Servizi
Contatti

Eventi


Il testo integrale di
Oltre le quattro montagne
di Genoveffa Pomina

la Scheda del libro

Ecco qui: dopo tantissimi giorni passati a scrivere e a dattilografare i miei pensieri (praticamente la mia vita o meglio quasi tutta la mia vita), ho messo finalmente la parola fine. Ho sempre desiderato scrivere il “Libro della mia vita” ma non sapevo se ne avevo le capacità e così adesso, mettendo i pensieri così come sono venuti, mi sento come liberata da un enorme macigno e poi questi ultimi anni, in cui inesorabilmente e con tanta fortuna, avanzerà la vecchiaia, non penso potrà accadere granché perché più che raccontarne malanni e malesseri che assillano la vita quotidiana nonché malinconia e solitudine non si può fare. Ho cercato di scrivere la verità e anche se il più delle volte questa verità non mi ha indotto a rendere bello ciò che sempre bello non è stato. Alcune volte mi dico che potrei bruciare il tutto, oppure nasconderlo perché ormai ho raggiunto lo scopo prefissato costringendo a ricordi ormai vaghi ad assumere forme e contorni più nitidi e precisi , anche se ricordare a volte mi ha fatto stare male per cose che andrebbero sepolte e dimenticate, penso che forse scrivendole hanno raggiunto lo scopo di conciliarmi con la vita, con me stessa e con il mio destino. Ho anche perdonato, ma soprattutto mi sono perdonata. Parlando di me e dei miei pensieri speravo che se avessi un pò falsato le cose, avrei potuto far diventare meraviglioso questo o quello, però a pensarci bene se i motivi fossero stati soltanto questi, dico che non si può assolutamente rendere bello ciò che non è stato.

Avrei potuto anche cercare modi per addolcire quello che ho scritto, ma allora avrei mancato di sincerità. Non è molto tempo che è finito il mio passato e allora mi dico: “ Sii gentile, perdona colui che ti ha fatto soffrire, addolcisci il tuo cuore e soprattutto lascia correre tutto perché a che pro aver ragione adesso, se sei rimasta sola?”...

Vorrei anche poter esprimere quello che provo e quello che ho provato ancora adesso, perché alla base di tutto ciò che è accaduto, sarà stato il destino o il comportamento di entrambi ad aver fatto succedere fatti e cose buone e liete, ma anche tristi e fatali e se anche la vita non è stata particolarmente buona, sono contenta di aver avuto l’amore di un uomo condividendone quarantacinque anni fra gioie, tormenti. Questa persona ha avuto la capacità di vivere come ha voluto in barba alle convenzioni e al dolore che ha arrecato alla sua metà. Avrebbe potuto vivere più a lungo, ma tutto sommato non avrebbe visto volentieri l’avanzare della vecchiaia che il più delle volte ti rimbambisce e ti fa perdere colpi. Ti voglio ancora tantissimo bene e se anche col tempo il dolore certamente si affievolirà, non dimenticherò i giorni felici trascorsi con te.......quando mi chiudo la porta di casa alle spalle, so che qui ci sei stato tu, ci hai vissuto con la tua anima e i tuoi sentimenti e se anche tutti i tuoi sentimenti non erano per me, c’era sempre il tuo cuore e le tue cose che aspettavano le tue mani per prendere vita...

Una psicologa americana ha scritto un libro per proporre percorsi mentali in cui poter cambiare i pensieri che ci fanno stare male e c’impediscono di stare meglio-. Per stare meglio e gustare gli attimi della vita bisogna vivere quello che capita, e se anche tutto o qualcosa non va bene, trovare scorciatoie che ci appagano.

Ogni persona sulla terra ha un suo angelo vicino: non l’aiuta, non la protegge, non interviene nei traumi e nei dolori della vita, ma se ne sta li vicino e c’ infonde coraggio per affrontare tutto quanto...sei forse tu il mio angelo?

C’è un pensiero che dice:

Credo che più ami una persona,
più gli dai il tuo cuore,
più hai da perdere.....

Si può amare i figli, rallegrarsi per le loro gioie, soffrire per i loro dolori, cercare d’ aiutarli. Ma alla fine di tutto bisognerebbe avere la fortuna di restare con la persona con la quale si è scelto di vivere. E anche il fatto di invecchiare l’uno accanto all’altra, grati per la salute e per la serenità propria e di quelli che s’ amano, dovrebbe essere una cosa di vita senza pretese. Ma arriva sempre un dunque: la vita è più crudele che gentile. A volte con rimpianti, delusioni e anche tanta amarezza e malinconia, oppure per la gratitudine per quello che si è avuto in passato o per quello in futuro, si resta soli, in una casa troppo grande e vuota e silenziosa. Le cose non sono più le stesse e anche se si cerca d’essere forti o di perdonare chi ti ha ferito, rimani vulnerabile e le giornate trascorrono lente. La tristezza e il rimpianto seguono due nette direzioni: o ti rendono più amaro e soffri, oppure acquisti dolcezza e compassionabilità. Il tempo passato è stato colmo di avvenimenti che mi hanno fatto diventare quasi superstiziosa: tre anni fa un mio tumore nel mese di marzo un anno fa a marzo la scoperta della tua fulminante malattia. Come sono stati diversi gli anni della mia vita: alcuni passati velocemente con una sicurezza che niente avrebbe potuto ferirmi e con momenti di gioia assoluta, altri con brevi momenti di felicità, altri con periodi di disperazione che hanno sconvolto il normale corso della mia vita. Con svolte assurde a talvolta inattese. Quanta paura per te in quei pochi mesi che sei sopravvissuto all’operazione: ero sola e disperata con le nostre figlie a migliaia di km. di distanza. Sarebbero poi rientrate. In fondo in fondo siamo tutti un po' egoisti perché pur essendo disperata per te, la mia mente pensava a cosa sarebbe stato di me al momento della tua morte. Anche se è brutto dirlo, nei momenti disperati inconsciamente ci preoccupiamo degli effetti negativi che malattia e morte avranno su di noi. Ci compatiamo per noi stessi e anche se siamo disperati per la fine di una vita, pensiamo perché una cosa così doveva succedere proprio a noi a noi che volevamo così bene a quella persona. Perché la morte di chi s’ ama ci sminuisce così? Forse in essa vediamo riflessa la nostra stessa morte. Penso che avremo sofferto tutte due per come non andavano proprio bene le cose fra noi. Tutto dovrebbe essere acqua passata: tutto questo in una delle mie lunghe notti insonni. Guardo la luce che comincia a penetrare dalla finestra e quando mi alzo dal letto sono stanca e mi assale un’ondata di angoscia, quell’angoscia che quasi tutte le mattine mi da il buongiorno. Infatti i primi minuti del mio risveglio sono pieni di quell’inquietante paura, di quel senso di soffocamento che mi alzo con il corpo ma non con lo spirito. Tiro un sospiro...ma spesso è inutile. Ci vuole del tempo prima di renderci conto che la persona amata se ne è andata per sempre. Non riesci a metterti il cuore in pace specialmente quando tutto è così rapido. E’ una sensazione che questa persona sia in viaggio e che un giorno o l’altro tornerà. Si cerca di trarre conforto e forza e forse poi arriverà anche la rassegnazione. Si soffrirà ancora per tanto tempo, ma poi spero che uscirò dall’incubo accettando tutto emotivamente e troverò il coraggio per proseguire il cammino che mi resta.

Le stelle brillano dall’alto e ci guardano vivere
le nostre piccole vite e piangono per noi...

E’ un periodo che mi dico che se dovessi tornare a nascere tornerei a nascere uomo ovvero se dovessi tornare a nascere non nascerei più. Non siamo certo immortali e questo tornare a nascere è impossibile. Provo conforto nello scrivere: però bisogna aver o grandi capacità oppure una sincerità su se stessi quasi all’autolesionismo.

Con il passare del tempo non mi ritrovo certo migliorata; non ho più voglia di occuparmi dei casi della vita e pochissime volte sono serena. Sono spesso angosciata, rabbiosa, peggio come bastonata. Forse è stata la tua morte a farmi provare come uno schianto e mi pare adesso che la mia vita con te sia stata un continuo immagazzinare alla rinfusa di emozioni, sensazioni, dolori e rimpianti che riaffiorano ora molto nitidi anche se sono passati tanti anni. Nei terribili giorni della tua malattia ti volevo tanto più bene: mi sono attaccata a te con un sottofondo angosciante, sfuggivo quasi alla tenerezza che avrei voluto dimostrarti poiché sapevo quanto vuoto mi avresti lasciato. Anche quando tu mi trattavi male o con asprezza, vigliaccamente me ne rallegravo perché pensavo che avrei sofferto meno. Basta un niente per innescare i meccanismi della mente su fatti che andrebbero dimenticati: anzi questo flash sono sempre in agguato nei momenti delle mie giornate. Anche nei miei sogni sopraggiungono sprazzi della vita con te e allora cado in un’angoscia tale che mi sveglio e ho paura di non farcela. La morte spesso ci sprofonda in quell’abisso di disperazione che ci pare dover morire con la persona cara, ma poi piano piano la vita si ricompone su quel vuoto. Si precipita dapprima in quel vuoto in cui la nostra vita pare sospesa e si pensa a come sarebbe bello giungere in fondo ad essa con tutte le persone alle quali si è voluto bene: genitori, zii, nonni: poi sparire tutti assieme contemporaneamente senza lutti, senza addii e senza dispiaceri. Eccetto i figli, loro no naturalmente.

Anche se la vita è una mortalissima vicenda è congegnata in maniera tale che è più facile considerarsi soggetti unici anziché trascurabili soggetti. Sento in me sentimenti di emozione , rabbia e prostrazione: queste piccole e grandi cose che ti sembra sempre d’essere l’unica a provarle per l’intensità con le quali ci si trasmettono. E’ un po' come quando sei innamorata: ti sembra addirittura che il tramonto e il cielo stellato sia stato fatto solo per te.

Ma no, i pensieri e le paure, la felicità e la tristezza sono di tutti. Forse è vero, ma io mi ritrovo con sempre più dubbi, e immagini che a volte sono ancora poco chiare e che mi trasmettono turbamenti e angosce. Come un negativo che è rimasto in una bacinella ed aspetta il memento per rivelarsi nitido e chiaro. Forse prestando meno interesse a queste sensazioni riuscirei a vincere la mia fragilità. Il dolore non è più come una cappa opprimente, ma come una folata di vento gelido che mi travolge all’improvviso e poi mi abbandona lasciandomi una profonda rassegnazione...

Non sono né giovane né vecchia
ma è come se dormissi dopo pranzo
sognando di entrambe queste età.

(W. Shakespeare)

Da un bel po' la vita mi pesa e non sono abbastanza serena da raccontarmi come sono infelice! Prima ero in un modo ora in un altro. Non proprio felice prima...anche se sembra che i mesi scorrano senza interruzioni; invece la mia vita e come spaccata e spesso non mi importa viverla perché forse è meglio raccontarsi che viverla. A volte sogno e ti sogno: ti sogno che ti incontro per strada con l’angoscia e la felicità che ti provoca vedere colui che è stato parte di te, e insieme camminiamo mano nella mano...

C’è una leggenda che narra di un uccello che canta una sola volta nella vita più soavemente di ogni creatura al mondo. Da quando lascia il nido cerca e cerca un grande rovo e non riposa fino a che non lo abbia trovato poi cantando tra i rami crudeli, si precipita sulla spina più lunga e affilata...e mentre muore con la spina nel petto, vince il tormento superando nel canto l’allodola e l’usignolo. Una melodia suprema il cui scotto è la vita stessa. Ma il mondo tace per ascoltarla, e Dio, in paradiso sorride... al meglio si previene soltanto con grande dolore...o così dice la leggenda. L’uccello con la spina nel petto segue l’immutabile legge e nell’attimo stesso in cui la spina lo trafigge, non ha la consapevolezza della morte imminente. Si limita a cantare finché non ha più vita. Ma noi quante spine ci trafiggono il petto, lo sappiamo, lo comprendiamo, nonostante queste ci trafiggano ugualmente

Dal passato capiamo le cose del presente: il passato dovrebbe servire a questo e il presente serve ad inventarsi un futuro per aspettare che il presente finisca. E il futuro? Il futuro non viene mai...

La vita è pur sempre una faccenda comica e non c’è nulla di più triste di un amore che vive nel tempo. In confronto alla morte la vita e l’amore sono faccende faticose nonostante si creda più all’amore che alla morte.

Vorrei vivere in un mondo dove non si ami più così incondizionatamente, dove gli inganni non causino dolori; dove i bugiardi restino tali e non vengano mai scoperti.

Vorrei sognarti la notte, ma soltanto non svegliarmi pensando a te come fossi vivo. Anche se mi conforta il fatto d’essere ancora viva nonostante la sofferenza, spero in un futuro più sereno.

La morte pone fine ad una vita
ma non pone fine ad un rapporto che
nella mente di chi sopravvive continua
a cercare una soluzione che forse non troverà mai...

(R. Anderson)

Nell’oscurità del sonno torno indietro abbandonandomi ai ricordi e mi chiedo cosa sarei se tu fossi ancora vivo...anch’io sarei viva!

Dopo tanto tempo e dopo aver passato giorni a sentirmi stanca, impotente è sopravvenuta una collera terribile per poi ritornare alla posizione di partenza: semplicemente sola...

Le spiegazioni per le cose che facciamo nella vita sono tante e complicate. In teoria si dovrebbe vivere secondo la logica, seguire la ragione specialmente per quanto riguarda le piccole cose. Ma per le decisioni importanti bisogna seguire l’inconscio.

Non so se siamo ciò che raccontiamo o raccontiamo ciò che siamo...e poi cosa é la speranza? Perle mattutine infilate su esili fili d’erba...

Viaggiatore ignoto sul mare della vita sii sincero con te stesso qualunque sia il tuo destino...

Dove un tempo il mio cuore era pieno della consapevolezza della vita
L’incessante incalzare dell’infelicità, soltanto una voragine c’è,
ed il mio cuore, con tenacia perversa, continua a battere;
perché...perché... (una frase di un libro, non ne ricordo il titolo)

Non ho paura di morire, ma non vorrei esserci quando succederà...

Se sei costretta a vivere con gli incubi, sopravvivi convincendoti che puoi modificarlo e che un giorno potrai tornare alla realtà.

Nella nostra cultura felicità è la negazione assoluta del dolore, ma nella vita ci sono sempre delusioni e anche tanti sogni che il più delle volte non si avverano. La nostra felicità dipende dal progetto che la vita ha per noi, dalla nostra forza o debolezza, dall’aver vissuto più gioie o dolori. Bisogna accettare la gioia e lasciarla venire; il dolore e lasciarlo venire perché dolori e sofferenza dipendono da chi fuori di noi ci può colpire o fare del male. Cerchiamo quindi di fare di tutto per proteggerci e difenderci., ma quando questo non si può fare ecco la solitudine segno del nostro fallimento, testimonianza che non ci hanno apprezzati e quindi ci porta al vuoto che ci terrorizza ancora di più. Per colmare questo vuoto serve riempire la mente di svaghi: amici, tv, libri, moda, interessi. Costruirsi cose che ci facciano piacere perché quando qualcosa va storto, ci si sente inadeguati e sbagliati. Rimuginare sul passato e vivere di rimpianti spesso è aggrapparsi ad nulla perché facciamo che gli eventi continuino ad essere presenti e ritornano sempre lì infinitamente. Non bisogna fissarsi su cose che non esistono più: il passato è passato è morto! Quando scompare una persona cara si resta disorientati, ci sentiamo inutili e scattano in noi due sentimenti: il vuoto e la disperazione. Bisogna imparare a “crollare” e quando smettiamo di pensare ai nostri drammi, dentro la disperazione arriverà la serenità...

Serbate ricordo di me
non piangete la triste sorte
cada su di me l’oblio completo
ed allora soltanto...tornate a ricordare...

Gli stupidi non perdonano né dimenticano;
gli ingenui perdonano e dimenticano;
i saggi perdonano ma non dimenticano...

In genere preferisco affrontare i ricordi, perché questo è il solo modo per incontrarti e rivedere come eravamo. Anche se non ricordo esattamente i giorni ma gli attimi, ricordo le gioie, gli entusiasmi ma anche i dolori vissuti e i tradimenti alle mie aspettative. Poi dentro me ricordo il tuo sorriso e questo soprattutto non ha la durata di un attimo, ma nel mio cuore durerà in eterno. Avrei voluto da te fedeltà e a questo proposito c’è lo scritto di un filosofo che dice:” Solo che ha fede in se stesso può essere fedele agli altri”.

Uno scrittore afferma :”Se diffidi di una persona i segni più chiari di fedeltà ti appariranno come indizi di tradimento; se invece ti fidi, le prove più evidenti di tradimento diverranno segni di smisurata fedeltà”. Io di te mi fidavo...

Una guida per la nostra vita è la nostra anima: un tesoro di valori e sentimenti che , qualunque cosa accada se questi valori e sentimenti sono custoditi giorno per giorno, arriverà il momento che ti faranno stare meglio.

Se si pensa che la nostra vita non abbia più valore, si può provare a dedicare più tempo a noi stessi, a chi ti rimane e se anche la vita ti sfugge fra le dita, cercare di aprire il nostro cuore a non chiuderlo perché deludendo noi stessi finiremmo per deludere la nostra anima. Poi ci sono i figli che sono la colonna della nostra esistenza, la patri del nostro cuore. Peccato che nella nostra famiglia manchi tu...le famiglie felici si assomigliano tutte, quelle infelici sono infelici ciascuna a modo loro. L’armonia di una famiglia è stare bene con i figli e col proprio compagno, con le altre persone, ma soprattutto con se stessi. Penso a noi due con le nostre figlie piccolissime...allora c’era tanta tenerezza fra di noi perché il linguaggio più alto dell’amore e la sua più alta espressione è la tenerezza, perché è un sentimento adulto. Mentre l’amore decresce, la tenerezza si alimenta nel tempo. Bisogna avere il coraggio della tenerezza: è un cibo che aiuta la mente a ricaricarsi ed è differente come ogni luce dell’universo, proprio come è differente per ogni persona che amiamo.

Oggi 24 ottobre,
sarebbe stato il tuo compleanno e verrò con Giada a portarti tante rose...

Fa che io abbia un’anima che non conosca solamente sospiri, lamenti e crucci eccessivi per quella cosa che è proprio troppo invadente...IO...

Un sorriso non costa nulla
ma vale molto.
Arricchisce chi lo riceve e chi lo dona,
non dura che un istante,
ma il suo ricordo è talora eterno.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno
e nessuno è così povero da non poterlo dare.
In casa porta felicità
nella fatica infonde coraggio:
un sorriso è segno di amicizia,
un bene che non si può comperare,
ma solo donare.
Se incontrerete chi un sorriso non sa dare,
donatelo voi perché nessuno ha tanto bisogno
di un sorriso come colui che ad altri darlo non sa.

(F. Faber)

Oggi 1° novembre,

Dopo una nottata in cui mi sono trovata a confronto con la mia vita passata e ne sono uscita perdente come un lottatore sul ring, vale a dire K.O., eccomi in piedi stanca, triste e con la convinzione che mi sarei sentita più riposata se solo fossi riuscita a stare in piedi tutta la notte. Raramente dormo rilassata e tranquilla, perché ormai sono anche torturata da incubi notturni che svaniscono prima di aprire gli occhi lasciandomi una sensazione di quasi malessere fisico. Al risveglio mi sento depressa, a volte con ricordi così angoscianti e di solito collegati agli incubi diventati parte integrante delle mie nottate. E poi non capisco perché non riesco a distogliere la mente dal mio passato? Dovrei pensare al presente; al futuro no perché ne ho una specie di terrore.

Dopo gli assilli della gioventù con le figlie da crescere, il lavoro, ecco la mia dolce nipotina che compensa tutti i miei sacrifici. In seguito la malattia e la morte dei miei genitori, di mia suocera e dopo una breve requie di un’estate dove forse ha compensato tutti gli anni in cui per la fretta della vita non ci siamo capiti. Io di te non ho mai dubitato, come non ho mai dubitato della tua onestà nei miei confronti, anche se inconsciamente me ne rendo conto adesso che alcuni segnali mi avevano fatto dubitare qualcosa, ma non credevo a livelli così profondi. Ecco il mio sentirmi morta dentro e fuori a causa di quel terribile tumore; il corpo spero si sia risanato, ma la mente é diventata presto un caos...e la depressione terribile. Chemioterapie, radioterapie, cure neurologiche ed infine una tardiva quanto devastante autocritica su di me, per il tuo modo iroso di trattarmi, per i tuoi tradimenti; ma soprattutto in colpa con me stessa per non sapermi perdonare per tutti i dolori che la vita mi ha inflitto; il non sapermi difendere dai temi comuni come l’infedeltà. Sono sempre stata dipendente da te e per quello che é successo me ne sento la colpa. Ormai tutto é inutile: i pensieri negativi, il perdono, i ricordi tristi.

Spero un giorno con la saggezza dell’esser vecchi poter sopire queste cose. Cerco la pace e la serenità nel quotidiano e mi aggrappo a delle sciocchezze per poter vivere più tranquillamente.

Lisa afferma che potrei uscire da tutto questo andando in un centro specializzato in terapia dove ti tirano fuori tutto dal tuo essere e ti aiutano a capirti. All’inizio starai malissimo, ma poi arriverà la serenità. So anche che più si insegue una cosa più tarda ad arrivare e più la si insegue e più colpi di coda si prendono.

Per adesso mi sento abbastanza serena quando Lisa viene a trovarmi il fine settimana e la coccolo; la Chicca mi scrive da Playa che sta meglio in salute e Giada mi porta gioventù in casa quando arriva ed é una gioia per gli occhi il solo guardarla. Sarà questa la serenità? Serenità é quando la sera mi corico e sento vicino la mia gattina Mimì che ronrona felice...serenità é comprare qualcosa per me, Lisa e Giada; serenità é chiacchierare con le mie amiche ogni tanto; serenità é che forse una mattina mi sveglierò con un po' di gioia nel cuore. Avrei voluto acquisirla vicino a te perché so che é molto dura da conquistare. Ma forse con te era impossibile perché un po' eri il ragazzo che ho conosciuto ed un po' l’uomo che ho detestato in te...

Oggi 5 novembre,

Dopo tutte le chiacchiere sulla serenità, altro che serenità...oggi é proprio una giornata no, perché tutta la tristezza della vita é con me. Sono molto giù e nonostante cerchi di non essere triste ecco...sto piangendo come una fontana e non so se piango per me o per te o se piango perché ormai é abitudine scaricarmi così.

Alcuni dicono che il pianto é liberatorio e questo forse potrebbe essere vero, tranne poi rimanerti quel senso di nullità e solitudine. Con grandissimo sforzo mi alzo, mi vesto ed esco a godermi questo sole tiepido tiepido di questa giornata autunnale.

Per vincere le ansie al negativo, i comportamenti e i pensieri autosvalutanti, bisogna cercare di ammettere che siamo noi a sentirci inadeguati. Renderci conto che tutto ciò ha a che fare con un passato da liquidare, da dimenticare assieme alle mie insicurezze che non mi portano ad un minimo di conforto. Penso che se facessi questo, solo così, forse, riuscirei a conciliarmi con la persona che é dentro me e prendere gli altri e la stessa vita con un po' più di indulgenza.

Oggi 11 Novembre,

Ho fatto il vaccino antinfluenzale... non sto molto bene...

So che dovrei venire a trovarti, ma mi sta succedendo una ben brutta cosa....mi pesa venire al cimitero perché quanto più andiamo nell’inverno un pò per il maltempo e anche un pò per il freddo, mi impigrisco e sto bene in casa. Sto già pensando alle feste natalizie per me fonte di tristezza a non finire. Ricordo l’ultimo dell’anno trascorso assieme(era il 2001)...siamo stati con i nostri amici al veglione ed abbiamo ballato assieme, anche se per noi ballare era pestarsi i piedi reciprocamente. Lo ricorderò sempre, anche se ricordo che ti ho rimproverato perché tu eri sempre in disparte e lontano da me, mentre i nostri amici sempre vicini, l’uno accanto all’altro. Sapessi come mi dispiaceva... ma forse ero io che non mi avvicinavo a te perché sono e sono sempre stata restia nei miei sentimenti e certo tu non mi avresti certamente allontanata...

Penso poi che ogni giorno che passa è un giorno di meno di lontananza da te che mi aspetti ovunque tu sei....

Lara , mia nipote è incinta di tre mesi...invidio mia sorella che diventerà nonna...io lo sono già di Giada, ma ormai è adulta. Avere una cosina piccola piccola da amare è quello che mi ci vorrebbe...per ora ho la mia gattina che ronrona beata accanto a me.

La solitudine è un tormento dell’anima anche se le persone mi danno fastidio e non ne riesco a capire il perché. .Anche se il dolore di ieri si è attenuato, penso alla disperazione che avevi negli occhi...e questo non mi da pace. Avrò fatto tutto quello che era possibile per cercare di salvarti? Forse un giorno il cuore e la mente avranno conforto e forse accetterò tutto questo aspettando di risentire ancora la tua voce e rivedere il tuo sorriso...i sogni a volte si avverano e nel mio viaggio per venire da te, troverò la luce e le risposte che non so trovare ora...Lo so che è sciocco pensare a tutto questo, ma la mente non si può cancellare e non si arrende alla logica. Anche il cuore non accetta certe cose, ha paura di queste debolezze che fanno crollare tutto miseramente. Trovo solo la morte nel cuore per quello che è stato anche se al mondo la luce esiste ancora: forse basterà cercarla. Il dolore e le bugie racchiudono freddezza e ombre oscure.

Amare fa male a tutte le età anche se si da per scontato che il marito torna sempre o quasi dalla moglie e dai figli. Da sempre in noi, illusione e realtà si scontrano e a volte conciliarlo è impossibile .L’amore che sogniamo è quasi sempre illusione, e a volte, molto faticosamente, riusciamo a costruirlo. L’amore che mi ha legato a te, romantico o come si può chiamare, è pur sempre un luogo di sogni e come si dice “ Val sempre la pena farci prendere a calci dall’amore”...Anche se tutto è cosa di una tregua che stenta ad arrivare. Lasciare questa rabbia invincibile, e rendermi conto che tutto è di un passato :Vivere il presente con meno insicurezze che minano la mia fragile parvenza di serenità. . Avere più indulgenza per la mia vita e non reagire così esageratamente a queste cose. Bisogna che imparo a difendermi non dagli altri ma da me stessa. In un sogno ti vedo tornare da lontano ed è bastata una tua parola perché tutto tornasse stupendo ; poi tenendomi per mano è bastato a farmi capire che quel legame che ci ha uniti anche per breve tempo è calda tenerezza ed ogni paura la vedo sciogliere ed il buio sparire...

Si dice che si può incominciare a non disperare più quando non c’è più nulla da sperare...

Al di là delle nuvole c’è sempre il sole...

Oggi 14 novembre,

questa notte al buio ho lasciato vagare la mia mente disordinatamente come mi capita spesso, fra i brutti viottoli e i bei sentieri della mia vita! Oggi venendo a trovarti ho capito che tu non sei proprio li, ma sei accanto a me più profondamente nella mia mente di quanto non sei stato. So per certo che quei dieci anni che avevi più di me non mi hanno mai fatto pensare a te come ad una persona vecchia. Tocco la fede che porto alla sinistra e penso che forse strofinandola come la lampada magica potrebbe uscirne il genio che mi porterebbe in un’altra vita da te. Esternamente cerco di essere forte , resistente, ma dentro di me c’è l’incertezza. La vita non consiste certo nella durata ma come uno ha vissuto. Non è nel numero degli anni se tu hai vissuto abbastanza: uno può aver vissuto a lungo pur avendo poco vissuto, L’amore che unisce le persone è così fatto: solidità , fondamenta salde come roccia, luoghi e cose dove fare ritorno... gli echi dei ricordi rimangono scolpiti nel cuore, come dipinti in vari toni e colori: alcuni brillanti, altri più dolci, a volte sbiaditi e così tenui da essere dimenticati. Anche quelli tristi e da dimenticare ma tuttavia mai scordati o abbandonati completamente. C’è sempre un luogo dove si spera si cominci e si spera si finisca: la famiglia tua. Essa evoca immagini, ricordi e tanti...sogni. La famiglia unita dal sangue, dai doveri, dalle necessità e dai desideri...e qualche volta, se si è molto fortunati dall’amore...

C’è una leggenda dei boscimani che dice “ Quando la prima grande stella cadente si rovescia di lato, una grossa umbretta si leva dal fiume dirigendosi maestosa verso le rocce dove nidifica la civetta. L’umbretta fa questo perché scrutando tutto il giorno negli abissi subacquei vede ciò che l’occhio umano non può scorgere. Soprattutto quando c’è l’oscurità incombente e l’acqua del mare è il solo lucore che resta sulla terra. Percepisce il riflesso degli esseri che vivono solo tra la notte e il giorno. Nessuna stella perciò può brillare o rovesciarsi in quel modo senza che lei lo veda. Vedendola capisce anche che qualcuno che prima era eretto, si è rovesciato di lato; nell’attimo in cui lo vede si affretta a dirlo alla civetta perché sono gli unici volatili ad avere occhi abbastanza grandi per vedere nella notte. La civetta guarda e guarda fino quando l’essere rovesciato emerge nuovamente eretto dalla notte al giorno e poi vola nel punto giusto dove le persone ascoltano il battito dell’universo. L’umbretta secondo i boscimani è la principale messaggera del regno sovrannaturale dei defunti, un luogo dove nei momenti di disperazione s’incontrano le loro richieste e le loro risposte. Il significato di immortalità per i mortali, si trasmette ai viventi attraverso l’intensità dei sentimenti verso i morti, e da questo dipende il senso di permanenza sulla terra. Ricordando i morti che abbiamo amato saremo a nostra volta ricordati.

La sofferenza impoverisce la nostra vita. Tutto deve cominciare con qualcosa di piccolo a livello infinitesimale, di quasi ridicolo alla luce della ragione e in termini di immediate esigenze umane. Ci sono anche stelle in cielo la cui luce non ha ancora raggiunto la terra e nella nostra vita accade esattamente lo stesso. Le nostre azioni sono come la luce delle stelle, si concretano nel momento in cui sono compiute, ma il loro significato e la loro essenza richiede anni per affiorare alla nostra coscienza. In tutto ciò quello che conta è il nostro spirito e il senso della direzione che ne deriva. A quanto pare gli esseri umani volenti o nolenti, portano i loro problemi con se ovunque vadano. I loro viaggi intesi come viaggi nel mondo esterno, diventeranno un itinerario interiore per lo spirito. Accettando quello che si ha più vicino e con amore trasformare la vita con fantasia, amore, precisione e intimità esteriore o interiore, ci si preparerà per quello che col tempo diventerà il viaggio più grande del mondo esterno e cioè il viaggio verso le stelle.

Godere della pienezza della vita riflessa nello specchio al principio della vita.

Principio perché tutto verrà depositato non come un archivio in ciò che è già stato, ma come una sorta di specchio magico che riflette l’invisibile ancora da venire...

Da queste esperienze capiamo anche che la vita non può cominciare per il meglio se non quando sappiamo perdonare...

Ci sono alcune poesie che ci fanno riflettere e ci aiutano a leggere dentro di noi. Soprattutto ora che siamo tutti un po' smarriti, come se mente e cuore fossero lontani.

Particolarmente alcune di esse ci propongono quella cosa indefinibile che è l’amore...Le parole più belle sono: “Se devi amarmi amami solo per amore...” Non si deve mai dire: Amo il suo sorriso, il suo sguardo o il suo modo di parlare.

A proposito di poesie ho trovato a Castel in mezzo a vecchi fogli uno scritto di Lisa e se l’ha scritta lei è proprio brava...

Perché quando ti parlo mi brucian le gote?
E non riesco ad usare il tono che vorrei
chissà fosse possibile affidare le parole alle note
E’ bello averti accanto...questo ti direi...

Eccone un’altra...

Gocce di mare i tuoi occhi lucenti
che solo nei sogni riesco d’ incontrare
e le mani tue mi parlano silenti
basterebbe così poco per poterle toccare.
Ad ogni tuo gesto il mio cuore si arresta
sussulta e ti cerca senza capire
un attimo di vuoto e di emozioni, una tempesta
smarrita, confusa, vorrei solo fuggire.
Ma rimango intrappolata da ogni tuo sorriso
il tempo fermerei per restare insieme
per sentire le tue labbra sul mio viso
e le carezza che il mio corpo teme.
Incisa nel mio cuore una profonda traccia
qualcosa senza nome che ti prende tra le stelle
e sogno l’abbandono tra le tue forti braccia
il tuo profumo, la dolcezza e la tua calda pelle.
Parole sfacciate che non posso pronunciare
affidate alla brezza su cui danzano le note
soavi testimoni del desiderio d’amare
il fuoco arde dentro e incendia le mie gote.
Sfiorarti timorosa di quella forte scossa
ho paura e vivo osservando ogni tua mossa..

Che bello sarebbe poter dire un giorno senza tradire la mi autostima. “Io sono viva anche senza di te: Io sto bene anche da sola!” Ritrovare la voglia di rilassarsi, di imparare, di sperimentare, di lasciarsi dietro le spalle il dolore lancinante, il vuoto insopportabile: soprattutto alla mia età. Non serve esistere per tenere in vita la tua memoria e vivere di solo passato. Che bello sarebbe accettare quello che resta della mia vita come è, dimenticare quello che mi opprime, togliere quello sfondo grigio in cui è racchiusa la mia vita e allontanare la sofferenza. A volte il dolore mi cresce dentro e mi invade il cuore, mi arriva in gola. Piango. Cerco di trasferire il dolore e aspetto che vada via piano piano, che mi abbandoni fino a diventare niente.

A volte ci riesco; bisognerebbe chiudere quella porta, non pensarci, non ripensarci e non ricordare. Forse allora non avrà più alcun senso tenerlo in vita e uscirà dalla memoria.

Bisogna che cerco di non farmi assalire dalle ansie e dalle paure perché così solo avrò le risposte ai miei perché...

Se sei costretta a vivere con un incubo,
sopravvivi convincendoti che puoi modificarlo
che un giorno potrai tornare alla realtà...

Sono le 5,30 di mattina e stufa di rigirarmi qua e là sono in piedi. Anche la mia gattina a suon d’essere sbatacchiata ha trovato pace nella sua cestina. Ai voglia cercare consigli di saggezza interiore che ti porta a toglierti i pensieri negativi e ti aiuta in quelle aspettative di “rinascita” per non sentirti più così depressa!

Mi arriva addosso una sensazione di rabbia e di rancore che credevo fosse scomparso. Penso che dopotutto questo non darmi pace forse dipenda dal fatto che in fondo non ti ho perdonato del tutto. Sopravviene anche in me quel lato cattivo che mi aveva fatto dire: “Non so come, nè quando, ma giuro che mi vendicherò.” Sarà forse perché manca questo scopo in me a farmi stare così male? Mi auguro di no...poi chiudo gli occhi e immagino di essere felice e serena accanto a te su una spiaggia sconfinata...siamo in riva al mare, questo mare che mi affascina e mi terrorizza...lascio che le sue piccole onde mi lambiscano, lascio che tristezza e dolore mi assalgano...poi le onde si ritirano e si portano via il tutto. Arrivano ugualmente le situazioni tristi e i rancori del passato. li lascio lì. Cerco di non giudicarle...arriva la tristezza e lascio lì anche quella...poi mi dico che non sono sola al mondo perché forse arriverà quell’energia che abbiamo in noi per ascoltare il nostro spirito e per superare tutto.

Comportarmi da vittima e da martire è sbagliato perché tutto andava fatto molto tempo prima. Il dolore è poco confronto al mio orgoglio ferito: la fragilità dei sentimenti sovente ci fanno condurre a pensieri autolesionanti, lasciandoci soli e bruciacchiati a guardare sconsolati le nostre rovine...

Mi alzo e guardo fuori e sta piovendo...ascolto e guardo la pioggia: di là il mondo e di qua io...io con la mia solitudine e la paura di non farcela. Sono in casa nel mio rifugio, con la fragilità di sempre e un bisogno di essere al riparo da tutto e da tutti.

Ascolto la mia anima e le emozioni scivolano via come l’acqua sui vetri; finalmente mi ritrovo ad amare un po' di più la vita, più me stessa e accettarmi così come sono.

Una goccia cade sul melo
un’altra sul tetto
mezza dozzina baciarono le gronde
e fecero ridere gli abbaini
alcune uscirono ad aiutare il mare
io immaginai se fossero state perle
che collane si potevano fare...

(E. Dickinson)

Ma l’uomo, l’uomo orgoglioso
ammantato d’una breve autorità sommamente ignorante di ciò di cui si crede più sicuro,
nella sua essenza fragile, come uno scimmione collerico,
compie tali trucchi fantastici, al cospetto dell’alto cielo,
che gli angeli piangono...

(W. Shakespeare)

Oggi 21 novembre,

Piove tantissimo e fa freddo. Questa notte ti ho sognato nel breve periodo di un sonno agitato. Un sogno tormentoso: ti ho ritrovato nel nostro letto vicino a me... il mio impulso era di abbracciarti, ma potevo solo vederti e sentirti parlare. Poche parole. Hai detto “ Mi hanno concesso poco tempo per dirti tutto ciò che non ti ho detto...” Io cercavo di toccarti, ma toccavo il nulla. Dopo un pò guardandomi mi hai nuovamente parlato “E’ finito il mio tempo”... e piano piano anche la tua immagine è sparita nel nulla...

Guarda a lungo ciò che ti piace e più a lungo ciò che ti addolora...

La nostra vita non è come attraversare un campo di grano; è come scalare una vetta:
Più si sale in cima più dura è : aumenta il freddo, e aumentano le responsabilità.
Però attendi alla vita mentre ci sei...

Il Destino non crea la vita di un uomo con la stessa precisione di un maestro d’arte...
Nel flusso e riflusso della nascita e della morte ci sono strane correnti, mulinelli e vortici,
la maggior parte dei quali sono al di fuori del potere di controllo...

Tutte le cose che ci accadono in vita sono dunque preordinate dal destino? Penso di no poiché alcune accadono per puro caso. Però ogni uomo ha il suo Fato e ogni uomo la sua fortuna. Il segreto sta nel distinguere l’uno dall’altra...Tutti vediamo o abbiamo visto i due volti sorridenti del Destino: a volte dona buoni raccolti, altre porta l’amore nei nostri cuori. Alcuni hanno visto il suo volto severo che a volte castiga chi sbaglia... ma quante persone hanno visto il suo quarto volto che è nascosto perfino alla maggior parte delle persone che camminano sulla terra?...

Il selvaggio vento del Fato distorce la vita di ogni uomo:
Indomita essa è, ignote le sue svolte:
Temete lo stolto che afferma di vedere il suo Fato scintillare al sole:
da uno specchio di fango il Fato lo osserva

(B. Blaedd)

Ma quando i giorni dei sogni ebbero fine
e la disperazione non poté più annientare,
scoprii che l’esistenza poteva essere cara,
rafforzata e nutrita anche senza gioia...

(E. Bronte)

Quanta forza nei ricordi nostri...i ricordi belli sono una riserva di forza e energia che ci danno la carica per vivere. Dovrebbero avere sempre un luogo: sia un posto fisico, oppure un luogo della nostra anima fa poca differenza perché li conserviamo come in uno scrigno. Quelli brutti andrebbero tenuti in disparte, come in un posto dove si va di rado. I brutti ricordi quando non ti hanno insegnato qualcosa (per fortuna succede spesso) trovo che siano un freno alla vita. Come pure un accumulo di sbagli, paure, dolori che ci fanno rendere meno aperti alla vita e al mondo. I posti dei ricordi dove siano ha poca importanza, quello che conta è che è uno dei luoghi più importanti della nostra vita.

Girando in luoghi colmi di magia
volti molto cari sussurrano dal passato,
memorie che passano veleggiando e vita
I ricordi, i sogni, lo schema di quanto è stato
e di tutto quanto avrebbe potuto e voluto essere,
e tutto ciò che noi siamo stati
cominciò a cadere come la neve
e tutto scomparire come la pioggia.
Dolore, sorrisi che si sono lasciati dietro,
e ricordi lievi come rugiada.
Una vita finita per cercare ciò che
tanto rapido è svanito.
Una vita scomparsa troppo troppo presto...

Oggi 22 di novembre,

Ho sentito Giada al telefono: è una gioia ascoltarla... Anche Lisa che sabato non rientrerà perché la strada è tanta e la prossima settimana sarà nuovamente lì....

Si può con tanta forza staccarsi dal marito o dagli amici: ma non dai tuoi figli. Mai dai tuoi figli. Loro hanno il tuo cuore in mano per sempre. Ho sentito anche la Chicca: meno male che di salute sta meglio, si gode il sole e hanno sempre tante cose da fare, talune inconcludenti altre speriamo portino a qualcosa di positivo...

La vita differenzia da un dramma solo perché non ha la trama, tutto è vago, incerto, sconnesso finché cade il sipario. E il mistero rimane mistero...

E.G. Lytton)

Siamo vascelli che passano nella notte e si parlano a vicenda quando si sfiorano: si vede solo un segnale, si ode solo una voce distinta nelle tenebre.

Così nell’ombra della vita noi passiamo e ci parliamo.
Uno sguardo, una voce. Poi di nuovo il buio...

Oggi 1° dicembre

Ho passato proprio una bella domenica con alcune mie amiche e con altre signore altrettanto simpatiche e socievoli. Oltre all’esserci ingozzate di buonissimi cibi a prova di colesterolo, abbiamo chiacchierato molto e ci siamo fatte anche qualche risata...Eravamo in nove e otto vedove... Poveri uomini, bisogna proprio dire che se anche vivete un po’ più alla grande, non ve ne faccio torto perché morite prima di noi. Abbiamo parlato di tutto e anche dei nostri “fu mariti” Fa bene al cuore a alla mente ritrovarsi a chiacchierare e a passare qualche ora con un po’ di umorismo (forse dettato dalla solitudine) anche dicendo qualche sciocchezza...

Cerco di prendere il tempo con un po’ di filosofia e anche se qualche giorno mi sento sprofondare nell’abisso della tristezza, vedo lontano uno spiraglio di luce... Mi dico che il dolore di ieri mi darà forza per le battaglie del domani: Ho visto in quelle donne la tristezza e la sofferenza mia... Anch’io forse troverò nel mio cuore quelle risposte che non ho mai saputo trovare, e forse mediterò anche sui miei errori . Poi un giorno non lontano me ne andrò anch’io, risentirò la tua voce e ritroverò la serenità nei tuoi occhi...i sogni potrebbero avverarsi e nel mio viaggio verso te chiederò alle stelle di ascoltare le mie parole...

Alla sera mi sono ritrovata a pensare e pensare... se ci fosse modo per cancellare tutto quanto... quasi c’è da dire che era un bene quando ai pazzi praticavano la loboctomia... Ma è la mia vita che va così: molto storta, con curve pazzesche . Arriverò mai ad un bivio? Ad un rettilineo dove vedere cosa succede?

A parte tutto quanto ecco alcune considerazioni:

Mi manchi tanto...
Mi manca il dormire e il risveglio accanto a te...
Mi manca il tuo urlare ed arrabbiarti per un nulla...
Mi manca la tua presenza fisica, la tua voce, il nostro parlare di cose di poco conto o anche di decisioni da prendere...
Mi manchi quando mi ritrovo a parlare mentalmente con te e inconsciamente a sentirti rispondere...
Mi manchi quando c’è qualcosa che non va, qualcosa che mi turba, o anche qualcosa che materialmente avrebbe bisogno di qualcuno che sapeva fare di tutto come te... cerco di arrangiarmi da sola, ma sovente non risolvo nulla e allora lascio perdere...
Mi manchi quando stiro quelle due cose per me, e non quelle quindici e più camicie che mi impegnavano parecchie ore al ferro da stiro...
Mi manchi quando apro il frigo e lo trovo quasi vuoto e scelgo qualcosa da mangiare; quasi sempre quello che capita..
Mi manchi quando lavo in lavatrice quelle poche cose e faccio il giro per casa per cercare di prendere questo e quello per fare un pieno carico: poi mi rassegno, schiaccio il tasto ½ carico e lavo con ciclo breve...
Mi manchi quando facevamo la siesta dopo pranzo in quell’oretta di pace, alla sera a guardare la tv. e a trovarmi a commentare qualcosa al vento...
Mi manchi quando non sto bene e penso a come diventavi sollecito cercando di fare tutto quello che poteva farmi piacere...
Mi manchi quando ti mandavo a fare spese e tu portavi di tutto e di più ed io ti sgridavo per l’esagerazione....
Mi mancano le chiacchiere con i nostri amici, allora eravamo in tanti e si passavano bei pomeriggi...
Mi mancano i nostri progetti di andare in Messico a trovare Chicca: ti sarebbe piaciuto proprio tanto... peccato che abbiamo rimandato troppo a lungo...
Mi manca il tuo passo svelto accanto al mio che non riusciva mai a starti dietro e finiva che tu rallentavi....
Mi manca il tuo modo spericolato di guidare che quasi sempre mi faceva morire di paura...
Mi manca la tua tenerezza dei primi tempi quando mi davi nomignoli strani, questa tenerezza avuta per così poco tempo...
Mi manchi quando ricordo che mi chiamavi Bettolina incinta di Chicca e Nero Wolf incinta di Lisa...

Cosa ci ha fatto cambiare?

Non mi mancano i giorni della mia terribile depressione dove avrei voluto morire e dove mi sentivo morire...

Non mi mancano quei terribili tre mesi della tua malattia dove ero ancora combattuta fra i sentimenti di amore-pietà e sentimenti di rabbia-frustrazione e amore-odio che provavo nei tuoi confronti. Allora dopo lacrime, pianti e quel dovermi nascondere per non farti capire il dolore che provavo per una tua immediata morte, l’amore-odio si e’ trasformato in un amore assoluto, e pregavo Dio di concederti la vita e se così fosse stato avrei dimenticato tutto e ti avrei perdonato fino in fondo...

Non mi mancano i giorni di panico dopo la tua morte; i giorni in cui non ce la facevo a vivere e mi dicevo che se provavo un dolore così atroce a livello di cuore e fisico , forse sarei morta come te. In alternativa pensavo che se così non poteva essere, forse attraversando distrattamente la strada avrei finito di soffrire..

Non mi mancano i mesi in cui con l’aiuto delle mie figlie e di Giada e di quanti mi vogliono bene sono riuscita a superare un po’ la strazio lancinante; poi il dolore si è affievolito ma di poco per poi sfumare u po' più lontano. Non e’ sparito ma tiro avanti meglio che posso.

Non mi mancano quei pochi giorni in cui uscito dall’Ist, il dolore ti aveva dato un po' di tregua e tu disteso sul divano mi porgevi la mano perché io la stringessi: io mi giravo di lato per non soccombere al pianto e qualche volta ci riuscivo, ma parecchie altre con la scusa di questo o quello, tiravo via la mano e andavo in bagno a piangere. Non volevo che tu te ne accorgessi: Ora provo tanta nostalgia delle mia vita trascorsa e anche se mi dico di non continuare a pensare, ogni tanto torna...

Cercando di vivere il presente mi dico che:

Sono quasi contenta quando:

La Chicca mi scrive che sta meglio di salute ed io le rispondo dicendole di questo e quello...
Quando al sabato arriva Lisa e mi porta un po’ di gioventù....
Quando sento Giada che mi viene a trovare...
Quando mi ritrovo a pensare un po’ a me stessa...
Quando vedo che sono in grado di gestire la mia vita, di guidare una macchina, di usare il computer, di vedere quel polpettone in tv.(in tutto più di cento puntate che poi tutto si risolve nell’ultima), di leggere i libri dei miei autori preferiti...
Sono felice quando esco a fare shopping con Lisa che si prova tutto e poi non compera nulla...
Sono felice quando mi porta quel barattolino di crema che promette: anti-rughe, anti-età ,anti-invecchiamento . Lo provo e mi guardo allo specchio...aspetto il miracolo...e mi ritrovo sempre con il mio viso con rughe, rughette e nient’altro...

Non è ciò che diamo in amore, ma con chi lo dividiamo.
L’amore solo è nudo: chi lo dona nutre se stesso e gli altri...

La vita è sospesa tra la memoria e l’oblio...
tra il presente e il passato...
L’avvenire e la morte...

Vivere significa portare a termine la propria nascita prima di morire...
C’è una fonte di giovinezza: è la tua mente,
quando imparerai ad attingere a questa fonte,
avrai davvero sconfitto l’età e le paure...

Morte non essere superba,
anche se ti chiamano Potente e Terribile,
perché non lo sei,
perché quelli che a battere tu pensi,
non muoiono mai, misera Morte...

Le cose della vita non capitano mai per caso: bisogna saperle aspettare. Ma una spintarella ogni tanto bisogna darla è necessario. Io aspetto la serenità e se mi è concessa ancor un po' di gioia. La gente è sempre pronta a dare consigli quando una persona cara ci lascia e i libri di psicologia parlano dell’importanza del lutto e del modo migliore per affrontarlo, per superare soprattutto i sentimenti di dolore, di rabbia e di colpevolezza. Ma sono le più piccole cose quello che si trova più difficile affrontare. Quando sarebbe giusto togliere le cose della persona cara? Forse soltanto il tempo può decidere queste cose. Infatti dopo i mesi in cui sopravvivere era impossibile pur pensando assurdamente che la tale persona sarebbe ricomparsa, come se niente fosse successo, ecco togliere tutte le cose e darle via. Poi benché la cicatrice sia ancora fresca, capisci che forse stai un pochino guarendo; certo provi ancora dolore, ma sai che quelle emozioni sono più rare come nubi passeggere e che la barchetta della tua anima, per quanto malconcia e vuota, può stare ancora a galla...

La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quale ti capita. Ognuno ha la sua idea di felicità e anche un’idea della tristezza: uno specchio della sua tristezza. Quando sono nel mio letto e non riesco a prendere sonno, non mi va di guardare l’orologio perché mi pare di peggiorare la situazione. E’ come spezzettare la notte in un numero interminabile di minuti. Raramente rimango sveglia tutta la notte, ma raramente dormo una notte intera: allora osservo le tende schiarirsi sotto i riflessi della luna che si alza in cielo; guardo il soffitto con gli occhi spalancati e seguo le luci del traffico che vi si proiettano, luci rosse e gialle e che svaniscono lentamente via via che il chiarore grigio di un nuovo giorno penetra nella stanza.

Alla mia età...certo un’età significa poco o nulla finché non è la tua età e quando ci si arriva non si sa noi stessi cosa vuol dire avviarsi alla vecchiaia. Certo vuol dire anche essere più saggi ma non per forza migliori o differenti. Ed è in questa età che i vostri figli sono il faro in questa valle oscura e sono anche loro che a volte dicono quello che devi fare o no. A volte riesco a vedermi come ero e come sono diventata, e tutto mi pare successo in un batter d’occhi. Nessuno di noi vede il nostro futuro arrivare: ci siamo arrivati vivendo il presente attuale, finché ad un certo punto senza neanche aver realizzato un futuro, eccoti lì a tentare di decifrare il passato. Tutto andrebbe bene se non si consideri un passato fatto di rimpianti e di recriminazioni. Poi uno è quello che è e se si dovesse o si potesse rifare tutto daccapo, non si saprebbe in che maniera e come. Anche se ho tanti rimpianti cerco di non avere reclami da fare. Nella vita non esiste un ufficio reclami: si tira avanti e via...Fortunatamente i nostri figli non vedono ancora se stessi in noi, sono prigionieri del loro futuro come noi del nostro passato. La solitudine è molto particolare, ma è la memoria che ha il compito di chiarire gli avvenimenti accaduti, rendere utile ciò che è accaduto o magari renderlo più sopportabile. Ma è anche ciò che l’immaginazione ha fatto dello stesso evento, e, più triste è l’evento, più la memoria tende a distorcerlo, oppure a cancellarlo. E’ consueto agire ai veri risultati dell’evento anche se la memoria se ne fabbrica uno diverso. Un fatto totalmente staccato dai visibili e controllabili effetti che quel fatto è stato determinante nella propria vita. E questo a volte spiega perché dalle esperienze non si impara nulla, ovvero ci si rende conto della nostra incoerenza. La memoria non vuole che si ricostruiscono i fatti, ma che li si giustifichi. Bisogna guardare al domani e per disfare l’errore, farne altri.

L’età

L’età è una qualità della mente
se hai lasciato indietro i tuoi sogni,
se la tua speranza è svanita,
se non hai più piani per il tuo avvenire,
se le tue ambizioni sono morte
allora tu sei vecchio.
Ma se cerchi di ottenere il meglio dalla tua vita,
e se senti ancora il gusto della vita,
se l’amore può ancora conquistarti,
non importa quanti compleanni hai festeggiato
tu non sei vecchio.

(Sir Archibald Flower)

Per avere la pace interiore da quel che ho capito, il percorso è lungo e tortuoso e non sempre agibile: Ci si dovrebbe arrivare e quindi non appartiene al mondo dell’impossibile...anche se le esperienze negative e la vita non sempre facile che abbiamo vissuto, può, può tornare utile a farci capire alcuni errori e anche farci capire che non siamo da biasimare: accettando i nostri limiti, accettiamo il nostro passato, perché il tempo non è innocente. Esso accumula nei nostri cuori tutte le ferite della vita. I peggiori sentimenti che a volte la vita ci fa provare, dovrebbero uscire dall’ombra. Con questo eviteremmo rimorsi, sensi di colpa e accuse che ci facciamo.

Più di ogni altra cosa è la strada della vita
e le sue svolte ad essere il viandante che torna
sulla via e siede sulla soglia a guardare
fuori le colline e i tramonti e ti chiama
perché li veda anche tu...è la vita!

Nella vita la cosa più difficile da fare è scegliere...

La vita è un appuntamento col destino...e io ho l’animo molto triste. Sarà per questo che mi sento tutti i malanni del mondo? Quando il passato torna a galla, il presente è minacciato e quella poca sicurezza che si è acquisita sfugge. Bisognerebbe vedere sempre gli aspetti positivi della vita.

Mi sento come quando da piccina avevo paura del buio, ed ho scoperto che il buio sono io...

Uno dei misteri più grandi è che c’è in noi uno strano essere, da alcuni chiamato mente, da altri anima, che ha uno strano effetto sui nostri corpi e sulla nostra salute.

Oggi 11 dicembre,

Questa sera scrivo una e-mail alla Chicca. Mi auguro stia meglio e che sia tornato un po' di caldo anche da loro: stranamente il termometro in quei posti tropicali ha segnato 12 gradi...anche qui fa molto freddo, ma vengo ugualmente da te. A volte davanti alla tua tomba non riesco a dirti niente se non il mio dolore. Metto i fiori e vado via...ma come mi incammino ti vedo, col tuo passo svelto e vicino a me. E allora si, per il breve tratto di strada riesco a parlarti e a dirti tante cose come un tempo, e in quel momento mi pare sentire il tuo braccio sulle mie spalle come un abbraccio.

