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Il testo integrale di
Pensieri, poesie e... realtà. La tragedia di una perdita
di Genoveffa Pomina

la Scheda del libro

Dentro ciascuno di noi esistono storie che meritano d’essere raccontate e storie che meritano d’essere ascoltate. Tutti abbiamo uno scopo, ma a volte non riusciamo a vederlo chiaramente se non prima della fine e così restiamo in piedi ai margini delle cose sempre in attesa che il disegno si dipani più nitido ai nostri occhi; poi quando pensiamo d’aver preso la nostra decisione ci rendiamo conto che altro non era che un sottilissimo filo di ragnatela…e poi nessuno ha una vita perfetta se non ché un passato riveduto e brillantemente corretto o un futuro radioso come sogno irrealizzabile. L’unica vita perfetta è quella che vorremmo scrivere su carta, ma anche qui ci sono spazi fra le parole e le righe e raramente spazi vuoti.

Rivedo un’altra me stessa, una ragazza che va incontro alla vita, innocente per il passato, immemore del futuro (anche se questo ogni tanto mi balenava davanti con tutti i dettagli e il calore della vita reale). Vedo una giovane donna con il sorriso sulle labbra…una buona parte della mia vita è andata come mi aspettavo, ma poi l’immagine di noi due che litighiamo per il tuo troppo attaccamento a tua madre mi ha fatto capire che quel conflitto era la metafora di un altro scontro, troppo profondo per essere portato in luce…forse il desiderio di entrambi d’avere un’altra vita! Nella mia esistenza limitata non ero ancora in grado di riconoscere il confine tra romanticismo e autodistruzione. Ad esaminare bene il tutto si sarebbe potuta definire una vita di serena disperazione…in realtà non ero altro che la spettatrice della mia vita. Poi i nostri litigi anche per delle sciocchezze e i silenzi….a volte il silenzio è soltanto silenzio e l’assenza soltanto assenza… invece era qualcosa di più e così ti abitui a farti compagnia.

Ora ho tempo, tempo vuoto che prima forse non mi sono potuta concedere…ora mi sforzo di riempirlo questo tempo, di metterlo a fuoco e di fare l’abitudine ai silenzi sempre più ampi e agli spazi vuoti. Avrei voluto scrivere, inventare storie perché la scrittura è un’attività in cui quello che pensi e senti è davvero importante. Una simile scelta fatta inizialmente per proteggermi sarebbe stata splendida, ma se pensavo di volerla fare al meglio, scoprivo che il mio equipaggiamento emotivo era arrugginito e quindi incapace a questo compromesso.

Adesso quando provo a scrivere trovo anche finalmente comprensione per me stessa, per qualunque cosa sia ciò che immagino…poi cerco di trasferirlo sulla carta per il punto d’incontro in cui mano e mente si intersecano e allora il reale e l’irreale si combaciano…

Le ragioni che si deducono per non aver fatto qualcosa spesso sono così illusorie! C’era anche una parte di me che sentiva che poteva essere pericoloso forare il sottile strato protettivo sulla mia anima. Certe cose – le cose più terribili- sono così. Non è una lezione da imparare, non c’è una spiegazione utile. A volte non c’è spiegazione e basta, rimani quindi alla fine sola con te stessa e, se hai la fortuna la comprensione di qualche amico.

Poi mi accorgo che tutto è solamente una crepa nello scorrere del tempo, diventato comprensibile come in un sogno dove si confondono giorni e anni. Questo tempo che adesso percepisco più intensamente; ne percepisco la sua essenza scivolare tra le dita con l’impossibilità di fermarlo o afferrarlo. Però questo tempo è anche niente…passerà, innaturale, allungato o distorto, fatto di ore e ore, giorni, mesi e anni! Un circolo vizioso in cui si ritorna sempre al punto di partenza. Il tempo è anche relativo… giorni interminabili passati ai banchi di scuola, dietro una scrivania al lavoro, in un pomeriggio assolato a giocare con le bambine piccole o a passeggiare con il sole fermo alto nel cielo e senza un alito di vento che muova le foglie sugli alberi; ore a camminare sola sulla sabbia bianca, fresca e soffice lungo un mare azzurrissimo; giorni in una stanza d’ospedale accanto a te a controllarne i segnali vitali; ore lunghissime, ora brevissime a percepire la morte scesa sul tuo volto finalmente sereno e in pace! Per continuare a vivere abbastanza serenamente basta venire a patti con il cambiamento, anche se i giorni a volte scorrono veloci o strisciano lenti…domani o domani l’altro tornerà tutto come prima…e se solamente ci credi si avvererà!

Tu sei rimasto in un angolo remoto della mia mente; non sei più una quotidiana consapevolezza, ma continui a vivere lì, a metà strada tra il ricordo e il non ricordo. Diffido molto di chi racconta di infanzia aggiustata per giustificare la persona imperfetta o infelice che sei diventata. I ricordi si selezionano come tessere: si cerca di eliminare quelli che non servano, e si ricostruisce il puzzle delle grandi colpe. Ma le tessere scartate non sono andate distrutte completamente perché di tanto in tanto ne emerge qualcuna…la mente ci si concentra con cautela, la paura di riaggiustarne il ricordo è altrettanta a quella di riesumare quelli cancellati ed essere così costretta a fare una nuova realtà.

Molte volte ci sorprendiamo da noi della fase discendente della vita, ma poi miracolosamente ritroviamo un certo equilibrio come se quel crollo avesse riparato sia pur il minimo essenziale il nostro meccanismo. Quando non si fa altro che rivivere la propria vita, alla fine ci si ritrova esausti sbattendo sempre contro la stessa porta chiusa facendola sembrare storia antica fra le esperienze reali e la vita quotidiana.

Si è sempre affermato che pensieri ed emozioni hanno un valore evoluzionistico e se non lo avessero noi ne saremmo privi. Il pensiero è un meccanismo valido ed efficiente senza il quale noi ci troveremmo a mal partito. Con l’intelletto possiamo venire a capo di una vasta gamma di problemi che se la soluzione fosse programmata in anticipo richiederebbe un enorme dispendio di energie, ma con la capacità di ragionare e apprendere i pensieri forgiati dalla nostra mente ci consentono di fare quello che facciamo e di essere quello che siamo. La sofferenza ci aiuta a essere più spirituali, perché quando si è felici le parole sono brevi e dolci, quando siamo tristi le nostre parole sono lunghe e intense: tenendoci stretti alla tristezza per la perdita di una persona cara impediamo a chi ci ha lasciati di fare ciò che deve fare dall’altra parte legandoli ancora a questo mondo e impedendo loro a lasciarli andare. Tanti sono i miei pensieri: alcuni vaghi, altri sospesi tra realtà e fantasia, altri vivi e aperti come ferite ancora pulsanti. Quelli più pericolosi e che fanno paura, spesso si rimpiccioliscono e si accartocciano come una pallina di fogli di carta che si può stringere in una mano, poi rimbalzare e rilasciarla facendola rotolare via non appena tutto si fa un poco più doloroso, come le domande rimaste senza risposta e che da sempre vorrebbero sfidare il silenzio e l’oblio dove sono rimaste.

La storia della nostra vita, quella vera, è sempre una sola, nonostante le zone d’ombra, le domande prive di risposta e quelle che non abbiamo mai osato fare. Nella versione vera o falsa che siamo costretti in un modo o nell’altro a farne tornare il conto, a volte si materializzano immagini che riannodano i fili dei pensieri tempestati ora da nuove immagini che si ripresentano con insistenza senza aver idea da dove nascano e perché.

Si vive con una persona per moltissimi anni, non importa quanti e assurdamente se ne dimenticano moltissime di cose: pezzi di vita in comune affondati come relitti e altri galleggianti in superficie si confondono fra loro.

Cosa si è fatto giornalmente in tutti quegli anni? Scene sfocate, dettagli persi…ma soltanto una scena rimane nitida nel nostro cuore, intatta come un fotogramma a fuoco…il tempo non ha danneggiato niente! La prima volta che ci siamo incontrati, conosciuti, parlati, sfiorati. Tutte queste immagini sono come piccoli puzzle costruiti pezzo per pezzo…ed è tutto ciò che ci rimane dell’altro! Poi la fatica di cercare di cancellare i ricordi, la difficoltà a non far riemergere, quando questi sopraggiungono, quel senso di soffocamento e affogamento. Ma sono anche queste immagini che restano indelebili, il resto non conta nulla, è soltanto rumore di fondo. Si sopravvive alla distruzione, ma queste scene restano scolpite per il resto della vita, come fotogrammi che seppure frantumati o incompleti, si riflettono gli uni sugli altri…non vorrei ricordare nulla più compiutamente come la tua bella calligrafia o i tuoi primi capelli bianchi che quasi non si intravedevano fra quelli biondissimi, o la prima volta che mi sono accorta che stavi invecchiando… poi la morte e le cose rimaste. Quel posto vuoto a tavola da eliminare, far sparire le cose dagli armadi e conservarne altre…pochissime: il dopobarba, la penna stilografica, il fazzoletto ritrovato in tasca dell’abito tuo messo per l’ultima volta!

La luna piena della sera prima adesso è bassa nel cielo, una macchia tremolante fra le nuvole. Il ricordo di quanto fossi stanca nel cercare di far funzionare le cose tra noi e le volte in cui cercavo di risolverle mi lasciano ancora perplessa…mi immagino che tu non ti volessi allontanare da me, ma nell’atto di voltarti dall’altra parte come fossi distratto. Avere la sensazione di parlare con un muro…che tu non mi capissi, non capissi le mie parole, le mie idee, i miei desideri. Due individui separati e con diversi sentimenti…poi una storia spezzata in due. Su una sponda tu che rimpicciolisci sempre più, la tua persona in fotografie sbiadite, quello che resta di te nelle date o in numeri: la data della nascita, del matrimonio, della morte; il numero delle varie cartelle cliniche, posti letto d’ospedale e la tua tomba…sono vicino alla tua tomba e comprendo una volta di più che il giudizio finale spetta a me, come spettano ancora a me le ferite del silenzio. Ferita e con una vita che forse ancora adesso non comprendo, anche se il rancore che avevo con te è da tempo svanito; ma a volte mi sento come bastonata, svuotata, disorientata e immalinconita. La bambina e la donna infelice si erano sempre perdute, ma adesso devono imparare qualche volta a ritrovarsi e a amarsi.

“I giorni sono fatti d’istanti,
che meritano di essere esplorati.
Molti tipi d'istanti
nessuno che merita di essere ignorato
Tutto ciò che abbiamo sono questi istanti!”

(Stephen Sonhdheim)

Rivedere la vita e sentirti qualcun altro, in qualunque altro luogo. Con l’immaginazione si può cambiare ogni cosa, te stesso o il tuo passato, ma al tempo stesso l’idea di rivedere la nostra esistenza in alternativa ci atterrisce come se ci si offrisse l’occasione di condannare ciò che non c’ è piaciuto o scrivere le cose come si sarebbe voluto che fossero. Questa però è la forma più pericolosa d'auto-inganno; meglio sarebbe descrivere la differenza fra le speranze e gli obiettivi, fra le convinzioni e le motivazioni. Quando la notte mi ritiro nei vicoli stretti della mia mente, nei vicoli oscuri senza via d’uscita dei pensieri con esiti incompiuti, vago anche spesso nelle grandi strade delle cose belle ricordate ormai a metà. Anche se diciamo a noi stessi che siamo obbligati a vivere meglio, che si può senza scuse e sembriamo essere circondati da gente che pare felice e contenta, forse pensiamo che quelle persone siano escluse da lotte proprie della vita e della condizione umana di morte, malattia, amori infelici e tutto il resto?

Sappiamo qualcosa di noi stessi, qualcosa di assolutamente privato, nascosto profondamente che non mostriamo a nessuno e che il più delle volte neghiamo fermamente perché non vivremmo serenamente se n'ammettessimo l’esistenza. A volte i miei pensieri arrivano con un ché di precipitoso come quando ti desti dal sonno e immediatamente la mente si fa vivida…allora questi pensieri mi guizzano intorno veloci e lucenti. Ognuno vede anche ciò che vuole e la mente interferisce perché crediamo sempre fermamente alla veridicità di quello che vede: se non ci si può fidare dei nostri occhi di chi dovremmo fidarci? Ecco nuovamente questo senso di precipitazione interiore come la proiezione accelerata di un film…ma io sono ferma, immobile mentre il passato mi raggiunge…un pensiero lì e subito dopo svanito simile a un lampo al di là del vetro di una finestra…penso a te e alle tue abitudini…sempre completi: camicia, pantaloni, giacca. Avevo cercato di convertirti a felpe, jeans, polo o magliette, ma era tutto un genere che non riuscivi assolutamente a portare. Ti piacevano camicia e cravatta non sopportando indumenti larghi o sformati; forse amavi la sensazione di guscio protettivo che ti suggeriva un completo di buon taglio, ma protetto da cosa? Avvicinandomi ad uno specchio esamino il mio viso: l’età…forse anche l' interno si riempie di rughe come l’esterno? Forse nel cervello si stanno formando tante grinze cosicché pensieri e riflessioni precipitano negli incubi? Perché questo riaffiorare continuo di ricordi a volte è proprio esasperante. E’ la complessità della nostra vita a renderci così fragili, perché se soltanto riuscissimo a essere concentrati e consapevoli di noi stessi in questo momento, sarebbe superfluo avere davanti agli occhi patetiche e assillanti esigenze. Il lutto per qualcuno che abbiamo amato sembra naturale e considerato ovvio, ed è uno di quei fenomeni che non si possono spiegare ma cui si può far risalire ad altre oscurità. Questo distacco che sia un processo così doloroso é un mistero per noi e per quanto possa essere doloroso, finisce spontaneamente, quando si rinunci a tutto ciò che è andato perduto. Tutto allora si consuma per riscoprirne la sua fragilità... A questo punto le palpebre mi bruciano sul serio, ma adesso sapendo bene da dove vengono le lacrime, le ricaccio indietro e tento disperatamente di prendermi in giro: dopotutto cosa me ne importa d’essere questo o quello o che la mia esistenza abbia avuto un senso o un altro? Non mi sono mai molto amata tutt’al più ho apprezzato la mia forza nei colpi avversi della vita, la mia abilità ai colpi mancati e ora la mia quasi indifferenza ai colpi sanguinosi…non mi sono mai trovata interessante ma so che bontà, fiducia e lealtà non sono termini vani per tutti. Ho sempre avuto una debolezza: credere alle illusioni, mentre in realtà erano le illusioni che rifiutavano me.

