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Di Pietro Nigro (classe 1939) avevo già avuto il piacere di leggere (e recensire) Astronavi dell’anima, tempo addietro. Quella era una silloge poetica che rivelava Nigro come verseggiatore non disprezzabile, anzi! Stavolta questo volume terzo su I Preludi (dagli Scritti giovanili), rivela un Nigro commediografo brillante, e senza volere esagerare, un erede non indegno di Carlo Goldoni, forse il più celebre e velenoso di tutti i commediografi italiani. In un atto unico (13 scene complessive), Nigro dipana agli occhi dello spettatore contemporaneo la storia d’amore fra Margherita, figlia di don Ferdinando e di Marta, e Renato, segretario in uno studio notarile. Due bravi e bei ragazzi, onesti e colla testa sulle spalle, l’una e l’altro. E tutto andrebbe bene se l’ambiziosa Marta non preferisse all’umile Renato il giovane Barone di Montestellario, don Carlo, un fatuo cicisbeo che più imbecille non si potrebbe … salvo poi avvedersene, una volta per tutte, e ripensarci in fretta! I dialoghi sono svelti e brillanti, le battute pronte. Si legge in un soffio, e con molta gaiezza e, se non fosse per un paio di allusioni esplicite al secolo scorso, potrebbe essere ambientato tranquillamente nel Settecento veneziano! Tanto più che, tabacchiere a parte (non ne compaiono. Peccato!), il linguaggio è aulico e garbato come quello di don Carlo Goldoni. Una splendida prova, questa, che il Sud non è affatto (o non è solo) una terra di ignorantoni, bravi solo a baciar le mani e a subire i capricci del potente di turno! Il Sud ha già offerto Pirandello e De Filippo, come commediografi. Ora può vantare un’altra splendida medaglia, quanto a teatro. Pietro Nigro s’è rivelato davvero versatile, arguto e simpatico. E di questi tempi, non è poco!

Recensione
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