La speranza di serenità futura ci serve per vivere. Mi serve per vivere. Dobbiamo sempre proteggerla dall’essere sopraffatta. A volte le cose ci possono fare così male che perdiamo il contatto con lei, ma se guardiamo bene in fondo alla nostra anima, la troveremo sigillata nel nostro cuore. Bisogna cercare di non farla fuggire via...Mai!

Spesso quando incontri le forze della morte sei portato a dare maggiore peso al senso della vita e così diventa importante fare in modo che la tua vita serva a qualcosa.

L’alba striscia ogni notte
L’ombra si insinua in ogni giorno...

Oggi 15 dicembre,

Stanotte ti ho sognato: ero ad una cena con persone sconosciute e avevo da trascinarmi appresso tante borse di tute le dimensioni e misure. Non ne capivo bene il perché. Ero anche felice, piena di aspettative, perché sapevo che alla fine di avrei incontrato. Infatti finita la cena e sempre portandomi appresso tutti i miei bagagli, sono uscita in una grande piazza . Questa piazza era al chiuso. Non c’era nessuno, ma ti ho visto in lontananza...ti sono corsa incontro e tu abbracciandomi stretta stretta, mi dici che mi vuoi tanto bene e che non mi hai dimenticata. La nostra gioia è stata però brevissima, perché mi dici che devi andartene e che il tuo tempo sta per scadere...Ti dico piangente di infilarti nella mia borsa più grande e che avrei pensato io a nasconderti. Ti avrei portato con me, via. Tu col viso pieno di lacrime e stringendomi dici che proprio non puoi perché hai promesso....e ti sei dissolto nel nulla... Mi sono svegliata che piangevo. Alzandomi ho notato che fuori pioveva a dirotto.

Per fortuna il tempo passa, ma per me è sempre più difficile scordarti. Così le ferite dell’anima si riaprono e anche se penso che il tempo delle delusioni è finito e ormai scaduto, mi sforzo di avere interessi. Penso che a volte pensieri di piccole gioie distillati quotidianamente, danno forza alla nostra anima per sopravvivere. Quando penso a te che ho tanto amato sento un senso di inutile dolcezza e allora mi dico che bisogna che io sia più flessibile con me stessa, che mi osservi senza giudicarmi, dolcemente e soprattutto senza recriminazioni e senza rancori.

Penso a quando mi porgevi la tua mano diventata fragile e la stringevi nella mia per dividere mentalmente con te il poco coraggio che ci restava. Il tuo volto era la mia prigione, ti guardavo e mi si stringeva il cuore. Non ci saranno più primavere, né estati per noi, ma soltanto il cupo livore degli inverni. In quei momenti ricordavo con malinconia il tempo trascorso, tantissimo e speravo in quello a venire con te; rimpiangevo il passato e ringraziavo Dio per quello che mi avevi dato. Per sperare in un tempo a venire senza te cercavo di placare invano le mie paure. Tutto questo era un attimo fuori dal tempo, in cui non c’era nulla di certo anche se tutto era possibile.

Quando la mente è soffocata da troppe aspettative e non si pensa a quello che sarà il dopo o a quello che si è fatto prima, senza essere imprigionati dal peso degli avvenimenti accaduti e dalle ansie di ciò che potrà succedere, arriverà forse uno stato di grazia. Cercare di tenere la mente sgombra è infatti una grande terapia. Il vero segreto sta sempre dentro a quello che si fa ora. Vivere il più serenamente possibile ogni momento come fosse l’ultimo, perché nessuno è immortale... Chi scrive questo è molto ma molto bravo...altro è metterlo in pratica!

Oggi 16 dicembre,

Ha telefonato la Chicca da Playa e sta bene. Pare anche abbiano concluso qualcosa...Lisa è a Chiavari e si è portata via la sua gattina Milly. Mi è spiaciuto un po' perché mi sono attaccata anche a questa gattina, anche se penso che la prossima settimana la riporterà...sono andata a comprare i regali per Natale per Lisa e Giada...

La tua vita è come un organismo vivente che prima si espande e poi si restringe. Quando sei adolescente ti pare una gabbia dalla quale vorresti uscire, poi cresci, ti sposi, hai figli e tutto diventa bellissimo anche se tanto faticoso. I figli poi crescono, se ne vanno e devi fare i conti con il vuoto e con la voglia di fuggire di nuovo...

Non serve strappare le pagine riuscite male della tua vita, basta voltarle e ricominciare. Riuscire a reagire in modo positivo alle disgrazie certo sarebbe meglio, perché non ti toglie il dolore, non ti evita di vivere il lutto, ma ti permette di poter tirare avanti.

I momenti più felici della nostra vita sono quelli in cui si ha la sensazione che si può ricominciare tutto daccapo e cancellare per sempre quella vissuta finora. Bisogna struggersi, sbagliare, buttare via tutto...e nuovamente ricominciare solo per perdere continuamente.

L’unica cosa che rimpiango del mio passato è la sua durata. Se potessi tornare indietro rifarei gli stessi errori, ma molto più in fretta...

Per arrivare alla saggezza bisogna per prima cosa sgomberare la mente dai pensieri ossessivi: il mulinello della mente va fermato perché rimuginare fa soffrire e crea problemi a volte soltanto immaginati. Si finisce per avere pensieri sempre identici e la tensione aumenta. Smettere di pensare, distaccarsi dalle emozioni per creare un vuoto da poter poi rimettere le cose nella giusta prospettiva. Ritrovare la voglia nella vita di tutti i giorni, attimo per attimo. Sciogliere le tensioni, scacciare le sensazioni di paura e rabbia per fare posto a quella serenità che forse non arriverà troppo tardi.

Anche pregare a volte aiuta... ed ecco che mi tornano in mente alcune frasi che ti dicevo quando eri tornato a casa per quei pochissimi giorni:

“Beh, come mai quella faccia? Su non farne un dramma...vedrai quando sarai guarito ci rideremo sopra! Dai non guardarmi così, sei peggio di un bambino. Ma cosa fai adesso , ti commuovi? Ma guarda un po' alla tua età. Finiscila, ma cosa vuoi che ne sappiano i medici. Smettila di pensarci, ma sei proprio fissato! E’ chiaro che guarirai...Ma cosa ti sei messo in mente? Vedrai che starai bene, vedrai... Andremo di nuovo a Castel insieme, andremo per boschi e andremo nuovamente a cena fuori con i nostri amici...Ma cosa fai? Non mi credi? Dai non è poi così grave, dà retta a me che ho parlato con i medici. Dici che ti senti morire? Ma via cosa dici...vedrai che domattina starai senz’altro meglio, vedrai, vedrai... Ti farò mettere nuovamente in forma e ci sveglieremo tutti e due pieni di allegria...”

Poi pregavo Dio: “O Dio, tu che sei pieno dei dolori del mondo, adesso ti racconto i miei...non ce la faccio più a mentire, lui sta molto male e certamente non ce la farà, l’hanno confermato i medici. Scusa se piango ma gli voglio tanto bene e sono disperata. Non ho più il coraggio per farmi vedere e per vedere nei suoi occhi l’angoscia. Dio mi senti? Ma ci sei? Ci sei in quello che credo, che voglio e che spero?”... All’improvviso mi escono copiose le lacrime e mi fanno ricordare queste parole, mi confondono i pensieri. Mi volto appena e vedo la tua vita come una scia lasciata da un’elica...la tua vita è finita e ti senti finalmente in pace e felice. Nuoti mi pare su di una stella e voli nel silenzio fra le nuvole. All’improvviso ti sei voltato un attimo, ho provato a cercarti, ma c’era solamente una nuvola che potrebbe assomigliarti...

Penso che vorrei riprendere la mia vita con te, dei giorni uguali ai giorni, discutere con te, stare sempre con te e non sentirmi più così sola e inutile. Ci vorrebbe un miracolo o un sogno ad occhi aperti...noi su una spiaggia bianca ad aspettare...e tu che mi dici:”Guarda su quel gabbiano...” Ti sento vicino come non mai. Mi tieni per mano. Mi hai visto su dal cielo e mi hai finalmente trovato... Mi scopro poi a ricordare tutto quanto e mi accorgo che un giorno o una stagione è stata come un lampo, luci accese e poi spente. Capisco il vero enigma della vita. So che non è il vizio del fumare o del bere che ti fanno ammalare, ma quel qualcosa che ti porti dentro, cioè il vivere. E’ anche inutile dire dove ho mancato, dove è stato, dove ho sbagliato. Ognuno di noi vive dentro i propri egoismi, ognuno costruisce il suo sistema di piccoli o grandi rancori razionali o irrazionali che siano, di cosmi personali, scordando che infine avremo due metri di terreno sicuro. E’ ancora un’altra volta notte e forse per non sentirmi sola o forse perché a notte vivono strani fantasmi e sogni, voglio ricordarti com’eri, pensare a te che ancora vivi. Voglio sapere che cosa è servito amare per poi soffrire, spendere tutti i giorni passati. Voglio pensare che ancora mi ascolti e sorridi e voglio raccontarti tutto il vuoto che mi hai lasciato. Non so più cercare le parole che non trovo vivendo sui ricordi, perché siamo tutti soli nel nostro destino, siamo tutti uguali e non bisognerebbe sprecarne nemmeno un attimo. I giorni sono tutti uguali per me, ma ognuno diverso e quasi non ti accorgi dell’energia dispersa a ricercare volti del passato. Adesso mi commuovo nuovamente...fingo di non capire che vivere è...incontrarsi, aver sonno, appetito, fare figli, leggere, mangiare, amare e poi alla fine ...morire.

Il destino d’ognuno di noi è in mano alle tre Parche: una fila, l’altra misura e l’altra taglia...

La vita prosegue fino alla fine
dall’uscio dal quale parte
Poi la vita è fuggita avanti
e bisogna inseguirla ad ogni costo
rincorrendola sino all’incrocio
con una via più larga
dove piste e sentieri si uniscono.
E poi dove andrò? Nessuno lo sa...

Prenderò il filo come Arianna e lo seguirò per ritrovarci ancora insieme...fermerò il mio tempo, brucerò in un fuoco i ricordi, vivrò di solo passato...mischierò le stagioni, i fiumi, i giorni e le prole...purché ci facciano tornare ancora insieme.

Pregherò il sole che asciughi questo pianto
pregherò il tempo che guarisca le ferite
costruirò una serra intorno al tuo sorriso
farò un’altra vita con te in Paradiso.
Combatterò col vento che non ti porti via
Brucerò col fuoco quest’erba cattiva.
Camminerò nella tua verde valle
aspettando insieme che venga primavera...

La vita è fatta come uno la gestisce, in mille modi: i tempi, poi le possibilità, le scelte e i cambiamenti, le necessità e il Fato...poi mi soffermo e mi dico che è stato sufficiente sopravvivere, probabilmente adesso sono una che ha tanto tempo per sé, ed ho anche il lusso di spenderlo come voglio. Non so dire e non posso dire se sia meglio o peggio la mia solitudine o quella degli altri. Sento il tic-tac della sveglia che scandisce ogni secondo di un’esistenza passata fra questi muri in tanti giorni uguali a volte tristi ma anche lieti. Poi anche questo giorno è passato, e forse per me è stato inutile, da prenderlo così come viene, senza pensare al resto, senza un futuro e non so dire se sento angoscia o pace. Viene la notte, poi sta per finire ma il nuovo giorno non è ancora arrivato. Capisco ora il mio non capire. E’ una risposta che non ci sarà che una risposta: l’avvenire!

Cercherò, mi son detta cercherò,
troverai, mi hanno sempre detto troverai...
per oggi sto con me, mi basto
e nessuno vede
e allora accarezzo la mia solitudine...

Sono sopravvissuta a vecchi dolori e mi auguro che non ce ne siano di nuovi...per ora no...e in mezzo a tutto questo perdermi c’è una porta della mia anima, anche se non so dove ho messo la chiave, che tengo aperta...farà più il destino o la volontà? Ora sono quasi padrona delle mie azioni, sono in grado di badare a me stessa, ho davanti a me una strada e devo mettermi in fila, e se proprio non so cosa fare...seconda stella a destra, questo è il mio cammino e così sempre diritto...fino ad un’isola che non c’è dove anche i più indecisi, i meno convinti si arrendono. Il tempo corre in fretta e nessuno lo può fermare. E’ come una grande corsa ad ostacoli dove a volte a metà strada stanca dici a te stessa:”Adesso basta!” Eppure sai che altri stanno correndo come te. Non vorrei fermarmi ora e anche se mi dico che vorrei morire, penso in fondo che dopotutto è meglio correre...

In cerca di compagnia tra le nuvole, in una lacrima ecco che incontro la tua anima. L’anima tua è una parola, un concetto e anche se so che non è normale vederla, io la vedo e faccio finta di niente. Tu te ne accorgi, sorridi e adesso sono io che non capisco ed è logico...capivi tutto sempre prima tu. Prima che la tua anima voli via, fammi una cortesia, dimmi se nella tua anima c’è posto anche per me. Sorridi e rispondi che sì, c’è posto per me. Non starmi lontano, aiutami che io non ne sono capace, ho paura di morire e una grande voglia di morire. Perché ora non mio parli più? Poi ti volti e guardi in alto. Se hai ancora voglia di parlare, ti dico, aiutami a farti perdonare...Ci consumeremo nel corpo, ma non la mente...invecchierò ancora di più, ma sarai sempre presente, mi sorriderai e mi sentirò sempre più legata a te. Si dimentica a volte il passato, ciò che è stato è stato, ma non si dimentica che ha fatto parte di te. Qual’é il motivo per cui niente o poco rimane vivo? Qual è stato l’istante perché non è rimasto poco più di niente? Lontano lontano nel tempo l’espressione di un volto che passa per caso, mi farà ricordare il tuo volto.

La gioia delle terrestri genti,
e le loro lacrime e gli affanni,
Mentre il mondo si incupiva di tormenti
del tuo lento viaggio lungo gli anni.
Nella distesa senza stelle
viaggi come una lampada sul mare
e il tuo solitario vagare
dove i sentieri non hanno firmamenti
finché la luce tua invecchiò
ed il tuo fuoco fu spento. (ho scritto ma non ricordo di chi è);

Il nostro cuore ha l’appalto per il bene e per il male ed è lui che ci dice cosa si deve o non deve fare.

Ogni tanto cerca di cancellare quello che non gli va, compila l’elenco di chi è stato buono con te oppure no. Quasi sempre fa un buon lavoro, ma è solo il tempo che cancella i dubbi e le domande che ti assillano la mente. L’unica illusione buona è quella della realtà della ragione.

In questi giorni ho messo via un bel po' di cose: ho messo via i rimpianti; ho messo via le illusioni; ho messo via i consigli; ho messo via le legnate e le batoste della vita; ho messo via le tue cose; ho cercato di fare posto al vuoto che c’è stato e sempre ci sarà; ho messo via le foto e pensavo che tutto questo bastasse, anche se so che tutto è lì...e non riesco a capire perché non riesco a mettere via anche te.

Scrivendo queste cose ho la sensazione di aver rivelato ciò che nascondo in me e soprattutto con la certezza di lasciare una traccia dei miei sentimenti che in seguito potrebbero sparire. Scrivere è come dire qualcosa di me e di te. Tutto quello che non sono stata capace di esprimere nella vita o nella routine di tutti i giorni trascorsi con te. Non voglio certo fare vittimismo, accuse o lamenti. Voglio poter dimentica ciò che è stato o poteva essere meglio. Ci sono stati giorni in cui ti sei rivelato come quello che mi aspettavo da te; Ci sono stati anche tanti attimi di felicità. Giorni in cui il tuo arrabbiarti per un nonnulla, i tuoi gesti e la tua voce mi parevano speciali. Momenti in cui ho scoperto che pur essendo insieme eravamo divisi e questo è il peggio. Abbiamo poi litigato spesso e anche allora cercavo in te quell’uomo affidabile che mi dava sicurezza e stabilità, quell’uomo che sei stato così per poco tempo...

Con la vecchiaia cominci a scendere i gradini di una scala mai definita: ogni gradino che scendi sai che non lo risalirai mai...tutto dipende da quanti gradini avrai da scendere...

Ho sempre provato malinconia e tristezza durante le feste di Natale: Gli americani hanno battezzato questo stato d’animo “Christmas Blues” cioè depressione di Natale. Questo è il momento in cui tutti si sentono in dovere di essere felici a tutti i costi. In passato ero sottoposta a ritmi stressanti per fare questo e quello e accontentare la mia famiglia: Sento un grande rimpianto per le mie figlie piccoline e anche se avevo tanto lavoro, avevo una famiglia. Ora faccio molta fatica a liberarmi dai ricordi e se allora ero felice ma stanca ora mi sento solamente...vuota!

Oggi 23 dicembre,

E’ venuta la mia nipotina Giada a trovarmi. Lo ho dato il suo regalo di Natale. Anche lei mi ha portato un pensierino: ma quel che più conta per me sono le parole del bigliettino accluso “Sei la mia nonna Babà e ti voglio un mondo di bene...”

Oggi 24 dicembre,

E’ la vigilia di Natale e sono nella mia casa silenziosa, nella mia poltrona e con gli occhiali sul naso. Un libro aperto accanto. E’ stata una giornata un po' diversa dalle altre poiché ho dovuto preparare un pasto decente per me e per Lisa. Per tutto il resto è un giorno come un altro; una giornata uguale a tutte le altre. Fuori fa freddo e anziché leggere mi ritrovo a starmene con gli occhi chiusi, sospesa in un’ora senza tempo. Ho letto che in una meditazione in cui bisogna espirare lentamente bisogna ripetersi: “Chi sono io ?” E rispondersi mentalmente: ”Sono una donna...” Contemplando questa risposta nella più totale rilassatezza. Ho provato e la mia risposta istantanea è stata: “Sono stanca e anche se non è tardi vado a dormire. Dopotutto domani è Natale...” Mi viene da sorridere perché mi auguro che questo Natale mi porti serenità, anche pochissima... Poi penso a te e non sento più né freddo né stanchezza; non soltanto pensieri tristi. Ti sento vicino e non sono più sola...

Il mio segno zodiacale promette un anno sereno. Abbandonare i ricordi e i rimpianti; tirare le somme per quanto realizzato nella vita, ma soprattutto tagliare i rami secchi del nostro albero....

Mi a fatto una telefonata lunghissima la Chicca e Marco da Playa: è il più bel regalo delle feste. Ho portato tanti fiori anche a te e naturalmente di ho parlato mentalmente: “Auguri di buon anno ovunque tu sia...” E’ scesa su di me una grande commozione, un senso di vuoto e un enorme senso di perdita...

C’è un’ora in cui il tempo si ferma,
in cui il sole cessa di morire
la vita cessa di vivere.
In quest’ora fuori dal tempo
solo chi è oltre la vita
solo chi è al di qua della morte
può giungere alla meta.
Quando il tempo si fermerà
il sole cesserà di morire
la vita cesserà di vivere.
Improvvisamente il sole cala all’orizzonte
sale una lieve brezza
si sentono rumori attutiti
il tempo ha ripreso a scorrere.
Perché i campi tornino a fiorire
perché le greggi tornino a crescere
perché le genti conoscano la pace
perché la tua anima svuotata
possa sfuggire al tormento
vedere il fondo della tua anima
quanto hai dovuto penare
e da quanto hai dovuto donare
sarà colmata d’amore e di pace.
Serbate ricordo di me
non piangete la triste sorte
cada su di me l’oblio completo
ed allora soltanto...tornate a ricordare!

Ho scritto questa poesia ma non ne ricordo l’autore. E’ molto bella e fa pensare.

Quando qualcuno che ami è felice, è un grosso regalo per te. Se hai dei pesi sul cuore, la gioia dei tuoi figli li alleggeriscono perché la felicità delle persone che ami dimostra che in vita tutto è possibile.

E poi io ho il mio orgoglio, ovvero l’orgoglio della solitudine e penso anche di sapere cosa può fare: può aiutarti ad indossare una corazza, insegnarti a portarla, ma non può insegnarti a toglierla Quando ti lasci avvolgere da questa corazza, la tua vita diventa tutta una serie di riti. Ti senti vagare in una specie di caligine e non ti accorgi quasi mai quanto è fitta...poi pensi alla tua felicità perduta e ne rimani perplessa. E’ come se qualcuno per sbaglio ti avesse consegnato un portafoglio carico di denaro. Il portafoglio non è tuo e lo sconosciuto che te lo ha dato, si allontana, scompare. Ora è nelle tue amni. La felicità è una cosa semplice e dovrebbe essere un diritto, come respirare all’aria aperta: Dal portafoglio non puoi butta via i soldi e scappare...no; però sai anche che un giorno a suon di spendere, sarà vuoto, e Dio sa come, la felicità svanita. Quando questa felicità sarà finita come l’ultima nota di una canzone, qualcosa ti rimarrà per sempre. Anche se la domanda è terrificante ci si chiede: cosa si farà dopo? Bisogna diventare dopo, prima che uno noti che è una domanda vana e prima che si smetta di porsi questa domanda si ha paura che dopo sarà troppo tardi. Più tardi sarà troppo tardi. L’angoscia che mi prende adesso è reale e sento tanto nostalgia per il mio passato di felicità che non so esprimerla. Le cose della vita importanti tristi e liete, succedono sempre per caso quando meno te lo aspetti. Per quello liete, benvenute! Ma quelle tristi puoi preoccuparti fino a star male, puoi stare sveglia per migliaia di notti a lambiccarti il cervello su come e perché sono accadute; puoi pregare Dio a fare tutte le promesse che vuoi, ma ecco che, come un falco sul topo piomba lì proprio nella tua vita mandandola a gambe all’aria per sempre. Quel maledetto falco doveva stare sul tetto a guardare il topolino che avrebbe divorato e che al momento era placido e tranquillo. Quel topolino ero io...

La memoria a volte ci tradisce e svolge un ruolo ambiguo nella vita umana. Poi tiene stretti stretti i suoi segreti e impedisce ogni viaggio sereno a ritroso nel tempo. Il tempo: sotto questa parola c’è un silenzio mortale. Se qualche peso ci grava sul capo i ricordi affluiscono e nulla è ciò che sembra. Fra la terra del futuro e il cielo del passato quando ti volgi indietro non vedi niente: troppo buio alle spalle: Infatti quasi sempre si pensa:” C’è una luce laggiù innanzi a te...” La memoria è uno strano veicolo o forse siamo noi che trasportiamo questo sempre più ingombrante e irrequieto passeggero chiamato memoria. Ci sono cose che a volte sfuggono alla nostra memoria, a volte essa è irrequieta e a volte selettiva. Poi la vita e la morte si saldano insieme senza esprimere un giudizio. Perché siamo noi stessi il giudizio. Ricordo il giorno che sei mancato: piansi tanto e non ricordo cosa pensassi. Non mi ero sentita tanto scossa in vita mia. Poi ci vuole tempo, più tempo di quanto si immagini per mettere ordine fra le cose che hai dentro, smistarle e poi cercare di rimetterle insieme e poi cercare...ma non tanto per cavarci fuori un senso, quanto vedere. Forse è per questo che ciò che comincia a essere il tuo passato è più chiaro di ciò che è il tuo presente.

C’è un proverbio che dice che la vita è come un campo di granoturco, ogni pannocchia assomiglia all’altra anche se si preferisce amarla come un campo di granoturco, che non maledirla come un letamaio.

La barca in cui sei seduto, come uno splendido trono, per andare nell’aldilà, brilla sull’acqua; la poppa è d’oro, di porpora le vele, e tanto profumate che i venti se ne innamorano. I remi d’argento battono l’acqua come suoni di flauti e fanno scorrere più rapida l’acqua al loro ritmo. Quanto alla tua persona supera ogni immaginazione...(mi pare di Tolkien)

E’ più difficile tenere in vita una persona che accoglierla in morte. Mentre durante la vita si tiene insieme corpo e anima, il destino umano è relativamente semplice. Di qua il corpo, di là l’anima. Il corpo ripreso alla polvere. In vita anima e corpo vengono sostenuti in ogni situazione per evitare che si disgreghino nelle infinite vicissitudini e bisogni che si devono affrontare. In vita gli impegni, i pensieri, il gran daffare che si ha verso o per qualcosa, gli affanni, le preoccupazioni e le inquietudini, perché siamo costituzionalmente inquieti, dobbiamo avere una gran quantità di forse positive enormi e continue per evitare che prevalgano le forze di distruzione. Queste ci sorprendono sempre nonostante tutto. Ci incontreremo e arricchiremo le nostre anime nell’aldilà nella prossima comunità dove penso mi stai aspettando...

Penso ad amici e cari
che un tempo conoscevo e amavo
che vissero e soffrirono in questo mondo
e che adesso sono saliti in cielo
e vorrei sapere
cosa faranno adesso lassù?
Cosa stanno facendo in cielo?
Là dove peccati e dolori
sono stati lavati
dove regna la pace e l’angoscia
non li agita più...
Poi ce ne erano alcuni
i cui cuori oppressi erano dagli affanni
e trascorsero ogni ora nel pianto
e nel dolore con tremori e paure
Che cosa faranno ora lassù?...

Oggi 27 dicembre

Anche quest’anno il Natale è passato . Sono stata più triste del solito. Ai voglia dire “è un giorno come un altro...che cosa è questo Natale? Cosa me ne importa? Anche se sono venute sia Lisa sia Giada non c’eri tu....sono venuta a trovarti anche oggi e ti ho portato tante rose. Ho parlato mentalmente con te e ti ho augurato Buon anno!

Dovunque tu sia e come sempre la commozione mi ha ripreso alla grande e mi sono sentita più che mai afflitta da un gran senso di perdita. Mi ha anche telefonato la Chicca da Playa ed abbiamo parlato qualche minuto... speriamo giri bene anche per loro.

Apro il 2004,
un pò più vecchia, un po' più sola e più triste...

Ho comprato un c.d. di una canzone le cui parole sono splendide e dice: quanta vita che è passata, è solo un sogno; è una partenza o un ritorno non lo so: Tanti anni in un secondo, un lampo.....Pensavo che se anche moriremo ci sarà un posto per noi in cielo tra le nuvole e le stelle ed anche più il là nel posto più lontano...

La vita passata con te è come un granello di sabbia in una spiaggia infinita. Quando il dolore ha il sopravvento, quando penso che questa mia vita non segna più una strada d’uscita, quasi la tua voce non ricordo più. Se tu potessi tornare solo per un attimo vorrei che mi ascoltassi; hai sempre avuto troppo traffico nel tuo cuore anche quando eravamo soli io e te: Anche allora cercavo un posto anche in bilico dentro di te. Bisognerebbe accadesse un miracolo nel tempo, oppure che mi trasformassi in angelo per continuare a restarti vicino. Come in un sogno mi hai sentito parlare e ti sei voltato un attimo da lassù e come miracolo guardavi proprio me. In cielo tra le nuvole in catene senza vento e senza vele ti muovi e io mi sento come liberata... Vedo cose che non immaginerei mai: Dove sei so che mi capisci ed e’ forse per questo che quando ti penso o ti rivedo in sogno piango..

Se scrivo queste cose la sensazione di aver rivelato ciò che si nasconde dentro me è tanta e soprattutto la certezza di lasciare una traccia dei miei sentimenti provati che in seguito potrebbero sparire. Scrivere è come dire qualcosa di me a te: tutto quello che non stata capace di esprimere in una vita, o nella routine di tutti i giorni. Non voglio fare vittimismo, accuse o lamenti, ma voglio aver modo di comunicare impressioni e desideri. Ci sono stati momenti in cui ti sei rivelato come quello che mi aspettavo, ed abbiamo avuto pure giorni di felicità. Giorni in cui la tua voce, i tuoi gesti e il tuo modo di arrabbiarti mi parevano speciali. Momenti poi più tristi in cui ho scoperto che pur essendo insieme eravamo divisi. Abbiamo litigato spesso e anche allora cercavo in te quell’uomo affidabile che mi dava sicurezza e stabilità quell’uomo che sei stato per poco tempo....

Oggi e’ l’8 di gennaio,

sarebbero ben 43 anni di matrimonio.......

Anche se nella vita quello che conta sono i valori umani e quanto hai dato e a quanto ti anno voluto e hai voluto bene, con l’approssimarsi della vecchiaia cominci a scendere i gradini di una scala mai definita: ogni gradino sceso sai che non lo risalirai mai più...tutto dipende da quanti gradini avrai da scendere.....

Oggi 11 gennaio

vengo da te e ti porto tantissime rose che ti piacevano tanto... e lì trovo (e non è la prima volta) tre bellissime rose rosse... non commento... cambio l’acqua ai fiori e lascio anche quelle lì...Poi immediatamente me ne vado...che il piedistallo su cui ti ho messo cominci a sgretolarsi? Quante parole si sono scritte sul tema di infedeltà.. io sto già lottando invano col mio domani e cerco di acquistare un pò di quella sicurezza che mi serve per tirare avanti e se pesco chi ha detto che il tempo è un gran dottore, gli lego un sasso al collo e lo butto a mare...

Quando esco a volte inconsciamente ti cerco per strada, fra le persone che qualche volta ti somigliano e a volte mi pare che voltandomi all’improvviso ti vedo. Vorrei tornare indietro nel tempo e non disperare perché il problema non è confrontarsi con la gente ma si tratta di fermarsi ad un centimetro dal burrone dove mi trovo...Poi guardo il cielo e le nuvole e lassù penso che quando il mio viaggio sarà terminato, ci incontreremo e forse allora ti perdonerò completamente...

In questi ultimi tempi ho messo via un bel pò di cose: ho messo via i rimpianti; ho messo via le illusioni; ho messo via i consigli; ho messo via le legnate e le batoste della vita; ho messo via tutte le tue cose e ho cercato di fare posto al vuoto che c’è stato, che c’è e sempre ci sarà; ho messo via le foto e pensavo che tutto questo bastasse, anche se so che tutto è lì...ma non riesco a spiegarmi perché io non riesco a mettere via anche te...

Questa notte 13 gennaio, dopo una nottata particolarmente insonne in quel silenzio che avvolge questa mia casa, in questa cappa grigia di vuoto, di assenza, mi sono sentita anch’io vuota, fragile, triste e malinconica. Mi sento come se fossi appesa al mio letto per non cadere di sotto. E’ una brutta sensazione: una sensazione di nullità, di non aver pace, di un freddo nel cuore, senza voci che spezzino questo silenzio. Vorrei riprendere e riacciuffare questa mia vita, vivere queste notti più serene: ma ho due cose da fare:o mi rimbambisco di gocce per prendere sonno oppure penso tutta notte. Mi sono messa anche a piangere ed era l’alba e forse mi ha fatto bene perché mi sono addormentata ed ho fatto un sogno stranissimo... ero in casa dei miei genitori nella mia camera di ragazza. Avevo paura del buio e cercavo di chiamare sia mamma che papà. Li sentivo in cucina che chiacchieravano, poi papà ha aperto la porta e ha cercato di venire da me ma ho sentito che ha inciampato in qualcosa ed è caduto. Si è rialzato ed è tornato da mamma dicendole che era tornato indietro perché aveva rotto tutto Allora mi sono alzata e senza più paura né del buio, né della desolazione che sentivo prima sono andata alla finestra e tendendo il dito indice verso il cielo ho visto che ne usciva come da un piccolo rubinetto, un’acqua limpida che mi dava un sollievo e una pace infinita. Era come andare via , ricominciare a vivere, non essere più né vuota e né inutile. E’ durato tanto e anche se sapevo che tutto stava per finire, pensavo che ormai tutto ciò che di brutto c’era stato era alle spalle e i pensieri tristi erano distrutti e passati. Poi ho aperto la finestra della camera ed e’ entrata una folata di vento gelido: Ho sentito un freddo terribile e con questa sensazione mi sono svegliata...Mi alzo, mi preparo e esco... Forse uno strizzacervelli ne capirebbe di più...

Ieri la psicologa dell’Unitre ha parlato della sofferenza. La sofferenza in vari stadi: da quella dell’anima, psicologica ed emotiva, alla sofferenza vera e propria del corpo, quando qualcosa fa male a livello fisico. Mi sono identificata in quella sofferenza che si prova quando viene a mancarti la persona cara. Mai paragonabile alla perdita di un figlio... Si sostiene che il tempo lenisce.. questa sofferenza, ti aiuta a superarla e se qualche volta si trascina di più é perché siamo noi che non vogliamo farla sparire. Infatti col cessare della sofferenza, col riprendere coscienza delle nostre emozioni, della nostra vita, ci rendiamo conto che ciò che ci fa stare male é sfumato via quasi del tutto fino a scomparire. Ma se noi lasciamo che la sofferenza rimanga ancora presente é perché non accettiamo il fatto di poter trovare pace per ciò che ci é stato tolto; sembra quasi di non dover più provare pena per chi se n’é andato. E ci incolpiamo e ci sentiamo tristi più che mai per aver pensato di non soffrire più per questa persona. Ci auto-suggestioniamo e soffrendo ci pare di rendere sempre un tributo a chi faceva parte di noi e della nostra vita.

Ecco oggi come sono felice: per Lisa e Giulio... cosa può fare la gioia dei nostri figli? Si che vivendo della sua gioia può bastarmi per avere felicità e serenità...

In questa vita c’é una grande distesa di nulla tra un luogo di partenza e uno di destinazione: Dicono che é un nulla speciale, ma é meglio non pensarci, perché sai quando parti, ma non sai quando arrivi; né come arrivi: Quando hai il buio nel cuore anche la mente inizia un folle inseguimento come in una bufera: un inseguimento che adombra la corsa nel buio, dove ogni cosa ha un principio e una fine.

Qualche volta ho trovato sollievo in qualche bel sogno, abbastanza nitido da far passare in un attimo quel buio: Poi al risveglio riecco il buio che e’ quasi un malessere fisico, e che cancella il sollievo di una notte passata decentemente che a volte mi fanno temere i “terrori della notte” La vita continua e per alcuni e’ meravigliosa dipende da come...

La vita scorre, scorre
come un fiume
sotto la luna argentata
S’ode appena una canzone
E se ne va
in una di quelle notti tranquille...

Tardo non é mai per coloro che cercano
un mondo senza dolori
ho il cuore fermo per passare al tramonto
degli astri di là, fino a che io
abbia la morte

(Lord A; Tennyson)

Se seguo il percorso della mente mi abbandono spesso ai ricordi e dove prima c’era tanta paura che uccideva tutti i miei sentimenti, ora c’é tanta nostalgia. Ma i ricordi non consolano per niente perché basta che pensi che tu non ci sei più che già sto soffrendo. Quando questa sofferenza ti cade nel cuore penso che é difficile da morire.

Dentro di me vorrei restare e poi andare via, poi penso che il tempo che mi resta può cambiare ancora tante cose; anche se invecchierò un pò di più e forse dover vivere fino alla fine costerà un pò di fatica, invecchierò piano piano, invecchierò sospirando, darò cibo alle mie gattine, andrò a fare spesa con una piccola busta, invecchierò mezza cieca e sorda, invecchierò con gli occhiali per vederci da vicino e da lontano, invecchierò contando le gocce per dormire, invecchierò e forse farò come quei vecchi sempre fra i piedi. Ora come ora non vorrei essere come uno di quei vecchi da buttare via, uno di quei vecchi che non li vuole nessuno, uno di quei vecchi soli come pali della luce, uno di quei vecchi con i figli che non chiamano mai. Speriamo non finisca così... Cerca tu una casa per noi due nel vento, dove voleremo lontano lontano e in alto...per ricominciare: La vita e il mondo é come un vento e una nube, non può mai fermarsi ed e’ veloce e fugge in fretta... Il tempo delle idee e delle rinunce, delle fatiche e del sollievo, del tutto e del niente corre ancora più veloce; ci resta poi il silenzio, il pianto, qualche rara volta i sorrisi, le paure, le incertezze, la fragilità.Il treno della vita corre e corre e forse si fermerà soltanto quando un giorno tu mi chiamerai.... Forse da questa sofferenza che credo abbia toccato il limite, si cancellerà tutto e comincerà a farci credere un pò più alla vita: Ti rivedrò uscire da un passato che non é stato facile, da un passato che per tanto tempo non ho saputo difendermi. Ho pensato a lungo a questo ed ora che non ho più rivincite da prendermi, che ho lasciato indietro dubbi e incertezze, ora ascolto la vita forse tanto più stanca ma un pò più libera...

Gli incidenti della vita sono occasioni per l’anima per migliorarsi...

Quando c’eri tu pensavo che saremmo invecchiati assieme: le nostre figlie orami grandi sarebbero andate via avrebbero aumentato in noi il vuoto. Parlandoci pensavamo al tempo a venire, ai nostri progetti nuovi sempre inconcludenti. Pensavamo che anche senza avere idee più chiare sul nostro avvenire, avremmo avuto un libro da poter aprire, un libro di memorie scritte insieme a te, senza conclusione perché il finale mancava ancora. Pensavo che quando il nostro tempo avrebbe sfiorato la soglia del limite, qualcosa avrebbe detto ...ci siamo.... non sarebbe stato facile perché negare il tempo della fine non si può e neanche tornare indietro!

Il mio Fato arriva
la rosa rossa grida: E’ vicino e vicino...
la rosa bianca...E’ ancora presto....
La speronella piange ..E’ tardi....
Il giglio bianco sussurra ...L’aspetto...

La vita é lunga e il tempo permette di pensare... e la memoria e la nemica crudele del sollievo se non si riesce a dimenticare: Prima o poi ci riuscirò, ma per ora il mio passato riguarda il mio futuro: Cerco di difendermi dai luoghi comuni e penso a quanto tempo ci vorrà prima che le lancette dell’orologio scalfiscano le pietre del dispiacere per farle diventare ciottoli levigati. Ogni volta che pensavo a te nei primi mesi, quasi non respiravo più. Ogni festa, compleanno tuo e mio , ricorrenze quasi mai ricordate un tempo, ora quasi non respiro per un giorno intero. Poi so che presto mi ritroverò che gli anni volano via in fretta e se anche tutto il resto, affetto per gli altri, comodità, serenità, un pò più di gioia per vivere, terminerò il mio cammino anche se il dolore rimarrà sempre lì, conficcato nella gola e nel cuore, lì da dove tutto deve passare. Andrò avanti sperando di non prediligere la mia vita che piange ancora.

Le fasi del dolore sono quattro: prima lo shock, poi il rifiuto,poi l’ira: quando arriverà la rassegnazione? Ma la rassegnazione e’ dura a venire anche se forse giungerà prima il sollievo...

Belli sono i sogni della giovinezza per raggiungere una meta prefissata; ma ancora più bello il percorso avventuroso che ti ci porta, le soste che si fanno, gli imprevisti, le persone che ti accompagnano e che incontri. Se sei fortunata costruisci il tuo futuro un pezzetto al giorno: se capisci che puntando solo al risultato finale ti perdi una gran fetta della tua vita é positivo e se cerchi di vivere al meglio in quello che stai facendo per raggiungere l’obiettivo, anche questo é positivo: Poi c’é l’amore, l’amore che a volte non è fiducia , rispetto e solidità, complicità, ma sofferenza; allora amore e amare é giocare i limiti del tuo cuore. Anche sognare non é saggio perché a volte i sogni non vanno confusi col delirio.

Prosegui per la tua strada: le preoccupazioni di tutti i giorni ti costringono a riflettere sugli ostacoli pratici che devi affrontare con la famiglia. Arrivano i figli e bisogna fare sacrifici; ogni scelta va presa per tempo tenendo conto delle loro priorità e delle loro esigenza. Questo stato segna il confine tuo tra giovinezza e maturità, un periodo che tra relativamente spensierato diventa una fase in cui si deve abbandonare il ruolo di figli per diventare genitori:La vita corre e ti ritrovi vecchia in baleno e se sei fortunata invecchi col tuo lui, altrimenti ti ritrovi sola anche con i figli . Ma loro hanno la loro vita, e ti ritrovi a gioire di una telefonata, una visita, un bacio,un abbraccio. Ti attacchi alle sciocchezze e alle cose di poco conto...basta sopravvivere.

Questa domenica la piccola Francesca, la nipotina della mia amica, mi saltata in braccio... l’ho stretta per un pò....ho sentito il suo profumo di piccola bimba, un profumo che solo i bimbi hanno... per un attimo ho chiuso gli occhi ed mi sono rivista con le mie figlie piccole...

A volte abbiamo il cuore così pieno di dolore che ci sembra di non farcela e che non possa contenere altro; poi improvvisamente si accende una piccola luce e ti accorgi che puoi ancora farcela, puoi ancora sperare in un domani anche se ogni tanto il tuo cuore sanguina.....

Nella vita c’é sempre un momento che precede la scoperta delle reciproche verità. Quel semplice momento che ci spinge o a vivere sull’orlo di un futuro buono, oppure sull’abisso dei nostri sentimenti, prima di sapere chi abbiamo amato.

Oggi é il 3 febbraio

sto male e non dormo più di qualche ora per notte e in quelle ore faccio incubi a non finire... Questo ultimo sogno é stato molto sofferto... ho sognato te che aprendo la porta di casa tutto sorridente mi hai detto di essere tornato: Ero felicissima, ma poi ti ho chiesto per quanto tempo...tu mi dici pochissimo...al che mi sono messa a urlare e piangere e dicendoti di andartene per sempre ho detto che non volevo più soffrire come prima e di non tornare mai più...

Tu annuendo tristemente te ne sei andato... Mi sono svegliata tremante e piangente...Meccanicamente faccio il conto alla rovescia di quando circa due anni fa stavi bene e poi la scoperta della tua terribile malattia che in poco più di due mesi ti ha portato via... Anche se dicono che pensare positivo non significa non pensare ma cercare le cose positive su cui poter spostare il pensiero... Come si farà?...

Mi spaventerai con i sogni,
mi terrai agitato con orrende visioni:
Per questo l’anima mia preferisce
d’essere soffocata,
e le mie ossa bramano la morte

(Giobbe VII 14-15

Anche Lisa che attendevo con ansietà il sabato per poter stare con lei, ora la vedo pochissimo...dovrei essere felice perché lei é felice...però ne sento tanto la mancanza... se venisse un pò di più da me chiederei molto?

Oggi 7 febbraio,

Sto un pò meglio e mi pare d’essere un titolo di borsa: un pò sù un pò giù Sto cominciando a dormire un pò di più e senza assilli o incubi (al momento) Ho scritto alla Chicca e presto andrò a trovarla.. Ho ancora paura nonostante sia la seconda volta che faccio questo viaggio (durata circa 12 ore di volo)...

Durante la nostra vita sociale e affettiva accumuliamo enormi esperienze con intensità e profondità ineguagliabili. Alcune sono sofferte , altre nò. Spesso queste esperienze, le cui ricchezze non riusciamo a goderne appieno, sono ostacolate da meccanismi invisibili di incomprensioni e emozioni spiacevoli anche difficili da controllare e da evitare.

Se ci si inoltra in una consapevole esplorazione del nostro vissuto familiare, per tradurre le esperienze positive in obbiettivi praticabili, scopriremo delle risorse in noi stessi a volte praticamente inutilizzate, e ostacoli che, una volta individuati, potrebbero non essere così difficili da rimuovere.

Tutto il bagaglio delle nostre esperienze negative si accumulano in energia in alcune parti del nostro corpo. Una studiosa americana ha valutato che con massaggi appropriati sul nostro corpo, possiamo far defluire questa negatività al di fuori di noi...Mah....

Alcune scelte che faremo nella nostra esistenza vengono fatte prima della nostra nascita. A volte seguire le tradizioni che dobbiamo rispettare ci vengono imposte con la loro forza e la loro debolezza. Non viviamo veramente finché non sappiamo chi amiamo e quale sarà il nostro posto nel mondo. Per riuscirci a volte é necessario rompere gli schemi che altri hanno stabilito per noi. Sapere chi si ama dovrebbe essere una benedizione e quindi essere certi del nostro posto nel mondo. Anche dalle speranze deluse si può recuperare pezzi di vita bellissima,ma é più difficile. Sui ricordi in particolare si possono basare nuova fondamenta di vita.

Quando ti sei ammalato pesavo che con la forza del mio amore, col peso delle lacrime avrei potuto entrare dentro di te e con tutta la mia forza avrei potuto toglierti il male. Concentrati, mi dicevo, non lascerò che tu te ne vai... non tu....non ti farò morire. Poi ti vedevo collegato a quella morfina che non ti faceva sentire tanto i dolori, anche se il tuo aspetto era orribile, grigio e ti dicevo...coraggio... ti sei perso un pò, ma ti aiuterò a ritrovare la porta della nostra casa... Nonostante tutto ti facevi sempre più scarno, i lineamenti contratti, la pelle del viso grigia tirata e lucida, con la mascella coperta da una barba bianca e le occhiaie testimoni del tuo soffrire...Poi hai smesso di parlare e aprivi soltanto gli occhi occasionalmente e ti facevi ancora più pallido... Pregavo per un miracolo...non voglio ricordare quei momenti...

In un libro ho letto: Guardati dalle catene dorate che ti legano. Il tuo spirito spazia libero in assoluta solitudine..... Vuol dire che bisogna sempre stare attenti a ciò che si ama. e a chi si ama. Ogni persona, ogni cosa a cui tieni e un peso che accetti di portare e non puoi mollarlo, perché una volta che l’hai caricato sulle spalle é tuo...

Quando sarai vecchia, grigia e assonnata,
e ti appisolerai davanti al fuoco, prendi
un libro e leggilo lentamente e sogna
lo sguardo dolce dei suoi occhi un tempo
e le loro ombre profonde...

Oggi 15 febbraio,

Dopo quasi una settimana di tosse, raffreddore, febbre in cui mi sono sentita male come un cane, oggi sto un po’ meglio. Ho pulito un pò casa, mi sono per così dire restaurata e sono qui...

Ancora adesso quando penso al mio passato, mi fa male pensare a tutte le cose che non riuscirò più a dirti . Penso di avere ancora qualche anno da vivere e questo soffrire durerà ancora per tanto tempo. Poi però mi dico:” Chi ti ha detto che avresti vissuto una vita priva di domande senza risposte e rimpianti? Metà delle risposte consiste nell’imparare a convivere con le domande” .Si cerca sempre di fare del nostro meglio; si fanno errori di ogni sorta; dagli errori qualche volta si impara e si spera di andare avanti più forti di prima per non ripetere i soliti errori. L’inghippo sta nel fatto che ci diciamo sempre che non faremo mai più gli errori passati, per poi renderci conto che ne faremo una serie tutta nostra... e che nessuno ci aveva avvertiti. A volte chiudiamo gli occhi perché la realtà non ci piace: Se però smettiamo di comunicare non riusciamo più ad assaporare la vita e a scrivere la nostra storia...

Oggi 21 febbraio,

Ho una bronchitaccia addosso che mi sento un cencio. Sto molto male e sono quasi 15 giorni che vado avanti così. Tra antibiotici e sciroppi vari speriamo passi...

Ho rifatto un sogno proprio tormentoso: ho sognato di te che arrivando in una casa che non era la nostra eri sorridente come non mai. Ed ecco che ti richiedo per quanto starai con me... pochissimo...dici tu...Ho guardato un grande orologio posto in una parete ed erano le 15,15 Mi sono avvicinata a te e cercavo di abbracciarti ma toccavo il nulla.. Poi posandoti la testa sul petto senza avere alcuna sensazione al tatto, ti dico fammi sentire il tuo odore di buono... e ti annusavo senza sentire alcun odore. Tu allontanandoti ti sei seduto su di una seggiola e dicendomi che pur stando bene nell’aldilà le gioie terrene non sono proprio male.... In un attimo ti sei scolato una bottiglia di vino e poi dici...Pensa che un mio amico viene a trovare ogni tanto la sua fidanzata, tra l’altro molto bella e buona...quasi ci farei un pensierino... Ci sono rimasta malissimo e il cuore mi e’ diventato piccolo piccolo; poi ho cominciato ad insultarti, ma tu beatamente hai continuato a bere. In quel momento l’orologio ha iniziato a girare vorticosamente e alle 16 in punto ti sei dissolto...

Oggi 22 di febbraio,

Sto iniziando a preparare la valigia...metto questo, quello...é troppo... cerco di chiuderla e non riesco....Non voglio ridurmi con un bagaglio straripante come lo scorso anno.

Se non senti parlare il tuo cuore, ascolta il suo silenzio...

Le nostre anime sono una cosa sola
e se lo vuoi sapere
mai si separeranno.
Nell’alba splendida del tuo viso raggiante
ritrovo il mio cuore.

Lento é il mio corpo per mali senili,
ma la mia promessa salda rimane
sul chiudersi dei nostri giorni.

Inseguo nella notte una mia visione...
chinandomi con gli occhi aperti
sugli occhi chiusi dei dormienti,
confuso, smarrito, inconcludente
esito e mi fermo.
Nulla é smarrito, né lo sarà mai
non la nascita, l’identità, la forma,
nessuna cosa al mondo,
non la vita, la forza e le cose visibili...
il corpo pigro e vecchio e freddo
brace di un antico fuoco.

Il mio pensiero è come uno scrigno...contiene tutta la mia vita...non ho contato i giorni del dolore per la tua perdita...non li ho contati e ora vivo momento per momento, giorno per giorno; e tutto passa come fosse un’ora. Passa anche la vita perché si identifica nella vita di chi ci ha lasciati.

Vorrei credere in queste parole: “ Se si conoscesse il mistero in cui vivo ora, se si potesse vedere e sentire quello che io sento e vedo, in questa luce immensa, in questa pace infinita, tu ora non piangeresti. Come sono piccole e meschine le cose di un tempo, da questa sconfinata bellezza e da questo incanto...Mi è rimasto l’amore e l’affetto per te. Ci siamo conosciuti e amati nel tempo: è stato tutto così fugace e limitato! Pensami nelle tue battaglie quotidiane e nelle tue sofferenze, pensa a quando ci incontreremo in questo meraviglioso luogo, a questa fonte inestinguibile di gioia, pace a amore!

Bisogna cercare di scoprire il lato buono della solitudine: sentire il vuoto attorno fa paura e occorre mettere in opera tutte le strategie per colmarlo. Anche se la solitudine molte volte è un pò come ritrovare se stessi. Non sempre è negativo rifugiarsi nel silenzio, ma potrebbe servire a dare un nuovo senso alla tua esistenza. Penso queste cose ma non so metterle in pratica perché? Ci si può sentire soli anche con i propri figli o con la presenza fisica del tuo compagno: e anche qui si cerca sempre di riempire i vuoti della nostra esistenza e si cerca di negarla. Prendere atto della nostra solitudine ci obbliga a piegarsi su se stessi , a guardare alle nostre emozioni e questo ci impaurisce perché l’ignoto fa sempre paura. Anche se nella vita ci sono condizioni e momenti che ci fanno chiudere in noi stessi abbiamo paura di farne il bilancio. Di solito è improvviso o imprevisto come dopo un radicale cambiamento o la fine e la perdita della persona che ne ha fatto parte per tanti anni. Per superare questo bisognerebbe prendere consapevolezza dei tuoi limiti su ciò che potevi fare e non hai fatto. Accettare tutto con tanta indulgenza per te stessa. E dopo aver fatto i conti con il passato, raccogliere le energie e ripartire con un nuovo slancio. Imparare innanzi tutto a vincere la paura di non farcela...non trattenere i sentimenti...e non cercare continuamente sostegno negli altri...Guadagnare stima di noi e ripiegare su cose e interessi in attività anche solitarie, come leggere, scrivere guardare la tv: Quando sei sposata ti aspetti che grazie al dialogo il tuo compagno capisca comprenda le tue emozioni, le tue paure e ti aiuti nelle difficoltà; ma sentirsi soli con la persona accanto e sperimentare la solitudine matrimoniale è quanto più di profondo e terribile ci sia.

Quando capirai che la tua vita è fallita,questa sconfitta dapprima è difficile da accettare, poi non trovi più vie d’uscita . Anche se cerchi conforto e lanci messaggi avverti la persona distante, trovi indifferenza e ti senti esclusa dalla sua vita. Non serve nemmeno incolpare continuamente lui per le aspettative deluse e nemmeno serve fare confronti con altre coppie. Bisogna potenziare la capacità di risolvere i nostri problemi e metterci alla prova. Se poi la solitudine è derivata dalla morte repentina della persona cara, pensiamo a tutto con maggior malinconia ...Bisogna imparare allora a sentirsi vivi anche se non c’è più la persona che amavi. Perché più si è capaci di stare soli, meno si sarà soli. Recuperare la propria autostima e non incolparsi continuamente per come sono andate le cose, essere indulgenti con se stessi anche se il periodo è molto lungo da affrontare. Se si accetta tutto questo devi accettare anche i tuoi limiti, e se tendi a vedere che la causa degli obiettivi mai raggiunti sei stata tu, il senso di vuoto e della solitudine si aggraverà e puoi trovarti a fare i conti con te stessa.

L’evolversi degli eventi degli ultimi due anni mi fanno pensare molto e mi fanno capire che si può perdonare soprattutto per la fatalità di come sono successi. Ma ora che lo strazio di quei giorni si è un pò affievolito spesso mi domando “ avrei perdonato se fosse rimasto in vita?” L’umiliazione subita alle tue confessioni tardive, con quel tuo modo di comportarti sempre iroso o peggio scocciato, mi hanno distrutto. Sperando che con la vecchiaia arrivi anche la saggezza di saper perdonare fino in fondo, cerco di non fare i conti col mio passato perché è ancora più triste pensare al mio futuro...

Non vedo nulla
non sento nulla
non avverto nulla
non ricordo nulla
devo essere morto...

Speriamo che gli spiriti del passato non vengano più a trovarmi anche perché la vita di un tempo non è più ed io non sono più giovane...

Aspetta che si calmino le tempeste della tua vita,
non remare contro corrente,
non spingerti in acque impetuose,
guarda lontano da te.
All’orizzonte troverai una luce bianca
una luce di pace: mira a questa:
Qui troverai un posto sicuro dove
fermare la tua barca e dare un senso al tuo essere.
Sarai in pace con te stesso,
Scorderai le tempeste
aspetterai sereno i giorni felici che ti meriti.
Continua ad alimentare la tua anima
Scorda i dolori e i dispiaceri
nutri te stesso della dolcezza della vita,
perché in essa anche queste cose possono esserci.
Perché la nostra anima non perda di vista l’oceano immortale.

L’isola si dissolve in un puntolino lontano.
Le vele sono ferme e solo il rumore delle onde
rompe la quiete.
All’orizzonte si addensano le nebbie che si avvicinano.
Siamo in balia della corrente della vita.
Nulla ci spinge verso casa.
Aspettiamo inutilmente cercando di stare calmi.
A poco a poco la vela della vita
afferra il profumo del vento,
si gonfia come ad afferrare l’invisibile.
Seguiamo il suo corso
non più padroni del nostro destino
ma servitori del suo viaggio...
La gioventù promette felicità, la vita la realtà nel dolore...

