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Alleluia in sala d'armi. Parata e risposta

“Satira quidem tota nostra est” è la frase (opportunamente citata da Angelo Manitta in quarta di copertina) scritta da Quintiliano per puntualizzare come la satira a Roma non trovi, a differenza degli altri generi letterari, la sua origine nel modello greco. Infatti, mentre Virgilio sembra avere in Omero il suo maestro e i lirici latini appaiono ispirarsi ad Alceo e Saffo, Mimnermo e Anacreonte, Ibico e Alcmane, ecc.; e ancora mentre Plauto e Terenzio sembrano aver appreso da Aristofane e Menandro l'arte scenica, Orazio, Marziale, Persio e Giovenale costituiscono degli esempi insuperabili di poeti satirici, che non appaiono tributari di alcuno.

Nella nostra letteratura poi, a dire il vero, la satira non fu usata con uguale assiduità, se si eccettuano alcuni eclatanti esempi, quali quello dell'Ariosto (piuttosto bonario) e del Parini de Il Giorno (più pungente); quello del Giusti (con la sua arguzia toscana e la sua vena schiettamente civile) e specialmente quelli del Belli e del Porta (che adoperarono rispettivamente il dialetto romanesco e milanese per una corrosiva critica sociale di alto livello) e pochi altri casi; anche se, in verità, versi satirici affiorano sovente nelle opere di numerosi poeti moderni. In maniera piuttosto risentita e tagliente, ad esempio, ha fatto di recente capolino in alcuni testi di Rossano Onano e di Domenico Defelice, pubblicati dapprima come rubrica mensile sulla rivista “Pomezia-Notizie”, di cui Defelice è il Direttore, ed apparsi da non molto in volume, nella collana “Calliope” de “Il Convito”, con il titolo Alleluia in sala d'armi – Parata e Risposta. Ed è questo il libro di cui ci vogliamo qui occupare.

Alleluia in sala d'armi – Parata e Risposta si compone di ventisei brevi “dialoghi satirici” nei quali, come giustamente osserva Giuseppe Leone nella sua lucida e illuminante Prefazione, ad “un input in prosa di Onano”, improntato a uno spiccato “gusto del contrario, del paradosso e dell'antifrasi”, segue “un controcanto in versi di Defelice” il quale, “stando al gioco” dell'amico, gli controbatte con la sua abituale “vena ironica e sarcastica, sempre sorretta da una visione etica della vita”, che già altre volte lo ha contraddistinto.

Varie sono state le occasioni che hanno offerto ai due autori lo spunto per questa simpatica schermaglia letteraria: fatti di cronaca, avvenimenti politici, o episodi su cui si è concentrata la pubblica attenzione. Sempre, in ogni caso, si è trattato di occasioni che hanno offerto al lettore lo spunto per riflettere su problemi di attualità, seppure in preda a sentimenti di indignazione e talora forse anche di rabbia. E se, magari talvolta, per la paradossalità del caso abbiamo atteggiato il nostro volto a un sorriso, ciò è avvenuto, lasciandoci in bocca un retrogusto amaro.

Vediamo in dettaglio qualcuno di questi “dialoghi satirici”. Nell'Alleluia Costa Concordia, ad esempio, Rossano Onano lancia la sua “botta” a Domenico Defelice, notando come in seguito all'episodio del naufragio della “Concordia”, si sia registrato un così forte aumento della presenza dei turisti nell'Isola del Giglio da far pensare che la Giunta Comunale potesse addirittura “conferire la cittadinanza onoraria al comandante Francesco Schettino”. Immediata l'ironica risposta di Defelice, il quale così, di rimando, commenta: “La nostra società massificata / sente la libidine del dramma; / la strage l'emoziona / … / Occorre approfittarne. Anche se invisi, / bravissimi noi siamo / a mutar ogni tragedia in sorrisi. / 30 e più morti, è vero, fu la conta. / … / Ed a Schettino, / se proprio non la Giunta – per decenza - / saranno le Agenzie per il Turismo / (Alleluia! Alleluia!) / a procurargli l'onorificenza”.

