una bellissima canzone)

Ci sono volte, certe volte che
Lo sai vorrei essere un re perché
Sentimi il primo in qualche cosa anch’io
Ma il re del niente sono io
E se va bene ecco, sono qui
Non ci son trucchi ma l’inganno sì
Son le parole che m’invento
Che sono come foglie al vento
Splendido niente di un uomo che cammina
Un uomo in mezzo alla gente
Seguendo l’onda in questo mare di giorni
Che ancora non mi affonda
Io che voglio e vivo una vita normale
Che me ne accorgo cercando
Qualcosa di speciale
Io che non esisto ma che
Non voglio morire
Sono il re del niente statemi a sentire
Capita a volte sai che la tristezza
Mi sfiori appena con la sua carezza
Ma ecco il piacere dispiacere
Sai ho imparato anch’io sai a godere
Splendido niente di uomo che cammina
Un uomo in mezzo alla gente
Io che esisto ma che
Non voglio morire
Sono il re del niente
Vivo tra la gente ma non conto niente
Sono il re del niente…

16 dicembre,

I meccanismi della vita e l’imprevedibilità degli eventi cambiano il corso del nostro destino così tanto che quando ci si guarda indietro pare a volte che i nostri pensieri si riferiscono ad un’altra persona. Li condiamo con tante di quelle cose che i vecchi ricordi a volte cambiano forma e in questi il più delle volte ci compatiamo. Anche se adesso non sono un granché, è importante che io cerchi di essere sempre me stessa per come sono e perché lo sono.

Ho ricevuto poderose lezioni dalla vita e se anche ho parzialmente risolto i miei problemi non frequentando tantissimo altre persone, so che la mia ancora di salvezza é stata anche la solitudine. Essa mi ha permesso di viaggiare con la fantasia e così ho trovato in me la compagna ideale che comincio ad amare un po’. Ho analizzato la mia vita e mi sono ritrovata in parte e ora cerco di ritrovare anche il mio prossimo, (anche se ancora adesso qualche volta non so proprio da che parte rivolgermi).

Abbiamo altresì in noi un grande buco nero dove cerchiamo di nascondere angosce e paure; ma bisogna fare molta attenzione per non rischiare di cercare di nascondere lì anche noi stessi.

Tanti sono i pensieri che si soffermano sulle leggi fatali imposte dal destino, sulla natura, sull’amore e sugli “strumenti malvagi” al servizio della nostra intelligenza e sulla volontà insondabile di un Dio silenzioso; sulle speranze e sul coraggio, sulle conquiste umane e infine sullo “Spirito puro” re del mondo. Questi pensieri sono ricchi, suggestivi e simbolici e hanno una forza particolare e una concentrazione unica. Fuori di noi esiste un soggetto esterno che causa tante modificazioni, ma queste casualità hanno una loro realtà soggettiva cosicché anche il nostro spirito (perché l’uomo vive non solo col pensiero ma anche con l’azione), costituisce il suo destino.

Se non si trovasse un mondo esterno sul quale fare presa con la nostra azione, questo sarebbe assurdo e irrisorio e lo sforzo inutile. Poi c’è anche il destino o fato che si dice “bussi alla nostra porta quattro volte”. Il destino con la violenza devastatrice, il destino luminoso e sereno seppur screziato di inquieto rincorrere di ombre, il destino fantasticamente misterioso ed infine il destino gioioso e solenne a conclusione di una vittoria umana sulla sua cieca necessità.

Sto dando una sistematina ai miei pensieri e spesso osservo che entrare nel privato delle persone “normali”, si scopre che sono speciali, mentre entrare nel privato di persone “speciali” si scopre che sono solamente poveracci. Mi domando spesso a quale categoria è preferibile appartenere…nell’esistenza la cosa più straordinaria è essere ordinari perché tutti vogliamo essere straordinari, è banale. Viceversa essere ordinari è rilassarsi in ciò che è straordinario. Nessuno può distruggere la beatitudine di una persona in grado di accettare la propria “ordinarietà” senza lamentele ma con gioia, poiché tale è la natura delle cose. In questo caso ovunque si andrà ci si sentirà beati!

E’ facile mandare in frantumi una vita, spezzare una catena col pensiero, sciupare il frammento di un sogno portato in giro con cautela, come un pezzo raro di fragile porcellana. Lasciarlo stare e viaggiarci insieme è la cosa più difficile.

I sogni e io eravamo come una coppia di attori intrappolati in un’assurda interpretazione senza traccia di trama o di storia; incespicavamo nella parte covando il dolore e soffrendo, ma incapaci di cambiare recita. Aspettavamo una specie di esorcismo o un personaggio importante che ci dicesse:” Voi non avete controllo alcuno in questa situazione!” per affrontare le cose a viso sereno e accendere quella rabbia per ciò che era accaduto o cercare un qualche risarcimento. Forse così alla fine i ricordi e i sogni potevano liberarmi per sempre e io li avrei abbandonati lì a vagare nel buio in un posto privo di ormeggi e fondamenta.

E’ mattina e sono nel bagno per rassettarmi e ovviamente sosto per darmi una sbirciatina allo specchio. Sono più pallida e stravolta di come immagino. Il sogno di questa notte ha lasciato il segno: guardo i miei occhi e vi leggo una profonda stanchezza che vela la mia determinazione appena acquisita :”Nessuno può dirti cosa sei o non sei in grado di fare, lasciati tutto alle spalle!”

“Due” di Erri De Luca

Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo
saremo due come le acque, le dolci e le salate
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.

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