Rassicurati io ti sarò sempre accanto
finchè il sole non ti escluderà
nemmeno io ti escluderò
e finchè l’acqua brillerà
e le foglie frusceranno
anche le mie parole
per te brilleranno

Questa notte mi alzo e mi avvicino ai cassetti dove tengo le fotografie...mi seggo e le guardo. Ripenso ai nostri giorni felici, a noi due soli, poi con le nostre bambine, poi con Giada e di nuovo sento addosso un macigno... apro un cassetto e ritrovo i fiori che mi regalasti tempo fa, ormai secchi, fragili e sbiaditi. Poi poichè questa è una delle notti dedicate ai ricordi, cerco e trovo la tua fede...la osservo... ha in sè la forza di un simbolo: il cerchio ed io lo so per certo che non avrei potuto mai averne un altro. Cerco le lettere, quelle che mi hai scritto in gioventù e quelle negli ultimi giorni prima della tua morte: anche qui le mani tremano; leggo e piango. Queste lettere che avrò letto più volte di quanto riesca a ricordare. So che un giorno le parole saranno illeggibili, ma spero che in allora non avrò più provato il bisogno di guardarle così spesso.

Oggi 2 marzo,

sto preparando la valigia perché presto andrò a Playa ...la guardo straripa ancora e peschi questo e quello per aggiungere e togliere... in compenso il bagaglio a mano è ridottissimo Partirò con il Lauda Air da Milano alle 12 e arriverò a destinazione dopo circa dodici ore... Poi penso che al mondo non sono certo io l’unica persona che ha paura di volare. Ne sono terrorizzata ancora adesso al solo pensarci. Non sono nemmeno grata alle compagnie d’aerei quando ti annunciano a quanti metri di altitudine sei: diecimila metri ed oltre... Anche se so che è un’informazione inutile non ci tengo proprio a saperlo. So già che siamo un bel pò in alto e che cadere da lassù sarebbe fatale! Nemmeno quando sali in treno o in macchina pensi a certe cose. (In nave non andrei per niente perché è puro terrore per me) Sento che l’aereo dapprima si muove lentamente, poi più forte poi troppo forte per restare a terra. Dopo un punto di non ritorno, terra o aria, ci si leva in aria. La città ti appare come un gioco di bimbi: strade, case, ponti e ...mare...poi le nubi avviluppano l’aereo e si sbuca dalle nuvole in un cielo azzurro e oro: pare d’esser soli lassù. In questo momento sei solo con te stesso e pensi: sono sola da quasi due anni e ti penso sempre tanto anche se a furia di pensare scopro qualcosa di tremendamente semplice Dopo più di 41 anni di matrimonio anche camminando fianco a fianco, vivi con una persona che non ha mai fatto per te. Da giovani ti attacchi a qualcuno e lasci che qualcuno si attacchi a te. Poi dopo anni e anni e dopo delusioni l’unico risultato è che la distanza fra voi due è insuperabile. Poi tenti di stare assieme, tanto sei vecchia, siamo vecchi, ma t’accorgi che i vostri tramonti non hanno luogo, per così dire, nello stesso universo. Non è che la pioggia o il sole cada in modo diverso su voi due. E’ piuttosto che quando piove per l’uno non piove per l’altro; quando brilla il sole per l’uno, per l’altro è nuvolo. I nostri elementi non si mischiano più ed è peggio che l’essere soli. Non si tratta di drammatizzare è così... ma di fronte alla morte tutto si scorda., perché entri in un periodo di vuoto , un vuoto in cui l’angoscia è terribile e lancinante e la solitudine è quella che è...

Camminare con te
Se dovessi essere il primo a morire
Non lasciare che il dolore oscuri il tuo volto
Sii coraggiosa nel tuo lutto.
E’ un cambiamento ma non un addio.
Perché come la morte è parte della vita,
Così i morti vivono nei vivi.
E tutte le ricchezze raccolte nel tuo viaggio,
I momenti condivisi, i misteri svelati
Il lento accumularsi dell’intimità serbata,
Le cose che ci fecero piangere o contare.
La gioia della neve splendente sotto il sole,
O il primo fremito della primavera
Il linguaggio senza parole degli sguardi e dei gesti,
Ogni cosa che abbiamo condiviso
Ogni cosa data, ogni cosa presa,
Questi non sono fiori che appassiranno
né alberi che cadranno o si disferanno,
E neppure pietra,
Perché la pietra cede sotto la pioggia e il vento
E possenti montagne si riducono a niente.
Quel che eravamo, siamo.
Quel che avevamo, abbiamo.
Il nostro passato unito in un eterno presente.
E così quando cammini nei boschi dove andavamo insieme
O ti fermi come facevamo sempre sulle colline
Quando con la mano cerchi la mia mano,
Quando la tristezza ti si insinua dentro,
Non muoverti.
Chiudi gli occhi e respira.
Ascolta il mio passo nel tuo cuore.
Non me ne sono andato,
Cammino dentro di te...

E’ notte e come sempre quando non riesco a dormire (per fortuna un po' più raramente) penso... dettagli e immagini della vita con te si imprimono nella mente. Senza giudicarli lascio spazio alla mente e penso a come è strana la vita nei suoi rito quotidiani e familiari e nelle sue innumerevoli svolte!

Mi alzo a vado alla finestra... il vento soffia forte e le luci della notte stendono come un alone violaceo alla città. Ritorno al caldo sotto le coperte e quasi subito proseguo con i miei pensieri come in una lunga strada, confusa fra le ombre della sera...sono sola non c’è proprio nessuno... ora sento il vento cadere ed è come un bisbiglio...questo bisbiglio che se non fosse arrivato dal vento, forse è stato dentro di me...

E’ impossibile conoscere il mio futuro: nessuno lo sa., e tentare previsioni se starò bene, se mi ammalerò è difficilissimo e impossibile. Se avrò da scegliere un bivio se non prenderò la svolta di sinistra è ovvio che sceglierò quella di destra: però quasi mai le nostre scelte hanno due alternative, perché ad ogni scelta della vita ne seguono altre tutte multiple, e così all’infinito. Per questi motivi e per altro nessuno può dire quale sarebbe stato il suo passato “Se” Dalle mie esperienze lunghe e complesse questo mio passato mi ha dato più fiducia in me stessa e più sicurezza perché i consigli di saggezza mi aiutano tanto a tirare avanti e a trovare la forza di resistere alla memoria di ciò che è avvenuto; e anche in questo può essere di conforto e sollievo. Le pene e i dolori della vita sofferti non si sommano per intero nella nostra sensibilità, ma si nascondono i minori dietro i maggiori. Quando allo stato di infelicità e per le sue molteplici cause, si dà un solo nome, fino a che questa abbia eventualmente e diminuire, ci si stupisce dolorosamente al vedere che dietro di questa ce n’è un’altra, e in realtà una serie di altre...

A volte per tutta la durata della notte, attraverso tutte le alternanze del sonno, la veglia e gli incubi arrivano (fortunatamente più di rado) vigila in me il terrore dei sogni. Cerco invano quando l’incubo stesso o il disagio mi sveglia, di districarne gli elementi che li hanno creati, di ricacciarli fuori dal campo dell’attenzione attuale in modo da difendere il mio sonno dalla loro intrusione . Ma non appena gli occhi mi si richiudono, ancora il mio cervello ronza e picchia incapace di riposare e fabbrica ancora fantasmi e sogni terribili...poi li disegna e li agita come sullo schermo di una tv. in bianco e nero...chissà? Per porre fine a questo mi rannicchio a sedere sul letto al buio e il sogno mi sta ancora davanti e benchè sveglia sono ancora piena della sua angoscia... perché tutto questo avviene? Perché il dolore si traduce nei nostri sogni continuamente. e costantemente? Poi mentre medito così cerco di approfittare della veglia per scuotermi di dosso i brandelli dell’angoscia precedente in modo da non compromettere l’eventuale qualità del sonno successivo. Sento dentro me al risveglio una pena desolata: è dolore allo stato puro, simile a quello per cui da bambini si piange. Poi apro bene bene gli occhi per avere la garanzia d’essere sveglia. Non ho più sonno, o meglio il mio stato è mascherato da una tensione e da un’ansia da cui non sono riuscita a liberarmi del tutto. Anche i miei giorni si somigliano tutti: cercare di insegnare alla mente e alle mani a fare qualcosa, qualunque cosa...

Cerco di dare un colpo di spugna al passato, anche se i ricordi sono insidiosi!

Tutto questo pensare e arrovellarmi non mi fa certo bene, nè mi aiuta. Ma la memoria è qualcosa cui non si può fare niente, non si può comandare...bisognerebbe diventare pazzi... ma chi mi dice che poi la mente si fermerebbe solo su cose che ti hanno fatto stare tanto male?... Per andare peggio, vada così. Spero che questi incubi spariranno del tutto...ora voglio pensare al mio viaggio, vincere le paure e rivedere la mia Chicca....

Nella nostra esistenza più o meno presto scopriamo che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si fermano anche su una considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. Le cose che impediscono alla realizzazione di entrambi i due casi sono della stessa natura umana, nemica dell’infinito. Vale a dire l’insufficiente conoscenza del nostro futuro . A tutto si oppone la sicurezza della morte; questa si’ che impone un limite a tutto: a ogni gioia e a ogni dolore.

Poi il tempo passa goccia a goccia...

Una piccola cresta di schiuma
che s’annerisce e si sfrangia
quando l’onda torna a casa...

Playa 12 marzo,

Sono arrivata e devo dire che nonostante le mie paure esagerate, è stato tutto facile e per niente brutto: mi sono rilassata e se anche le ore sono state tante, con più persone mi sono distratta .. Decollo e atterraggio è stato proprio una cosa da niente. All’arrivo ho trovato Chicca proprio bene...abbiamo parlato e parlato e poi stanca morta sono in hotel a dormire. Qui lo chiamano Hotel della Palma, ma è una stanzetta con bagno senza pretese, ma pulita e comoda. I colori, i suoni e il mare è meglio di come lo ricordavo e fa anche un bel pò caldo...La mia prima giornata di mare è trascorsa così...scotennamento ai piedi in cui ho dimenticato la crema solare e colori a strisce e naso come un peperone...

Abbiamo fatto una bella passeggiata su quella sabbia soffice e fresca. Ci sono tantissimi turisti italiani e americani. Sono spuntati negozi e centri commerciali dal nulla perché la città cerca di espandersi molto. La sera ho mangiato tanto pesce da scoppiare: ora vado a riposare!

E’ un po' di giorni che la mia vena di scrittrice fa acqua: sarà per il sole, per il mare, per tutto sto caos di colori che la sera sono k.o. e dormo...

Sarebbe bello poter dire un giorno che sono uscita dal cupo bosco del mio passato sapendo che: l’amore cresce dal ricco humus del perdono, e poter unire tra loro il mio passato e il presente sarebbe il massimo...

Playa 25 marzo,

c’è un cielo azzurrissimo qui e vado al mare ad arrostirmi... Ho telefonato a Lisa e Giada...anche loro adesso mi mancano...ma devo conciliare o di là o di qua e ci sono migliaia km. di oceano...

Solitudine e vuoto ecco le tue cose che mi terrorizzano. Dolore e sofferenza, da cui ci si deve difendere e proteggere, paura e tristezza.

Allontanando tutte queste cose da noi, forse si raggiungerà quel po' di appagamento per essere sereni. Che si tratti di un passato remoto o di stamattina spesso le nostre esperienze si aggrappano a noi e occupano tutto il nostro spazio mentale. Non serve rimuginare sul passato, vivere di eterni rimpianti, perché quasi sempre la rabbia verso noi stessi ci blocca. Non bisogna fissarsi su qualcosa che non esiste più e non continuare tenere in vita qualcosa che è morto. Intasare il nostro cervello di cose “non più” impedendo di pensare a cose nuove perché la realtà a volte è sempre più ricca di cose imprevedibili. Convincersi che il nostro passato è una “zavorra”.

Anche se nella nostra vita a volte sbandiamo, e non sappiamo più chi siamo e dove siamo, facciamo molta fatica ad uscire da tutto questo è come essere in un labirinto senza uscite. Quasi sempre siamo disorientati quando una persona cara scompare. Ci sentiamo stranieri nelle nostre abitudini. Tutto ciò ci spinge a perderci, ed allora ecco due sentimenti che prendono il sopravvento: il vuoto e la disperazione. Lottiamo contro di essi con tutte le nostre forze e poi cominciamo a crollare...poi ci si arrende...La disperazione porta al vuoto, un luogo senza tempo. Poi dentro di noi arriverà una energia pura, pronta a venire alla luce: basta semplicemente farle posto, e farla affiorare. Anche se non si sa, dentro la nostra disperazione nelle profondità del nostro essere c’è la gioia della vita: essere vivi. Anche se non si può negare la disperazione provata perché troppo forte, all’interno di questa c’è sempre un luogo, uno spazio in cui provare un pò di gioia per la vita...tutto è possibile anzi necessario... Quando tu te ne sei andato il dolore è stato lacerante, una sensazione di vuoto insopportabile: per la prima volta mi ritrovavo completamente sola: Per quasi due anni ho vissuto una vita che mi pareva inutile: esistevo solo per tenere in vita la tua memoria, vivevo solo al presente. Poi piano piano ho scoperto in me come una voglia di vivere, di rilassamento, si sensazioni scordate. All’inizio mi pareva di tradirti, io così viva senza te. Io che sto abbastanza discretamente anche sola. Ho preso coscienza di me stessa, ho fatto una specie di “lifting” mentale alle cose brutte e spiacevoli. Poi mi sono detta “E’ tutto O.K.” e anche se ogni tanto, sempre più raramente una vocina mi dice che non è vero, l’accetto e non mi serve più cercare di sotterrare le emozioni negative e tutti i disagi passati che tornano a galla, ma li accetto per come sono. Accetto i cambiamenti della vita e la vedo per come è, senza forzature e senza conflitti.

A volte il terrore mi prende ancora, ma cerco di non resistere di fronte alle paure e ansie. Se cerco di non controllarle, piano piano diventano parte inutile di me. Poi vedo che esse non mi assalgono più per distruggermi, ma lasciano spazio per insegnare un valore profondo a tutti: la fragilità.

La maggior parte delle nostre sofferenze dipende dal fatto che a volte e per la maggior parte riempiamo la nostra vita di cose inutili.

Mi viene in mente che il giorno 8 di marzo per la festa della donna, affacciandomi alla finestra e posando lo sguardo in strada dove c’è una piccola aiuola, vedo un piccolo albero di mimosa. E’ tutto fiorito... mi viene in mente e da sorridere al ricordo di quando tu in questo giorno arrivavi col tuo mazzolino di mimosa e con un’espressione un po' del maschilista che ha dovuto cedere ad una festa tutta femminile, me lo porgevi. Quasi sempre a me in casa quel profumo penetrante dava fastidio, ma pensando di non offenderti lo accettavo... L’8 di marzo arriva ogni anno; ma sono gia’ due anni che non c’è niente da festeggiare...

Questa notte qui a Playa ti ho sognato: eri sul letto di casa nostra morto...avevi un viso sorridente e forse mi sorridevi dall’aldilà. Ho pensato che dicessi “ è stata la vita purtroppo corta per me...volevo stare con te ancora un pochino, nonostante il dolore... ricordo i nostri pranzetti e la nostra campagna...in questo tuo sorriso beato ho letto anche tante altre cose...speravo che vivessi oppure soltanto che fingessi. Ho pianto e con tutto le mie lacrime prendo il tuo viso e ti stringo a me. Non ti dimenticherò mai, la tua testa d’argento, il tuo sorriso... Al risveglio un malessere infinito, un dolore alle testa allucinante ed un cuore piccolo piccolo... nei sogni difficilmente di premiamo ma ci puniamo sempre! Importante è seminare poco, molto, di tutto e tutto il grano della speranza per avere energie da affrontare le battaglie della vita. Seminare il coraggio per tirare avanti, seminare la tua fede per le più piccole cose per i nonnulla. Aver fiducia e ogni chicco che crescerà, arricchirà la tua vita e il tuo cuore...

Robert Anderson scrive:
La morte pone fine a una vita ma non
pone fine ad un rapporto che nella mente di
chi sopravvive continua a cercare una
soluzione che forse non troverà mai.

Poi c’è il soffrire, poi un intontimento unico, poi lo strazio inizierà. Prima mi sono arrabbiata, in casa tutto evocava te. Le cose di una vita scelte insieme. Poi mi sono abituata ai pasti (quasi mai pasti ma impiastri di cibo, uno qualsiasi) in una cucina troppo silenziosa, in una casa con troppo silenzio. Mi sono addestrata a dormire in questo letto desolatamente vuoto. Poi ho aperto l’armadio con le tue cose: li c’era tutto quanto ma tu no. Non so dire cosa provavo guardando tutto, mi pareva che se toccavo un abito, un maglione avrei potuto sentire una piccola parte di te viva, lì....Ho messo tutto in valigia e ho portato via tutto, tranne due abiti: quelli nuovi perché guardandoli non li immagino indossati e non ci sento il tuo odore. Poi altre emozioni: rabbia, collera, irritazione e poi confusione. Le spiegazioni per le cose che facciamo sono sempre molte e complesse. Salvo che le decisioni veramente importanti vale seguire il nostro inconscio...

Una canzone che ebbe tanto successo nel 1689 dice così:

quando giacerò
giacerò nella terra
possano le mie paure non affliggere
non affliggere il tuo cuore...

E’ indubbiamente una bella canzone inglese e che questa volta riesce ad esprimere qualcosa in parole. La cantava una cantante che con una voce unica e fantastica, narrava la morte di Didone, regina di Cartagine: era Sheila Merrit una cantante splendida...

La nostra anima subisce sempre incisioni dolorose. Questo l’ho quasi sempre saputo, ma mi sono chiesta per tanto tempo (forse troppo) cosa avrei trovato dentro essa.

Nell’oscurità della stanza di notte mi abbandono spesso ai ricordi anche quì... A volte solo per far passare queste ore notturne di insonnia. Talvolta mi chiedo cosa sarei se tu fossi ancora in vita...e quasi sempre mi rispondo...sarei anch’io viva...

Perché incontrando la morte non si può fermare

Ella dolcemente si ferma per noi...

Tento di chiudere gli occhi, li riapro e a volte prima di addormentarmi in un barlume cerco di afferrare la verità sulle ferite della mia anima: alcune sono ancora aperte; altre si sono rimarginate, ma lì la pelle è ancora molto delicata.

La vita ha un suo fascino particolare: le luci, i colori, l’inesauribile fantasia delle nostre vicende, il miracolo dell’amore e dell’aver figli; potente è la vita come la morte, solenne come il trascorrere del tempo; alla morte non ci si può sottrarre Tutto quello che c’è stato di sbagliato nella mia vita e sull’incapacità di difendere quello che ho amato, e cercare di trovarne le ragioni è del tutto inutile. Molti dei miei dubbi, supposizioni e sospetti se non proprio erano esattissimi, si avvicinavano sempre alla verità.

Ognuno di noi oltre che ad un angelo custode ha alle costole un diavolo, fino dalla nascita. Voglio sperare che il mio non sia il più perfido. Voglio augurarmi che dopo il cancro che mi ha messo addosso a tradimento, mi lasci ancora un pò in pace, a sua discrezione, ma possibilmente un po' a lungo. Sono quasi quattro anni...In allora pensavo che la mia malattia poteva avere dei vantaggi provvidenziali: la malattia è la chiave per aprire certe porte. Infatti certe porte si aprono solo agli ammalati, perché la salute non ci permette di capire tutto. La vita in ospedale, anche se breve, è istruttiva, insegna la varietà delle miserie e familiarizza col dolore. E così in quei momenti di totale silenzio, mi lasciavo andare alla fantasia di fare progetti futuri con te. Quando tutto ciò sarà finito progetteremo i nostri domani, risolveremo i nostri contrasti. Il peggio è passato: in gamba, allegra...

Poi poco tempo dopo la tua malattia, devastante opera non di un diavolo solo ma di cento. Dopo ore di camera operatoria tra tagliare e cucire ecco finalmente che esci. La sola idea che quel carcinoma che avevi era stato rimosso era un pò di consolazione. Poi cominciasti a muoverti, a camminare, anche se camminare era spingere davanti a te un alberello metallico con tanti contenitori. Sorridevi tu, e cercavi di non compiangerti anche se vedevi la tua condizione. Una condizione proprio grave come seppi in seguito; non risolvente, nefasta... tu non dubitavi di niente e dicevi “Bisogna immergersi fino in fondo alla vita, per uscirne vincenti”.....hai perso!

Tu solo, pensi, la tua valigia dei sogni
si è fermata; il tempo non conta
basta guarire.
Tu solo, pensi, il tuo addio ci ha
commosso; hai coraggio, non più paura.
Forse a me ritornerai,
domani più forte
senza più male addosso.

Poi lucidamente pensavo che tu capivi e sapevi tutto con quella specie di malizia sorniona che è propria di chi si lascia ingannare dalle apparenze: era vero, forse al momento il peggio era passato, ma capivi anche che tutto ciò era solamente provvisorio.

Nel profondo del tuo cuore hai la
serratura che apre la tua anima.
Con la chiave aprirai questa serratura
e se nel tuo cuore vi è pace avrai pace.
Se nel tuo cuore vi è guerra
la guerra squarcerà la tua anima.
Alla pace cui hai rinunciato
troverai un’anima svuotata e tormentata.
Ma quando arriverà questa
la tua anima svuotata tornerà a donare amore
e perché su di lei non cada l’oblio completo,
non piangere la triste sorte della tua vita
perché da quanto hai donato
avrai il tuo cuore colmo di pace a amore.
Serbare i ricordi perché non muoiano

perché non abbiamo vissuto invano
di ciò che fu fatto e perché fu fatto.
Anche se al pensiero il tuo volto è bagnato dalle lacrime,
serbane ricordo anche quando il cammino sarà compiuto...

Chiudo gli occhi e inseguo puntigliosamente i ricordi: cerco di fissare in chiara sequenza i fotogrammi che si affacciano nitidi e isolati, gli altri quasi sbiaditi, senza un filo logico che li tiene uniti. A volte per collegarli è una cosa piacevole, pur soffrendo un po' per dare un ordine alla memoria. Poi con una serie di momenti e situazioni cerco di nutrire la memoria dell’assenza di chi non c’è più, ma è ancora lì dentro di me. Nella vita ci sono stati momenti difficili, ore inquiete e dolorose durante le quali ricordare era per me un po' il modo di salvarmi, difendermi per cercare di vivere al presente e a volte dal passato cercavo di prendere le forze con una spontanea necessità. Stare sola in questa casa significa pensare a te. Per rivivere il nostro tempo. Rivivere? Poi mi guardo attorno: che silenzio e che vuoto! Eppure è qui che voglio rimanere: penso alla morte ; forse allora cesseranno le mie paure e penserò un po' stupita che è arrivata un po' troppo presto.

Non siamo noi a portare i nostri pensieri e i nostri sogni che sono anche i nostri pesi, ma sono loro che ci spingono e muovono e il vento della loro forza e della loro malinconia ne guida la danza.

Mi piacerebbe un giorno poter dire sto meglio quando dormo, non ho più incubi; anche se penso che i nostri sogni sono la proiezione di quello che abbiamo trascorso. Il solo modo per risvegliare la ragione o la fantasia è anche leggere. Io leggo di tutto e mi piace tutto. La mattina il risveglio nasce per me solitario e per farmi compagnia richiamo i fantasmi del passato. Essi a volte mi gravano sul cuore e allora devo imparare a chiudere dentro me pensieri e sentimenti che non mi costringano così spesso a giudicarmi. E’ un modo anche per ascoltare me stessa senza soffrire; mi porta a sentire tutto in superficie, a galleggiare sulle cose, sulle immagini della memoria e della fantasia. Così all’improvviso tutto perde quegli spigoli che danno dolore; tutto si smussa e diventa uniforme come il susseguirsi dei giorni. Anche se questi sono stati percorsi da lampi, temporali e piogge alla fine nella memoria resta soltanto un grande e malinconico cielo grigio.

Comincio a prepararmi, voglio uscire, voglio andare in libreria. Forse leggendo altre storie dimenticherò per un pò la mia. Perché la sofferenza che comporta la mia stessa storia non posso addebitarla a nessuno: è mia, mi tocca, e bisogna che mi abitui ad accettarla. Quando chi abbiamo amato non c’è più, non si ha per qualche tempo alcun interesse vitale. Poi con quieta dolcezza penso a un modo di morire come quello degli animali. Perché dicono che gli uccelli si buttano giù per morire? Me lo sono chiesta tante volte ma non so se è vero. Non ho mai trovato uccelli morti ai piedi degli alberi: penso che essi volino in alto, sempre più in alto, fino a perdersi nel cielo.

L’angoscia genera angoscia, la felicità chiama la felicità, la calma la calma. Mi chiedo quanti buchi neri devo colmare del mio passato. Bisogna che sia forte e che mi aggrappi a quel pò di futuro incerto che mi offre la vita.

Nessuno ti ascolta per davvero ognuno di noi sente solo se stesso e finisce per distruggersi nel grigiore della vita. Però c’è sempre qualcosa di più che “ i fuscelli della vita” o le “punture di spillo” della nostra anima. Chi ci ama forse capirà.

Anche qui a Playa il tramonto è il momento più di ogni altro segnato dalla malinconia di tutti i tramonti che l’hanno preceduto e si ripeteranno: muore col sole tutto quello che era possibile e non è stato. Cose morte e non ancora seppellite rivivono nella mente, svegliano i sogni e assopiscono i pensieri. La nostra mente si popola della folla dei morti e dei vivi che abbiamo nel cuore. Il conto del tempo è quello di ieri, e desideri e rimpianti si confondono.

Il silenzio restò mite custodia
delle memorie: tutto sogna e tace.

Ricordo la mia insicurezza degli ultimi tempi: mi sono sentita fragile come mai. La verità era che sono sempre stata in fuga da me stessa. E’ sempre stata una tensione continua e unica. Mi bastava un niente, uno sguardo malevolo o ostile da parte tua, una parola detta male e tutti i buoni propositi che cercavo di costruirmi crollavano miseramente trascinandomi con loro. Soltanto il dolore dura e la caduta nel dolore è senza fondo; i rancori interessano soltanto me e sono comunque incomunicabili.

Ho il pensiero del giorno in cui te ne sei andato: Ho di quelle ore una memoria affannata che mi fa soffrire ancora adesso se appena riemerge in me il confuso sovrapporsi dei volti e delle voci. Cerco di liberarmene e dopo una notte di sonni inquieti cerco di scacciare anche il ricordo e di impedirne il flusso per non portare con me fra il velo delle lacrime l’angoscia di quei momenti. Vincere l’angoscia della morte. La mia vita e la tua vissuta ha resistito parecchio all’urto degli anni. Passo in luoghi dove eravamo soliti andare. Sento delle voci in alto su tutto: la mia e la tua che non tace mai in me. E’ forse un mistero terrestre o celeste quello che provo adesso? Vorrei potertelo chiedere: forse tu la sai già!

Nella vita a due solo uno ad un certo momento soffre, uno solo sa. La forza e la speranza nel futuro era nata dallo scambio dei pensieri, di gesti quotidiani, di programmi condivisi! Poi ho davanti agli occhi le nostre scenate, le parole rabbiose. Poi quella parola : delusione... Delusione di perdere l’immagine della persona che ho amato. Mi sono accorta con stupore che piano piano ti sei allontanato da me ed io stavo ad aspettare te come ti ricordavo. Poi le tue confessioni di sesso senza amore. Questo non lo capirò mai e non l’ho capito allora. La gelosia è brutta. Poi la stanchezza di tutta la vita la sento che mi pesa sulle spalle. Non ho più voglia di lottare con fantasmi a volte inventati solo da me. Poi tu mi convincevi che non dovevo allontanarmi. Per non soffrire avrei dovuto guardare l’immagine di me senza rancore, quel rancore che nasce dalla sofferenza e la altera. La mia stanchezza è arrivata ad un punto estremo: l’ angoscia e l’umiliazione. Non volevo più piangere, ma la gelosia, l’invidia, la collera e le umiliazioni e la malinconia erano compagne troppo tristi. L’orgoglio era una parte di me e lo è sempre stato come l’amore, il rispetto degli altri, la dignità, la debolezza, la gelosia e la collera. La disperazione e dissociazione erano il male, il castigo. I peccati commessi più grandi in me sono stati la dolcezza forse data poco, la cecità e l’ottusità della mia mente. Ho peccato in parole precipitose, colleriche, opache e senza senso.

Sono le tre di notte e non riesco a chiudere occhio. E non riesco nemmeno a capire che cosa è tutta questa iperattività del mio cervello. Così mi alzo . Cosa voglio dimostrare a me stessa? Che forse tutto questo mi serva a non sentirmi morta dentro? Sono proprio brutte parole per una che forse la morte l’ha vista davvero vicino. Ma questa al momento non è una cosa corporea ma è l’animo. Poi penso che forse se il tempo ce lo avesse permesso avrei avuto da te la tenerezza della vecchiaia, la tranquillità dell’appoggiarti a qualcuno. Ma forse penso avremo avuto ancora i nostri litigi, il nostro non capirci mai con incomprensioni a volte sciocche e inutili. Mi viene da sorridere perché se avessimo avuto modo di invecchiare di più assieme avremmo passato la vita a farci dispetti come i bambini, a brontolare eternamente e forse ad arrivare ad odiarci. Mi viene in mente un film visto anni e anni fa: “La guerra dei Roses” : la vita di due sposi che si sono amati dapprima e poi odiati talmente tanto che dopo un’ultima litigata furiosa, finita imprevedibilmente in tragedia, moribondi non ricordo se lui o lei, in un ultimo slancio d’amore, ha cercato di prendere la mano dell’altra. L’odio ha prevalso sull’amore perché ognuno ha ritirato la sua. Forse esagero a pensarla così, ma certo è che ultimamente la nostra situazione era peggiorata di molto ; anche durante la tua malattia, quasi mi sentivo esclusa da te. Lo so che soffrivi molto, ma se nel tuo soffrire facevi partecipe anche me non era meglio? Se mi davi un posto nel tuo cuore non saresti stato più sereno?

Dostoyeskj scrisse “soffro ma non sono più vivo” Sono una x in una equazione indeterminata. Sono una sorta di spettro in vita che ha smarrito l’inizio e la fine”. Penso che l’abbia scritto per descrivere la disperazione che a volte ci prende l’anima o forse per insinuare il terrore nei cuori di tutti e per persuaderli a credere in Dio. A volte soffriamo per nulla. Quello che a volte noi pensiamo sia sensibilità è il più raffinato dei terrori; perché la morte è l’unica vera tragedia. Della mia vita a volte dolorosa, il futuro non può liberarmene...poi mi dico che sì soffro ancora tantissimo, ma sono viva...

Ti ho amato tanto e talvolta ti ho anche odiato. Mi manchi tanto, ma tendo a santificarti perché sei morto. Eri senz’altro una persona affascinante, ma vivere con te a volte era faticoso. Non eri perfido, ma neppure perfetto come tendo a pensarti. Ho vissuto con te 43 anni della mia vita e se avessi potuto ne avrei vissuti accanto a te altrettanti. In un matrimonio come il mio, burrascoso, pieno di imprevisti e a volte frustrante, io e te abbiamo continuamente lottato. Non eri nè fedele nè tollerante. Nonostante tutti i tuoi difetti (e i miei) mi manchi sempre di più...

Dormi serena nella tua stanza
chiunque tu sia
e non consentire al triste passato
di disturbare il tuo cuore quasi placato.
Dimentica te stessa e tutto il mondo
Accendi ogni abbagliante luce
le stelle vegliano lassù
Dormi perciò serena. Buonanotte...

Mi abbandono sul cuscino. La lancetta dell’orologio segna le quattro di notte ma il sonno ancora non viene. Le stelle vegliano dall’alto penso dormi serena....Non questa notte...Mi domando come sarebbe stata la mia vita se non avessi sposato te. E ancora di più come sarebbe stata la tua in tutti questi lunghi anni?

Se l’erba avvizzisce le radici non muoiono
E quando viene primavera, la sua vita si rinnova.
Solo il dolore, finchè ne restano le radici,
rinasce da sè, anche senza primavera...

Oggi 27 marzo,

Stanotte ti ho sognato...ero a cena con persone sconosciute e avevo appresso tantissime borse... ero felice perché sapevo che dopo questa cena t’avrei rivisto. Infatti finito di cenare mi sono inoltrata per un lunghissimo corridoio dove finiva in un gran piazzale. Era proprio enorme ed io stanchissima per tutti quei bagagli appresso mi domandavo cosa facessi li...poi improvvisamente ti vidi da lontano....Ci corriamo incontro e abbracciandoci mi dicevi che non m’ avevi dimenticata e che mi volevi tanto bene. E’ durata molto la nostra gioia, poi però mi hai detto che dovevi lasciarmi perché avevi promesso che quando sarebbe scaduto il tuo tempo saresti andato via.... Piangendo ti dico di metterti nella più grande delle mie borse e che io ti avrei nascosto e portato con me...piangevi tu ma senza dire altro ti sei allontanato. Mi sono svegliata angosciata e piangente e guardando alla finestra ho visto che pioveva... un acquazzone come avvengono spesso qui a Playa, ma che poi si risolvono di solito in nulla...infatti dopo poco tempo è tornato il cielo stellato. Alzando gli occhi mi pare di vederti nella stella più luminosa...

Uno dei misteri più grandi è che c’è in noi uno strano essere, da alcuni chiamato mente da altri anima, che ha uno strano effetto sui nostri corpi e sulla nostra mente.

La vita è un appuntamento col destino...

Quando il passato torna a galla, il presente è minacciato e quella poca sicurezza che si è acquisita sfugge: bisogna cercare di vedere sempre gli aspetti positivi della vita

Mi sento come quando, non tanto tempo fa, avevo paura del buio ed ho scoperto che il buio sono io...

Notte d’inverno di neve ammantata
tra queste montagne ti culli beata
ma il freddo è tremendo, mi gela la schiena
luce al mio cammino la sola luna piena.
Ho paura, lo sento, succederà qualcosa
è il prezzo per chi spingersi lontano osa.
Un rumore di zoccoli, un sussurro improvviso
Una torcia ora illumina il tuo bel viso.
Chi e? Apparso come per magia
sembra quasi cercarmi ed indicarmi una via.
Oh no, troppo difficile parlare
meglio tacere e continuare a sognare.
Lo seguo passo passo, guida inaspettata
giù per il pendio di questa landa desolata.
Dove mi conduci misterioso straniero?
A cosa pensi in groppa al tuo destriero?
Ma arrivati ad una locanda incalzano gli eventi
e mi sento smarrita tra occhi indifferenti.
Storia assurda, stanze arcane
speranze infrante e vane.
Mi sento già sola tra queste persone
lo vedo soffrire ma non so cosa fare
vorrei stargli vicino e poterlo consolare
ma quando mi guarda ho il batticuore
mio rifugio è la calma interiore
Perché è così bello averti accanto?
La mia gioia si serra ed è silenzio soltanto
quante cose per me non hanno ancora un nome
quanti “perché” e quanti “come”
Com’è difficile vivere da vagabondo
specie tra i pericoli di questo folle mondo
E non riesco a dirti “Fermati! ti parlerò adesso”.
Non posso fermarlo se sta cercando se stesso
prigioniero tra le note di questo mio canto
un dolce ricordo, un segreto rimpianto!

Tra qualche giorno sarà il mio compleanno: 66 anni! Quanti compleanni: aggrotto la fronte e cerco d’ allontanare i ricordi. La nostalgia è la mia più gran debolezza. Potevo e posso continuare a guardarmi indietro: è cosa da vecchi! I ricordi rimangono dentro di noi per tutta la vita, come i sogni e i fantasmi, anche se so che forse è venuto il momento di mettere via tutte le incertezze, di cominciare a segnare il passo perché d’ anni non ne avrò più molti. Forse per me il peggio è passato e forse nulla sarebbe potuto essere così terribile. I giorni sfuggono e un senso di disagio e di gelo mi cala addosso come un peso. Tutto quello che è stato fatto tempo addietro è soltanto un inutile carico d’ emozioni a volte distruttive. Risentimenti, sfiducia, slealtà da parte tua e per me sofferenze. A volte provo conforto nel ritrovarmi con le mie amiche: sorridere, chiacchierare, nascondere i miei timori. Poi mi viene da osservarmi e mi vedo per come sono: una vecchia o quasi. Poi mi sento anche all’improvviso stanca, tanto stanca. La stanchezza può giocare strani effetti sulla fantasia e così al di là dello specchio vedo un’altra me stessa: non molto bella, con i capelli scuri, ma senza rughe, carica di energia, piena di voglia di vivere...e accanto a questa donna ci sei tu... Per un istante mi pare che tutto sia reale, nitido. Poi svanisce tutto e torna la solitudine.

Penso a te e provo una certa sensazione di quasi conforto: in questo momento non sembra che tu sia così lontano. Non mi sento più infelice, offesa, sperduta, carica di risentimenti. Forse nella mia vita ho cercato sempre qualcosa che non esiste: la perfezione nell’amore; ma amare significa anche non trovare questa perfezione, ma perdonare terribili difetti.E’ tutta questione di compromessi. Poi ci sono le promesse e queste spaventano perché la paura è la ragione peggiore per fare qualcosa o non fare nulla.

Abbiamo una vita sola e nessuno ci offre una seconda possibilità; se ci si lascia sfuggire qualcosa fra le dita è perduto per sempre...e poi si passa il resto a cercare di ritrovare qualcosa che non c’è più. Dopo un po' viene il giorno in cui si capisce che è tutto inutile, soltanto una gran perdita di tempo.

Dicono che chi scrive s’ aggrappa alla penna come un cieco al suo bastone! Sorretti da questa cerchiamo d’ attraversare la difficile strada che ci è dato di percorrere e non sempre ci s’ accorge che dietro di noi altri ci seguono smarriti. Dalle parole oscure o chiare, amorose o disperate, ci si specchia e a volte pare di parlare alla nostra solitudine. Scrivere da un rapporto forte con le cose che contano, con le emozioni, con i pensieri profondi e a poco a poco il senso di vuoto che a volte troviamo in noi e il senso d’inutilità, sfiorisce. La speranza che la nostra vita non è stata scritta una volta per tutte, come ci appare nei momenti più neri e più duri.

La speranza è un sogno che si fa da svegli...

Se sognare è a volte un po' pericoloso, la cura non è smettere, ma sognare ancora di più, sognare tutto il tempo... (M.Prout)

Il sogno è per lo spirito ciò che il sonno è per il corpo...

Ho fatto di recente una scoperta: ho scoperto il cuore degli amici...esso è generoso più generoso di quanto si pensi. Ci sono amici che con un gesto, una parola fanno del bene, danno affetto e comprensione e questo fatto m’ inonda di una completa gratitudine...

Ci vuole molto coraggio per cambiare ciò che non va nella nostra vita. Ci vuole una terapia dell’anima...ed allora serve inventarsi fiabe che cerchino le risposte che ci servono.

Molte volte la nostra vita è gravata di fardelli pesantissimi, macigni, che ci obbliga a portare pesi e quant’altro rischiando di farci perdere l’equilibrio e soccombere. Questi fardelli sono le responsabilità, le delusioni, le amarezze, i rimpianti e i dolori. Ce ne facciamo carico sperando che diventino leggeri fino quasi a scomparire. A volte siamo noi che non vogliamo inconsciamente liberarcene perché siamo attaccati alle nostre idee, ai nostri sistemi di vita che ci fanno pensare sempre in negativo. Poi ci sono, se si è fortunati, i fardelli leggeri, quelli che non pesano, anzi ci fanno pensare di volare: la gioia, e la felicità. Questi purtroppo durano poco e anche se vorremmo non staccarcene c’è sempre un momento in cui per un motivo o per un altro ci gravitano addosso dispiaceri e dolori. Tutto sta nel cercare di prendere la vita il più discretamente possibile.

E’ un po' di giorni che non riesco a scrivere: sarà per tutto questo sole, questi colori, questo mare, questo caos di gente che la sera sono k.o. e allora dormo...

Nonostante tutto ogni tanto mi vengono in mente le esperienze vissute nei mesi precedenti la tua malattia...la mia depressione. Ora come ora non m’ interessa più esplorare quello che ho provato allora o cercare di rivisitare il mio “Museo del dolore” personale oppure il mio “Santuario della giustificata indignazione”. Anche se prima o poi noi tutti siamo i così, si fa per dire, curatori di luoghi del genere, ci sono persone che sono curatori molto più che scrupolosi della sofferenza e dell’ingiustizia patita. Innalziamo monumenti alla sofferenza nostra rivisitata più e più volte, alle nostre non meritate ingiustizie e poi naturalmente il santuario che ho eretto attorno a te. Ora di questo non provo più grande dolore tranne qualche momentanea esposizione vulnerabile della mia anima anche dovuta a volte a collera per come ho lasciato andare le cose .

La nostra vita è come un fiume, non come una serie di stagni o pozzanghere isolate. Scorre davanti a noi: scorre dal passato attraverso il presente e nel suo viaggio verso il futuro. Solo nel senso più stretto noi nasciamo da giorno in cui usciamo dal ventre materno. Ma se è vero che nasciamo dal passato sia geneticamente che sperimentalmente, siamo connessi al suo fluire.

Devo dire che quando manca una persona cara che ha fatto parte per così tanto della tua vita il lutto è un processo molto doloroso. Si viene a patti con la perdita attraverso una serie di piccoli passi e si affoga dapprima poi ci si dice o.k. adesso bisogna andare avanti. Attraverso questo processo molto complesso, che comporta passi avanti e indietro e una serie di passettini alla volta non sempre tutto è gestibile e prevedibile. Ma nel frattempo si vive. Ci si adatta alla realtà della morte vivendo la propria vita. Sogni o non sogni Indubbiamente la rabbia iniziale se ne è andata e al suo posto si è installato un senso di impotenza, e di sfinimento: dolore o non dolore bisogna ricominciare a vivere.

Come sarebbe bello poter dire un giorno che sono uscita dal cupo bosco del mio passato sapendo che l’amore cresce dal ricco humus del perdono, e poter unire tra loro passato e presente sarebbe il massimo...se solo ci fossi tu....

Oggi 30 marzo,

Anche il crepuscolo qui è splendido: è quell’ora in cui il cielo è sospeso tra il giorno e la notte... Oggi abbiamo fatto una camminata di circa due ore sotto il sole cocente e con un vento fortissimo , ma tiepido e caldo...la sabbia è fresca e camminare è bellissimo in questo mare caldissimo e turchese.... Sono tornata a casa stanchissima dopo aver mangiato una schifosissima insalata e un frullato buonissimo....ero frullata proprio a dovere..

Ho letto una frase da qualche parte: Come si può vedere il fondo limpido delle acque se non si smette di turbare la superficie? Tutti abbiamo un passato più o meno bello a volte scordato a volte presente come non mai, che danza alle nostre spalle. La gioia ha un suo odore e anche la tristezza. Ci si ferma, si chiudono gli occhi per respirare un odore. Poi uno solo fra un milione di altri lo aspetti e viene. Le pene dell’anima, si curano da sole con il tempo: E forse ci si troverà diversi, esattamente come dopo un trasloco: si portano su dalle scale oggetti, libri; si comincia a posizionare i mobili, si riempiono i cassetti e si butta tutto quello che non serve più: le medicine scadute, i vecchi liquori, le scarpe vecchie, la scopa vecchia...e le illusioni! Mettendo in moto la macchina dei ricordi mi accorgo che ad ogni stagione della mia vita corrispondono ormai immagini sbiadite e sfocate. L’infanzia col dolce sapore di mia mamma, l’adolescenza con gli studi e le poche amiche che avevo. Poi c’è il profumo di nuovo della mia prima casa e quello caratteristico del borotalco collegato alle mie figlie: I momenti difficili li ricollego con un odore acre, pungente e sgradevole: meglio dimenticare. O almeno ci provo. Tanti sono i profumi della vita: allegria, energia, speranza e passione. Quando ricordo so che una parte di me ha ancora sedici, trenta, quaranta e sessanta anni e ogni età che ho avuto in vita mia....

Anche qui ogni tanto mi assale l’onda nera della malinconia, mi raggiunge e mi pare che quel che resta della mia vita mi cada addosso. Cerco allora di appoggiarmi meglio al cuscino dove vorrei posare anche i pensieri. Penso che forse avrei dovuto penetrare con loro in un destino di riserva dove tenere allineate bene in ordine tutte le cose accadute:. Cerco di tirarmi indietro ogni giorno fino a pensare a quando piccolina mi infilavo le scarpe con i tacchi di mia mamma. Poi crescevo e poi incontravo te....

I giorni passati con il loro fardello di cose sempre simili, appena impercettibilmente diversi.... Il tempo poi con un invisibile movimento ci usura e ci cambia il viso, e un giorno senza che nessuno ti avverta, scopri che indossi il viso stanco e vecchio di tua madre. Queste mutazioni sono invisibili negli anni con qualche ritocco fatale qua e la....

Quando è stata la prima volta in cui si è insinuata fra di noi, nei nostri discorsi quella nota di perenne irritazione, di aggressività permanente? Doveva essere accaduto in maniera strisciante, visto che non riesco a ricordare un momento preciso. Senz’altro ho trascurato i primi segni premonitori e quando tutto ciò mi è balzato addosso, esistevano già questi problemi. Quando ciò è accaduto avevo già seri dubbi su come salvare dalla solitudine il mio matrimonio!

Oggi 7 di aprile,

Siamo state a Cancun per fare dei documenti. Ho sempre visto il lato migliore di questa città, ma oggi ho visto anche il lato più povero. E’ una città molto estesa ed edificata su aree enormi con un concatenarsi si case, casette, palazzi e baracche in lamiera messe alla rinfusa. Ci sono poverissime abitazioni, anzi un locale unico dove vivono felici nella loro povertà: un’amaca per riposare e tanti sacchetti di plastica dove tengono le loro povere cose. Ma pare siano felici così: sono popoli discendenti dalla razza Maya, non belli e nemmeno gradevoli. I più tanti sono dediti all’alcool scadente e nonostante le forze dell’ordine si impegnino a farli rigare diritti, non sempre riescono e così si vedono visi indifferenti e senza alcuna espressione in persone poco più che ragazzi.... E’ anche arrivato un terribile temporale e per le strade in un attimo pareva avessero aperto un fiume, un fiume di acqua e fango da tutte le parti. Quest’acqua ha portato via per un attimo la calura... non sempre è bello ciò che si vede, ma basta il sole a far risplendere nuovamente tutto, il cielo azzurro, il mare verde smeraldo e i colori.... Se qualcuno mi avesse detto che avrei svernato per due mesi all’anno ai Caraibi avrei detto per certo ad errore. Ma io ci sono e voglio passare questi giorni tranquillamente , anche se ho: il naso nerissimo, gli occhi bianchi, una strisciata di sole qua e la.....sembro una tartaruga...

Il Caribe messicano è una bellezza ed una gioia per gli occhi. Le meraviglie naturali sono uniche. La sabbia bianca e fresca, il mare turchese e paesaggi da favola... Il cibo un po' meno perché quando capita di mangiare fuori casa devi sempre sperare che ti vada bene e che quello che ingoi non ti faccia male...

C’è una bella poesia che si rivela utile in quei momenti di grande tristezza, di disperazione e nostalgia...

Nel cuore di ognuno c’è un mare...
che leva un mormorio monotono
sempre più forte, un anno dopo l’altro,
finchè infine si spegne...

Ogni essere umano deve attraversare almeno una volta nella vita, una grave crisi; non semplici difficoltà, insuccessi o incidenti di percorso; bensì momenti cruciali che mettono in discussione tutto ciò che fino a quel momento è stata la nostra vita, segnando la perdita della stabilità. A volte si pensa che questa condizione possa durare in eterno,ma non è vero. A volte basta niente perché tutto cambi e, mentre noi non vediamo altro che ristagno e ci troviamo sull’orlo della disperazione, il cambiamento è già in atto...

E nell’attimo che seguì,
tenendo fra le braccia il desiderio del mondo,
l’amarezza degli ultimi anni si dissolse
e fu dimenticata...

Ultimamente ogni parola detta era ribattuta da te con asprezza e ci fissavamo a volte con rabbia. Poi era la solita storia: la tua aggressività trovava sfogo in una sciocchezza minacciando ogni volta di trascinare situazioni innocue in vere e proprie liti.

Abbiamo cercato di intavolare discorsi destinati a risolvere queste aggressività ma ogni tentativo veniva boicottato e preso come un “ mi stai sempre addosso....non mi lasci respirare” ed allora o perché ero troppo stanca della situazione, oppure non avevo voglia di discussioni, finiva che mi ero convinta che problemi seri non ce ne fossero.

Quando è che hai cominciato a dirmi che ti soffocavo? Anche dopo quasi due anni è rimasta in me una sensazione di tristezza e collera e non posso pensare a te senza provare pensieri adesso anche di rabbia. Di rabbia e nostalgia. Non smetterò mai di rimpiangere gli anni che abbiamo trascorso insieme anche se la collera mi assale e mi assaliva allora. Aspiravo da te tenerezza e rispetto. Ho ricevuto tutto da te all’inizio, ma poi sempre di meno per poi fermarsi di colpo senza fare altri passi. Ed è questo che mi fa ancora soffrire. Mi sono sforzata di combattere questa situazione, ma orami troppo tardi. La solitudine è sempre qualcosa di irreale e la dolorosa sensazione di abbandono è qualcosa di peggio.

E’ ancora notte e sento abbaiare un cane che mi fa tanta tristezza! Povera bestia: è un Rottweiler nero che è a guardia di un caseggiato in uno spazio ristrettissimo, al sole senza alcun riparo da questo calore. Gli portano il cibo la mattina presto e per tutta la giornata è li solo e abbandonato.

C’è anche una gattina secca secca; ho cercato di portarle un po' di cibo ma è molto restia e scappa lontano. Qui non ci sono soltanto gli animali che non hanno cibo e muoiono, ma anche i bimbi più poveri...

Ogni tanto quando non sono ubriaca di sole e mare mi capita di stentare a prendere sonno; il tempo

fra il letto e il sonno è il peggiore della giornata. Il passato mi piomba addosso, lo sconforto e i se e i forse. Se guardo al mio futuro non so cosa vedo. Poi bene o male mi addormento e mi sveglio da quelle poche ore di sonno talmente presto che, affacciandomi alla finestra vedo l’orizzonte che si sta illuminando di un meraviglioso riverbero rosso promettendo una giornata assolata e caldissima. Presto il sole si alzerà e illuminerà tutte le cose con riflessi di colori che solo qui sono così vividi.

Un sogno bellissimo sarebbe:
Ella si accovaccia e nasconde il viso fra le ginocchia,
celandosi dietro l’oro dei capelli;
non può sollevare lo sguardo verso gli alberi
agitati dalla tempesta,
e non può nemmeno pensare alla solitudine
che regna nel suo cuore,
alla perdita e alla solitudine che domina
il suo essere.
Non riesce a capire il motivo del suo dolore.
Era certa di non essere sola perché ad un tratto
come un’eco silenziosa nell’oscurità
la tempesta all’improvviso con un possente tuono
seguita dal sibilo delle gocce gelate di pioggia,
le fa alzare gli occhi al cielo , e ti vede...

Questa notte è stata una notte un po' tormentata (certo che ne faccio parecchie) Ho stentato a prendere sonno e chiudendo gli occhi ho sentito il dolore risalire dal cuore alla gola; ho risentito il panico che mi assaliva in quei giorni poi, come se mi fossi spinta troppo vicina ad un burrone, il panico è passato al dolore, come se passasse in un’altra stanza. Le immagini mi aggrediscono, immagini della mia vita con te; si accalcano e si urtano e si accapigliano per conquistarsi spazio. Cerco di bloccarne qualcuna, qualcuna un po' più lieta, ma non ci riesco. Poi penso che forse col tempo tutto questo involucro grigio che tenta di inghiottirmi, si aprirà e sparirà tutto. Con il tempo.....

Ho visti in tv in “Animal planet” un documentario sui pinguini. La loro vita è così: il maschio sceglie una femmina particolare, e a volte ce ne sono centinaia e centinaia. Non si sa come faccia a stabilire una differenza perché sembrano tutte identiche. Poi quando ha fatto la sua scelta prende cinque pietre lisce e le deposita, una dopo l’altra ai suoi piedi. Se alla femmina quel pinguino piace, accetta le pietre e faranno coppia per tutta la vita. Poi si strofinano il collo a vicenda e la faccia come gli innamorati prima di accoppiarsi....bello e tenero!

Conosciamo nell’intimo una persona, o pensiamo di conoscerla, fino a che ne siamo innamorati, ma poi dobbiamo ammettere che forse non la si conosceva bene come immaginato. Oppure come si sperava. Poi gradualmente la vita di coppia cambia perché gli individui sono fatti così: si cerca di costruire una vita con l’altro, ci si trasforma anche se a volte uno dei due si adatta alla dipendenza, al bisogno dell’altro. Poi uno dei due si allontana dapprima impercettibilmente con nulla che si possa indicare o descrivere con precisione. In ogni matrimonio si elabora un proprio copione di vita con riproduzioni di dialoghi simili, comportamenti e scene simili a sostegno dell’immaginazione. Se però uno dei partner altera anche di poco le battute, la rappresentazione non procede più con la stessa efficacia: l’altro attore si confonde nella nuova coreografia. C’è uno slittamento graduale finchè un giorno non ti accorgi che tutto è cambiato. Poi ti chiedi se non sei stata tu la responsabile di quegli allontanamenti; cerchi di essere un po' più gioiosa, ma il tuo sforzo non riesce in grossi risultati. Poi scende tra di voi un velo sottile, un velo che ci costringe a distanze reciproche. E dopo quel velo cominci a essere ansiosa, e poi i litigi: è un vero problema quando si litiga. Anche se sai che le parole che dici sono le peggiori, sai che c’è un punto di non ritorno. Da qui non si può tornare indietro, ritirarsi. Poi vuoi arrenderti, ma quella sensazione di vuoto e di abbandono che ti prende non ti lascia più. Quasi subito il pentimento per quello detto, lascia posto al risentimento: e poi perché tirarsi indietro? Perché cercare di farti capire, nel mio caso, che volevo stare di più in tua compagnia, che volevo che qualche volta avessi voglia di stare con me? Cosa era tutta quella voglia di uscire lasciandomi in casa come una parte di arredamento? Ogni tanto lo capivi ed allora erano proprio bei giorni, lieti, distensivi e completi. Ma dopo qualche tempo tutto passava e si ritornava alla normalità, come prima, vale a dire come tante altre coppie che vivono in uno stato di declino, di infinitesimali, ma non laceranti, riduzioni di intensità di vita, giorno dopo giorno.....

