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Poesie del tempo che fu

Le Poésies d’antan (Poesie del tempo che fu) di Edyth Dzieduszycka apparse presso l’Editrice La vita felice nel 2018, possono definirsi come liriche della memoria, per il loro proiettarsi nel passato del quale rivivono l’incanto e il prodigio.

Sono queste poesie bilingui, dato che appaiono in lingua francese col testo italiano a fronte, nella versione della stessa autrice. Il libro reca in epigrafe alcuni versi di Pierre Ronsard che così iniziano: “Mignonne, allons voir si la rose / Qui ce matin avait déclose / Sa robe de pourpre au soleil, / A point perdu cette vesprée, / Les plis de sa robe pourprée, / Et son teint au vôtre pareil”[1] (Carina, andiamo a vedere se la rosa / che stamattina aveva dischiuso / al sole la sua veste di porpora, / non ha stasera perso / le pieghe della sua veste purpurea / e l’incarnato al vostro simile”). E sono versi che subito ci danno la misura ed il ritmo della silloge in esame, che rivela nell’autrice una piena padronanza del verso e della lingua in cui è scritto.

Del resto Giorgio Bárberi Squarotti parla, in una sua lettera datata Torino, 7 aprile 2016, a proposito di questa raccolta, di poesie “efficacemente e suasivamente tradotte” e il prefatore Donato Di Stasi, di “un’ininterrotta polifonia di voci” e di “un’opera-specchio che riverbera in una lingua gli impasti segnici e semantici dell’altra”. E sono questi giudizi che trovano conferma nella lettura dei testi, a cominciare da Crépuscule/Crepuscolo, dove leggiamo: “Toi qui des choses éteins les bruyantes couleurs, / effaçant les contours dévorés d’ombres grises, / qui estompes les angles en formes imprécises, / toi dont j’aime le son, fugitive lueur, / crépuscule aux mains douces et aux parfums de fleurs, …” (Tu che delle cose smorzi i chiassosi colori, / cancellando contorni mangiati d’ombre grigie, / che gli angoli sfumi in forme imprecise, / di cui amo il suono, fuggitivo chiarore, // crepuscolo, morbide mani e profumi di fiori, …), p. 28.

Vario è in queste poesie il gioco della mente che insegue i suoi fantasmi e acuta è la capacità d’introspezione che di una storia d’amore individua le diverse fasi e gli sviluppi, trascorrendo da quelli più estatici e lievi a quelli più pensosi e tormentati. “Moi qui t’ai au hasard de l’amour deviné, / déchiffrant le revers de ton ȃpre méfiance…” (Io che nell’amore per caso ti ho scoperto, / decifrando il rovescio della tua diffidenza…) Combat/Combattimento, p. 36; “Tu ne m’as rien donné. / Peut-être pour n’avoir / rien à cacher / rien à semer / rien à jeter au vent?” (Tu niente mi hai dato. / Forse per non avere / nulla da nascondere / nulla da seminare / nulla da buttare al vento?”) Les fleurs de rien/Fiori di nulla, p. 42.

Alla diversità delle situazioni la Dzieduszycka fa conseguire la diversità del linguaggio, che si sostanzia di una musica variata, ma sempre fonda ed intensa: “Quelque chose est tapi, / quelqu’un s’est installé, / quelque part, / dans moi” (Si è nascosto qualcosa, / qualcuno si è insediato, / da qualche parte, / dentro di me). Autour/Intorno, p. 58; “Combien d’oreilles as-tu ravies / du flot de lascives promesses, / affolant des vertus enfuies / qui n’attendaient que ces ivresses?” (Quante orecchie hai rapito / col flusso di lascive promesse, / sconvolgendo virtù fuggite / in attesa di quelle ebbrezze?), p. 64, Don Juan/Don Giovanni.

Come tutte le storie d’amore anche quella di Edith nasce, cresce ed ha una fine, lasciando in lei la piena dei ricordi, che ella rievoca e che le fanno rivivere le gioie e i dolori di quella sua avventura, che generano in lei nostalgia e tristezza. “Nostalgie des jours heureux / qui habite mon coeur désormais triste, / nostalgie des jours heureux, / jusques à quand traineras-tu / le long de jours si longs / de n’être plus heureux?” (Nostalgia dei giorni felici / ormai di casa nel mio cuore triste, / nostalgia dei giorni felici, / fino a quando ti trascinerai / lungo giorni tanto lunghi / perché non più felici?), p. 80, Nostalgie/Nostalgia.

La nostra poetessa trascorre ora i suoi giorni assediata dai ricordi che in lei “fanno ressa”, facendole rivivere una felice stagione d’amore che l’ha profondamente coinvolta. “Comme des mains goulues, / la furieuse cohue / des souvenirs en rut / se bouscule et se rue / lorsque l’heure est venue” (Come mani ingorde, / la ressa dei ricordi / scatenata, furiosa, / preme e si avventa / allorché scatta l’ora”), p.106 Souvenirs/Ricordi.

Così, tra nostalgia e malinconia, Edith ci ha dato un libro nel quale il sentimento si fa musica e la parola coglie i moti più segreti dell’animo con immediatezza ed efficacia, comunicandoci i suoi più riposti pensieri che con naturalezza si fanno poesia. “Toi l’oiseau fugitif planant sur mes nuits nues, / l’obsédant visiteur de mes songes mouvants, / serais-tu l’hirondelle aux litanies aiguës / tournoyant sur les bords de cercles lancinants…” (Uccello fuggitivo sulle mie notti nude, / viaggiatore ossessivo dei miei sogni vaganti, / la rondine saresti dai richiami acuti / roteante sull’orlo di cerchi lancinanti…), p.138 Vol de nuit/Volo di notte.

È questa la virtù del suo dono.
 
[1] Primo libro delle Odi, 17, 1545.
Recensione
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