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Prefazione a
Permanenza del sogno
di Marco Pavoni

la Scheda del libro

Daniela Quieti

Fra i pregevoli versi della raccolta “Permanenza del sogno” di Marco Pavoni, dedicata in esergo alla madre, piccola grande donna che sa ascoltare il canto della vita”, colpiscono in modo particolare quelli struggenti rivolti a un affetto scomparso: “È questa l’ora che irida il tempo nell’attesa di un ritorno che sprezza l’apparire / della fortuna dal passo incerto […] spirito che gioca / nel circo del presente”.

Ciò che subito si avverte dalla lettura dell’opera – il cui titolo rimanda all’ultima poesia del testo – è la capacità dell’Autore di universalizzare, con un forte senso d’umanità, stati d’animo e tematiche scaturite da un mosaico di attraversamenti interiori, per testimoniare una “parola” sgranata “dal margine dell’ambiguità / nel porto dell’equilibrio”. Approdo, quest’ultimo, dove il senso panico “del divenire / sulla trama iridescente / del divenuto” incarna un cosmo che trascolora alla notizia / del nostro vivere sospesi / su un abisso scavato dal caos”.

Pavoni porge una silloge compiuta, nella quale la scansione delle linee d’ombra e di luce, filtrate dalla razionalità dell’intelletto, declina una voce poetica sgorgante certamente da un raffinato itinerario metodologico e lessicale.

Emerge dai componimenti una ricerca di idee, valori, archetipi e dubbi tesi a indagare il senso dell’essere in frammenti dell’io e di alter ego, spesso “divisi dalle discordanze / di un moto non più uniforme” o celati negli intimi segni di incancellabili ritorni.

Le unità liriche, con sapiente orchestrazione e sensibilità, trasportano verso dopo verso ad alte incandescenze di contenuto e originale sonorità, incarnandosi in un l’esito vivificante capace di “risolvere la tensione / del momento in un anelito / che varca la soglia dell’infinito / per carpire al tempo / scintille d’immensità”. Emerge la meditazione sul destino stratificato di esperienze spesso dolorose, con l’aspirazione a trascendere il memoriale emotivo tramite le illuminazioni dell’amore “che sempre costella di sorrisi le labbra […] / che il vero e il falso esaltano” pur “rievocando, a tratti, / le occasioni mancate”.

La persistenza di una visione onirica aiuta a controllare il reale quando la malinconia coglie di sorpresa e destabilizza ciò che resta “d’una speranza promessa” nel tempo in cui “parvenze ancestrali / marciano nei pensieri divergenti / dall’infinita vanità del tutto”.

Mentre appare “l’essenza sfuggevole dell’indifferenza” e “il bianco stupore del canto / affonda nello stupro del mondo”, allora è la poesia, tormento ed estasi, a ricomporre la cifra inquieta di turbamenti e passioni in vitali barlumi che s’interpongono “tra gli affanni dell’uomo / e la limpida lucentezza / del sogno sottratto al dolore”.

Sembra che ogni brano segua una forma di regola spirituale per discernere un ordine “sul velo di questo tempo” impoetico, nel desiderio di “risaldare i raggi della ruota, / divisi dalle discordanze / di un moto non più uniforme”.

La consapevolezza della propria e dell’altrui dolente tragicità nei confronti dell’esserci sotto un “cielo spoglio dell’armonia” si traduce in un’intima chiarificazione “che respinge lo sfregio delle ere”. Il canto, pur ferito, distende una speranza sul pentagramma esistenziale, come una sinfonia dolente protesa a rigenerarsi in un oltre d’eternità, varcando metaforicamente “le colonne d’Ercole del tutto”.

La percezione della friabilità delle terrene esperienze, consumate sempre più nell’indifferenza che s’insinua nei nostri giorni, rimanda al malessere di un’intera generazione con grande versatilità e ampiezza dei temi affrontati: “Ricordi, mutamenti e destini / si rincorrono col ritmo / che la vita propone” alla cronologia degli eventi.

Tuttavia anche quando “è follia sperare nel tempo / che si nasconde dietro una bugia” o quando gli ideali si perdono “nell’inquieto compiersi della vita”, basta “un sogno a sostenere il poeta, a distanziarlo dalla visione della contemporanea devastazione, a trasformarne i bagliori d’intuizioni “nell’oro d’un verso complesso”.

Materiale


Prefazione di Daniela Quieti - pp. 64
prezzo: € 10,00

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