Poi a completare l’opera la tua repentina morte, per me l’improvviso crollo del mio mondo e del mio modo di vivere così reale da rendere perdonabile l’illusione che potesse durare all’infinito. Questa è riuscita a cancellare in un attimo con incredibile rapidità ogni desiderio della mia anima e del mio spirito. Il mio mondo delle apparenze e delle poche illusioni rimaste è crollato del tutto miseramente.

Oggi sabato 3 aprile,

Siamo andate a visitare Paamul, un piccolo centro poco lontano da Playa. E’ proprio un piccolissimo centro perché è un villaggio turistico con una spiaggia bella e con insenature naturali meravigliose e ancora quasi selvagge.

Ci siamo spostate a Puerto Aventuras dove spiaggia e mare si fondono in un tutt’uno incantevole .Cammina cammina in acqua non riesci ad arrivare ad una profondità per nuotare ed io che non lo so fare ci ho sguazzato dentro come una enorme piscina d’acqua tiepida. Ho incontrato un cagnolino di alcuni inglesi, un bastardino, che simpaticissimo si è accomodato vicino a me e cercando di leccarmi il viso, voleva coccole... abbiamo mangia pollo e patate fritte e sono tornata con un atroce male alla testa, una cervicale dolorante ed una nausea terribile. Mi sto tirando su con un bel caffè che con un analgesico italiano in poco tempo mi ha rimessa in sesto.

Oggi 5 aprile,

Stanotte ti ho sognato: ho sognato che tu e papà giocavate a carte. Io ero in un’altra stanza con mia sorella e attraverso la porta mezzo aperta ti guardavo; guardavo il tuo viso giovane, i tuoi capelli biondissimi e non mi stancavo di fissarti perché sapevo che il tempo per imprimermi la tua immagine nel cuore era poco: infatti ti sei alzato ed io sapevo che dovevo andare ad un appuntamento alle sette e mezza e che non potevo proprio mancare. Con la morte nel cuore ti ho lasciato....che significato potrà mai avere?

Infine un sogno per anni ricorrente e sempre uguale che ho fatto fino ad esserne angosciata: in un lungo tratto di spiaggia delimitato da un lato con un mare di un profondo blu striato di turchese con piccole onde che si infrangono ai miei piedi e dall’altro lato un muraglione altissimo, invalicabile e per tutta la lunghezza di questa spiaggia. La sabbia era molto bianca e soffice e invitante, nonostante sentissi paura al pensiero di dover attraversa. So per certo che dovevo farlo, anzi ne ero obbligata. La paura c’era ed era fortissima, anche se mi dicevo che non avevo nulla da temere.. Cercavo di camminare svelta svelta, pensando che se non mi sbrigavo avrei fatti tardi e non avrei trovato nessuno ad attendermi. Poi a metà percorso ecco che improvvisamente le onde diventano a mano a mano più grandi.... le creste di spuma bianca crescono fino a diventare onde altissime e con un vento che non lascia dubbi...dovevo soccombere perché adesso avevo solo di qua questo mare ribollente e di là il muraglione..... mi svegliavo quasi sempre in quel momento con un panico terribile e tutta sudata...ma c’eri tu!

La vita è tutta una commedia ed è questa la sua più grande tragedia....
Quell’anno l’inverno fu umido e grigio
e il cielo del mattino
aveva un sua modo singolare
di sgusciare nella notte
veloce come un gatto.

Noi ci rendiamo conto che la vita è un’oscura commedia e forse quest’idea possiamo sopportarla: poichè il tutto è stato scritto, il buffo di molte battute ci sfugge...

(Martin Stillwater)

Oggi 7 aprile

Ho fatto una montagna di ravioli dolci alla marmellata e alla nutella per la delizia dei nostri palati e ce ne siamo rimpinzati.... Comincia anche a fare un caldo terrificante: al mare si resiste solamente all’ombra e in acqua non conviene andare perché c’è un mare agitatissimo con onde altissime e forti correnti. Meno male che c’è un bel po' di vento così non si sento troppo la calura...sembro un arrosto allo spiedo...e dopo un mese che mi sono bruciata i piedi mi sono anche bruciata la testa. Spero di non fondere il cervello!

Oggi 8 aprile,

Sono andata ad aspettare la Chicca all’uscita dalla palestra e siamo andate sulla 5° Avenida a comprare regali per Lisa e Giada.

Là dove speranza e ragione si separano,
è il punto in cui comincia la follia.
Speranza in un mondo più pulito.
Ma la speranza ha fiori di realtà.
Non giace in pace il leone con l’agnello
se non in un pianeta che è oltre Orione.
Chi insegna al gufo clemenza verso il topo?
Rapace è il gufo non per crudeltà.
La burrasca non cessa per preghiera
nè placa la marea parola umana.
La natura che ‘ benevola e crudele
non per un sapiente o uno sciocco muterà.
L’imperfetta natura è dentro l’uomo,
la vedi subito alla prima occhiata.
Migliorar resistendo è il nostro marchio.
Utopia sorte dell’umanità.

(The books of Counted Sorrows)

Soltanto ora leggendo un libro ho saputo con precisioni i nomi in cui gli antichi greci personificavano il Fato: tre sorelle. Cloto fila il filo della vita; Lachesi, misurava la lunghezza del filo e Atropo, la più piccola ma anche la più potente delle tre, che a suo capriccio lo tagliava. Quattro anni fa devo dire che Atropo è scesa nella mia casa e ha cominciato a strattonare il filo della mia e della tua vita. Nella mia, fortunatamente non ha tirato abbastanza al momento, ma dopo vari strattonamenti alla tua, lo ha spezzato due anni fa. Perché questa divinità, oltre che Atropo risponde a tanti altri nomi: cancro, emorragia cerebrale, trombosi, calamità e innumerevoli altre disgrazie.

Ridiamo dei tiranni e delle tragedie
che infliggono.
Uomini siffatti godono delle nostre lacrime
come di una prova
di sottomissione, ma le nostre risate
li condannano all’ignominia .

(L. Shane)

Oggi ho telefonato a Lisa e Giada: lì sono a soli 3° gradi sopra lo zero: qui siamo ad almeno trenta in più....

Ho fatto nuovamente ravioli ma di carni e verdure, soltanto che non avendo a disposizione la macchina per l’impasto, mi sono ritrovata a farla con il mattarello come da noi tanto tempo fa: sono venuti ancora meglio ma dapprima è stato divertente poi ...soltanto stancante.

Ho visitato l’isola di Cotzumel e col traghetto di circa 40 minuti di navigazione non è proprio quello che ci vuole per me: comunque meritava ed è stato semplicemente favoloso!

Stanotte è la vigilia di Pasqua e non riesco a dormire: sarà per il caldo o per cosa, mi giro e rigiro..... Nel breve dormiveglia ho fatto anche un breve e strano sogno, di cui il contenuto si è smarrito perdendosi in questo abbagliante sole mattutino che entra dalle finestre; nonostante l’atmosfera cupa e sconvolgente che lo avvolge aleggia ancora. Qualcosa nel sogno mi ha atterrita, ma non ricordo cosa. I sogni sono profetici? Preannunciano il futuro? Scuoto la testa e scendo dal letto e mi dico che i sogni sono sogni e nulla più!

Quelli che vorrebbero bandire il peccato dell’avidità
Abbracciano il peccato dell’invidia come loro credo.
Quelli che vorrebbero bandire anche l’invidia,
non fanno che tracciare nuove mappe per l’inferno.
Quelli che hanno la passione di cambiare il mondo
si vedono come santi, come gioielli,
e lanciandosi in nobili crociate
sfuggono sempre alla temuta introspezione ...

(the books of Counted Sorrows)

Ho fatto tantissime foto: ai paesini, ai villaggi, alla Chicca e Marco e la Chicca a me. Alle sue varie frasi tipo: tira indietro la pancia, tira su la testa, metti la gamba avanti, mi pare di giocare alla “bella statuina” Forse se mi mettessi il burka riuscirei meglio in fotografia, ma mi accontento perché anche questo servirà per ricordare meglio questa splendida vacanza....

Sento in lontananza un vociare di persone, e tante musiche in sottofondo....ne deduco che le persone in vacanza qui sono ancora a divertirsi, mentre io aspetto il sonno....

Stamattina mentre mi toglievo dalla calura per cercare riparo all’ombra o iniziato a guardarmi in giro: è ben strana la gente che viene in vacanza .Turisti di tutte le razze e età si abbrustoliscono al sole, alcune con scottature niente male, altre imperterrite si rosolano come lucertole cercando di catturare tutto in un botto questi terribili raggi solari! In quanto a me...sono quasi una tartaruga!

La sera stanchissima vado a cercare di riposare: accendo i ventilatori o ancora meglio l’aria condizionata e sperando per la mia cervicale ne traggo conforto....domani sarà Pasqua ed io sono in un posto dove tutti sognano venire...al mar dei Caraibi!... Ma questo caldo torrido e pazzesco alleato ad una grande umidità fa sembrare tutto come una gigantesca sauna.....

Oggi 10 aprile, verso le 14 del pomeriggio si è verificata una cosa naturale meravigliosa: in uno di quei rari momenti in cui il sole si è lievemente offuscato di nuvolette, è apparso attorno ad esso un enorme arcobaleno! Proprio un arcobaleno attorno al sole! E’ stata un’esperienza unica che lascia con il fiato sospeso!

C’è un tempo per i sogni
C’è un tempo per i ricordi
C’è un tempo per...la realtà.

Guardo sulla spiaggia queste ragazze e donne di razza Maya, venute dal Chaphas con i loro costumi tradizionali: una gonna sempre nera di lana con un pelo foltissimo lunga alle caviglie; una camicetta a colore unico in varie tonalità di colori sgargianti; una cintura in vita che trattiene il tutto in tinte fortemente contrastanti. Tutte quante con lunghi treccioni, scriminatura in mezzo alla testa e queste trecce legate in fondo con un elastico assieme. Sono tutte nerissime e per niente attraenti anzi con tratti duri caratteristici della loro razza: Quasi tutte hanno in un sacco di stoffa che attraversa le spalle, un bimbo piccolo. Questo bimbo è proprio dentro tutto lì, perché non possa soffrire il caldo.....Di tutti questi bimbi mai uno che pianga o faccia capricci....non oso pensare cosa farebbero i nostri bimbi messi lì dentro! Anzi stamani è passata una giovanissima mamma con un bimbo di circa sette o otto mesi con la testina che fuoriusciva da questa borsa: era appoggiato con la testina alla schiena della madre ed era proprio carino, nero nero e con un faccino tenero..

Queste donne cercando di vendere cinture,braccialetti, e borse fatte da loro ai turisti, per tutta la giornata vanno avanti e indietro sulla spiaggia, sotto il sole cocente......ogni tanto si vede un fuggi fuggi di queste donne al vedere in lontananza la polizia che da loro la caccia perché non vogliono che vendano la loro mercanzia e quando le prendono sequestrano loro tutte quelle poche cose....

Oggi 12 aprile,

è stata una giornata terribile: tutto il giorno con un cielo grigio e la sera un acquazzone con tuoni, saette che pareva la fine del mondo. Ha piovuto per quasi tutta la lunga notte: nel portone e sulle scale di casa l’acqua correva a rivoli: Per come è bello tutto quanto col sole, con questo temporale incuteva solo paura e una terribile umidità che penetra nelle ossa La mattina un cielo azzurrissimo che di più non si può. Mi sono rifatta con bagni e sole. L’acqua è tiepida e limpida come una grande piscina....

Tu che determini il corso naturale delle cose
adorni il mattino di viva bellezza
e il meriggio di sole sfolgorante....

Oggi 13 aprile,

Siamo state da un’amica di Federica per vedere una gattina che ha partorito da pochi giorni cinque micini. Era una gattina randagio che ha pensato bene di stabilirsi nel giardino di Luisa per fare la sua cucciolata......come si fa a non sentire tenerezza per una mamma gatta così affettuosa? Così l’ha presa, le ha preparato una bella cestina e l’ha ospitata in casa: dire che sono meravigliosi è poco e dire che è una mamma tenerissima è niente. Li coccola, li lecca, li tiene vicino vicino. Sono piccolissimi e stanno l’uno addosso all’altro in un groviglio di zampine, pancine all’aria e bocche fameliche. Ciucciano il latte della mamma e dormono beati! Ho fatto loro tantissime fotografie...sono quasi tutti rossini come la mamma, ma ce n’è uno in particolare che mi ha preso il cuore e se fossi in Italia me lo prenderei!

Oggi 14 aprile,

L’aria si è rinfrescata parecchio perché col sole che picchia, quasi non si sente tutto questo calore.... Siamo state dalla parrucchiera io e Chicca con una seduta di circa quattro ore... un po' delle lungaggini ma francamente devo dire che non è stato proprio male: sono un po' più accettabile!

Quasi faccio il conto alla rovescia per il rientro!

La vita si consuma in un attimo e solo alla fine ci accorgiamo di quanto è stata breve: bisogna accettarne la realtà... Non si tesse la ragnatela della vita, di cui si è soltanto un filo: qualunque cosa fai alla ragnatela, la fai a te stesso...

Nascere a mani vuote,
morire a mani vuote,
Accettare la vita nella sua pienezza a mani vuote!

Tutto ciò che esiste lo si può trovare anche nel mondo dei sogni poichè i sogni sono l’ombra della realtà: lì ci sono tutte le risposte!

Ho letto in un libro dove parla di aborigeni, della vita degli aborigeni, ovvero il processo di vivere. Essi parlano di tempo vivo e non vivo. Una persona ,secondo loro è non-viva, quando è adirata, triste, quando è addolorata per se stessa oppure ha paura. Non basta quindi respirare per poterci considerare vivi: infatti non tutte le persone che respirano sono vive. E’ giusto mettere alla prova le nostre emozioni negative, ma certo esse non costituiscono un luogo dove sia saggio restare. Quando l’animo umano impara a capire cosa ai prova ad essere felici invece che tristi, gelosi invece che riconoscenti, è nostro dovere imparare dall’esperienza a distinguere ciò che è doloroso e ciò che è meraviglioso. Noi festeggiamo i compleanni con canzoni, regali e candeline che di anno in anno si aggiungono alle torte, per loro le celebrazioni sono qualcosa di speciale e non c’è proprio nulla di speciale nell’invecchiare. Non è necessario nessun sforzo per riuscirci! Succede e basta. Alla richiesta di cosa festeggialo loro, la risposta è: Il fatto di diventare migliori, festeggiamo quando pensiamo d’essere diventati migliori e più saggi! Ma solamente la persona interessata direttamente può saperlo e quando accade sta a lui informarne gli altri, informare che è arrivato il momento di organizzare una festa !

Per loro ogni essere umano possiede molti talenti e uno di questi, il migliore , è la voce. Per loro parlare è qualcosa che coinvolge cuore e mente; se si utilizza la voce, si tende inevitabilmente a dire cose futili, poichè la voce è fatta per cantare, celebrare e guarire! Finchè si ospita nel cuore e nella mente qualcosa che si ritiene necessario nascondere, non si potrà mai essere in pace con se stessi.

Bisogna imparare a perdonarsi, a non giudicare il passato ma a trarne insegnamento, e per fare questo è indispensabile essere sinceri con se stessi. Tutti gli esseri umani sono spiriti in visita su questo mondo, e per questo esseri eterni. Tutti gli incontri con altre persone sono esperienze e tutte le esperienze legami eterni. Bisogna sempre chiudere il cerchio di ciascuna esperienza, non lasciare mai nulla in sospeso. Se te ne vai via ospitando nel tuo cuore sentimenti negativi verso un’altra persona e quel cerchio non viene chiuso, questo si ripeterà in altri momenti della vita. non soffrirai una volta soltanto ma più e più volte finchè non avrai imparato. E’ sempre bene osservare e imparare dalla vita, diventare più saggi proprio in conseguenza di ciò che è accaduto. E’ bene quello che si chiama benedire e allontanarsi in pace. Quello che conta nella vita è il modo in cui ci rapportiamo emotivamente alle cose. Si esprime in noi, in ogni cellula del nostro corpo, nella nostra mente e nel nostro “io” eterno. Ogni persona lascia l’esistenza proprio con ,per così dire, un cartoncino segnapunti su cui è riportato momento per momento il modo in cui ha padroneggiato le proprie emozioni. Sono questi i veri sentimenti extra fisici che riempiono la pace eterna di noi e fanno fare differenza fra ciò che è buono e ciò che non lo è. Questo è lo scopo attraverso cui il sentimento trova la sua più completa espressione...

C’è anche un notevole legame fra corpo fisico e il suo rapporto con sentimenti, emozioni e salute...e quanta sofferenza fisica e spirituale c’è nel nostro mondo dovuta a programmazioni emozionali, naturalmente a livelli inconsci e non consapevoli.

Cosa accadrebbe nel mondo se i medici ponessero nella capacità di guarigione del corpo umano la fede che hanno nei farmaci? E’ importantissima l’importanza fra medico e paziente, un rapporto estremo. Se il medico non crede che il malato potrà riprendersi, questa convinzione potrebbe da sola vanificare i suoi sforzi. Quando un medico dice al suo paziente che non c’è più cura per la sua malattia, ciò che realmente intende dire è che la sua preparazione non comprende nozioni terapeutiche da utilizzare in quel particolare caso. Ma se in tutto il mondo anche un solo caso ha vinto la malattia davanti a cui lui si dichiarava impotente ciò significa che a volte il corpo umano ha a volte la capacità di farlo: sia la malattia che la guarigione si manifestano in un istante. Il corpo è sano e integro a livello cellulare, poi in una parte della cellula in un istante avviene la prima anomalia e il primo sconvolgimento. Possono volerci mesi oppure anni prima che i disturbi vengano riconosciuti e diagnosticati. Quanto alla guarigione il processo è inverso Si è ammalati, si declina, veniamo sottoposti a dei trattamenti, poi in un istante il corpo interrompe la sua caduta verso il basso e muove il primo passo verso la guarigione. Un rallentamento delle nostre funzioni del corpo ci permette di esaminarci a fondo e di analizzare le ferite che a volte bisogna proprio medicare: mancanza di un credo, tumori da paura, dubbi e perdita di capacità di perdonare.

Alcuni medici americani curano attualmente il cancro con l’evocazione di immagini mentali positive. Non hanno troppa popolarità tra i colleghi perché è un campo inesplorato e ancora troppo nuovo. Infatti rifiutano questo perché hanno timore che si riveli una moda passeggera e cautamente aspettano per vedere come funziona in pochi e selezionati casi. Quando un malato è in pericolo di morte, il dottore dice alla famiglia di aver fatto tutto quanto era in suo potere. Poi “ mi dispiace, non posso fare altro, adesso è tutto nelle mani di Dio..” Io te lo avevo affidato, perché non sei potuto intervenire?.....

Quando una persona in tutta la vita crede in certe idee sempre eguali ha fatto di questa un uso ben cattivo! E’ necessario liberarsi di vecchie idee, vecchie abitudini, vecchie opinioni e vecchi ricordi. Spesso è molto difficile lasciar andare via qualcosa a cui si è insolitamente legati, ma solo liberandoci di vecchie cose si fa spazio alla nuove. Quando ci si guarda indietro e si pensa di aver fatto o commesso errori o fatto scelte perdenti, tutto è un bisogno di equilibrio alla nostra personalità poichè ad un certo livello del nostro essere abbiamo fatto tutto ciò che si poteva in quella circostanza e quindi nessuna di queste azioni ha rappresentato una regressione. Non c’è alcun limite a quello che di noi stessi possiamo abbandonare nè a quello che possiamo acquisire. Ognuno di noi ha il potere di plasmare la propria vita in perfetta autonomia. Possiamo arricchire la nostra esistenza ed essere felici nella misura in cui ci permettiamo di esserlo.

Alcuni ci insegnano che per stare bene con noi stessi e con la nostra anima bisogna chiudere gentilmente la porta, vale a dire momenti divenuti intollerabili, persone , luoghi e valori e credenze sbagliate. Bisogna aprire altre porte per essere in pace con se stessi e attingere particolari emozioni in qualunque momento in cui se ne provi desiderio e bisogno: quando i pensieri si fanno più flessibili, il cuore non soffre più.... perché non l’ho fatto allora , tanto tanto tempo fa?

Quando la sera cerco di addormentarmi, mi torna in mente una preghiera:
Dio mi conceda la serenità di accettare le cose
che non posso cambiare, il coraggio di cambiare
quello che posso cambiare e la saggezza
di distinguere le une dalle altre....

Bisogna avere la saggezza di imparare la differenza tra osservarsi e giudicare. Ognuno di noi penso abbia due vite, quella mentale destinata all’apprendimento dai nostri errori e una secondaria destinata ad un’altra dimensione. Ed allora cerco di dirti:” Ci incontreremo ancora e senza l’ingombro dei nostri corpi umani”. Voglio credere in questo!

Nel miraggio di renderci l’esistenza semplice e pianificata, ci imponiamo l’obbligo della razionalità illudendoci che questo possa eludere i conflitti tra i nostri pensieri e ciò che si vorrebbe fare. Ma prima o poi la vita si rivela contraddittoria e ci scopriamo per quello che veramente siamo: sconsiderati che si rifiutano di accettare l’esistenza perfetta, dolce, senza limiti o regole. Bisogna ascoltare il destino e se si conoscesse bene davvero, nessuno potrebbe addomesticarci.

Penso a quanto erano snervanti tutti i nostri litigi, eppure dopo tanti anni dovevamo essere in grado di evitare gli scontri. Era uno strano modo di stare assieme e qualche volta, anzi spesso, si litigava per delle sciocchezze: tutto ‘ stato molto faticoso e snervante per me e per te. In fondo in fondo penso che in ogni matrimonio striscino sempre inquietudini inespresse. Fra questi casi le cose più tragiche sono quelle mai dette, mai sviscerate , mai risolte.....

Adesso mi chiedo spesso che cosa mi ha spinto a scrivere. Prima di tutto non mi preoccupo del mio modo di buttare giù idee e constatazioni. Un noto scrittore diceva che si scrive per sconfiggere il male di vivere, che abbiamo sempre bisogno di ubriacarci di qualcosa: vino, parole, poesie, virtù. Per me ora è un modo di pensare: dapprima ho cominciato a scrivere per capire e per cercare di farmi capire e poi se si continua è perché evidentemente non ci siamo capiti o non siamo stati compresi. Ho cercato anche con te di scrivere quello che provavo , di farti capire il mio cuore, ma non sono stata compresa per niente. Visto allora che non si può essere compresi, ci illudiamo e speriamo inconsciamente di non essere capiti mai per continuare .

Una partecipazione troppo forte con i sentimenti e l’attaccamento alle persone troppo coinvolgente è considerato doloroso: Suggerendo la poetica del distacco è un rifiuto non indifferente per liberarsi dal peso delle cose, dei ricordi, ed un modo più calmo di sentire finalmente le emozioni...

Oggi 24 aprile,

E’ una giornata splendida e anche se c’è tanto caldo il cielo è pur sempre di un azzurro incredibile. Ci sono alcune nuvolette bianche che sembrano batuffoli di cotone e il vento le spinge velocissime. In mare non ci si può bagnare perché è pieno zeppo di piccolissime meduse.... sono in anticipo perché di solito questo fenomeno appare a maggio.....

Il cielo qui a Playa che potrebbe essere paragonato ad un’onda che si infrange sulla barriera corallina, oppure potrebbe essere la sponda dell’universo, è cosparso da miliardi di stelle lucenti che pare emettano una sorta di tintinnio ritmico per sincronizzarsi con i milioni d’altre stelle. Pare stendano le loro ali di luce fra cielo e terra e questa immensa luce stellare sembra sia fusa in una sorta di orchestra sinfonica di dimensioni cosmiche.. ed in questi momenti mi sento vulnerabile e temo l’incognito e fraintendo il senso del destino. Davanti a questo smarrimento che avverto, davanti agli enigmi che la vita mi ha riservato di chi si ritrova sperduto nel mondo, mi viene in aiuto il bisogno e il coraggio della solitudine. Con questo non voglio cancellare la realtà e cercare di annullare il mio passato, ma credo che tutto quanto potrebbe avere il significato che la vita è tutta una fragilità e dura solo un momento....

Ho trovato uno scritto bellissimo:

Al mio paese si vendono le stelle,
semplici stelle di carta d’argento,
sono fragili, durano un momento,
eppure io mi accontento anche di quelle....

Mentre scrivo mi accorgo che il più delle volte sto metabolizzando cose successemi: esperienze, storie lette, emozioni provate Scrivere confronta le nostre idee con la lettura di altre e per questo si vorrebbe dirle in modo diverso. Scrivere è come un cocktail di memorie che si tenta di esprimere per quello che ancora non siamo riusciti a capire noi stessi.

Ancora adesso quando penso ai torti subiti penso che se avessi un minimo di intelligenza dovrei dimenticarmene. Ma l’amore e il rancore hanno tante cose in comune e sono più forti della nostra stessa volontà. Il rancore a volte si nutre della previsione della vendetta e la morte della persona cui si prova rancore ci lascia un senso di smarrimento e di prostrazione e al suo posto un vuoto incolmabile ....L’oblio spero sia la mia unica vendetta e l’unico vero perdono... E’ anche inutile rimuginare sul passato: la morte non da mai risposte. E’ molto più importante affrontare il presente, con una unica certezza: sono rimasta sola. A volte la vertigine del vuoto è ancora intollerabile e tutte le energie del vivere le sento come prosciugate Le certezze che hanno sostenuto la mia vita si sono sfilacciate. Mi rimane soltanto quella solitudine che, giorno dopo giorni mi porto ancora nel cuore: Vedo di fronte a me il vuoto degli anni che vivrò ancora, una strada come spazzata dal vento dalla quale si diramano soltanto vicoli ciechi. A volte questo vento si accanisce dentro di me, mi confonde e mi lascia tristissima. Io che mi sono sempre considerata forte ed energica forse non è proprio così perché quando ti mancano le basi su cui hai costruito la vita, le sicurezze anche tutto il resto crolla e per tanto tempo, forse troppo, senti come il rimorso del sopravvissuto: il fatto di essere rimasta in vita ti fa sentire in colpa. Sciogliere i nodi che stringono la mia anima a volte mi fa paura perché per costringermi a capire cosa vi è dentro di essa, non voglio rischiare di stare peggio! Scoperchiare la mia anima e sapere che forse contiene dubbi disastrosi mi fa desistere e quindi è più prudente lasciarli lì a sobbollire... Cerco di non isolarmi, farmi tagliare fuori dalla vita, cerco di coltivare interessi e ricordarmi che ho ancora qualcosa di buono dentro di me: una pazienza liberi dalla schiavitù della competizione, una sensibilità acuta e consapevole. E poi ho accumulato negli anni un patrimonio di esperienze che sono sempre preziosissime. Penso che l’unico modo per non lasciarsi andare sia l’esercizio intellettuale. Si sa che oggigiorno anche l’età della pensione per noi anziani (anche senza l’essere soli) è una patente di inutilità e la nostra società pretende che la vecchiaia sia la stagione della perdita delle facoltà con stereotipi di vecchi teneri e pacati, ma svuotati di tutto senza energie e senza nulla da dire. Con questa prospettiva sono destinati ad essere vecchi depressi, Così mi sono sentita io per quasi due anni....ora cerco di reagire e cerco di rendere il mio invecchiamento un po' più appagante.... Ogni tanto anche le cose che ho amato di più non riescono a darmi gioia: un bel libro, una bella musica, un bel programma televisivo. A volte tutto quanto mi pare privo di significato e mi scivola addosso senza che si compia nessun miracolo... e allora mi sento triste e smarrita... poi passa e la cosa si ripete più raramente per mia fortuna!

Nella vita i casi in cui si ha la fortuna di imbattersi nell’anima gemella sono piuttosto rari. Se a volte la incontriamo spesso ce la lasciamo passare davanti senza nemmeno riconoscerla. Siamo schiavi del nostro modello di ideale e se la persona non corrisponde a quello, siamo sicuri che non vada bene. Se si potesse avere il coraggio di liberarci degli schemi, ci potrebbe accadere di essere attratti da persone che non avremmo mai immaginato., e forse quelle sarebbero le persone che avremmo desiderato e di cui si sentiva il bisogno. Poi se incontri la persona giusta nel momento sbagliato non te ne accorgi nemmeno: non coincide col tempo. Magari ti passa davanti e non ti rendi conto che è la persona che cerchi veramente e che sempre cercherai. A volte si perde così un’occasione irripetibile e si finisce per percorrere una strada sbagliata, lontana dal nostro destino. Poi ci si adatta a dei compromessi illudendoci di aver incontrato la persona giusta perché ci piace, ci innamoriamo, anche se è diversa da come immaginavamo Perpetuiamo l’errore, viviamo una vita che non volevamo, situazioni che non avremmo mai voluto che ci capitassero e se anche dopo tanto tempo ce ne pentiamo, è la nostra vita quella che abbiamo scelto e tanto vale viverla. A volte ti sembra perfetta poi passate le prime illusioni c’è l’adattamento e anche se ti rendi conto che non si è fatti l’uno per l’altra, quasi sempre non si accetta un destino fatto di solitudine. In realtà è la vita stessa che si prende gioco di noi e ci costringe ad agire contro la nostra volontà.

Il tempo è una tempesta nella quale siamo tutti perduti.....

(W:Carlos Williams)

Oggi 27 aprile,

Ho il volo Cancun-Roma-Milano alle 20,50. Stamattina alle 9 ero già al mare ed era un mare caldissimo e calmissimo come mai. Ho fatto bagni a non finire e ho completato la mia abbronzatura..

Marco e Chicca mi accompagneranno all’aeroporto ...la valigia straripa nuovamente ed è arrivato anche un acquazzone e un caldo opprimente con una umidità spaventosa....sono in aereo :sarà certamente un volo lunghissimo ma a Milano troverò Lisa e Giulio....... sono felici e Lisa è raggiante...

Oggi 28 aprile, ho lavorato per casa come una dannata, ho sfatto la valigia e sono stanchissima ma soddisfatta....

Anche se tutti i ricordi fanno parte della memoria, di ciò che siamo state e di ciò che abbiamo vissuto perché parte di noi, a volte non c’è niente di più evocativo e con un potere fortissimo come un ricordo che è stato bellissimo e che ad un certo punto diventa quanto più di doloroso ci sia. Una fotografia, un qualcosa in un cassetto che ci richiama alla memoria un momento felice o triste, ci darà una fitta al cuore. Specie le fotografie: quelle dei figli bisogna tenerle e le altre? Dare un colpo di spugna ai miei dieci e anche quarant’anni di vita bruciandole tutte. Quanto c’è di rivalsa e di rancore in questo gesto di strappare tutte le immagini? Poi penso che invece bisogna lasciarle lì per tanto tempo prima di affrontarle. Gli anni passano e gettare uno sguardo in foto che ci ritraggono da giovani e giovani felici, potrebbe essere di conforto. Non ci si sbarazza dei ricordi eliminando semplicemente le loro tracce. Occorre seguire con disciplina un percorso interiore che ci abitui a superare e a ritrovare forza per cancellare i momenti brutti della vita. Nascondere tutto ciò che fa male. Sarà poi il nostro amore a liberarci dai ricordi dolorosi, stringendoli in quella tiepida nostalgia che toglie ad ogni cosa il suo potere crudele...

Nella vita dobbiamo sopportare dolori di tutti i tipi e questo molto spesso ci sorprende; Non ci sono forse nel mondo tutti i tipi di amore?...

Oggi 5 Maggio,

E’ una settimana che tornata dal mio viaggio e se penso alla mia paura di volare considerandomi una fifona d’alta quota non mi consola certo la dichiarazione fatta da un Istituto del Massachussetts :voli sono così sicuri che una persona potrebbe volare per 36.000 anni senza pericolo. Infatti quando l’aereo comincia a “ballare” per le turbolenze, mi aggrappo ai braccioli del sedile, il cuore che batte a mille all’ora e sudo da morire. Se poi sono viaggi di undici o più ore una persona che ha paura a volte le prende anche il panico. Viaggiando in classe business tutte le volte che salgo in aereo, cerco di sbirciare nella cabina di pilotaggio: se il comandante non è ne troppo giovane nè troppo vecchio ed ha una faccia simpatica ne provo conforto. E poi saper di dover affidare la vita ad un estraneo, il pilota, non mi piace proprio per niente. Per quest’anno mi dico che è andata bene...un’altro anno si vedrà.....

Tante volte in questi ultimi tempi mi pareva che le forze stessero per abbandonarmi dalla paura e dalle solitudine: Vivendo agganciata al passato concentrandomi soltanto sulle cose tristi, non vedevo nè presente nè tanto meno futuro. Il ruolo della vittima ecco cosa ero! Una persona che deve decidere per se stessa. non è stato facile perché mi sentivo anche arrabbiata e cercavo di non reagire e stavo lì ad aspettare che finalmente mi succedesse qualcosa di buono. Poi piano piano ho cercato di trasformare la paura del “Non so cosa sarà di me!” nella consapevolezza di sentirmi ripagata di essere padrona del mio presente e del mio futuro quello che sarà...

In questo giorni due anni fa, io avevo dimenticato le avvertenze dei professori di non sperare in una tua guarigione e vedendoti combattivo pensavo che col rientro a casa nostra potevamo farcela, almeno per un pò...tutte illusioni. Avevo nell’anima una speranza, una via d’uscita: poi i giorni di scoramento e la sconfitta.

. Mi sentivo perduta, senza possibilità di fare a meno di questo dolore che continuava a tormentarmi e a incalzarmi. Poi, in seguito, la tua morte e mi dicevo che non avrei potuto più stare bene, se tu non tornavi! Quanto ho sofferto! Hai voglia dire di lasciarsi travolgere dal dolore e dalla sofferenza e poi osservandola sarebbe destinata a scomparire... Più pensavo e più il disagio aumentava. Ora ho quasi ritrovato la tranquillità e speriamo che presto arrivi anche la pace. Ogni tanto mi chiedo ancora “ io so perché soffro” e anche in questi momenti cerco di non parlarne a nessuno....Poi passerà, mi dico... A volta la cosa dura poco, altre di più, ma penso che forse sono arrivata ad una svolta, perché mi sento come fossi rigenerata....

I saggi d’Oriente e Occidente dicono che il dolore, quando è accettato, purifica la nostra anima.

Ci sono tanti modi per dire amore e si può soffrire per amore perché racchiude un universo talvolta male interpretato, a volte mortificato. E’ un territorio dove si può vivere felici o dove ci si immalinconisce di ricordi e nostalgia. Se al momento in cui ci si congeda dalla vita conserveremo oltre ai momento dolorosi, inebrianti, o noiosi, le due o tre facce dell’amore che ci hanno accompagnato in vita, saremmo compensati dall’amore per i figli e di chi ha fatto parte di noi. Quando l’amore per una persona a distanza di anni non ingiallisce, questo è l’amore più vero!

Il nostro giorno verrà se sapremo aspettarlo un po'...
Adattarsi alla forma che assume la nostra vita, anzichè continuare ad aspettare e a sperare in quello che potrebbe farci felici.

Oggi 11 maggio,

E’ venuta Giada a trovarmi: è buona, allegra e mi chiama sempre “nonnina”...

Oggi 15 maggio,

Sono venuti anche Lisa e Giulio, perché il mio computer che mi serve per le e-mail si è incasinato...è proprio un carissimo ragazzo e li vedo felici...il solo vedere la loro gioia mi basta...

Oggi 21 maggio,

Sono andata a trovare il piccolo Federico il figlio di mio nipote nato pochissimi giorni fa e’ un bellissimo piccino bravissimo. I genitori sono raggianti.....auguri piccolino....

Nato da un sospiro o da un temporale
l’ostetrica ti batte e non ti chiede “Come va?”
Beh, benvenuto q ui fra luce e confusione
e nessuno che t’ha chiesto se volevi,
se volevi uscir di là...
T’han detto che c’è posto per chi sa stare a posto.
Il sabato la spesa, il giorno dopo in chiesa...
T’han detto che cos’è il bene e t’han spiegato il male
“Si sappia regolare: prima o poi c’è l’aldilà”
Guardare ed ingoiare e se sei un po' nervoso
un motivo ci sarà....

Oggi 22 maggio,

Sono andata a vedere sulla spiaggia la manifestazione delle “Frecce Tricolori”. E’ stato uno spettacolo stupendo: vedere quegli aerei supersonici sfilare a pochissima distanza l’uno dall’altro ha dell’incredibile! C’era da rimanere col fiato sospeso tanta era la maestria e la perfezione! Ero con Lisa e Giulio, ed ho pure conosciuto i suoi genitori, sua sorella ed un bimbo bellissimo di circa tre anni..... Sono proprio ottime persone e poi vedere come si vogliono bene Lisa e Giulio è il massimo . Ho concluso la giornata in pizzeria e con una gigantesca pizza ai quattro formaggi ho messo a dura prova il mio colesterolo.....

Oggi 23 maggio,

So per certo che ognuno di noi ha il suo lato oscuro: nessuno è privo di ombre! Il mio adesso con un po' più di tregua, grava ancora ogni tanto di una vera oscurità, quasi un’ombra reale. Non si vede spesso, per fortuna, ma l’ombra mi aspetta sempre lì, quasi al di la dei confini del sole e quando mi cala addosso è inequivocabile, come ombra di ali enormi.... Allora esce fuori il mio pessimismo, la mia anima arrabbiata con la vita. In questi giorni ho come una rivitazione ai giorni di due anni fa, i tragici giorni che di avrebbero compromesso tanto tempo della mia vita, per il mio stare male che di più non si può. Anche se so che tutte le terapie specialmente quelle contro i tumori hanno gravi effetti collaterali, e che se anche nella maggior parte dei casi viene salvata la vita, si diventa anche altre persone, deboli e devastate. Questo l’ho provato anch’io e so che , come la sabbia in una clessidra, le terapie cancellano anche anni di vita... Ti avrei tenuto volentieri ancora con me, nonostante tutto...

Anche se adesso mi sento più serena ogni tanto queste enormi ali mi piombano addosso ed è come se una maledizione mi piovesse dall’alto del cielo. Poi penso che forse è vero che siamo noi che creiamo da soli i nostri mostri, che ci fanno stare male più del dovuto e che creano le nostre paure. Io ho paura di tutto, specialmente di tutto quello che non riesco a controllare. poi so che nessuno è padrone della propria vita fino in fondo e per questo non significa avere mille paure. Bisogna soltanto dimenticare e continuare a vivere stringendo i denti e forse alla fine penserai che nulla di più terribile ti potrà succedere. Forse le persone sono più forti di me, oppure hanno quel qualcosa che io non ho, qualcosa che a me non è stato concesso. Non ho mai sopportato l’idea di non sapere cosa stia per accadermi, o con la paura dell’ignoto, non essere al sicuro. E’ una sensazione di come cadere fuori dal mondo. Ho sempre dovuto sapere d’essere al sicuro ,che qualcuno si prenda cura di me.... ed ecco perché sono sempre stata dipendente da te:Quando sei morto ho provato una rabbia verso me stessa per averti perso; percepivo una causa reale che mi feriva talmente tanto anche se continuavo a rigettarla in fondo all’anima. Col tempo il dolore aspro e straziante si è smorzato fino in male viscerale, per poi dopo tanto tempo comprendere che se agivo con cautela e riuscivo a controllarlo avrei potuto in qualche modo conviverci. Non serviva nulla ragionare così perché nulla avrebbe potuto restituirti anche se il risultato non avrebbe ricompensato tutto lo sforzo enorme che avevo fatto. Tutto questo so che adesso è molto triste, ma il mondo ha la brutta abitudine di calpestare che sta già male e di proseguire senza voltarsi indietro.

A volte faccio notti strane, praticamente insonni: piene di suoni, di ombre e di fruscii che ho sempre sentito in questa casa, ma che mi appaiono estranei perché sentito da un angolo diverso. Quando poi mi appisolo, il mio sonno è leggero e sospeso ai margini dell’incoscienza come un soldato in guerra che in ogni istante deve essere sveglio perché il nemico può attaccare di sorpresa...

Oggi è il 2 di giugno,

Due anni giusti alle ore 19,3o che non ci sei più: vedo tutti i fili spezzati della mia vita e anche finalmente un sottilissimo filo annodato. Spero non sia troppo tardi, perché vedo vagamente che il disegno della mia vita è quasi compiuto, con tutte le scelte e le battaglie, le vittorie e le sconfitte e le aspirazioni: Queste ne sono state soltanto una parte, una grande parte. Quella piccola parte che ancora deve avvenire, spero sia sgombra da affanni, più serena e libera e intatta.

Anche se penso che nella mia vita ho fallito, penso che questo fallimento forse non è una sconfitta totale, ma è come arrendersi all’idea di varcare una soglia e uscire nel sole....

Forse la mia come tutte le storie sembra una favola, anche senza il lieto fine e forse non ha quell’importanza assurda che io gli addebito, salvo per chi l’ha vissuta. Le storie poi sono tutte differenti, naturalmente ciascuna per il suo tempo ed il suo spazio....A volte sono anche identiche in quello che devono essere vissute per intero giorno per giorno dall’alba al tramonto e per tutte le ore del giorno: E come i l giorno finisce, così ricomincia tutto....

Dammi o Signore la tua grazia fino dall’inizio
e non permettere che la mia anima debba rimpiangere
che il giovane mattino dei miei giorni
sia stato speso del tutto invano.....

C’è un allenamento che regala energia positiva al nostro essere ed è “Emotional fitness”: Carica la mente di nuove forze, perché la mente non distingue ciò che immagina da ciò che sperimenta. Allontanando da noi la paura ci si concentra meglio sul nostro futuro. Il cervello che per natura non conosce divieti, reagisce alle sollecitazioni del tempo con “Se vuoi, puoi!”.

Cerco di scegliere programmi tv che valga la pena di vedere, perché il tempo è prezioso e sprecarlo non mi va. Mi piace di più leggere un bel libro per aiutarmi a capire cosa sono e cosa voglio.....serenità!

Fino al giorno della morte
nessuno può essere certo
del proprio coraggio...

(J: Anouilh)

La morte non è niente: Non conta. Io me ne sono solo andato nella stanza accanto. Non è successo nulla: tutto resta esattamente come era. Io sono io e tu sei tu e la vita passata che abbiamo vissuto insieme è immutata, intatta. Quello che siamo stato l’uno per l’altra lo siamo ancora. Chiamatemi col mio nome e parlate di me con la facilità che avete sempre avuto. Non cambiate tono di voce parlando di me e non assumete aria di solennità o di dolore. Sorridete, pensate a me e pregate per me. Fate che il mio nome rimanga sempre quella parola familiare che è sempre stata. Pronunciatelo senza sforzo, senza che diventi l’ombra di un fantasma. La vita significa tutto ciò che ha sempre significato. E’ la stessa che è sempre stata. C’è una continuità assoluta, ininterrotta. Cos’è questa morte se non un incidente insignificante? Perché dovrei essere lontano dal vostro cuore dal momento che non sono più con voi? Vi sto solo aspettando, da qualche parte, molto vicino, appena svoltato l’angolo...va tutto bene....

Fin da quando nel mio matrimonio ha prevalso il rapporto amore-odio, di delusione, di sconfitta, come se tutto fosse dipeso da me, c’è sempre stato come un invincibile istinto che mi ha sempre fatto desiderare di essere protetta e amata da chi mi proteggeva.

Alla fine di tutto questo quello che ho sempre desiderato di più è il rispetto, anche se mi sono sempre giudicata nella mia vita matrimoniale un’eterna romantica pronta a dedicarmi anima e corpo alla mia famiglia per annullarmi completamente. Sono stata sempre troppo rigida nel trovare da sola le soluzioni, risolvere problemi per quello che non andava. Avrei voluto essere anche più dolce e passiva ma non ci sono riuscita. Sapevo quello che era giusto ma facevo quello che era sbagliato, e finivo per fare del male a me stessa soprattutto. Abbiamo condiviso insieme tanto tempo straordinario! Forse mi aspetteranno giorni diversi certamente, ma senz’altro verranno resi più preziosi da quelli passati. Mi sento un nodo in gola quando penso a tutto questo; poi mi dico basta con le lacrime perché ne sono state versate tante: lacrime per te e per me stessa.

Per me che vado, per te che rimani, due inverni.....

In una notte in cui la luna
brilla così luminosa,
i pensieri inespressi
anche del cuore più discreto
potrebbero essere visibili.

I sogni e gli animali sono le due chiavi con le quali scopriamo le chiavi della nostra stessa natura.

(Ralph Emerson)

Nonostante gli inganni, i travagli e i sogni infranti, sforzati d’essere felice, perché qualunque siano i tuoi affanni e le tue aspirazioni in questa chiassosa confusione dell’esistere, cerca di mantenere in pace il tuo spirito. Procedi con calma tra il frastuono e la fretta della vita e mantieniti in buoni rapporti con tutti. Sappi ascoltare gli altri, le loro pene e le loro storie. Per noiosi che siano dai loro fiducia e una parola di conforto. Se insisti nel confrontarti con gli altri, le persone apparentemente felici,rischi di confrontarti con individui che dopotutto saranno sempre migliori o peggiori di te. Usa prudenza nella strada della vita perché essa è piena di inganni, di doppiezze e affrontala con calma e altruismo. Non fingere gli affetti e non deludere l’amore perché anche di fronte alle delusioni e alle aridità resterà verde. Accetta docile la saggezza dell’età e lascia con serenità le cose della giovinezza. Affrontando con forza d’animo le calamità della vita, coltiva la forza necessaria per difenderla. Soprattutto non tormentarti con assurdi pensieri del passato poichè portano stanchezza e solitudine. Al di là di tutto questo tollera te stessa e la vita. Stai in pace con Dio, qualunque si a il concetto che hai su di Lui..

Oggi 8 giugno,

Con Lisa sono andata a Castel: abbiamo seminato verdure e pomodori e di tutto un po'. Rivedere l’orto rinascere mi ha fatto venire tanta malinconia, ma anche gioia. Ricordo quando con te ci facevamo compagnia anche se ci stancavamo tantissimo. Ora sono con Lisa e mi stanco tantissimo ugualmente...

Quasi stessi assistendo ad una proiezione di un film in seconda visione sulla mia vita, passo in rassegna gli anni in cui ho trovato con te l’amore convinta d’averlo sempre a portata di mano per vederlo poi allontanarsi. Anni in cui fredda paura e desolazione erano sempre lì in agguato. Poi il più terribile senso di perdita che penso non avrei creduto possibile sopportare. Ma l’ho sopportato, nascondendo tantissime volte la sofferenza come meglio potevo, brancolando per ritrovare la strada con un po' di luce. Non sono stata tanto sola durante i gelidi abissi della disperazione: Giada e le mie figlie e le persone che mi amano hanno cercato di ridarmi la calma, regalandomi sprazzi di serenità e fiducia in me stessa, procurandomi levigate pietre di gioia per cercare di nascondere i tenebrosi pozzi bui del rimpianto. Cerco di soppesare il bene e il male avuto dalla vita come gioielli o volgari ciottoli. I ciottoli questa volta fanno paurosamente pendere la bilancia a mio sfavore. Poi guardo il sole, la luce del sole che è vita come l’amore è l’essenza della vita stessa. Non riesco a capire come mai poeti e scrittori paragonano il romanticismo con la luna. Le stelle hanno una loro luminosa bellezza, le tenebre avvolgono tutto di mistero e la luna è fredda e pallida simile ai colori della morte.Penso alla tua vita stroncata e mi domando perché. Perché in così breve tempo?Eterne domande che restano senza risposte. Enigmi senza speranza d’essere risolti. Mi ricordi di te in una serie di dati statistici: la data della tua nascita, l’anno della tua morte, il nostro matrimonio, i giorni in cui siamo diventati genitori .... Eri un bell’uomo, eri forte ed avevi anche un senso dell’umorismo e tenerezza e sensibilità date per poco tempo.Avevo per te oltre che grande amore, un’adorazione unica anche per le tue manchevolezze. Vivevi con dinamicità e la tua vita procedeva con calma fino a quando il carburante che l’alimentava è giunto alla fine. Forse non eri fatto per il mucchi di rifiuti della vecchia età e dell’esistenza inutile.

“Io ho fatto questo, “ dice la mia memoria.
“Io non posso aver fatto questo”
risponde il mio orgoglio
inesorabilmente fermo sulla sua posizione.
Alla fine la memoria cede...

(F. Nietzsche)

Le parole, le azioni e la vita non continuano più quando si muore. Ma l’essenza stessa della vita non muore mai. E’ infinita, eterna, inesorabile. Hai brillato per me, e continui a brillare, come fonte di forza per me. Una stella nel cielo estivo, un puntolino di sole un raggio di luce che orla la scura nuvola del dolore. Adesso comincio a riprendermi anche se so che non guarirò mai completamente: Ma mentre passano i mesi e gli anni riprendo un comportamento normale. Piango ancora quando penso a te e nessuno mi vede e talvolta di notte mi viene da sfiorare il tuo cuscino cercando di immaginarti lì vicino a me. Poi cerco di farmene ragione e ricordare soltanto il meglio dei nostri anni, non gli ultimi dieci o quindici: questa è una cosa più difficile.

Se siamo partecipi della felicità, siamo partecipi di Dio e se la rifiutiamo è come se rifiutassimo Dio

(H. Richer)

Mi guardo allo specchio: il mio viso è segnato dalle rughe, gli occhi non più limpidi, e la ragazza piena di aspettative è scomparsa. Trovo però anche una donna che finalmente dopo tanto tempo mi è un po' simpatica... Sono un po' troppo vecchia, ma mi sento come in pace col mondo. Ho conosciuto la felicità ma anche sofferenza. Avevo costruito una prigione e mi ci ero rinchiusa. Lamattina mi sveglio con gli occhi pieni di sonno dall’aver dormito poco, d’un tratto mi torna in mente qualcosa: basta un’immagine folgorante, oppure un brandello di essa e poi a poco a poco ricostruisco e improvvisamente ricordo tutto dal principio alla fine e scopro di non desiderare altro che tornare a quei momenti. Non posso purtroppo. Tutto mi perseguita anche per una intera giornata: Ricordo anche che dopo tanti anni dall’aver vissuto assieme, ecco che le cose proprio non vanno fra noi e scopro anche che nel mio intimo forse l’avevo sempre saputo, fin dal principio...

Se cerchi te stessa
non guardarti allo specchio
perché lì non troverai altro
che un’ombra, una straniera.....

Per tutta la vita ho cercato di essere quello che ci si aspettava da me: ho cercato di essere una brava figlia, una buona moglie e madre. Mi credevo infallibile e quando tutto è accaduto qualcosa si è spezzato in me e mi ha lasciato sconvolta. Mi veniva richiesto troppo, perdonare e pretendere tutto questo da me stessa. Pensavo che forse non era troppo tardi per pensare solo a me stessa: una buona e sana dose di egoismo era la cosa migliore. Poi forse sono e sono stata una di quelle terribili persone che hanno un tremendo desiderio di fare la martire , oppure che godono soffrire. Così ho taciuto per tanto tempo, fin poco prima della tua morte: troppo tardi. Viviamo la morte con una specie di diserzione, di abbandono e di rabbia istintiva. Era per me come se fossi stata nuovamente tradita . Quando si prova tutto questo forse si sta avvicinando un certo interesse verso noi stessi certo più salutare di tutta la comprensione e il perdono coltivato per gran parte della nostra vita. Poi il sentimento di aver desiderio di perdonare e dimenticare mi complica la vita e sento che devo diventare arrabbiata, ribelle e fare a pugni contro queste ingiustizie. Cerco di diventare serena e cerco una dose di quella medicina che mi aiuti a cogliere quel poco di serenità che mi resta. Non è certo cosa facile cominciare ad essere così diverse dopo tanti anni che vivi con te stessa e nel modo in cui pensi di essere.

Il passato è una cosa viva che influenza il nostro presente in un modo che la maggior parte di noi non può immaginare. Quanto al futuro si svelerà a modo suo....

In una notte in cui la luna
brilla così luminosa,
i pensieri inespressi anche
del cuore più discreto
potrebbero essere visibili..

(I. Shikibu)

Un proverbio cinese dice che “Fra l’ora del come e quella del lupo sta la fine di tutte le cose”...

Tutti i fiumi corrono al mare,
ma il mare non è colmo;
da dove i fiumi provengono,
là essi ritornano.

La vita nei suoi momenti migliori è pura e dolce: Momenti belli che cogli con la mano e racchiudi nel cuore, sono tutto ciò di cui si ha bisogno. A volte il passato torna a perseguitarmi, i momenti brutti: nessuno può sfuggire al passato. E’ il fardello del presente e del futuro che si porta sempre sulle spalle. Quante volte ho pensato con un senso di impotenza che tutto poteva essere stato per colpa mia. E se anche col tempo, diventando più vecchie più saggia, in sensi di colpa non svaniscono del tutto, è giunta la convinzione che ogni essere umano è l’artefice di se stesso; ciascuno col suo comportamento si forgia il proprio paradiso e il proprio inferno personale. Inutile è scaricare le responsabilità sugli altri. A volte anche nei miei pensieri si accavallano amore e famiglia e allora mi chiedo: ho dato più all’amore o alla famiglia? All’amore ho concesso il mio cuore di ragazza e di donna, alla famiglia tutte le mie speranze, le mie aspirazioni e i miei sogni....loro sono il mio futuro...

Ma l’ordine della vita è già fissato,
e ineluttabile è il viaggio sino in fondo.
Vivere una vita non è attraversare un campo...

Nel mio matrimonio non sono state nè le infedeltà ammesse, nè tutte le bugie l’oscurità che mi era piombata addosso, Forse la tristezza degli anni mi si è accumulata dentro, fino a quando una parola, in gesto o un pensiero lo ha spinto oltre il limite. E’ stato l’accumularsi di centinaia di bugie, di migliaia di banali delusioni, una vita di disagio e incertezze. Per il momento mi sento estranea a tutte le pressioni che per anni hanno confuso la mia mente e lacerato le mie emozioni... Voglio bene anche un po' a me stessa, e non è cosa da poco per me... A volte raccattare i pezzi della nostra esistenza è cosa complicata. Per riuscire a combaciarli in quella specie ci coperta patchwork che si pensi sia la vita. Non siamo tutto come tanti bei quadrati, circoli o triangoli che si possono appiccicare perfettamente assieme. Certe persone hanno strane forme, contorte. Quando mai la vita è perfetta? Tutti abbiamo rimpianti: Chi mai vive una vita senza dubbi o lacrime o decisioni sbagliate? Nessuno che agisca col cuore: Si può soltanto mettere gli errori dietro le spalle e cercare di non ripeterli se si ha ancora l’occasione. Imparare la lezione, non indugiare sugli errori e non cercare di ripeterli se non è troppo tardi. Non lasciare arrivare la sfiducia in noi. Non c’è niente di peggio nei “se” e nei “come”. Seppellire il passato decorosamente, sapendo di aver fatto meglio che potevamo anche se non era la perfezione. Perdoniamoci e soprattutto perdoniamo. Dobbiamo cercare di capire quando vediamo che le perone non sono come vorremmo. Ma soprattutto non dubitare mai dell’amore dato, non fare domande quando entra e quando esce.. Se siamo fortunati ci aspetteranno giorni forse diversi, meno felici ma sereni, resi preziosi attraverso un periodo di tempo straordinario condiviso insieme da quello passato. C’è sempre molto per cui essere grate, e tanto da ricordare....

