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A volte le copertine non sono solo il "vestito" di un libro, ma ne anticipano l'anima. Così è per questo lavoro assai particolare di Antonietta Benagiano. In copertina crepita il focolare del titolo, in quarta ruggisce una bomba all'idrogeno. Lo spunto è offerto da una citazione dell'epistolario foscoliano, lo sviluppo porta a meditare sulle conseguenze che ha avuto la modernità riguardo alla famiglia.

Un mondo tecnologico e veloce in cui si diventa sempre più soli manca di focolari, invece, nei paesi poveri, fra le civiltà sconfitte, molti vengono spenti dalla violenza.

L'autrice indaga, riflette, descrive, utilizzando in modo fluido e unitario parti poetiche e parti in prosa, di carattere filosofico o memorialistico, narrativo o con il gusto dell'aforisma. Intreccia la propria storia, la sensibilità, i ricordi più cari, agli echi di terre lontane.

Dall'Ilva di Taranto che deturpa l'ambiente in nome di un benessere in fondo per pochi, alle ballate di un perduto capo pellerossa, il tutto senza scomparti stagni, in una coesistenza di sentimenti e di speranze. Il focolare dell'umanità è quello che accende i cuori di chi legge queste pagine.

Un focolare tra il Nilo e Toronto, fiamme di amore nel fuoco della guerra, sia essa la "Seconda" o una di quelle "nuove" tra Africa e Balcani, fiamme inestinguibili di affetto e legami, letti financo negli occhi di un "vu cumpra" al tempo della spiaggia estiva.

Recensione
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