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Non solo e non tanto una raccolta di novelle, ma soprattutto un inventario di date ed eventi della tradizione che affondano le loro radici in “miti” stratificati. In primo piano ci sono festività cristiane come la Pentecoste e il Corpus Domini; dietro, sfumate dai secoli, le propiziazioni pagane, legate alla madre terra. Non è questo un libro di antropologia; conserva infatti la freschezza di un racconto, come una conversazione fra amici a tavola, dopo un pranzetto.

L’autrice è abruzzese, di Pescara, e non poteva mancare un cenno alla tragedia del terremoto. Toccante la storia della chiesa di San Bernardino a L’Aquila, fin dalla sua costruzione, sospesa nel 1461 per un precedente terremoto, poi parzialmente distrutta nel 1703 da un altro sisma, fino a “quell’enorme squarcio sulla cupola” di oggi. È il segno di una precarietà dell’uomo, ma anche di come si possa risorgere, ricominciare ogni volta. Il capitolo serve anche a spiegare la vicenda del santo e del perché il suo corpo si trovi a L’Aquila invece che nella natia Siena. Dopo quella sepoltura, in Toscana tornarono solo i vestiti…così fino a prima del terremoto del 2009 una delegazione di senesi andava a rendere omaggio alle spoglie di San Bernardino. Ora, invece, avviene il contrario e sono gli aquilani ad essere accolti nella patria del loro Santo Protettore. Sono incroci simbolici, frammenti di una storia che non dorme mai e produce miti e tradizioni.

Nel valido volume, che tra l’altro vanta una presentazione di romano Battaglia, si parla di tante altre tradizioni, da Santa Lucia ad Halloween, San Valentino, l’Epifania. Per ogni ricorrenza l’autrice è prodiga di informazioni e illuminanti osservazioni.

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