A volte la mattina mi viene da dire il tuo nome. Solo quella parola. Poi mi chiedo come è possibile che te ne sei andato per sempre. Forse è passato ancora poco tempo da quando potevo chiamarti e sentire la tua voce. Mi sono innamorata di te di colpo a soli diciannove anni. Allora eri premuroso, adorabile, pieno di calore umano. Quando ci siamo conosciuti ho sentito, ricordo, come un sussulto allo stomaco e quasi non riuscivo a sostenere lo sguardo di quei luminosi occhi celesti. Mi guardavi insistentemente come se mi avessi sempre conosciuta.

Quei dieci anni di differenza ti facevano sembrare più vecchio e maturo e al tempo stesso giovanissimo. Pensavo nei miei sogni che forse un giorno avrei potuto scrivere il libro della mia vita. Poi ho rinunciato perché non lo sapevo fare... Poi siamo cambiati...tu sei cambiato. Nel corso di anni,mesi ci sono state per noi giornate che avevano lo splendore delle gemme rare, piene di sfaccettature scintillanti con colori vivaci. Altri giorni cupi e freddi con un vago sapore di cenere. Altri in cui mi pareva di non sentire assolutamente nulla., poi giorni in cui mi accorgervo di sentire soltanto stanchezza assoluta. Infine gli ultimi tempi una strana inquietudine addosso. Sono arrivata ad avere sempre qualcosa di triste e segreto negli occhi accentuata dopo la tua morte. L’ho ancora adesso forse quell’espressione dolente. Ho sempre delegato te a fare tutto, a prendere decisioni e quando non c’ero più tu a decidere per me, sono rimasta ferita a morte: anche se quasi vecchia sono diventata adulta e ho preso da sola le mie decisioni.

“Come succede che la gioia cada trafitta,
e perché non nasce alcun fiore dalla migliore
speranza che mai sia stata seminata?”

(Thomas Hardy)

Lascia che il sole del mattino scaldi il tuo cuore quando sei giovane
e lascia che i venti leggeri del mezzogiorno temprino la tua passione.
Ma attento alla notte, perché lì c’è in agguato la morte
che aspetta, aspetta, aspetta......

(A. Rimbaud)

Ogni volta che vengo da te al cimitero porto tante rose. Tutto il cimitero è fiorito...il tuo nome è in lettere d’oro e la tua foto è sorridente non come l’immagine che ho con me pochi attimi prima che ti chiudessero, nell’abbandono della tua forma. Morire significa sottrarsi agli altri perché non vedano in te la loro sorte. Penso che poi tu non sia proprio lì: sei come torni da me nella mia memoria, come ne rammento i gesti, le parole, i sorrisi. Poi tento di parlare a quell’immagine che ho custodito in me ma nessun aiuto mi viene da questo posto, da una tomba tanto simile alle altre. Forse le persone che non ci sono più bisogna andarle a trovare con un altro spirito....ma come se tu eri l’enigma più complesso della mia vita? Hai mosso i fili della nostra vita. Poi penso che debba venirti a trovare non perché vanno tutti a trovare i loro morti, ma perché quando in estate mi pare impossibile che non ti risvegli o in primavera quando sento che ti rammarichi di non poterla vedere, o in autunno quando so che ti piaceva camminare per boschi. E mentre sono lì quasi ti parlo e mi volto di fianco come se tu fossi davvero lì vicino a me e stai ascoltando. Sono assalita da quella angoscia brutale quella che ancora qualche volta mi stritola senza motivo o comprensione e allora vado avanti come una che passa da una stanza all’altra, da un vuoto all’altro. Infine la sofferenza passa ed è come se potessi schiacciare il capo ad un rettile con le mie decisioni: ad ogni colpo un piccolo passo, una pausa di sollievo e la conferma che so ancora tenermi per mano. Qualche volta mi viene da piangere e con questo mi pare di svelenarmi dalle delusioni, di sentire la marea del dolore abbassarsi. Ascolto tutto come in superficie come chi tiene l’anima fra i denti, perché amare ha anche questa faccia oscura, questa forza paurosa. Amare non è soltanto quel passaggio smagliante della giovinezza ma è anche il pedaggio del vuoto, il castigo della mancanza, l’agonia dei dubbi. E’ forse una delle poche forze che ci modellano, ci macinano e ci consegnano alla fine al nostro destino.

Quanto amore c’è stato all’inizio del mio matrimonio e quanta volontà di vita! Guardando tutti gli avvenimenti in retrospettiva, mi pare d’essermi troppo spesso lasciata trascinare come una zattera dalla corrente ora pigra ora impetuosa di un fiume e che se avessi dato qualche colpo di remi supplementare, forse le mie decisioni non avrebbero tenuto quel rozzo legno a galla sulla corrente della vita.

L’immagine di me stessa colma di promesse in un mondo senza confini la custodisco ancora dentro me nei recessi della mia memoria.. Col tempo forse svanirà sbiadita superata dal tempo quell’immagine di una donna ormai vecchia che sa ancora così poco di se stessa e che non conosce ancora i dubbi del cuore. “Vorrei dimenticare tutto...” desidero con chiarezza perché tutto non è come prima; bisogna che supero il passato senza propositi, come chi sa di non essere più giovane e non padrona del tempo. Adesso ti vedo quasi davanti a me e dietro alle spalle, come una commedia vissuta, la mia vita, con gli attori che reclamano, me inclusa, la loro parte di palcoscenico nella memoria.

A proposito di questo, c’è un pensiero che insegue uno sprazzo di memoria, dove rammento la favola di un marinaio e di un pesce enorme. Questo pesce seguiva il marinaio a vista della nave , senza stancarsi mai e senza dire mai nulla. Non rivelava alcuna intenzione, solo se ne stava lì in agguato giorno dopo giorno implacabile nella bonaccia e nella burrasca. Passano gli anni e il marinaio ormai vecchio non resiste più a quell’inseguimento: scende su una piccola barchetta e gli va incontro rassegnato ormai al pericolo imminente. Il pesce spalanca la sua enorme bocca e gli dice: “Ti ho seguito per darti questo dono da parte del dio del mare: la tua anima!”... Viene poi il sonno che disgrega pensieri belli e brutti e trascina tutto nel vuoto. Si dorme cominciando a morire...al risveglio percepisco la mano dell’addio che prende commiato a tutti i sogni della giovinezza, ma sento anche come spezzarsi lo scudo delle mie difese: speranze e anche un po' di entusiasmo per tutto quello che ho ancora da vivere: sarà poco o tanto non lo so, quel tempo è affossato nella mia memoria.. I ricordi non sono completamente sbiaditi ma neppure idealizzati. La mia mente riprende a pensare al presente e mescola le sue immagini nel quotidiano. Vedo tutti i vecchi fili spezzati e il sottilissimo filo annodato sperando non sia troppo tardi. Vedo il disegno compiuto e le vittorie e le aspirazioni e le scelte e battaglie finite. Vedo ogni cosa che ho amato, ma è una visione priva d’affanni, di là dagli angusti limiti della mia esistenza.

Tante sono state le mille speranze e promesse venute meno e tutte infrante: viaggi che non abbiamo mai fatto, tempo che non abbiamo quasi mai trascorsi assieme! Penso a come il mutevole presente si trasformi e tramuti rapidamente nell’immutabile passato; come l’adesso scivoli rapidamente nel per sempre. Penso anche ai giorni in cui non mi sembrava vero che non c’eri più e mi dicevo che non riuscivo a credere che era tutto successo: oggi non ci credo, dicevo, domani mi costringerò a crederlo un po' di più e un pochino di più il giorno dopo e forse tra qualche tempo ci crederò del tutto. A quel tempo...non esiste il passato, né il presente né il futuro perché il tempo non è circoscritto. Albert Einstein ha dimostrato che il tempo è una dimensione, la quarta dimensione: perciò tempo è tutto quello che esiste ora.

Le azioni più decisive della nostra vita...molto spesso sono azioni irriflessive...

(A. Gide)

Eppure non posso lasciar che languisca,
abbandonarmi al tormento del ricordo;
Quando ho bevuto la divina angoscia,
Come posso cercare il mondo vuoto?

(E. Brontè)

Per quanto grandi siano i patimenti,
cerca con fermezza il lieto fine.

(Tirukkural verso 669)

Che cosa può la zattera della volontà
contro le acque tumultuose dell’amore?

(Tirukkural, verso 1134)

La vita degli esseri umani è paragonabile a delle linee. Osservandole da vicino appaiono diritte, ma se ci si allontana quanto basta per vederle realmente come sono, ci si accorge che descrivono come lievi curve. A volte sono così lievi che neppure si riesce a misurarle: Quando due esistenze , la mia e la tua sono vicinissime, somigliano a due grandi linee rette e parallele: Poi col tempo ciascuna segue una sua curva e prima o poi le distanze che le separa diventano incolmabili. All’inizio tutto procede parallelamente, ma col passare degli anni, la distanza comincia a delinearsi. Paragonare la vita di due persone a soluzioni geometriche, a volte si può sperare che dopotutto forse c’è un modo per comprendere il mondo, e comprendere che forse sarebbe stato meglio per noi che ciascuno andasse per la sua strada, indipendentemente l’una dall’altra: A volte fatico molto a pensare a come cercavo di far coincidere i miei sogni di un tempo alla vita che conducevo: Anche quando qualche mio sogno si avverava, mi accorgevo che non sembrava avesse poi così grande importanza. Si dice che ognuno di noi ha un dono dentro se stesso che viene percepito soltanto da un’altra persona sulla terra.

Dopo un po' ti accorgi che la vita e gli avvenimenti pare si accelerano come un film muto proiettato troppo in fretta. Ero così soggetta a vaghe e a volte sgomente sensazioni di inutilità. I tramonti non erano per così dire più così sfolgoranti. Guardando a quel poco di vita passata già allora mi pareva di non aver combinato un gran che. Mi sorprendevo a volte a pensare alla reincarnazione e a desiderare di poter tornare indietro come moglie e sognare di essere un’altra donna. Forse se fossi stata un’altra donna ti saresti ricordato i compleanni e gli anniversari del nostro incontro. Avresti notato qualche volta il mio aspetto e qualche volta ti saresti complimentato con me. Mi facevo dovere di tenermi occupata per il buon andamento della famiglia, ma sotto sotto banalmente pensavo che i miei sogni, o parte di essi, non erano divenuti realtà. Avrei voluto avere interessi o impegni e tempo per dedicarmi a qualcosa. A volte nuovi compiti ti possono trascinare in inaspettati e piacevoli vortici di entusiasmo ed energia. Così forse la mia esistenza avrebbe potuto avere significati e gratifiche che non avrei sognato fossero possibili. Ma non facevo niente..... Adoravo le mie figlie e la mia nipotina e attingevo forza e coraggio dai loro giovani visi, attingevo pace nei loro occhi. Cercavo di mettere insieme i pezzi della mia vita anche se il filo logico di essa continuava a spezzarsi. Nei momenti in cui avevo bisogno del tuo aiuto sì, c’eri! Ma il fatto che più mi metteva a disagio erano i momenti in cui sembrava che i nostri litigi venissero da fatti che erano per motivi assolutamente di poco conto. Dapprima era così....poi le tue telefonate a qualcuno.....troppe e tante. Se non avessi negato forse non avrebbero avuto importanza, ma invece negavi per cui importanza ne avevano e pensavo che ora nella tua vita c’era uno spazio di cui ero completamente all’oscuro. Era come se ti fossi ulteriormente allontanato da me e anche se avevo sempre supposto che saremmo stati anche amici, uniti in un modo o nell’altro, mi vedevo invece sola con me stessa. Spesso mi domando se per te l’amore sia stato una cosa come per me e se per te sia stato come un’ombra che si è allontanata in punta di piedi senza neanche lasciarmi il tempo di capire. Mi sono costruita attorno un muro alto e spesso quanto bastava per escludere lontano da me le cose che non andavano. Superata la prima disperazione mi sono quasi trovata a mio agio al riparo dal muro, come una pianta che ha imparato a crescere al buio: Poi quell’ultima estate un po' alla volta quel muro sembrava essere crollato: come un vento caldo e una luce solare mi investì, ridonò la fiducia in me finché non riuscii più a ricordare perché mi fossi rintanata al riparo del muro. Poi la verità su te: la verità è crudele e non c’è modo di sfuggirle in eterno e se fa male si deve sopportare che faccia male. Infine la tua malattia e la morte..... la morte che è una perdita assoluta! Non è come un amore perduto o un’amicizia rotta che forse in futuro si potrà riconquistare. Non c’è giorno ch’io non pensi a te e in un certo senso continui a vivere in me e nelle nostre figlie: Ora si che i ricordi affluiscono implacabili....tante cose che allora non erano sembrate importanti; strano come le banalità possano contare tanto, essere così significative e a volte strazianti....come è imprevedibile la vita e come è precaria! Non c’è mai nulla di sicuro e siamo così vulnerabili e fragili! Penso alle ore sprecate in inutili litigi che non si possono né recuperare né rivivere. Rimpiango il tempo prezioso sperperato con noncuranza.....

E la fine e il principio erano sempre lì,
Prima del principio e dopo la fine.

(T.S. Eliot)

Presto la vita per l’avvenire sarebbe stata meravigliosa, sognavo; la sofferenza e l’angoscia sarebbero finite e fantasticavo senza minimamente pensare che qualcosa di terribile e di incontrollabile avrebbe turbato quei pochi giorni sereni e non pensavo che tutto era troppo bello per essere vero. Se quel pensiero mi avesse sfiorato la mente certamente l’avrei scacciato subito con disprezzo: Perché avevo anche questo difetto: quella Hybris che gli antichi greci definivano la temerarietà di sfidare gli dei....un eccesso di orgoglio e la convinzione che niente avrebbe fatto crollare la mia invulnerabilità. Niente e nessuno poteva farmi del male e potevo godermi in pace la mia vecchiaia con te. Da quel momento ogni ora della mia vita trascorsa sarebbe stata importante e avremmo vissuto ogni giorno pienamente. Ecco perché è stato inconcepibile che tu non ci fossi più....ora siamo qui e fra un momento non ci saremo più. Non c’è mai niente di sicuro e di scontato.....ma non così presto! L’amore è ancora più una catastrofe e una illusione perché è un povero germoglio sull’albero della vita che quando lo stacchiamo ci aspettiamo continui a fiorire in un banalissimo vaso da tavola. Poi anche il matrimonio è un bandolo della vita umana ,ma non c’è matrimonio che non sia sole e terra. Non siamo forse noi diversi all’alba dal nostro tramonto? Non è così diversa la nascita dalla morte? Una persona è diversissima a trenta, quaranta, cinquanta e sessanta anni e anche la persona che ha fortuna d’essere al suo fianco. C’è il periodo della giovinezza, il periodo della passione che declina e il periodo della maturità dove l’affetto si aggiunge e in ultimo il periodo incerto e vago della morte che si avvicina, quando la donna e l’uomo si guardano con l’ansia di una separazione sofferta. Quando si muore forse le anime di chi ha vissuto insieme tornano separate davanti a Dio. Chi lo può dire? Shakespeare afferma: “La vita non è che un’ombra in cammino, un palcoscenico dove uomini e donne sono soltanto attori ha hanno le loro uscite e le loro entrate e, ognuno nel tempo che gli è dato, recita molte parti; un povero attore che s’agita e si pavoneggia per un’ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla”.

Quando la vita non viene paragonata ad un teatro, alcuni poeti la paragonano ad un sogno; ad esempio che noi siamo fatti della stessa materia di cui sono intessuti i sogni e che la nostra breve vita è circondata dal sonno.

Anche un drammaturgo Pedro Calderon de la Barca dice:” Cos’è la vita? Follia: Cos’è la vita? Un’illusione, un’ombra, una finzione, e anche il bene più grande ha poco valore, perché la vita è un sogno....”

Il paragone della vita presa come un sogno lo troviamo anche in Cina dove un saggio cinese Chuang-tsu racconta:” Una volta sognai di essere una farfalla, una farfalla perfettamente felice. Improvvisamente mi svegliai e vidi che ero io e non sapevo più se ero io che avevo sognato di essere una farfalla o se ero una farfalla che sognavo d’essere io....”

Troviamo il diavolo o Mefistofele nel Faust di Goethe che esclama:

Passato! Che parola sciocca! Perché passato?
Passato e puro nulla: identità completa.
Questo perpetuo creare, allora perché?
Per travolgere nel nulla quello che è stato creato?
E’ passato! Come dobbiamo interderla
questa parola? E’ come non fosse mai stato,
eppure s’agita in cerchio, come esistesse.
Preferirei, fossi io, il vuoto eterno.

Noi siamo una nave che naviga intorno al sole nell’universo. Ma ognuno di noi è anche un’imbarcazione che attraversa la vita con un carico di geni. Quando questo carico lo abbiamo trasportato fino al prossimo porto, allora non abbiamo vissuto invano.

Loda l’eterno nella vita nostra
che ogni cosa ha creato!
Nel mattino della resurrezione il minimo è dato,
soltanto le forme vanno perse.
La stirpe genera la stirpe,
capacità crescenti essa raggiunge,
la specie genera la specie
in milioni di anni.
Mondi muoiono e nascono.
Mescolati alla gioia di vivere, tu cui è stato concesso
di essere un fiore di questa primavera,
godi un giorno in onore dell’eterno
nelle condizioni di uomo;
offri il tuo obolo
fino al sorgere dell’eterno
debolmente e impercettibilmente
respira un unico soffio del giorno eterno.

(Biornstjerne Bjorson)

Il passato è immutabile : questa è l’unica verità che non va mai in frantumi. Il passato è anche ineluttabile: ritorna ad aggredirci quando meno te l’aspetti. A volte si fanno scelte e strade sbagliate perché ognuno sceglie la sua strada; ci si avventura stupidamente e si fa ciò che si ritiene giusto. Si recitano copioni scritti per se stessi a volte motivati dall’orgoglio, altre dalla collera o dalla gelosia. E’ facile essere saggi dopo....le azioni del passato assumono aspetti e proporzioni nuove quando le si guarda da lontano, con occhi più maturi. E il tempo nel suo volo altera e abbellisce a volte i ricordi. Siamo legati al nostro passato e a coloro che un tempo facevano parte della nostra vita. Per difenderci facciamo tante cose, perché l’amore ha i suoi terrori, oltre alle gioie e alle estasi E poi nessuno è privo di colpe....cerco di scacciare la malinconia, ma una volta messo in moto il computer della mia mente, come posso sperare di sottrarmi ai ricordi che mi rammentano tutto ciò che è accaduto di bello e di brutto i ricordi ancora più potenti per quello che forse avrebbe potuto accadere?

Rivisitare il mio passato, capire cosa non ha funzionato, stare male, mettere in discussione la mia vita e interpretarne gli sbagli mi hanno fatto toccare il fondo. E da questa situazione di crisi ho preso la decisione di cambiare radicalmente e trovare una mia forma al mio modo di essere. Iniziare un “Nuovo libro” Cerco di resistere a questa decisione anche se la vita facile purtroppo non è. Emily Dickinson diceva che “Vivere è un processo continuo, ma amare è più solido che vivere...” Ci credo, nonostante tutte le sconfitte che i ha dato la vita. Cade la sera su questo giorno nato vecchio.... sono vecchia.... La mia vita sa di lacrime, di rimpianti, di come doveva andare e di come non è stata! Sa anche di rimostranze, di accuse e di sentimenti frustrati e di ingiustizie. Da vecchi ci si sente soli e si crede che ci sia una specie di destino e che il tuo è ormai passato avanti , e non lo raggiungi più! Penso nel silenzio della città ancora dormiente a come è azzurro questo cielo mattutino, a come si incrociano nella mia memoria episodi che credevo d’aver dimenticato, parole e immagini che avevo ritenuto poco importanti. A come si distaccano dal tempo e a come pare crudele e inafferrabile questo tempo che protegge tutto come dietro una porta socchiusa per lasciar trapelare la luce di una giornata trascorsa in un prato fiorito con le mie figlie piccoline; al respiro del mare azzurro in una spiaggia in una calda giornata di luglio; ai nostri visi accaldati dal viaggio in automobile nei meravigliosi panorami umbri; al caldo afoso di quei pomeriggi assolati nelle campagne dell’entroterra piemontese ed infine al balzo del mio cuore di quell’ultimo tuo sguardo rivolto alla stanza e a me mentre intontito dalla pre-anestesia, vieni sospinto oltre le porte della camera operatoria. Poiché tutto è cominciato lì ed è finito lì dopo breve tempo... Se questa è l’assenza, ecco la sto scrutando.....do le spalle alla stanza vuota dove rimane un abito appeso ad una gruccia, un paio di scarpe con calzini, giornali, un bicchiere d’acqua sul comodino ed un cuscino stropicciato......e poi aspettare e aspettare....un’ora, due e più ore. Avanti e indietro dal corridoio a questa stanza finché tutto è finito....e molto male! Poi vado in chiesa a dar sfogo alle lacrime per le pochissime certezze nutrite. Arriva giugno galoppando ed è la fine! Ora sono sola in questo altro mese di giugno, sola nella mia stanza con i rumori del traffico, quei suoni che nel buio accompagnano la malinconia di tutte le occasioni perdute, degli affanni, delle parole non dette. La notte viene presto ed il mattino tarda ad arrivare: notti insonni ce ne sono state e ce ne sono ancora tante, notti insonni come se non dovessi fare altro che sopportare la solitudine. Poi vengo da te in quel grande silenzio: ti porto rose anche se col caldo le rose soffrono, invece di altri fiori che reggono di più. Dal vaso rinforzato alla base per sostenere i colpi di vento, svariati petali di rosa cadono: ne raccolgo nel palmo e li butto nel cestino: tutto come se questi gesti mi impediscono di pensare ad altro. Un ultimo gesto ad aggiustare le rose e la tua foto.... Non ho mai creduto alla resurrezione e alla vita eterna, non almeno in questi momenti. Poi penso ....come si fa a non credere a queste cose? Si vive e si muore e poi basta? La vita è paragonata ad una pianta: al mattino è rigogliosa e carica di germogli e alla sera è avvizzita e morta. Sono passati due anni: il tempo non è innocente! Alla fine delle mie giornate tardo il più possibile il riposo notturno perché ancora adesso raramente viene ! Guardo la televisione o più spesso leggo fino a che mi pare si chiudano gli occhi; mi stendo sul letto e penso mentalmente vedendo dinanzi a me il muro “Dove sei?” Sento dentro me sentimenti sepolti molto in fondo all’anima. Poi all’improvviso sembra si dischiuda uno spiraglio dove comincio ad individuare come se una grande fatica fosse finita, uno spiraglio dove c’è un sentimento che non è più rancore, meno rimpianto e nemmeno più tanto dolore. Uno dei ragionamenti fatti da me ultimamente è : non è giusto pensare continuamente al passato o al futuro. Dare un altro indirizzo alla mia esistenza, quale che sia il suo significato. Per quale motivo non si può immaginare che una persona scomparsa non ti possa aiutare nello scivolamento degli anni ad alleviare gli acciacchi dell’età? Quando penso a questo e sono da te mi allontano rapidamente e vado all’automobile senza voltarmi a guardare indietro, perché conservo nella memoria le letture scolastiche su Orfeo che se si fosse girato indietro avrebbe rovinato tutto quanto..... e per me quelle poche certezze acquisite.

Vado a casa e sono nella mia poltrona a rileggere quello che ho scritto: fuori è una serata di luglio e fa molto caldo. Dalle finestre aperte mi arrivano i rumori della strada: clacson irritanti, freni bloccati che stridono e lo sferragliare del treno che va in lontane destinazioni. Rileggo anche le tue ultime lettere e speriamo sia una delle ultime volte perché non voglio aggravare il dolore sofferto o i momenti tristissimi passati. Penso che nonostante tutto pur divisi oramai io e te siamo uniti eternamente dai legami d’amore che abbiamo condiviso. Ho pregato Dio perché ti lasciasse qui e poi l’ho maledetto per tutti i fardelli di sofferenza che ti ha fatto patire. , avrei voluto averli io tutti addosso. A volte speravo e intravedevo un bagliore alla soluzione del buio e mi sentivo una rabbia dentro enorme. Vedo la giovane donna di un tempo, decisa e con tutte le sicurezze della gioventù. Con una fiducia assoluta nell’avvenire. Poi presto sono arrivati i malintesi fra di noi e tutto è stato una sfida. Ero vulnerabile e perciò è stato facile ferirmi da inguaribile romantica come ero. Pensavo di smentire le verità, ribellarmi, ma esse mi ferivano ancora di più. Quando avevo vent’anni ero aperta e credulona e anche a trenta o quaranta. Pur sapendo come eri infedele, egoista e insensibile ti restavo attaccata aspettando aspettando.... cosa un miracolo? Poi ho dato al matrimonio altre possibilità cercando dimostrazioni di onestà da parte tua, ma è stata dura per le tante delusioni e ferite patite. Dicevi che volevi tempo per provarmi a cancellare tutti i dubbi dal mio cuore e dalla mia mente. Tempo te ne ho dato e tanto e troppo.... Ricordo la mia mancanza di volontà che a volte mi prendeva di far parte del mondo; la mia voglia di isolarmi, di ritirarmi come in una conchiglia dove nessuna realtà potesse raggiungermi. Anni di risentimenti, di ira e di disgusto. Anni in cui dovevano essere rimosse tutte le cose che non andavano, nascoste dietro facili sorrisi, aria sicura, nascondendo le mia insicurezza a me stessa e a tutti. Poi mi dicevi dopo le nostre terribili discussioni che non potevi vivere senza di me. Io volevo provare a dirti che avevo passato giorni e giorni, mesi e anni a cercare di capirti e perdonarti. Avevo ed ho sempre avuto due tipi di amore: Quello delle mie figlie e quello per te. Alla base di tutto c’è sempre stato il bisogno di riversare il mio affetto su qualcuno per soddisfare anche il bisogno di sentirmi indispensabile. Non c’entra proprio amore con garanzia di felicità! Non esiste perfetta felicità. Bisogna accettare la vita reale anche se non va mai come vorremmo. Rinvangare queste cose non è come una sorta di punizione.... ma un dolore forse meglio accettato come accettare da adulti la realtà. Ho sempre odiato la fine delle cose: la fine dell’anno come dell’autunno; la fine delle stagioni, della vita e dei matrimoni. Vorrei per quanto inutile e consumate le cose continuassero sempre. Sono andata avanti per anni a vivere una vita che odiavo con una persona che non capivo. Mi sentivo sperduta, spaventata e alla fine tanto stanca. Come avrei voluti non volerti così tanto bene! Avrei voluto anche renderti pan per focaccia, ferita per ferita e fingere d’essere felice! Ma in fondo non è mai stato il mio stile. La vita è un vero gioco d’azzardo. Alcuni la giocano cercando continuamente di bluffare, altri la passano continuando a fare mosse vincenti.

L’ira è un fuoco che uccide vicino e lontano
e brucia la barca della vita...

(Tirukkural, verso 306)

Uno studio inglese dice che a farci tradire non sono le occasioni della vita ma i geni che ognuno ha in sé: Infatti infedeli non si diventa. Si nasce...

E’ strano come da vecchi si diventi sentimentali quando si pensa al “dolce passato”: alla giovinezza!

Penso però che a volte se si potesse ritornare giovani, molti ce ne pentiremmo perché a volte anche la giovinezza non è rose e fiori. Ma c’è anche la meraviglia di quell’età, le scoperte, la prima esperienza col segreto della morte e le prime emozioni dell’amore che sono incancellabili. Buona parte del circuito della nostra memoria come immagini, suoni, odori, si imprime profondamente in noi prima dei diciott’anni; e buona parte di ciò che siamo quando raggiungiamo la mezza età è deciso prima che sia possibile controllare o anche capire le cose intorno a noi. C’è una canzone che dice:

O Genevieve, che cosa non darei
per rivivere il tempo del passato.
La dolce rosa della giovinezza...

La vita è come un fiume: un rigagnolo appena nato sotto la neve oppure intravisto fra le ombre azzurrine di uno squarcio nella crosta del ghiaccio. Diventa poi largo e maestoso scendendo a valle e tutto trasporta in una placida corrente. Si dissolve nel tempo, trascinato via eppure rinnovato all’infinito. Poi un giorno, oppure in una notte silenziosa, si ode un rombo tenue dapprima tumultuoso poi ed è la voce del mare. E il fiume, prossimo alla dissoluzione finale sembra dire “La morte non esiste; nella fine è il principio”

Il fiume, nero e segreto,
colmo di uno strano tempo,
scorre accanto a noi,
per sempre, fino al mare.

(Thomas Wolfe)

Tutti i fiumi scendono al mare, né il
mare mai trabocca, e sempre i fiumi
tornano a scorrere dalla loro fonte.

(Ecclesiaste 1,7)

Attraversiamo la vita senza quasi comprendere che alla base di tutto c’è il tempo che scorre irreversibile e infinito. Anche se il mare significa la fine del corso del fiume, è vita non morte. Il corpo, la memoria saranno perduti e dissolti, ma non il tempo.

Per anni senza fine arderà questo sole
nell’aria azzurra, e morirà Primavera;
quando sarai dimenticata ed io
sarò polvere sparsa, torneranno le estasi. (non ricordo chi l’ha scritta)

Un altro mio incubo ricorrente è: una lunga spiaggia con sabbia fine e bianchissima e onde tumultuanti. Un’ondata torreggia nel cielo come una montagna mentre attendo che s’ avventi su di me e mi trascina via... mi ritrovo in un cielo stellato a volare sul mondo...

Le stelle ruotano e non pongono domande.
Ciò è sufficiente conoscere:
procedono insieme la vita e la morte
e l’allegrezza e l’affanno;
e la causa e l’effetto e il corso del tempo,
che, eternamente mutevole,
scorre ininterrotto come un fiume.

(Edward Arnold)

Tempo fa mi dicevo che tutto sarebbe andato bene e anche pensavo che dopotutto avresti avuto gratitudine per me per averti perdonato, anche se l’unica cosa di sicuro e di positivo era l’aver seguito il mio cuore.

Perché ero e sono fatta così: incredibilmente resistente sotto certi aspetti e pateticamente vulnerabile per altri. La strada che avevo scelto, come le vie di una città, non mancava di buche in cui potevo proprio farmi male, tutto stava nel non scegliere una buca troppo profonda. Quì il passato diventa un caleidoscopio di immagini mutevoli che continuano ad affollarmi la mente. Vedo tutta la mia vita dipinta con colori ora sgargianti ora con tinte tenui e sbiadite come su un rotolo aperto. Come quando ero bambina ed un anno pareva stendersi all’infinito, come in una dorata foschia; il tempo diventa poi relativo perché ultimamente i mesi e gli anni scorrono veloci come paletti di steccati che sfrecciano dai finestrini di un’auto in corsa via via ai lati della strada. Il tempo come un immenso ed incessante fiume ci trascina via tutti e sulle immagini di me piccolina in braccio a mia madre, dopo ancora la giovane donna innamorata andata in sposa, il rotolo si chiude e le immagini, quelle perfette, scompaiono.

Ricordo che con l’approssimarsi della tarda età ti dicevo che se tu fossi morto prima non avrei voluto sopravvivere, ma sono passati due anni...gli aborigeni sono più realistici: danno una botta in testa ai vecchi, quando non ce la fanno più a seguirli nella marcia. Su queste emozioni, mi sento inutile, trascinata in un’esistenza inutile. Mi crogiolo nei ricordi e a volte la notte resto sveglia, oppure quando improvvisamente mi sveglio nell’oscurità sono sopraffatta da un irragionevole terrore.

Shopenhauer dice :” La forma della vita è un eterno presente, per quanto gli individui, i fenomeni dell’Idea, nascano e passino oltre nel Tempo, come sogni fuggevoli.”

Ma la vita si ricompone e si rinnova all’infinito e perpetuamente il io sono sopravvissuta. Devo scegliere la direzione al di là delle curve e al di là del mio sguardo. La vita forse mi chiama ancora, forse per poco o molto tempo, tra un passato speriamo presto sepolto, verso valle e verso un futuro un po' migliore.

Quando ormai la passione è tramontata,
se potesse durar la tenerezza
o viver, mentre i sentimenti folli
piombassero in un sonno fondo e scuro,
non piangerei, oh no, non piangerei!

(Shelley)

Chissà perché, ogni volta quando entro in casa mi aspetto che tu sia ancora qui ad aspettarmi! Poi mi chiedo per quanto tempo avrei ancora ricordato con esattezza il giorno che te ne sei andato. Possibile che una parte di me debba soffrire ancora così tanto nel ricordo di quell’angoscia di una determinata sera di giugno, per tutto il resto dei miei giorni? Rammenterò continuamente ciò che è successo? Entro in casa e il silenzio diventa improvvisamente insopportabile e provo soltanto un desiderio: uscire, sfuggire a questo vuoto e a questo silenzio. Poi a poco a poco dopo quasi due anni si sta dissolvendo quella specie di torpore in cui parevo essere sprofondata ed è come se le bende di una piaga fossero cadute mettendo però a nudo la piaga ancora molto sensibile. A volte quando riesco a riposare sogno e in questo a titolo di riparazione, soffro ancora tanto per ciò che non sono riuscita a comprendere della tua vita. Poche volte o voluto arrischiare ad affrontare la verità, a volte nemmeno con me stessa: la religione della verità, la filosofia della verità e anche la maledizione della verità. In quei periodi avevo come l’impressione di attraversare la vita come fosse un guado di un fiume, persuasa che un giorno o l’altro mi sarei alzata libera e più felice. Ma questo guado è stato lento, monotono e soprattutto silenzioso. Sono del segno dell’Ariete e si dice che prenderò la vita a cornate, magari malamente. Vivo momenti di “suspense”, una sensazione come di continui angoli nelle svolte. Sento una confusa nostalgia, in questa serata di luglio così lunga, così trasparente che è peccato camminare sola, con un vestito nuovo, con i capelli appena fatti e con un desiderio di ciò che avevo e non ho più.

La fanciulla dal disco di candido fuoco
che i mortali chiamano Luna
plana splendente sul mio pavimento lanuginoso,
cosparso dalle brezze di mezzanotte...

(Shelley)

“Se una persona tradisce continuamente i sogni della sua gioventù, si mette di sua mano fuori della vita!” Questo detto è appropriato perché io i miei sogni li ho umiliati, peggio ancora traditi. A volte silenzi e sguardi si possono interpretare emotivamente e la sensazione dell’ignoto, dell’attesa e del pericolo, quegli attimi imprevedibili che possono deviare anche di un solo grado progetti o itinerari, o una vita. Ho vissuto la mia vita con te come nell’ occhio di un ciclone: tutto ruotava intorno a te in situazioni dove c’erano sempre svolte imprevedibili col tuo disamore, le rivali e i tuoi misteri.

Guardo le foto di noi giovani e le immagini sono per me come un archivio della memoria. Mi dà un senso di tranquillità e anche di nostalgia sapere che esistono e che posso ritrovarle quando nella mente sbiadiranno e si trasformeranno in qualcos’altro. Mi chiedo poi cosa ne faccio del mio tempo: e mi rispondo “ Lo impiego come posso; ogni tanto vado a ricordarmi di tutte le cose per cui è valsa la pena di vivere!” Attendo l’attimo in cui cade la notte, quando gli ultimi residui di luce svaniscono...resto lì in silenzio fino a che il buio si fa completo e penso... non vorrei mai perché il passato è stato per me scelte a volte drammatiche e tante tensioni. Vedermi in quelle immagini, giovane e a volte fuori di me da non afferrare più la realtà, rassegnata per aggrapparmi ai piccoli fatti della vita. E penso se ero io o un’altra persona esistita soltanto in quelle immagini. Avrei voluto poter vivere in un buco senza ricordi e senza dolori per cercare di tenere addosso solo le cose belle della vita trascorsa. Mi sentivo come un ramo secco che non si muove neanche se tira vento. Quando ci parlavamo a volte era soltanto per dirci rabbia o cattiverie. Poi gli anni sono passati e il tempo accumulandosi, si accorciava e le domande sospese, cui si poteva dare allora qualche risposta, venivano sempre accantonate. Ci siamo allontanati impercettibilmente vivendo nel quotidiano, come certi attori che quando non devono recitare stanno in fondo al palcoscenico e si mimetizzano col fondo. Questo ed altro affiora nella mia mente come i segnali distorti contenuti nei sogni. Più tardi, nel buio degli occhi chiusi cerco di chiamare il sonno, ma mi trovo nel bel mezzo di un fiume di immagini e le subisco perché non posso più né dominarle né ordinarle.

E’ il momento della chiarezza senza ritorno, quando il coraggio di misurare l’amore o il risentimento portato ad una persona e di fare un piccolo passo per uscire dalle illusioni e dalle incertezze. Quanto tempo è passato nella mia vita! Bisognerebbe non contarli mai e soprattutto non vederli come cifre che sommano sempre zero. Il peggio è quando i giorni si trasformano in esattori: qui c’è un’ingiustizia pagata; qui una parola che ti ha offeso, e qui una cosa che ti ha addolorato peggio sfinito. Le mie figlie mi davano una forza e una irradiazione di vita durante i giorni morti e io mi mettevo alla loro ombra senza chiedere aiuto, aspettando che le cose cambiassero. Invece il destino ci cambia lentamente e la vita non rimane immobile. I grandi amori possono immobilizzarsi perché non vedi altro, nemmeno te stessa. E poi l’amore cade in un pozzo buio senza fondo, perché noi donne abbiamo un’idea dell’amore che gli uomini non capiscono: come fosse una stella fissa. C’è anche un detto che nella vita c’è più commedia che verità... Sarà una cosa ovvia, ma toccarla è una cosa che sconvolge a tutte le età.

Guardo le lettere tenute insieme da un elastico: sembrano fragili e invece sono eterne. A volte l’emozione provata nel tracciarne lo scritto viene perduta, ma l’inchiostro con cui è stata scritta dura decenni. Sono sola a ricordare, a capire e a domandarmi perché mi manchi così tanto. Chiudo gli occhi e ti rivedo quando ridevi, camminavi e parlavi con me...Quando mi hai scritto le tue ultime forse è stato l’unico modo per manifestarmi le tue paure, le tue angosce e per dirmi di aiutarti. Questa lettera è stato il riflesso di quel poco tempo che ti era rimasto, è leggera ed ha un unico foglio ma che a me che resto può darmi tanto! A rileggerla è come riappropriarmi di cose dimenticate, di significati perduti e dei tuoi sentimenti. Quello che mi commuove di più rileggendola è la sua verità, perché il tempo lascia in fondo l’amore per far riaffiorare la tenerezza e i pensieri. Sopravvive in me un’emozione che si scontra e neanche più il rancore che avevo per te e che è sparito perché mi accorgo che sei diventato tutto quello che sono i morti sulle lapidi, e con i quali ci si riconcilia presto mano a mano che svaniscono le loro verità. Quando pensavo a te negli ultimi mesi era tremendo, perché mi venivano in mente solo le cose peggiori, quelle che in un attimo ti stravolgono la vita: furie, offese , risentimenti e tanto dolore. Poi tutto è diventato inevitabile: o ci si indurisce o si muore! Prendo una lettera a caso dove ti avevo scritto che non ti volevo più bene...e questo non me lo sono più domandato perché non volevo permettere di farmi pena. Il bene non si può recuperare, solo pensando a quanto era bello! Abbiamo cercato tante volte di ricominciare e tante volte a ricordare a come eravamo stati fortunati ad avere questo bene e da lì speravamo di averlo ancora...

Questa è la visione tristemente chiara della mia vita per quella che è. Ci sono momenti in cui mi sento ancora alienata dal mondo in cui vivo, ma adesso come adesso sto cercando di imparare ad accontentarmi di ciò che non può essere cambiato , e trarre sostegno dai piccoli conforti. Forse questo al momento non è tanto un piccolo conforto, dopotutto... Bisognerebbe avere accanto qualcuno con cui non ci siano segreti per dimostrare apertamente cosa c’è nel nostro cuore, poi forse alla fine della nostra vita poter dire di avere avuto questo sarebbe più che sufficiente. Parte della mia esistenza l’ho vissuta con mezzo coraggio, con mezzi tentativi e con tanti sentimenti! Scrivere tutto questo è per me già atto di coraggio e smetterò soltanto quando questo mio coraggio rimasto per troppo tempo inattivo, mi abbandonerà del tutto...

Che c’è di più forte del destino
che sventa ogni piano per contrastarlo?

(Tirukkural, verso 380)

Ci sono versi di quella grande opera della filosofia Tamil che è il Tirukkural che si possono applicare alla nostra vita. Uno di questi è anche:

Vedo il mare dell’amore,
ma non vedo la zattera su cui attraversarlo.

Infatti io ho sempre visto la zattera che la sorte mi ha destinato, ma è sempre stata così appesantita che pareva destinata ad affondare anche in pochissima acqua...

E’ forse la morte che rende la vita così misteriosa? Un individuo, così complicato e fragile nel suo organismo, può morire facilmente eppure la forza vitale di ognuno è indistruttibile, comunque la si chiami...energia, volontà, moto, ritmo, Dio... la vita in noi è stata presente e in un attimo è fuggita via. E’ un errore dire “Se n’è andato...” Sarebbe più giusto dire :”La vita se n’è andata; l’ha abbandonato; ora è privo di vita...”

Ti porto fiori e questi sembrano dirti “ E’ tornata l’estate e la vita continua anche senza te..”

Hai amato la vita, eppure la sua crudeltà insensata mi sconvolge e mi rivolta...eri un uomo così attivo e vitale! Mi domando spesso se la tua immagine col tempo sbiadirà perché tutto viene inesorabilmente reciso col tempo e tuttavia tutto continua a esistere per sempre in una sua realtà.

Ancora adesso spesso mi sento sola come un marinaio: “sola su un ampio mare”, ma poi guardo con tenerezza le mie figlie e la mia dolce nipotina: questi grandi affetti non mi pesano proprio. In passato loro erano le cose che mi ero avvolta intorno, in cui avevo intrappolato la mia anima ed il peso sotto cui avevo piegato i miei desideri... Adesso siamo tutte separate ma, straordinariamente voglio loro ancora più bene.

...”Perché il bene che cresce nel mondo dipende
in parte da atti che non sono storici; e se
a te e a me le cose non vanno così male
come avrebbero potuto, la metà del merito
è di coloro che hanno fedelmente vissuto
una vita nascosta, e riposano in tombe che
nessuno visita...”

(George Eliot)

Molte menti macchiate si bagnano in
corsi d’acqua sacri e conducono una
doppia vita.

(Tirukkural, verso 278)

Il segno della saggezza è vedere la realtà
dietro ogni apparenza.

(Tirukkural, verso 355)

So per certi che la ragione non è mai stata il mio forte; forse sarà perché in ognuno di noi ci sono due nature: la mente che ragiona e la mente che sente. Dalla prima nascono persone di potere, uomini d’azione e dalla seconda i sognatori. Nessun essere umano ha mai capito i sognatori, perché per loro le leggi sono severe. Così come altri io avevo scelto la porta dei sogni ed in seguito il tempo mi ha dimostrato quanto questa sia ingannevole!

Mi dicevo “Lasciati sedurre dalle illusioni, da tutto ciò che ritieni bello e se lo sforzo per raggiungere questo ti obbliga ad abbandonare la grande strada per seguire sentieri scabrosi, non è male!” Ma la mente spesso si illude troppo. Per me rappresentavi tutto ciò che c’era di desiderabile nella vita: la pace e le aspirazioni e l’amore! Ma quando ho perduto tutte le illusioni su di te, ho scoperto che con te la felicità non poteva esistere né prima né tanto tempo dopo. Adesso non mi resta che sedermi sulla mia poltrona accanto alla finestra dove potrò ancora sognare accompagnata dalla mia solitudine...

Una cosa divisa come una boccetta dal suo tappo
sembra una cosa sola, ma si spezza.

(Tirukkural, verso 887)

Guizzi di pesci sussultanti nel fiume
fruscii nell’infinita quiete
che ricopre il tutto.

(Roland Robinson)

La condotta di un uomo è la misura
della sua grandezza e della sua pochezza.

(Tirukkural, verso 505)

Oggi 20 luglio 2004,

Adesso quando sogno non sono più sempre incubi, ma sono sogni di una indefinibile tenerezza e per la verità di una indicibile malinconia. Così anche pur sapendo che i sogni non si possono trattenere perché il più piccolo barlume di consapevolezza li allontana all’improvviso, cerco e provo a trattenerli e a trattenere soprattutto quella tenerezza che non ha né volto, né fisionomie, né tantomeno immagini...nulla! piano piano al risveglio mi restituisce il mio corpo e i miei pensieri, e così un dolore improvviso e assurdo mi prende il cuore, quasi al dolore che provavo ogni volta che ultimamente anche per poche ore lasciavi la nostra casa. Questo dolore è per la casa che sento vuota, perché mi sento sola, per questi stupidi sogni e perché anche luglio sta finendo...Voglio capire anche perché continuo a fissare il vuoto della mia camera, per quale motivo piango e perché la vita è sempre così maledettamente complicata, oppure perché sono io che non capisco niente. Penso al perché dopo tanti anni di matrimonio senza apparenti motivi s’era spenta la gioia fra di noi e tutti i sentimenti anche quelli malinconici e tristi.

Erano pensieri tremendi e terribili per la conclusione della nostra vita non più protetta dai figli, dall’amore per la casa, ma dalle tue deboli menzogne per tenermi al riparo dal dolore. La cosa che più mi ha arrecato dolore era stato quel pensiero e quell’idea che tutto quello che era stato prima non era più niente, perché un dato giorno uno si sveglia e all’improvviso...più nulla!

Nel silenzio che m’opprime sento ancora adesso come un dolore che cresce dal fondo e va a morire in gola; una commiserazione per me stessa, un rimpianto, una tenerezza e tanta rabbia. Mi ricordo di una frase letta in un libro che dice più o meno:” Il mio amore per te è come un fogliame dei boschi, perché il tempo lo trasformerà come l’inverno trasforma le piante. Il mio amore è come le rocce nascoste ed è immutabile e necessario...” Pensavo anche che avrei voluto poter cambiare totalmente la mia vita...ma erano soltanto pensieri che venivano nei momenti più imprevedibili, che mi venivano dal confronto ai dubbi insormontabili pensieri sconosciuti di cui io stessa me ne sarei stupita se soltanto in quel momento avessi potuto guardarmi in uno specchio.

Talvolta quando entravi in casa e sentivo la chiave girare nella serratura, avevo per te sentimenti sconosciuti, una richiesta soffocata d’aiuto per me stessa che a volte mi obbligava a difendermi da questi strani sentimenti.

Avrei voluto mi tenessi vicino a te per sciogliere quel nodo che avevo sempre in gola, da quel sentirmi oppressa; avrei voluto parlarti, ma le parole difficilmente avrebbero potuto difendere il mio disagio e il mio orgoglio e poi non volevo pietà da te , questa pietà che forse la vicinanza avrebbe potuto ingigantire...e così tacevo ed ho taciuto!

Il passo indietro di un ariete che attacca
è vigore tenuto a freno.

(Tirukkural,verso 486)

Come mai ci eravamo allontanati tanto così l’uno dall’altra? Oppure eravamo lontani fin dall’inizio? Quarant’anni e più di matrimonio distruggono a volte qualunque contatto fra due persone...oppure questi contatti non erano mai esistiti? Perfino quando eravamo in casa insieme ognuno era per proprio conto. C’era qualcosa in te, nei tuoi discorsi, nella tua presenza che ultimamente mi deprimevano, mi facevano pensare alla negazione da parte mia della vita. Forse tutto derivava dalla mia rabbia... Forse tutto non andava bene dall’inizio, ma io ero sempre riuscita a convincermi che andasse bene, che tristezza e compromessi fossero parte di tutto questo, che fosse la vita stessa...

C’erano poi i momenti in cui mi pareva impossibile tenere sotto controllo questa vita e tutto mi sembrava un incubo per l’essere intrappolata come in una stanza degli specchi nei quali mi vedevo riflessa all’infinito con la mia immagine deformata! C’erano giorni in cui il mio matrimonio mi sembrava morto e sepolto e a volte pareva ci stessimo avvicinando l’uno all’altra. Po tutto andava talmente storto da avere una qualche ribellione e allora ecco i litigi....mi facevi poi pensare che forse esageravo e che tutti pensiamo che le nostre sofferenze siano più grandi di quelle degli altri. E mi dicevo che spesso in un matrimonio uomini e donne non parlano mai la stessa lingua: e mi ritrovavo sull’orlo si un abisso sopra il quale cercavo sempre disperatamente di gettarvi un ponte; oppure mi sentivo piena di dolori, crampi, punture e tutte quelle cose vecchie come il mondo. Mi pareva di scivolare nel fango senza potere aggrapparmi a nulla se non quel scivolare sempre più giù fino a inghiottirmi. Il problema era questo: avevo una grande depressione e non sarei mai stata in grado di dare risposte a queste domande perché non le conoscevo e se le avessi conosciute certo non sarei stata così male!

Quello che il mare inghiotte
torna sempre alla superficie;
é solo questione di spiagge.
Essere infelici non è un hobby, è un lavoro a tempo pieno...

Ho trovato in un libro alcuni saggi consigli:

Eliminare dalla tua vita i sensi di colpa; non fare delle tue sofferenze un culto; Vivere nel presente o almeno nell’immediato futuro; fare sempre le cose di cui si ha più paura perché il coraggio è una cosa che si impara a gustare nel tempo; fidarsi della gioia; se il malocchio ti fissa guarda da un’altra parte; preparati ad avere ottantasette anni...

Si può prendere la vita solo guardando indietro, ma bisogna viverla guardando avanti...

Sento poi come uno spiraglio, come se una grande fatica s’allentasse; questa fatica sospesa e tenuta a bada insieme ad un sentimento nuovo che non è più rancore nè tantomeno rimpianto; neppure dolore ma è un sentimento sepolto molto in fondo all’anima e che aspetta di venire a galla in una di quelle imprevedibili forze sconosciute. Non è giusto pensare continuamente al passato e al futuro; però mi immagino io e te seduti su di una panchina con i capelli ancora più bianchi, con più macchie sulla pelle delle mani, con tremolii in tutto il corpo; ognuno col proprio bastone d’appoggio ma, nonostante tutto ci amavamo ancora. Prima di spalancare gli occhi nel buio allungo una mano sulla federa e poi apro gli occhi: la sveglia segna le tre...Comincio la mia giornata quando i sogni mi strangolano ancora e le mie palpebre tremano...

Quando abbiamo comprato i mobili
pensavamo che ci avrebbero uniti:
ogni sedia sarebbe stata un bambino,
ogni vetro lo specchio della nostra passione,
ogni quadro un tratto di parete incrinata
coperta e coperta per sempre.
Ma adesso ce ne andiamo...
e tutta la nostra roba preziosa
che sembrava solida, inamovibile,
è come cenere sparsa nel
pugno di un parente fuori dal crematorio.
Spargila nel mare! (non ricordo chi l’ha scritta!)

La morte è confusa, la vita più confusa ancora.
Vivi, sogniamo, moriamo chi può dire?
Se tutto quello che abbiamo è sogno...

Di tutte le attività umane nessuna è inutile e potenzialmente distruttiva come cercare di prevedere il futuro. Il futuro è solo un’ombra che inibisce le gioie del presente e dà risalto alle infelicità del passato...

Dormo con due cuscini da quando non ci sei.
Uno per te...oppure uno è te?
Ho il letto pieno di libri di poesie.
Metto i libri sul tuo cuscino.
Lasciano un’impronta come quella della tua testa.
Se non posso averti qui, avrò caratteri freddi...
e parole: le cose più dolci che ci siano...
dopo di te... (è molto bella e triste.)

La vita è come un fiume che non sta mai fermo: può straripare dagli argini, correre giù dalle montagne, da una città all’altra e puoi vivere litigando, odiando e amando, ma il fiume continua a scorrere. Il nostro compito non é adeguare il corso del fiume al tuo stupido IO, alle tue preoccupazioni o ai tuoi dolori; alle tue gioie o dispiaceri, ma è quello di lasciarlo scorrere all’infinito. Se il nostro fiume é profondo o dirompente non ha importanza, basta che scorra e tutto il resto non conta, perché é la vita ad avere i suoi diritti. Noi siamo come pescatori in mezzo alla sua corrente impetuosa che cerchiamo di prendere quello che si può nelle acque calme o agitate. E’ la vita ad avere diritti su di noi; bisogna solo lasciare che scorra fin che possiamo vedere i nostri volti riflessi nell’acqua.

A volte la mattina mi sveglio veramente troppo presto: fuori é ancora buio e me ne sto sul letto ad occhi chiusi sentendo che ho un disperato bisogno di ricordi. Quelli belli che mi hanno dato gioia, quelli che hanno lasciato un segno profondo nel cuore. Allora li lascio venire, li trattengo il più a lungo possibile, ne ricerco le più piccole immagini, le ripercorro una ad una senza lasciare che nulla sfugga. Non c’é niente di meglio che riandare a rivisitare periodo felici e cercare di catturare le più piccole emozioni, i minimi particolari. Sembra strano rievocare cose di tantissimi anni fa con una chiarezza così nitida da far pensare fossero cose di appena qualche tempo fa...e allora sorrido e vorrei non finissero più. Poi in mezzo a queste immagini liete si infilano dettagli tristi che mi hanno fatto stare male ed allora questi hanno il sopravvento e mi lasciano triste e malinconica e così la nostalgia di questi pensieri a ritroso sono una contraddizione con l’attuale realtà. Mi pare allora di perdere l’equilibrio come se qualcosa mi fosse caduta addosso oppure mi fa pensare come quando si prende un treno sbagliato: nessuna fermata lungo il percorso é quella giusta!

Ingannare se stessi sull’amore
é un errore terribile,
é un danno eterno per il quale
non c’é rimedio,
nel tempo o nell’eternità.

(Soren Kierkegaard)

Anche se nessun testo autorevole esistesse al mondo,
mi basterebbe l’esperienza per dire dei mali
che sono connessi col matrimonio.

(Chancer)

Perché é più difficile rompere un matrimonio
senza amore che un matrimonio d’amore?
Perché un matrimonio senza amore nasce
dalla disperazione, mentre un matrimonio
d’amore nasce da una scelta...