Vi sono lucidità peggiori nella vita e nel momento in cui accettiamo il nostro riflesso come definitivo, a volte poco importa sapere se è lo specchio o l’occhio a deformare il tutto. Ma se il riflesso è bello o tenta di esserlo ci si rassegna ad accettarlo così, altrimenti si arriva al peggio, cercandone semplicemente di accentuarne la ferocia, di deformare la nostra immagine in aggressività invece di fuggire. Tutti vorremmo che qualcuno si preoccupi di noi quando non dormiamo o quando ci abbandoniamo al riso o al pianto e, se siamo felici o infelici che qualcuno ci invidi o commiseri. Proprio per questo quando si rimane soli è così doloroso…colui che ti vedeva alzarti, vestirti, uscire, cantare o sbadigliare o tacere (anche se non ti guardava o anche se non ti ascoltava) non c’è più e allora ti domandi spesso: per chi chiudere gli occhi e cercare il sonno? Per chi dormire e per chi svegliarti? Questi sono interrogativi eterni a volte teneri a volte feroci, come un giardiniere impazzito che si metta ad annaffiare i suoi fiori devastati a forza di zappature. Poi dopo tanto tempo questo giardiniere un poco pazzo vede stupefatto nel bel mezzo della sua strage, spuntare una bellissima rosa di velluto, fragilissima, oscillante nel vento, una rosa sconosciuta fatta di petali miracolosamente in boccio e con “un’espressione felice”. Questa è la vita con la sua giostra sbaraccata e traballante. La nostra storia è già scritta e ben definita con la stessa precisione delle tragedie di Racine: la felicità è cosa da imparare e con le stesse difficoltà che dà il dolore. Il cuore è fatto per accecarci e la memoria per ricordare o dimenticare, ma l’intelligenza è fatta per discernere o recidere come una spada. Io non posso certo dire d’aver messo tutta la mia intelligenza al servizio del mio amore anche se non ho mai cessato d’immaginare, sperare, lottare, fronteggiare o dibattermi. Non ho mai creduto troppo all’uguaglianza in amore…

Sotto le palpebre a piè dei tuoi occhi
Amore sta sempre vicino,

come sotto le grotte a piè degli scogli
sta sempre il riccio marino;
né questo tante
ha spine, quante
frecce di fuoco
per ogni luogo
senza stancarsi
senza fermarsi,
quell’orbo balestrier tira lì.
La zona d’ombra fra passato e futuro è il precario mondo

di trasformazione dentro la crisalide.
Parte di noi si guarda indietro, soffrendo per
la magia che ha perduto; parte di noi è felice
di dire addio al suo caotico passato;
parte di noi si rivolge al domani con tutto il coraggio
di cui è capace; parte di noi è eccitata dalle possibilità
di cambiamento; parte di noi è immobile e non ha il
coraggio di guardare da nessuna parte.

(Marian Woodman)

Oggi primo gennaio 2006,

Cupa e oscura incertezza ricamata generosamente di autocommiserazione tanto da sentirmi inquieta, avere idee confuse, avanzare tentoni come a perdermi nel mio riflesso: ecco come mi sento oggi! Ma la vita è così, colma di parole ma che ad un certo punto scompaiono in quello che c’è sotto queste quando un dato momento sospeso tra luce e oscurità i due mondi si toccano, perché la vita nella sua completezza è circolare come le stagioni che si muovono in cerchio, come le stagioni che muoiono per far posto a quella che nasce; come noi che ci teniamo stretti alla vita senza vedere cosa si tiene stretto a noi!

A volte mi pare d’essere l’unica persona in questa galassia ad avere un filo diretto con l’infelicità…o sarà forse che non a tutti capiti d’avere una vita senza imbattersi in alcuna malattia che invece per te è la faccia del destino che ti fa chiedere se prima eri felice senza saperlo? Allora vorrei mettere tutto quanto in una bella lavatrice e lavare, risciacquare, ammorbidire, centrifugare e dimenticare! Mi obbligo a scaricare tutte le tensioni e pur cercando di non pensare a niente di particolare, sento che la mente si sta caricando affannosamente come un nastro che si riavvolge rapidamente, così quando mi corico sento che sbatto contro un muro di sonno e che certamente non farò sogni rosei, bensì uno di quei sogni tormentati! Abbiamo sempre pensieri incompiuti, pensieri senza una fine perché non hanno risoluzione. Anche se questo potrebbe essere lo stato naturale delle persone, a volte provenendo da individui complicati saremmo sempre portatori di cose irrisolvibili. Se a questo aggiungiamo la nostra parte di storie non chiarite, passiamo il tutto alle future generazioni.

Meglio sarebbe essere privi di complicazioni completamente… ma quando sei colma di disperazione e non vedi altro che la vita crolla intorno a te e quando hai qualcosa che non piace in te, cerchi di girarci attorno per evitarla. Come un fiume che, stufo di scorrere continuamente lungo i suoi argini, decidesse di deviare il suo corso e tagliarli fuori...ma poi gli argini diventano stagni non più capaci di scorrere. Raggiungere un’isola magica che con la sua aria assolutamente banale sta al di là da questo fiume a volte pigro e grigio a volte travolgente e sconvolgente!

“Al di là di me stesso,
in un luogo che ignoro,
aspetto il mio arrivo.”

(Octavio Paz)

Esiste un fluido magnetico e miracoloso che influenza le maree e gli esseri umani. Mi sono abituata alla solitudine e al silenzio e di quella bambina che amava tanto la felicità e le caramelle ne resta ben poco! Intuisco molto i comportamenti delle persone, in particolar modo le mie figlie, ma trarre conclusioni psicologiche non ha nulla di psicologico perché non ha senso, come spesso la vita non ha senso…tutto va bene e un minuto dopo non più! Cosa si è sempre detto dei nostri figli? Di chi sono? Un poeta libanese ha scritto una meravigliosa poesia: i figli non sono “figli nostri”, sono figli “della brama che la vita ha di se stessa”. Sono “frecce scoccate dall’arco”. E’ una verità un po’ scomoda e incredibilmente potente perché ci preoccupa e ci disturba. Avere un figlio è pur sempre un atto di sottomissione e generosità: si dà senza prospettive di ricevere in contraccambio. La vita dei figli non deve sempre compiacere i genitori, né i genitori devono sempre compiacere sé stessi.

Tutto è molto complicato e forse è per questo che le mie figlie una volta cresciute si sono come allontanate da me…forse è stato il mio essere super protettiva nei loro confronti per la smania di dare loro quell’amore per cui ho dovuto lottare continuamente per dividerlo con tua madre. Sono poi diventata rabbiosa per la paura e le persone paurose fanno spesso le cose sbagliate, compreso cercare di tenere sotto controllo il proprio mondo per poterlo rendere perfetto a modo loro. Ho lasciato così alle mie spalle disastri nel mio matrimonio e disastri tra le mie figlie.

Allora mi viene da pensare che a volte inconsapevolmente trattiamo i figli come il nostro partner; mi fa pensare a genitori anziani che distruggono la vita alle figlie per assicurarsi un’infermiera ad orario continuato, una vittima da torturare! Amare i figli senza pretendere è gioia è dolcezza senza trasferire su di loro le nostre angosce, senza comportamenti malati…e allora recito un copione da sola continuamente in questo romanzo che ho scritto per me solamente: oscillo tra l’euforia delle infinite possibilità e l’angoscia di un destino unico e definitivo di solitudine.

Sarebbe molto più prudente che i romanzi li leggessi da chi li sa scrivere veramente.

…Non possiamo vivere il pomeriggio della vita
secondo il programma del mattino della vita.
Poiché ciò che era grandioso al mattino sembrerà
insignificante alla sera, e ciò che era vero al mattino,
la sera diventerà bugia…

(Carl Gustav Jung)

Soltanto se la mente è al servizio del corpo ed è sua amica ha l’umiltà di ascoltarlo, sorreggerlo nelle fatiche, spronarlo nelle battute d'arresto, esaltarlo quando c’è vittoria! Accettare le sconfitte e ritrovare una nuova grinta per rimetterci in piedi e guardare oltre. Purtroppo in certe situazioni mente e corpo non sempre sono in armonia e allora abbiamo un corpo che con i suoi inganni spezza questa alleanza per far sì che anche la mente tradisca. Lo conduciamo come un semplice involucro, un pacco postale e lo obblighiamo ad andare e a spingerlo ad attraversare giorni, settimane, mesi e anni senza alcun reclamo al suo diritto di esistere. C’è una parola chiave in tutto questo: amarsi perché per stare bene e godere di quello che si ha, mente e corpo devono amarsi, fondersi l’uno nell’altro, toccarsi, unirsi! Ma io volevo soltanto invecchiare con te, come quei vecchi che sorridono contandosi le rughe, che rivivono la loro gioventù e quando la realtà sarebbe finita, ci si sarebbe potuti incontrare nel mondo dei sogni. La gente assicura che è impossibile…ma forse si potrebbe tornare indietro, rinascere e innamorarsi di nuovo…ritornare giovane, incontrare un ragazzo stupendo e ricominciare la vita…avere negli occhi e nel cuore quel sorriso trionfante di quando pensavo che il mondo fosse lì ad aspettarmi!

“Penetrò il sole
la veranda chiusa
e il corallo della vita
aprì i suoi rami…”

(Federico Garcia Lorca poeta spagnolo)

Ognuno di noi ha due cuori: uno che batte e l’altro che ascolta! Ma se per un momento ascoltassimo quello più vicino a noi, tutto avrebbe più luce e darebbe più luce al cuore nascosto!

“Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore
e cerca di amare le domande che sono simili a stanze chiuse
a chiave e a libri scritti in lingua straniera. Non cercare le
risposte ora che non possono essere date poiché non saresti
capace di convivere con esse. E il punto è vivere ogni cosa.
Vivi le domande ora.
Forse ti sarà dato senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta.

(Rainer M.Rilke)

Leggendo una poesia perché notiamo che è sempre così intensa? Perché tutto é elevato e reso così importante? L’amore, le amicizie, un tramonto, uno stato d’animo e un verso poetico, un’unica parola e persino le punteggiature…perché non ci si può limitare alla vita normale delle persone? Soltanto gli artisti vedono le cose e il mondo ma anche qualcosa di più, perché una parte di loro si proietta sull’immagine di ciò che sanno fare: una bella tela, una bella poesia, un bel libro…catturare le cose prima che sfuggano, aggrapparsi all’invisibile, all’inespresso! Io rimango in una delle pause d’attesa che sono come pieghe nel tempo. Le famiglie sono a volte così: qualcosa succede, qualcosa va per il verso sbagliato e nessuno sa come rimediare e intanto gli anni passano. Sono in quel tempo che non conosco alla perfezione, come in quei sogni in cui un paesaggio familiare é mutato in maniera sottile ma inequivocabile.

Sono giunta alla conclusione di essere quasi fiera di me per la vita che mi sono ricostruita pezzo per pezzo, come si copre un tetto tegola dopo tegola, sovrapponendole per prevenire i danni della pioggia. Mi sono costruita una vita un poco più robusta, come una qualche felicità chiusa in un palloncino. Ho il terrore che il palloncino si gonfi troppo e che esploda e che a me restino solamente brandelli di gomma. Naturalmente non cerchi nella vita di dare il meglio di te per un “premio”, non esattamente, però c’è una correlazione diretta tra ciò che fai e ciò che ti accade; quello che meriti e quello che ottieni. Quello che si vive nell’intensità della vita famigliare è una vita diretta con distanze ravvicinate e questo è il paradosso, la realtà che a volte ti lascia perplesso è l’esatto contrario di ciò che ci si aspetterebbe. Non ci si conosce mai abbastanza perché non stai a pensare a questi rapporti mentre li vivi. Formulare pensieri, pensare, è una funzione della distanza! Non utilizzi la memoria finché non ti trovi allontanato dalla fonte della memoria. E’ come vedere una ragnatela appiccicosa e lucida quando la spezzi: così non è più una ragnatela perché quando la vedi in quel modo è troppo tardi!

Quando i matrimoni finiscono il carburante, si ricomincia a ricordare tutto quello che si è passato insieme: da ogni piccola ruga a un capello grigio, è lo specchio di un ricordo condiviso. Per me era cominciato come un rifugio da un’infanzia non troppo felice; abbiamo poi superato periodi di trascuratezza reciproca, sbandate di scarso rilievo e crisi che parecchie volte hanno rasentato la divisione. Aggrappati l’uno all’altra e occupati a spingerci nel futuro, in te avevo trovato un rifugio, un’oasi nel cuore, luoghi inesplorati di serenità. Ci siamo sostenuti a vicenda con piccole e grandi indulgenze, ricordi e tolleranze conquistate con impegno. Poi ho scoperto che da sempre non esisteva altra persona al mondo che avrei preferito vedere seduta accanto sul letto o a guardare la tv o a leggere un libro. Per me era amore e anche di più: era una vita…anche se rivedevo troppo spesso l’immagine familiare di un passato di una piccola bambina e adolescente a controllare le collere di mio padre e a consolare mia madre da tutt’altra angolazione e del tutto diversa. Ero una donna felice…poi? Non mi sono più sentita integra da quando non ci sei e per parecchio tempo ho cercato di prendere la vita minuto per minuto, a caccia di motivi per esistere. Così ogni giorno cercavo un pezzetto di me stessa nella speranza di sentirmi infine tutta intera.

Molto spesso si dice che ci rifugiamo nel posto unico che ci resta: tra la fodera e il cappotto…come quando si lacera la fodera della tasca e le chiavi scivolano sotto la stoffa. Lì ci sentiamo sicure in angoli del presente che possono dare una sicurezza anche passeggera, uno spazio per pensare, immaginare o perdersi in una musica o in un libro. Perché a volte bastano queste piccole cose per sentire che la vita, al di là delle nostre emozioni, continua a scorrere indisturbata. Forse è anche una forma di ricerca, perché la vita non è altro che questo: il furto di piccole, fugaci felicità!

Nel passare attraverso esperienze negative si mette in atto un dilemma filosofico che, come unico motivo orecchiabile in quest’opera difficile della vita, si dice metta in funzione la volontà, la determinazione di sopravvivenza. Perché anche se fuggiamo veloci e spaventati da noi stessi in privato, fuggiamo dall’oscurità che intuiamo nascoste dietro la porta di case apparentemente tranquille, fuggiamo dai nostri incubi, in verità fuggiamo sempre più veloci e numerosi verso polverine misericordiose, pozioni filosofiche che promettono di cancellare tutte le nostre paure e i nostri incubi!

C’è da chiedersi: “La volontà è un fenomeno psicologico?” Ci sono filosofie che si scontrano a tale proposito: …le azioni dell’uomo sono influenzate dalle prime esperienze di vita e il comportamento umano non può essere analizzato o modificato senza la conoscenza di tali esperienze… Ci sono altresì possibili processi di formazione del modello a cui si impronta la vita di ognuno di noi e la libertà di determinare il modo in cui vivremo da adulti. Altri affermano che la sopravvivenza è il fine dello sviluppo mentale e fisico dell’uomo! Le risposte cruciali della vita non sono mai del tutto spontanee, ma costituiscono la conseguenza di anni di esperienze, di modelli comportamentali destinati prima o poi a dominare la nostra vita. Ogni essere umano è libero, in ogni momento, di seguire o abbandonare qualsiasi strada.

Dove poteva fuggire infatti il mio cuore
via dal mio cuore, dove fuggire io
da me stesso, senza inseguirmi?

(Confessioni di S. Agostino libro IV cap. 7)

La riflessione che tutto ciò che poteva essere, tutto ciò che sarebbe potuto mai essere è già codificato nei nostri geni, un insieme di geroglifici indecifrabili per noi ma in teoria leggibili e decifrabili così come ogni lingua per quanto misteriosa o difficile è in teoria, ma, se ne possiedi la chiave, leggibile.

L’Io segreto…
Sempre più segreto,
infelice,
disorientato.

La vita è fatta di due grandi odori: quello della felicità e quello della malinconia. Ora quasi alla fine della mia vita me ne arriva uno soltanto! L’odore dei fiori è scomparso perché per la maggior parte cercavo di accogliere solo quello. Allora era come se intingessi un grande pennello solo in questi odori e nel corso degli anni ho dipinto un grande quadro che sarebbe meraviglioso se potessi farmi un giro tra quei paesaggi e quegli odori mai dimenticati!

