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Romanzo esistenzialista che parla della vita di una donna, Manuela, dei suoi amici e parenti, ma anche della società italiana di oggi, sempre più convulsa, multietnica e incerta. Il punto di vista della protagonista si sofferma, oltre che sulla propria tormentata esistenza, su modi di pensare, di essere, di rispettare o meno le convenzioni sociali, del rarefarsi dei rapporti familiari, di amori che finiscono male e altri che vanno in porto contro tutte le avversità. La sensibilità di Manuela passa al vaglio i fatti di cronaca a partire dal terrorismo globale, i mutamenti dell'etica e trova anche il modo di aprire improvvisi flash su esistenze lontanissime, magari scoprendo una lettera dal fronte del 1916 che pare simile a quelle di un marine dall'Iraq di oggi. Tanti sono gli spunti e le prese di posizione che l'autrice fa prendere al proprio personaggio. L'anormalità è dunque condizione ormai normale, perchè ognuno di noi ha una sua "normalità unica", inoltre il sempre maggiore frammentarsi delle identità crea di continuo "singolarità umane". Manuela va incontro, o teme di andare incontro, alla solitudine, ma in un certo senso le sta bene, rivendica una coerenza di vita e nel finale si pone la scelta, abbandonare tutto per seguire un amante persiano o rimanere legata alla sua città, alle radici della sua gente o cultura. La risposta la lasciamo al lettore.

Recensione
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