Vivere senza te mi pareva inimmaginabile e mentre continuo a fissare il buio mi sembra di sentire la tua voce: “Sono qui con te, non sono andato in nessun posto...” So che tu non te ne sei andato veramente, ma stai facendo quello che dovevi fare e sei lassù in un punto imprecisato del cielo...guardo questo cielo e mi pare vederti allontanare lentamente...ti volti e mi sorridi...

Getta il tuo cuore davanti a te
e corri a riprenderlo.

(Proverbio arabo)

L’amore non é una parola che si può
scomporre lettera per lettera né dire
che comincia così e finisce così.

(anonimo)

E’ una lunga strada, ma so
che troverò la fine.

(Bessie Smith)

Oggi 4 agosto,

E’ ancora notte e sogno: un sogno che ricorderò sempre nei minimi dettagli. Mi trovo in cucina ed è una fredda giornata invernale. Sto cucinando non so per chi e ne perché, e sono molto indaffarata. Alzando gli occhi ti vedo e mi spavento perché quasi tutti i miei sogni collegati a te sono perlopiù incubi. La luce che ti spiove addosso è bianca e luminosa. Hai un bellissimo abito e io vorrei tanto toccarti ma temo vederti svanire. Vorrei chiamare anche le nostre figlie, ma ho paura che il suono della mia voce ti faccia anche questo svanire...ma non scompari e ti dico :” Come sei bello e che bel vestito porti...” Tu non mi dici niente ... poi improvvisamente io e te ci guardiamo da vicino negli occhi e solo poco spazio ci divide. Mentre continuiamo a guardarci così intensamente, sento dentro me tutto chiaro quello che abbiamo sempre provato l’uno per l’altra e che forse non ci siamo mai detti. La nostra giovinezza con i suoi egoismi, la mia e la tua sofferenza, i tuoi tradimenti! Finalmente sento che in questo sogno ci siamo chiariti a vicenda e che perciò dopotutto non vale più la pena di rimpiangere d’esser stati tu un marito diverso ed io una moglie diversa....

Mi alzo con una strana sensazione; non proprio piacevole ma neppure spiacevole. Nemmeno amichevole ma piuttosto un’impressione vaga come una fitta nebbia in cui sono avvolta e di cui sono consapevole ma che non posso toccare. Allora comprendo il mio bisogno di rimanere in un certo qual modo legata al mio passato. Capisco che tutto ciò fa parte del difficile compito dell’esser sola e d’accettarlo. Lo capisco, anche perché da anni ho fatto la stessa cosa, esattamente...

Da qualunque parte guardassi la mia vita mi è sempre apparsa stranamente sbagliata, quasi che un grande errore lo avessi commesso lasciandomi una profonda ferita. Questi pensieri aumentavano la mia depressione e la mia stanchezza e desideravo solamente un pò di pausa a tutto quel dolore che mi sentivo dentro. Di giorno ne ero tormentata e la notte mi sentivo distrutta fino a subentrare a tutti questi stati d’animo un vuoto enorme. Sono rimasta per un bel po' ferma in queste idee poi ho visto come un barlume di luce in un momento che non ho scelto io...infine è stato come se mi accingessi a fare un lungo viaggio, ma non un attimo prima del tempo che mi era stato concesso. Tra arrivo e partenza ho avuto tuttavia la possibilità di operare scelte, ma solo di alcuni tipi: buone, cattive, difficili, facili. Quelle buone sono state in ogni caso le più difficili. I periodi di transizione possono essere lunghi e parecchio difficili, segnati da numerose false partenze e strade quasi sempre senza vie di uscita.

Metà delle vita è già bella e passata
quando cominciamo a capire cosa sia.

(J. Cats 1632)

Non certezze sulle quali contare, tranne il fatto che il giorno si era trasformato in notte e notte terribile. Se fossi sopravvissuta all’oscurità, forse un bel giorno la luce del mattino sarebbe per me riapparsa. Sono passata da periodi con stati d’animo repentini, incapace a concentrarmi su qualsiasi cosa che non il dolore che provavo, oscillando tra attimi di speranza e momenti di abbandono...

Questo è un periodo difficile per me: pare che il cielo sia più scuro e non ci siano stelle a guidarmi... ma io continuo a guardare in alto sperando trovare la mia strada di serenità, credere in quello che sono e avere coraggio per tirare avanti. Avere soprattutto fiducia nella natura ciclica dell’universo: dopo la vita c’è la morte e dopo la morte la vita. C’è una leggenda che dice: “Nella giungla c’è una notte in ogni mese in cui le falene non si avvicinano alle lanterne, ma attraversano le buie distese dell’oscurità volando in cielo in alto verso la luna piena. E nel loro salire sempre più in alto nel buio sempre più su cercano di trovare ciò che stanno cercando: o la vita o la morte!” Mi fanno venire una grande nostalgia...La via verso Dio non è un ritorno ma un proseguire sempre più a fondo nella nostra natura umana, nella nostra anima.

Sebbene il mio passato sia pieno anche di penosi ricordi, mi è più familiare e più confortevole del mio futuro. Vorrei avere sicurezza e tranquillità, ma so anche che se non mi aiuto da sola non posso lasciare tutto nelle mani incuranti del fato. Lascio che tutta la nostalgia se ne vada, che ogni cosa resti in sospeso. Cerco di lasciarmi andare e quando i miei ricordi si fanno più chiari, li lascio sfumare, anche perché tu non tornerai indietro ad aiutarmi: ti sei fermato nell’ultimo sole dove la vittoria angosciosa sul tuo male ha inondato il tuo corpo. Avevo ed ho bisogno di te: invecchiare di più con te, per tutte le illusioni perdute e quelle conquistate perché tutto quello che si può condividere non si perde, anzi è come avere le cose due volte. Purtroppo bisogna che mi tolga dal cuore la parte della vita vissuta con te; cancellare i ricordi come il tuo viso che si cancella dalla mia mente ogni giorno di più, nonostante mi sforzi di memorizzarne i tratti. Abbiamo avuto insieme la nostra parte di sogni e si dice che solo sognare insieme la memoria di quello che è successo e di tutti i colori e le giornate trascorse una ad una, arriva ad un ponte dove non c’è più nulla, dove non cresce nulla dove c’è un angolo per pregare Dio...

Esiste una preoccupante e incerta geometria del tempo: il tempo e l’uomo sono gli unici elementi che possono giocare con se stessi. “Io me ne vado, ma i giorni rimangono. E’ il tempo che appare e io sono io?” Oppure “Io appaio e il tempo é?” Si sa anche che laggiù nell’infinito le parallele si uniranno. Ogni essere è l’illusione di se stesso, un prolungamento di un semplice Io sono qui... c’è da chiedersi “Fino a quando?” Si dice anche che la nostra solitudine è il nostro non essere per nessuno...

Poichè sento che non sento...
Quando già il mio sangue avverte
che lontano da te non c’è vita,
arriva la Parca e converte
il ritorno in dipartita...

(anonimo)

Percorrendo i tortuosi sentieri della vita siamo arrivati in fondo dove i fardelli diventano leggeri come piume e dove tutte le verità si spezzano in mille frammenti alla luce del sole, ad ogni colpo del cuore, ad ogni nuova linea del caso.

Amare è esplorare un terreno ignoto, quello che non abbiamo mai nominato o percorso prima; poi c’è l’orgoglio (il mio) e nulla corre così veloce e così privo di rilevanza come l’indifferenza dettata dall’orgoglio ferito. Ho giocato ad essere orgogliosa e ho danneggiato gli ultimi anni trascorsi insieme per dimostrare...”che cosa?”...E’ come essere nella situazione di uno scoiattolo in una gabbia: corri e corri sulla ruota della tua stessa prigione e ti illudi di andare avanti...e un bel giorno tutto si spegne. Tutto è stato inutile e quando ho aperto gli occhi sulla mia inutile vita da sola, mi sono convinta che mi restava soltanto la speranza che da tutto questo poteva nascere l’illusione di andare avanti. Vorrei non rimpiangere più il mio passato e non sguazzarci dentro, bensì penetrare in esso, capirlo, razionalizzarlo, cancellare ciò che è morto come la stupidità e il rancore. Riscattare ciò che c’è ancora di vivo, prendere vie oblique perché ci sono posti adatti per ogni cosa che facciamo e perché il nostro amore e la nostra serenità possa attecchire profondamente in noi.

Nella vita ci si aspetta solo ciò che non può succedere di nuovo; ci si aspetta la ripetizione di due o tre momenti che ci hanno segnato: l’attimo prima del primo bacio, l’attimo dopo il parto, e l’attimo prima del momento della nostra morte...

La felicità è sempre stata qualcosa di inafferrabile nella vita, perché felicità è una parola logora. Chi è felice, o almeno chi lo è a lungo? I fortunati possono dire d’esser contenti e tranquilli, ma si possono dire felici?

Alcuni anni prima che morissi cominciò la mia ossessione. Un grande vuoto nel tempo, in cui tutto precipitava in quelle parole: le tue infedeltà! I pensieri che mi prendevano erano spaventosi e guardando l’ultima lettera che mi hai scritto, dove mi assicuri che “Ti ho sempre preferita alle altre...”, non so più se sono in collera con me stessa o con la stessa vita. Che cosa posso dire ora? Che adesso come adesso non mi importa più niente perché il passato non mi sembra più così reale? O perché tutti dicono così facendo giuramenti di promesse solenni e poi non le mantengono? Sarà forse per questo che faccio sempre sogni orrendi su di te? Ecco adesso le lacrime mi offuscano gli occhi e irritata le asciugo. Riguardo questa lettera e le parole paiono ingrandire e rimpicciolire. Mi danzano davanti agli occhi e assumono strane forme. Ne guardo la data: è di aprile, un mese prima della tua morte...e da questo giorno capisco che al mondo non ci sarebbe stato più nulla di giusto. La tua morte ha cancellato la collera ed è arrivata l’infelicità e la disperazione. Sono rimasta sola. Ora sono seduta nella poltrona nella nostra stanza. Dall’esterno viene il rumore del tubare dei colombi e lo stridio dei gabbiani. Guardo il cielo notturno che si sta schiarendo all’orizzonte e penso a me, al tempo in cui credevo che tutto, tutto fosse possibile. Forse allora era importante crederlo, mi dico quasi con irritazione. Se non lo si crede quando si è giovani, quando si può crederlo? Rimango immobile pensando a te e come ho imparato da tempo, attendo che la sofferenza passi. Mi guardo attorno e prendo la fotografia che ci ritrae noi due da giovani: la guardo incuriosita incapace a credere che eravamo proprio noi due, lì...La foto mi cade di mano, ai miei piedi e non riesco a distoglierne lo sguardo. Siamo tu e io: tu un giovane uomo e io una giovanissima ragazza. Il passato pare risorgere dal pavimento; mi guarda come da una distanza lontana e nebulosa. E’ tutta la nostra vita a giacere a terra. La nostra vita, il nostro ieri: tutto è così remoto... Mi alzo e nel passare tocco tutti gli altri oggetti. Poi passo in sala dove c’è il tavolo dove a volte sedevi per scrivere. Vedo anche i libri che leggevi, li tocco senza guardarne i titoli e ne prendo uno a caso. Inconsciamente tenendolo in mano cerco di scoprire se si apre ad una pagina per cercare qualcosa, un foglio scritto da te. Non trovo nulla e lo richiudo. La sofferenza si attenua ed il mio cuore si fa più calmo come se tu fossi nella stanza con me. La sensazione è forte e tuttavia confusa. Questo è importante perché l’amore che mi ha legato a te non è stato sminuito dalla morte. Sento in lontananza il lungo grido tremulo di un gufo. Levo il viso al cielo dove qualche stella è ancora visibile e una luna pallida dai contorni sfumati irradia solo una luce velata. Aguzzo gli occhi e resto immobile. Scorgo una forma bianca come un battito di ali che vola lontano nel cielo. Aspetto che ritorni, ma il colore si dilegua nell’aria lentamente per poi svanire.

Il tempo passa lentamente giorno dopo giorno: oggi, ieri, domani. Penso al passare delle stagioni e alla vita che nonostante tutto continua. Mi sforzo di comportarmi come ho sempre fatto, ma ho l’impressione d’esser viva solo la metà, perché quando si soffre per qualcuno che si é perduto non hai che tempo fra le mani e il tempo é nemico, non amico. Bisogna cercare di guardare altrove, negare il dolore, negare la solitudine, staccarsi da tutto. I progetti e i sogni miei il cuore li aveva intessuti con i fili di ragno della fantasia. I desideri che si annidano in noi sono come semi gettati nell’invisibile cosmo. Essi perlopiù fioriscono, ma quasi sempre in forma tale che il cuore che li ha concepiti non riesce a riconoscerli.

L’occhio, abbagliato dalla magia della vita,
crea favole da questa immensa tela di colori.
Dalla coppa delle speranze e delle paure,
tutto é velato di santa purezza...
Dai dolori dell’anima le lacrime diventano rubini
tutti siamo colpiti da sofferenze inguaribili.
Ogni velo tolto dal cuore rivela l’arma di Dio...

Allora ti dissi: Perché é triste il tuo
volto, dato che non sei malato?
Questa non é altro che un’afflizione del cuore.

(dal libro di Neemia)

Non temerai i terrori della notte, né la freccia
che vola di giorno, né la pestilenza che si
aggira nell’oscurità, né la distruzione del meriggio.
Mille cadranno al tuo fianco, e diecimila alla
tua destra; ma non si avvicineranno a te...

(Salmo 91)

Nessun male ti colpirà, nessuna pestilenza si
avvicinerà alla tua dimora. Egli si affiderà
ai suoi angeli perché ti proteggano in ogni modo.
Ti porteranno nelle loro mani perché non urti
il piede contro una pietra.

(Salmo 91)

Le mie figlie si sono rassegnate alla tua perdita...io penso invece al giorno in cui te ne sei andato, a come mi sono seduta accanto a te, a quando ho toccato la tua mano fredda e asciutta. In silenzio allora pensavo all’impossibile, ti supplicavo di parlare e di ascoltarmi. Fà che mi senta, Signore pensavo, fà che sappia come gli ho voluto bene. So che ti ho posato il viso sul petto per ascoltare inconsciamente i battiti del tuo cuore. Col capo appoggiato lì continuavo a parlarti mentalmente: parlavo di cose del passato, di cose che per me erano state importanti, di ciò che tu avevi detto o fatto. Le parole quasi mi soffocavano in gola e provavo un senso di urgenza perché sapevo che ti avrebbero portato via e non ti avrebbero più lasciato vedere. Ti accarezzavo i capelli e poi mi sono alzata e mi sono chinata per baciarti l’ultima volta: mi sembrava sbagliato baciarti sulle labbra e ti ho baciato la fronte. Non piangevo più, non potevo piangere più. E’ sopravvenuta una calma come uno scudo di protezione, la calma che mi assale ancora adesso quando non voglio pensare. Nella nostra casa mi dicevo:” Ora posso piangere, devo piangere...” Era ancora impossibile! Pensavo che tutto era vero e non lo era; poi il giorno dei funerali facce, tante facce che vedevo e non vedevo e quando ti calarono nella terra non volli vedere e mi allontanai: era finita! Mi sono voltata e mi sono fermata poco lontano e come ho fatto tante altre volte, ho cercato di trasmetterti tutto il mio amore. Non mi pareva giusto che il sole splendesse nel giorno in cui saresti stato obbligato alla perpetua oscurità; ma la natura é poco rispettosa in queste cose. Faceva caldo ed era una giornata serena e luminosa di giugno... In seguito piansi e piansi e trovai finalmente un po' di pace; l’unico ostacolo una sofferenza che mi aggredì con violenza, mi prese il cuore e lo frantumò; mi prese i pensieri e mi fece vedere un futuro distorto simile a un fantasma nemico.

In seguito mi è piombata addosso senza preavviso, un’ansia inspiegabile, un’orribile sensazione si soffocamento, come se qualcuno avesse tolto d’improvviso l’aria e in qualunque parte andassi mi pareva che le pareti stessero per chiudersi attorno a me. Le persone che mi stavano vicino parevano lontane, le voci confuse e indistinte. Ascoltavo soltanto il cuore che piangeva, che parlava di solitudine e voleva isolamento completo. Ero avvolta in una nuvola di tristezza e il mondo lo vedevo scuro e opprimente. Ero alla deriva, sperduta, come gettata da parte. A volte coglievo la mia immagine allo specchio e mi fissavo come non sapessi chi era quella donna. Era un’immagine sbagliata, mi sentivo sbagliata con un passato e un futuro non mio! Per tutta la vita ero stata onesta, schietta, franca e con valori semplici. Al futuro non avevo mai pensato, perché nel mio futuro vedevo te. Adesso guardavo quella donna spaventata e mi accorgevo con terrore che niente era così sicuro.

Dopo molto tempo, quasi due anni, la disperazione si é mescolata per la prima volta alla speranza, come due fiumi di acque diverse e di sorgenti diverse. La prima rendendo più benvenuta la seconda e questa più profonda della prima. Come se avessi trovato le risposte a tutte le mie domande mi sono detta:” Stai cercando di tirare avanti per te stessa. Okay: Dunque vedi sei sola e tutto ciò sicuramente é spaventoso, ma sai una cosa? Piangere ancora non serve, e nemmeno commiserarti. Non sei la prima donna a trovarti in questa situazione e non sarai nemmeno l’ultima. Altre ce l’hanno fatta e quindi puoi farcela anche tu. Hai così poca stima di te stessa che pensi non sia facile? Hai cercato di lottare a hai sofferto: stai ancora lottando e soffrendo, ma a poco a poco vincerai la tua battaglia!...” Ho visto chiaramente come uno spazio luminoso e bellissimo che si apriva davanti a me, al margine dell’ultima curva. Uno spazio con tanta luce e tanto silenzio e l’ho riconosciuto non come una via d’uscita, ma come un passaggio dove poter lasciare sofferenza e dolore e la paura di non farcela per essere sola... abbraccio questa nuova sensazione. Mormoro tra me il tuo nome una due tre volte; é come un incantesimo, perché penso che questa notte é una notte in cui le magie si possono compiere, una notte in cui tutto é possibile. Per un istante ti sento presente e reale come se mi toccassi la mano: sorpresa scopro che le lacrime tornano, ma non mi sento più così triste. Raggiungo la finestra per osservare nuovamente il cielo: comincia a schiarirsi con colori sfumati, striature rosate, azzurrine e violetto. Penso che più invecchio più il mio futuro si accorcia, più mi scopro ad indugiare sul passato. Penso a cose di tanto tempo fa, alle cose piacevoli e spiacevoli. Penso all’ira provata e all’ostilità provata nei tuoi confronti dal mio orgoglio ferito che ci ha fatto passare male gli ultimi tempi della nostra vita assieme. Volevo parlartene ma spesso le parole mi morivano in gola e soffrivo anche allora. Non dovevo rimandare al domani quello che si poteva fare allora, perché non si sa mai quanti domani ci rimangono. Adesso le mie risposte sono qui: “Non sono morto. Sarò vivo finché tu sarai viva, finché saranno vivi i nostri figli e i figli dei nostri figli. C’é qualcosa di me in ogni cellula del loro corpo, perché sono una parte di me. E’ un nulla quello che portano nella tomba: un corpo, un guscio vuoto. Io sono qui, dentro il vostro cuore e se adesso non mi sentite così profondamente, col tempo mi sentirete. Non ci vedremo mai più. Non ti rivedrò mai più. Non morirai mai per me. Sono qui sempre qui per il futuro e voi sarete ancora lì. Vi lascerò i miei sogni e voi li aspetterete...perché io ve ne mostrerò la strada...

Qui giace dove anelava restare,
E’ a casa il marinaio, a casa dal mare.
E’ a casa il cacciatore, a casa dalla collina.

(anonimo)

Alpha il fiume sacro, scorre,
attraverso caverne inaccessibili all’uomo
in un mare senza sole...

I giorni si aprono e si chiudono nelle notti, un’altra luna è venuta e se n’è andata e presto ritornerà.

Alla fine di una di queste mie lunghe notti ho fatto un sogno. Ho sognato di camminare diretta verso casa risalendo il letto di un fiume vuoto. Nel cielo in lontananza c’è un uccello che compare e scompare. Per quanto cerchi di avviarmi verso casa, il paesaggio è una terra desolata sotto un cielo grigio...finalmente arrivo ad un cartello stradale che mi indica la strada da percorrere...in questo cartello è scritto:” Da nessuna parte...” Il silenzio terribile mi fa camminare ancora più spedita. Non c’è nessun movimento, né vento, solo un grande silenzio come di un universo morto. Mi rimetto in marcia, poi troppo spaventata per proseguire mi seggo sul ciglio di una strada e piango. Quando alzo gli occhi vedo in lontananza un altro segnale e pensando alla scritta precedente, mi avvicino e lo fisso lentamente. Vedo che la dicitura ora è molto diversa e si legge :” Ora qui!” Stupita mi avventuro nell’oscurità dove presto arrivo in una radura con tanti alberi dove finisce in un lungo tunnel abbagliato dal sole. Corro senza più paura perché questa grande luce nel fondo mi fa intravedere la porta di casa mia. Arrivo e anche qui un cartello con su scritto:” Ora sei qui!”.

Distesa nel mio letto tra il dormiveglia, a metà tra il sonno e la sveglia, mi rendo gradualmente conto che sono nella mia casa e benchè la stanza sia al buio vedo i numeri del quadrante della sveglia che segnano le cinque...stordita e sbalordita nella mani della vita mi chiedo: Che cosa sarà di me?...

Non avrai paura del terrore della notte;
né della freccia che vola di giorno;
né dell’oscurità; né delle distruzioni
che devastano il mezzogiorno...

Perché nella vita più si crede d’esser padroni d’essa più ti sfugge? Ti fa scivolare dentro essa e ti obbliga a fare questo e quello per lasciarti alla fine come spremuto. La vita non si stanca mai di giocarti brutti tiri. Non c’è da meravigliarsi se così accade anche alle stelle: anche loro sono sbattute l’una contro l’altra e alla fine gettate via.

Ultimamente ho provato una curiosa sensazione e una brutta impressione: a metà sono come trascinata entro la corrente della vita, e a metà sono lasciata sulla sponda in contemplazione del suo inesorabile fluire...

L’esser vecchi dà diritti solo sul passato, sui ricordi e sul dolore. Poi la natura ti prende nella sua rete e come un pesce ti fa dibattere nelle maglie della rete cercando inutilmente un foro in cui scappare, uno strappo da cui uscire. I vecchi non dovrebbero intestardirsi con i capricci, perché presto o tardi e forse più presto é meglio é, bisogna bene che rinuncino al capriccio di vivere.

Se fossimo degli esseri straordinari
Se non fossimo così deboli e piccoli
Se solo una volta potessimo ballare
Con le nostre anime pulite
Voleremmo fino a quel paese lontano
Dove non c’é pena o morte
E voleremmo in alto nel cielo.

E’ la notte di S. Lorenzo e dalla finestra della mia camera guardo il cielo, ne scruto l’infinità aspettando per vedere se con la cadute delle “stelle cadenti” posso cogliere l’attimo di un pensiero :” Perché si comincia la vita dalla gioventù? Se si cominciasse dalla vecchiaia e si andasse al contrario diventando sempre più giovani, si capirebbe il perché di tante e tante cose... di tutte le inquietudini sofferte e si capirebbe di più quella “Piccola emozione” che è il primo grande amore; non ci si sentirebbe così afflitti per l’angosciante perdita del proprio compagno.”

Rompe una voce la notte
Nella città addormentata
Sotto le stelle scintillanti.
Che dice quella voce così nitida
In cui s’insinua un’angoscia?
E’ solo la voce di chi veglia
Che rinnova l’antica certezza?
Oppure è di un uomo errante
Che leva il suo grido alla luna?
No! E’ il lamento di chi pena
Di un cuore amante che piange,
E dice :”Sino a quando?”.

Questa lettera non la leggerai mai, ma non importa. Non voglio certo aggravare i momenti di solitudine che ho passato o il dolore che ho sofferto, ma vorrei che, ovunque tu sia, queste parole potessero raggiungerti e allora sapresti cosa hai significato per me. Ieri, oggi e domani. Forse dove sei tu già lo saprai, perché tutto quello che una persona ha scritto nel cuore oltrepassa i limiti del tempo e dello spazio. Rammento i giorni gioiosi passati insieme legati dall’amore che ci univa l’uno all’altra. Ti sono grata per la vita trascorsa con la tua presenza. Ho maledetto Dio per tutte le sofferenze che ti ha fatto sopportare, cercando di dividerle con te e se a volte mi sentivo perduta e veniva meno la mia speranza alla soluzione del buio proprio nei momenti in cui avevi maggior bisogno di me, cercavo la saggezza per capirne il perché, di capire perché Dio voleva la tua vita. E’ stata concessa felicità per noi due anche se non per tantissimo tempo, felicità anche se eravamo così diversi! Nei momenti brutti mi ritrovavo scontrosa, irascibile e piena di frustrazioni; nei momenti d’oro mi sentivo tenera, fiduciosa e piena d’amore per te.

Tu non eri né un angelo né un demonio, ma un terribile miscuglio di tutti e due. Non eri nemmeno perfetto come d’altronde nemmeno io. Eppure di tutte le tue imperfezioni di cui la più terribile le tue infedeltà, sono state quelle che mi spezzavano il cuore, quelle crudeli ferite che cancellavano i miei sogni quando questi erano alla portata di mano. Sogni dei quali moltissimi mai avverati. Sogni belli che quando pareva si avverassero, sapevo che erano fantasie assurde di una bimba cresciuta. Eppure nonostante tutto io credo ancora ai sogni, perché li ho visti avverarsi in nostra figlia con Giulio che si amano come ci amavamo noi un tempo e che , come noi hanno una fede e un amore incrollabile l’uno nell’altra. Quanta fiducia avevo nel futuro con te...come ero sicura di quello che mi spettava. Non cumuli di malintesi e sfiducia. Come é stato facile ferirmi. Pensavo poter smentire le verità su di te e che mi ferivano, che mi mettevano in ginocchio. Tutte le tempeste della vita, tutti i gelidi venti di disperazione, tutte le gioie passate mi hanno portato sulle cime più alte della gioia e della speranza per poi finire nella vallata triste della disperazione.

Do il benvenuto a questa ultima stagione della mia vita anche senza di te che nonostante tutto amo ancora immensamente...

E' arrivato nuovamente settembre: il mese dei ripensamenti, delle aspettative perdute e di quel sommesso rimescolio emotivo che mi prende sempre all'approssimarsi della brutta stagione. Tutto sembra tanto lontano nel tempo, come in un altro mondo. Vivere senza di te, per quanto fossi stato capace di farmi ammattire e per quanto non finiva una giornata senza litigare, è come condurre la vita con un grande buco nel mezzo e c'è voluto e ci vorrà ancora del tempo per cercare di abituarmici. Guardo l'alba dove il cielo tende a illuminarsi e dove il sole scivola fuori dalle nubi per tingere tutto di rosa. Sono grata che sia arrivata l'alba perché so che ha cacciato via una di quelle notti insonni: adesso è quasi giorno e non devo più cercare di dormire.

Ricordo gli anni lontani dell'adolescenza quando passavo lunghissime ore a leggere libri di qualunque cosa parlassero. Non avevamo molti libri in casa, perciò chiedevo sempre a chiunque conoscessi se avessero da leggere. Da piccola ho giocato a fare la bambina felice: essere abbastanza ubbidiente e anche capace di adattarsi a tutto. Poi da ragazzina quando vedevo mio padre che faceva il nevrotico arrivando in un attimo a spaccare qualunque oggetto a portata di mano, mi ritrovavo a immaginare un padre che abitava molto lontano da noi, un uomo importante, dolce, aperto ...normale! Una persona saggia, gentile ed allora ho cominciato ad interrogarmi su quella parte di me incontrollata che si innervosiva talmente tanto quando succedevano gli scontri e le litigate nelle discussioni che inevitabilmente avevamo nella nostra vita comune. Quando pensavo a quello che provavano le mie figlie ai miei scatti irosi, mi vergognavo per far sperimentare loro gli stessi dolori provati da bambina e mi rendevo conto di quanto tutto fosse detestabile. Sono cresciuta non molto equilibrata e con improvvise collere che prima o poi raggiungevano la superficie. Poi ho sviluppato uno strano modo di arrendermi ai momenti no, ai momenti difficili. Ho permesso a chiunque di fare i loro comodi sforzandomi d'essere ragionevole per non far uscire troppo spesso quella parte di me che proprio non mi piaceva. Qualcuno ne ha approfittato un pò troppo poichè mi dicevo :" so essere ragionevole, so essere migliore di quello che penso, so essere generosa; se ricomincio da capo uscirò da tutto questo..." Non mi accorgevo che prendevo in giro solamente me stesa... anche se qualche volta ho pensato...me ne vado...mi dicevo subito dopo che non valeva il rischio lasciare la mia famiglia. Parecchie volte la mia vita pareva si muovesse in tondo, con ferite sempre più grandi e più fresche; ma mi riprendevo sempre perché (e non è forse una di quelle scomode realtà che conosciamo solo noi stessi?) alla fine tu eri sempre lì... Poi sono passati i mesi, le stagioni, gli anni...avrei voluto scrivere su me stessa come ero a diciotto anni, le cose che avrei voluto sapere a quell'età. Avrei voluto scrivere le cose che mi sarebbe piaciuto fare, non solo quelle che contavano. Senza questi sogni siamo come vascelli in bonaccia in mari morti! Quante cose non si farebbero, oppure quante volte si dice :"che peccato non averlo fatto a vent'anni...oppure non averlo saputo a trenta!" E' sempre uno spreco capire le cose con tanti anni di ritardo! Sempre di più vorrei scrivere alla ragazza di vent'anni :" so che tu da qualche parte vivi su questa terra e verrà il giorno in cui ci incontreremo e saremo insieme pieni di futuro e passato...ogni passo che io adesso muovo è un passo che mi avvicina a quel ponte che dovrò oltrepassare per incontrarti..." Ecco il mio sogno!

Qualcuno ha scritto che "Per portare alcunchè nella tua vita, immagina invece che ci sia già..." Qualunque sia la forza soprannaturale che guida i nostri destini, chiamata da alcuni karma, ci ha fatto incontrare e questa invisibile mano speriamo, per quel pò di futuro che avrò ancora da passare, mi riservi un futuro meno insidioso e più tranquillo. Anche se so che nella vita a volte si perde il contatto della realtà di tutti i giorni e non si sa più riconoscere che cosa è valido oppure no, cosa è bello oppure brutto, buono o cattivo. Siamo troppo occupati a immaginare cose migliori e perdiamo il valore di ciò che abbiamo. Passiamo la vita come in letargo con abitudini che si ripetono con monotonia. Si diventa così passivi, con scontentezze immotivate e con oscillazioni di umore. Nella vita ciascuno di noi ha il suo percorso, mai facile, lineare o chiaro, ma con perplessità, sensi di colpa e poi tanti rimpianti. Ciascuno di noi fa quello che può e da quello che abbiamo imparato forse troveremo le risposte che cerchiamo!

Sono nella mia stanza; sul tavolino da notte c'è la nostra foto in bianco e nero: noi due giovani! Vicino alla foto l'ultimo romanzo che sto leggendo con l'angolo ripiegato per segnare il punto in cui ho interrotto la lettura. So che pur avendo un rispetto quasi reverenziale per i libri, questo metodo barbaro è una pessima abitudine, ma sorrido...detesto questa solitudine e penso che la vita è un grande imbroglio o se si preferisce una grande fregatura. Esiste una leggenda dove si dice che in un lontanissimo paese, una nobile razza di cavalli se pungolati oltre il limite sopportabile per ottenere da loro prestazioni altissime, si tranciano una vena con i denti, preferendo ad una dolorosa agonia, una dignitosa e rapida morte. Questa leggenda è l'equivalente alla vita quando tutte le vie d'uscita si chiudono. Devo però continuare a vivere anche senza entusiasmo e credo nel destino perché si dice che ci assomiglia e che in un modo o nell'altro, ci obbliga a seguirlo! Egli decide ogni nostro gesto e non decide prima del momento in cui si compie, non prima! Cerco di non confrontarmi con un passato che mi sforzo di dimenticare. E' appena l'inizio di settembre, ma nell'aria si sente già la fine dell'estate. In alto nel cielo l'azzurro è come graffiato dagli aerei che passano...chiudo gli occhi e sorrido al tuo volto che la mia mente disegna; poi al sorriso seguono le lacrime, perché invecchiando aumenta l'emotività e diminuiscono i freni per controllarla. Cerco di riprendermi e vado in bagno cercando di cancellarle dal mio viso come se con questi gesti potessi cercare un diversivo all'angoscia che ancora mi prende...non più tanto spesso ma è pur sempre lì in agguato. Penso a tutto questo e mi chiedo il perché. Tutto rimane come sempre senza risposta come ai perché si alza la tempesta? Perché esplode il vento? Perché la luna provoca le maree? Mi riprende il senso di vuoto dove sogni speranze sono miseramente naufragate: sono come stordita dai ricordi e cerco di individuarne la forza misteriosa che partendo da lontane stagioni influisce ancora i miei pensieri. Non ho mai avuto un buon carattere e non mi sono mai piaciuta, soprattutto negli anni dell'adolescenza, dove pensavo che la mia vita era come un abito non mio che cercavo di adattare al mio corpo! Avevo tanto bisogno d'aiuto, ma ho passato la vita a negare questa possibilità a qualcuno senza saperne il perché: senso del dovere e responsabilità sono sempre state il mio tormento. Adesso come adesso sto cercando di imparare a leggere tra le righe e lo trovo un esercizio un po' stressante. Mi sento come un fuscello in balìa del vento. Nei miei sogni sempre tormentosi ora ce n'è uno assillante: sogno che devo salire su un treno gremito di tante persone e devo arrampicarmi su un gradino molto alto e non ce la faccio. Inutilmente aspetto che una mano mi venga in aiuto...poi mi ritrovo sulla sponda di un lago con tanti cigni dei quali uno maestoso e bellissimo cerca di alzarsi in volo...prima faticosamente e poi con una inspiegabile leggerezza. Questo cigno gira sul lago diverse volte prima di scomparire con un melodioso canto. Anche se è leggenda dicono che i cigni cantano soltanto prima di morire! Nel sogno immagino sia andato da te verso cieli più limpidi nel suo viaggio verso l'eternità o verso il nulla. Anche se questo cigno penso sia volato via da parecchio tempo vorrei poter identificarmi in lui! I ricordi del passato continuano a sommergermi e non riesco a controllarli. Il mio cervello sembra aver una gran fretta di ricordare il più possibile e la mia mente è come un museo dove accogliere qualunque quadro mi venga offerto. Penso anche alle mie figlie piccoline e forse oltre a tenere loro la pancia piena e abiti per coprirsi dal freddo, avrei dovuto nutrile anche di un po' di psicologia. Ma come si fa a intrappolare la psicologia se per me è cosa che non conosco e non vedo? Nella nostra famiglia mi pare ci sia qualcosa di rotto o di smarrito. Se ho fatto errori li ho fatti perché ogni volta dovevo confrontarmi con cose mai fatte e dovevo impararle strada facendo. Quando te ne sei andato non riuscivo a tollerare a tollerare l'idea che tu stessi per morire e ti pregavo mentalmente di scendere da quel treno anche se sapevo che prima o poi si sarebbe fermato per tutti. Ho cercato di tenerti lontano da quel ponte e non sono riuscita a trovare l'angelo giusto per farlo intercedere presso Dio! Cerco di piazzare il dolore per la tua perdita in un ripostiglio, per non lasciar tempo da dedicare ai sentimenti complessi che nutro nei confronti della tua morte e la sensazione unica provata è quella che avrei voluto scomparire dalla mia stessa vita.

E' ancora notte e mentre sento che i piccioni si lamentano nei propri invisibili nidi sugli alberi e un'ambulanza corre con le sirene spiegate che sparge la sua lugubre melodia di due note, penso che il mio amore per te non mi porta nè sollievo nè scaccia il dolore anche se mi è conforto pensare che tu mi stai aspettando in una casa che tieni pronta per il mio arrivo. La casa è in fondo al mare e gli angeli ci nuotano dentro. Mi aspetterai sentendomi bussare e allora solo allora quella porta sarà aperta per me! Comincio a perdermi in questo sogno come a mostrarmi il resto della mia vita. Chiudendo gli occhi lascio che il tuo spirito mi avvolga e mi riempia gli occhi del mio incurabile bisogno che ho di te...potresti anche venirmi incontro lungo la strada di un ramo d'albero...ma comunque questo appuntamento che ho con te mi fa sorridere sapendo che un giorno saremo nuovamente insieme perché abbiamo promesso! Mi stai aspettando al momento opportuno, pronto ad un ballo che durerà per sempre e verso quella vita che sta sulla sponda lontana del tempo. Cerco di raccontarmi che non sempre la luna ha la faccia oscura o i fiumi sono sempre sporchi. Che non ci sono sempre spine e dolori. Cerco di dissimulare il mio dolore talmente bene che la vita mi pare come tutta una serie di specchi messi ad arte per tenermi nascosta da essa!

E' da qualche tempo che sono diventata penosamente consapevole di quanto sia facile -per prospettiva o per interpretazione- avere una perfetta visione delle cose. Avevo sempre creduto che il mio matrimonio fosse perfetto, ma quando ho cominciato a dedicarmi al compito di ricostruirne il percorso, mi sono trovata davanti scene che per anni ho portato dentro me senza capire cosa significassero. Rimango accecata da tanti piccoli flash. Mi sentivo e mi sento incapace a interferire e capire il corso degli eventi. Per anni e anni ho cercato di scoprire cosa ci fosse che non andava e ancora oggi quando sento che qualcuno pronuncia questa patetica frase dell'esser felice, mi viene da pensare a divorzi, amanti e voli notturni e accelerati all'estero per ottenere veloci separazioni. Le persone veramente felici non lo dicono mai, si limitano ad avere atteggiamenti positivi. Nella nostra famiglia c'è sempre stato qualche fiume sotterraneo che benchè invisibile, delimitava i nostri spiriti. In questa famiglia dove la voce della ragione era quella dell'urlare come forma di comunicazione più elevata e le liti erano la parte più interessante delle nostre conversazioni! A volte, anzi spesso, ci comportavamo come due fronti di tempesta volti l'uno contro l'altra!

Poi è passato tempo fino a quando ho capito che non esiste la geometria della vita umana! Non esistono storie in linea retta perché la vita è troppo imperfetta e complicata. Troppo distorta dalle azioni del tempo e dalle complicazione sconcertanti del Fato! Ti sei ammalato e dopo poco tempo dall'operazione non risolvente, ho capito che le cellule incaricate ad ucciderti erano tornate! Il male era nuovamente in marcia e stavolta determinato a restare. I medici avevano fatto di tutto eppure la sentenza di una morte immediata era stata fatta ugualmente. Mentre attonita nel mio ruolo di testimone stavo a guardare, cominciavo a piangere. Il buio ora assumeva un diverso significato perché il tuo corpo cominciava a prepararsi per l'ultimo allestimento, per la pace e la generosità di un silenzio eterno. Ti guardavo accorata mentre tentavo di immaginare il mondo senza te. Cercavo di allungare le mani verso te, ma la pena sembrava renderle pericolose, elettriche. Sembrava che le mie mani non riuscissero a percorrere tutte le distanze che erano fra noi. Sapevo che dovevo perderti ma nel cercare parole o gesti che non ti facessero pensare a questa cosa, mancai il più prezioso e determinante momento della mia vita. Come ti toccavo avevo visioni di quel respiro affannato che mi conduceva nel più profondo dei terrori. Non era giusto che la tua vita finisse così...avrei avuto il cuore spezzato per sempre! Non è mai previsto che questo tipo di presagio dia segni premonitori o si faccia vedere! E' invisibile, senza odore e lascia le sue tracce mettendoti in ginocchio e in lacrime sotto il suo peso insopportabile. Non volevo credere che mentre le cellule malate lottavano nei vicoli silenziosi del tuo flusso sanguigno, ero giunta ad un punto d'incontro delle nostre vite. La stanza dove c'eri tu s'era riempita di strane aperture, di disordine, di ammiccamento alla divinità del buio, a finestre spalancate per ricordare il nostro passato insieme! Tutte le vie d'uscita parevano sbarrate e proprio non c'era via di scampo anche se cercavo con affanno un terreno dove ci fosse finalmente una via retta da seguire! Le tue ultime ore le hai passate in mezzo a macchinari per calmare i dolori e per badare ai tuoi segnali di vita. Presto ho perfezionato l'arte dell'attesa e il vegetare in attesa di novità, con pile di riviste illeggibili attorno, osservando l'arredamento così poco consono alla situazione, creato senza un minimo di sensibilità!

Sollevo lo sguardo verso la sacca argentea della soluzione che goccia veleno nelle tue vene. Immagino lo scontro che deve avere quella soluzione, che pare acqua pura, nelle tenebre del tuo sangue. E immagino pure che l'ipotesi della tua morte è valida sia per il tuo cancro quanto per questi antidolorifici. Dalle finestre dell'ospedale guardo il mare pensando d'essere su una zattera che accomodandomi sull'acqua mi sospinga lontano dagli orrori di questa vita. La lunga storia della nostra vita dove io e te siamo stati i due protagonisti principali, è arrivata ovviamente agli ultimi episodi.

Sul comodino ci sono le nostre foto incorniciate e disposte in ordine cronologico: noi due fidanzati, la nostra prima bimba bionda e dolce, la seconda ugualmente bionda e sorridente e la nostra meravigliosa nipotina...una vita! Le foto una ad una mi riempiono di malinconia e di ricordi. Come noi, tutti i bambini nelle foto ridono e tutte quelle immagini parlano un linguaggio felice di una bella coppia che ha prodotto figlie altrettanto belle! Se non fosse per i ricordi il tempo non significherebbe nulla!

Quando sei tornato per quei pochi giorni a casa nonostante gli ammonimenti del poco tempo che ti restava, da triste e scoraggiata, assaporavo la stranezza del sollievo e mi sentivo come i galeotti che ascoltano la promulgazione di un 'amnistia. Poi dopo pochissimi giorni il tuo ultimo ricovero. Nuovamente in quell'ospedale! Dalle finestre guardo la strada dove passano persone che si affrettano per andare a casa. E' sera e queste figure paiono piene di scopi mentre camminano risolute e con determinazione. Io mi sento forzata e inconsistente e penso che la mia vita è come "Quaresima" e tutto questo mi fa rallentare il passo ed escludo qualunque voglia di tirare avanti. Vado anche in chiesa per cercare un qualche conforto alla mia anima. Mi ritrovo però immancabilmente a scrutare il nulla, incapace di dare inizio ad una conversazione con Dio. Quali peccati posso aver commesso per sentirmi così? L'unico peccato caso mai è la mia disperazione. La disperazione che mi da il sapere che sei stato individuato dagli occhi rapaci del tempo che chiama il tuo nome a gran voce. Nonostante tutto quante preghiere a Dio perché ti desse la forza di combattere il tuo male,che ti desse forza di lottare per me che avevo ancora così bisogno di te. E' incredibile come uno pensi per esempio d'aver imparato a difendersi da tutte le trappole che la vita ci tende e dall'aver visto proprio tutto il male di questo mondo! Ci si spiega così perché la sofferenza non va mai in linea retta, ma ti aggira sempre e ti arriva alle spalle con sorpresa.

Se non si ama troppo,
non si ama abbastanza.

(Blaise Pascal)

Mi viene da pensare perché la gente creda agli dei e a volte non in un solo Dio..nelle ore nere del bisogno e della solitudine, quando nulla può intaccare di più all'altezzosa indifferenza del mondo, ci si può rivolgere non ad un solo essere superiore ma a tanti! Nella vita di chiunque è sempre in agguato l'evento fuori dell'ordinario, terribile, senza che ti abbia dato il tempo di prepararti. Ti arriva addosso quando hai la guardia abbassata, di notte nel sonno. Le mie emozioni sono tantissime al ricordo! Queste emozioni che sembrano figure dipinte e smarrite in un paesaggio ignoto. Mi sento anch'io smarrita e dispersa e aspetto come una voce dal passato che mi offra una qualche certezza per la mia vita futura, per quella poca che mi rimane! Mi trovo a fare un bilancio, a cercare di fare come un assemblaggio a tutte le contraddizioni e ai brutti momenti che a volte non mi sono nemmeno resa conto di vivere. Avevo mancato di vivere felicemente perché non ero stata capace di venire a patti con la mia vita e con il fato. Le cose sono successe troppo in fretta! Dicono che il destino non è altri che il cameriere del nostro carattere. Il tempo che passa è la grande sorpresa della vita...e ognuno di noi avrà il suo momento in una stanza come quella dove sei stato tu negli ultimi tuoi giorni, dove la soluzione senza odore che calma i dolori sembrava lasciare tracce persino su di me. C'è stato un momento in cui pensavo che dovrebbero scrivere un libro dove spiegare come ci si debba comportare e cosa si debba sentire in queste occasioni. Qualunque cosa faccia in questi momenti mi fa sentire inutile e persino le lacrime che verso mi sembrano inutili, come se stessi facendo finta che mi importi di più di quanto davvero mi importi! E' come se da qualche parte lungo il tragitto avessi smesso d'essere una parte di me. Piano piano ti sei stancato di vivere e mentre penso che il passato è la cosa più difficile da cui scappare, guardo alla finestra della tua stanza le stelle e la luna. La luna fa scendere la luce sul mio viso e mentre mi pare di notare la paura nei tuoi occhi quando raramente sei cosciente, riguardo questa luna dove penso che dentro ci sta Dio e che se la si guarda con attenzione, si può quasi vederlo, parlargli. Con questo Dio che non sono mai riuscita ad avere un punto d'accordo: perché ha creato la terra se poi non ci vive? La morte invece sulla terra ci vive, è di casa, è il vicino sempre a portata di mano, e adesso è il mio più terribile avversario. Mi chiedo tutto questo e sento come fossi perduta in un grande labirinto senza sapere ovviamente qual è la via che mi condurrebbe fuori di lì... Cosa c'è di normale in questa grande casa degli specchi che è il mondo? Ogni giorno guardandomi mi stupivo di vedere la mia solita faccia che mi fissava . Mi riusciva difficile credere che il mio dolore non fosse così evidente come una cicatrice, una distorsione, una alterazione, una scheggia nello specchio! Ero la stessa di sempre! Però non si trattava di me ma di te. Era la tua vita che stava cambiando! Purtroppo il peggio doveva ancora venire! Il grande gioco in cui l'avversario è la morte, era cominciato e per il momento tu non eri proprio in vantaggio. In ogni gioco c'è sempre la prima mossa e il tuo avversario non l'ha sprecata inutilmente e frettolosamente! Per quanto preparata alla tua morte non ero certo in grado di capirne i crudeli dettagli. Assisto al lento processo con cui diventi privo di forze e energie, che non lasci mai il letto. Ai tuoi occhi diventati opachi dalla morfina, al tuo stato fisico peggiorato drammaticamente, per iniziare il terribile e ultimo galoppo. Poi ecco la sera di quel dolce giorno di giugno! Arrivo e mi fermo sulla soglia della tua stanza...col pianto in gola non riesco ad entrare. Esco in corridoio, mi ricompongo e faccio per rientrare, ma le infermiere e le mie figlie mi fermano:morire è un lavoro lungo e a tempo pieno. Guardo attonita il tuo volto e il tuo corpo che ha cessato di combattere e a come tu forse sarai stupito di trovarti a sgusciare fuori dal tuo corpo martoriato e a sentirti salire in alto tra la luce... Ti trovi in un campo pieno di fiori, in un posto dove hai sentito parlare...Non ti sei mai sentito così a tuo agio. Il posto è quello giusto e lo sai anche se non ne conosci iil nome. Perché si deve morire così? Perché dare il consenso ad una morte che non sente ragioni, che ti salta addosso quando non vorresti essere separato dalle persone che ami? Perché anzichè morire a sorpresa non si può decidere noi stessi che è ora di chiudere dopo aver fatto quello che eravamo venuti a fare, imparando quello che c'era da imparare e aver vissuto soprattutto una bella vita?Sarebbe bello mentre si è vecchi e ancora in salute sedersi l'uno accanto all'altro sotto un albero o sotto una stella e sollevarsi insieme dal proprio corpo e non far più ritorno. Andarsene insieme, ci dicevamo perché se muori tu, non voglio più vivere! Bisognerebbe imparare a vivere fuori dal tempo come adepti spirituali o anche come ...i lupi! Ho letto in un libro dove si parla di lupi. Alcuni cacciatori presi una coppia di lupi in trappola per conto di uno zoo, li caricarono dentro una gabbia e con un camion li portarono a destinazione. Quando arrivarono aprendo la gabbia notarono che tutti e due i lupi erano morti. Nessuna ferita o malattia: semplicemente il lupo e la lupa non volendo vivere separati persero la voglia di vivere e morirono quindi insieme. Se tutto lo spazio tempo non è che un sogno perché non risvegliarci dolcemente in qualche altro pianeta? Gli inuit o popolo dell'Artico dicono che la più bella cosa che esista in questi posti inospitali sono le luci che brillano durante l'aurora boreale. Tinte che vanno dal rosa al verde chiaro fluttuante...sono le torce impugnate dai morti per aiutare i vivi nella caccia. Perché dicono che il destino è solo all'aldilà dell'orizzonte?

Da quel giorno ho perso l'illusione di avere un qualsiasi controllo sulla mia vita. E a tutt'oggi ho scoperto amaramente che in realtà non l'ho mai avuto perché la vita non è altro che un semplice scherzo del destino...e così ci si può spiegare perché può capitare ad alcuni d'essere travolti da un'auto mentre tornano a casa da un funerale e altri, che per ben due volte vincono la lotteria e altri che conducono un'esistenza felice e lunghissima, e altri ancora muoiono pochi gioni dalla nascita! Il segreto sta nello schivare l'autobus e evitare di imboccare vicoli bui!

...quanto siam fortunati tu ed io, la cui patria
è fuori dal tempo: noi due siamo discesi
da fragranti montagne di eterno presente
per trastullarci con misteri come la nascita
e la morte (o forse anche meno)...

(E.E. Cummings)

Ancora oggi la vita mi pare come come una vecchia e ingiallita fotocopia, come una zattera alla deriva che naviga piano piano verso la fine della sua storia.

Mi chiedo cosa esattamente mi spaventa l'essere rimasta sola. Mi rispondo: il silenzio! Il silenzio nella mia vita, nella mia anima, l'ansia dell'abbandono, l'essere dimenticata da tutti. Ho l'impressione che chiudendo la porta di casa mi lasci alle spalle la mia sicurezza ma anche la mia prigione. A volte sento tanto il bisogno di essere rassicurata, protetta...poi penso a colui che dice:"Solo se si è capaci di stare bene con se stessi si è in grado di scegliere e si diventa sereni!" Per me l'impresa più difficile è imparare a volermi un pò di bene. Mettere me stessa al centro della vita (anche perché non saprei più chi mettere) Dirigere i miei gesti, le azioni e le parole come da una personale cabina di regia occupata fino a poco tempo fa da persone e situazioni cui ho dato forza a guidarmi. Certo a volte ci vuole una vita intera o i casi della vita a farci fare questo grande passo, ma spero non sia troppo tardi poter vedere tutto sotto un'altra dimensione. Inseguo tanti pensieri, alcuni più cupi degli altri: Quello di guardare al cielo e diventata ormai abitudine. L'infinita distesa nera e profonda, punteggiata da lontanissime stelle, sembra mi avvolgano in quel vuoto, facendomi sentire insignificante come un piccolo granello di polvere. Vorrei essere come quelle creature della natura che sono incuranti del pericolo e delle trappole. Vivere il destino che ti ha tracciato la vita, oppure morire senza aspettarsi tregue, nonostante le difficili scelte, senza ripensamenti a quello che ci aspetta. Ti sogno e nel sogno ti racconto le mie paure. Svegliandomi poi il sogno che fino a pochi attimi prima era vivido, si dilegua e diventa vago. Tutte le cose provate su di te che girandoti mi sorridi, vengono inghiottite e in parte già dimenticate.

Ho letto in un libro che c'è in noi una parte che, comunque le cose vadano, funge da "Osservatrice". A lei poco importa se siamo sani o malati, felici o infelici, prossimi a morire o a vivere altrettanti anni, ma il suo unico scopo è starsene seduta sulle nostre spalle e osservarci e nello stesso tempo prendere appunti sul nostro comportamento. Questa oscura parte di noi inconsciamente assegna punti sopra ad un suo blocco notes, e se ci sono nella nostra vita incidenti di percorso ci assegna uno bello zero. Altresì se riusciamo a sopravvivere pensa sia grazie all'intervento del nostro Angelo custode. Tutti gli eventi che ci piovono addosso per belli o brutti che siano, sono passi per raggiungre il luogo dove abbiamo scelto per recarci. Amiamo, ci sposiamo, facciamo figli, apprendiamo, andiamo in rovina con i sentimenti e ricominciamo daccapo.

Attraverso la mia casa vuota e ricomincio a costruire muri contro la vita con punte aguzze in cima e sempre più spesso scelgo di rimanere sola. Mi sveglio all'improvviso e fisso i disegni creati dalle luci esterne sulla parete...è stato un sogno a svegliarmi? Perché veramente è proprio troppo presto..guardo l'orologio e sono le cinque del mattino. Guardo anche le foto sul comodino non appena accendo la luce e lascio indugiare lo sguardo sul tuo viso. Metto i piedi a terra e rimango seduta un pò sul bordo del letto lasciando che l'ondata così familiare di pena mi avvolga per poi ritirarsi. Chiudo gli occhi e resto per un bel pò immobile a far vagare la mente...

Quando scende la notte
una pargola luna
ride in tralice nell'oscurità.
Anch'io rido con lei
e mi metto a pensare.
Lontano lontano
il tuo cielo
si riempie di questo
stesso ridere d'oro.
E io spero che tu,
tremuli occhi azzurri,
veda e oda,
affinchè in qualche modo
ci congiunga la nostra letizia,
ciascuno di noi nel suo spazio,
insieme sebbene divisi,
poichè la distanza non conta.
E io dormo
in un mondo
pieno di sorrisi.

(E' bellissima! da un libro di R:Bach)

Non c'è nulla come le canzoni trasmettano emozioni, sentimenti e nostalgia di cose perdute. Questa sera, fine di settembre, ho sentito alla tv. canzoni di una dolcezza infinita. Una in particolare ho risentito dopo tanto tempo e mi ha commosso talmente che ho dovuto spegnere l'audio...una cantata dalla Pausini e Morandi ..."stendo la mano e trovo la tua..." Come vorrei tanto allungare la mano e stringere la tua! Se ci si lega troppo forte a cose o persone, quando queste svaniscono o una folata di vento le scompiglia, se ne va anche una parte di noi. Vorrei poter trovare la maniera di dire ai me alternativi, in futuri alternativi, a quella me che prese decisioni diverse nel percorso della sua vita, che svoltò a destra dove doveva svoltare a sinistra, vorrei poter trovare risposte! Purtroppo non aspetto più risposte, ma vedo me in futuri prossimi e passati remoti, in quella che sono adesso!Sarebbero migliori le mie giornate se solo riuscissi a non vedere il mio futuro non ancora formato o il passato che indugia ancora?