Ricordo soprattutto le piccole cose: i nostri picnic nelle campagne dell’entroterra con le bimbe piccole; i giri con il passeggino con la nostra nipotina ai giardini; il sole fra gli alberi; i ricordi dell’amore. Se mi soffermo troppo a lungo su queste cose piango ancora…così cerco di pensare ad altro. I bagni al mare, il sole sui lettini, l’odore della legna appena tagliata emanata dal caminetto acceso a Castel e il carrello della spesa stracolmo al supermercato. Ricordo quando ci sdraiavamo su una chiazza d’erba scolorita dal calore vicino a casa a contemplare nuvole lente e dense come batuffoli di cotone…nuvole come i pensieri a fumetti! Schegge di sole fra i rami degli alberi e una piccola bimba ai piedi di un’altalena: una bimba biondissima con una tutina rossa che cerca di arrampicarcisi sopra…il passato è il presente e il presente è il passato. Poi, dopo parecchio tempo non era proprio che scappassi da me, ma le tue cadenze non erano più le mie; i silenzi erano tesi, gli sguardi cupi. Qualcosa si era incrinato e troppo spesso mi chiedevo se c’erano in te, come in certi angoli solitari di un parco, delle zone che mi erano vietate…mi domandavo spesso se era troppo tardi per tornare alla vita di prima. Poi pensavo che Dio volesse punirmi per qualcosa che non sapevo…ma la risposta era sempre la stessa …”Perché Dio dovrebbe punirci? Ci riusciamo benissimo da soli!”

Però Dio mi ha fatto soffrire, mi ha fatto rimanere sola, mi ha fatto piangere. Mi rivedo in quel corridoio d’ospedale dove è nata la mia nipotina e ricordo il manifesto appeso al muro …”I neonati sono il modo in cui Dio esprime la sua opinione che il mondo deve andare avanti!” Ma lo steccato che serve a controllare e a tenere in ordine i pensieri dolci da quelli tristi é in parte crollato!

La vita è una continua ricerca della felicità, non garanzia o diritto, perché le cose hanno il brutto vizio di cambiare continuamente! Cerco di riafferrare i momenti belli in questa realtà di oggi, ma spesse volte quelli brutti travolgono quelli felici.

Penso che se soltanto le molecole della tua vita si fossero spostate in un’altra direzione tutto si sarebbe risolto per il meglio e vedo a distanza di tempo, noi due accanto al fuoco con la tv accesa…invece la tua vita è scivolata tra le dita e io rivorrei in un’altra vita, la vita che avevo. Avevo raggiunto un nuovo livello nella mia vita: da una parte non sapevo come salire più in alto, dall’altro avevo paura di scivolare sempre più giù in quell’abisso senza fine!

Quando racconto qualcosa di me stessa, forse sono proprio io che voglio intrattenere: una me stessa forse migliore? Maggiormente tenera o gentile? Capace di più riflessioni e più comprensiva? Forse però è un altro dei miei deboli tentativi di capire la vita, la mia vita nel rievocare il passato. So cosa è accaduto, ma ne restano sempre e soltanto punti oscuri…come sono arrivata da laggiù a qua, perché ho fatto cose in quel determinato momento. Il passato poi svanisce sempre più in fretta, perché sotto i riflettori si resta pochi istanti, giusto qualche fotogramma. Ma è l’unica vita che avevo e che avrò e mi servirà forse per inventarne un’altra. Spero proprio non quella che non appena si riprendeva da un disastro, subito ce n’era un altro peggiore. Quella persona ancora per me incomprensibile che mi guarda dai vetri della finestra e che avrebbe voluto sempre punti fermi nella vita. So che a un certo punto ho toccato il fondo ed ho capito la ragione di tutti i miei incubi. Nelle oscure emozioni della notte non esiste alcuna differenza riconoscibile fra quello che si avrebbe voluto e quello che si è avuto. Ora faccio altre cose molto più spesso, come sorridere e essere in pace con quanto mi circonda. Sentire e basta…provare sentimenti e emozioni diverse; indagare e ricercare attraverso la realtà i miei stati emozionali più profondi.

Un filosofo inglese diceva “…per vincere il male è sufficiente che gli uomini di buona volontà non facciano niente…”Può darsi che non si precipiti giù tutto in una volta, può darsi che non si smetta nemmeno di precipitare giù, ma può anche essere che precipitando ogni volta in modo diverso, si arrivi da qualche parte.

Poi un giorno mi sono svegliata e mi sono accorta che sì mi faceva male dappertutto, ma era come se le cose intorno a me fossero diventate di una taglia più piccola ed io non riuscivo più a starci dentro. Dovevo muovermi, andare avanti anche se non sapevo ancora verso quale direzione, come una

nuvola che corre sopra il sole per intravederne il bagliore così… di sfuggita. Ciò che per tanto tempo era sembrato irrimediabilmente compromesso è scivolato al suo posto, come tutto ciò che pare impossibile correggere e complicato per averne una soluzione, va a posto da solo…e così anche per le ferite!

Il cielo che prima era pallido con strisce blu vivido come le pennellate di un pittore, ora è notevolmente grigio. La neve scendendo in veloci spirali attutisce tutti i rumori e cancella le imperfezioni della natura col suo candore…non durerà a lungo! Soltanto il debole tic-tac dell’orologio appeso alla parete ha posto in quest'assenza di suoni. Si può udire il giorno che a poco a poco sprofonda negli angoli della notte. E’ pericoloso dare se stessi a una fede basata sull’obbedienza piuttosto che darsi a una fede basata sull’esperienza: come è pericoloso trovare risposta prima delle domande!

Quando nella vita ti accade qualcosa non rimani inerte ad analizzare come e perché e cosa: accettarle nel momento in cui accadono e poi pensarci dopo e non dire…questo è impossibile…perché poi guardi e non vedi bene…c’è un momento assoluto, immobile in cui il passato incomincia a fluire in un futuro come un insetto caduto nella trappola di una ragnatela vive un momento di immobilità assoluta prima di dibattersi osservando il ragno che si avvicina sempre più a lui. Sarebbe meraviglioso provare a capire qualcosa di più sulla vita che qualcosa di più sulla morte…il sentiero del sole, lo specchio della luna. Cercare le differenze fra le cose che facciamo soltanto per noi o altre che facciamo per gli altri e sperare che a volte coincidano. Quale che siano state in passato le speranze o i timori, poter analizzare le proprie esperienze con un distacco emotivo è come vedere una figura periferica nella tua vita.

“Coloro che sono giovani da vecchi,
non possono che essere vecchi da giovani.”

John Ray 1670

Guardo la fede che porto alla sinistra e anziché vederla tonda e liscia, la vedo dentellata come nella mia vita che ci sono state più asperità che amore, amicizia e speranze! Ma giusto o sbagliato che sia, nella morsa della disperazione l’amore ha il diritto di far sentire la propria voce e tutto deve essere cieco e sordo, tranne Dio, che sa leggere anche tra le righe, perché in questioni di cuore come di giustizia, penso sia Lui a dire l’ultima parola! Mettere in primo piano la felicità interiore, decidere quello che ci può dare soddisfazione al di là da quello che gli altri si aspettano da te, fare ordine in te stessa e che cosa ho scoperto? Che dopo aver passato quasi tutta la vita a inseguire un’immagine di me che non mi corrispondeva, oggi finalmente mi sento intera: certo che se quel grande pezzo di vita ne avessi avuto le istruzioni per l’uso da qualche esperto, avrei forse potuto godermela di più…il culto della libertà personale, il culto dell’amore, il culto dell’adorazione dei figli. Ma come diceva anche De Sanctis “Il culto della vuota forma corrisponde al culto della vuota parola”. E ancora: “Il pensiero che lavora sempre sopra a se stesso, fa come l’uomo ridotto in solitudine e segregato dai viventi.” Poi c’è la fisica della natura umana, la geografia dell’anima, lo yin e lo yan nella vita coniugale per sconfiggere le depressioni. Gli argomenti in merito presi dai libri non variano più di quel tanto, forse cambiano solamente le parole perché quelle che facevano furore un tempo, inesorabilmente passano di moda.

I miei pensieri sono come coriandoli che cerco di raccogliere durante una bufera di vento. Vorrei un po’ di riscatto a questa mia vita perché ho scoperto che sono soltanto io la burattinaia di me stessa: tiro un filo lì, un altro là e le cose vanno per un momento come vorrei io. Fin dall’infanzia sono stata alla ricerca della felicità assoluta e ho cercato di afferrarla in tutte le sue manifestazioni, ma non senza illudermi d’averla raggiunta, perché amore è felicità senza che nulla sfugga all’azione degradante del tempo. Questo tempo che però distrugge spesso speranze e illusioni. Poi ci sono i ricordi preziosi o casuali come il contenuto di un cassetto che in cucina serve da ripostiglio generico…ci possono dare emozioni come l’arte trasferita su una tela o le parole su una pagina o la meraviglia di una musica in una sala da concerto! Mi basterebbe pensare di percorrere il cammino che mi resta sul lato soleggiato di una strada … “The sunny side of the street”, così diceva una vecchia canzone e non é solamente una metafora ma è un invito a vedere le cose con più ottimismo.

“Vivere come se morissi il giorno dopo,
pensare come se non morissi mai…”

Anche l’espressione “per sempre” non significa più quello che ha significato un tempo. “Per sempre” era qualcosa che non cambiava nel corso del tempo. Cos’è che ci rende felici? Si può trovare la felicità in un luogo? In un’altra persona? E la felicità di essere sé stessi esiste? Forse occorrerebbe sapere cosa si vuole e allungare una mano per afferrare questo qualcosa nella nebbia…Guardo a mia madre giovane e quando io ero bambina e alle mie figlie adulte…forse sono state anche loro a forgiare le loro vite e forse il loro ordine o disordine è dovuto al destino o al caso, dalle proprie volontà o dalle azioni altrui. La bambina che ero, l’adolescente come tante con i sogni, le favole e i pensieri…i sogni erano immagini lucide, impressioni filmate, un mondo vivo per me. Poi col tempo i sogni sono volati via, le favole sono sbiadite, ma avrei voluto avere ancora sogni di perfezione, ricerca di ordine, concretezze. Erano giornate senza tempo, simili ma varie per le piccole cose diverse da fare ed è molto difficile datarle, fermarle negli anni che sono seguiti. Le cose mi apparivano non per come erano, ma per come le vivevo: attesa, festa, dolore e meraviglia. Le cose le vedevo semplici e complesse; cose che erano anche tante altre, un fluire continuo e graduale nei giorni e negli anni che mutavano ai miei occhi per come le guardavo e alla mia mente per come le percepivo…come rispecchiarsi in un’acqua che riflette due visi diversi eppure uguali.

La donna adulta e l’età di adesso mi fanno capire come certi fatti possano accadere a come questi ne determinano altri; di come certe cose accadute avrebbero potuto non accadere; di un passato che non si può cambiare se non per ciò che scegliamo dover dimenticare; di scegliere di non nascondere quello che è stato, di sentire sempre meno frequentemente il dolore affinché le ferite possano guarire; di prendere e dare ciò che abbiamo qui ora senza pensare più alla donna di un tempo. Scegliere soprattutto che non è mai troppo tardi per perdonare se stessi per come si sono lasciate andare le cose e per come abbiamo lasciato che avvenissero tante vicissitudini nel passato senza correggere nulla, ma ricordare soprattutto come sono stata amata, molto amata.

La mente umana ha inesauribili possibilità anche con l’istinto a scegliere strade sbagliate e così con quel terribile filo nero dipanato da un gomitolo ben più grande che sta in noi, non si riuscirebbe a capire mai e poi mai come abbia potuto accadere una cosa simile (forse uno strizzacervelli ne avrebbe capito un qualcosa sul suo divano di analista). Mettere insieme parole e significati è rilassante e si rimane turbati solo dai significati inespressi negli spazi attorno a loro.

E poi il ritmo della vita non è forse mettere su poche pagine periodi di cambiamenti seguiti da altri cambiamenti lunghi durante i quali ci si abitua gradualmente finché non si è obbligati a cambiare nuovamente il tutto? E gli incubi detti anche “disastri del sonno”: perdita di denti, cadute da precipizi con margini che franano e dove non si sa come appigliarsi, non si dovrebbe morire di terrore al risveglio giorno dopo giorno? Ma poi si tira avanti avanzando rapidamente per sopravvivere a questi disastri, anche se la mente umana può sopportare solo una certa quantità di realtà…ma ci si deve abituare, come ci si abitua alla vita e alla morte. Sono come schegge che possono entrare nel cuore e nel cervello e talvolta per come sono dolorose le affrontiamo cacciandole al fondo, pensando poterle dimenticare, nascondendole sotto strati di bugie: sì le teniamo a bada finché un giorno accade qualcosa e la scheggia comincia a risalire verso la nostra parte conscia. Il guaio è che non possiamo applicare nessuna panacea per far fuoriuscire indenne la scheggia dal nostro inconscio nella dispersione della vita quotidiana quando non si riesce a riflettere con calma su niente e ogni azione genera la successiva. La memoria non si può chiudere a chiave e metterla in ordine ossessivamente, imballarla e classificarla come ricordi da dimenticare, perché quando questi ritornano, non si riesce a controllarci anche perché non c’è nessuno e niente per cui doversi controllare e allora si piange come in un film strappalacrime dove c’è un pubblico sentimentale che piagnucola continuamente.

Guardo al cielo dove il temporale con i suoi fulmini luminosi ma non terribili o laceranti, ti fanno apparire la vita come i vaghi bagliori di questo, come se Dio dal cielo scattasse delle fotografie. Quando però i lampi si fanno più intensi e squarciano il buio, la notte per un attimo si fa chiara come il giorno e quella bianca luce di là del buio fa pensare al domani!

Ricordo ancora quando mi sono disfatta delle tue cose: ho aperto l’armadio, ma mi mancava il coraggio di liberarmi di tutto quanto.

Tutto era intriso di vita, di passato; tutto aveva una qualche storia, una personalità, e legato ad altri ricordi. Persino il tuo rasoio o i tuoi effetti personali erano parte di te…che cosa c’è di male ad essere sentimentali con queste cose? Poi ripenso che i sentimenti sono un’altra cosa…questo poteva essere un atteggiamento morboso…metto tutto in sacchi per beneficenza… Adesso mi accontento spesso di poco: un bel caldo pomeriggio pieno di luce e sole, o del cielo limpido o del calore della mia casa a leggere e a riflettere. Mi trovo così piena d'aspettative, trattengo il fiato ansiosa e m'assicuro che potrebbe andare peggio perché al peggio non c’è mai limite. Così mi ritrovo ad aver trovato la gran soluzione per abolire parte dell’infelicità: scacciare i pensieri negativi dalla testa, farli scendere lungo il corpo e poi calpestarli!

Ora un vento improvviso attraversa i viali della città e gioca con le poche foglie sospese sugli alberi come un diavolo che conta le anime e poi le getta via. Le nuvole gonfie di pioggia non sono più confinate ad est e furiosi cumulonembi si avvicinano lentamente e minacciosamente e sotto il cielo che pare attenda soltanto ruggire o spaccarsi queste nuvole hanno l’aspetto di grottesche bocche spalancate in volti minacciosi!

Le azioni umane ci rendono deboli e le avversità ci conducono verso sentieri bui e tortuosi, ma se sciogliamo una parte di questo grande nodo vedremo linee chiare di pensieri che anche se non sono privi di complessità, sono perlomeno concepibili. Anche la nostra riserva di filosofia a volte ci appare vuota come la vita ci appare vuota ed allora penso ai gusci vuoti di conchiglia sulla spiaggia, che, con un piccolo calpestio di piedi possono essere frantumati in mille pezzettini. Ci ritroviamo così, come quel guscio privi di fiducia da condividere, speranze da offrire o saggezza da trasmettere!

Quando la perdita di una persona cara fa sì che i nostri misuratori interni sono azzerati, la nostra scatola di desideri e speranze (un tempo vista come uno scrigno scintillante di sogni) si svuota magicamente e completamente lasciandoci senza aspettative. In quest'istante il futuro non è più un regno di meraviglie o altrettante possibilità, ma un pesante fardello del quale non ci si può liberare, con un passato ormai irraggiungibile come un rifugio per continuare la vita. La speranza si spegne e vola via…una pietra frantumata…anche se caricare quella pietra sulle spalle è un’imprudenza. Però siamo noi a scegliere la tristezza o la felicità perché non sono solo volontà del destino perché la pace e la serenità si possono trovare anche solo accettando le cose che non si possono cambiare. Il concetto di giusto o sbagliato si capovolge e all’improvviso pensi che tutto é arrotolato nel tempo e messo via come un vecchio tappeto pieno di toppe.