Un rapido e provocatorio scambio di battute si ha anche nell'Alleluia dell'Imu maggorata, dove l'arguto “botta e risposta” prende l'abbrivio dai privilegi delle “banche e delle loro fondazioni” che, in quanto enti pubblici no-profit sono stati per legge esentati dal pagamento dell'Imu maggiorata. Nel suo polemico attacco, Onano con molta ironia osserva che è giusto non far pagare l'imposta alle Fondazioni bancarie: “le banche e le loro fondazioni”, infatti, stando a quanto “spiega il Governo bocconiano”, “sono associazioni benefiche” (anche se, per la verità, a guardare i numeri, non si direbbe siano proprio degli enti di beneficenza!). Non solo, ma è anche giusto, aggiunge l'attaccante, che a pagare siano solo i “vecchietti” i quali, dopo aver abbandonato “la loro casa”, “vanno a spassarsela in Casa di Riposo”. Alla provocazione pronto e ironico controbatte Defelice: “è giusto che paghino i vecchietti”, egli dice, ed ancor più giusto è che “sia ridotti all'osso”; perché solo così “vivranno lungamente, alleggeriti / e senza traccia di colesterolo”!

(Anche in un'altra “botta e risposta”, Alleluia dell'IRPEF tricornuta, viene preso di mira il “governo bocconiano”, cioè quello di Monti, il quale è stato prima rettore e poi presidente della prestigiosa Università milanese).

E non manca una satira contro le Compagnie di Rating, in particolare contro Moody's, “quella che non ci becca mai”, come dice Onano, e che ora “per gli sberleffi” ai suoi “vaticini” è “caduta quasi in paranoia”, rincara Defelice (Alleluia della Scaramanzia).

Alcune satire sono inoltre dirette contro le femministe, che a volte strepitano e fanno grande fracasso per nulla, mentre altre volte restano incomprensibilmente indifferenti di fronte a veri e propri delitti, per giunta commessi sulle donne. Eclatante esempio in proposito, è quello dell'omicidio di una donna marocchina, uccisa a martellate dal marito perché voleva convertirsi al Cristianesimo (Alleluia della Conversione). Alla provocazione Defelice ironicamente risponde che “Le femministe son d'una sinistra / dura e pura e perciò scendono in piazza / solo e quando a chiamarle è quella razza”.

Talora le frecciate di Onano mirano a colpire alcune palesi incongruenze, come quella della campagna di risparmio energetico, intrapresa ai danni degli ospiti delle Case di Riposo, gestite dal Comune di Reggio Emilia (1); e ciò proprio “in concomitanza al Festival di San Remo”. Venne infatti decretato che i vecchietti non solo dovevano essere privati della “televisione”, ma dovevano anche avere la “cena a lume di candela” e “l'elettricità prodotta da una grossa dinamo azionata dai pedali di una bicicletta “ (Alleluia della... ecologia). Così Defelice ironicamente stigmatizza la pesante imposizione: “Guarda, se puoi, stavolta, in positivo, / caro il mio amico Onano; / lascia star l'ironia, / non esser pessimista, ma giulivo. / A mio modesto avviso, / il Comune di Reggio è molto umano, / vuole gli ospiti sciolti e giovanili. / … / Pedalando, i muscoli si attivano, / circolar si fa il sangue, / si rassodano i corpi / rendendoli più arzilli e più virili”. Ed aggiunge ancora, e qui l'ironia si fa più amara: “Cenare, poi, a lume di candela, / è vera sciccheria, è da straricchi”.

Altre volte è invece una delibera Provinciale a prestare il fianco alla provocazione di Onano, come ad esempio allorché, sempre a Reggio Emilia, una città con “una maggioranza di dipendenti donne in tutte le categorie “, fu stabilito che nelle assunzioni, a parità di titolo, dovessero essere privilegiate proprio le donne, senza tener conto delle reali attitudini richieste nel caso concreto. “Assumere un incarico, un impiego, / dev'esser conoscenza di mestiere” ribadisce non a caso Defelice nella sua “risposta” (Alleluia della Pari Opportunità).

Divertente, pur nella sua triste denuncia è pi l'Alleluia alla... Fantomas, tra le cui righe sembra trapelare una velata competizione di bravura fra l'abilissimo criminale, sempre capace di sfuggire alla giustizia, e i teppisti e i borseggiatori dei nostri giorni, altrettanto abili, purtroppo, nel restare impuniti (anche se non esclusivamente per merito proprio). L'attenzione di Onano è però qui posta sulla chiusura temporanea del museo parigino del Louvre, in conseguenza dei frequenti atti di teppusmo e dei continui saccheggi, che hanno provocato uno sciopero del personale, che si è dichiarato non più capace, data la frequenza con cui tali atti si susseguivano, di controllare la situazione. Defelice osserva in proposito con amarezza che, da noi, una simile forma di protesta, non potrà purtroppo mai avvenire, e nemmeno, d'altra parte, sarebbe pensabile, visto che “a tutto siamo avvezzi da millenni” ed ormai in Italia “pure il borseggio è metabolizzato”.

Vorrei concludere citando l'Alleluia del parlar chiaro, l'ultimo “botta e risposta” fra i due autori in ordine temporale, quello con cui si chiude il libro. Si parte da un banale episodio: un insegnante redarguisce un'allieva (“una ragazzina di Terza media, a Reggio Emilia”) perché ha fatto in pubblico il segno della croce, al passaggio di un'ambulanza; “Così offendi le altre religioni” è stata la motivazione del rimprovero del docente, il quale, probabilmente, si sarebbe comportato in modo diverso (forse, magari, anche facendo un gesto di scongiuro). Alle polemiche che sono seguite ha immediatamente posto fine la parola illuminata e illuminante del Vescovo, che ha avallato, seppure con motivazioni diverse, entrambi i comportamenti: la ragazzina in quanto “ha manifestato pubblicamente la sua fede”, mentre l'insegnante in quanto ha voluto ribadire che “la Croce non è un gesto scaramantico”. Ovviamente la risposta disorientò completamente la giovane, che non sapeva più come si sarebbe dovuta regolare in futuro. Commenta Defelice: “Oggi non ha la Scuola punti fermi; / come la Chiesa, come la Famiglia. / Gli insegnanti si dicono moderni / quando ne son lontani mille miglia”.

Una lettura piacevole, questa di Alleluia in sala d'armi, che fa tuttavia molto pensare a quanto avviene nel mondo in cui viviamo. Una lettura che (come giustamente osserva anche il prefatore) è pur sempre capace di evocare una tradizione culturale che da noi ha lontane origini: quella delle cosiddette “pasquinate”, anonime satire in versi, che fra i secoli XVI e XIX, a Roma, venivano appese durante la notte al collo di una statua (2) (quella di Pasquino, da cui hanno derivato il nome). Erano scritti che contenevano frasi ingiuriose rivolte a personaggi di spicco della Roma dell'epoca, e ben esprimevano il malumore del popolo di allora; un malumore molto simile a quello che serpeggia nel popolo di oggi.

Una lettura non soltanto piacevole, dunque, per l'ironia che la regge, questa di Alleluia in sala d'armi, ma anche utile, dato che invita a pensare e quindi a rendere migliore il nostro mondo attuale.

(1) Molti degli Alleluia si riferiscono a fatti accaduti a Reggio Emilia, dal momento che Onano ha esercitato la professione di medico psichiatra proprio in quella città.

(2) Si tratta di una statua in stile ellenistico, risalente probabilmente al III secolo a.C., danneggiata nel volto e mutilata degli arti. Ciò che ne rimane fa pensare al corpo di un guerriero greco o forse meglio a un frammento di due corpi raffigurante due guerrieri, l'uno che sorregge l'altro. E' stato da qualcuno anche ipotizzato che si possa trattare di Menelao che sorregge il corpo morente di Patroclo. La statua fu rinvenuta nel 1501 e sistemata nell'attuale piazza, chiamata oggi Piazza di Pasquino. Poco o nulla si conosce sull'identità di Pasquino, forse un artigiano del quartiere.

Recensione
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