So che la vita può essere mostruosa e caos allo stato puro. All'inizio la nostra vita insieme ha funzionato bene: quando tu e io eravamo a casa, stavamo sempre insieme!

Dormivamo l'uno accanto all'altra, l'uno sapeva cosa esattamente pensava l'altro! Poi nacquero le nostre figlie e presero tutto il nostro tempo e il nostro amore. Io e te non eravamo più soli, dovevamo prenderci cura di loro, dovevamo distribuire il nostro amore! Non fummo mai così intimi come all'inizio e tu non fosti più vicino a me come prima fino al giorno in cui moristi! Puntavo tanto in quello che credevo fossimo l'uno per l'altra . Volevo stare vicino a te che ammiravo, rispettavo e amavo e pensavo che tu provassi lo stesso per me. Se si ricambia l'amore in diverse direzioni, ebbene non si dovrebbe avere un avvenire in comune! Oppure si potrebbe meglio ancora cambiare insieme, crescere insieme a arricchirsi anzichè impoverirsi a vicenda, Spesso però nella vita una persona sale su come una palla, mentre l'altra è trascinata verso il basso come un peso morto. Abbiamo avuto entrambi le nostre cicatrici ed è da allora che sempre più spesso ho incominciato a costruirmi attorno un cerchio di mura all'interno di quelle che c'erano già. Le mura avevano sempre più punte aguzze e non capivo che le mura non proteggono ma isolano. Cercavo di vivere in anticipo le cose e a volte cercavo di figurarmi cosa volesse dire essere sola! Ma come si fa a guardare innanzi prima di arrivarci? So che l'unica vita che volevo fare era con te e quello era il mio futuro. C'è sempre stato qualcosa che mi faceva prendere la decisione ritenuta giusta per me anche se in quei momenti c'erano due nette persone in contrasto: una con te nonostante le tue promesse di cambiare, l'altra in un alternativo sorda alla voce che mi diceva di cercare di non stare in bilico su quel cornicione perché era molto pericoloso e che se cadevo sotto, cadeva il mio futuro con te. Ciò nonostante ci scambiavamo colpi parecchie volte e questi colpi ci investivano su quel cornicione facendo vacillare tutto quanto. Poi la sensazione di cadere giù mi faceva addossare tremante ancora ad un appiglio!

Penso che il tuo giro di amici e conoscenti era costituito prevalentemente da donne. Forse erano attratte come me dal tuo modo cavalleresco di comportarti, dal tuo atteggiamento da ragazzino, dall'altruismo e le donne penso siano sempre state la tua consolazione! Ci sapevi fare e erano importanti per te visto che le sapevi mantenere in equilibrio fra loro come marionette (di cui la prima io ) e di cui manovravi i fili a tuo piacimento! Eri affascinante, spiritoso, loquace e convincente! Eri attaccatissimo a tua madre, facendomela odiare per una vita, ingiustamente me ne rendo conto adesso. Tutte le certezze che per anni mi avevano sostenuto si erano poi infrante. Il grande amore, la fedeltà, la fiducia cieca...tutte queste meravigliose verità si erano tramutate improvvisamente in volute di fumo dissipate da una folata di vento assolutamente imprevista. Volevo convincermi che valevo ancora qualcosa, che ero una donna che aveva tanto da dare a da prendere. Lottavo per sopravvivere con sforzo tremendo. Cercavo di costruire le giornate con pazienza e attenzione, ma bastava poco, perché quelle poche certezze che avevo su di me crollassero! Nonostante tutto tu sapevi esattamente quando era il momento più adatto per donarmi fiori, comprare libri dei miei autori preferiti! E io ci ricascavo! Sapevi esattamente quali cose mi davano dispiacere, ma con me parevi come una persona sorda o cieca. Pensavo fossi privo di coscienza, perché è questa che ci distingue dagli animali e ci fa sentire umani. Ci permette di amare, di condividere con gli altri i dispiaceri, di crescere. Shakespeare dice che "La coscienza ci rende tutti codardi!", ma senza questa è come vivere in un mondo con pensieri e azioni diverse da quelle dei nostri simili e per quanto siano alti gli svantaggi della coscienza, i benefici sono essenziali per vivere in pace con noi stessi.

Forse esagero, ma mi pareva che il modo in cui ti comportavi non dava segni di colpevolezza, perché avevi imparato perfettamente a darmi giuste risposte con tutti i tuoi trucchi e le tecniche per compiacermi e infine farti perdonare. Anche se non riuscivi a essermi fedele, penso tuttavia che per te fossi importante, o perlomeno le nostre figlie. Poter cancellare dalla memoria questi sgradevoli pensieri! Il ragazzo cordiale e meraviglioso che avevo conosciuto si era rivelato con gli anni molto diverso e sotto la sua facciata di gentilezza e altruismo c'era di più. Soffro ancora tanto per il vuoto che mi hai lasciato, soprattutto per il vuoto della mia anima, ma so che la mente crea percorsi inconsci e elaborati per cercare di scacciare le emozioni negative!

Invidiavo la facilità con cui eri in grado di scivolare nel sonno. Anch'io prima ero convinta che il sonno fosse una possibilità e cercavo di metterlo in pratica: fianco destro, fianco sinistro, schiena! Ma adesso raramente funzionava! Tu non russavi ma avevi un respiro calmo e rallentato. A volte quando ero certa che fossi addormentato, mi giravo piano piano verso te e ti guardavo rilassato nel sonno, cercando nel mio cuore se vi era per te più amore oppure rancore. Sapevo che ti piacevano le donne ma forse tu eri sempre così abile e attento a non cercare quelle che procuravano guai. Mai telefonate a casa ma schede telefoniche esaurite in pochissimo tempo! La negazione della realtà ha risorse infinite, penetra negli anfratti più nascosti della nostra mente per avvolgere ad un certo punto tutto attorno a paure e sospetti. Quando avevo qualche sospetto e forse più d'uno, eri molto bravo nei pentimenti. Non affermavi mai, ma eri talmente convincente che mi trovavi sempre pronta a perdonarti. Diventavi allora un marito in cui senza bisogno di chiedere svolgevi incarichi cavandotela brillantemente: facevi la spesa, mi aiutavi in casa e mi regalavi fiori oltre l'essere gentile e premuroso. Tutto poi ricominciava e allora mi dicevo che forse non vi è rovina senza un po' di speranza! E io speravo e intanto gli anni passavano. Cominciò così il lungo inverno del nostro matrimonio! Io sempre più stanca e sulla difensiva e tu senza l'affetto necessario per potermi recare conforto! La notte in pochi istanti dormivi già, mentre io facevo del mio meglio per non soffrire con lunghe nottate insonni! Fino ad allora forse ero ben più che ammalata nella mente e nel cuore ma da quel maledetto giorno del 27 marzo del 2000 mi ammalai anche nel corpo. Avevo 61 anni, avevamo amici con i quali si passava belle giornate, amici preziosi che mi sostenevano quando più mi sentivo sola come dentro una tenda e fuori piove e c'è il rischio che l'acqua porti via tutto. Questo appoggio l'ho sentito specialmente nella mia più cara amica alla quale ho aperto il cuore! Ho ricevuto tanto ma penso anche che ho dato! Ho scoperto che però ci sono anche persona che per farsele veramente amiche è più difficile poichè vivono come in eterna crociera, mentre tu ti senti come una che deve scavare canali intorno a quella tenda perché la pioggia non la allaghi! Tutto sta nel scegliere le persone giuste, avere il coraggio di aprirsi e esporsi alle impressioni degli altri, dichiarando le proprie emozioni, superando le paure dei giudizi. Questo devo dire che è stato il primo atto di fiducia verso me stessa. E' anche importante ascoltare. Cominciai piano piano ad uscire dalla solitudine della sfiducia, procurandomi sensazioni di gioia che mi facevano vedere tutto un pò più sereno. Fino a quel dannato giorno! Andando a ritirare una mammografia di routine scoprii d'avere un tumore al seno. Ecco come cambia la vita di colpo e dal peggio al peggio! Il mio medico mi rassicura, ma non mi fido. Dopo una notte insonne ecco le visite all'I.S.T. : ecografie, mammografie, analisi, esame dell'ago aspirato, biopsia e l'esito di un carcinoma maligno. Trovai in mio marito e nelle mie figlie tanto aiuto, ma la paura, il terrore allo stato puro, me lo ritrovo ancora adesso e lo porto addosso anche se sono passati quattro anni! Ora la mia vita era fatta di chemioterapie prima e dopo l'operazione, radioterapie, drenaggi e lacrime. Lacrime versate di nascosto e poi l'operazione terrorizzante di per sé. Quando ricominciano a spuntare i capelli ecco altri cicli di chemioterapia. Penso alla solitudine che ti lascia il pudore degli altri quando nei loro occhi leggi la paura di chiederti se in testa hai i tuoi capelli o porti la parrucca. Anche se mi donava molto la parrucca l'ho odiata da subito! Ciò nonostante tutte le paure le nascondevo anche e soprattutto ai miei cari sperando proteggerli, pensando che facendomi vedere forte forse lo sarei diventata davvero!

Mio marito divenne dolce e tenero come non mai ma forse vedendomi così forte ricominciò dopo poco tempo ad uscire con o senza me. Ci iscrivemmo all'Unitre come i nostri amici e passammo discreti pomeriggi ad ascoltare conferenze e seminari. L'Unitre è frequentata principalmente da persone sole che cercano di crearsi interessi là dove la vita sarebbe solo solitudine. Ci sono così parecchie vedove e tra queste ne notai una in particolare, una bella donna anche se anziana, con spacchi vertiginosi e scollature che lasciavano intravedere attributi conservati miracolosamente. Io la trovavo patetica ma la cosa mi lasciava indifferente. Poi però notai che si trovava molto con mio marito: e lì a chiacchierare e sussurrare. A volte notavo anche il sorriso schiocco di mio marito ad una battuta di lei che forse voleva essere spiritosa. Allora non so più cosa mi prese, ma penso che il supporto psicologico che avrei dovuto avere nella mia situazione, non mi fece ragiomare più. Divenni gelosa, ossessiva, controllavo le ore che stava fuori casa arrivando anche a seguirlo (perdendone le tracce quasi da subito). Rovinai insomma quell'ultimo anno di vita suo senza saperlo! Ebbi una depressione grave e feci cose di cui mi vergogno ancora adesso al pensiero. Dapprima le mie figlie e mia nipote ci ridevano su perché dicevano che era bello essere gelose a questa età; era segno di un amore ancora vivo. Presto si ricredettero perché davo proprio i numeri. Come mi sentivo è impossibile spiegare perché ne ho un ricordo vago, solo il dolore enorme provato nel cuore e nella mente ricordo, e i pensieri dispettosi, ostili, perfidi. Ne ero sbalordita eppure non erano rivolti solo a lui che avrei voluto prendere a pugni e anche ad ucciderlo. Ero esasperata ed avevo pensieri e fantasie sia suicide che omocide. Avevo fantasie di fughe,di ribellione .Ero frustrata, esasperata e tanto infelice! Adesso so che è la nostra parte inconscia che quando siamo sotto pressione riesce a superare gli sbarramenti della nostra coscienza e a farsi sentire. Andai finalmente da un neurologo e col suo aiuto e col tempo riuscii a superare in parte tutte queste cose:ho reagito, ne ho parlato, mi sono confidata e tra l'aiuto delle medicine e il mio mi sentivo già molto meglio! Mi sono assolta da tutti quei pensieri aggressivi e poi pensavo che anche Freud dice "i desideri aggressivi e anche quelli più trasgressivi, finchè rimangono tali, non fanno male a nessuno!"

L'amore è forte quanto la morte
la gelosia è crudele come la tomba...

Le congiure del silenzio a volte si rivelano sciocche, a volte non parlandone è come legarsi alla ruota della tortura pensando che se si vuole conservare l'affetto di qualcuno per tutta la vita, non bisogna mai prenderlo per scontato! So anche che le vere storie d'amore non hanno mai una fine anche perché quando si dice "...e poi vissero sempre felici e contenti!", si immagina che quel sempre sia il compagno o la compagna ideale. Si immagina ci sia tanto da imparare assieme e tanto da condividere: dare e ricevere, litigare e fare pace, procurare gioie, trovare risposte ai tanti perché, vedere al di là delle apparenze,cambiare, vivere i nostri sogni...

Di quell'esperienza sono rimaste due tracce: l'angoscia che mi prende ogni anno quando faccio gli esami di controllo e la paura di dover abbandonare le mie figlie che dopo la tua morte hanno forse ancora bisogno di me...

C'è un detto che fa :"Cambia pensieri e il mondo intorno a te cambierà..." E' vero?

I sensi di colpa vennero poi, la paura di non essere stata forse nè una buona moglie, nè una brava madre, nè un'amica per te. Mi stavo ancora curando e uscendo da quel caos quando ecco l'ultima dolorosa batosta! La tua devastante malattia. Ti sono stata vicina come mai, ho scongiuratoti Dio di perdonarmi per tutti quei mesi in cui ti ho tartassato moralmente, per le cattiverie che ti ho detto, per le cose che ho fatto e ancora oggi se tu fossi qui cercherei di capirti in fondo. Dentro me parlavano due voci, ma ad alcune cercavo togliere il volume per come mi avevano fatto sentire cattiva e in colpa. Per stare bene una psicologa dice che c'è una tecnica Junghiana ispirata alla psicanalisi che ci insegna ad accettare le nostre parti negative e a curare il nostro lato in ombra. Anche il conforto d'aver agito sotto depressione, non mi aiutava molto e ancora oggi tendo ad incolparmi di tante cose perché se ci si comporta male con l'altra persona al fianco forse la colpa non è solo unica, ma di tutti e due. Col, senno di poi...

Immagini di sogni dimenticati, di una vita perduta in passati e futuri mi passa davanti .

Penso ad una frase detta da qualche parte: "La morte non ci separa come non può separarci la vita perché torneremo sempre fra le braccia di chi abbiamo amato, attraverso un ponte che va all'eternità..!"

Sono seduta al buio da lungo tempo: cerco di essere razionale ma ho la mente così confusa che i pensieri corrono in mille direzioni diverse...poi convergono in un unico sbocco... Non mi è mai piaciuta la debolezza dell'anima, ma a volte mi sento ancora precipitare nell'abisso dello scoraggiamento, e allora cerco di parlare per abbattere la barriera costruitami intorno e anche se non ho rinunciato alla speranza di poter alla fine uscire da questa oscurità, rimettere le cose nella giusta prospettiva, a volte ricavo soltanto una specie di senso di vuoto e allora smetto anche di fare quella che spera... Quando si è felici spesso ci si lamenta dell'eterno tram-tram, ma quando si è infelici è proprio quel piccolo tram-tram quotidiano che ti aiuta a passare il giorno e quando ti sei abbastanza stancata, anche la notte. L'amore e i sentimenti, queste bellissime cose non bastano in un matrimonio; potersi fidare della persona accanto ecco il vero significato dell'esistenza...

La felicità è l'equilibrio
difficile tra l'estasi
del nuovo e
la sicurezza dell'abitudine.

(W. Goethe)

La felicità costa poco.
Se è cara non è di buona qualità.

(René Chateuabriand)

Ho avuto un istante di
grande pace.
Forse questa è felicità?

(Virginia Wolf)

Se la felicità non esiste,
cos'è dunque la vita?

(G. Leopardi)

La serenità è il senso della vita, la cosa più importante.
Va ricercata e conquistata
giorno per giorno...

Ottobre 2004,

è molto frustrante provare una sensazione di paura senza sapere di che cosa.

Sono spaventata, ma non so di che cosa; vorrei stare sola ma ho paura di essere lasciata sola. Il tempo mi ha cambiato molto: al fondo mi sento più dura per il fatto che riesco quasi ad accettare tutte le delusioni e le avversità che mi sono capitate e che ancora mi capitano (naturalmente meno tragiche perché nulla è più tragico della morte). Sono anche più dolce perché lasciarmi coinvolgere dai troppi ricordi al momento ancora dolorosi, ha fatto in modo che il mio stato d'animo col tempo sia migliorato. Perché è lo stato intermedio che ci fa stare così male! Una delle tante volte che ho pensato a te con intensità mi sono detta:"Se ci fosse una sola cosa al mondo che potessi fare, ti restituirei la tua vita!" E ho pianto a lungo...

E' molto più complicato di quanto io possa capire tenere i vari "fili" di me stessa e continuare ad andare avanti, nonostante la sensazione del vuoto che si apre come un abisso al di là del dolore e della rabbia. E' come una bambagia di cotone nero dove ci si deve passare attraverso; come essere spenti senza saperne il perché; un prosciugarsi di sensazioni; come un treno che corre dietro di te e tu devi camminare, ma non c'è rumore...poi ad un certo punto ecco che tutto diventa inutile e quel camminare diventa una cosa soffocante!

La memoria non è altro che la nostra interpretazione delle esperienze vissute!

C'è anche chi dice che oggi arrendersi alla tristezza è fuori moda, quasi sconveniente! Bisogna reagire questo è il ritornello di amici, parenti e figli! Un filosofo invece so che dice :" Tutto ha bisogno di tempo, di inattività, perché anche io ho sofferto! Ci si sente precipitare nella depressione dopo un lutto o un abbandono. La notte capisci che l'unica cosa da poter fare anzi che vuoi fare è accettare di stare male .Immergerti nel dolore come in un fiume e lasciarti andare. Cominciare a leggere libri scritti da chi ha sofferto come te perché ogni brano che parla di questo dolore è come fosse stato scritto apposta per te. Ogni addio spezza il cuore, ogni pianto di disperazione, ogni sussulto di inutile speranza! Poi piano piano lo struggimento passerà e lascerà posto alla tristezza e dalla tristezza alla nostalgia. Ci sono parole nei libri che confortano l'angoscia della notte, oltre alla malinconia dell'alba. Pagine che ci sostengono quando il sole è alto e ci impongono un breve stacco alla solitudine; pagine che al tramonto ci riaccompagnano alla disperazione della notte. Chi deve fare i conti con un addio perde i contatti col tempo: la notte, l'alba, il giorno, il tramonto, paragona il tutto in luce e ombra, per guarire piano piano in modo dolce da queste lunghe ore della tristezza."

Fine ottobre,

sto entrando in casa e le mie gattine mi accolgono con miagolii di fame e sdegno! Datemi un minuto e penserò a voi! La mia voce pare interrompere i miagolii e seguendomi in cucina prendono le loro postazioni osservandomi con quella curiosità annoiata che solo i gatti possono esibire. Poi ognuna sgranocchia il suo cibo preferito dal piattino e per loro in questo momento il mondo è perfetto. La grande decisione che devono prendere è dove proseguire il prossimo sonnellino: sul letto aspettandomi per venirmi accanto, nel salotto sulla poltrona preferita o nella cestina sopra il frigorifero. La vita mi ha insegnato che le cose non sempre sono ciò che sembrano...e allora provo gioia ad avere vicino queste piccole bestioline. C'è anche un detto che fa :"Prima di comperare le scarpe di un altro assicurati di farci una bella camminata!" Allungo una mano e accarezzo la testa della mia gattina più grassa: ronrona vicinissima a me con fare compassionevole come non avesse mai conosciuto carezze prima di allora! Mi sto concentrando sull'ultima mia lettura, quando Milly palla di pelo, piomba sul mio libro, quattro kili di pelo pelo pelo! Si mette beatamente a ronronare anche lei...poi improvvisamente riapre i suoi grandi occhi verdi assonnati nascosti dentro una nuvola di pelo cercando d'aggiustarsi meglio sul mio cuscino; infine dà cordiali testate agli occhiali da lettura facendoli cadere per arrivare finalmente al lobo del mio orecchio e ciucciare beata la mia povera estremità! Il mio naso, gli occhi e la bocca è pelo pelo pelo...

Pur amando tantissimo tutti gli animali, ovviamente gatti che hanno circolato per casa e che tutt'ora circolano ce ne sono. Trovo che sono bestioline dotate di forte personalità: altri animali hanno personalità imprevedibili, ma i gatti possono essere praticamente qualunque cosa! Il gatto è il padrone di casa, io la vicecomandante!

Nell'ultimo libro letto ho notato una frase che mi è sembrata far a caso mio:" Tutte le stelle del mondo che ti remano contro!" "Dio è tangibile dentro le stelle e io sono a mio agio nel cielo prevedibile." "Il tempo è un uomo la cui stella fissa è l'anima!"

Qualcuno scrisse: "sarebbe bello e dolce vivere in una dimora o meglio in una reggia che offra gemme, coppe d'oro e d'argento, arazzi, pitture, fontane meravigliose, cespugli fioriti, fiori e fiori e frutta dolcissima come miele e tanto amore senza far caso al fuggire del tempo. Ciò nonostante nemmeno questa reggia è una meta...caso mai è una tappa lungo una strada che conduce in qualunque parte del mondo...andare e andare, continuare questo fantastico viaggio fino all'ultimo lembo di terra e magari oltre...quale sia la fine di questo viaggio, quale sia il suo epilogo ognuno di noi lo sa meglio d'altri!" A questi pensieri la mente si rilassa col tempo che è come nostro secondino. Spesso la memoria pare voglia fuggire da noi, perfino quando il corpo è in riposo e in perfetta salute. Quando arriva il sonno essa è tagliata fuori del tutto, cosicchè la mente nel vuoto rimasto non sa capire chi siamo...

Gli uomini muoiono.
l'anima è chiamata a
servire il suo creatore.
Sveglio nel fondo della notte io raccolgo,
come fanno i miei fratelli nel loro uffizio,
brandelli di coraggio.
Di quale sostanza è l'anima?
Di quale materiale è composta?
Dove si trova la sede dei suoi pensieri?
Che significa vedere, sentire, toccare?
A che serve? E ancora, dov'è la sua dimora, e
quante immense moltitudini di queste anima e spiriti
devono seguire il percorrere di tante ere?
Fantasie di vaneggiamenti puerili!
Della mortalità così ansiosa di
non cessare mai di esistere.
Usciamone fuori! Che enorme illusione
è mai supporre che la vita
debba ricominciare dopo la morte?
Perciò, in vita, partecipi della vita,
in questo breve tempo noi siamo scelti
per portare a termine il nostro compito,
inseguiti dalla grazia, attratti da essa,
spinti fuori dalla barca dal fuoco
e consegnati alla riva dall'acqua.

(scrivo queste cose su foglietti e poi non ricordo mai dove le ho lette e chi ne sono gli autori, peccato! )

Uno scrittore O. Henry, descrisse la storia di due giovani sposi che in nome dell'amore che avevano l'uno per l'altra, sacrificarono i loro tesori più preziosi: lei si tagliò i lunghi capelli per acquistargli un orologio e lui vendette questo orologio per comperarle pettini per i suoi capelli. In un modo che a volte può sembrare puerile o sciocco questi due giovani hanno dato tutto quello che di meglio avevano in nome dell'amore!

Oggi come oggi sotto molti aspetti ho svoltato quell'angolo ormai lontano e buio dove mi trovavo! I lontani ricordi si trovano alla fine di un tratto di strada dove adesso sono impegnata nel ritorno. Anche se il destino riesce sempre a sorprendermi, gli ultimi tre anni sono stati così carichi di sorprese e di fatti anche sconvolgenti, che avrei voluto che tutto si fermasse per un po', sapendo anche che pur stentando a vedere uno spiraglio di luce, dovevo continuare, dovevo per forza procedere in quella direzione. Era come se svegliandomi da un crudele incubo mi fossi trovata dentro una grande rete consumata e a brandelli, colma di strappi e buchi. Come consolazione e ultima speranza era che se la lanciavo ancora per una volta o due da quegli strappi sarebbe fuggita per sempre anche la mia anima. E' un po' di giorni che gira proprio male ma devo cercare di trascurare questi sentimenti e sbarrarne la mente. Sono preoccupata per la vita affettiva di mia figlia e mia nipote! Non voglio abbandonarmi alle pene del cuore e cerco soffocare queste emozioni con le amicizie, la bella musica e la lettura. Le emozioni profonde, quelle disordinate ispirate alla imprevedibilità della vita cerco di scacciarle. Cerco di dirmi che il cuore e il corpo, come gli uccelli, troveranno la strada giusta per cercare pace. Mi dico che forse tutto si aggiusterà per loro mentre per me è nuovamente accumulo di tensioni, stress e tanta pena...

Lascio me stesso alla terra per nascere dall'erba che amo,
Se ancora mi vuoi cercami sotto le suole delle scarpe.
Difficilmente saprai chi io sia o che cosa significhi,
e tuttavia sarò per te salutare,
e filtrerò e darò forza al tuo sangue.
Se non mi trovi subito non scoraggiarti,
Se non mi trovi in un posto cerca in un'altro,
Da qualche parte sarò fermo ad aspettare te.

(Walt Whitman)

Mi sveglio che è notte: una notte silenziosa stranamente senza rumori dalla strada. Comincia il freddo e amiamo più stare in casa. La notte è senza luna e ogni minuscola stella del firmamento sembra dare fondo alle proprie riserve. Penso a com'era quando c'eri tu e allora chiudendo gli occhi torno a formulare sempre lo stesso contorto e illusorio desiderio (specie nel crepuscolare stato di coscenza tra sonno e sveglia, quando interviene una sottile, cangiante e misteriosa personalità). Vorrei che tu stessi bene e ancora quì con me! Forse dovrei inconsciamente attendere una risposta, ma l'unico suono che percepisco è la pena del mio cuore.

Le nostre vite sono spesso definite dagli altri: prima dai nostri genitori o dalla rete genetica o dai legami del sangue e poi dalle voglie e dai capricci e spesso dalla crudeltà delle persone che abbiamo vicino. A volte fai questo o quello e ti aspetti un premio ma non esattamente nel senso della parola, anche se vi è una netta correlazione tra ciò che fai e ciò che ti accade; quello che meriteresti e quello che ottieni. Infine ti ritrovi con la vita che comincia a correre, accelerare e quando fa così scappa sempre più veloce riuscendo a coglierti sempre di sorpresa! E' strano il tempo! Da giovani non sai quale sarà la tua storia finchè non hai l'età da guardarti indietro. Stai come su una barca ondeggiante e per impedire di perdere la rotta cerchi di metterti tante zattere attorno. Poi qualche volta rischi d'essere trascinata via dal primo mare mosso! Col tempo ti allontani sempre più dalla riva e navighi trasportato da una corrente impetuosa e può essere che ti ritrovi in mare aperto e sperduta. Nella tua vita c'è confusione di tempi, di luoghi, di affetti, come passare da un canale all'altro alla tv. non sapendo cosa fai di preciso in quel momento, o quanto tempo ti sia rimasto, o quanto tempo ti rimarrà ancora!

Primo novembre,

Questa notte è stata una notte da incubi: svegliarmi non è stato come svegliarsi e a pensarci bene non sono stata nè veramente addormentata, nè tantomeno sveglia. Mi sono come trasferita da un incubo all'altro! Quel poco che ne ricordo mi da l'impressione come guardare una catasta di scatole cinesi oppure uno sconfinato labirinto di specchi. La mia uscita dal sonno (ovvero dall'incubo) è stato anche un ingresso al dolore: un male alla testa atroce. Il sogno ora mi appare più vivido ma anche la paura e il panico d'essere come in un sogno dentro al sogno: una mano mi tiene la testa sott'acqua e la sensazione di annegare è puro terrore. E' stato uno di quei sogni tanto vividi e ossessivi e reali finchè non li guardi più da vicino e cerchi di capirne il significato. Poi improvvisamente cominciano a svanire come fumo! So che non dovrei crogiolarmi nel mio destino di tragedia e dovrei finalmente capire che nella vita è importante solamente "Essere" e basta! Vivere ogni momento e non essere soltanto pronta a commiserarmi e a rifugiarmi nelle lacrime. Quando ero più giovane avrei dovuto laurearmi in "sensi di colpa" poichè sono sempre stata così abile a costruirmi prigioni che pareva che la mia principale vocazione fosse anche l'edilizia. Tuttavia in noi esseri umani c'è sempre nascosto nel nostro profondo una scintilla, una piccola scintilla che è l'essenza dell'esistenza stessa. Quando ci si trova a contatto con la morte essa non provoca mai rimostranze, ostentazioni nel dolore o vendicativi elenchi di peccati. Pur cercando di vivere più tranquillamente possibile, a volte mi chiedo se forse una traccia dei miei sentimenti, della solitudine e del doloroso vuoto che sento nel profondo, non abbia contagiato le mie parole senza che me ne accorga. Chissà per quale ragione mi rammento d'aver letto che la vita è tutto un percorso circolare dalla tomba dell'utero al grembo della fossa. Ciò nonostante non ho mai capito anche perché io tema sempre più il perfetto nulla della morte.

Tutto ciò che fa il Potere del Mondo
lo fa in cerchio. Il cielo è rotondo
e ho sentito dire che la terra è rotonda
come una palla, e così le stelle.
Il vento nella sua forma più potente turbina.
Gli uccelli fanno il nido in un cerchio,
poichè la loro religione è uguale alla nostra.
Il sole sorge e tramonta in un cerchio.
La luna fa lo stesso, ed entrambi sono rotondi.
Persino le stagioni formano un grande cerchio
nel loro trascorrere e tornano sempre
al punto di partenza. La vita di un uomo
è un cerchio, dall'infanzia alla morte.
E così è tutto ciò in cui si muove il potere.

(Alce Nero, Oglala Sioux 1863-1950)

Fine novembre,

Penso a come voleva protestare ogni parte di me quando sei mancato: non era giusto ma in realtà tutto era talmente e brutalmente vero che odiavo quest'opera malefica del destino. Tutto è stato difficile, ma la difficoltà estrema era la privazione del tuo sostegno. La paura di non farcela sarebbe arrivata più tardi: la mente assorta e il corpo in continua attività... ma non abbastanza stanca da superare lo shock della solitudine...e non riposare...| per quante volte allungassi il braccio, lo spazio accanto a me rimaneva vuoto e il tempo ha preso a trascorrere lento...

Al tuo posto ora c'è un buco nel mondo,
di giorno vi giro costantemente intorno,
di notte ci cado dentro...

(Edna St Vincent Millay)

Gli incubi sono iniziati da subito: privata di sfoghi emotivi, ogni piccola sicurezza acquisita divampava in una guerra tra realtà e inconscio. Sempre di più ciò che pensavo e ciò che provavo si combinavano e sempre più il mio morale non alto doveva affrontare i problemi della mente e del cuore. Il tempo dei sogni inutili, delle speranze era finito, era arrivata la disperazione, una disperazione unica, un viaggio solitario nell'abbandono del quale era impossibile vederne la destinazione. Dopotutto la disperazione è sempre arrogante ed è la trascendenza definitiva dell'ego ridotto in cenere e votato alla rovina. Ero decisa ad intraprendere questo viaggio iniziandolo dall'unica porta d’imbarco adatta..’

Le nostre paure primordiali sono il buio e la solitudine: Persino gli inuit o popolo dell'Artico che hanno alle spalle un'esperienza di vita in solitudine dicono:

C'è paura nel sentire il freddo
giungere nel grande mondo e
nel vedere la luna, ora nuova,
ora piena seguire le sue tracce antiche
nella notte invernale.

Il passato se n'è andato:
il domani non è ancora arrivato
l'oggi se ne va senza fermarsi un solo attimo.

(Quevedo)

La nostra vita è come il passaggio di un'ombra

(Sapienza di Salomone,5)

Il momento migliore per la realizzazione di un sogno è ieri; il peggiore è domani; il momento più felice è oggi!

Bisogna abbandonare del tutto la ricerca della sicurezza e affrontare i rischi del vivere; bisogna abbracciare il mondo e non aspettarsi di essere prontamente ricambiati; bisogna accettare il dolore come condizione dell'esistenza; bisogna essere ostinati nel conflitto e propensi ad accettare totalmente le conseguenze del vivere e del morire.

(Morris West)

Non ho paura dell'inferno,
ma della morte...O meglio
dell'incubo, del sogno della morte...

(Mario Vargas Llosa)

Alcuni affermano che soltanto silenzio e solitudine fanno affiorare più nitidamente dalla nostra mente i sentimenti, le azioni e le esperienze del vissuto. Alcuni santi cercano nella solitudine la ricerca mistica, altri la preghiera, altri la pace. Ci sono poi alcune istituzioni religiose che temono che lasciando la mente e il corpo in solitudine si potrebbe trovare istintivamente un Dio nostro, un dio che non richiede obbedienza da parte degli uomini. In Oriente la solitudine è favorita tra il tempo e il nostro Sé...

Se dovessi un giorno abbandonare il cammino battuto
Potresti trovare il tuo Sé..davanti alla caverna della tua anima
"Oso entrare?" ti chiedi "Che cosa potresti trovare là dentro?"
Una volta deciso, è meglio che controlli le tue riserve
Perché laggiù non vanno bene le solite attrezzature da speleologo
Le luci mortali non squarceranno il buio. Le corde di canapa non
serviranno da guida...
Prendi l'amore come cibo, la fede come luce, e lasciati alle spalle la
sicurezza
Perché solo dopo questa ti tornerà, quando tornerai dal viaggio nelle
grotte interiori
Dove si trovano le sorgenti di quel flusso silenzioso che è la mente
inconscia eterna...
Se ne hai il coraggio, e se ne hai tempo,
fa lo speleologo spirituale, ma senza corde.

(Charles Wiggins, Dreams of Life)

...Perché tutto è verità. Tutti sono
diretti verso la medesima dimora: tutto
è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella
polvere...

(Qohelet Ecclesiaste III 19-20)

In tutti questi pensieri il buddismo capovolge tutto invitandoci a sedere con le mani in mano e senza fare nulla, perché la serenità nella solitudine e la grazia delle mani in ritmi di vita calmi non creano tensioni: lo vediamo in alcuni indigeni che conservano nei loro volti di anziani un alcunché d’afflizione, poiché non accumulano tensioni e perché passano parte del loro tempo con sé stessi. La ragione più complessa di tutto questo è la stessa vita: il tempo è l'elaborazione della mente con i segnali naturali da dentro e fuori di noi.

...lo vide alzarsi, triste e disarmato,
e si rese conto che i ricordi
gli pesavano più degli anni.

(Gabriel G. Marques)

Ero molto spaventata all'inizio dalla mia solitudine, ma ogni volta che sono riuscita, anche per breve tempo, a rallentare il treno in corsa della mia mente o a raggiungere un punto intermedio, mi sono sentita completa e appagata non solo fisicamente ma anche spiritualmente. Via via che i giorni passavano divenni nella mia mente spettatore e attore, e d’ogni pensiero a ritroso ero anche autore e critico. Immergendomi con straordinaria memoria in un passato non troppo lontano, lo spettacolo allestito da me come autrice era passabile, ma come critico tutto andava a pezzi! Tentando di soffocare il cuore per evitare il dolore, sentivo anche una voce interiore che mi assicurava che presto avrei trovato la pace e che in questo viaggio i momenti più difficili erano forse superati. Ad ogni risveglio mi sentivo un pò meno sola, più determinata e grata per il solo fatto d'esser viva! Mi torna in mente una poesia di S.Antonio piena d’armonia e di perfezione. Questo sant'uomo era talmente in pace con se stesso e con ogni essere vivente che con poche parole ha tracciato il cammino per il paradiso in terra... Anche se non voglio né essere né tantomeno diventare una santa da queste parole ho avuto in cambio pace e una possibilità di trovare in queste un momento di un qualcosa che avrebbe tracciato la mia vita verso un cammino con un pò più di luce. Avevo e ho il privilegio di essere un imperfetto e fragile essere del mistero della vita in terra...

Signore, fammi strumento della tua pace,
dove c'è odio, fammi seminare l'amore
dove c'è offesa, il perdono
dove c'è dubbio, la fede
dove c'è disperazione, la speranza,
dove c'è tenebra, la luce
dove c'è tristezza, la gioia.
O mio Signore, fa che non cerchi tanto
di essere consolato...ma di consolare
di essere capito...ma di capire
di essere amato...ma di amare
Perché è nel dare che riceviamo
Nel perdonare che siamo perdonati
Nel morire che nasciamo alla vita eterna.

"Essere sistematicamente ascetici o eroici in piccole cose superflue, fare ogni giorno qualcosa perché non se ne avrebbe voglia, così che quando arrivi il giorno del bisogno non ci trovi impreparati ad affrontare la prova..."

(W. Jones 1842-1910)

E' stato un filosofo e scrittore fondatore del pragmatismo che è l’insistenza sulla funzione prevalente del fine e dell'azione nella vita mentale; motivo realistico della volontà di credere. Rappresentò un fondo velleitario di un'adesione perplessa e tormentata della vita ed è stato il primo ad aver imposto la psicologia come scienza autonoma nella cultura.

C'è una teoria secondo cui Einstein, quando l'universo avrà finito di espandersi regolarmente, un giorno, raggiunto il limite si contrarrà come un pezzo d'elastico e questo fenomeno porterà a far scorrere il tempo al contrario. L'universo così invertito porterà la gente a nascere scaturendo dalla tomba per diventare sempre più giovane. L'effetto precederà la causa per questo si impareranno lezioni di vita prima d'averne l'esperienza e si morirà mentre i nostri genitori ci genereranno... mah!!!!

Primo dicembre 2004,

Fra poco sarà nuovamente Natale: è strano e sorprendente costatare come il dolore e i ricordi rimangano immutati, ancora memorizzati con esattezza, come sia nitido il ricordo dell'ultimo Natale trascorso insieme. Le emozioni sono tante e mentre osservo la sera che entra prestissimo nel momento in cui la luce come per magia si spegne, il cielo pare prosciugarsi e tutto appare drammaticamente come rimpicciolito: gli edifici, le figure, le strade...tutto ridotto a proporzioni piccolissime! Mi ritrovo ancora stretta nei pensieri dolorosi di questi cicli della mia vita, di qualunque vita, dalle preoccupanti complicazioni di queste e

dalla quasi perpetua angoscia che ancora troppo spesso mi assale. Poi cerco di scacciare tutto quanto, mentre un frammento di felicità mi invade il cuore al pensiero delle mie figlie e della mia nipotina abbastanza serene e felici! Inaspettatamente mi ritorna in mente una frase pensata e poi dimenticata senza dare risposta:"A quante persone ci sentiamo veramente vicini nella vita?" Mi guardo indietro e penso che spesso quello che ho fatto della mia vita non mi piace per tutte le cose perdute. Arrivo ad invidiare chi è giovane e sa ancora immaginare un futuro con qualcosa di splendido. Per me ci sono state anche cose importanti, non potrei negarlo proprio, e persone che hanno significato molto. Ci ripenso e rivaluto il tutto e cerco di imparare una cosa: non considererò il poco resto della mia vita insignificante solo perché di vita ne è passata veramente tanta? Dopotutto penso che il dolore, il mio senso di perdita non sono stati soltanto per te, ma soprattutto per me stessa...Riesco a vedere con chiarezza l'arco della vita trascorsa e noto come attraverso gli anni ci siamo fatti molte cose brutte a vicenda come tutte o moltissime altre coppie sposate. Il problema è sempre stato:"Quante delusioni puoi avere prima di decidere di ricominciare daccapo?" In un matrimonio a volte basta una frase per rovinare tutto, ma te ne accorgi soltanto tanti anni dopo e tiri avanti con il triste detto :"più tristi ma più saggi..." Quando pensi al suo vero significato è di per se una terribile frase. Ma qual'è la via d'uscita? Ne esiste una?Chi ha affermato che possiamo definire i nostri sentimenti? E' un vecchissimo dilemma! Si ha spesso la sensazione come se qualcuno avesse piantato uno stiletto nel cuore e girandolo e rigirandolo è semplicemente quello che è...l'accumulo del peso di una giornata, di una vita...è completamente sua questa sensazione ed ha il diritto di chiamarla come vuole, amore, rimpianto, dolore. Da qualche parte devo aver letto che Socrate ha assicurato che la massima conquista dell'uomo è la conoscenza: sostituire la ragione con l'amore...però ho anche capito che le diverse finalità delle varie diserzioni filosofiche sono dovute ai luoghi da cui iniziano, ai punti zero, ai presupposti. Platone dice invece che tutta la conoscenza scaturisce dalla passione. Questa non è certo filosofia...ed è per questo che per tutta la mia vita ho avuto paura di mancare di buonsenso... Questa pietra che da sempre spingo su per la montagna è compito mio. Ecco come mi sento ancora oggi nelle mattine in cui mi sveglio da qualche sogno felice con te e dal mio devoto, totale e disperato modo in cui ti ho voluto bene. Le volte in cui mi accorgo che non sarebbe più giusto, né reale e tanto meno possibile questo sentimento, mi sento infelice per tutta la giornata.

Ancora dopo quasi tre anni ricordo che quando è successo sono piombata letteralmente in quella sensazione caratteristica degli incubi, quando cerchi in te stesso qualcosa, quando cerchi di aggrapparti alla tua anima per rassicurarti che tutto il terrore che provi non è reale. Mi rendevo anche conto che forse non avrei fatto tanto presto ad uscire da tutto questo, anche perché non c'era proprio niente per cui valesse la pena di svegliarsi la mattina... Sono arrivata a consolarmi anche nei modi più ridicoli: tipo "non è niente, non sei la sola, pensa a quello che proverebbe una madre quando le muore un figlio...". Ma il dolore non è mai relativo... nella vita a qualunque età qualcosa deve pur contare; non in questo momento in cui non mi importa di non essere stata migliore, ma m'importa di aver tentato anche se ho fallito. Nella mia condizione di moglie, sempre tanto arrabbiata con te, l'idea di cercare in giro qualcuno per mettermi alla pari, ho scoperto che l'idea sì mi piaceva, ma non c'è nulla di più triste di un rapporto per caso. Forse l'idea principale d'essere una persona che crede ancora negli angeli più di chiunque altro, mi ha fatto convincere che non è tutto così facile, perché il desiderio di poter cambiare tutto, il mio desiderio di essere migliore e tutto ciò che di conseguenza è successo, la casa, gli oggetti, il lavoro, gli orari, le attese...ecco è tutto questo che ha distrutto parte dei miei sogni!

Col passare del tempo la vita mi ha rivelato con sempre più nitidezza che scegliere in realtà non si può, perché le scelte non esistono, almeno non nel modo in cui le vedevo a vent'anni e mi aspettavo che forse con l'età matura, le scelte si potessero fare con lucidità e intuizione. Ho ancora del risentimento verso me stessa per essere stata tanto spesso vittima del tempo e delle circostanze...

C'è un vuoto nel dolore:
non si può ricordare
quando iniziò, se un giorno
mai ne andò esente.

Esso è il proprio futuro
e i suoi infiniti regni
contengono il passato,
illuminato a scorgere
nuove età di dolore.

(Emily Dickinson)

E' Natale 2004,

tutti, dai più piccoli ai più grandi (e anche forse i vecchi soprattutto) chiedono qualcosa in questi giorni...e anch'io ho una richiesta...affermare il mio diritto alla vita, a quella poca che mi resta, ad una vita in cui non sia avvolto ogni momento dal ricordo di avvenimenti dolorosi e orribili; evadere dalla mancanza di luce, dal silenzio e dal dolore di questa casa troppo spesso ormai silenziosa.

Come una scatola nera vicino al cuore, questo meccanismo a prova di colpi, ha registrato sempre ciò che è vero e ciò che ho sempre saputo. C'è qualcosa nella vita di più doloroso del dolore stesso, del soffrire nel sapere di tornare troppo spesso al punto in cui sono partita, al dolore insopportabile che non si può esprimere a parole? Cos'è quest'enorme fantasma che ci domina con le doppiezze della vita? Bisogna ritenersi fortunati se nella vita si ha qualcuno da amare in modo duraturo e qualcuno per le quali l'amore non avrà mai tentennamenti né ambiguità. Un amore che qualunque cosa significhi non sia un sentimento inaffidabile.

Quando ero giovane non mi sembrava assurdo avere sentimenti d'amore per te e per i miei familiari; poi invecchiando tutto questo ha avuto ancor più coerenza e ho capito che intensità, affinità, impegni e amore è la stessa cosa; un qualunque Dio verso cui la nostra anima si può sempre rivolgere per pregare...

Ho sempre pensato che la storia di una persona è conoscibile non appena si riesce a cogliere la luce emessa dal corpo, luce che si perde nello spazio in eterno: la considero un'affascinante idea anche se non ne capisco il perché...Einstein ha dichiarato che è impossibile qualunque azzardo sul passato, perché quando questo se ne va per sempre può essere recuperato soltanto attraverso i fili della nostra memoria.

Impara a non ascoltare tutte le tue paure....

Se hai paura del buio
trasformati in sole,
e se hai paura di non farcela,
aspetta l'alba...

(antico detto africano)

Ancora adesso ripenso che in qualche parte di me continuerò a giudicarmi, a parlare a come ero in base ai miei convincimenti, a temere le mie debolezze d'allora e d'oggi e soprattutto a lottare col mio passato. L'obiettività è questione di gradi, perché dopo tutte le forze negative che mi hanno aggredita, credo di non essere più nelle condizioni di zona di sicurezza. Probabilmente ho capito tutto fin dall'inizio che sarei finita così perché l'unica vera domanda che mi faccio ancora adesso è: "Poiché l'elenco delle tue virtù era molto breve e non era certo in cima la sincerità...perché?" Come due equilibristi su una fune, tenevamo lo sguardo in avanti convinti che la corda era sempre esattamente dove posavamo il piede...la nostra vita insieme era così! Ma so anche che nella vita non c'è niente di meno prevedibile dell'amore. Ho imparato sulla mia pelle che grande amore significa grande dolore!

Per più di quarant'anni mi sono sentita schiacciata e oppressa dal bisogno di piacere, di fare tutto ciò che ero in grado per compiacere la mia famiglia sentendomi spesso stressata dall'interrogativo: Cosa volete da me? Pensare adesso a come mi sentivo mi rende piena di collera: non abbastanza positiva, mai abbastanza grande. Non dovrebbe mai essere accettata una cosa del genere...anche perché la morte dopotutto è sempre così sbalorditiva e contraria a tutti i nostri presupposti. Questo penso a questo nei momenti sempre più spesso di solitudine, quando scopro che tutto non ha ormai più quell'importanza alla quale spesso davo, a questo modo d'essere mi sento tristissima , ma adesso libera anche perché è da tempo che mi sono arresa!

Sono venuta da te un giorno prima di Natale, e sono tornata soltanto oggi due giorni dopo capodanno...perché? Ho trovato da te bellissime rose rosse portate da chissà chi, non certo da persone che conosco. Volevo buttarle ma poi ti ho detto mentalmente: "Goditi pure le tue bellissime rose perché per un po non avrai altro..." Ecco il mio lato in ombra, il mio lato poco nobile e che proprio non mi piace! Ogni tanto esce ancora questo lato oscuro...ma adesso me lo posso permettere anche perché tutto ciò non ha proprio più alcun senso..

In un momento sono sfiorite le rose.
I petali caduti. Perché io non potevo dimenticare
Le cercavamo insieme. Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose.
Che brillavano un momento al sole del mattino.
Le abbiamo fiorite sotto il sole tra i rovi.
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

(D. Campana)

Nella vita spesso abbiamo piccoli angoli confusi che non riusciamo a raggiungere mai insieme a qualcun altro. E poi il dolore nascosto è come scavare in un giardino e scoprire le radici di un albero- filamenti contorti e bianchi-che non avrebbero mai dovuto prendere luce. Gli uomini non accettano e non accetteranno mai che le donne capiscano. Io ho sempre sopportato: questo è stato uno dei miei tanti problemi, ma quando quell'ultimo anno insieme mi sono sentita ferita ancora una volta sapevo di avere finalmente diritto a ribellarmi! Le solite frasi incredibilmente idiote che si dicono (e che mi hai scritto nella tua ultima lettera) "le altre non hanno mai significato niente per me ..." proprio non le ho capite. Continuavo a guardarmi indietro e mi pareva d'essere su un altro pianeta. Tentavo di spiegare tutto alla donna di quarant'anni e oltre. Poi mi sono detta che non potevo disprezzare per queste cose tutta la vita che ho vissuto: quando esprimo questa carica d'angoscia, mi sento come sfibrata dai dubbi e dalle emozioni. Penso a questo e cerco continuamente scuse per evitare di fare i conti con me stessa: devo trovare un qualche elemento di auto-assoluzione. Come la bambina abbastanza normale di un genitore iroso e impulsivo (nevrotico sarebbe la parola d'oggi) mi sono rifugiata per tutta la vita in una parvenza di riservatezza, nel timore di farmi conoscere troppo non soltanto dagli altri, ma soprattutto da me stessa. Io, con i miei accessi di collera,. le mie passeggiate notturne per casa per un qualche brutto pensiero che mi procurava insonnia, sapevo che spesso giravo in tondo come una falena attirata dalla luce!

Circostanze e avvenimenti negativi hanno fatto così tanto che il mio passato ancora mi ossessiona. Paura e rabbia e sentire ancora oggi il cuore che batte nei posti più impensati al ricordo! Ho sempre avuto atteggiamenti da persona pronta a urlare al terrore nei confronti dell'ansia e del pericolo di una qualsiasi cosa. Non la donna forte e sensata cui ho dato a vedere d'essere! Ancora adesso mi sento infelice e spaventata da tutto. Ho avuto anch'io però tempi in cui tutto mi pareva meraviglioso; purtroppo sono finiti da tempo e non potranno mai essere recuperati, come i momenti del passato che hanno significato qualcosa mentre accadevano, ma che non torneranno mai! Molto tempo fa tutto è stato stabilito dalle stelle, dai geni, dalla natura! Tutti abbiamo la nostra storia, il nostro dolore! L'amore e le ingiustizie forse non fa differenza perché amore e ingiustizia sono un'unica cosa. Almeno come idea...

Perché amare mi chiedo, se la perdita di chi ami provoca tanto dolore? Non ho più risposte soltanto la vita che ho vissuto. Il dolore presente è forse parte della felicità passata...A volte amiamo per non essere soli, come leggiamo per non essere soli, come leggiamo per apprendere che non siamo soli! Ho anche spesso pensato che se avessi pregato tanto Dio tu avresti migliorato e non saresti morto, ma non si deve restare troppo attaccati alle cose, bisogna lasciarle andare... Siamo creature e come cavie da esperimento in questo grande laboratorio cosmico del creato, Dio fa sempre il vivisezionatore. Se quel meraviglioso giorno promesso da Dio, la vita eterna non arrivasse mai e fosse soltanto un modo di speranza umana, un modo per ingannare la morte? Quasi non riesco più a vedere né a ricordare il tuo viso, ma ho come l'impressione che tutti questi sentimenti contradditori anche tu li senta...perché ora non sei più lontano da me...

Io credo nel Fato: credo nell'impetuosa avanzata della nostra storia oltre la nascita e la morte...credo che tutti noi siamo la lunga biografia scritta da Dio in cui tutte le gioie e tutte le colpe del mondo sono Uno...

Ho letto recentemente una bellissima poesia del Caldarelli che dice:

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire
che m'appartieni
e qualche cosa fra noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì così rapido!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse
di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovremmo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.
Da una preghiera in lingua mende:

"Ci sono miniere d'argento e luoghi in cui gli uomini raffinano l'oro; in cui il ferro è strappato dalla terra e il rame è estratto dal minerale. Il fondo della vena giace nelle tenebre dove gli uomini scavano gallerie. Ma dove si può trovare la saggezza e la fonte della comprensione? Gli abissi degli oceani dicono:"Non è in noi." Il mare dice: "Non è con me." L'oro non può comperarla né l'argento e nessuna creatura in terra può vederla e neppure gli uccelli! La distruzione e la morte dicono :" La conosciamo per sentito dire..." Solo Dio comprende e solo Lui ne conosce la fonte poiché può vedere fino alla fine della Terra e contemplare tutte le cose sotto il Cielo. Quando fece un contrappeso per il vento e stabilì una proporzione per le acque, quando pose un limite alla pioggia e tracciò il sentiero al temporale, allora Egli vide la saggezza e la ponderò, la considerò e ne sondò la profondità. Poi disse " Il timore di Dio è saggezza e rifuggire dal male è comprensione!"

Gennaio 2005,

un altro anno è passato! Devo dire che sono successe tante cose: ho combattuto e ho quasi vinto molte delle mie battaglie emotive. Se ripenso agli ultimi due anni e mezzo, mi rendo conto della mia vulnerabilità e ancora adesso mi si stringe il cuore. La tua morte mi aveva fatto perdere il controllo, quel poco che avevo della mia vita, ed ero tornata la bambina piccola che era in un mondo di matti, senza fiducia in se stessa e con tanti problemi, ma ora sto andando alla grande ed ho risolto parzialmente quella disistima e insicurezza . Ho avuto tante ricadute perché a volte il paziente lavoro fatto intorno a me per non vedere piccoli sassi che cadevano a che preannunciavano la caduta di una valanga interiore ben più grave che avrebbe fatto vacillare tutto quanto, era proprio negativo e mi costringevo a superare questo ostacolo dicendomi che amore e lealtà non sono sempre considerate sentimenti ammirevoli quando sono cieche le persone cui dai queste devozioni, e quando soprattutto non sempre lo meritano. Ed ecco l’idea più strana che sovente in quei momenti mi veniva in testa:”Cosa ne farò dei tuoi vestiti? E delle tue cose? E delle camicie nuove?” Mah!!! Ho finalmente capito che la cosa da alcuni chiamata “male dell’eccessiva compiacenza…” altro non è che l’incapacità di tutelarsi nei nostri bisogni, nello stare bene con se stessi e nel non fissare limiti invalicabili per nostra difesa. Di questo ho sofferto per gran parte della vita e qualunque confronto mi faceva stare male perché il mio motto era :”Cercare di non far mai arrabbiare nessuno!…”

Per affrontare con un pizzico di saggezza l’anno che mi attende i miei pensieri vanno verso l’amore e la compassione per gli altri (e anche per me stessa…) perché è questo che dà veramente un senso alla vita! Perdonare chi ci ha fatto soffrire, essere migliori, sinceri e più positivi, avere fiducia in noi stessi e qualora insorgano problemi (e io ne ho sempre tanti) cercare di essere in grado di mobilitare tutta l’energia per superarli. Quando si è vecchi è bene averne coscienza senza illusioni, a volte si resta soli perché siamo troppo concentrati su noi stessi e troppo esigenti nei confronti degli altri. Il corpo e lo spirito sono in sintonia e si possono influenzare reciprocamente, quindi non si deve mai perdere la speranza. Chi ha vissuto un dramma parlarne e non tenerlo nascosto per pudore. Spesso nelle lamentele sulla mia vita mi sono trovata in situazioni assurde e tutto pareva essere accaduto talmente in fretta che ovunque mi voltavo pareva che qualcuno bloccandomi la strada, mi obbligasse a tornare indietro. A volte mi pareva d’essere in situazioni che non riuscivo a definire per come le cose mutavano in continuazione come in un tunnel di specchi. Quando ero sicura della mia vita tutto cambiava e la luce aveva un diverso aspetto; altre volte quando mi sentivo più insicura e mi pareva d’intravedere una via d’uscita, era soltanto uno spazio aperto o una stretta corazza di tartaruga e bastava così un soffio di vento contrario perché lo spazio diventasse uno strettissimo corridoio e la corazza sparisse per mostrare tuta la mia vulnerabilità.