Ogni fruscio di vento, ogni foglia cadente é investita di un prodigioso significato e come un dispettoso compagno di giochi la memoria ci spinge da un nascondiglio all’altro nel giardino di un passato screziato di luci e ombre. Nella giungla dei ricordi dai confini ora mal definiti come un sogno, come mettere a fuoco un sogno e tenerlo fermo sia un sogno tentatore o un sogno ossessivo che sembra vivido finché non guardi più da vicino per vedere sempre di più…poi cominciano a svanire come fumo. Poi ci sono i ricordi…cos’è una famiglia senza ricordi? Ricordi, sentimenti e volontà sono chiamati “pensieri” come più propriamente intelletto e ragione. Più che alla ragione ci rivolgiamo sempre alle “ragioni del cuore”. Cerchiamo sempre verità senza mai poterle raggiungere perché da queste ci allontanano le “potenze ingannatrici” primi fra tutti i sensi, la volontà, l’amore in sé, la ragione e l’immaginazione maestra di errori e falsità. Anche l’anelito alla felicità è perennemente deluso e al suo posto troviamo “miseria e morte”.

Malgrado queste miserie e proprio perché ne siamo consapevoli, siamo grandi. Qualcuno affermò che …”L’uomo è una canna, ma una canna pensante…” Siamo abissi di grandezza o piccolezza, né angeli né bruti, enigma viventi. C’è anche una filosofia degli eterni problemi in cui i presupposti dell’identità sono sopra il fluttuare del tempo e della storia. Quando osservi il mondo che pare funzioni per te al contrario con le menzogne verità, la verità menzogna, i fatti fantasia o l’impossibile possibile, le notti insonni troppe per essere comprese, allora ti pare che questo mondo non sia più quello nel quale sei nato. Ti pare di indossare occhiali che non distorcono il modo di vedere, ma che ti rivelano un mondo con una dimensione fredda ed enigmatica. Cosa rende difficile la vita è il duplice fardello d'intelletto e emozioni appannaggi dell’essere.

Siamo sempre intenti a riflettere sulle emozioni invece di limitarci a vivere ogni istante; oppure cerchiamo di provare sentimenti ritenuti appropriati ad una data situazione. E’ difficile cercare di provare intense emozioni e al contrario operare lucide analisi in sentimenti: è come pedalare all’indietro su di una fune tesa. La vita non concede mai il bis di nulla, ti fa pedalare in salita e senza tappe di rifornimento. E’ una prova o “tour de force” che mette in discussione le tue capacità personali per restare in sella, con le nuvole o col sole, con il vento o la pioggia…accettare la sfida e di imparare a conoscersi.

Quando due persone s'incontrano, quell’incontro crea cose nuove: crea pensieri, azioni, sentimenti e riflessioni che appartengono solamente alle due persone che si sono incontrate. Allora l’amore deve essere vissuto fino in fondo, perché è questo che ci fa sentire leggeri. Quando a chi eri legato manca, la cosa più difficile da sopportare è pensare a ciò che non si è detto, fatto o vissuto. Tutto l’amore, le parole, i pensieri erano lì per quella persona, per essere donati a lei. Dal baule della mia vita cerco di attingere bei ricordi; l’amore grande per le mie figlie, quando nel ruolo di mamma c’è un momento assolutamente felice … è la prima volta che prendi in braccio la tua piccola e la osservi attenta e incredula. I dolci eccessi d’orgoglio e le speranze per il loro futuro, le serate o i pomeriggi passati alla tv, l’interesse comune per i libri, le lunghe ore trascorse lavorando gioiosamente insieme alle ricerche scolastiche, il Natale in cui la mia prima bimba ha ricevuto il suo primo regalo, i primi amori. Riesco a visualizzare immagini di quei tempi, alcune molto particolareggiate. Poi negli anni che seguono spesso ti senti in colpa e indecisa di aver concesso o negato troppe cose ai tuoi figli, ma in quei momenti tutto è perfetto, forse perché non hai commesso ancora nessun errore. La mia vita tranquilla, la mia vita dolce, la mia vita serena ma a volte terribile, la mia vita sicura, appagata ma anche insopportabile specialmente dopo quando questa vita era diventata una grave e incurabile malattia per te, un’angoscia tormentata tra gemiti di dolore, negli abissi in cui tu e io stavamo precipitando. La tua sofferenza saliva su montagne per rotolare nuovamente nei crepacci d'oscurità che ti scagliavano nuovamente in alto…nonostante la terapia contro il dolore! La tua volontà di vivere lottava con la volontà di morire e stavi per essere sconfitto. Prima di allora (molto tempo prima) la vita era piena d'attimi di meraviglia, gioia, piacere, amore e se non si colgono quegli attimi e se non si cessa di pensare al futuro almeno in quei momenti per abbandonarsi al presente, allora non si conserverebbe nessun bel ricordo che ci aiuti a superare i momenti duri, tristi. Poi quando la vita ti appare ingiusta, crudele, tetra, sgradevole, bisognerebbe credere che c’è Dio ad ammettere che la vita, qualunque sia, ha un senso e uno scopo anche se alle radici della tristezza e della depressione giace quasi sempre il dubbio sul significato dell’esistenza.

Bisogna certamente possedere molta forza interiore.

Il respiro mancò,
la morte giunse improvvisa:
la storia cominciò.

(The book of Counted Sorrows)

Penso al mare, al borbottio di quell'immensa macchina liquida di ritmi eterni quasi privi si significato e fatti di pace o indifferenza. Ma quest'assoluta indifferenza potrebbe portare ad una pace interiore? Al mare ci si abbandona ai ritmi antichi dell’oceano, alle onde che consumano i sassi, ne smussano gli spigoli aguzzi, ne levigano le schegge come una mente ansiosa e un cuore. Il messaggio che ci rimanda non è soltanto quello che la vita è costituita da movimenti meccanici o da gelide forze di maree. Anche se il mare in inverno è come un'enorme passatoia striata di grigio e di verde, riflette il cielo dove le nubi temporaneamente diradate lasciano filtrare pallidi raggi di sole e l’orizzonte estremo è disegnato come una sottile linea di luce.

Il cielo è profondo, il cielo è scuro:
la luce delle stelle è fredda come un metallo.
Quando sollevo lo sguardo sono pieno di paura.
Se quanto abbiamo è tutto qui,
questo mondo solitario, questo luogo angosciante,
e poi gelide stelle della morte e uno spazio vuoto…

Allora non vedo motivo per continuare,
per rider o versare lacrime,
per dormire o risvegliarsi,
per mantenere promesse o per impegnarsi.
Per questo, di notte,
sollevo lo sguardo
a studiare la volta celeste, limpida ma misteriosa
che, gelida come pietre,
incombe su di noi.
Sei lassù, Dio, siamo soli?

(The book of Counted Sorrows)

Spinosa, filosofo olandese (1632-1777) pensa che:” trasformare la visione immediata del mondo presentato come finito e contingente nell’idea di una realtà infinita e necessaria totalmente. Le cose derivano da Dio e gli uomini deformano questa verità per costruirsi una realtà più consona ai loro bisogni. Di qui i pregiudizi come quello che Dio dirige le cose verso un determinato fine e che Egli debba essere pregato perché ci aiuti nei nostri bisogni.” Alla superstizione che Dio abbia creato il mondo egli afferma che ci sono anche verità “scomode” come terremoti, tempeste e malattie. Altri affermano che tutto deriva dall’indignazione divina per alcune inadempienze. Il “modo” del pensare umano si libera di tutte queste idee inadeguate per decidere che “è volontà di Dio”, cosicché queste fanno anche credere che “comprendere Dio non è cosa differente dall’amarlo.” Io affermo che filosofia e religione sono nozioni complementari dello spirito. In ogni modo io Dio lo avevo pregato, supplicato e poi maledetto per averti fatto soffrire tanto per poi morire! Sono stata segnata da questo dolore enorme dove l’esigenza di chiarire e definire me stessa con un'analisi sottile di vita interiore, ha fatto finalmente rievocare con distacco anche gli anni della mia infanzia, una adolescenza fervida di letture e entusiasmi, un matrimonio per realizzarne l’armonia tra due persone che si sono molto amate nel fluire tumultuoso della vita. Ma anche qui non esistono verità assolute che resistano al fluire di questa vita!

Da questo scetticismo forse si sfugge prendendo coscienza della nostra autosufficienza.

Conoscere l’oscurità
é amare il giorno lucente,
salutare l’alba e temer
la notte veniente.

(The book of Counted Sorrows)

La sera quando mi corico, nel buio penso…e in quest’involucro di pace trovo le energie per affrontare il domani! Per ritrovare noi stessi bisogna salvaguardare la nostra piccola isola!

“Il sentimento è madre di tutte le esperienze ed è terreno più fecondo su cui esse possono svilupparsi.” (psicologo tedesco del 1900)

Ogni anno che passa mi dico che forse non è troppo male anche se ogni anno penso che qualcosa cambierà; poi mi chiedo cosa è successo alla mia vita…non so cosa rispondere e per essere sincera ricordo com’era la mia vita non proprio gratificante.

Mi esamino, analizzo, ricostruisco le cose, ma la capacità di arrivare a risalire ai particolari per una rivalutazione dell’insieme delle cose mi manca; vado a fondo dei problemi ma non so a volte come uscirne e mi dibatto tra reazioni ingovernabili e confusi sentimenti. Ho intessuto un bel filo emotivo tra ricordi scartati, sensi di colpa, rabbia e rancore. Tutto si è però svuotato di forza, perché adesso mi lambiscono soltanto parzialmente!

Poi nella vita succedono drammi e tragedie. Una morte è una tragedia, l’infelicità e la solitudine per quanto angosciose sono drammatiche ma non tragiche. Poi c’è la felicità che è la fine del dolore e non si può comprendere fino a quando non si sono conosciute l’angoscia, la paura e la perdita. Come una orecchiante di stati d’animo e di emozioni, cerco d’ascoltarmi ora di più! Non cerco certamente illuminazioni, o terapie istantanee, o preziosi suggerimenti pratici, o amichevoli rassicurazioni, ma devo decidere tra stare male o stare abbastanza bene.

La filosofia della fedeltà nel quale il rapporto fra un individuo e l’altro é progettato in termini di devozione, valori e enti mutano da momento a momento come da persona a persona: ciò che dovrebbe restare sempre è “la fedeltà alla fedeltà” come vita vissuta insieme con impegno e devozione! Il filosofo francese Malebranche del 1700 nella sua “Ricerca della verità” ci spiega i cinque punti essenziali: i sensi che ci sono stati dati per la conservazione del corpo e ai quali noi chiediamo a torto la verità; l’immaginazione che interviene con i suoi fantasmi fra la nostra attenzione e la verità dell’idea; l’intelletto che non sa mantenere l’attenzione quando sarebbe necessario; le inclinazioni che fanno deviare verso beni particolari; la tendenza innata al bene universale e le passioni che turbano la purezza delle nostre idee.

E’ come un sogno, come una palla piovuta dal cielo… non proprio scintillante ma adeguatamente così così! Come in un vecchio film rivedo tutti noi radunati intorno ad un tavolo nelle domeniche e nelle feste annuali: i compleanni, gli anniversari, le ricorrenze. Mi rivedo piccina quando me ne stavo al buio sotto le coperte sognando una gran casa avvolta nell’oscurità; una grande casa piena di persone che si vogliono bene e che si augurano la buonanotte…sento la malinconia che come sempre mi assale ma adesso un passo alla volta ho trovato mille modi per tirare avanti ed è quasi sparito quel senso di come se fosse andata via la luce e io avanzassi tentoni. A volte ancora la forza della memoria rianima il tempo passato, ma so con certezza che se anche si è perduto la vita reale si può ritrovarla fissandola sulla carta. Ma c’è anche chi assicura che tutto ciò che è vero e reale potrebbe essere soltanto illusorietà di un sogno e questo “dubbio metodico” deve servire a superare le incertezze e le perplessità per approdare in una salda verità, possesso inattaccabile ad ogni scetticismo. A questa realtà che è una sola capace di sottrarsi al dubbio è il pensiero. Il solo fatto che si dubiti e quindi si “pensi” ci garantisce di esistere. “Cogito, ergo sum” ovvero “penso, quindi sono”. Ci sono sei passioni che si formano dall’anima al nostro pensiero e da questo al corpo. La meraviglia e la sorpresa di una cosa che non si sa se sarà utile o dannosa per il nostro corpo; l’amore e l’odio nati dall’impressione che gli oggetti hanno sperimentato col corpo; il desiderio che è amore o odio per un oggetto considerato come futuro; la gioia o la tristezza derivati dal possesso dell’oggetto amato o odiato.

Spesso ci lasciamo sfuggire la felicità anche soltanto di una giornata vissuta tranquillamente, e quella felicità sfuggita per superficialità ci fa pensare che…”Ci ritroveremo nel cielo oscuro della nostra anima con le stelle polari capaci di guidarci nei problemi d’oggi.” Se si entra in una “stanza dell’infelicità” ci si convince che non c’è più modo di uscirne. Difficile è vedere “un giardino della gioia” quello che si dovrebbe coltivare. Se si lasciasse più spazio ai nostri sogni, non ci si farebbe intrappolare in copioni scritti per imparare quella “disobbedienza ragionevole” atta a scoprire un mondo da un punto di vista differente e cose che alla luce del sole sono invisibili.

Siamo sempre pieni di dottrine filosofiche caratterizzate da accostamenti a volte bruschi e a volte oscuri fra il mondo reale e quello dello spirito. “La falsificazione della realtà è il rifiuto del pensiero logico e solo di là delle astrattezze della ragione si abbraccia la concretezza del vissuto”. (questo diceva il filosofo francese Marcel del 1900). Un conto è pensare “ qualcosa”, un conto è pensare “a qualcosa”: nel primo caso è un oggetto, nel secondo un “tu”. Poi il “tu assoluto” è Dio, mistero dove ci si affaccia non con la ragione, ma con umiltà, devozione e preghiere. Il filosofo americano Royce (1855-1916) dice che “…il reale è tutto presente in una coscienza assoluta ma non è compatibile con l’esistenza dell’individuo singolo; l’assoluto è un sistema auto-rappresentativo che contiene in se stesso infinite parti individuali strutturate a sua immagine”.

Fine gennaio 2006,

Sono di partenza per il Messico a trovare mia figlia e mio genero. Anche per chi non ha paura di volare, l’atterraggio è un’esperienza unica: si capisce, con sguardi d’intesa reciproca che tutti stanno pensando alla stessa cosa…appena toccata la pista scatta l’euforia e qualcuno applaude! Usciti dal velivolo, il pallore se ne va e si viene abbracciati dall’aria calda, dalla luce, dai colori. Con una temperatura spesso primaverile in inverno e scottante in estate, i giardini che costeggiano le strade principali si accendono dei colori delle buganvillee e altri bellissimi fiori accuditi con poca manutenzione.

Il Messico è diverso da tutti gli altri paesi dell’America Latina. Si racconta di un popolo solitario e appartato sempre su posizioni difensive, vulnerabile dal sentimentalismo e sempre in guardia contro questa sua debolezza. Tutti alla fine siamo soli, ma il messicano lo è in modo particolare. La solitudine del messicano, nelle notti di pietra dell’altopiano abitata ancora da déi insaziabili, è diversa da quella dei nordamericani, persi in un mondo astratto di macchine.

Nella valle del Messico ci si sente come sospesi fra cielo e terra, fra potenze e forze opposte. La realtà –cioè il mondo circostante- esiste per conto suo, ha una vita propria. I nordamericani amano le favole e i romanzi polizieschi, i messicani le leggende e i miti. Egli racconta bugie perché si diletta con la fantasia, o perché è disperato o perché vuole evadere dalla sua vita miserabile. Si ubriaca per dimenticare la miseria ed è fiducioso e felice così. Per i messicani qualsiasi pretesto è buono per “Armar una fiesta”, vale a dire organizzare una festa e tirare mattino fra piatti piccanti e balli trascinanti…mare da sballo, tiepide acque turchesi, un’infilata di ristoranti, negozi, balere e locali!

Credono nella gioia, nella salute, nel lavoro e nella contentezza ma forse non hanno mai provato la vera gioia. La rassegnazione e la fermezza di fronte alle avversità sono ammirate; la cortesia nella vita quotidiana permette di esprimere sé stessi. In pochi luoghi al mondo è possibile partecipare ad uno spettacolo come nelle grandi feste religiose, con colori violenti, costumi e danze bizzarre, fuochi d’artificio e cerimonie. E’ tutto un inesauribile tumulto di sorprese: frutta, canditi, giocattoli e altre cose vendute nei mercati all’aperto. Sono un popolo vivace, conscio del valore della cultura e dell’istruzione, con un profondo interesse per il loro passato e anche per il futuro. E’ la terra di uno dei popoli antichi e più misteriosi di raffinata cultura la cui fine è avvolta nel mistero.

Le testimonianze archeologiche più significative del mondo Maya si trovano nello Yucatàn: tale nome deriva dalla risposta che le popolazioni locali davano ai conquistatori quando chiedevano quale fosse il nome della loro terra. “Yucatàn” nel linguaggio Maya significa “Non capisco”; ma tanto bastò agli spagnoli per attribuire quel nome alla zona geologica.

Vi sono siti archeologici scenografici a Tulum e a Chithzen-Itza e foreste incontaminate. Puerto Aventuras fra Playa del Carmen e Akumal è un porto unico e speciale in questa “penisola del tesoro” Lo Yucatan è un susseguirsi di spiagge dai nomi impronunciabili (Xel-Ha, Xcacel, Paamul, Xcarett).Complessi turistici eleganti si alternano a calette isolate dove sorgono solo capanne dal tetto di paglia. Vicino a Cancun c’è Playa del Carmen regina della costa che fino a trenta anni fa era un grappolo di casupole e baracche con spiaggia splendida e oggi un centro turistico. L'artigianato locale con i suoi mix di colori sgargianti ci conquista subito…e io sono qui per quasi due mesi all’anno!

Sono al mare che con la sua costanza e con le onde che ritirandosi cancellano ogni traccia sul bagnasciuga è spettacolare. L’arenile bianco e soffice pare tutta una pagina gigantesca da scrivere. Una lavagna pulita, invitante aperta ad ogni possibilità. Sono felicissima ma ogni tanto vorrei scrivere su questa bianca sabbia “aiuto”, perché mi sento sola nel guardare le onde…vorrei che trascinassero via la mia preghiera in un altro mondo vicino a te.

Onde che si infrangono sulla spiaggia adesso come prima: volti, ombre, albe, tramonti, fasi lunari, ritmi eterni, movimenti insensati e labirinti con troppi angoli ciechi. Se ci penso per un attimo noto che è un freddo meccanismo questo movimento…e se la vita consiste soltanto in un viaggio tra una fredda oscurità e l’altra, non si può certo inveire contro Dio, perché sarebbe inutile gridare aiuto nel vuoto dello spazio dove non si trasmette alcun suono. Quindi urlare contro qualcosa di irrazionale non ha senso come condannare un orologio responsabile del trascorrere rapido del tempo. Se riuscissi ad accettare l’indifferenza meccanica della natura o quella dell’universo riuscirei finalmente a trovare un po’ di pace? Eppure spesso mi dico …perché non ti accontenti?

E’ oltre un mese che sono qui e devo dire che sto meravigliosamente. Osservo il crepuscolo che con il suo arrivo il cielo sembra ritirarsi, mentre l’universo si espande; l’oscurità attutisce i colori troppo violenti del giorno, ammorbidisce gli spigoli del mondo. Il cielo pochissime volte è nuvoloso e il colore giallo-argento della luna piena penetra la foschia e fa apparire la schiuma delle onde del mare come una successione fosforescente. La distesa della sabbia deserta illuminata dalla luna, è come un nastro luminescente là dove le onde hanno un suono basso rumoreggiante. Dal mare si leva una leggere brezza, poi il vento si rafforza e il mare si agita sollevando enormi spruzzi di schiuma ogni volta che un’onda si infrange sulla barriera corallina. La luna, con ritmo irregolare ora é coperta dalle nubi e così la luce si ravviva o si affievolisce in rapida successione!

Il giorno dopo è una giornata serena con un cielo blu cobalto (detto tropicale) e con una trasparenza molto diversa dal nostro cielo italiano; all’orizzonte il sole sorge lentamente assumendo dapprima un lucore tenue rosato, poi un rosso fuoco per inondare tutto quanto con i colori che soltanto qui esistono! Questi colori giallo rosso e blu in quantità degradanti, fanno sì che il giallo e il rosso smorzato dal caldo soffocante, danno un’insieme squillante e tutto é felicemente equilibrato dal cielo di un blu acceso. Il giallo può esprimere la felicità o la sofferenza. Ogni colore qui ha un’anima che ci può rapire, respingere o ispirarci. Come in un grande quadro che cerca di rappresentare il “puro” e il “bello” che non si trova quasi mai nel mondo che ci circonda. Il blu è il principio maschile, forte e spirituale. Il giallo è il principio femminile. Il rosso è la materia, bruta e greve e se si rimescola la gravità spirituale del blu col rosso, si otterrà l’intensità dolorosa del lutto, complementare del viola. L’incessante mormorio delle onde, l’instancabile movimento dei cavalloni che il sole ricopre d’oro e la luna ammanta d’argento, la curva liquida dell’orizzonte, donano un senso di serenità e di pace come se i ritmi del mare rappresentassero tutto ciò che ci si aspetta dall’eternità e da Dio.

Ora le onde del mare si infrangono a riva con meno forza disseminando la sabbia di frammenti spumosi.

Mi sveglio molto presto e vedo spuntare l’alba dove a occidente il cielo è ancora scuro, ma sopra è un azzurro splendido e a oriente in lontananza va dal rosa corallo allo zaffiro, come un telo di seta giapponese. Presto vado al mare con Lily una cagnolina nata sfortunata ma raccattata per strada da mia figlia e curata con amore: è feeling naturale tra me e lei e mi segue ovunque. Faremo una passeggiata in riva al mare in questa spiaggia dal nome impronunciabile “Xell-ha” per circa due ore andata e ritorno. Lei si tufferà nelle acque turchesi e mi aspetterà tranquilla perché pare intuisca che io non sapendo nuotare ho timore ad andare troppo lontano (anche se in questi posti per arrivare con l’acqua alla vita bisogna inoltrarsi di molto). In quest’angolo di mare, un’onda si sta rompendo e, mentre si ritira stancamente, un’altra si forma, pronta a colmare il vuoto. In lontananza due nuvole rosa, indifferenti a questo eterno ricominciare, trascinano la loro indolenza. Altre nuvole sciolte e leggere, ora mosse, ora tranquille seguono i capricci del vento… tutte queste osservazioni fanno parte del banale mistero che impregna tutte le cose. I colori delle luci e dell’atmosfera sono come una pittura definita “entusiasta” per l’effetto di questi straordinari contrasti che conciliano sogno e realtà…questi colori in cui tutto pare un reale reinventato! Tutto ha una carica emozionale e varia come l’onda marina. L’intensità azzurra del cielo, lo scintillio della luce sull’acqua, cedono passo a passo ad una visione del quotidiano con più contorni netti, più sfumature sottili, più giochi di luci e ombre! Dicono che bisognerebbe interrogare la natura con gli occhi, perché a contatto con questa liberiamo la nostra personalità e traduciamo tutto a livello di colori. Infatti in questi paesaggi veri e fantastici insieme, i giochi di luce e ombra lasciano il posto a colori puri per esaltare la natura e dare un senso di felicità e gioia di vivere!

A mezzogiorno quando tutto è arroventato per il calore, gli stessi colori risultano come sbiancati dai raggi cocenti del sole e nello stesso tempo ogni cosa offre occasione per ammirare questo pullulare di macchie colorate nei punti d’ombra creando intense luminosità. Sembra un paesaggio colto nell’immobilità totale dove sono io con LiLy: questo angolo di mare deserto in un tempo come sospeso in queste acque calme quasi senza movimento. Mi afferra un senso di solitudine questo mare di un turchese tenero dalle infinite schiere di piccole onde…il cielo pare ovattato e la sabbia bianchissima pare si adagi in questo mare dalle tinte cangianti …

Queste spiagge suscitano emozioni per lo scintillio della sabbia bagnata, per le piccolissime nuvole grigio chiaro che esaltano la trasparenza dell’atmosfera nella luce limpida. Sono partecipe del piacere che questi luoghi hanno regalato ai miei occhi…è un accordo perfetto fra colori di cielo e mare e giochi di luce! In questa luce senz’ombre sembra un mondo di là della materia, dove non esiste né il tempo, né la morte! Nel momento in cui il sole tramonta è un’esplosione di luce…la grande palma sulla piccola spiaggia, la piccola collina che pare irreale…due terzi di cielo, un terzo di mare! La sera, io e Lily stanche ma felici, cerchiamo riposo e tranquillità.

“Tutte le cose vere somigliano a favole,
tanto più che al nostro tempo le favole
fanno di tutto per sembrare verità”

(H. de Balzac)

Sono andata a visitare il delfinario dove si vivono meravigliose esperienze con i delfini. Ho visto il Museo “de el Cedam” dove si trovano numerosi oggetti coloniali e strumenti di quell’epoca lontana dove erano presi dalle barche dei pirati che attaccavano imbarcazioni europee. A loro queste cose non interessavano perché amavano solo il mare…

Ad un paio di km da Puerto Aventuras vi sono interessanti “cenote”. Quello di Chacmool ha tunnel e caverne profonde e vi si accede tramite un sentiero che conduce al grande pozzo in cui si scende da una scala scavata in un foro del terreno…un bacino naturale pieno di affluenze e defluenze nascoste. Fiumi che scrosciano invisibili e che si rivelano soltanto in questi crepacci. Da un foro largo quanto basta si fanno strada alberi che hanno radici nell’acqua verde e cristallina e con le loro cime fanno da cupola dalla quale traspare un poco la luce del giorno. L’acqua è fresca e invitante e sul lato del “cenote” c’è una scalinata scolpita nella pietra grezza, ripida che conduce al livello dell’acqua. La strana atmosfera del posto quasi cupa e inquietante è palpabile. C’è questa luce soffusa, chiara e verdognola nella quale confini fra aria e acqua, luce e oscurità sono assai vaghi. Intorno l’acqua è abbastanza bassa e il centro è silenzioso e quieto. Alcuni intrepidi si bagnano in queste acque cristalline per trovare ristoro alla calura esterna. Il “cenote” di Chacmool ha la stalattite più grande del mondo di ben dodici metri. Meravigliosi sono anche quelli di Azul, Cristal Y el Escondido, Kan Tun Chi, Sask alech-ha e Uchil-hé: quindi tra mete turistiche favolose e relax completo vengono offerti opinioni e divertimenti diversissimi.

In quasi tutti questi “cenote” alcuni fanciulli poco più che bambini, si esibiscono tuffandosi dalle rocce nei laghetti da grandi altezze con salti acrobatici…poi passano tra i turisti in visita chiedendo…”por favor un dollaro”.

Tra sole, palme fruscianti e spiagge da sogno con acqua trasparente camminando in riva al mare si sente la finezza e il fresco della sabbia bianca, sensazione unica qui al Caribe. La sabbia è il risultato delle rocce frantumate che con il processo di erosione e lo scorrimento delle acque verso il mare e poi con il secondo processo di erosione del mare, dove si incontrano un gran numero di coralli, e grazie a questi si può camminare sulla sabbia senza timore anche a più di 35°.

Quando si guarda a queste meraviglie, due fattori si devono intendere: l’occhio e il cervello. L’occhio per la visualizzazione dell’insieme, il cervello per l’organizzazione logica delle sensazioni che stanno a monte dei nostri mezzi espressivi.

Fine marzo 2006,

Domani partirò…sono nuovamente al mare e la giornata è stranamente nuvolosa! Le acque turchesi si imbiancano di alte creste schiumose dove si immagina il rumore delle onde oltre la barriera corallina. Anche vicino il mare è infuriato e acque rabbiose combattono fra loro. Il blu è come spento, quasi triste…poi dopo qualche ora tutto si placa e il sole ritorna splendente. Il mare pare assorba questi raggi luminosi per convertire le acque in infinite sfumature oro, azzurro e turchese! In tutto questo alternarsi di emozioni mi pare sentire la voce di noi due in sordina e la mia voce di adesso che si inserisce in quella vita di allora, in quella vita lontana e vicende lontane, come per trarne conferma o smentita o interrogarle. Ho finalmente capito qualcosa sulla vita: cosa è crescere, amare, ma soprattutto cosa è il dolore!

Balza così il dolore, da occasioni ambigue,
impreviste, in istanti nodali, in aree
sofferte, tra i mantelli dell’innocenza
come una stella divelta dal niente
che scolora illusioni, movimenti di eco
profonda, campi erbosi e silenzi duri.
Spezza il male e ricongiunge le fasi
ferme, quelle molli, ogni risveglio
che cambia la vita o la ricuce, tutti
i giorni del nostro clima, e ognuno

cede alle sue volontà, dovendo inventare
una sopportazione animalesca il malato
potere dell’esser vecchi, là dove
s’aggira una fertile pazienza…

(Domenico Cara)

Sono nuovamente nella mia casa, nel mio letto e sogno…sogno d’aver fatto insieme a te questo meraviglioso viaggio che troppo spesso negli anni scorsi abbiamo rimandato…mi sveglio di soprassalto…era soltanto un sogno perché tu non sei più qui!

Molte volte questi pensieri devono essere sopportati…molte volte, come ogni parola…è come un muro gigantesco senza interstizi fra un blocco e l’altro per inserirvi il mio foglio di carta. Allora cerco di cambiare la situazione prendendo in esame tutte le eventualità: le migliori, le peggiori, le più probabili, le meno probabili. I lati negativi sono sempre lì, inesauribili ma so anche che non si approda mai a risposte precise a meno di non scoprirsi assolutamente stupidi! Tutto ciò è così incredibilmente umano che vorrei piangere…piangere per i momenti di estrema solitudine quando penso che una sera d’estate te ne sei andato senza un addio, senza una parola cattiva, senza un accenno a una discussione, ma con tutti i dolori di questo mondo! A volte inconsciamente mi rendo conto di essere tornata la bambina che ero e che faceva un patto con Dio…”Se io soffro, Tu devi aiutarmi…”

So che qualcuno ha affermato che nella vita bisognerebbe proporsi in modo verticale nei confronti di tutto ciò che ci circonda per consentire di avere un punto di vista completamente diverso dalla realtà, che non si esaurisce nell’oggetto, nella materia, ma va al di là di quel mondo che comunemente si definisce sensibile. Osservare il mondo dall’alto quasi si fosse extraterrestri che viaggiano sul loro disco volante; consentire di porci in uno stato mentale attraverso cui il confine tra colori, spazi e forme diventino impalpabili e vedere così la vera essenza delle cose. Essere tutt’uno con queste come non ci fosse alcuna differenza tra noi e un sasso, o un albero o una nuvola. Anche se le identità di ogni tessera è distinta e distinguibile, sapere che l’una non può vivere senza l’altra perché fanno parte della stessa identica cosa. Non esiste il senso assoluto in ogni cosa, ma dall’immensamente piccolo all’immensamente grande, c’è sempre relazione tra gli elementi! Come un giallo o un blu e un rosso non possono esistere di per sé, ma soltanto in accordo, equilibrio o disaccordo tra loro!

Ancora qualche volta mi domando se sto bene e mi rispondo invariabilmente che sì sto molto meglio, ma semplicemente ancora troppe volte mi smarrisco nei miei pensieri!

Nella vita delle persone esiste un momento nel quale si medita sul passato, su ciò che ha raggiunto e teme il futuro, le abitudini, la monotonia e la vecchiaia. Ci si chiede dove è andata la vita e cosa ne rimane e se i giorni che seguiranno saranno come una lenta e tetra processione fino alla morte…specie se non c’è più il tuo compagno! Ci si dispera…ricerca dell’identità si dice! A volte siamo talmente patetici, incerti ed egoisti che ci auto-commiseriamo e ci sentiamo infelici…ma non sono tantissime le persone che la vita ha spietatamente perseguitato, pochi coloro che hanno conosciuto autentiche disperazioni, dolore, tragedie o delusioni. Come una bella pittura che quando si scrosta ci si trovano buchi di tarme, legno stinto, muffe. Soltanto uno sciocco è concentrato su sé stesso perché per lui la vita non è il resto del mondo, ma è soltanto il rispecchio alla concentrazione nonché fede alla propria importanza, per questo nulla è autentico e…forse non sono vivi perché sono menti limitate e “primitive”.

Ci limitiamo a osservare e a descrivere l’esistente e ad illustrare il già noto, anziché dare espressione all’inespressivo e emblematizzare l’ineffabile. Dovremmo cogliere lo “spirito del tempo” per individuare meglio i volti segreti delle persone di questo tempo, figure d'oggi, visive e stimolanti con i loro lunghi travagli interiori. Cogliere il vuoto delle persone, che non è più attorno a noi, ma dentro di noi. Persone che come me non stanno al loro destino, ma sono arrabbiati, tormentati, disorientati, tentennanti e depressi!

Quando ero giovane la vita e il futuro mi appariva come una lunga strada luminosa senza ostacoli, difficoltà, minacce d’età o paure. Si dovrebbe dire ai nostri figli, che la gioventù passa presto e che la vecchiaia arriva veloce e che occorre mutare i propri orizzonti prima della mezza età, perché dovere e responsabilità si ha prima di tutto nei nostri confronti.

Le energie innate nel tempo vissuto alla fine riemergono: ci si contorce, ci si piega per gli stretti cunicoli che producono lacerazioni, ma alla fine siamo ricostituiti e liberi di innalzarci…abbiamo cammini insospettati, il presente in mutazione tra cadute e risalite. Non serve eliminare il passato perché è quello che ci fa vivere il presente più concreto e positivo senza spazi vuoti. Le ferite, le spaccature, i lamenti soffocati, i contrasti, i sentieri sassosi, i pensieri pesanti, trovano conforto nelle cose che diciamo con spontaneità, cose che avevamo dentro senza sapere della loro presenza, che tolgono quel velo di assenza che ci fa rimanere in ombra, quasi non partecipi alla vita.

Il mio è uno zibaldone di pensieri, memorie, meditazioni; un insieme confuso di cose diverse, osservazioni, un quaderno dove annoto a mano a mano che capitano, pensieri, notizie, riflessioni e spunti…forse anche una qualche concezione filosofica della vita, perché i miei problemi sono come assorbiti in quella disperazione che rimane sempre sottintesa e mi porta sempre a ripensamenti su quello che mi è accaduto.

Spesso sento una fitta di nostalgia, una sensazione ridicola, quasi infantile nel voler riafferrare quella parte della mia vita che non mi appartiene più. Mi pare d’essermi lasciata indietro mentre gli altri continuano per la loro strada…quasi come un post-scrictum a fondo pagina…

Forse poi le parole sono
vuoti contenitori di illusioni
e d’inutilità, ma forse
lasciano sempre aperta
una porta di speranza.
A volte i fatti sono solo
aridi e insulsi.

(Diego Dagoberto)

Osservo le montagne dorate anzi color porpora mentre un sole rosso e rotondo troneggia su queste e osservo nello stesso tempo la montagna dei ricordi, dei rimpianti, delle offese…contemplo la cresta di questa valanga e con enorme sollievo vedo che niente si muove, nessun brontolio, non una singola pietra cade perché…

“L’amore non è appoggiarsi a qualcuno,
la compagnia non è sicurezza,
i baci non sono contratti e i doni non sono promesse.
Impara a costruire la tua strada oggi,
perché il terreno di domani é troppo incerto per fare piani.

Pianta il tuo giardino e decora la tua anima
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
Capirai che puoi davvero sopportare,
che sei davvero forte e che vali.”

(anonimo)

E’ passato qualche tempo dacché ho riposto in un cassetto album pieni di fotografie…dire tempo è un poco spicciolo in realtà, ma adesso ho come una fretta a guardarle come se potessi mettere un punto fermo a una frase che mi sono trascinata per un'intera pagina. Chiudo gli occhi e ne tocco una: nessuna tensione e così trattengo il fiato per il sollievo. Tenerezza e finalmente consapevolezza che é riuscita a affrontare l’evidenza che sono rimasta sola. Allora era parso molto importante, anche se non ne conosco l’esatta ragione, sapere sempre dove le tenevo e dove si trovavano esattamente e molte volte aprivo e chiudevo quel cassetto come avessi intenzione di tirarle fuori e guardarle. Sapevo che quelle fotografie avrebbero reso tangibile il passare del tempo e forse la rassegnazione potevano renderne cara la memoria e forse avrei in seguito desiderato guardarle spesso, anche tutti i giorni…quando avrei cercato di non vivere più sull’orlo friabile di un cratere, di evitare ciò che definivo una valanga interiore; quando avrei cercato di camminare con precauzione e senza quei pensieri insopportabili insegnandomi a sterzare mentalmente al primo accenno di un ricordo fastidioso che sta per riaffiorare.

Ora mi fa piacere immergermi nel passato in compagnia di queste foto e mi sento pervadere da una dolce nostalgia. Perché di solito le immagini evocano situazioni piacevoli e già per conto suo la memoria seleziona e conserva i ricordi più belli e “parcheggia” nell’inconscio quelli più sgradevoli; ci fa capire che la nostra personalità è come un albero che ha solide radici, nel passato

appunto. Uno psico-terapeuta junghiano (Diego Frigoli) dice…”i ricordi fanno bene per due motivi: le esperienze positive, prima di tutto, rafforzano la nostra autostima perché un successo del passato ci conferma che abbiamo le risorse per affrontare le difficoltà del presente… e poi ci permettono di riconoscerci come persone uniche, come individui importanti perché originali, capaci di essere a nostro modo creativi e scegliere così la nostra strada nella vita.”

Però se i nostri ricordi ci fanno precipitare sempre nel rimpianto allora bisogna metterci un freno, perché così si giudica il presente col metro di un passato migliore o peggiore…ci si ritrova così ad un passo dalla tristezza. Non idealizzare troppo il passato e vivere il presente con i suoi cambiamenti…

Sono andato a buttar via un paio di lacrime perché
mi divertiva vederle volare oltre l’orlo del tempo.
Tra le dicotomie distorte di un passato
che rimane appeso nella foresta dei tuoi ricordi
che scivola languido nel rancore.

(D. Dagoberto)

Penso che a volte si potrebbe scorgere nelle foto una premonizione di future disgrazie, una vulnerabilità o un messaggio nella grana stessa, oppure indizi nei visi delle persone…ma nessuno ha presentimenti di tragedia fino a che queste accadono. La storia di predire il futuro è frutto di una mente debole…o anche un balsamo, una vita basata su speranze o sogni altrimenti assurdi o su altrettante assurde intuizioni.

Ed ecco una mia fotografia che mi ritrae verso i dodici anni: il mio aspetto non è certo invidiabile, magrissima, non alta e con le spalle cadenti…i capelli sono bellissimi ma certamente scuri, non quelli meravigliosi biondi nordici che allora era rarissimo e faceva pensare ad un angelo caduto dal cielo. Sei anni dopo il primo amore, quello che ti fa contrarre lo stomaco e ti fa immaginare cosa sarebbe accaduto se avessi sposato lui…sarei stata più felice? La mia vita sarebbe stata un arcobaleno o un’eclissi?

Quello che osservo sono tutti visi familiari, ma ora tutti cambiati come guardare un film zeppo di persone d'epoche passate!

Poi ecco una vecchia cassetta che racchiude l’infanzia delle mie figlie. E’ una cassetta girata con una cinepresa vecchissima…mi pare si chiamasse “super otto”…il sorriso della mia primogenita è abbagliante, con capelli chiarissimi e il sole negli occhi…avrà sei o sette anni ed era ancora figlia unica. Si volta, abbraccia se stessa deliziata dopo aver camminato su un piccolo muretto in bilico come per dire…so far questo ed altro…è proprio raggiante! Il filmino prosegue in una passeggiata ai giardini dove sta in posa come per una fotografia, poi saluta e sparisce all’improvviso con un succedersi di a fuoco non a fuoco, con gente, spalle e qualcuno che sorridendo si intrufola nel filmato. Poi più nessuna dissolvenza nelle inquadrature perché ogni messa a fuoco è improvvisa…ecco il vetro di una Nursery dove s'intravede il faccino grinzoso di una neonata…la mia seconda figlia. Di là del vetro ci sono io con la prima bimba che sta dicendomi qualcosa perché non c’è traccia di commenti familiari di chi sta dietro la cinepresa; accarezzo la guancia della bimba, le scompiglio i capelli e lei è felicissima. Scompare dallo schermo e siamo alla fonte battesimale dove la piccola neonata piange e strepita finché in fretta il sacerdote le bagna la testolina…poi per un attimo compari tu, alto snello e dai l’impressione di calore e solidità e un buon petto contro cui rannicchiarsi; è evidente la tua abitudine di confortare le bimbe con piccoli gesti rassicuranti accarezzandole sul capo, posando una mano sul braccio della più grande..poi noi due ci guardiamo…ma subito una grande ombra di persone in transito ci oscurano come fosse arrivata una grande nube…ci teniamo per mano! Questa fotografia è il prima delle nostre lunghe vite, poi arriverà il punto di giuntura tra il prima e il dopo. Come una sapiente opera d'architettura, la memoria ci fa ricordare come eravamo prima e come le cose sono andate dopo: sono divise, fanno gelare il sangue, preannunciano cambiamenti del tuo mondo, le sventure e poi la morte. Come nei ritratti fotografie di Karsh, tutti questi flash come illuminati dal retro, non suscitano ira, non effetti, ma solamente pietà. Lui afferma che “il fascino inesauribile per le persone che fotografo risiede in quello che io chiamo la loro forza interiore; questa forza è parte del segreto, difficile da definire, e celato in ciascuno di noi. Il tentativo di fissarlo sulla pellicola è stato ed è il compito di tutta la mia vita.”

C’è chi dice che non importa quanto tu sia intelligente; per quanto riguarda le tue sensazioni a proposito delle cose sei spesso l’ultimo a saperlo.

Il dolore io lo conosco: quando ti sei ammalato, quando sei precipitato in quella morte così assurda…è stato orribile come un disastro, come un’affermazione che nella vita tutto ciò che può avere importanza si decide irrevocabilmente in pochi minuti. Questa è sofferenza di là del dolore che riaffiora ancora nelle mie giornate dove non molto tempo fa ero costretta a ricostruire e a riscriverne le entrate e le uscite e a ritoccarne i dialoghi come un artista che dà voce ad un film muto. Pensavo che forse allora il nastro del film sarebbe potuto tornare indietro e io camminando a ritroso avrei potuto rivivere la sensazione della tua presenza ancora tangibile, contrapposta alla dura realtà dell’assenza. Ci si stupisce sempre come, dopo un qualche trauma nella vita, non di come la vita riprenda e di come non cambi facendo le cose che si fanno di solito: lavarsi, dissetarsi, nutrirsi, ma in sostanza è la rapidità con cui riprende, senza interruzioni perché mangiare o parlare è considerato a tutti gli effetti un’affermazione alla vita…anche se a volte non è un’affermazione alla vita ma urgenza di sopravvivenza.

Ho anche pregato, ma non proprio pregato, ma ho cercato di stabilire una connessione con me stessa e un’altra me stessa! Ho pregato veramente quando sei mancato e quando tanti anni addietro si è fermata l’emorragia della seconda figlia per la nascita della mia nipotina! Quando recito Ave Maria o Padre nostro, mi sento come staccata da me stessa, mi pare di parlare con Dio a vuoto, di non ricevere pace nel sentire solo suoni e allora parlo con Dio senza sapere come si fa a pregare ma dire ciò che mi va di dire e …tenermi stretta stretta. Il sostegno emotivo serve e in chiesa ci si chiede se la nostra complessa vita potrebbe avere interezza o completezza nonostante le ferite. I primi mesi pensavo che anche soltanto sorridere o mangiare qualcosa che mi piaceva avrebbe certamente fatto apparire il tabellone con punti a mio sfavore; come guardare un film o sentire una canzone, regalarmi insomma un piccolo momento di felicità. Il tempo ha preso a scorrere con sempre più variazioni, con azioni da svolgere anche nella loro inutilità, come esercizi ripetitivi per poter vivere una vita cambiata certamente. Prima di superare l’inizio di questa nuova vita che non riuscivo ad immaginare in quella specie di abbandono della resa dei conti, avrei dovuto compiere un gran passo. Quando uno degli attori principali se ne va via dalla scena, cosa ci si aspetta dagli attori di sostegno perché possano continuare lo spettacolo da soli e discretamente? Vagavo talmente tanto in me stessa in quel terreno pieno di buche che dovevo sempre immaginare prima dove mettevo i piedi…non sapevo quando questo arrivava e a volte mi costringevo a riportare a galla tutto quanto, anche perché conteneva ancora piccoli brandelli della mia innocenza e miseri stracci della mia ignoranza, mistero della disperazione, morsa al cuore e al cervello che a volte misericordiosamente inserisce un lucchetto alla memoria. Vorrei allora essere più giovane di un giorno per tornare sull’altro versante! Avrei avuto bisogno di una lavagna pulita, di un’opportunità per continuare, anche se so che ogni lavagna porta l’impronta della vita che abbiamo trascorso, delle sconfitte, persino dell’esaurirsi della disperazione. La mia vita è finita come la tua, pensavo…la nostra vita come una famiglia, come una qualsiasi famiglia, la nostra unica vita di famiglia ad otto zampe con la stessa pelle…

Shakespeare dice che tutto deriva dall’amore, le cose brutte del mondo e quelle belle; la musica che tante volte parla di uomini senza fede e donne infelici destinati a incontrarsi quando le circostanze avessero spento tutto fuorché le luci dell’amore!

“…una volta eliminato l’impossibile, ciò che rimane,
per quanto improbabile, deve essere la verità!”

Con la mia ansia di scoprire sempre nuvole nere dietro ogni velo d’argento, forse penso che le mie riflessioni sono quel genere di cose che di solito riempiono le ultime ore dei film per la tv…o no? Dietro questa ironia forse adesso ci vorrebbe anche un bel pianto liberatorio…forse sarebbe uno di quei momenti giusti…ma non si riesce a piangere quando se ne ha bisogno…o a dormire…o a rimanere sdraiata con gli occhi bene aperti per ricordare la sensazione provata quando da ragazzina uscivo dal cinema e socchiudendo gli occhi per la troppa luce avevo come l’impressione che qualcosa era andato perso…e questo mi fa capire che fin da quando ero piccola mi sono fatta una specialità dell’essere infelice…aspettare sempre una scusa per essere un poco triste e allora forse c’è qualcosa che non va nella mia testa o è un lato negativo della mia personalità. Mi chiedo…che cosa mi avrebbe fatto andare avanti se non avessi avuto la mia “santa sofferenza”? Adesso frugandomi dentro l’unica

cosa che percepisco è il rimpianto, un sentimento famigliare e soffice…forse non sono stata la migliore delle madri nell’affetto o nell’ira; sono stata molto impaziente ma sempre leale e forse non sempre comprensiva nei tuoi confronti; sempre pronta a lasciare spazio a tutti, ma non in grado di dare alla mia famiglia il mio tempo come fanno tutte le madri e le mogli perché dovevo tenere qualcosa di questo tempo per il mio lavoro. Tutto questo è come la ripresa di un tema: la madre semi-presente, i figli accuditi per metà, troppa libertà al proprio compagno e infine la resa dei conti! L’unica cosa che ho adesso è la consapevolezza, ma non devo chiudermi la porta alle spalle con la chiave, devo solamente chiuderla in parte senza sbarrarla.

Avere delle possibilità di sentire le sensazioni che provo veramente non ragionandoci sopra per convincermene…restare ad aspettare guardando fuori della finestra oltre la mia immagine riflessa, nelle oscurità fitte e dove lontano appare un lieve bagliore… e così tutti questi pensieri mi hanno fatto perdere parte della notte che ormai non può durare più di tanto, si tratta di poche ore, la parte finale di questa altra notte che mi porterà in un altro mattino con i rumori della mia casa, di una casa che potrebbe essere di chiunque…

Vuote scorie incolori
hanno vestito la tua vita.
Dura scorza in scalfibile
copre l’amaro fiume
che scorre inarrestabile
invisibile ad occhi
che non siano i tuoi.
E non vedi più fuori
Ti guardi solo dentro,
le lacrime che piangi

scorrono sul tuo cuore
e vanno al fiume amaro
avaro di risposte
dove non v’è riparo
ai flutti del dolore.
Perplessa la tua mente
Si scorda, ed affogare
Ti fa, dove il non vero
Ingorga ogni pensiero
In immobile moto
In un universo vuoto.

(Enigma di S. Maluccio)

Thomas Mann dice: “Nessuno rimane completamente se stesso quando compie uno sforzo per conoscersi bene”.

Nevica talmente tanto che cade proprio come piace a me…niente vento, niente rumori come quando piove, ma tutto silenziosamente. Guardo dalla finestra e tutto è cambiato, con ogni angolo come smussato, ogni singolo o sgradevole mucchio di sporco, ogni macchina ammaccata…tutto coperto da una morbidezza unica con un odore pungente ma quasi profumato. Poi i tetti sono come spazzati da pioggia, vento e nuvole…ha un fascino questo mondo che pare vuoto e triste, su questo inverno che non lascia percepire neanche la speranza della primavera ormai prossima. Il cielo è ridotto ad una banda grigia, quasi nera e ricopre il tutto come un’enorme cappa.

Forse tutto dipende dal mio stato d’animo: tetti innevati come schiacciati da un cielo carico d’angoscia. Come in un gioco cinese (e come nella vita) le pedine devono essere sempre unite e quando perdono la partita ci sarà sempre un momento in cui (come il ritorno delle gru) torneranno al loro posto primitivo. Un piccolo raggio di sole si fa largo attraverso la cappa pesante delle nuvole e illumina una catena di montagne innevate: dalle vette scendono come lunghissimi veli di neve. Il sole sul mare scintilla come manciate di monete d’argento buttate lì a caso e i gabbiani si tuffano urlanti dentro il mare ribollente…poi il sole scompare all’orizzonte, una piccola striscia rossa che si assottiglia a vista d’occhio…per un momento il volo dei gabbiani si ferma: sfiorano appena il pelo dell’acqua con le ali raccolte e si lasciano cullare…

Qualcuno ha affermato che “…in vita siamo soltanto dei prestigiatori esperti, degli abili saltimbanchi, impressionalisti insufficienti. Abbiamo qualche intuizione geniale, che però a volte passa senza lasciare tracce profonde.”

Altri affermano che scoprire l’universo meraviglioso, inventato con nuovi occhi per guardare il mondo, non è una conseguenza logica ma una reazione a ciò che è preceduto; cedere a poco a poco il passo a una visione più concreta del quotidiano. Prima di prediligere l’evanescente, le nuvole, l’acqua, conviene esplorare la realtà per tradurne con precisione le strutture più intime. La natura domina gli esseri umani sempre alla ricerca di un nuovo effetto, di luce o di impressioni, come un cielo chiazzato di nuvole lattiginose dominano un tranquillo paesaggio fuori dal tempo. Questo cielo che ha aspetti di delicatezza impalpabile perché anche il più impercettibile mutamento atmosferico può cambiarne improvvisamente l’aspetto. Alla magia del giorno succede una magia nuova…una finestra si illumina del chiarore delle luci accese e questa luce che filtra attraverso le tende pare un invito a entrare non per cercare riparo, ma per cercare verità.

Ci sono venti che respingono, nebbie che confondono occhi e cuore, sorgenti che cancellano la memoria… Queste sensazioni che possono essere o meno una realtà attendibile rivelata per loro tramite e quanto si dia importanza a tali realtà è questione di ragione e sensibilità. In filosofia platonica si dice di educare l’anima a“…non cercare la verità con gli occhi, con gli orecchi e con gli altri sensi…la sensazione è per sua natura un’affezione dell’io, mentre l’attività conoscitiva è designata come percezione…” Nella dottrina filosofica del “sensismo” si dice che tutte le conoscenze si riducono a sensazioni e ogni funzione dell’io è il risultato di trasformazione delle sensazioni. Altri dicono che non ci sono facoltà o contenuti che richiedano il ricorso a funzioni e materiali diversi da quelli offerti dalle sensazioni: il desiderio, la memoria, l’attenzione, il giudizio, la comparazione e cioè tutte le nostre azioni intellettuali sono soltanto “sensazioni trasformate”.

Nella vita il falso e il male si mescolano molte volte al vero e al bene: bisogna disgiungere il vero dal falso. Vorrei avere un ritratto di me stessa più vero al mio essere inquieto, ma soprattutto orgoglioso, anche se il limite tra vero e falso tante volte è sottile…“…tutto è questione di tempo, perché il tempo porta via ogni cosa…”dice Virgilio. Poi la vita può essere paragonata ad uno spettacolo: colori, rumori, umorismo, tragedia, vertici di passione e abissi di crudeltà, amori e tradimenti!

Durante il dì il cuore appare muto chiuso
a riccio vive il riflesso di sogni sfocati abbandonati
nei meandri più arcani di una memoria a metà divisa
tra sogno e realtà…
Il profumo dei sogni sembra

aleggiare d’intorno quasi d’incanto per comparire
ora blando ora intenso evanescente illusione…
E la notte rivive pompa a pieno ritmo
il cuore pulsa di vita riemerge un mondo sommerso
e vita ritorna più viva i sogni assumono forme
dimensioni reali immagini vivide si muovono,
s’agitano per donare all’animo gioia
la luce travolge le tenebre nella felicità ritrovata evanescente illusione…

(M.L. Vanacore)

L’acqua, l’aria, il fuoco, la terra: i quattro elementi che giustificano il divenire del mondo e la cui combinazione o divisione generano le cose della nostra esperienza con un processo continuo inarrestabile. La realtà delle nostre esperienze è sottoposta a continue trasformazioni e nulla rimane identico a sé stesso. Tutte le forze che operano nei quattro elementi di volta in volta unendoli o separandoli, sono L’Odio e l’Amore, concepite non come mitiche rappresentazioni, ma come due forze insite nella realtà. C’é anche chi ha affermato che “…la realtà è un numero…” forse per la constatazione che intendere le cose equivale a numerarle e a misurarle.

“Gli esseri umani portano maschere indecifrabili: quelle che loro stessi si attribuiscono.” Come vede il mondo un cavallo? O un’aquila, un capriolo o un cane? Quale sistemazione ci permette di collocare in un ideale paesaggio degli animali che appartengono al nostro sguardo invece di immedesimarci nell’animo di un animale per comprenderne la visione delle cose? Osservare il mondo per captare il cielo, la luce e il tempo…spiare gli effetti della luce tramonto dopo tramonto!

Ci sono persone che trascorrono il tempo in perfetta immobilità senza muovere un solo muscolo e allora ci si chiede se non hanno per caso una diversa concezione del tempo…forse per loro questo trascorre più lentamente, o magari a sbalzi invece che in maniera lineare. Bisogna ascoltare quieti ciò che ci sussurra il passato con le sue verità così fugaci eppure fragili. Qualunque opinione preconcetta farebbe svanire tutto e determinare fragori assordanti nei giudizi.

In questo passato dove forse mi devo ancora spiegare come tanti fatti talmente ovvi siano accaduti. Forse dovrei cogliervi ancora qualcosa che allora non c’era…oppure, come le cose imparate da bambina, ne avrei avuto talmente paura da temerne il fallimento; anche allora pensavo che avrei mancato a tutti gli impegni che mi era ripromessa, ma forse anche perché non avrei ritenuto d’aver trovato soluzioni di cui andarne fiera. Così ho vissuto parte della vita come una donna oppressa e poi esultante dopo tante false speranze; infine quella disperata con un fardello ancora più pesante. Con il mio maledetto orgoglio (che già é di per sé un peccato) percepivo che non volevo essere quella che falliva, anche se questo avrebbe significato ingannare soprattutto me stessa. Forse non ero abbastanza intelligente o la più generosa o la più forte: tutto richiedeva un enorme sforzo. Adesso penso che potrebbe essere che ero una depressa cronica e che, come i bravi psichiatri che spesso lo sono, avevo sempre qualche paziente cui aggrapparmi per la mia vita. Come i terroristi che una volta vinta la causa, devono combattere su altri fronti, altrimenti se ciò non avviene avrebbero tradito la causa quando questa sarebbe divenuta realtà… anche come i Santi che hanno sempre le loro “isole di disperazione”. Questo proprio non lo credo! Queste persone depresse che soltanto se perseguono uno scopo o un lavoro impegnativo possono sopravvivere.

Forse non riuscivo a giudicare la realtà con esattezza ed interpretavo tutto al peggio? Avevo sempre bisogno di traguardi da raggiungere o imprese da compiere…apparivo tutta energia …in realtà sfuggivo alla vita! Quando con la logica mi sono ritrovata con le spalle al muro, ho visto tutte le mie costruzioni distrutte dalla verità, dal realismo della brutale verità.

In tutta la vita mi sono detta “evita e ci arriverai alle risposte” e non “cerca e troverai le risposte”. Tutti abbiamo qualcosa che amiamo credere ci renda più inclini al bene che non altri… perché dovremmo essere migliori di quello che siamo.

“Iniziamo a morire quando diventiamo indifferenti per le cose che contano”.

Adesso conosco un buon progetto di vita, un buon modo di vivere fatto di comprensione e perdono e una tremenda quantità di buon senso anche se purtroppo questo lo capisco soltanto adesso.

Siamo tutti un’interruzione del nulla o veniamo da qualcosa e andiamo verso qualcosa?

Ma l’ordine degli atti è già fissato,
e ineluttabile è il viaggio, sino in fondo.
Sono solo, tutto affonda nel fariseismo.
Vivere una vita non è attraversare un campo.

(Boris Pasternak)

Le emozioni, questi stati emotivi o penosi, hanno sempre una relazione a modificazioni sia dell’ambiente esterno che di quello interno come: i ricordi, le immagini, i concetti, i bagliori, i contatti. Con l’aiuto degli elementi del nostro comportamento possono affrontare le situazioni eludendo o risolvendo i problemi che queste presentano. Poi c’è l’emozione-shock che può provocare angoscia, c’è l’emozione-sentimento che è meno viva, meno intensa, ma dura molto di più. Certe volte i poteri assumono vita propria e possono essere pericolosi come indossare un paio di occhiali dalle lenti colorate e convincersi di vedere la verità anche quando non è così. Non sempre possiamo fare congetture per tutto quello che c’è in cielo e in terra perché talvolta dobbiamo soltanto osservare…

Osservare questa “rugosa realtà” piena di grinze, rilievi e pieghe… e così tornano alla mente nuovamente ricordi più particolareggiati, quasi a succhiarne il loro contenuto; ma adesso so come muovermi lì dentro, conosco le scorciatoie e le entrate e le uscite secondarie come un comandante esperto di un battello che conosce ogni ansa del fiume che naviga.

Come in una guerra mia personale la vita mi ha messo nelle squadre d’avanguardia e in quelle d’assalto; ora cerco di tenermi nella retroguardia.

A volte la vita ricomincia salendo in alto su un albero e guardare lontano…per conservarne il gusto cercare di coltivarsi fisicamente e nella vita di relazione; intellettualmente esprimendo le nostre capacità ed esperienze. Conservare il gusto della vita anche come dono di Dio. L’esperienza come sperimentazione scientifica, dei sensi, psicologica, sentimentale, filosofica e religiosa. Anche se l’esperienza scientifica sembra contrastare con il rigore del pensiero, abbiamo l’esperienza sensibile che è riaffermata e senza la quale nulla è possibile.

Con il razionalismo moderno si antepone l’esperienza sensibile al pensiero; le idee innate del pensiero che ci permettono appunto di realizzare esperienze vere e proprie. Poi quando non c’è null’altro si dice che c’è Dio. Quando tutto c'é stato tolto si può vederLo più chiaramente e ci sarà un tempo in cui la scienza invaliderà ciò che mostra di approvare, proprio come ci fu un tempo in cui non era in grado di dimostrare queste cose.

Non fare della terza età un episodio di vita spesso a contesto del margine sociale, ma al contrario una fase in cui si è chiamati a una qualunque vita di relazione come dispensatori d'esperienze maturate durante tutta la vita. Sperimentare la condizione umana di corpo e mente, quella spirituale, sociale e culturale all’interno della quale spendere la propria esistenza in modo inedito, sinergico e totalizzante, tenendo conto che la coscienza di sé deve poter evolversi anche attraverso nuovi itinerari. Per la cura del corpo passeggiare e per la cura della mente dare valore all’età ripercorrendo le tappe della vita, analizzando eventi interni ed esterni, psicologici. Per la cura dello spirito perfezionare la fede che si ha verso chi o qualcuno alfine di vivere anche con una qualche spiritualità. E’ come trasferire la nostra dimensione nell’incanto e nel fascino attraverso immagini e colori di una bella tela: lasciarsi andare, ripercorrere e cogliere l’essenza espressiva della vita stessa con dimensioni interiori e spunti di pace e serenità sia da un sole nascente, da un'eclissi o da un paesaggio autunnale.

Abbiamo sempre una connessione tra mente e corpo, tra visibile e invisibile…sono i nostri pensieri che legati al corpo ci fanno capire chi siamo, chi è l’immagine e chi sei tu con quell’immagine e soprattutto che esisti perché la tua vita si svolge all’interno del confine che definisce il tuo corpo.

Arrivi in quel punto dove sei avvolto dalla strana sensazione e dove mente e corpo si uniscono per formare l’anima. Se seguissimo solo il nostro corpo sarebbe come se si vegetasse, se seguissimo solo la mente sarebbe come se il corpo non esistesse. L’uomo è fatto di mente e di corpo.

Ho un’anima e non la voglio
la prendo e la perdo
me la rendono e mi sfugge
la cerco e non la trovo.
Ho una carne che mi pesa
ché ha tanta fame di passioni
ha lo spirito che interroga
ché ha tanta fame di sapere.
Le vene bruciano nel corpo freddo
e queste e quelle lottano nel
dissidio eterno che tregua non ha.
E’ dunque questo il gioco
che l’umana specie subisce?

(T. Cauchi)

C’è il cuore che è la zona più preziosa, nascosta e arcana; filtra le nostre sensazioni, è unico, è intenso; è gioioso quando percepisce il fragore del vento e del mare, è tenero quando accoglie un abbraccio, è frescura d’ombra quando siamo sottoposti a grandi emozioni, si oppone spesso al mondo senza vita, al vuoto, al “fuori”. In questo cuore dove si leggono anche altri messaggi sconvolgenti, tanti altri significati per il nostro “dopo”. Poi è così che la vita amministra il dolore: brandelli piccolissimi di felicità in brevi momenti che col tempo diventano più grandi e più comuni, finché il dolore si trasforma in un’isola e una memoria. La sofferenza resta ancora per tanto tempo, come una roccia aguzza coperta occasionalmente da un flusso di marea, ma sempre lì fissa, onnipresente.

Lascio queste riflessioni senza spingermi oltre, forse per non provocare il “tempo”, ma solo per ricordare i colori che ne hanno avuto tanta parte e che credevo fossero spenti e dissolti. Questi colori filtrati dai miei pensieri, sono riemersi dagli strati più profondi del mio essere riportando a galla sensazioni sopite e quasi dimenticate e che incredibilmente adesso mi rasserenano anche se non mi appagano. Penso alle notti che non tacciono mai, che hanno sempre storie da raccontarmi…storie antiche e storie sempre nuove… come la luna che vive un tempo che non passa mai, non ha confini, non si muove, ma si nasconde come i sogni, la tristezza e i ricordi.

Se si apre una finestra nel tuo cuore, c’è una luce che ti illumina!

Non importa se siamo ricchi o poveri, grandi o piccoli, perché la morte non ha pregiudizi: viene per tutti noi. Lo sapevano nei tempi antichi, lo sapevano i nostri antenati. In effetti se si guardano le vecchie lapidi del cimitero si vede l’immagine della morte alata e le parole “memento mori” (ricordati che devi morire).

Un poeta Robert Herrik si espresse così:

Breve è la vita, e al pari del sole,
veloci corrono i nostri giorni;
facendo sì che, come il vapore
ciò che è perduto più non ritorni.

…così vengo ancora adesso sopraffatta da sentimenti contrastanti, rimpianti, rabbie inespresse, impotenza. E’ incredibile come un solo pensiero possa scatenare tutte queste paure in scelte tra due soluzioni inaccettabili: una intollerabile, l’altra inconcepibile!

Un gesto spontaneo che potrebbe diventare meditazione, è guardare su verso il cielo! Osservare le nuvole, il modo in cui si distribuiscono nel cielo azzurro, le forme per giocare alle associazioni di cose e pensare…come farebbero i bimbi. Mille altre si possono inventare con i cumuli, gli strati e i cirri… Contro la banalità del cielo visto sempre azzurro-pensiero, le nuvole ispirano i sognatori e, forse contemplarle conforta l’anima. Uno scrittore inglese Gavin Prector-Pinney scrive: “Di più, le nuvole sono l’espressione degli stati d’animo del cielo, molto simili ai nostri!” I “Signori delle nuvole” hanno creato un sito che ogni mese elegge la reginetta-star delle nuvole. La realtà è che perdersi nella contemplazione degli spazi celesti o delle meraviglie della natura è in grado di risvegliare la “shechina” o la nostra natura divina. Anche nelle antichità i filosofi consigliavano questo passatempo. C’è una forza che ci possiede che gli antichi greci chiamavano “Daimon”…è la vita che ci pulsa dentro, nostro malgrado, è il sentimento di essere vivi.

In vita non avere caselle geometriche chiuse di moglie, madre, figlia, ma in ognuno di questi ruoli non restare prigionieri, perché poi di colpo il desiderio di evadere trabocca dal vaso e…

Nel brulichio di questa ribalta: il mondo, palcoscenico
di gente in movimento che si affretta stressata,
esaltata, tormentata, ognuno recita il suo ruolo a soggetto
E tu, mescolata fra loro, Indifferenza.
Indifferenza per l’altro, estraneo a te,
non condiviso, indifferenza per chi ti è accanto
nel tuo incedere distratto.
Indifferenza per il diverso, scomoda pedina
da inserire nella perfezione della tua vita preconfezionata.
Indifferenza per chi è solo, vuoto a perdere.

Estraneità di chi si percepisce alieno
fra pupazzi animati che fan tanto rumore,
ma vuoti dentro e silenti nel cuore.

(Melina S.)

“Moira” personificazione greca della potenza irresistibile che domina su tutte le cose e, in particolare, del destino di morte. La moira è una leggenda, una potenza ferrea e crudele, ora incomprensibile, ora in accordo con l’ordinamento del mondo. Venne personalizzata col mito delle tre sorelle: Cloto Lachesi e Atropo, le quali presiedevano al corso della vita umana, concepita come un filo che Cloto filava, Lachesi misurava e Atropo recideva.

Molte volte mi sono chiesta perché non tutti occupiamo il nostro posto nel mondo…ora capisco come si fa perché le cose si adattino a noi, perché siamo noi che dobbiamo adattarci alle cose!

E’ buio ed è notte e le nubi spartiscono questa notte con la luna: sono nel mio letto a ricordare…chiudo gli occhi e cerco di richiamare alla mente le cose della mia infanzia. L’aula delle elementari e il planisfero appeso sopra la lavagna. La mia insegnante e quella bimba curatissima piena di riccioli neri che stava seduta davanti a me…aveva un nome dolcissimo “Anna” e una mamma che tutte le mattine l’agghindava come fosse una bambolina preziosa. Ricordo quasi tutti i nomi delle mie compagne: alcune riviste negli anni a venire, altre più. Tanti nomi come li avessi scritti uno ad uno, ogni persona e ogni cosa lì fin dall’inizio su un foglio di carta. Forse se tutto questo mi tornerà alla memoria negli anni a venire avrò qualcosa di diverso da ricordare e non soltanto le pene che la vita mi ha elargito, col peso del mondo sulle spalle e anche di un altro mondo crollato addosso! Allora e anche nella prima adolescenza ero abbastanza felice, anche se in quel tempo a volte già ero in cerca di certezze, di cose alle quali aggrapparmi e molto insicura. Mi sono sentita felice e completa quando ci siamo conosciuti, quando ci siamo amati e quando sono nate le mie figlie. Anche allora ogni tanto ero assalita da dubbi e alle domande e agli interrogativi mi rispondevo che i figli e la casa erano la vita vera e che ti amavo per la persona che eri e per nient’altro. Era un sogno quello che vivevo ed era mio e stavo benissimo con te: eri forte, protettivo, lavoratore e non baravi!

Queste erano le realtà semplici e le cose vere! Per come sono andate le cose (non so proprio come sia potuto accadere) ho sempre dato la colpa a te, ma la responsabilità era ed è stata mia: avrei dovuto aprire di più gli occhi e lottare!

Lentamente giungo con il mio cuore lì,
dove sosta il masso ombroso del giorno
dove il pensiero abbraccia il viaggio buio,
la vita, il dolore, la gioia e l’addio.

Tutto è illusoriamente semplice, come una natura morta di Zurbaràn eccezionale per le forme scultoree e i colori caldi che con la luce che le sfiora ne fanno un esempio unico nella storia della pittura o una sinfonia di Brukner che con la sua espressione romantica portò tale musica al massimo della sua espansione…

Sono nel mio giardino a Castel e ammiro questi fiori che sono meraviglie d’arte, con colori affascinanti per non dire toccanti. Sono come ritmi musicali fatti di toni, freschezze, abbandoni e vivacità sorprendenti. Mi riposa guardare i fiori. Questi colori cromatici dal bianco abbagliante delle calle ai rami di lillà, dai giacinti profumatissimi alle ortensie azzurre; le peonie, simbolo di bellezza effimera sembrano il racconto della morte di un fiore, la sua curva d’agonia. Le dalie dominano le rose che iniziano ad appassire brevemente, mentre i gladioli sono appena fioriti. Sono disposti semplicemente nel giardino e non smetterei mai di percepirne la sottile bellezza che emerge da questi colori. Queste bellezze sono una realtà piena di nostalgia per la fragilità del tempo e della bellezza e per il loro carattere effimero. La natura non è così come si vede, ma tutto è riassunto in toni chiari, più chiari, più scuri, colori vivi e valori vicino al nostro io più profondo. Formano notevoli contrasti le corolle aperte delle clematidi e le estremità fragilissime dei garofani.

L’aria è ancora fresca e gli odori si sentono forti e chiari: quando arriverà la grande calura estiva tutto si dissolverà in un unico profumo, spesso e dolce e distinguere la menta dalle rose selvatiche sarà impossibile.

Sono a lavorare nell’orto e sento il tonfo impercettibile di una lucertola che salta a terra da un masso: mi guarda incerta prima di sgattaiolare fulminea in una fessura…

Entro in casa e mi seggo sul divano sentendomi avvolta da questo silenzio totale…qui è finita una vita, la tua. La coscienza umana che un tempo aveva lasciato l’impronta su tutti questi oggetti, ora è sostituita dal vuoto. Vado alla finestra e la apro: il sole brilla e c’è una leggera brezza, ma è come se la stanza cospirasse per escludere questi elementi, per respingerli almeno per qualche minuto ancora.

All’improvviso avverto la tua presenza come una cosa fisica…è impossibile …ma è come tentare di respingere una nuvola con le sole mani. Quando le cose mi toccano nel profondo reagisco così…inserisco il pilota automatico e cerco di non scrutare l’abisso fino in fondo!

“D’effimero oblio è questa sera.
Mi narra la storia che ho perduto.
La pioggia è stanca come questa mano,
riversa e immobile sul foglio bianco.
Vertigine che preme, e strido, come
digrignar di denti, strido, corda
sublimante vaga, stasera in disaccordo,
con l’armonia del Tutto;
ma la montagna che una sera vidi
mi disse amore, straripante
amore: dalle sue luci appena distinguibili,
dal suo stagliarsi, Ala Riparatrice, contro
quel mare che è tempesta, al di là del
riflesso quieto d’una argentea luna.”

(Rita R. Florit)

E’ la fine di giugno, nuovamente una fine di giugno come quella di quattro anni fa! Adesso sto molto meglio e sono quasi felice di essere viva: il sole splende di un azzurro intenso e un vento leggero sposta qua e là le poche nuvole simili a candidi cuscini di piuma, come in un continuo ripensamento!

Negli esseri umani si intrecciano responsabilità, durezze ed egoismi di vita come una sofisticata filigrana; ma questa vita ha anche bisogno di scelte coraggiose, forza e decisioni a volte così delicate che potrebbero essere fatali…

E poi occorre anche sognare…

“…dobbiamo sognare i nostri sogni e dar loro vita?”

(E. Bishop)

Il mondo è pieno di colori, i più vari, i più intensi e io ho gli occhi per guardarli e per dirmi che tutto è straordinario. Sento che è così perché i colori avrebbero potuto anche esserci e io vedere solamente le cose tutte grigie o nere, come una fotografia. Mi accorgo sempre più che i colori della vita sono una cosa da stupire, e capisco come i pittori possono dedicare loro l’intera esistenza.

Ho ancora buone gambe piene di voglia di camminare e che mi portano dove voglio; mani che possono fare qualunque cosa e sentimenti recuperati dopo tante avversità. Tutto ciò che posseggo é con me, come un monaco che va vagabondando per il mondo alla ricerca di una sapienza o di una serenità perduta. Mi abbandono con fiducia alle cose che mi accadono (non più tragiche come prima) e sento ancora il fluire della vita e del tempo provandone una grande serenità. Mi pare d’essermi come svegliata da un sogno di colpo, d’aver finito di muovermi dentro uno spazio sbiadito, senza tempo, senza principio né fine.

Ricordo ancora tutti i fatti in rapida successione, con scene isolate, fotografie e come quadri staccati nella cornice del tempo che si era messo a galoppare come un cavallo pazzo!

Ricordo quando mi pareva che queste cose non potessero accadere e cercavo di respingerle via perché tornassero al loro posto, e avevo la sensazione che la

mia vita fosse tutto un brutto viaggio che ricominciava sempre daccapo per non arrivare mai nel luogo definitivo…tutto mi pareva irreale e mai come in quel tempo avevo avvertito il muro pesante degli anni, che non avevo quasi mai perso tempo a contare, ma che erano adesso passati senza fermarsi.

Gli esseri umani hanno forme e immagini strane, trasportati nell’infinito da energie ignote…questo forse non è un pensiero ma un’immagine nebbiosa e dispersa di me stessa. Poi questi pensieri rimescolati, visti come attraverso la sfocatura di una lente, pian piano sono tornati al loro posto, e ho capito che qualcosa che mi era sfuggita per tanto tempo, tornava ad appartenermi. I pensieri prima sfilacciati e confusi, hanno ripreso a disporsi in linee ordinate e collegate tra loro e il ricordo di noi due che hanno scavato per anni da una parte e dall’altra una galleria nella roccia e che si erano incontrati al termine dello scavo è come se, ognuno di noi avesse cominciato a camminare verso l’altro senza saperlo, o sapendo che il nostro incontro sarebbe stato impossibile o proibito. Adesso con l’ultimo crollo di roccia il passaggio è libero ed è accaduta una cosa molto semplice, la vita mi ha ripreso e mi ha riportato con sé anche se il futuro (quel poco che rimane) potrebbe prendere più di una forma, anche se so che ce n’è una soltanto, così come una galleria non ha che una sola uscita e da quella bisogna passare.

Non si può vivere eternamente con continui tentativi di arrampicarsi verso la conoscenza delle cose per dar loro spiegazioni e volto, ma anche le cose sospese e incompiute, una volta entrate nel tempo, pian piano devono acquistare lineamenti definitivi come fossero finite e archiviate. La vita è un continuità di fili che s’amalgamano insieme, s’intrecciano e se tutto ha un punto di incontro e si cessa di agitarsi, ci si può scorgere una qualche serenità. In questo continuo incrociarsi di contrari che si sfiorano o s’intersecano, come una massaia che raccoglie panni e li dispone e li piega con cura, anch’io raccolgo i pensieri dentro me e li lascio lì.

Ci sono cose molto semplici che noi non capiamo, sappiamo perché sono accadute, ne conosciamo le ragioni, ma lo stesso restano sconosciute come facce mai viste…ci sentiamo umiliati e scoraggiati da questo ignoto, ma tutto poi si deforma, invecchia e la realtà ci appare come legno tarlato o come vecchie lane tutte bucate dalle tarme. Forse però in questo gran mucchio di cose quasi dissolte ci sono dei semi caduti nella terra che cominciano a germogliare e lasciano che i giorni bui svaniscano malamente alle spalle in attesa di quelli più sereni.

Cosa mi preparerà l’avvenire non lo so, al momento sono persa come dentro un sogno e il treno che sento fischiare è lontano molto lontano… andrò avanti o indietro nel tempo? Chissà cosa accadrà nella trasformazione di quella mia piccolissima particella di energia nella mia prossima incarnazione fisica? E’ un piccolo puntino luminoso che danza invitante e che lascia tutti i conflitti e le contraddizioni della mia vita alle spalle; non c’è più bisogno di celare i timori o nascondere l’incertezza dietro la maschera della sicurezza perché il mio corpo è qui ma la mente e lo spirito fluttuano nel futuro guidati da quel piccolo puntino luminoso fino al momento della mia fuga. E’ soltanto un miraggio, ma nel frattempo conosco la pace…sono tornata ad essere la giovane donna che camminava in punta di piedi, con le braccia tese pronta a spiccare la corsa verso le tante cose meravigliose che mi avrebbero aspettato in vita.

Tu sei specchio a tua madre, ed ella in te
evoca il bell’aprile della sua primavera;
così attraverso i vetri della vecchiezza tua
vedrai, pur tra le grinze, questa tua età dell’oro.

(Shakespeare)

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