Un uomo dalle molte vite.
Un uomo che aveva un suo centro,
qualcosa d’intoccabile,
qualcosa che non sapeva di se stesso…

(anonimo)

Quando si è ancora abbastanza giovani i dispiaceri e le delusioni della vita sono affrontate diversamente. Si potrà stare male per molto tempo ma poi questo sarebbe relegato in quella parte della mente dove si va di rado; altre cose quasi dimenticate ma che invariabilmente nell’età matura torneranno a farsi sentire. E allora queste cose sono come piccoli pezzi di ruvido spago avvoltolati in gomitoli sempre più grandi che rischieranno di farti soccombere. Questo non dimenticare a distanza di anni mi fa pensare che amore è un nodo intrecciato col dolore da ricercarsi forse nell’infanzia: cercare di crescere in fretta per non sentirsi amati dai genitori troppo impregnati a litigare continuamente. Forse è anche tutto questo che mi dà nostalgia anche se con la saggezza dell’età so che amore è intesa, complicità e soprattutto rispetto.

Un medico ayurvedico Deepak Chopra, guida spirituale nota in tutto il mondo, afferma che ciascuno di noi può realmente influenzare le coincidenze della nostra vita, ovvero il nostro destino,basta avere l’atteggiamento giusto, perché le scelte che si fanno nella vita sono dettate solamente dalle nostre emozioni.

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la gelosia…

(Cantico dei Cantici 8:6)

Dove tornare? In me: Scavare nel mio dolore irragionevole e indicibile,
e coricarmi accoccolata in questa buca…

(Colette)

Una scrittrice americana Lorrie Moore ha detto che vivere l’abbandono e l’esser soli è:

“Come l’essere in una casa dove l’elettricità se ne sta andando piano piano, i ventilatori ruotano lentamente, le luci si abbassano, gli orologi si fermano…”

Un’altra scrittrice Lea Meandri dice :”Una sorta di congelamento e non ci sono maglie o coperte sufficienti a restituirti un po’ del tuo consueto calore…”

Io dico che l’esser soli è tristezza che ti scava e purtroppo non esistono clessidre o orologi che possono predire quando finirà il dolore. Un giorno qualunque però,magari dopo mesi e mesi o anni, una mattina ti svegli, ti guardi allo specchio e sorridi. Questa è la conferma che sei tu nuovamente, più positiva e con ancora un po’ di voglia di vivere. Quel sentimento di vuoto che ti aspira tutto, la volontà, l’allegria, i desideri, per far restare solo cupa disperazione di quelle che non fanno sentire nemmeno il dolore, se ne va per farci ritrovare forse più fragili. Ecco perché per me buttare giù pensieri, parole così come vengono è come una terapia; è un lenitivo alla tensione e al dolore; è un’attività per fare chiarezza in me, per allontanare il turbine delle emozioni e pensare con più distacco anche se rituffarmi nel torrente del dolore appena passato mi ci vuole coraggio, come riprendere in mano la mia vita e rompere il cerchio nero della solitudine. Scrivere della mia sofferenza forse crea una specie di sollievo anche se il più delle volte è passeggero, ma è anche una forma di isolamento, un ritiro in me stessa perché ad oggi il solo universo inesplorato ricco di sogni è la speranza del nostro IO interiore.

Seneca nel 4 a.C. diceva che il tempo è il bene più prezioso, eppure a volte lo sprechiamo! La vita non è mai troppo corta e troppo lunga quando si vive con pienezza e le si da un senso e non semplicemente per aggrapparcisi o riempirla alla rinfusa. E la vecchiaia stessa è dolce se si attraversa con lo spirito giusto.

Al di là di me stesso,
in un luogo che ignoro,
aspetto il mio arrivo.

(Octavio Paz)

C’è anche un altro filosofo che dice che “distinguendo quello che non dipende da noi, da ciò che invece dipende, impariamo a soffrire meno dei mali che inevitabilmente ci affliggono: malattia, morte, scherzi del destino. Siamo spesso vittime dei nostri pregiudizi e soffriamo meno gli eventi in sé che per la rappresentazione che ci facciamo di loro.”Vivere è essere utili a sé oltre agli altri: la saggezza è aperta a tutti e ognuno può nobilitarsi se lo vuole, non importa da dove, ma si può sempre elevare al cielo. Questo cammino di saggezza è una terapia contro i mali dell’anima come il dolore, infelicità, lo scorrere del tempo, la fragilità dei sentimenti, la fugacità delle gioie, il senso di inadeguatezza.

Non è perché le cose sono difficili
che noi non osiamo farle.
E’ perché noi non osiamo farle
Che le cose sono difficili…

(Seneca)

Oggi fine gennaio,

mi sembra di essere catapultata in un brutto sogno o in un quadro di Picasso: niente va per il verso giusto, oppure niente è nel posto giusto…Ci sono catapultata oppure ne sono intrappolata? Devo lottare ancora con questa onda familiare di riflusso che richiama alla memorie cose di un altro tempo e che mi rinchiudono in quella tempesta che ogni volta mi faceva stare male per troppo tempo?

Sono nella mia solitudine in cui una lettera dopo l’altra leggo: fragilità, trasparenza e forse anche tanto coraggio. E ancora arrivano certe sensazioni:la bambina di un tempo, la giovanetta, ma soprattutto la donna che avrei voluto essere. Forse non è ancora troppo tardi per accordare lo strumento che sento di essere, quel contrabbasso che suonava sempre la nota sbagliata. Lottare per me stessa anche se sono quasi vecchia risparmiandomi qualche anno di infelicità e di smarrimento, costringendomi a vivere e a superare ogni volta per tutte le mie paure infantili…per un tempo infinito la mia mente passeggia nei punti freddi e tristi e nei luoghi dove vado ormai di rado, nei luoghi dove l’accesso mi è quasi proibito e dove il mio cuore sussulta ancora sempre due volte: un balzo avanti e uno indietro….

Non essere triste e pensieroso…
Ricorda che la vita è come uno specchio:
ti sorride se la guardi sorridendo…

(Jim Morrison)

Quando qualcosa ci fa deragliare dai binari consueti, ci immaginiamo subito che sia tutto perduto. Invece è soltanto l’inizio di qualcosa di nuovo, qualcosa di buono. Finché c’è vita, c’è speranza…

(Lev Tolstoj)

Le esperienze negative lasciano in noi qualcosa di buono e daranno, a volte, un equilibrio che non pensavamo di avere. Si dice che chi è vecchio è anche saggio ma non sempre è così. Come passeggeri della vita ci sforziamo di guardare paesaggi attraverso i finestrini di questo treno che corre follemente nella nostra esistenza, cercando di non dar fastidio a nessuno e soprattutto a non pestare i piedi agli altri. Il dolore alberga ogni tanto nelle nostre vite a chi più a chi meno. Ed è il dolore delle nostre esperienze più tristi che ci fanno capire la saggezza e ci fanno fare posto nell’anima e nel cuore a questa beatitudine.

Studia il passato se vuoi prevedere il futuro!!

(Confucio circa V secolo a.C.)

Ogni giorno per noi è come immergerci
In un bagno, così uscendo dai veli della notte
Ci si immerge nelle onde del giorno sereno.

(Robert Walzer scrittore tedesco del XIX sec )

Con chi ho parlato
In questa notte
Di intese e di promesse?
Da solo,
ho parlato da solo.
Come un pescatore
Sul molo.
Come un passero in volo….

(non ricordo che l’abbia scritta)

Anche la musica evoca ricordi, altre volte porta melanconia o sofferenze che vorrebbero altrimenti essere dimenticate…

La speranza richiede un concorrente
Che non trovi virtù nella resa.
Dalla culla alla bara,
il cuore deve perseverare.

(the books of Counted Joys)

La vita è come una scala quando le cose vanno bene ti arrampichi sul gradino successivo con tranquillità; quando qualcosa va storto presa dal panico cerchi di salire i gradini più velocemente possibile aspettandoti che qualcuno altrimenti la butterà giù…Abbiamo due grandi padroni in vita: il nostro passato e il nostro futuro. Entrambi sono molto potenti e a volte per sopravvivere bisogna abbandonare il passato perché vivere in due mondi è impossibile. Essere debitori al passato e attendere al futuro con realtà senza essere costretti a distruggere o l’uno o l’altro!Il tempo ti scorre fra le dita come un pezzo di sapone bagnato su una pietra. Quando sei giovane dici “non ho tempo!” quando ti accorgi che il tempo è passato e sei vecchia ti meravigli di tutto il tempo che hai e allora pensi” Non ho più tempo!” Vivere come in compartimenti stagni: aprirne uno e chiuderne un altro.

La vita come le stagioni con la sua irruenza emozionale a volte ti sconvolge, come sconvolge l’equilibrio e l’estaticità di un bel paesaggio; però è anche bello viverla per capirne meglio l’avventura della gioventù che pur piena di turbamenti e contraddizioni vale la pena di percorrere fino in fondo.

Primavere, estati, autunni e inverni…anche se in noi persiste sempre un lato infantile e Magico che è forte e resistente cerchiamo di non ucciderlo con le controversie che la vita ci programma.

Ecco oggi fine febbraio è un momento per così dire “down”. Mi sento stressata, malinconica, insoddisfatta e con il cuore in subbuglio. Sono sola e fuori fa molto freddo, ho cercato di fare una chiacchierata con la mia amica ma non era a casa. Ecco così scattare un bel premio consolatore: un bel menù ipocalorico con tanto di dolce. Speriamo non mi aiuti a riavere conflitti con il cibo tanto da ingozzarmi come un tacchino…Ho un certo disinteresse del presente, tanta paura e incertezze, ipersensibilità, scoraggiamento e sconforto: tutto ciò dovuto ad una preoccupazione eccessiva per il più insignificanti dei contrattempi. Forse ho bisogno di un po’ di affetto e di attenzioni, ma è inutile esternare questo a mia figlia perché non capisce che parlare con un po’ più di dolcezza al telefono mi aiuterebbe a non far travisare ogni obiezione come un’offesa personale…rimugino su tutto, mi impedisco di esternare emozioni con lei per evitare discussioni. Sono apparentemente calma e rilassata, ma dentro inquieta e nervosa e forse anche depressa! Forse me la prendo troppo quando qualcuno mi parla con toni ingiusti e mi rendo conto che esagero. Come i vecchi forse divento anche permalosa? No penso sia solamente questione di misura e quindi accettare la sensibilità delle persone affettivamente vicine. Penso che la nostra sicurezza fisica e psicologica non deve essere affidata a nessuno.Tutto è più facile a dirsi che a farsi ma comprendere e gestire le proprie emozioni tanto da non esserne travolti forse aiuterebbe a migliorare la qualità della vita….guardo le mie gattine e le ammiro per il loro temperamento in grado di conciliare dolcezza e aggressività, vivacità e calma, armonia e padronanza di sé, dignità e indipendenza. Sono curiose,indipendenti e affettuose. Una di loro Mimì mi guarda con uno sguardo profondo e indagatore poi mi salta in braccio e si abbandona all’oblìo più completo. La coccolo e la accarezzo e sento l’intensità del suo ronronare pensando che ha tanto da insegnare ai suoi imperfetti amici umani: mi sento rilassata e più tranquilla e speriamo che nonostante la mia spossatezza mentale, riesca a prendere sonno…penso che nonostante le prove che la mia gattina ha circa 60 anni a sostegno di questa affermazione continuo a credere che sia un inganno…è parecchio più in gamba ed equilibrata della sottoscritta! Poi mi do qualche suggerimento: impara a dire a tutti quello che pensi, non farti condizionare dalle esigenze dei figli, adotta un sano egoismo, fa il punto della situazione sereno e onesto, guardati dentro e da priorità a ciò che ritieni più importante per te e impara ad accrescere la fiducia in te stessa….

La luce del giorno si fa più tenue e quasi dorata, con quella dolce luminosità che assume prima del crepuscolo. Il sole sta tramontando e un singolo raggio di luce si allunga nel cielo illuminando i vari strati di nuvole come sfocati tappeti. Il cielo è ancora chiaro come fosse mattina e l’acqua del mare che di solito è grigia ora è quasi viola e dorata nei punti in cui la luce la sfiora.

Guardo questo cielo e finalmente dopo tanto tempo penso che la vita è abbastanza buona, la città e le strade quasi belle e luminose e che sotto questo cielo così vasto c’è posto per ogni cosa: la luna, le stelle e il sole…e forse anche io! Mi seggo nella poltrona accanto alla finestra, lo sguardo perso nel panorama che si intravede…ed è quasi come scorgere la mia vita invisibile, questa mia vita che scivola frettolosamente avanti e impossibile da afferrare. Mi pare tutto un sogno: un momento hai tutto davanti a te denso di significati e poco dopo tutto è perduto e non c’è più nulla!… Senza dubbio non sono mai stata quelle donne incorreggibilmente ottimiste che non ho mai capito e tantomeno sperato di diventare! Sono una donna di una certa età e i miei verdi giorni sono passati da tempo e dire che la mia vita è finita quando un momento prima ti stringevo la mano e vedevo nei tuoi occhi la paura della morte. Ti restituivo la stretta, ma un attimo dopo, prima che ti potessi dire quanto bene ti volevo ancora e di non preoccuparti che sarebbe andato tutto bene, te ne sei andato! La perdita è stata devastante perché perdite del genere forse avrebbero significato meno se non fosse perché eri l’unico amore della mia vita.

Memorie di giorni felici? Sì molte, ma anche giorni tristissimi cominciati da quasi subito con discussioni anche violente, proporzionalmente alla durata della nostra vita in comune. Ho sempre pensato che col tempo le cose tra di noi si sarebbero aggiustate e che il buio si rischiarasse per cominciare insieme verso il tramonto mano nella mano finché uno di noi due si fosse spento dolcemente verso gli ottanta o magari novanta anni. Poi anni di altro buio, malessere, tristezza cosicché ho dovuto fare un gran lavorio: ricostruire la mia vita piano piano e qualunque sia al momento pare funzioni (almeno per alcuni giorni): ho due figlie, una nipote, i miei libri, la tessera del Block buster, il mio computer, le mie amiche, l’auto di Marco, i giorni per venire da te e i progetti per un altro viaggio in Messico a trovare mia figlia e le mie gattine…Così la mia mente è impegnata ma non il mio cuore. Attendo le telefonate di mia figlia o di mia nipote (non troppo spesso, anzi raramente) e quando a volte chiamo io sentire l’impercettibile sospiro (io penso annoiato) udibile soltanto all’orecchio di un genitore è una cosa veramente umiliante! Nonostante il mio chiedere se ha tempo e le risposte generose e indulgenti che non ci sono problemi, cerco di essere breve perché “rompere” ai figli quando pensavi tempo prima d’essere insostituibile (e meno male che così non è) ti fa stare malissimo. La psicofarmacologia ha fatto tantissimo per me, ma cerco disperatamente tanti modi per rinunciare a questo.

Odo i rumori della notte e cerco di non ascoltarli poiché mi procurano insonnia: la porta dell’ascensore di casa chiusa non troppo dolcemente,lo scatto del frigorifero che si riaccende, i rumori attutiti della strada. Quello che desidero di più in questi momenti è risentire la tua voce assonnata che mi dice:” Buona notte!”, mentre ti volti sul tuo fianco preferito …e poi sentire il tuo calore a poca distanza da me. C’è una lirica di Vincenzo Caldarelli che è bellissima e si conclude con questi versi “…Dovremmo saperlo che l’amore brucia la vita e fa volare il tempo…” Molte volte nella vita si dovrebbe sapere di cose che abbiamo dimostrato di non sapere: di quell’amica che non sarebbe stata veramente un’amica, di quella persona che si accompagnava a noi non sincera, di non far affidamento sull’affetto dei figli. C’è anche chi dice di non voltarsi indietro a fare bilanci, ma ci sono anche persone che dicono che ogni sbaglio che si fa sia utile al nostro futuro; ma quando si sbaglia non sarebbe meglio giudicarsi anziché assolversi?

Passato di V. Caldarelli

I ricordi queste ombre troppo lunghe
Del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora si, posso dire
Che mi appartieni
E qualche cosa fra di noi è accaduto
Irrevocabilmente.
Tutto finì così rapido!
Precipitoso e lieve
Il tempo ci raggiunse
Di fuggevoli istanti ordì una storia
Ben chiusa e triste.
Dovremmo saperlo che l’amore
Brucia la vita e fa volare il tempo.

(meravigliosa!)

Da quando non c’eri più ho cercato di costringermi a uscire di casa per condurre una vita che potesse assomigliare, seppur vagamente normale. I primi tempi ogni volta che ero fuori casa avrei voluto rientrare subito e i primi mesi, con tutte le giornate prive di impegni, mi costringevo a fare commissioni per tornare precipitosamente per l’ora di pranzo affannata e sudata…cosa mi aspettavo? Che tu tornassi? La sera guardavo film alla tv, frequentavo l’Unitre, leggevo innumerevoli libri, o rileggevo quelli preferiti, finché esausta cercavo il sonno per sapere che cosa è la vera insonnia…

Socrate diceva che se in vita non si conosce niente di sé stessi ebbene questa vita non è degna d’esser vissuta! Mah!!!

Tutto quello che sapevo fare e benissimo era ripulire casa: cassetti riordinati a fondo, oggetti che in precedenza sembravano indispensabili, buttati via. A rendere tutto ciò tragico erano le domeniche e i giorni di festa in cui mi crogiolavo in ricordi di episodi sulla nostra vita in comune e i ricordi erano talmente tanti…rivivevo scene in continuazione cercando di cambiare ciò che mi aveva ferito in scenografie perfette…e sempre più spesso mi trovavo a pensare d’essere caduta in una identità parallela chiusa in me che mi dava l’impressione di non essere me stessa, del tutto vera. In questa interiorità percepivo situazioni perfette in una parte vissuta da me stessa per rendermi ai miei occhi unica e non come gli altri. Questa parte che ti fa sentire che tutto è Okey, che tu e la tua metà fate parte dell’umanità e state bene insieme, che tu non sei al di fuori del mondo o priva di sentimenti.

E’ una sera incredibilmente calda e anche se siamo in inverno una leggera brezza soffia dalla finestra aperta della mia camera ed è anche una di quelle sere, rarissime, in cui non mi sento spaventata all’idea di trovarmi sola in una casa per anziani con dentiere che ballano e con bronchiti croniche…non sono nemmeno spaventata all’idea che mi prenda uno shock diabetico perché pur non essendo diabetica se mangio tanti dolci mi si alzano i valori glicemici…ne sono spaventata di un qualche malore e che mi si sarebbe ritrovata dopo qualche giorno col ricevitore del telefono in mano e azzannata dalle mie gattine senza cibo… no questa notte è abbastanza serena e mi lascio andare con dolcezza ai ricordi di me giovane donna. Sono ricordi in bianco e nero, così accendo la lampada per eliminare questi pensieri troppo retrò! La mattina mi guardo allo specchio e quello che vedo proprio non mi piace, anche perché senza occhiali sarebbe passabile il tutto per l’età che ho, ma con questi vedo un pelo irsuto sul mento, una macchia esagerata sul viso, una rete di rughe intorno agli occhi e alla bocca e poi le mani…piene di macchie e anche queste veramente esagerate!

Era meglio se gli occhiali li avessi scordati e non avessi acceso le luci!!!

Poi telefona mia figlia che non può venire a pranzo e io mi impongo di non far domande e non emettere il minimo sospiro di rassegnazione che possa indurla a sensi di colpa perché so anche che le mamme vedove dipendono tanto dalla gentilezza dei figli! Mi obbligo a dire sì e a cercare di parlare sottovoce (almeno al telefono) perché so che quando sono contrariata urlo. Penso al vecchio detto che fa “Parlate sottovoce e portate un grosso bastone così andrete lontano…” (mi pare appartenga a Roosvelt). So anche che l’idea di evitare d’essere aggressiva per me è provare a essere riflessiva, ignorare la delusione e parlare con tono amabile (questa tecnica so che è usata per persone alle quali saltano facilmente i nervi!) Nonostante ciò, mi sento come esclusa dalla loro vita: una lontanissima a migliaia di kilometri di distanza, l’altra un po’ più vicina e più presente ma non troppo. Penso poi a quando credevo ai loro sogni, alcuni realizzati altri no, penso che se avessero voluto la luna avrei potuto dargliela per sempre, per poi accorgermi che loro erano il mio sole!!!

Rattristata che per oggi prospettive di contatti umani non ne ho, prendo l’ultimo libro che sto leggendo con la mia gattina che si accoccola in grembo ronronando beata e attendo…la pausa pranzo! Ho messo grandi nastri adesivi di fiducia in me stessa, sulle ferite riportate e a parte la cattiva notizia di invecchiare e la buona d’essere ancora abbastanza in salute, cerco con questo di compensare l’acceleramento del declino del corpo e dei miei sogni!… Nei sogni la convivenza degli opposti fini del reale nelle sue molteplicità e la contraddizione di questo, sono pensieri veramente insidiosi che a volte ci conducono in un mondo dove agisce il “perduto dell’uomo”. In Giappone un’azienda di giocattoli ha messo a punto un apparecchio che aiuta le persone a controllare i propri sogni (la ditta è la Takara di Tokyo). Questo apparecchio si chiama “Dream Workshop” ovvero “laboratorio di sogni”. E’ un dispositivo che può essere programmato per aiutare a scegliere chi o cosa sognare mentre si dorme. La percentuale di successo è solo del 22%. Prima di andare a dormire si mette sul dispositivo l’immagine di quello che si vorrebbe sognare, si seleziona una musica appropriata, si sceglie una fragranza fra quelle proposte e si registra la parola chiave. Messo ed acceso vicino al letto il “Dream Workshop” emette una particolare luce bianca, una musica rilassante e un delicato profumo che predispone al sonno. Più tardi, quando il sonno entra nella fase Rem ed è più favorevole ai sogni, l’apparecchio comincia a ripetere la parola chiave registrata. Dopo otto ore il dispositivo aiuta ad uscire dolcemente dal sonno aumentando l’intensità della luce e il volume della musica. E’ in vendita in Giappone a circa 140 dollari. Ma il Giappone è lontanissimo…

La nostra vita è come
Il passaggio di un’ombra.

(Sapienza di Salomone, 5)

Devo considerare ogni giorno come un’unità, viverlo bene; il domani è un’ombra in fondo alla mente, qualcosa cui non dovrei pensare vivendo l’oggi. Qualcuno dice “Il male che c’è in ogni giorno, è sufficiente per quel giorno…”

La saggezza ci insegna che è la comprensione della vita e di chi la vive e va oltre la conoscenza, così come la conoscenza va oltre l’informazione!

In vita tutti noi non siamo una specie che può scegliere con quale bagaglio viaggiare perché nonostante le intenzioni migliori arriviamo a scoprire che ci siamo portati appresso una o due valigie di dolore e di buio in più. Quando anche i più piccoli sogni, a volte tanto sbiaditi quanto i muri di certe vecchie case, questi piccoli sogni si spezzano, diventano un grande dolore!

Sono gli ultimi giorni di febbraio e le giornate sono freddissime. Oggi tutto è grigio e qua e là si vede un po’ di neve portata dal vento, poco più che un velo di brina, uno strato leggero come un velo gettato sulla terra e sugli alberi. Il cielo è come un tetto basso di nuvole grigie. Ora sta nevicando lievemente mentre il vento si è fermato. Sfogliando all’indietro il libro del tempo come in una nebbia indistinta, ricordo gli occhi meravigliosi e meravigliati delle mie figlie piccoline al miracolo della neve quando anche allora scendeva per pochissimo tempo in città. Comincio a piangere sommessamente…a volte lo faccio e questo mi fa sprigionare emozioni dimenticate che altrimenti finirebbero per inasprirmi. Penso anche a te e so che nell’aldilà mi compatisci perché le anime dei nostri morti credo siano sensibili nei confronti di chi vive, perché ci hanno preceduto e conoscono le nostre paure, le disperate speranze, le nostre debolezze…le storie si ripetono sempre all’infinito e anche se cambiano chi le impersona, sono soltanto attori che cambiano ruoli e protagonisti che si avvicendano. Le mie lacrime non solo sono per te, ma per i momenti felici, per le estati e inverni passati in un soffio e così lontani che quasi pare non siano mai esistiti! Quando si diventa vecchi ti chiedi come mai se il tempo per te passa così in fretta, ci sono delle giornate che sembrano non finire mai! Ora cessa di nevicare quasi miracolosamente: Un movimento fra le nuvole bianche e grigie dove un vento si leva impetuoso e sta cercando di far apparire un timido pezzo di cielo azzurro. Si dice anche che le avversità non rendono l’uomo debole, ma mostrano quanta forza ha…. Chi lo ha detto?

Per la strada va
La morte incoronata
Di fiori d’arancio appassiti.
Canta e canta
Una canzone
Sulla sua chitarra bianca
E canta e canta e canta..

(Federico Garcìa Lorca)

Ho sentito dire che chi nasce in un certo modo non muore diversamente…. Forse è vero ma in vita un’alternativa c’è, cioè se sei spigoloso puoi smussare i tuoi angoli, arrotondarli…tutto questo mi viene in mente specialmente quando ricordo le sofferenze tue degli ultimi tuoi giorni.

Allora non avevo coraggio di guardarti negli occhi e guardavo sempre il pezzetto di mare che si intravedeva dalla finestra della tua stanza di ospedale, per scoprire che anche tu fissavi lì quel pezzetto in silenzio ognuno perso nei suoi pensieri… e non trovavo la forza di girarmi per abbracciarti…sono sempre stata restia nei miei sentimenti, perché sono nata spigolosa e non sono riuscita a smussare tutte quelle punte contro cui invano mi sbattevo. Sono sempre più consapevole che ognuno di noi vivendo come tanti altri, con più denaro o felicità, diventi tutto apparenza e ognuno è artefice della propria vita con più o meno illusioni e con più o meno regole imposte. Ci sono anche cose che non hai scelto e che ti vengono a cercare e cose che vorresti e non arrivano mai, ma qualunque soluzioni ti arrivi ti cambia e se col tempo cerchi di lasciarti tutto alle spalle a volte è proprio inutile. Tanto vale fermarsi e affrontarle per quelle che sono. La vita non è stata molto tenera con me e fino a poco tempo fa mi sono sentita sconvolta dagli eventi che hanno completamente confuso la mia esistenza…ora come ora ho scoperto che tengo in mano una piccola stella di speranza e se non è solo illusione, mi ci aggrappo con tutta me stessa. La fragilità mia l’ho chiusa dentro o meglio dietro una porta come il cancello di una prigione che si apre e si richiude dietro te. Ho finito di scappare dal tempo e dai ricordi perché sia li affrontassi sia scappassi mi facevano sentire a pezzi. Ho anche notato che questi pezzi adesso sono ogni giorno più piccoli! Non posso mettere riparo a cose che il fato mi ha elargito a piene mani senza curarsi di vedere cosa succede quando un’esistenza si spezza, scivola nel buio del nulla e manda in frantumi uno specchio magico carico di illusioni e piccoli miraggi per chi aveva sentito quel dolore profondo, e l’attesa sempre più lunga di un battito di un cuore dopo quell’intervallo infinito… e poi tutto è stato così rapido che per quello che accade vorresti trovarne le risposte ma quasi sempre non ci sono o non le senti o capisci. Il tempo è un grande truffatore perché tratta gli uomini come giocatoli spendendo le vite di ciascuno in minuti anziché anni… Un consiglio “non frugare nelle pieghe del destino!”

Puskin scrisse :”L’oblìo è il normale destino di coloro che non sono presenti”.

La vita è come navigare: arriva un forte vento e ti obbliga a cambiare rotta; arriva una tempesta e ti fa naufragare sugli scogli; arriva poi la bonaccia che ti consiglia di ricominciare….

Tutti i tipi d’amore,
i fili d’amore
all’inizio erano bianchi.

(Haiku giapponese)

L’ironia della vita non è mai intenzionale; caso mai è una semplice discrepanza tra le speranze e i risultati. Senza dubbio tutto è preordinato dal destino. L’unica tragedia è non riuscire a chiudere bene il cerchio tra la pace della mente e quello dello spirito…

Nei casi dolorosi della vita che rende impotenti chiunque subisca una perdita, penso che la soluzione di tutto sta nei giorni che passano. Ma il detto “tempo al tempo” non sempre è risolutivo, perché questa parola è impegnativa, è greve e fa paura. Aspettare invece le soluzioni della vita giorno dopo giorno a volte è più umano e in un certo senso più “sopportabile” e serve spesso per confrontarsi e per trarne aiuto specie ai trabocchetti che la vita ci tende. Chiamare giorno quel tempo aiuta a vivere meglio.

Frequentare persone equilibrate e umane aiuta ancora di più.

Io non so come sconfiggere gli altri,
so soltanto come vincere me stesso.

Oggi 10 marzo, ed ecco la mia tanto detestata influenza! Dieci giorni di malessere, con febbre, dolori, raffreddore e con il mondo che pare ti crolli addosso. Ecco le persone che dovrebbero starti vicine, ma non nel senso di vederle per attaccare loro questo malefico virus, ma non certamente con : una figlia che ti cura dal Messico, l’altra (???), una nipote che è molto sollecita nel telefonare…ed ecco il detto di quella brava comica della Littizzetto che fa “…Sola, come un gambo di sedano…” Ah dimenticavo: anche il medico di famiglia mi ha curato per telefono nonostante la febbre sopra i 39° per due giorni….che diano premi al migliore che digita sulla tastiera del telefono?

Un’orazione di San Gregorio di Nizza fa :”Per l’anima umana esiste un solo veicolo per farla viaggiare verso i cieli; il rendersi simile nell’aspetto a una colomba…

E se io parto
Mentre tu rimani…
Sappi che continuerò a vivere,
vibrando ad un ritmo diverso
dietro a un volo che il tuo sguardo
non potrà penetrare.
Non mi vedrai,
e allora dovrai aver fede.
Aspetterò il giorno in cui
Potremo librarci in volo di nuovo insieme
Ognuno di noi due conscio della presenza dell’altro.
Fino ad allora, vivi la tua vita in pienezza e,
sussurra il mio nome nel tuo cuore…
e io sarò da te.
E egli vive.

(da un libro di Tom Clancy)

I ricordi fatti più di parole che di immagini, ora sono come colori sbiaditi che cercano di avere ancora un significato e che come tutte le altre cose dette, può succedere che si possono accendere o spegnere quando si voglia. A volte immagino che il mio passato, come il presente e il mio futuro è stato e sarà perfetto, ma come tutte le cose dell’immaginario so anche che è soltanto l’inizio e la fine del viaggio.

In vita abbiamo mille e mille semi da gettare: quando un vento fortissimo li scompiglia alcuni si perdono negli abissi, altri volano in alto per posarsi al suolo e produrre piante meravigliose, altri ancora, in minoranza,vanno a coltivare i nostri sogni. Nei momenti di debolezza aspiriamo all’oscurità per noi molto meglio della luce; poi ripensandoci meglio capiamo che l’oscurità è niente in se stessa per l’imprevedibilità della vita. Nonostante ciò tutto è pseudo-ideale perché laddove c’è luce c’è anche ombra…

L’amore rivelato quando si è vivi
Non è profondo; morire tenendosi
Dentro l’amore è la suprema forza d’amore.

(detto giapponese)

Spesso ci rivolgiamo anche alla religione: un tentativo di noi stessi per il bisogno che abbiamo di significati. Credere in Dio o in Maometto è come un linguaggio o un modo di vestire a seconda delle interpretazioni che diamo. Quindi credere in Dio è un modo per dire che la nostra vita ha un senso anche quando tutto va a gambe all’aria: la scienza dice che ci deve essere, la mente mia che non lo comprenderò mai, ma il cuore mio dice che sono tenuta a farlo o meglio, per trovare pace forse mi conviene crederlo!

Questa notte mi sono addormentata con un’agitazione terribile e ho fatto sogni da incubo! Poi al risveglio (più o meno malconcia) un bel sole filtrava dalle finestre. La mia gattina che mi tiene compagnia la notte è sparita e io mi accomodo meglio sotto le coperte…sento poi un peso premere sulla schiena; una lingua raschiarmi la guancia e dopo qualche secondo tirare i capelli. Mi giro e le dico: “E’ troppo presto!” Mi guarda con gli occhi tondi e verdi e dopo un po’ si accomoda nuovamente e se i gatti sanno guardarti con aria di rimprovero ebbene lei lo fa! La accarezzo sulla schiena…si alza ritira le zampine sotto il petto e mi guarda come una sfinge. Faccio per accarezzarla nuovamente ma si volta sdegnosamente dall’altra parte. Poi improvvisamente, cambiando idea si mette sul mio stomaco e comincia a impastarmi… scendo dal letto e quattro morbide zampine felpate mi seguono (seguita dalle altre otto) e do loro la pappa!

Non si può misurare il tempo
Come il denaro, perché il denaro
È sempre uguale, mentre i giorni
Sono uno diverso dall’altro,…

Avvolgersi nelle piccole emozioni durante una giornata triste, lunga e piovosa…come oggi!

Nella mia attuale vita trovo deprimente tutti gli ex a cominciare da ex moglie, però pensandoci bene in fondo in fondo tutto in noi diventa ex e anche se ho tanti rimpianti per il tempo passato vorrei poter riviverlo per evitare tanti errori.Non vorrei piangermi addosso anche perché devo accettare il tutto per tirare a campare. Una cosa che ho sempre provato terrore è il pensiero della morte. Non so proprio come affrontarlo anche se mi sforzo di pensare a lei come un’amica che ogni tanto la invito nella mia mente, le offro il dolce e il salato della mia vita, le parlo, cerco di accattivarmela sorridendole. La inviterei anche a ballare, ma ciò nonostante non ho una mia equilibrata considerazione di lei, perché so che questo nella vita di ogni essere umano, a qualunque età, porta e vivere giustamente: chi non teme la morte non morirà mai! Mah!

Tutti i momenti conosciuti
Della mia vita mi si rimescolano,
si confondono, si trasformano e
svaniscono nel nulla, per poi
ridisegnarsi…

(chi l’avrà scritto?)

Se si usasse il tempo che si ha per “crescere” anziché “invecchiare” ci si stimerebbe e ci si amerebbe di più. Accettare la vecchiaia per vivere meglio, per eliminare le paure che il più delle volte ci imbruttiscono dentro e ci spengono come le piante che non sentono più il calore del sole. Con la mente sgombra da questo spauracchio che crea infelicità e frustrazioni forse si frenerà la corsa per diventare soltanto mummie o zombie viventi! La vita è un bene straordinario e prezioso, perché questo è il bello dell’esser vivi; oggi può non andarti un granché, ma domani avrai un’altra occasione per rimediare.

Il passato se n’è andato;
il domani non è ancora arrivato;
l’oggi se ne va senza fermarsi
un solo attimo: ecco coniugata
la voce del verbo essere stanco.

(Quevedo)

Oggi 29 marzo,

giorno del mio compleanno: pensieri di chi dovrebbe volermi bene….domani sarà il compleanno di mia madre…cosa posso regalarle? Una maglietta…un foulard…una crema….una borsa….? Che rottura….con tutto quello che ho da fare ci mancava anche questo! Pensa e ripensa esce una striminzita telefonata con tanti auguri mamma…meno male è fatta…(il regalo forse se lo è fatto lei..)

Seconda figlia…niente, poi dopo due giorni una telefonata d’oltre oceano “Scusa mamma ma mi sono proprio dimenticata, tanti auguri!” Di bene in meglio….mia nipote …un bellissimo mazzo di fiori!!!

Tutti noi abbiamo bisogno di stare stretti stretti, vicini, uniti, un grande bisogno di contatti come stormi su un albero. Abbiamo bisogno di avere un puntino da intravedere, il bisogno di volare col pensiero e con l’anima, di staccarci almeno un metro da terra, così almeno ogni tanto…

Oggi 5 aprile,

finalmente ho ricevuto notizia che Giulio e Lisa sono arrivata a Playa. E’ stato un viaggio di ben undici ore, ma quando arrivi laggiù tante sono le cose e le bellezze da vedere e le emozioni che tutto passa! Ricordo ancora con terrore il mio primo viaggio di due anni fa. Tutto era novità ma anche terrore perché ero sola! Già lo stare in aeroporto è come avere la certezza di vedersi passare accanto abitanti di tutte le nazioni della terra. E’ quel collegamento col mondo che mi ha emozionato e si può fiutare a naso l’amore che le persone hanno per i viaggi. Vedere con quanta ansietà ci si rivolge ai tabelloni di partenza e con quanta precisione si controlla i minuscoli caratteri del biglietto di volo. Si ha la sensazione che il tempo si muova di più, mentre si passa dai cancelli d’imbarco come sabbia in una clessidra. E poi quegli aerei mastodontici che ti chiedi sempre con apprensione come fanno a stare in alto e volare!

Oggi 7 aprile,

Ed ecco che in previsione della visita oncologica tornano vecchi fantasmi con paure che mi hanno perseguitato per parecchio tempo senza concedermi tregue. Alle ore dodici arrivo in reparto con un’angoscia deprimente e con ricordi di anni di chemioterapie e radioterapie per me e per Ro| La visita è andata bene ma l’angoscia è perdurata per tutta la giornata con un mal di testa atroce, una nausea terribile e con conati di vomito. In casi come questi una persona vicino ci vorrebbe così la cosa non sarebbe così tragica, ma per questo o quello nessuno può essermi di aiuto…tanto meno le mie figlie…(n.d.r) Anche il futuro sarà così o peggio un posto talmente buio e pauroso dove non potrei rifugiarmi per dimenticare? Sarà forse senza speranza? O dovrò cercare d’essere più positiva senza stravolgermi la vita con questi pensieri catastrofici? Soltanto chi ne sa qualcosa penso capisca… Resto in questi pensieri per quasi tutta la notte, li ascolto, li percepisco, come qualcosa che non sono in grado di affrontare perché proprio non vogliono andarsene. Mi riesce difficile dormire e così non riesco ad evitare confronti con me stessa. Vorrei soltanto un po’ di pausa a questa paura che mi porto addosso nel periodo dei controlli, e anche un po’ di luce in questo cielo oscuro. Ricominciano anche gli incubi in questo periodo e anche se so che male non possono farmi per quanto terribili sono, mi rendo conto che se volessi potrei sempre svegliarmi e mandarli via…in questi momenti penso tanto a te.

La porta della mia dimora si apre,
gelo d’inverno e pioggia estiva si mescolano.
La nave del mattino ti riporta da me
Su un fiume che risplende come uno specchio d’argento
Infine di nuovo insieme.

Per definire il vuoto che provo penso stia bene dire “solitudine”; questa non ti dice che cos’è quello che hai perso, ma soltanto quello che ti manca. Nella vita tutto avviene perché un milione di piccoli fattori del tutto casuali si devono combinare nel modo esatto, nella sequenza esatta; così mentre è facile accettare i risultati positivi, quelli negativi fanno prevedere nottate bianche per chi li deve subire. La vita è tutta un caso: certo che se uno fosse Dio forse sarebbe in grado di prevedere le cose dall’alto oppure distinguere il disegno in generale; ma così mentre si vive, l’intera esistenza è un caso e si cerca di fare del proprio meglio per imparare dai propri errori. Soltanto che a volte ci si ritrova addosso altre fatalità.

Il destino conduce per mano chi lo segue,
trascina a forza chi gli si oppone.

(Cleante)

Le cose umane sono brevi e caduche
E non occupano alcuna parte del tempo infinito.

(Seneca)

Nessuno ebbe mai gli dei così favorevoli
Da potersi permettere un sicuro domani.

(Seneca)

Conto i giorni sul calendario per l’arrivo di Lisa; poi mi rendo conto che così non ha senso, perché non è la cosa migliore per misurare i giorni. Il tempo dovrebbe essere qualcosa che riempie gli spazi vuoti nella vita di una persona. Il tempo d’adesso e come fosse diventato un muro che separa la parte più preziosa della mia vita a questa attuale. Anche se a volte spesso cerco di scavalcare questo muro per vedere dall’altra parte il passato, non riesco al allungare la mano per toccarlo…sa essere crudele la vita e i ricordi soltanto beffardi anche se questo muro penso di averlo costruito io e che sarebbe bene poterlo demolire una volta per tutte! Osservo il soffitto bianco della stanza e con la luce ancora accesa aspetto il sonno che come sempre non viene…

Oggi 24 aprile,

è un tempaccio impossibile, piove e tutto è grigio e tetro! I miei pensieri sono come il tempo e simili a campi minati dove ci si cammina sopra senza temere o presagire nulla, poi quando il pericolo è imminente è troppo tardi! Senza ricordi belli o brutti cosa sarebbe la vita? E se si dimenticassero le persone che ne hanno fatto parte cosa si diventerebbe? Se uno non agisce con gli stimoli dei ricordi che valore avrebbe l’esistenza tutta? So per esperienza che gli ostacoli peggiori sono quelli mentali, pareti di pietra costruite dal nulla, facili da penetrare ma in qualche modo quasi impossibili da scalare. L’ingresso in questo territorio che ero per qualche tempo riuscita ad allontanare, questo “territorio nemico” pare sia diventato adesso un fatto di routine.

In questi momenti mi rivolgo a te anche se so che i morti sono morti e non sanno e non vogliono sapere quello che si sono lasciati alle spalle. Se i morti vivono ancora su questa terra è perché ciò avviene nella mente di chi ne serba la memoria…Le persone come me vivono delle proprie illusioni anche se non troppo convinte d’essere nel giusto.

Veniamo al mondo dotati di tante qualità,
alcune delle quali forse non sapremo mai
di avere. Tutto dipende dalla rotta che Dio traccia per noi.

La vita non è un libro: nella realtà le persone soffrono, hanno sentimenti, sogni, famiglia, una vita vera. Cosa c’è di giusto? Cosa è sbagliato? Dov’è la linea che separa l’uno dall’altra? Bisogna adattarsi ad andare avanti da soli, con i pensieri propri, con la rabbia e la solitudine e cercare di seguire la via più facile. Ma dove trovare la linea di confine tra le due cose? Su un’autostrada la cosa è semplice: qualcuno ti ha tracciato la linea e non bisogna fare altro che rimanere nella corsia giusta, ma nella vita la cosa non è altrettanto facile. La morte ci segue sempre, ma forse anche ci precede e così pure la vita perché anche lei si muove in tutte le direzioni e queste sono sempre unite da legami che si fatica comprendere.

Oggi 28 aprile,

Parole di troppo con Lisa per una telefonata che avrebbe dovuto farmi dal Messico per evitarmi la preoccupazione del suo arrivo in aereo previsto per il giorno 20 anziché il 19! Al suo arrivo non si è fatta vedere perché forse ho fatto rimproveri un po’ troppo aspri. Le cose, sovente, accadono troppo velocemente perché il processo analitico della nostra mente le possa cogliere. Menefreghismo, indifferenza o assolutamente dimenticanza?

Le barche a lungo attese
Ritornano a casa vuote
O affondano negli abissi
E gli occhi perdono prima
Le lacrime e poi il sonno.

Trecento fili bianchi sospesi.
Scendono insieme come radici di nuvole,
guizzano dal cielo e dividono la scogliera
come ruscelli appesi fra le rocce.
Yin e Yan come torri gemelle,
foschie e nebbie cancelli misteriosi.
Il cielo ebbro tesse il suo broccato estivo.
Gli spiriti della montagna non osano toccarlo.

(da un libro di Aimee Liu)

“Noi ci nutriamo della terra,
poi la terra si nutre di noi.”

(canto nauhalt delle Sierra di Puebla)

Vivere vuol dire tendere le orecchie, aprire gli occhi, toccare ciò che ci viene a portata di mano. Con coraggio! La gioia è possibile come il dolore è battibile specie quello disegnato nel nostro intelletto che tiene conto dei limiti e delle aspirazioni.

Anche se in un tempo come il nostro che pare non abbia più passato e certamente perde di vista il futuro, si assicura che tutto è relativo: cioè che ogni idea o atto abbia valore per sé e non in una visione più ampia della realtà, né si pretende di prendere un’assoluta patente di verità.

C’è un proverbio orientale che dice:

40% Parole
15% Espressioni facciali
15% Memorie
30% Sorrisi
100% Comunicazioni

Le parole che diciamo esprimono tutto, lo dicono anche se a volte non vogliamo. Un punto interrogativo, un’osservazione fra parentesi, una virgola, un aggettivo e qualche volta frasi più e più ripetute. A volte però m’interessa anche quello che non si vede ma c’è. E’ talmente forte che anche senza guardare chi parla, né decifrarne i gesti o il tono o lo sguardo ti fa essere come siamo. Se ogni parola è un segnale, cerco di capire cosa sta accadendo dentro di me, perché la rabbia è un’emozione che ho manifestato parecchie volte in vita Dicono che questa si manifesti già fin da neonati ed è un fuoco interiore che a volte ti fa esplodere per un nonnulla. Ho capito che forse è perché quando sono arrabbiata divento coraggiosa e riesco a gridare cose che non direi mai e poi mai! E questa trasgressione come atto liberatorio mi regala quella calma che non riuscirei mai a trovare. Certo a volte nasconde l’incapacità di confrontarmi con altri perché penso che qualcosa mi sia dovuto: come comprensione da parte di chi dovrebbe maggiormente capirmi, per poi avere il problema che la troppa rabbia che accumulo a volte, si trasformi in solitudine.

Quando in famiglia il litigio era considerato stile di vita, questo mi ha portato a credere che arrabbiarmi era normale e così sono arrivata al punto di considerarmi una persona delusa rincorsa dal mio passato. Ho accumulato rancori e così la rabbia cieca che a volte provo penso mi serva per pareggiare i conti con la vita. Forse fare scenate è per me una conferma che nessuno m’ascolti…ma ultimamente ho pensato che compiacere sempre chi mi sta intorno non va bene e cerco soprattutto di non sentirmi in colpa se pongo limiti alle richieste altrui, così spero non mi serva più urlare per farmi rispettare! Forse ho capito che ci sono altri modi per raccontarmi. Io continuo a provarci, come ascoltare i silenzi, i rumori, il vento e…le distanze! Insomma il “vivere felici e contenti” non fa certo riferimento ad una felicità passiva, ma a un lavoro necessario per farci sopravvivere alle mille contrarietà, ai conflitti, alle sfide e alla logorante routine del vivere nel quotidiano.

A volte ci smarriamo talmente tante volte che continuiamo a inseguire i nostri sogni all’infinito, come se il mondo fosse sempre immutabile, fermo e il tempo non passasse mai. Un grande psicanalista Cesare Musatti, affermava che è una grande psicosi perdere il contatto con la realtà e cercare di trasformare tutto secondo i nostri pensieri e desideri. Ma la vita non può nutrirsi solo di sogni, ha bisogno di affondare le sue radici più profonde nel mondo reale nel quale si vive.

Ma se io qualche volta mi aiuto sognando ancora cosa c’è di male???

Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nella prime nebbie.
Le avide api l’hanno
visitata fino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E’ un ritratto di te
A trent’anni,
un po’ smemorata
come tu sari allora.

(Attilio Bertolucci)

Fortunatamente in vita a volte ci sentiamo duri e inattaccabili come un mattone di una costruzione; però se disgraziatamente togliamo il mattone giusto vedremo crollare tutto il nostro palazzo! Bisogna allora cercare d’essere più indulgenti con noi stessi per cercare di vincere le battaglie nel quotidiano e trovare in noi la capacità di sorridere anche a quelle battaglie perse poiché così n’ avvertiremo sì il dolore ma lo leniremo prima che esso trovi espressione. Avere le nostre priorità, non covare rabbie inutili per poi esplodere per un nonnulla, cogliere al volo occasioni per sfogare tensioni e stanchezza. Dare importanza ai nostri bisogni e non bloccare emozioni, paure e rabbie perché assaporare la sensazione di libertà quando fai quello che ami di più è la massima espressione di noi stessi. Arrivare ad un traguardo che non vedi mai per mettere tutta la forza che pensavi di non avere e che invece ti sostiene, perché tutti abbiamo una gran capacità di superare dolori e sconfitte.

Anche per la mia seconda figlia, che per me era una specie di puzzle in cui mi sentivo incastrata, devo pensare di non essere per lei così necessaria, perché purtroppo ognuno ha i suoi tempi e tutto è l’insieme del frutto di quello che ha vissuto e il desiderio di quello che avrebbe voluto essere. I dolori delle persone, quali essi siano, sono fatti privati, perché la vita è sempre confusione e quando ti aspetti risposte forse non ce ne sono. A volte ti viene da pensare che Dio in qual momento guarda giù, verso te, proprio per accorgerti che forse il suo sguardo è troppo distratto o con te non è molto in buoni rapporti. Dio è paragonato ad uno scultore e noi siamo la sua pietra…il dolore rende la scultura quanto più perfetta possa essere. Non sto aspettando che accada qualcosa di nuovo, né intendo guardarmi dietro l’angolo od oltre la collina! Ho già la mia personale collina in una valle dorata, anche perché la mia vita ha quasi concluso il cerchio ed io sono tornata col pensiero ad essere la giovane donna di diciannove anni con tutto quell’amore dolce e romantico che avevo per te! So che Dio non desidera una vita particolarmente felice per tutti, ma vuole che siamo in grado d’amare e farci amare, vuole che cresciamo e che qualcosa ci porti fuori dalla nostra stanza dove siamo ancora aggrappati all’infanzia. Ci ritroviamo così tutti egoisti e quindi qualcosa deve farci uscire da questo nido per aprirci al mondo degli altri. Questo qualcosa è la sofferenza che è come un megafono verso Dio il quale come scultore di noi stessi con i colpi del suo scalpello ci aiuta a sopportare tutto plasmandoci a suo piacere.

Sulle quattro scogliere di nebbia
Scende il freddo.
Nella foresta gli animali
Gridano la loro inquietudine.
Le foglie gialle sono segnate dai vermi.
L’autunno sorprende il vecchio:
arduo ormai attraversare il ruscello,
venti e nuvole sono una cosa sola.
I miei sogni spaziano oltre
Le quattro montagne…(non ricordo l’autore )

Sono una vecchia signora di 67 anni e mi chiamo Genoveffa; questo nome mi ha sempre fatto dubitare delle facoltà mentali dei miei genitori…mi ha fatto essere vittima di numerose prese in giro in età scolare e invariabilmente ha fatto sorridere parecchie persone quando mi si chiedevano le generalità. Adesso la cosa mi fa restare semplicemente indifferente! Ho due figlie: una d’anni 43 Federica, volata in Messico col marito da circa due anni perché innamoratissima di Playa del Carmen; l’altra d’anni 35 Elisabetta, laureata in ingegneria elettronica che si accontenta di fare la commessa per vivere e accasata con un bravo ragazzo abita a pochi kilometri dalla mia città; poi ho una meravigliosa nipotina, Giada d’anni 24, figlia della mia primogenita: anche lei cerca la sua strada nonché un lavoro; ho le mie amiche, generose e sincere con le quali passo qualche ora la domenica pomeriggio con la piccola Francesca di due anni e mezzo che è una gioia da vedere tanto è bella e tenera. Infine le mie tre gattine d’anni 13,12,11, che si chiamano Mimì, Mia e Milly, raccattate per strada, allevate col biberon e viziate all’inverosimile nonché poco tranquille perché ancora adesso non disdegnano azzuffate fra di loro per controllarsi e per vedere chi di loro è la comandante! Da quando sono rimasta vedova circa tre anni fa, vivo in una casa troppo grande e silenziosa che un tempo mi dava parecchio da fare. Ho conosciuto mio marito all’età di 19 anni e dopo circa tre ci siamo sposati innamorati e felici! Ho avuto un buon lavoro alle Poste quando ancora non esistevano computer e ci si affidava solamente alla nostra scrittura, quindi si doveva essere efficienti, precisi, affidabili e veloci. Sono stata assunta al telegrafo quando c’era ancora il Morse e sono sempre stata un’ottima impiegata. Sono andata in pensione dopo 25 anni di servizio perché mi sembrava doveroso fare mamma a tempo pieno alla mia secondogenita e fare la nonna alla piccola adorata Giada. Perciò a soli 42 anni ero pensionata e nonna di quella piccolina che mi ha ripagato di tutte le cose perse nelle giornate che non potevo seguire le mie figlie. Tutto filava abbastanza bene con alti e bassi come in ogni matrimonio, anche se avevo un marito che non disdegnava altre donne oltre alla sottoscritta, ma questo era sempre stato solamente un dubbio fintanto che alla bella età di 62 anni venni ad ammalarmi di un tumore al seno. Con un’operazione devastante per sé, con vari cicli di chemioterapia e con perdita di capelli per ben due volte, persi anche, cosa ben più triste, il ben dell’intelletto. Fu allora che divenni gelosissima e cominciai a scoprire certezze anziché dubbi alle sue infedeltà, avvelenando così l’ultimo anno di vita insieme con una depressione spaventosa. Quando con cure neurologiche e con la mia ritrovata grinta ero riuscita quasi miracolosamente a tornare me stessa, il destino fece ammalare anche lui di un tumore al duodeno; operato senza risolvere nulla perché già in metastasi, in poco meno di tre mesi morì con dolori atroci nonostante fosse continuamente sotto morfina. Per lui una liberazione, per me depressione ancora più grave! Mi è sempre piaciuto scrivere, ma non sapevo se ne ero in grado, così dopo quell’enorme dolore, ho cercato di mettere su carta pensieri e pensieri, così come venivano. Pensieri tristissimi ma che forse mi hanno dato quell’aiuto necessario per tirare avanti. Una cosa che chiedo ancora adesso a me stessa continuamente: “ Avrei perdonato completamente se fosse rimasto in vita?” Non cerco risposte anche perché tutto non ha più senso…a lui dedico tutti questi pensieri, perché è sempre pur stato l’unico amore della mia vita. Dedico questi pensieri anche alla mia Giada per la quale sono sempre “la mia nonnina Babà”. Le poesie inserite nello scritto sono state da me ricopiate su un quadernetto quando leggevo qualche verso che mi piaceva particolarmente. In alcune ho dimenticato di mettere l’autore, ma spero d’essere perdonata!

Materiale
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza